Steve McCurry. Leggere. In mostra a Palazzo Madama

“Leggere” è forse, tra le mostre strettamente tematiche di Steve McCurry, la più diversa ed originale. Ispirata dal suo libro omonimo, prende le mosse da un omaggio ad Andrè Kertez, il fotografo ungherese che McCurry ha conosciuto personalmente e che viveva nel suo stesso condominio a New York. La mostra approda nel cuore di Torino, nella Corte Medievale di Palazzo Madama, pochi giorni dopo la presentazione della edizione 2019 del Salone del libro di Torino.

Bibi Giachetti con Roberto Cotroneo


Steve Mc Curry, a cui, tre anni fa, era stata dedicata una mostra alla Reggia di Venaria, si conferma un punto di riferimento per un pubblico di tutte le età, con una spiccata predilezione da parte dei giovani che, nelle sue fotografie, riconoscono un modo di guardare il nostro tempo.
In oltre 70 immagini, frutto di una selezione, curata da Biba Giachetti, che comprende anche scatti inediti rispetto al libro, McCurry ci mostra un cosmo anomalo rispetto alla sua abituale produzione: il rapporto che ci porge non è più con il soggetto ritratto, ma tra il soggetto e la parola scritta.
L’autore ci invita ad osservare quanto accade in questo universo traslato, in cui le persone abbandonano la loro realtà, spesso anche drammatica, per essere totalmente assorbite dalla lettura.

Leggere. Steve McCurry a Palazzo Madama

“Leggere” diventa il significato, nuovo e inedito, che McCurry attribuisce alle proprie opere: non solo immagini da guardare, ma soprattutto da leggere, proprio come fanno i soggetti ritratti.


Le immagini con le loro narrazioni si alternano alla antologia di scritti dedicati alla lettura che Roberto Cotroneo ha scelto per accompagnarle: un contrappunto di parole da accostare alle immagini di Steve McCurry, in una sorta di percorso parallelo. Questo tipo di contaminazione in effetti sta diventando sempre più importante per i fotografi, che hanno bisogno anche di parole, e per i letterati, che hanno sempre più bisogno di immagini.
Il “sentimento della lettura”, come lo definisce Cotroneo, nasce dal leggere sia le parole di un grande scrittore, sia l’immagine di un grande fotografo.
Ognuno di noi prova, nella lettura, un sentimento personale, che lo rende unico nella sua dignità di essere umano, in qualsiasi luogo o situazione si trovi.
Come il libro ci porta in mondi diversi dalla nostra realtà, la fotografia rappresenta a volte storie (geograficamente) lontane da noi, che diventano nostre quando le leggiamo. Così diventa possibile rivivere nel nostro cervello e sentire nel nostro cuore realtà inizialmente sconosciute che, da quel momento, faranno parte della nostra esperienza di vita.

Steve McCurry ha avuto la capacità di realizzare le immagini in mostra senza spezzare mai il corso naturale delle cose, senza interrompere la vita che scorre. Nel caso della lettura si è trattato di entrare nel mondo delle persone e fermare un momento di grande intimità, un momento di vulnerabilità del soggetto. Leggere è un atto privato, è un rapporto a due. Esclude tutto il resto. E per certi versi cancella il mondo attorno perché un libro porta lontano. Scattare fotografie a persone che leggono significa provare a capire davvero pensieri e passioni, sorpresa ed emozione.

Giuseppe Culicchia alla mostra Leggere

La mostra a Palazzo Madama, dedicata al tema specifico della passione universale per la lettura, è una iniziativa della Fondazione Torino Musei e di Civita e resterà aperta sino al 1 luglio 2019. Una anteprima delle immagini è disponibile su Okfoto.it

Da Poussin agli Impressionisti in mostra a Palazzo Madama

 

 

Da Poussin agli Impressionisti in mostra a Torino

A Palazzo Madama, per la presentazione della mostra “Da Poussin agli Impressionisti” c’erano proprio tutti: il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, il direttore del Museo Ermitage Mikhail Piotrovsky, la presidente di Fondazione Torino Musei Patrizia Asproni, il nuovo direttore di Palazzo Madama Guido Curto, la direttrice della GAM Carolyn Christov-Bakargiev , Enrica Pagella, Paola Zini, Mario Turetta, Piero Fassino.

La direttrice della GAM di Torino, Carlolyn Christov-Bakargiev

Mancava Evelina Christillin che però aveva appena ricevuto il ministro Franceschini in visita alla mostra “Il Nilo a Pompei “ recentemente inaugurata al Museo Egizio.

