Salone Auto Torino, luci e ombre della edizione 2018. Tutte le fotografie

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Raduno Porsche per i 70 anni del marchio al Salone Auto Torino

Gli organizzatori di Parco Valentino Salone Auto Torino hanno reso noti i dati sull’affluenza del pubblico per l’edizione 2018. In sintesi: “Sono stati oltre 600.000 i visitatori che in 5 giorni di manifestazione hanno passeggiato lungo i viali, tra gli stand dei 44 brand protagonisti dell’esposizione, e che hanno visto 2000 supercar sfilare negli eventi dinamici organizzati per le strade e le piazze della città. Un pubblico proveniente da tutte  le province italiane, oltre ai 10.000 turisti stranieri giunti a Torino da 81 Paesi stranieri.

Dall’analisi approfondita del biglietto elettronico gratuito emergono i dati di provenienza regione per regione. Dopo il Piemonte, la Lombardia con 80.000 visitatori è la regione da cui proviene il maggior numero di pubblico, seguita da Liguria 20.500, Emilia Romagna 18.500, Veneto 16.000, Lazio 14.200, Sicilia 11.200, Puglia 7.600, Toscana 5.400, Campania 4.500, Calabria 2.800, Valle d’Aosta 2.500, Friuli-Venezia Giulia 1.650, Marche 1.600, Sardegna 1.200, Basilicata 1.100, Abruzzo 800, Trentino-Alto Adige 800, Umbria 500, Molise 420. Analizzando i dati dei capoluogo di provincia,  dopo Torino, è Milano la città più presente, alla luce dei 20.000 milanesi che si sono messi in viaggio per partecipare alla kermesse. Il Salone dell’Auto di Torino si conferma una manifestazione in grado di attrarre i giovani, dimostrato dal fatto che il 45% di visitatori sia under 34. Approfondendo ulteriormente: dai 13 ai 17 anni (9%), dai 18 ai 24 anni (18%), dai 25 ai 34 anni (18%), dai 35 ai 44 anni (15%), dai 45 ai 55 anni (22%), dai 55 ai 64 anni (12%) e over 65 (6%). Del totale di pubblico che ha visitato Parco Valentino, il 33% sono state donne, un dato che conferma la presenza di un target trasversale e ampio tra i visitatori della manifestazione.”

Di fronte a ogni  statistica, più o meno approfondita, ci torna sempre in mente una citazione “Le statistiche sono come i bikini. Ciò che rivelano è suggestivo, ma ciò che nascondono è più importante.

In ogni caso, è sempre molto difficile stimare con una giusta approssimazione il numero di visitatori (o spettatori o presenze) che affollano un luogo pubblico: quanti dei 600.000 “visitatori” erano effettivamente tali e non, magari, persone che stavano passeggiando lungo i viali del Parco del Valentino o sotto i portici di via Roma?

Il Salone dell'auto di Torino si apre sotto la pioggia

Il Salone Auto Torino edizione 2018 era iniziato sotto la pioggia ed è finito con la polemica sollevata da Repubblica per una “sgommata” in piazza San Carlo di una delle vetture partecipanti alla parata del giorno inaugurale (guarda qui la sequenza fotografica).

Certamente gli organizzatori, che dispongono in dettaglio di tutti i dati e possono confrontarli con quelli di altri Saloni dell’auto e di altre manifestazioni dedicate all’automobile, sanno che dovranno lavorare molto per migliorare un evento che ha presentato molte luci e tante ombre.

Bellissime modelle negli stand del Salone Auto Torino

La prima edizione, pur con i comprensibili problemi che ogni nuova iniziativa porta con sé,  a nostro avviso resta ancora quella che più ha risposto alle attese del visitatore: furono moltissime le novità e le fuoriserie esposte, ci fu grande spazio per il car design, la sfilata (il Gran Premio Parco Valentino) dal Parco Valentino alla Reggia di Venaria registrò la partecipazione di vetture molto rare e prestigiose.

Nella edizione dello scorso giugno, che peraltro sulla carta presentava un programma molto ricco di iniziative, è mancato invece ciò che consente a un evento di fare il salto di qualità:  perché non sempre la quantità porta con sé anche la qualità.

Manta di Ital Design nel cortile del Castello del ValentinoGran Premio Parco Valentino

 

Polizia Municipale di Torino al Salone Auto Torino

Alcune iniziative hanno creato caos nella circolazione (lo spostamento del Salone Auto 2019 dopo la chiusura delle scuole è già un modo per ridurre il caos nel traffico cittadino), altre sono state messe in calendario con sovrapposizione di orari o in zone non facilmente raggiungibili (a piedi o con i mezzi pubblici), costringendo gli appassionati a veri e propri tour de force per potervi assistere.  C’è stata un po’ di delusione per il raduno Porsche 70, di fatto un evento a invito, per il quale ci si aspettava la presenza di vetture storiche (presenti invece in numero molto limitato). Ha riscosso un buon successo  il raduno Lancia Delta (che, almeno in parte, ha compensato lo sconcerto degli amanti del glorioso marchio  abbandonato da tempo dal Gruppo FCA), così come quello Lotus, entrambi ospitati in piazza Vittorio. Fiore all’occhiello del Salone Auto Torino è stata l’esposizione  della collezione Ital Design ospitata nel cortile del Castello del Valentino; molta curiosità ha riscosso anche l’esposizione dei prototipi di fronte al Castello: ma lo spazio destinato ad ospitarli era troppo scarso per consentire di ammirare quelle vetture come sarebbe stato necessario.

 

Lo stand Ferrari al Salone Auto Torino

In tanti, ancora una volta, hanno chiesto di studiare per il “Gran premio” un percorso che includa spazi dove i bolidi presenti (Ferrari, Lamborghini, Dallara, Pagani, ecc.) abbiano almeno un tratto in cui dare sfogo ai tanti cavalli sotto il cofano e dare così modo agli appassionati, di godersi il vero spirito di quelle vetture; che, diversamente, diventano soltanto una parata di auto di lusso.

Abbiamo raccolto le fotografie dell’evento 2018 in alcuni album:

Gran Premio Parco Valentino

Raduno Porsche 70

L’altro Salone

Ital Design

Lancia Delta sotto la Mole

Supercar parade

 

 

 

La quinta edizione del Concorso di Attacchi di Tradizione alla Reggia: tutte le fotografie

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Il Concorso Internazionale di Attacchi di Tradizione della Reggia di Venaria, giunto alla quinta edizione, è l’appuntamento annuale che ha visto la partecipazione di circa 50 carrozze d’epoca e un centinaio di splendidi cavalli sfilare nei Giardini della Reggia e trottare fino al Parco della Mandria. Il concorso è organizzato dal Consorzio La Venaria Reale, dal Gruppo Italiano Attacchi in collaborazione con il Parco La Mandria e si è svolto nel fine settimana del 16 e 17 giugno 2018. Un concorso di Attacchi che, normalmente, entusiasma appassionati e pubblico che hanno la possibilità di ammirare una gara di eleganza, abilità e destrezza.

Pasquale Beretta e il cavallo di Andrea Bocelli al Concorso della reggia di Venaria

Erano presenti carrozze  ad attacco singolo, in pariglia, all’eveque (tre cavalli in fronte linea) , con tiro a 4, persino a “la Daumont” e   di differenti tipologie: carrozze di servizio, condotte dai cocchieri, come Landau, Milord, Victoria, Vis a Vis; carrozze sportive, da caccia e da passeggiata come Break, Dog Cart, Buggy, Phaeton, guidate dai proprietari; carrozze di utilità come il Military, la Dottorina, la Governess car o l’Omnibus.

Attacco alla Daumont sfila alla Reggia di Venaria

Notevole la presenza di equipaggi stranieri  provenienti da Francia, Polonia, Spagna, con i loro coloratissimi costumi, e Svizzera, a testimoniare che l’evento si colloca ormai fra i più importanti del settore in Europa ed è sicuramente il più prestigioso in Italia nell’ambito degli Attacchi di Tradizione.

I colori della Spagna al concorso attacchi di tradizione alla Venaria Reale

In occasione della prova di Presentazione, avvenuta sabato pomeriggio nel Parco Alto della Reggia e a cui si riferiscono le fotografie di OkFoto.it, ha luogo una sorta di “festa dell’eleganza”, quella stessa eleganza che si richiedeva, all’epoca delle carrozze, per le uscite per la passeggiata al parco: parasole sfiziosi per le signore,  cappellini da pomeriggio, guanti d’obbligo anche per i passeggeri, bimbi con pantaloncini a mezza gamba. Da ammirare anche le livree dei cocchieri, delle donne e degli uomini di scuderia in tenuta impeccabile con stivali e cilindro, sempre attenti alle necessità dei cavalli e alle richieste del proprietario, o dei groom, pronti a scendere dalla carrozza e risalire agli ordini del cocchiere, anche con la carrozza in movimento.

