Il giorno della memoria e la mostra di Primo Levi a Palazzo Madama

Il giorno della memoria e la mostra di Primo Levi a Palazzo Madama

Torino rende omaggio a Primo Levi con una mostra allestita nella Corte Medievale di Palazzo Madama in occasione del settantesimo anniversario della liberazione di Auschwitz.

particolare della facciata di Palazzo Madama

Con “strenua chiarezza” – sono parole sue – Primo Levi ha raccontato la verità sul mondo capovolto del Lager. Lo ha fatto percorrendo un itinerario lungo quarant’anni che lo ha portato a indagare, da Se questo è un uomo a I sommersi e i salvati, i recessi più dolorosi e insondabili del XX secolo, fornendo a tutti noi un contributo straordinario per la conoscenza del lager. La mostra offre tante occasioni di interesse: le idee di Levi a proposito della scrittura; la sua attività di chimico, illustrata per mezzo di strumenti d’epoca concessi dal Museo dell’Università di Torino; le sue prove di scultore in filo di rame proposte per la prima volta al pubblico; l’intreccio fra i tanti aspetti di una personalità multiforme.

La mostra è stata concepita e pensata per tutti, ma in particolare per i più giovani, data l’importanza che Levi ha nella cultura e nella scuola del nostro e di altri Paesi. Proprio nel 2015 uscirà a New York, in lingua inglese, l’edizione completa delle opere dello scrittore torinese, piena e definitiva consacrazione a livello internazionale di Levi, unico autore italiano contemporaneo ad avere avuto un tale riconoscimento. L’allestimento della mostra, che farà tappa in numerose altre città italiane ed estere, è stato realizzato per renderla itinerante.

La mostra, che resterà aperta sino al 6 aprile 2015, è stata al centro di polemiche per una dichiarazione, riportata da La Repubblica, del sovrintendente ai Beni artistici Luca Rinaldi che avrebbe voluto che il carro merci davanti a Palazzo Madama in piazza Castello, identico a quello con cui Primo Levi fu deportato dai nazisti, restasse esposto solo per 15 giorni e non per l’intera durata della mostra:

«Rispetto la memoria di Primo Levi… Ma non per questo metto un vagone nella piazza principale, non realizzo un simile allestimento all’esterno del palazzo: allora perché non ricostruire la torretta per le guardie del lager? Non si può tenere un baraccone per tre mesi di fronte alla facciata di Juvarra. E’ una pagliacciata. Si poteva parlarne prima, mettersi d’accordo per collocare il vagone sul retro dell’edificio, non dove si trova. Comunque ho concesso di lasciarlo lì per quindici giorni e nessuno ha trovato nulla da ridire».

Piero FassinoUna decisione alla quale si era subito opposto il sindaco di Torino Piero Fassino:

Non intendo fare polemiche, ma quello che Rinaldi definisce ‘baraccone’ è il simbolo di quei treni piombati che hanno portato a morire 6 milioni di persone e viene esposto, per il periodo della mostra dedicata a Primo Levi, per ricordare a tutti quel terribile sterminio. Mi auguro che il sovraintendente riveda la sua posizione”.

 

Dario FranceschiniUna decisione, quella del sovrintendente dei Beni architettonici del Piemonte, che aveva sollevato le critiche del ministro Franceschini: Non c’è nemmeno bisogno di dirlo: il significato simbolico e morale della presenza in piazza Castello a Torino di un vagone piombato a memoria della deportazione nei lager nazisti e del viaggio di Primo Levi è superiore mille volte a qualsiasi valutazione burocratica”.

I mondi di Primo Levi

Quel “baraccone” resterà davanti a Palazzo Madama sino al termine della mostra: un simbolo in più, per una mostra basata sull’immagine.

Una vittoria della ragione sulla burocrazia, con il ripensamento del sovraintendente tornato sulla decisione iniziale.

La dichiarazione di Luca Rinaldi e le polemiche che ne sono seguite hanno avuto l’effetto di dare grande risalto alla mostra che ha registrato numerosi visitatori sin dai primi giorni.

Quel “baraccone” davanti a Palazzo Madama servirà a richiamare alla memoria di tutti coloro che si trovano a passare nella centralissima piazza Castello una tragedia che spesso ci si limita a ricordare con qualche dichiarazione di circostanza soltanto nel Giorno della memoria.

Nella Giornata della memoria  ciascuno  torni a riflettere sulla poesia attribuita al pastore Martin Niemöller (secondo alcuni è attribuibile a Bertolt Brecht) sull’inattività degli intellettuali tedeschi in seguito all’ascesa al potere dei nazisti:

Quando i nazisti presero i comunisti, io non dissi nulla perché non ero comunista.

Quando rinchiusero i socialdemocratici, io non dissi nulla perché non ero socialdemocratico.

Quando presero i sindacalisti, io non dissi nulla perché non ero sindacalista.

Poi presero gli ebrei, e io non dissi nulla perché non ero ebreo.

Poi vennero a prendere me.

E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa.”

La protesta di Torino, città medaglia d’oro al valore militare per l’alto sacrificio nella Resistenza e nella lotta di Liberazione dal nazifascismo, contro la burocratica decisione è la dimostrazione che c’è ancora chi sa ribellarsi all’apatia.

Quel vagone adesso è diventato un simbolo: sarebbe bello che Dario Franceschini, dopo avere difeso quella installazione con una dichiarazione, ne testimoniasse l’importanza venendo a Torino, nella sua veste di ministro, per visitare la mostra dedicata ai “mondi di Primo Levi”.

Sarebbe, per dirla con lo slogan di dubbio gusto abbinato al prossimo Expo di Milano, “Verybello”!

Il "baraccone" in piazza Castello

OkFoto.it

Un pensiero su “Il giorno della memoria e la mostra di Primo Levi a Palazzo Madama

  1. Ascoltando, leggendo, vedendo la testimonianza delle persone sopravvissute ancora oggi ci chiediamo come si siano potute compiere tante atrocità.
    ‘La sensibilità ‘ del sovraintendente ai Beni Artistici Rinaldi invece non fa che confermare la levatura e la ‘ passione ‘ dei nostri amministratori locali e non.

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