Patrizia Asproni, presidente di Fondazione Torino Musei

Dunque, a meno di un mese dalla conclusione della mostra dedicata a Monet e ospitata con enorme successo alla GAM di Torino, ecco che la mostra di Palazzo Madama rappresenta un nuovo importante evento nel panorama culturale di Torino a cui seguiranno tra pochi mesi, come anticipato da Fassino, una mostra dedicata a Tolouse Lautrec a Palazzo Chiablese (che, fino al 15 maggio , ospita la mostra Matisse e il suo tempo) e una importante esposizione di opere di Manet alla GAM Galleria di arte moderna il prossimo anno.

Mikhail Piotrovsky e Dario Franceschini a Palazzo Madama

Tutti soddisfatti i relatori per l’importante collaborazione tra la Fondazione Torino Musei e il Museo di San Pietroburgo, che sarà presto rinnovata, e più in generale per lo sviluppo di Torino nel settore turistico e culturale, sottolineato da Franceschini e da Fassino.

 

Dario Franceschini alla inaugurazione della mostra a Palazzo Madamamostra di pittori dall'Ermitage a palazzo Madama

La mostra sulla storia dell’arte francese a Palazzo Madama resterà aperta dall’11 marzo al 4 luglio 2016.

Da Poussin agli Impressionisti. Tre secoli di pittura francese” consente di osservare l’evolversi del gusto artistico in Russia e la passione per l’arte francese e testimonia l’amore per l’Italia di molti dei pittori in mostra.

Il direttore del Museo Ermitage a Palazzo Madama con il ministro Franceschini

Si tratta di una straordinaria selezione di 75 opere provenienti dalle collezioni del prestigioso State Hermitage Museum di San Pietroburgo per una mostra che illustra la storia della pittura francese dal 1600 alla fine dell’Ottocento, dall’avvento delle accademie fino alla nuova libertà della pittura en plein air proposta dagli Impressionisti.

da Poussin agli Impressionisti

La mostra intreccia tutti i grandi temi della pittura moderna – dai soggetti sacri a quelli mitologici, dalla natura morta al ritratto, dal paesaggio alla scena di genere – e illustra la storia dell’arte francese in Russia: le ragioni storiche e culturali del successo di alcuni generi accademici, rispetto all’impegno sociale delle correnti realiste; il gusto raffinato di Caterina la Grande che nel 1772 si aggiudicò gran parte dei dipinti raccolti a Parigi dal celebre amateur francese Pierre Crozat negli anni a cavallo tra il Seicento e il Settecento; gli acquisti alla moda dei ricchi aristocratici russi nell’Ottocento, le riorganizzazioni dei musei nel Novecento in seguito alla Rivoluzione d’Ottobre.

la mostra a Palazzo Madama di Torino

Il percorso in mostra, articolato in 12 sezioni con una cinquantina di artisti dei quali vengono esposti alcuni dei più noti ed emblematici lavori, si apre con le influenze del Caravaggio di Simon Vouet, prosegue attraverso il destino dei grandi maestri del classicismo, da Philippe de Champaigne a Poussin e Lorrain sino all’affermazione dell’Impressionismo con Renoir, Sisley, Monet, Pissarro, fino all’apertura verso le avanguardie moderne con Cézanne e Matisse.

Guido Curto neo direttore di Palazzo Madama con il capitano Barbieri

 

Dopo “Porcellane Imperiali. Dalle collezioni dell’Ermitage” e “Il Collezionista di Meraviglie. L’Ermitage di Basilewsky”, questa nuova mostra, che Palazzo Madama presenta nella cornice unica della Sala del Senato, costituisce la terza tappa della collaborazione da tempo avviata da Città di Torino e Fondazione Torino Musei con il State Hermitage Museum e con  Ermitage Italia per attività di studio e ricerca e per progetti culturali.

Enrica Pagella direttrice dei Musei Reali di TorinoLe 75 opere in mostra, giunte a Torino dal museo russo, la cui collezione di pittura francese conta oltre duemila dipinti (è la più vasta raccolta al di fuori della Francia e nasce dall’amore per l’arte francese che caratterizzò la cultura russa all’epoca di Pietro il Grande) sono state selezionate dai curatori Clelia Arnaldi di Balme, Natalia Demina, Enrica Pagella, ex direttrice di Palazzo Madama (ora chiamata a dirigere i Musei reali di Torino) con l’organizzazione generale della Fondazione Torino Musei.

palazzo madama Torino

Fashion, moda e stile negli scatti di grandi fotografi

Fashion: fotografie in mostra nella Corte Medievale di Palazzo Madama Nel cuore di Torino, Palazzo Madama è uno degli edifici monumentali più rappresentativi del Piemonte, con testimonianze architettoniche dall’età romana al Barocco di Filippo Juvarra.