Eleganza, stile tradizione al concorso di attacchi di tradizione

I Giudici, in tre differenti postazioni, valutano ciascun attacco, passando al vaglio la carrozza, i finimenti, i cavalli, gli abbigliamenti e l’armonia dell’insieme.

I groom al lavoro in occasione del concorso di attacchi di tradizione

Per la quinta edizione del Concorso di Attacchi di Tradizione la Giuria Internazionale era presieduta dal vicepresidente AIAT (Association Internationale d’Attelages de Tradition) Raimundo Coral (Spagna) , da Bernard Puteaux (Francia) e Eduardo Cruz (Portogallo).

Il Concorso, la domenica mattina, prevede lo svolgimento del percorso di Campagna: il via nei giardini della Reggia, per un tragitto  che conduce all’ingresso del Parco La Mandria, dove gli equipaggi per una dozzina di chilometri  sono immersi nel verde di quella che fu la riserva di caccia dei re sabaudi.  Si rientra quindi nel Parco Basso della Reggia: il tutto in un tempo definito e sotto il controllo dei Giudici internazionali.

Nel pomeriggio della domenica, infine, si svolge la prova di Maneggevolezza, nel Gran Parterre della Reggia, di fronte alla balconata da dove il pubblico può seguire lo spettacolo.

La cerimonia di premiazione, che vede tutti gli equipaggi partecipanti schierati di fronte alla Reggia, chiude il Concorso con l’assegnazione del 5° Trofeo Reggia di Venaria e del Trofeo delle Nazioni AIAT.

Tutte le fotografie della prova di Presentazione della quinta edizione del concorso internazionale attacchi di tradizione sono disponibili a questo link.

Concorso attacchi di tradizione alla reggia di Venaria

La Norvegia vince il Bocuse d’Or Europe 2018

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Christian André Pettersen ha vinto il Bocuse d'Or Europe 2018

Torino, dopo essere stata, domenica, la capitale europea della pasticceria, ospitando la selezione europea per la Coupe du Monde de la Pâtisserie, è stata per due giorni la capitale della gastronomia, grazie alla analoga competizione del Bocuse d’Or 2018.

La tensione negli sguardi dei partecipanti al Bocuse d'or Europe a Torino

L’11 e il 12 giugno all’ Oval Lingotto Fiere, nell’ambito del Gourmet Expoforum, di fronte a spettatori entusiasti, venti chef provenienti da tutta Europa si sono affrontati per 5 ore e 35 minuti con un impegno totale e la massima concentrazione. Per ciascuno c’era lo stesso obiettivo: conquistare un posto per la finale del più prestigioso concorso di gastronomia al mondo.

Nel grande spazio dell’Oval, di fronte alle tribune per gli spettatori, sono stati realizzati i box cucina dove ciascun team ha dovuto impegnarsi in una doppia prova: la prima consisteva nella preparazione di piatti individuali per ciascun membro della giuria, la seconda nella realizzazione della portata da servire ai membri della giuria su un grande vassoio.

Il presidente della giuria degli chef, Jerome Bocuse

Alla fine della durissima competizione, la giuria, composta da 14 chef e presieduta dagli chef Jérôme Bocuse (figlio di quel Paul Bocuse, a cui si deve la creazione – nel gennaio 1987- di quello che sarebbe diventato il più famoso concorso gastronomico del mondo) , Tamás Széll (vincitore del Bocuse d’Or Europe nel 2016), Enrico Crippa (presidente del Bocuse d’Or Europe 2018) e Carlo Cracco, ha assegnato il primo premio al norvegese Christian André Pettersen, per la sua marcata creatività e per la capacità tecnica utilizzate per sublimare i prodotti di altissima qualità della tradizione piemontese (il filetto di vitellone di razza piemontese, il riso  della Baraggia Biellese e Vercellese e il formaggio Castelmagno dop) e italiana (gli spaghetti Barilla, ingrediente segreto comunicato ai partecipanti soltanto alla vigilia della gara torinese).

Per la Norvegia si tratta della seconda vittoria nella selezione europea.

La classifica finale è stata la seguente:

ORO – NORVEGIA  Christian André PETTERSEN, 28 anni, Ristorante Mondo, assistito da Håvard André JOSDAL ØSTEBØ

ARGENTO – SVEZIA  Sebastian GIBRAND, 29 anni, Lux Restaurants, assistito da Tommy MYLLYMÄKI

BRONZO – DANIMARCA  Kenneth TOFT-HANSEN, 36 anni, Svinkløv Badehotel, assistito da Christian WELLENDORF KLEINERT

Ismo Sipelainen, Finlandia, al Bocuse d'or EuropeLa preparazione dei piatti al Bocuse d'or Europe

Con loro, Finlandia, Francia, Belgio, Svizzera, Ungheria, Islanda e Regno Unito, hanno conquistato un posto per la Finale del Bocuse d’Or, durante il prossimo salone Sirha di Lione nel gennaio 2019, in cui gareggeranno 24 Nazioni.

Curtis Malpas, team Italia, al Bocuse d'or Europe 2018

Martino Ruggieri e Curtis Malpas impegnati nella prova del Bocuse d'Or Europe

Il team italiano si è dovuto accontentare del premio per il miglior aiuto (commis), attribuito al belga Curtis Mulpas, che lavora con lo chef Martino Ruggieri a Parigi: una “wild card” che consente al team italiano di accedere alla finale di Lione.

Le immagini della sfida sono disponibili qui

La Svezia si aggiudica la European Pastry Cup 2018 per la Coupe du Monde de la Pâtisserie

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L’edizione 2018 della Coppa Europa della Pasticceria è stata la prima a inaugurare un nuovo format: le cucine dei candidati erano aperte, in modo da permettere agli appassionati sostenitori una completa visibilità! Per la prima volta nella storia del concorso, che si è svolto in contemporanea con il salone Gourmet ExpoForum ed è stato ospitato nella struttura dell’Oval al Lingotto Fiere di Torino, la location  ha permesso a oltre mille persone di fare il tifo per i campioni internazionali della grande pasticceria!

I vincitori della Coppa europea della Pasticceria pronti per la Coupe du Monde de la Pâtisserie

Un Lingotto completamente blindato per la contemporanea presenza del gruppo Bilderberg, insediatosi nel capoluogo sabaudo per il suo ritrovo “stagionale”. Il gruppo Bilderberg è composto da  economisti, giornalisti, magnati della finanza, potenti banchieri. Si tratta di un gruppo che non è stato eletto da nessuno e che decide le sorti di tutti: tiene riunioni  in segreto, in luoghi blindati e difesi dalle forze dell’ordine.

Martin Chiffers, presidente d'onore a Torino per la Coupe du Monde de la PâtisserieSi è trattato di una gara spettacolare, durata 5 ore, che ha visto impegnati i rappresentanti di 7 Nazioni (Belgio, Turchia, Svezia, Russia, Polonia, Svizzera e Bulgaria) al lavoro per sottoporre le loro creazioni alla Giuria presieduta da Martin Chiffers, nella qualità di Presidente d’onore della Coppa Europa della Pasticceria 2018.

 

 

Gabriel Paillasson, President Fonder a Torino per la Coupe du Monde de la Pâtisserie

Alle 18  Gabriel Paillasson, creatore del concorso, ha annunciato  i nomi dei vincitori:  Jessica SANDBERG e Martin MORAND, dalla SVEZIA,  vincono l’ambito trofeo e difenderanno i propri colori durante la Finale Mondiale di Lione (Francia) nel 2019. Gli chef hanno presentato  creazioni straordinarie sul tema “Madre Natura”.

Al secondo posto si è classificato il Belgio, seguito dai giovanissimi rappresentanti della Svizzera.

Ecco i vincitori.

1. SVEZIA

Martin MORAND, 41 anni – Specialista del cioccolato – Chef pasticcere, Pastry Inspiration, Sankt Olof
Jessica SANDBERG, 42 anni – Specialista dello zucchero – Pasticceria Nya Konditoriet a Umeå

2. BELGIO
Jacky BODART, 32 anni – Specialista del cioccolato – Chocolaterie Darcis, Pepinster
Bernard ISTASSE, 46 anni – Specialista dello zucchero – Pasticceria Istasse Bernard, Lobbes

3. SVIZZERA
Antoine CHOPIN, 22 anni – Specialista del cioccolato – Le Duo Creatif, La Tour de Peilz
Sara BEZENCON, 21 anni – Specialista dello zucchero – Maison Eric Vuissoz, Sainte-Croix

Anche i concorrenti della Polonia partiranno alla volta di Lione: grazie alle loro performance, Michal DOROSZKIEWICZ e Marek MOSKWA otterranno una “wild card” che permetterà loro di partecipare alla Finale mondiale della Coupe du Monde de la Pâtisserie.