Nella suggestiva cornice della sua Corte Medievale, Palazzo Madama ospita Fashion, una nuova grande mostra fotografica ideata e prodotta da National Geographic Italia.

Nella mostra, che resterà aperta sino a 2 maggio 2016 e che è stata curata da Marco Cattaneo, sono esposte 62 immagini di grande formato, realizzate da 36 maestri della fotografia (Jodi Cobb, Alexander Graham Bell, Chris Johns, Stephanie Sinclair, Robin Hammond, Ed Kashi, Cary Wolinski, Reza, William Albert Allard, Eliza Scidmore, Steve Raymer, David Alan Harvey, Joseph Rock, ecc.), che offrono un’affascinante prospettiva globale sul significato storico e culturale dell’abbigliamento e dell’ornamento e su ciò che ruota intorno al concetto di stile.

Secondo Cathy Newman “il modo in cui ci vestiamo, il nostro aspetto, dicono molte cose, sussurrano o strillano. Raccontano la condizione economica, sociale, politica. Suscitano commenti eruditi di sociologi e antropologi, per non parlare della stampa specializzata, che si pronuncia ogni stagione a ogni cambio di orlo. I vestiti provocano, irritano, seducono. Parlano di effimero ed eterno. Bisbigliano formule magiche…

Molti sostengono che la moda da sempre esprime al tempo stesso l’effimero e l’eterno, e definisce un’appartenenza sociale, economica, politica, religiosa.

Fashion a Palazzo Madama

In questa prospettiva, attraverso accostamenti sorprendenti e apparentemente stravaganti, il percorso della mostra illustra come le passerelle della moda di Milano e Parigi hanno molto più in comune di quanto si possa pensare con le praterie dell’Oregon, le foreste pluviali di Papua Nuova Guinea, i villaggi africani, i templi giavanesi.

Fashion arricchisce con un nuovo capitolo il filone delle mostre fotografiche che ormai da qualche anno vengono ospitate a Palazzo Madama e costituisce la seconda tappa, dopo Women of Vision del 2014, della partnership tra la Fondazione Torino Musei e National Geographic Italia. Una collaborazione che affianca l’immagine dei musei a un marchio internazionale che da 128 anni è testimone autorevole dei grandi cambiamenti del mondo.

Le fotografie di National Geographic in mostra a Palazzo Madama

La visita della mostra darà a ciascuno la possibilità di riflettere su una famosa affermazione di Diane Arbus: “Credo davvero che ci siano cose  che nessuno riesce a vedere prima che vengano fotografate”. D’altra parte, di fronte a uno stesso soggetto, ciascuno di noi vedrà (e fermerà nella fotografia) una differente immagine: come dimostra la nostra galleria realizzata davanti alle fotografie di Fashion.

Fotografando le fotografie di Fashion

 

 

Il giorno della memoria e la mostra di Primo Levi a Palazzo Madama

Torino rende omaggio a Primo Levi con una mostra allestita nella Corte Medievale di Palazzo Madama in occasione del settantesimo anniversario della liberazione di Auschwitz.

particolare della facciata di Palazzo Madama

Con “strenua chiarezza” – sono parole sue – Primo Levi ha raccontato la verità sul mondo capovolto del Lager. Lo ha fatto percorrendo un itinerario lungo quarant’anni che lo ha portato a indagare, da Se questo è un uomo a I sommersi e i salvati, i recessi più dolorosi e insondabili del XX secolo, fornendo a tutti noi un contributo straordinario per la conoscenza del lager. La mostra offre tante occasioni di interesse: le idee di Levi a proposito della scrittura; la sua attività di chimico, illustrata per mezzo di strumenti d’epoca concessi dal Museo dell’Università di Torino; le sue prove di scultore in filo di rame proposte per la prima volta al pubblico; l’intreccio fra i tanti aspetti di una personalità multiforme.

La mostra è stata concepita e pensata per tutti, ma in particolare per i più giovani, data l’importanza che Levi ha nella cultura e nella scuola del nostro e di altri Paesi. Proprio nel 2015 uscirà a New York, in lingua inglese, l’edizione completa delle opere dello scrittore torinese, piena e definitiva consacrazione a livello internazionale di Levi, unico autore italiano contemporaneo ad avere avuto un tale riconoscimento. L’allestimento della mostra, che farà tappa in numerose altre città italiane ed estere, è stato realizzato per renderla itinerante.

La mostra, che resterà aperta sino al 6 aprile 2015, è stata al centro di polemiche per una dichiarazione, riportata da La Repubblica, del sovrintendente ai Beni artistici Luca Rinaldi che avrebbe voluto che il carro merci davanti a Palazzo Madama in piazza Castello, identico a quello con cui Primo Levi fu deportato dai nazisti, restasse esposto solo per 15 giorni e non per l’intera durata della mostra:

«Rispetto la memoria di Primo Levi… Ma non per questo metto un vagone nella piazza principale, non realizzo un simile allestimento all’esterno del palazzo: allora perché non ricostruire la torretta per le guardie del lager? Non si può tenere un baraccone per tre mesi di fronte alla facciata di Juvarra. E’ una pagliacciata. Si poteva parlarne prima, mettersi d’accordo per collocare il vagone sul retro dell’edificio, non dove si trova. Comunque ho concesso di lasciarlo lì per quindici giorni e nessuno ha trovato nulla da ridire».

Piero FassinoUna decisione alla quale si era subito opposto il sindaco di Torino Piero Fassino:

Non intendo fare polemiche, ma quello che Rinaldi definisce ‘baraccone’ è il simbolo di quei treni piombati che hanno portato a morire 6 milioni di persone e viene esposto, per il periodo della mostra dedicata a Primo Levi, per ricordare a tutti quel terribile sterminio. Mi auguro che il sovraintendente riveda la sua posizione”.

 

Dario FranceschiniUna decisione, quella del sovrintendente dei Beni architettonici del Piemonte, che aveva sollevato le critiche del ministro Franceschini: Non c’è nemmeno bisogno di dirlo: il significato simbolico e morale della presenza in piazza Castello a Torino di un vagone piombato a memoria della deportazione nei lager nazisti e del viaggio di Primo Levi è superiore mille volte a qualsiasi valutazione burocratica”.

I mondi di Primo Levi

Quel “baraccone” resterà davanti a Palazzo Madama sino al termine della mostra: un simbolo in più, per una mostra basata sull’immagine.

Una vittoria della ragione sulla burocrazia, con il ripensamento del sovraintendente tornato sulla decisione iniziale.

La dichiarazione di Luca Rinaldi e le polemiche che ne sono seguite hanno avuto l’effetto di dare grande risalto alla mostra che ha registrato numerosi visitatori sin dai primi giorni.

Quel “baraccone” davanti a Palazzo Madama servirà a richiamare alla memoria di tutti coloro che si trovano a passare nella centralissima piazza Castello una tragedia che spesso ci si limita a ricordare con qualche dichiarazione di circostanza soltanto nel Giorno della memoria.

Nella Giornata della memoria  ciascuno  torni a riflettere sulla poesia attribuita al pastore Martin Niemöller (secondo alcuni è attribuibile a Bertolt Brecht) sull’inattività degli intellettuali tedeschi in seguito all’ascesa al potere dei nazisti:

Quando i nazisti presero i comunisti, io non dissi nulla perché non ero comunista.

Quando rinchiusero i socialdemocratici, io non dissi nulla perché non ero socialdemocratico.

Quando presero i sindacalisti, io non dissi nulla perché non ero sindacalista.

Poi presero gli ebrei, e io non dissi nulla perché non ero ebreo.

Poi vennero a prendere me.

E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa.”

La protesta di Torino, città medaglia d’oro al valore militare per l’alto sacrificio nella Resistenza e nella lotta di Liberazione dal nazifascismo, contro la burocratica decisione è la dimostrazione che c’è ancora chi sa ribellarsi all’apatia.

Quel vagone adesso è diventato un simbolo: sarebbe bello che Dario Franceschini, dopo avere difeso quella installazione con una dichiarazione, ne testimoniasse l’importanza venendo a Torino, nella sua veste di ministro, per visitare la mostra dedicata ai “mondi di Primo Levi”.

Sarebbe, per dirla con lo slogan di dubbio gusto abbinato al prossimo Expo di Milano, “Verybello”!