La creazione con cui la Svezia ha vinto a Torino: Madre NaturaUn particolare di Madre Natura: la creazione della Svezia per la Coupe du Monde de la Pâtisserie

La squadra italiana  era presente a Torino ma non gareggiava poiché già qualificata tra le migliori 5 nazioni, ha conosciuto in casa il nome dei propri rivali. Le nazioni finaliste, i cui nomi sono già noti, si affronteranno nella Finale Mondiale che si terrà a Lione (Francia) nel gennaio 2019, durante il salone Sirha:

  • LE 5 MIGLIORI NAZIONI: Italia, Giappone, Corea del Sud, Regno Unito e Stati Uniti fanno parte delle 5 migliori nazioni che si sono qualificate automaticamente grazie alla performance.
  • 4 PAESI LATINO AMERICANI: Cile, Argentina, Messico e Brasile continuano l’avventura dopo aver vinto la Copa Maya ad aprile 2018 a Città del Messico.
  • 5 PAESI DELL’ASIA PACIFICA: Malaysia, Singapore, Australia, Taiwan e Cina hanno conquistato il loro posto durante l’Asian Pastry Cup lo scorso maggio a Singapore.

Entro la fine del mese, dopo l’African Cup che si svolgerà il 29 giugno a Marrakech (Marocco), conosceremo il nome di tutti i 22 Paesi che si affronteranno  per diventare il paese campione del mondo di pasticceria durante la Finale della Coupe du Monde de la Pâtisserie.

Tony Olsson, componente della Giuria internazionale alla Coupe du Monde de la Pâtisserie

Il Gran Ballo del Risorgimento a Palazzo Carignano

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gran ballo del risorgimento al Museo del Risorgimento di TorinoC’era molto pubblico ieri pomeriggio a Palazzo Carignano per assistere al Gran Ballo del Risorgimento: tanto che la coda dei visitatori per acquistare il biglietto d’ingresso al Museo del Risorgimento, a un certo punto, è arrivata fino in piazza Carlo Alberto.

E benché le dimensioni della Sala del Parlamento abbia dimensioni ragguardevoli, non è stata sufficiente per dare modo a tutto il pubblico presente di assistere in modo opportuno alle esibizioni delle dame e dei cavalieri nei loro abiti ottocenteschi. Tanto che gli organizzatori hanno dovuto utilizzare anche la Sala dei Plebisciti, suddividendo così il corpo di ballo.

dame e cavalieri con abiti dell'ottocento per il gran ballo del risorgimento

Il Gran ballo del Risorgimento è stata una ricostruzione di un Gran Ballo formale dell’Ottocento, come quelli che venivano organizzati per festeggiare i momenti significativi del Risorgimento. Con il Gran Ballo del Risorgimento la Società di Danza ha voluto rendere omaggio alla storia e ai valori fondanti la società torinese, valori che trovano radici nella cultura democratica e liberale dell’800. Il Gran Ballo ha proposto la cultura musicale  della società italiana ed europea del XIX secolo: nella realizzazione di quadriglie, contraddanze, valzer, polke e mazurke  si è raccontato il gioco delle relazioni sociali e delle regole di etichetta su cui si fondava la vita pubblica della società ottocentesca, in un contesto in cui grazia e precisione si fondono col gusto dell’incontro e del corteggiamento cavalleresco.

il gran ballo del risorgimento nelle sale del museo del risorgimento

La realizzazione dell’evento ha visto impegnati un centinaio di  danzatori provenienti da alcuni dei 40 Circoli italiani della Federazione Società di Danza, che, in abiti e costumi ispirati all’epoca, hanno dato  vita a balli su figurazioni dei maestri di danza dell’800, frutto di una ricerca e sviluppo artistico del Maestro Fabio Móllica.

La manifestazione è iniziata con la promenade dei danzatori nelle piazze della prima Capitale d’Italia, cui ha fatto seguito il Gran Ballo del Risorgimento nei saloni ottocenteschi del Museo del Risorgimento Italiano.

società di danza e il gran ballo del risorgimento a torino

Fondato nel 1878,  il Museo Nazionale del Risorgimento  rappresenta un polo culturale di riferimento per la città di Torino. Ha sede nel Palazzo Carignano, uno dei più pregevoli edifici dello stile barocco, riconosciuto come bene protetto dall’UNESCO dal 1997. Nel 2011, in occasione delle celebrazioni per il Centocinquantenario dell’Unità d’Italia, il Museo è stato completamente rinnovato, divenendo uno dei più importanti musei di storia d’ Europa. Conserva uno straordinario patrimonio e una Biblioteca di altissima specializzazione. Lungo il percorso museale si possono ammirare due aule parlamentari ancora intatte: la Camera dei Deputati del Parlamento Subalpino, attiva dal 1848 al 1861, monumento nazionale dal 1898, e la maestosa Camera dei Deputati del Regno d’Italia, con affreschi di Francesco Gonin, costruita tra il 1864 e il 1871.

folto pubblico per il gran ballo del risorgimento

Le fotografie del Gran Ballo del Risorgimento sono disponibili qui.

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Palazzo Carignano a Torino ospita il gran ballo del risorgimento

gran ballo del risorgimento nella Sala dei Plebisciti

Novecento, i giorni di Margherita alla Palazzina di caccia di Stupinigi

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Life, istantanee di vita di corteNell’ambito del progetto “LIFE, istantanee di vita di corte!”, la Palazzina di caccia di Stupinigi ha proposto un evento dedicato alla vita di corte e di villeggiatura di inizio Novecento, quando le sale barocche, progettate dallo Juvarra e già testimoni dei fasti napoleonici, divennero (dal 1909 al 1919) la  residenza estiva della  regina d’Italia, Margherita di Savoia, che trascorreva l’inverno a Bordighera.

In quel periodo Margherita, vedova di Umberto I, ucciso a Monza, era di fatto la regina madre di Casa Savoia; sul trono, accanto al figlio Vittorio Emanuele III, sedeva la nuora Elena di Montenegro.

La regina, donna dall’enorme popolarità (a lei venne intitolata anche una pizza…), riempì Stupinigi di una gran quantità di mobili e arredi di stili diversi, e la Palazzina di caccia vide un grande andirivieni di parenti, nobili e ospiti  che arrivavano a bordo delle prime “carrozze a motore”.

Stupinigi-48 copiaMargherita di Savoia fu tra le prime utilizzatrici delle automobili e convinta sostenitrice del nuovo mezzo di locomozione. Intrattenne cordiali e frequenti rapporti con molti pionieri del motorismo, come Emanuele Bricherasio o Carlo Biscaretti.

Disponeva di un fornitissimo garage, suddiviso nel “reparto di città” e “reparto di campagna”, nel quale erano custodite le vetture per i servizi di corte, ognuna identificata con il nome di un volatile, secondo il tipo di servizio cui era assegnata.

A Stupinigi rivivono i giorni di Margherita

Stupinigi, ancora e per l’ultima volta, a inizio Novecento diventò dunque una casa arredata secondo il gusto  della regina; come ebbe a dire un cronista dell’epoca: “La fata del luogo imprime a tutto e per tutto il cachet del suo gusto“.

 

Stupinigi-128 copiaLa rievocazione in calendario ieri pomeriggio poteva anche essere riferita all’arrivo a Stupinigi, nel 1910, della cognata della regina madre, Maria Pia di Savoia, una delle figlie di Vittorio Emanuele II, ex regina del Portogallo,  tornata in esilio in Italia dopo la caduta della monarchia lusitana e che morì  alla Palazzina nel 1911.

Grazie all’evento in programma alla Palazzina, organizzato in collaborazione con Le vie del tempo, è stato  possibile assistere a scene della vita di corte, con il via vai degli ospiti, delle dame di compagnia, del personale di servizio negli appartamenti che la regina Margherita dotò di una gran quantità di mobili e arredi di stili diversi.

Stupinigi-35 copiaL’evento ha avuto una degna conclusione con  il concerto della Banda musicale Giacomo Puccini, ospitata nel cortile d’onore della Palazzina di Stupinigi,  tenuto in occasione dei festeggiamenti per il 150° anniversario della costituzione del corpo musicale.

Il prossimo appuntamento di LIFE è per il prossimo novembre, quando saranno riproposte le istantanee della vita di corte in occasione della caccia reale.

Qui trovi le immagini dell’evento.

 

 

 

Bocuse d’Or 2018, a Torino la finale europea del prestigioso concorso

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Per la prima volta nella sua storia, l’evento Bocuse d’Or Europe si svolgerà nell’Europa meridionale. Dopo Norvegia, Svizzera, Belgio, Svezia e Ungheria, sarà Torino ad ospitare la selezione continentale della più prestigiosa competizione internazionale di alta cucina: il Bocuse d ‘Or.