Il "baraccone" in piazza Castello

Women of vision: tributo a 11 grandi fotografe del National Geographic

Una donna osserva le fotografie della mostra Women of vision

women in vision

“La fotografia diventa racconto” è lo slogan che guida noi di OkFoto nella nostra attività quotidiana di fotografi. E anche noi, come tantissimi fotografi in tutto il mondo, abbiamo tra i nostri punti di riferimento e di ispirazione le immagini che i fotoreporter del National Geographic regalano da oltre cento a milioni di lettori e di spettatori in ogni angolo del pianeta.

Marco Cattaneo, direttore di National Geographic Italia

Marco Cattaneo, direttore di National Geographic Italia

Sono professionisti dell’immagine che non esitano ad impegnarsi ogni giorno in avventure sempre più estreme per “portare a casa lo scatto” che andrà ad impreziosire la copertina o l’inserto centrale di un numero della rivista. Spesso operano in condizioni difficili e non sono rare le volte in cui è a rischio la loro stessa vita, quando si trovano a documentare episodi di guerra o di violenza o visitano luoghi pericolosi e mal frequentati. Quando l’autore delle fotografie è una donna, l’ammirazione per il suo lavoro non può che crescere ancora, pensando alle difficoltà aggiuntive che più di una volta possono trovarsi ad affrontare.

“Women of vision” è una mostra che vuol rendere il dovuto omaggio a queste fotografe. E’ stata allestita presso Palazzo Madama a Torino ed è la prima iniziativa frutto della partnership tra la Fondazione Torino Musei e il National Geographic Italia. Dopo la permanenza a Torino, la volontà è quella di rendere la mostra itinerante per portarla in futuro in altre zone d’Italia.

Kathryn Keane, VP di National Geographic

Kathryn Keane, VP di National Geographic

Corrado Corradi, direttore generale dell'Espresso

Corrado Corradi, direttore generale dell’Espresso

“Women of vision” a nostro giudizio va vista, perché le fotografie esposte hanno la rara caratteristica di mettere in relazione la sensibilità dell’occhio e dell’animo femminile con la documentazione di eventi tanto “sensibili” che solo le donne hanno avuto la possibilità di testimoniare con i propri obiettivi (l’esempio che colpisce di più è senza dubbio quello delle spose bambine, ma non è certo l’unico). Tra le 99 fotografie esposte vi sono quelle di alcune “veterane” del National Geographic, Lynn Johnson, Jodi Cobb, Maggie Steber, ma anche le opere delle “nuove leve”. Si possono ammirare anche gli scatti di Lynsey Addario, giovane reporter che ha già patito la terribile esperienza del rapimento in ben due occasioni e, ciò nonostante, continua ostinatamente a girare le zone più a rischio del mondo per raccontare storie di dolore e di guerra. Sono esposte le immagini realizzate da Erika Larsen che con orgoglio afferma che “essere donna è di estrema importanza per il mio lavoro. Ne sono fiera”: una frase che racchiude tutta la determinazione delle fotografe del National Geographic, e che funziona benissimo come richiamo per attrarre i visitatori alla mostra.

Conferenza stampa per la mostra Women of visionLe fotografe della mostra women in vision

La mostra “Women of vision” è stata presentata oggi a Palazzo Madama, alla presenza di Kathryn Keane, Vice President della National Geographic Exhibition, di Marco Cattaneo, direttore responsabile della rivista National Geografic Italia, e dell’Assessore alle Pari Opportunità del Comune di Torino Ilda Curti, che ha ricordato l’importanza di portare le generazioni più giovani a visitare la mostra per prendere coscienza di realtà spesso ignorate. L’esposizione rimarrà aperta fino all’11 gennaio 2015 (orari: martedì – sabato 10-18, domenica 10-19, chiuso il lunedì).

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Tesori dal Portogallo in mostra a Palazzo Madama

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La mostra Tesori dal Portogallo, architetture immaginarie dal Medioevo al Barocco, inaugura la stagione espositiva estiva di Palazzo Madama e resterà aperta dal 7 maggio al 28 settembre 2014.

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La mostra Tesori dal Portogallo fa parte di un progetto di collaborazione tra Palazzo Madama e il Museu Nacional de Arte Antiga di Lisbona  che ha come obiettivo lo scambio di esperienze e di patrimoni tra i due Musei. Nel periodo in cui le opere delle collezioni portoghesi saranno esposte a Torino, Lisbona ospiterà al Museu Nacional de Arte Antiga la mostra Os Sabojas. Reis e mecenas. Turim 1730-1750, che sarà inaugurata il prossimo 17 maggio, dove saranno visibili le spettacolari collezioni della Galleria Sabauda e delle residenze reali del Piemonte raccolte dai Savoja, a testimonianza dell’alto profilo della produzione artistica del Piemonte nel periodo di Filippo Juvarra.

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Torino e Lisbona, due città e due musei che si alleano e si scambiano opere d’arte. Una iniziativa che consentirà di ammirare a Palazzo Madama 120 opere provenienti dal Portogallo che raccontano l’architettura: sia quella progettata per la vita dell’uomo, sia quella immaginata dagli artisti e che dà forma a dipinti, sculture, scenografie teatrali, opere di alta oreficeria. Il tema centrale della mostra è come pittori, scultori, orafi, ricamatori, scenografi hanno guardato al vocabolario architettonico per dare corpo a sogni e illusioni.

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La direttrice di Palazzo Madama, Enrica Pagella

Edith Gabrielli

Edith Gabrielli

 

 

 

 

 

 

La mostra è ospitata nella Sala del Senato di Palazzo Madama con un allestimento, curato da N4 Studio di Torino, che fa uso di tubi metallici da cantiere: un modo per sovrapporsi allo spazio esistente modificandone in qualche modo i confini. Anche in questo caso, dunque, una architettura immaginaria.

Maurizio Braccialarghe con Nuno Vassallo e Silva

Maurizio Braccialarghe con Nuno Vassallo e Silva

L’estate culturale portoghese continuerà alla GAM, dove dal prossimo 12 giugno si potranno ammirare le opere dell’artista contemporaneo portoghese Juliao Sarmento.

Le informazioni su orari e costi del biglietto  sono disponibili sul sito di Palazzo Madama

 

 

Chapeau, Madame! La mostra di cappelli di signore torinesi a Palazzo Madama

Inaugurazione della mostra Chapeau Madame

Chapeau, Madame! Cappelli di signore torinesi, dal 1920 al 1970, è il titolo della mostra ospitata nella Sala Tessuti di Palazzo Madama fino al 1 marzo 2015.

Cappelli di signore torinesi a palazzo Madamapalazzo madama, la mostra chapeau madame
Il percorso espositivo illustra la varietà delle forme amate nell’arco di cinquant’anni di storia della moda: le cloches negli anni Venti, le forme classiche rivisitate, i baschi alla Greta Garbo e i volumi azzardati alla Schiaparelli negli anni Trenta; i modelli semplici e arditi realizzati con materiali poveri del tempo di guerra; le toques, le calotte fiorite, le piume e le velette degli anni Cinquanta, fino ai ballondi pelliccia e i cappelli a larga tesa della fine degli anni Sessanta.
palazzo madama, la mostra di cappelli  
Complemento abituale del vestire della signora del XIX secolo, il cappello diventa nel Novecento accessorio indispensabile per le donne di ogni classe sociale, nella sua funzione puramente estetica.
 
 
 
 
chapeau madame a palazzo Madamala inaugurazione a palazzo madama di Chapeau madame
I cappelli esposti a Palazzo Madama provengono dalla collezione del Liceo Artistico Musicale “A. Passoni” di Torino, formatasi grazie a donazioni cittadine, e mettono in evidenza la particolare sfumatura di stile delle signore torinesi, note per l’eleganza aggiornata sul gusto internazionale, che si servono da modisterie di alto livello come Vassallo e David, o acquistano a Parigi presso le case più prestigiose: Caroline Reboux, Maria Guy, sua allieva, la Maison Lewis, in rue Royale. Anche nei decenni successivi, le modisterie eccellenti, quali Cerrato, Maria Volpi, Chiusano e Rigo, Gina Faloppa, mantengono un rapporto privilegiato con Parigi e propongono, accanto alle proprie creazioni, modelli originali o copie su licenza di maison come Pierre Balmain, Christian Dior, Jean Barthet.
inaugurazione della mostra a palazzo madama
la mostra Chapeau madame a palazzo madama
palazzo Madama: eleganti signore in visita alla mostra
sorrisi e eleganza in occasione della inaugurazione della mostra a palazzo madama
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Pubblichiamo alcune fotografie scattate per Okfoto in occasione della inaugurazione della mostra, a cui le signore erano state invitate a partecipare con cappello, fascinator o acconciature: moltissime le signore che hanno accolto l’invito, nella città dove è nata la moda.
Vieni a visitare le numerose  immagini  disponibili sulla nostra pagina Facebook e, se ti fa piacere, lasciaci il tuo commento.Grazie : ci aiuterai a migliorarci.
palazzo madama: la mostra Chapeau madame!torino 












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L’Ermitage di Basilewsky, il Collezionista di meraviglie

Il direttore di Palazzo Madama, Enrica Pagella
Enrica Pagella, Palazzo Madama
Il 15 gennaio 1885 la collezione del conte Alexandre Basilewsky giungeva a San Pietroburgo con un treno speciale proveniente da Parigi: pagata circa 6 milioni di franchi dall’imperatore russo Alessandro III, la collezione confluiva nelle raccolte del grande Museo dell’Ermitage, dove venne aperta la sezione del Medioevo.