Bocuse d'Or Europe Off 2018 a Torino

La finale europea del Bocuse d’Or  porterà sotto la Mole Antonelliana, l’11 e il 12 giugno 2018, i migliori chef che gareggeranno per conquistare il titolo europeo e per aggiudicarsi il posto per la finale mondiale del Bocuse d’Or, in programma a Lione nel gennaio 2019, in occasione del Sirha.

Oltre alle finali europee del Bocuse d’Or,  Torino ospiterà anche le finali europee della  Coupe du Monde de la Pâtisserie.

La European Pastry Cup è un contest di pasticceria di livello internazionale che si svolgerà all’Oval di Lingotto Fiere il 10 giugno 2018, in contemporanea con Gourmet Expoforum, il Salone dedicato agli operatori professionali dei settori Horeca e Food & Beverage in calendario dal 10 al 12 giugno 2018 negli spazi espositivi di Lingotto Fiere.

Torino ospiterà per questo evento 7 nazioni (Belgio, Turchia, Svezia, Russia, Polonia, Svizzera, Bulgaria) che si contenderanno l’ingresso alla finale che si svolgerà a Lione nel 2019. Le sette squadre in gara avranno 5 ore per preparare diversi dessert: 2 torte gelato alla frutta, 10 dessert al piatto, 1 scultura di cioccolato e 1 scultura di zucchero. Solo tre di loro raggiungeranno gli altri finalisti a Lione nel mese di gennaio 2019.

Bocuse d'Or a Torino l'11 e il 12 giugno 2018

Cos’è il Bocuse d’Or

Il concorso nacque nel 1987 grazie all’intuizione di Paul Bocuse che inventò un vero e proprio evento spettacolo all’interno di Sirha, l’appuntamento mondiale di riferimento della ristorazione e dell’industria alberghiera che si svolge ogni due anni a Lione.

L’idea è stata quella di riunire 24 giovani chef provenienti da tutto il mondo facendo loro realizzare alcuni piatti in un tempo limite, sottoponendoli poi ad una giuria composta dai più importanti chef mondiali. Al di là della competizione culinaria, il Bocuse d’Or si è imposto nel tempo come uno show mediatico, consentendo a  molti chef di talento di farsi conoscere proprio grazie al concorso stesso. A circa 30 anni dalla nascita del premio e per soddisfare la necessità di rappresentare tutti i Paesi, nel 2007 sono nate le preselezioni continentali con il Bocuse d’Or Europa, America Latina e Asia, diventata nel 2014 Asia-Pacifico con l’integrazione dell’Australia. Nelle preselezioni continentali sono scelti i 24 Paesi che hanno accesso alla prestigiosa finale mondiale:  il Bocuse d’Or è ormai l’insieme di sessanta eventi, tra concorsi nazionali e continentali, su un ciclo di due anni, che culmina nella finale mondiale di Lione.

Gualtiero Marchesi. La cucina come pura forma d'arte in mostra a Palazzo Madama a Torino

L’ultima prova per i 20 candidati dell’Europa si svolgerà dunque a Torino dall’11 al 12 giugno 2018: dieci squadre saranno ammesse alla finale a Lione e si aggiungeranno ai vincitori delle selezioni continentali delle Americhe in Messico e Asia-Pacifico a Guangzhou.

Nelle prove a Torino tutti i concorrenti dovranno utilizzare gli stessi prodotti, in questo caso prodotti di eccellenza del territorio piemontese: la carne, il riso, il formaggio Castelmagno e i vini. A cui si aggiungerà un prodotto che resterà segreto sino alla vigilia del concorso.

Bocuse d’Or Europe Off

Florent Suplisson alla presentazione di Bocuse d'Or a Torino

Il Bocuse d’Or Europe OFF 2018 è il calendario di eventi culturali rivolti al grande pubblico in programma a Torino dall’8 al 16 giugno, con alcune anticipazioni nelle settimane precedenti, collegato al prestigioso concorso di alta cucina Bocuse d’Or Europe.

Composto da iniziative culturali diffuse e realizzato per la prima volta nella storia del Bocuse d’Or Europe, il calendario OFF nasce dal presupposto che la cucina è cultura, espressione di un bagaglio storico, dell’identità di un territorio, di una idea di contemporaneità in continuo dialogo con altre arti e discipline, con cui condivide la capacità di interpretare il presente e disegnare il futuro.

Simbolicamente realizzato nell’Anno del cibo italiano, grazie alla partecipazione dei principali musei e istituti culturali, dei protagonisti dell’enogastronomia, di partner pubblici e privati, il Bocuse d’Or Europe OFF 2018 offre al pubblico un cartellone ricco di percorsi espositivi, dialoghi, incontri, spettacoli, laboratori, attività per famiglie, degustazioni e cene nei luoghi più belli e significativi del territorio.

Bocuse d'Or all'Oval di Torino

Brompton World Championship arriva a Torino, ecco le fotografie

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la partenza della Brompton World championship a Torino Il Parco del Valentino, che fra un mese ospiterà il Salone dell’automobile di Torino, è stato lo scenario della quinta edizione italiana del Brompton World Championship, dove stile, passione e senso di appartenenza caratterizzano una competizione che è già diventata un classico.

Dato il carattere urban della bicicletta pieghevole più famosa al mondo e dato il forte senso di appartenenza alla comunità dei bromptoniani, a Londra già da tredici anni viene organizzata una gara sui generis, in cui gli atleti devono rispettare il dress code che impone camicia, giacca e cravatta (e il foulard per le signore) e che spinge a dare spazio alla fantasia.

La tappa italiana del Brompton World Championship si è sempre tenuta in location suggestive: Villa Borghese a Roma,  Parco delle Cascine a Firenze, Parco San Giuliano a Venezia, Autodromo di Monza.

BROMPTON WORLD CHAMPIONSHIP, FINALMENTE A TORINO

Finalmente il Brompton World Championship è arrivato anche a Torino,  sotto le fronde dei platani secolari del Parco del Valentino, lungo le sponde del Po, su un percorso attorno al Castello del Valentino.

Lo svolgimento della manifestazione è avvenuto  all’interno di una giornata dedicata al ciclismo urbano e alla parata del Bike Pride piemontese. Chissà se Torino riuscirà nuovamente a ospitare anche una tappa del World naked bike Pride

I partecipanti alla Brompton world championship a Torino

Dopo Roma, Firenze, Venezia e l’Autodromo di Monza, è toccato a Torino accogliere tutti gli appassionati possessori di una Brompton per la gara ormai famosa nel mondo che qualifica i vincitori al grande evento finale di Londra del prossimo 28 luglio.

i concorrenti della Brompton worldd championship davanti al castello del Valentino

Tra i partecipanti alla gara, infatti,  i due vincitori della classifica maschile e femminile sono premiati con un biglietto aereo per Londra e l’iscrizione alle BWC Final 2018. Vengono premiati inoltre il 2° e 3° classificato, il migliore della categoria Over 50 e le prime squadre classificate (uomo e donna). Tra tutti gli iscritti, sarà inoltre riconosciuto un premio ai due partecipanti “meglio vestiti”, senza dimenticare che durante la giornata si è svolto anche il Folding Contest Italia, la sfida cronometrata nel ripiegare la propria bici più velocemente.

Organizzato da Bike id, negozio specializzato in biciclette pieghevoli in collaborazione con Brompton Italia, il World Championship di Torino ha visto la partecipazione di moltissimi bromptoniani provenienti da tutta Italia per gareggiare su un circuito di circa 15 km intorno al Castello del Valentino. Prima della gara c’è stata anche una parata: che non ha richiesto competizione agonistica ma ha spinto i partecipanti a puntare sullo stile … con rispetto del dress code!

Pronti per la partenza dellaBrompton world championship a Torino

Tra i partecipanti alla gara lunga, verranno premiati i due vincitori della classifica maschile e femminile con un biglietto aereo per Londra e l’iscrizione alle BWC Final 2018. Verranno premiati inoltre il 2° e 3° classificato, il migliore della categoria dei veterani Over 50 e le prime squadre classificate (uomo e donna). Tra tutti gli iscritti, sarà inoltre riconosciuto un premio ai due partecipanti “meglio vestiti”, senza dimenticare che durante la giornata ci sarà anche il Folding Contest Italia, la sfida cronometrata nel ripiegare la propria bici più velocemente.

Guarda le fotografie della manifestazione realizzate da OkFoto.it.

Pronte per la parata alla Brompton World Championship al Parco del Valentino a Torino

 

 

Il Grande Gatsby, una serata Anni Venti alla Reggia di Venaria

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Da tempo gli organizzatori della Nuit Royale e di Halloween alla Reggia avevano in mente di portare il Grande Gatsby negli scenari della Reggia: finalmente sabato scorso l’evento ha visto la luce.

Il Grande Gatsby alla reggia di Venaria Un radioso sorriso in occasione dell'evento Grande Gatsby alla reggia di Venaria

Una festa  spettacolare, molte ore di divertimento con la possibilità di  rivivere le atmosfere e i personaggi dei ruggenti Anni Venti: electro swing, lindy hop, animazione e molto altro.

Il Grande Gatsby (The Great Gatsby) è un romanzo dello scrittore statunitense Francis Scott Fitzgerald pubblicato a New York il 10 aprile 1925 e definito da T.S. Eliot «il primo passo in avanti fatto dalla narrativa americana dopo Henry James».

Ambientato a New York e a Long Island durante l’estate del 1922, Il Grande Gatsby è il  ritratto dell’anima dell’età del jazz, con le sue contraddizioni, il suo vittimismo e la sua tragicità. La storia, narra la tragedia del mito americano che aveva retto il paese dai tempi dello sbarco a Plymouth Rock.

Il Grande Gatsby è anche il titolo del film del 2013 ricavato dal romanzo di F.S. Fitzgerald (The Great Gatsby):  un film  diretto da Baz Luhrmann ed interpretato da Leonardo DiCaprio, Carey Mulligan e Tobey Maguire.Grande Gatsby e la moda degli Anni Venti

Il dress code per la serata era ovviamente legato alla moda degli Anni Venti, degli anni ruggenti, della rinascita, di un periodo in cui le ragazze non sono più quelle di un tempo, desiderano studiare, iniziano a fumare e bere cocktail, le forme si assottigliano,  i capelli si accorciano, si utilizzano cappelli, perle, paillettes e piume. Nella moda maschile si afferma l’abito a tre pezzi con bretelle e scarpe stringate; si diffonde lo smoking, capo iconico di una società ricca e spesso spregiudicata. Con il Grande Gatsby alla Reggia di Venaria tutto questo torna ad essere realtà solo per una notte!

Alla reggia di Venaria va in scena il Grande Gatsby

Abbiamo raccolto in un album le immagini dei partecipanti all’evento al momento del loro arrivo alla Reggia: c’era una atmosfera di allegria e spensieratezza, in attesa di una notte  di divertimento.

E mentre alcuni ospiti erano in coda all’ingresso, altri si gustavano una cenetta romantica negli affollati locali della centralissima via Mensa di Venaria, in una serata con temperature estive.

Una cena romantica in occasione del Grande Gatsby alla Reggia di Venaria

 

 

 

 

Torino Comics 2018 fa registrare il record di visitatori

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Torino comics al Lingotto Fiere il 13-14-15 aprile 2018 La 24° edizione di Torino Comics chiude con 56.000 visitatori, segnando dunque un record per la storia della manifestazione svoltasi nei padiglioni di Lingotto Fiere.

Soddisfatti gli organizzatori che hanno sottolineato l’altissima l’affluenza nell’area editoriale, con il ritorno di importanti case editrici, alcune delle quali assenti da diverso tempo a Torino, come Tunuè, BD, Magic Press, Shockdom, Dark Zone, No lands Comics, Cronaca di Topolinia, e Star Shop distribuzione, che ha partecipato con le pubblicazioni delle case editrici Panini, Star Comics ed Edizioni Inkiostro.

Nei tre giorni della manifestazione si sono registrate lunghissime file di lettori e fan per le sessioni di disegni e autografi degli autori più amati, come Fraffrog, Loputyn e RichardHTT (Shockdom), Don Alemanno e Boban Pesov (Magic Press), Gud e Marco d’Aponte(Tunuè), Andrea Cavaletto (Inkiostro), Paolo Eleuteri Serpieri (Star Shop), Paolo Mottura, che ha presentato la mostra I miti del cinema un portfolio di disegni dedicato ai grandi classici, nuovi e moderni del cinema.

Torino comics, una manifestazione tutta da scoprire

Migliaia i giovanissimi che hanno affollato lo Youtuber village  per incontrare le star più amate del web, in particolare i Me contro Te– conosciuti in rete come Sofì e Luì, coppia di fidanzatini con oltre 4.3 milioni di follower – e LaSabri, la regina di Youtube, con oltre 2.5 milioni di follower grazie ai suoi vlog.

Nyn Brighid presente a Torino Comics

Grande successo anche per la conferenza sul doppiaggio dei cinecomics, che ha visto protagonisti sul palco del padiglione 2 le voci del mondo Marvel: Massimiliano Manfredi (Thor), David Chevalier (Loki) e Francesca Fiorentini (Virginia “Pepper” Potts).

Torino Comics ha ospitato la tappa italiana delle qualificazioni dell’International Cosplay League,  a cui partecipano cosplayer qualificati da Paesi di tutto il mondo. Le finali si svolgeranno a settembre a Madrid, in occasione dell’evento Japan Weekend. In gara sia singoli, su cui è stato valutato solo il costume, sia coppie, per le quali invece sono stati giudicati sia i costumi sia l’esibizione.

Torino comics 2018, record di visitatori

A giudicare i concorrenti, una giuria da esponenti di primo piano del mondo cosplayer internazionale, tra cui la cosplayer polacca Shappi, plurititolata a livello europeo e specializzata in armature; l’italiana NadiaSK, cosplayer appassionata di videogiochi e manga, conosciuta in tutto il mondo e vincitrice del World Cosplay Summit nel 2008; Twins Cosplay, vincitori delle selezioni italiane del 2017 e secondi classificati alle finali mondiali; Davide Garbolino, doppiatore, direttore di doppiaggio e presentatore televisivo, voce di personaggi celebri del mondo dei cartoon come Johnny di È quasi magia Johnny, la tartaruga Ninja Michelangelo, Gohan di Dragonball e Nobita di Doraemon; Galefir, cosplayer spagnolo e delegato speciale del Japan Weekend di Madrid.

Torino Comics, una festa per i cosplayers

Nell’ultima giornata di Torino Comics si è  svolto il classico cosplay contest, che premia l’abilità “artigiana” del concorrente, la sua capacità di immedesimarsi nel ruolo scelto e le sue doti interpretative e di simpatia.  Si sono alternati sul palco più di 350 cosplayer, in gara per aggiudicarsi il premio per miglior singolo (maschile e femminile), miglior coppia, miglior gruppo, fino al superpremio finale, un viaggio al London film and Comic Con di Londra.

Oltre 350 Cosplayers sfilano nella giornata di chiusura di Torino Comics 2018

Sfoglia  l’album con alcune delle più belle fotografie di Torino Comics 2018 scattate da OkFoto.it

 

 

 

Fatevi rapire dalla bellezza della mostra Genio e maestria

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«Fatevi rapire» è l’invito che arriva dalle Residenze Reali sabaude nella nuova campagna pubblicitaria spaziale. Residenze che diventano “extra reali”: un messaggio che vuole sottolineare il valore  in più  delle regge e castelli del sistema delle residenze sabaude.  Nella nuova pubblicità c’è un ufo a  illuminare la Reggia di Venaria, che apre la stagione 2018 ospitando nelle Sale delle arti la mostra Genio e Maestria. Mobili ed ebanisti alla corte sabauda tra Settecento e Ottocento, sino al 15 luglio 2018. 

uno dei capolavori della mostra Genio e maestria alla Reggia di Venaria

L’evento espositivo intende aggiungere nuovi tasselli alla storia del patrimonio dell’ammobiliamento in Piemonte tra Settecento e Ottocento presentando mobili d’arte di eccezionale rilevanza realizzati dai maggiori ebanisti e scultori dell’epoca (Luigi Prinotto, Pietro Piffetti, Giuseppe Maria Bonzanigo e Gabriele Capello detto “il Moncalvo”), alcuni mai esposti prima, grazie a prestiti di altre residenze reali sabaude e di importanti collezionisti: due secoli di storia dell’arredo in circa 130 opere, alcune mai esposte o assenti da anni alla fruizione del pubblico.

ingresso della mostra Genio e maestria alla Reggia di venerai

Tra queste va ricordata l’eccezionale presenza in mostra del monumentale Coro a 28 stalli del Prinotto, un capolavoro del 1740, rientrato recentemente in Italia dall’Irlanda dopo più di 200 anni e restaurato, con altre 40 opere in mostra, dal Centro conservazione e restauro “La Venaria Reale”.

Coro monastico di Luigi Prinotto esposto alla Reggia di Venaria

La mostra racconta la storia di un raffinato, colto e complesso mestiere d’arte che si sviluppò nello Stato sabaudo, principalmente a Torino e a Genova,  a servizio delle più importanti committenze reali e nobiliari nel costante dialogo tra le arti.

mobili e ebanisti alla corte sabauda

Nel percorso espositivo sono descritte la formazione, l’organizzazione delle botteghe, l’aggiornamento culturale e tecnologico che fanno sì che l’ebanista si distingua dal minusiere, dallo scultore in legno, dal maestro d’ascia, dal bottalaro e dal mastro di carrozze nell’ambito della Università dei Minusieri (istituita nel 1636) e nei cantieri nobiliari e di corte.