 

mostra a Palazzo Madama di Torino: Basilewsky, il collezionista di meraviglie
Palazzo Madama: l’Ermitage di Basilewsky

 

 

Il direttore del Museo Ermitage a Palazzo Madama di Torino
Michail Piotrovskij
Di quella collezione di circa 800 pezzi, 25 se ne andarono ad arricchire le maggiori raccolte d’arte nel mondo (Victoria e Albert Museum di Londra, Metropolitan Museum di New York, collezione Thyssen, Rijkmuseum di Amsterdam), non ostante la resistenza opposta dall’Ermitage alle autorità staliniste.
Grazie alla mostra che si apre a  Palazzo Madama, smalti, bronzi, avori, oreficerie, eccezionali opere d’arte dal Medioevo al Rinascimento appartenute a “le roi des collectionneurs”, escono dall’Ermitage e tornano per la prima volta in Europa, a Torino.  
La mostra (dal 7 giugno al 13 ottobre 2013) “Il collezionista di meraviglie. L’Ermitage di Basilewsky” , curata da Enrica Pagella e Tamara Rappe, corona un momento particolare per Torino che, proprio in questi giorni ha festeggiato i 150 anni di vita del Museo Civico della città.
Collezione di Basilevsky
La mostra è frutto dell’accordo di collaborazione tra il Museo statale Ermitage, la Fondazione Ermitage Italia, la Fondazione Torino Musei e l’Amministrazione della Città di Torino. Il protocollo affida la cura scientifica del programma di iniziative e collaborazioni culturali al Direttore del Museo Ermitage, Michail Piotrovskij e a Enrica Pagella, Direttore di Palazzo Madama. Tra le iniziative già delineate, nel prossimo autunno il Museo Ermitage esporrà il ritratto di Antonello da Messina appartenente alle collezioni di Palazzo Madama, mentre a Torino arriverà dal Museo di San Pietroburgo “La sacra famiglia con san Giuseppe imberbe” di Raffaello, una delle opere più importanti del Museo sulla Neva.  Nel 2014 è prevista l’esibizione dell’orchestra del Teatro Regio di Torino a San Pietroburgo, in occasione del giubileo per i 250 anni del Museo dell’Ermitage, mentre nel 2015 si terrà a Torino una importante esposizione dedicata alla pittura francese dal Seicento all’Ottocento con opere provenienti dal Museo russo.
Particolare della mostra "Ermitage di Basilevsky, il collezionista di meraviglie"
Nelle fotografie alcuni dei momenti della presentazione della Mostra dedicata a Basilewsky, “Collezionista di Meraviglie”.
Altre informazioni sulla Mostra sono disponibili su www.palazzomadama.it

Funk Off: street music al Torino Jazz Festival

I Funk Off si esibiscono in piazza Carlo Alberto

Funk off, la prima marchin’ band italiana, nata nel 1998, si è esibita il 1 maggio 2013 a Torino, attraversando le vie del centro da piazzale Valdo Fusi fino a piazza Castello, davanti a Palazzo Madama.
Fondata e diretta da Dario Cecchini, musicista con una lunga carriera alle spalle, la band ha raccolto applausi durante tutto il percorso, tra due ali di folla entusiasta, coinvolta dalla grinta, dall’energia, dalla simpatia dei componenti della band di stampo funky.
I Funk Off a Torino in occasione del jazz festival 2013
Funk Off ha letteralmente dato un senso nuovo e compiuto a questo tipo di formazione in Italia, accompagnando ogni pezzo con movimenti e coreografie di grande effetto, in grado di coinvolgere ogni spettatore.
La band, dopo la esibizione pomeridiana, è tornata sul palco di piazza Castello con Simone Cristicchi: nella giornata conclusiva del  Torino jazz festival 2013 
Torino jazz festival 2013: la band Funk Off il 1 maggio in centro città
Funk, secondo quanto riporta Wikipedia, “è un termine coniato negli Stati Uniti negli Anni Cinquanta per indicare delle caratteristiche ritmiche e sonore presenti in diversi ambiti musicali. Inizialmente il termine fu usato nel jazz  per indicare un approccio musicale rude e libero da sofisticazioni, legato al blues con frasi musicali ripetitive  e con un ritmo incalzante. In seguito  funky fu utilizzato sempre più anche in altri ambiti musicali come il soul ed il rhythm and blues”.