Fatevi rapire dalla mostra Genio e maestria alla Reggia di Venaria

Abbiamo raccolto in un album le immagini scattate alla mostra Genio e Maestria.

A questo link troverai le informazioni su orari e biglietti.

 

 

 

Dino 206 GT, un raduno a Maranello per i 50 anni (1968-2018)

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Siamo a metà degli Anni Sessanta. In Casa Ferrari c’è la necessità di espandere il mercato come come pure l’esigenza di ridurre i costi industriali. La disponibilità del prototipo Dino 196 S rende possibile pensare ad una versione “stradale” della vettura con un motore di due litri, da mettere in produzione, per la prima volta in casa Ferrari, mediante catena di montaggio.

Dino 246 GTS

Inoltre i regolamenti delle corse monoposto di Formula 2, emanati nel 1967, prevedono che il motore di quelle vetture da competizione derivi dalla produzione di serie ed essere realizzato in almeno cinquecento unità l’anno. Ma in quegli anni la Ferrari non ha una capacità produttiva sufficiente per costruire tutti quei motori, per cui diventa necessario  un accordo con la FIAT di Gianni Agnelli, che rende possibile la partecipazione della Casa di Maranello a quelle competizioni. La FIAT avrebbe costruito i propulsori, li avrebbe utilizzati in una vettura d’alta gamma a motore anteriore (Dino) e li avrebbe forniti alla Ferrari, che avrebbe poi rielaborato il motore per adattarlo alla sistemazione centrale e trasversale.

Quel motore equipaggiò la Fiat Dino spider (carrozzeria Pininfarina), la Fiat Dino coupè (carrozzeria Bertone) e anche la Lancia Stratos; in cambio di quel motore Lancia acconsentì che il suo pilota, Sandro Munari, prendesse parte alla Targa Florio del 1972 correndo per la Ferrari.

Sono passati 50 anni da quando, nel 1968, la Dino 206 GT fu messa in produzione: l’anniversario sarà celebrato  con un evento organizzato dal Ferrari Club Deutschland in collaborazione con Matthias Bartz, autore del libro “Dino Compendium”; all’evento parteciparanno i proprietari di Dino 206 GT, Dino 246 GT, Dino 246 GTS, Dino 308 GT4 and Dino 208 GT4, per un numero massimo di 206 vetture che si ritroveranno a Maranello il 30 giugno 2018.

Il nome Dino fu utilizzato per la prima volta sulle vetture Ferrari alla fine degli Anni Cinquanta per designare le monoposto di Formula 1 e le vetture della categoria Sport. Alfredo era il nome di battesimo del figlio di Enzo Ferrari e Laura Garello, morto nel 1956 a soli 24 anni. Dopo la sua morte, che segnò profondamente la vita del Commendatore (a Enzo Ferrari si attribuiscono queste parole: “La realtà, tristissima, era ben altra: mio figlio deperiva costantemente perché colpito da distrofia muscolare progressiva. Si spegneva per questa terribile malattia che nessuno ha mai potuto individuare né curare, che nessuna difesa consente all’infuori della profilassi genetica. Fin quando una sera, in quella agenda dove annotavo tutti questi dati, scrissi: la partita è perduta”), il nome Dino fu impiegato, per ricordarne la memoria, per il prototipo Sport 166 P con motore centrale del 1965, divenuto poi 206 SP e 206 S. Questa fu anche la prima vettura a portare sul cofano il marchio “Dino” al posto dello stemma Ferrari. Il logo aveva forma di un rettangolo con la scritta stilizzata di colore blu su campo giallo.

La storia della Dino 206 GT ha inizio al Salone di Parigi del 1965 quando, Pininfarina presentò il prototipo della Dino Berlinetta Speciale, uscito dalla matita di Aldo Brovarone. Si trattava del progetto per un veicolo stradale, basato sul telaio dei modelli Sport da competizione, con motore in posizione centrale e motore longitudinale. Il protoptipo aveva i gruppi ottici anteriori protetti da una copertura in perspex, che si estendeva per tutta la larghezza del muso. La linea era quella che sarebbe poi stata deliberata per la vettura stradale di serie. L’abitacolo era caratterizzato da un basso lunotto verticale, concavo ed incurvato, che si trovava alla fine dei montanti posteriori. L’altra estremità dei montanti  terminava sulla coda tronca.

Dino 246 GT

Dopo Parigi, al Salone dell’Automobile di Torino nel 1966, fu presentato una rielaborazione del prototipo, ancora con il motore centrale longitudinale ma dotato di una presa d’aria ellittica per il radiatore, con i gruppi ottici montati sui parafanghi, ancora protetti da una copertura in perspex. L’abitacolo aveva un tettuccio più alto, con lunotto e montanti posteriori simili a quelli del prototipo precedente. I quattro paraurti angolari testimoniavano l’evoluzione del veicolo da concept car a vettura di normale produzione.

Al Salone dell’auto di Torino del 1967 comparve la versione del prototipo con il corpo vettura che aveva ormai la linea pressoché definitiva. La modifica più significativa, elaborata direttamente dalla Ferrari, si trovava sotto il cofano motore, poiché il V6 era stato ruotato di 90° ed aveva quindi assunto una posizione trasversale. Il cambio a 5 marce era in un blocco posizionato dietro e sotto il propulsore.

La rifinitura riguardante i dettagli della carrozzeria era pressoché terminata e l’esemplare esposto era in sostanza identico alle vetture di normale produzione che ne derivarono. Le differenze più evidenti rispetto ai vari prototipi erano costituite dalla presenza di sfoghi d’aria sul cofano anteriore, con file di corrispondenti sfoghi d’aria per il vano motore posti sul relativo cofano. L’angolo formato dal parabrezza era diventato più ampio ed i cofani del vano motore e del vano bagagli separati.

La stessa vettura fu esposta nel gennaio 1968 al Salone di Bruxelles, prima di essere utilizzata per i test e di iniziare la produzione della Dino. La versione definitiva per la produzione non aveva più le coperture in perspex dei gruppi ottici anteriori e montava i deflettori sui finestrini delle portiere.

Le linee eleganti della vettura, con il loro stile rotondo che partiva dalla morbida curva del parafango anteriore e s’inseriva nell’abitacolo, dotato di pannelli porta con incavo, e proseguiva poi con la rotondità del parafango posteriore e relativo montante che terminava bruscamente nella coda tronca, ottennero un apprezzamento pressoché universale. Ancora oggi le forme della Dino Ferrari sono considerate un classico del car design.

Alfredo Stola su Dino 246 gts

Le vetture di serie furono costruite su un telaio con un passo di 2280mm, realizzato secondo i tradizionali principi della Ferrari: tubolari principali di tipo longitudinale con bracci incrociati e sotto-telai incaricati di supportare i vari elementi del corpo vettura. Il numero di progetto interno alla Ferrari era 607. Per queste vetture, che mostravano sul cofano il marchio “Dino”, fu adottata una sequenza di numerazione con cifre pari, che le distingueva dalle Ferrari stradali prodotte nello stesso periodo: queste ultime, infatti, avevano la sequenza di numerazione con le cifre dispari. I primi prototipi avevano sia i numeri di telaio in cifra pari, come le Ferrari da competizione, sia i numeri di telaio in cifra dispari, come le vetture del Cavallino pensate per un uso stradale.

Dino 246 GTS

Ogni ruota era dotata di freno a disco ventilato, sospensione indipendente con bracci oscillanti, molla elicoidale ed ammortizzatore idraulico. Barre antirollio erano presenti su entrambe gli assi.  Anche se in quegli anni la maggior parte delle Ferrari era realizzata con corpi vettura in acciaio e pannelli apribili in alluminio, la Dino 206 GT fu costruita, dalla Carrozzeria Scaglietti, totalmente in alluminio. Il pannello di coda accoglieva su ogni lato una coppia di luci circolari, secondo uno schema utilizzato anche sul modello 365 GTB4 “Daytona”, presentato quasi nello stesso periodo. Le due vetture si somigliavano anche nel gruppo strumenti, di forma ovale e rifinito in alluminio, dotato di indicatori circolari con fondo nero. I cerchi in lega Cromodora erano dotati di fissaggio centrale tramite un classico gallettone cromato, molto affascinante perché ricordava le soluzioni adottate sulle vetture sport prototipi.

Il motore adottava una configurazione a V di 65°, con doppi alberi a camme in testa per una cilindrata totale di 1987 cc. L’alesaggio era di 86mm, la corsa di 57mm. Il blocco cilindri era fuso in una lega nota come silumin, le canne dei cilindri erano in ghisa, la testata e molte altre fusioni erano di una lega similare. Il propulsore era montato trasversalmente assieme al blocco del cambio a cinque marce sincronizzate, posto dietro e sotto il carter del propulsore. L’alimentazione era assicurata da tre carburatori doppio corpo Weber 40, montati nel centro della “V”. L’accensione era elettronica. La potenza dichiarata raggiungeva i 180 cavalli per una velocità di 230 km/h.

La produzione iniziò durante il 1968 e si protrasse fino al 1969 (furono costruiti 150 esemplari), quando il propulsore da due litri fu rimpiazzato dall’unità da 2400cc. Furono variati anche altri dettagli, e nacque la Dino 246 GT.

Dino 246 gts

La Dino 246 GT fu presentata nel 1969 al Salone dell’automobile di Torino:  rappresentava l’evoluzione della Dino 206 GT, con un motore V6 di 2400 cc, che portava la potenza a 195 CV, e un passo allungato di 60 mm. Al di là delle differenze di interasse, il design della vettura era praticamente invariato se si eccettuano le lievi modifiche del cofano motore – ora più allungato – e il riposizionamento del tappo del serbatoio sul montante posteriore sinistro, non più cromato ed esterno come sulla 206 GT.

Il modo più facile per distinguere una 206 GT dalla Dino 246 GT è il bocchettone esterno e cromato per il rifornimento del carburante, posto sul montante posteriore sinistro.

La carrozzeria della 246 GT era in acciaio, con porte e cofani in alluminio.

La Dino 246 GT riscosse un notevole successo commerciale, tanto che ne furono prodotte tre serie fino al 1973 (identificate con le lettere L, M, E), quando fu sostituita dalla Dino 308 GT4 ( e dalla versione Dino 208 GT4 con motore di cilindrata inferiore, del 1975), con la carrozzeria disegnata da Marcello Gandini per Bertone. Dalla versione E, nel 1972, fu ricavata la Dino spider:  la 246 GTS era caratterizzata dal tettino tipo “Targa” e da lievi modifiche del padiglione.

Dino 246 GTS

La Jaguar E-type al 23° Amelia Island Concours d’Elegance

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Era il marzo 1961 quando il fondatore e presidente della Jaguar Sir William Lyons presentò la Jaguar E-type (conosciuta anche come XK-E o XKE, il suo nome iniziale) all’Hotel du Parc des Eaux-Vives sul Lago di Ginevra.

La Jaguar E-type presente al 23° Amelia Island Concours d'Elegance

La versione coupé (Fixed Head Coupé o FHC) fu presentata al Salone dell’automobile di Ginevra, mentre la roadster (Open Two Seater o OTS) fu presentata il mese successivo al Salone dell’automobile di New York.

Sono gli anni  in cui i Beatles incominciano a esibirsi a Liverpool e James Bond arriva sullo schermo interpretato da Sean Connery. A poco meno di 60 anni dalla sua nascita, la Jaguar E-Type sarà celebrata in occasione del 23° Amelia Island Concours d’Elegance.

Così come era accaduto per la Jaguar XK120 nel 1948, la sensazione che i presenti provarono al momento della presentazione della Jaguar XKE fu di assoluto stupore: si trattava di un modello rivoluzionario, che fissava nuovi standard e nuovi canoni per le vetture Gran Turismo.

L’icona britannica che cambiò per sempre il mondo delle auto sportive, impressionò tutti gli appassionati e gli addetti ai lavori sia per la sua linea, straordinariamente bella ed elegante, che per le prestazioni che si avvicinavano e a volte superavano le Ferrari, Maserati e Aston Martin. Fu un capolavoro di car design, di ingegneria automobilistica e di marketing. La vettura era venduta a un prezzo di circa 2.000 sterline, di molto inferiore a quelli della Ferrari e dell’Aston Martin.

La Jaguar E-type sembrava appartenere a una generazione in anticipo rispetto alle altre vetture sportive con alte prestazioni: al punto che si racconta che lo stesso Enzo Ferrari la definì “la più bella automobile mai realizzata”.

La Jaguar E-Type discendeva dalla leggendaria Jaguar D-type, la cui linea (così come quella della C-type) era merito di Malcom Sayer: a lui (e a William Lyons) si deve la fantastica linea della E-type con il lungo cofano anteriore che includeva i parafanghi e presentava due prese d’aria per favorire il raffreddamento del motore 6 cilindri in linea: un rigonfiamento ne ricordava la presenza a chiunque guardasse la vettura. I fari erano carenati e le luci di posizione erano poste sopra i sottili paraurti cromati. Due rostri cromati affiancavano la “bocca” anteriore ovale ed erano collegati da un listello che sosteneva il logo circolare Jaguar. Per accedere al motore l’intera parte anteriore si ribaltava in avanti.

La Jaguar coupè al Rally historic di Monte-Carlo

Dal punto di vista meccanico la nuova  Jaguar abbandonava il classico telaio a longheroni e traverse delle vetture della serie XK per una più moderna soluzione monoscocca con telaietto anteriore supplementare. La vettura, con sterzo a cremagliera, nella prima delle tre serie montava un motore Jaguar 6 cilindri in linea da 3.800 cm³ derivato da quello della XK150, alimentato da tre carburatori  con una potenza di 265 CV, abbinato ad un cambio meccanico a quattro marce che le consentiva una velocità massima dichiarata di 150 mph. Al retrotreno fu adottata una sospensione a ruote indipendenti al posto del tradizionale schema a ponte rigido mentre all’avantreno si optò per doppi quadrilateri con barre di torsione. Con quest’auto la Jaguar anticipò tutti i costruttori di auto sportive e adottò per prima i freni a disco servoassistiti sulle 4 ruote, già sperimentati in gara alla 24 Ore di Le Mans con la D-Type. I cerchi di serie erano a raggi grigi fissati con un gallettone.

La Jaguar D-type, dominatrice della 24 Ore di Le Mans

Benchè non fosse stata progettata per le gare come la leggendaria Jaguar D-type (dominatrice della 24 Ore di Le Mans negli anni 1955, 1956, 1957) alla sua prima partecipazione alla durissima competizione di Le Mans, nel 1962, le Jaguar E-type si piazzarono al 4° e 5° posto assoluto.

La Jaguar XKE non è semplicemente uno dei più grandi modelli di auto del 20° secolo, è uno dei più grandi progetti di tutti i tempi”, ha affermato Bill Warner, fondatore e presidente dell’Amelia Island Concours d’Elegance. “La XKE è così bella e perfettamente proporzionata che l’agenzia pubblicitaria USA della Jaguar nella campagna pubblicitaria aveva semplicemente messo le foto di un coupé rosso e di un roadster su uno sfondo bianco  con la tag line – Questa è la nuova Jaguar XKE! ”

La stupenda linea della Jaguar E-type presentata nel 1961

La Jaguar E-type (nera) divenne anche la vettura di Diabolik e Eva Kant. Restò in produzione sino al 1975 e ne furono prodotte circa 70.000.

La Jaguar E-type di Diabolik

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La Ferrari 365 GTB4 (Daytona) compie 50 anni

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La Ferrari Daytona, una delle Gran Turismo più rappresentative della Casa di Maranello, compie 50 anni. Presentata nel 1968 al Salone dell’Auto di Parigi, la Ferrari 365 GTB/4 è universalmente conosciuta come la “Daytona”, nome non ufficiale, assegnatole dai media in onore della vittoria della Ferrari all 24 Ore di Daytona, dove, nel 1967, le vetture del Cavallino Rampante conquistarono i primi 3 posti della dura corsa statunitense con la 330 P4.

La Ferrari 365 GTB/4 (con la  spider GTS/4) è rimasta in produzione fino al 1973 e ha preso il posto della Ferrari 275 GTB/4, da cui ereditava il motore V12.

Design di Pininfarina per la Ferrari Daytona

La versione spider, annunciata al Salone dell’Auto di Francoforte nel 1969, fu richiesta soprattutto per il mercato americano dall’importatore Luigi Chinetti: da quando fu introdotta raccolse il dieci per cento delle vendite riconducibili al modello 365 GTB/4. Inoltre, ad un buon numero di berlinette fu rimosso il tetto rigido per essere convertite in spider: una moda che divenne piuttosto diffusa verso il termine degli Anni Ottanta. La carrozzeria (porte e cofani erano in alluminio) , disegnata da Leonardo Fioravanti per  Pininfarina, ricopriva un telaio a traliccio centrale completamente nuovo. La linea della 365 GTB4 appariva ancora più aggressiva di quella della vettura che aveva sostituito, con la lunga, ampia, affilata parte anteriore, dotata di un grande cofano motore con sfoghi aria gemelli di forma rettangolare che quasi lambivano la cabina di guida, situata in posizione arretrata. Quest’ultima scorreva  fino a raggiungere la coda tronca, dove erano montate una coppia di luci rotonde sopra i due paraurti angolari.

Il motore era  il classico V12 Ferrari portato a 4390,3 cm³ e montato in posizione anteriore longitudinale, mentre il cambio manuale a 5 rapporti era al retrotreno, in blocco col differenziale autobloccante, secondo lo schema transaxle. Il motore alimentato da 6 carburatori a doppio corpo Weber, grazie anche dalla lubrificazione a carter secco, aveva una potenza dichiarata di 352 CV, sufficienti a spingere la Daytona a 280 km/h.