Elliott Erwitt, le fotografie in mostra a Palazzo Madama a Torino

Elliott Erwitt, le sue fotografie in mostra a Torino a Palazzo Madama
 
Elliott Erwitt nasce a Parigi nel 1928 da genitori russi di origine ebraica, trascorre l’infanzia a Milano sino al 1939, quando la famiglia è costretta ad emigrare negli USA per sfuggire al fascismo. Elliott frequenta la Hollywood High School di Los Angeles e contemporaneamente lavora in un laboratorio fotografico. Elliott diventa membro di Magnum Photos nel 1953, invitato a farne parte da Robert Capa, fondatore dell’agenzia che, insieme con la casa editrice d’arte Silvana Editoriale, ha organizzato la mostra dedicata a Erwitt, fotografo della commedia umana.
Ospitata a Palazzo Madama, nella Corte Medioevale, la mostra consente al pubblico di ammirare 136 fotografie in bianco e nero dell’artista, considerato uno dei più grandi fotografi mondiali, suddivise in tre sezioni.
Erwitt alla conferenza stampa di presentazione della mostra a TorinoElliott Erwitt, entrato nella Camera delle Guardie di Palazzo Madama accompagnato da Enrica Pagella, direttrice di Palazzo Madama – Museo Civico di Arte Antica, si è trovato di fronte a un folto pubblico di amanti della fotografia, di ammiratori a caccia del suo autografo, di fotografi che hanno iniziato a scattargli centinaia di fotografie. Tra il momento in cui Elliott si è accomodato al tavolo dei relatori e l’inizio della conferenza per la presentazione della retrospettiva a lui dedicata sono trascorsi alcuni minuti: nei quali Elliott Erwitt, in silenzio e con le mani appoggiate sul manico del suo bastone (al quale è legata una tromba come quelle che si usavano sulle auto d’epoca e che Elliott ha simpaticamente utilizzato per chiedere un po’ di spazio attorno a lui), continuava a guardare i fotografi attorno a lui e davanti al tavolo.
Erwitt e il suo simpatico bastone dotato di trombetta usato come clacsonAvremmo voluto, almeno per un istante, potergli leggere nella mente; curiosi di sapere cosa stava pensando di tutta quella operatività a lui dedicata, proprio nel campo in cui lui è maestro. Magari, ancora una volta, avrà pensato: “Si tratta di reagire a ciò che si vede, senza preconcetti: si possono trovare immagini da fotografare ovunque, basta semplicemente notare le cose e la loro disposizione, interessarsi a ciò che ci circonda e occuparsi dell’umanità e della commedia umana”.
La mostra retrospettiva dedicata a Elliott Erwitt resterà aperta sino al 1° settembre 2013, con i seguenti orari: da martedì a sabato ore 10 – 18, domenica 10 – 19, lunedì chiuso.
Il maestro Erwitt autografa il suo libro ad un appassionato di fotografia
 
 
 
 

Arnaldo Pomodoro, “Il teatro scolpito” a Palazzo Reale di Torino

La Piazzetta Reale di Torino ospita alcune sculture monumentali dell’artista Arnaldo Pomodoro, inizialmente pensate e create per importanti spettacoli: le quattro Forme del mito per il ciclo dell’Orestea, il Grande Portale per Oedipus Rex e l’Obelisco per La passione di Cleopatra. Pomodoro ebbe a dire: “Il teatro mi dà un senso di libertà creativa: mi sembra di poter materializzare la visionarietà”.
 
Infatti, grazie alle sue opere esposte anche noi riusciamo a immaginare nuovi scenari: le gigantesche realizzazioni appaiono dietro i fregi dorati della cancellata di Pelagio Palagi e, proprio come in una rappresentazione teatrale, consentono di vedere piazza Castello senza il suo grattacielo nascosto dall’Obelisco, permettono di immaginare la torre di Palazzo Madama fusa con una scultura quasi a divenire un’astronave, mettono in risalto la bianca facciata del Palazzo Reale che pare più lucente in contrasto con il colore scuro delle sculture. 
E così più di qualcuno si ferma a riflettere, quasi in raccoglimento, sulla bellezza dell’arte.