Le sospensioni all’avantreno e al retrotreno ricalcavano lo schema della 275 GTB/4, che al posteriore aveva abbandonato il superato schema a assale rigido per adottare la nuova geometria a ruote indipendenti con quadrilateri

Ferrari 365 GTB4, detta Daytona

La Ferrari Daytona  fu l’ultima supercar della Casa di Maranello prodotta prima che la FIAT assumesse il controllo della produzione di Maranello destinata all’uso stradale  e realizzata con il motore anteriore. Gli sviluppi tecnici degli Anni 70-80 videro la produzione di supercar Ferrari esclusivamente a motore posteriore. Occorrerà attendere fino al 1996 per ritrovare una Ferrari dotata di questa impostazione “classica”, con la Ferrari 550 Maranello.

I limitati numeri della produzione (furono realizzate 1284 berlinette e 122 spider) spiegano l’elevato valore del modello per i collezionisti.

Lo scorso settembre, in occasione di un’asta organizzata da RM Sotheby’s, l’unica versione stradale con carrozzeria in alluminio della Daytona 365 GTB/4 è stata aggiudicata a 1,8 milioni di euro. La vettura, costruita nel 1969, con numero di telaio 12653, era rimasta ferma in un garage del Giappone per 40 anni!

Ferrari Daytona

Oltre alle normali vetture stradali, ci furono tre serie di cinque esemplari da competizione, realizzati per dei piloti privati e costruiti in fabbrica nel reparto “Assistenza Clienti”. All’inizio della produzione, fu anche realizzato un esemplare unico totalmente in alluminio, destinato al North American Racing Team di Luigi Chinetti. La prima serie di cinque esemplari da competizione vide la luce nel 1971 ed aveva la carrozzeria in alluminio. I passaruota erano leggermente allargati, come pure le ruote, e sui parafanghi anteriori erano presenti piccole appendici aerodinamiche. C’era anche un piccolo spoiler anteriore sul fondo del musetto, ma la caratteristica più evidente era la mancanza dei paraurti angolari. La seconda serie, prodotta all’inizio del 1972, aveva il corpo vettura in lamiera d’acciaio con le porte ed i cofani in alluminio, come i modelli stradali, ma i passaruota erano stati notevolmente allargati, per ospitare ruote e gomme ancora più larghe. La terza serie, prodotta all’inizio del 1973, era esteticamente molto simile alla seconda ma aveva anche le porte in lamiera d’acciaio e solo i cofani erano rimasti d’alluminio. Le vetture furono protagoniste nella classe Gran Turismo. Da ricordare che le Daytona Competizione nel 1972 occuparono i primi cinque posti di classe alla 24 Ore di Le Mans del 1972, ripetendo la vittoria di classe in questa gara anche nel 1973 e nel 1974.

Ferrari Daytona compie 50 anni

I 50 anni della Ferrari 365 GTB/4 (Daytona) saranno celebrati, con i 70 anni della Porsche, nella prossima edizione dell’Amelia Concours d’Elegance, in calendario dal 9 all’11  marzo 2018.

 

 

 

Con la Porsche 356, 70 anni fa iniziava la storia del marchio di Stoccarda

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Il primo veicolo a portare il nome Porsche è stato immatricolato l’8 giugno 1948: si trattava della Porsche 356  Roadster numero 1. Quel giorno nacque il marchio di Stoccarda e con la Porsche 356 si realizzò il sogno di Ferry Porsche in fatto di automobili sportive. “La sua visione di allora incarnava tutti i valori che continuano ancora oggi a caratterizzare il marchio”, ha dichiarato Oliver Blume, Presidente del Consiglio di Amministrazione di Porsche AG.

Porsche 356 partecipa alla Mille Miglia

La tradizione è un impegno. Senza la nostra tradizione e senza i nostri valori fondanti, non saremmo arrivati dove siamo oggi”, spiega Blume. “Intendiamo mantenere lo standard di eccellenza tecnica stabilito da Ferry Porsche ora e in futuro. La mobilità dinamica intelligente ha un grande futuro davanti a sé. E noi disponiamo di una solida esperienza e competenza tecnologica, di collaboratori creativi e di uno spirito di squadra unico che ci consentiranno di far parte di questo futuro. Abbiamo quello che ci vuole per garantire che il marchio Porsche sia sempre in grado di affascinare, anche fra altri 70 anni.”

Porsche 356 sulle strade del Gran premio Nuvolari

La storia del marchio Porsche comincia nel 1948. Ma la Casa costruttrice di auto sportive si fonda sul lavoro svolto da Ferdinand Porsche, che il figlio Ferry ha poi sviluppato. Ferdinand Porsche aveva infatti progettato innovazioni pionieristiche per l’industria automobilistica già agli inizi del Novecento.

Nel 1900 costruì un’auto elettrica con motori integrati nel mozzo delle ruote, conosciuta con il nome di Lohner-Porsche, un veicolo sul quale avrebbe poi basato la prima autovettura al mondo con trazione integrale. Nello stesso anno creò un primo modello per veicoli ibridi sviluppando un propulsore ad alimentazione mista elettrica e a benzina. Nel 1931 Ferdinand Porsche fondò il proprio studio ingegneristico. La “Berlino-Roma”, presentata nel 1939, segnò la nascita della sua idea di una vettura sportiva a marchio Porsche, sebbene il suo sogno sia stato realizzato da suo figlio Ferry solo nel 1948, con la Porsche 356.

Dopo la Porsche 356, arrivò la 911 progettata dal figlio di Ferry Porsche, Ferdinand Alexander, che rappresentò la svolta per l’azienda, consentendole di affermarsi come uno dei leader mondiali fra i costruttori di auto sportive dal punto di vista tecnico e stilistico. Della Porsche 911, presentata al pubblico in anteprima mondiale nel 1963, sono stati realizzati ad oggi più di un milione di esemplari. “Sebbene la 911 sia stata oggetto di sviluppi coerenti nei decenni successivi e sia stata ottimizzata a più riprese con l’introduzione di tecnologie nuove e innovative, nessun altro modello è riuscito a mantenere la sua natura originaria così come la 911”, precisa Blume. “Tutti i modelli Porsche che sono stati sviluppati di recente o che lo saranno in futuro si basano su questa auto sportiva. In quanto fulcro del marchio, la 911 è diventata la vettura sportiva dei sogni, conquistando il cuore degli appassionati di tutto il mondo.”

Porsche 911 esposta a Milano AutoClassica

Il futuro delle sportive Porsche si sta già profilando sotto forma della Mission E, la prima vettura a propulsione esclusivamente elettrica prodotta dalla Casa di Zuffenhausen. Questa concept car unisce la linea dal forte impatto emozionale tipica di una Porsche a prestazioni dinamiche eccezionali e a una praticità lungimirante. Con quattro porte a quattro posti separati, la vettura si distingue per una potenza erogata complessiva di oltre 440 kW (600 CV) e un’autonomia superiore ai 500 km; accelera da 0 a 100 km/h in meno di 3,5 secondi e può essere ricaricata all’80% in circa 15 minuti. Porsche ha investito circa un miliardo di euro in questo progetto, creando più di 1200 posti di lavoro  presso la propria sede a Stoccarda-Zuffenhausen, dove la Mission E verrà costruita. “Porsche sarà sempre Porsche, il marchio leader della mobilità sportiva ed esclusiva”, sottolinea Blume.

Porsche 356 esposta a Milano AutoClassica

Per celebrare i 70 anni di Porsche, la Casa di Stoccarda  ha organizzato un programma  fitto di iniziative in tutto il mondo.  Il 3 febbraio scorso è stata inaugurata la mostra “The Porsche Effect” ospitata dal Petersen Automotive Museum di Los Angeles. Dal 20 al 31 marzo si terrà la  mostra “70 anni di auto sportive Porsche” presso il “Drive, the Volkswagen Group Forum” di Berlino. Anche il Porsche Museum festeggerà l’anniversario con un’apertura speciale il 9 giugno. Nello stesso giorno, Porsche inviterà gli appassionati delle sportive all’evento “Sports Car Together Day”, in programma presso tutte le sue sedi nel mondo. Durante il weekend del 16–17 giugno, la Casa Automobilistica organizzerà per i suoi dipendenti, gli abitanti del comune di Zuffenhausen e i clienti potenziali una festa pubblica all’interno del Museo e attorno al Museo Porsche di Stoccarda. Altre occasioni per festeggiare l’anniversario saranno il “Festival della Velocità”, in programma dal 12 al 15 luglio presso il circuito automobilistico di Goodwood, nel Regno Unito, e la “Rennsport Reunion” che si terrà in California dal 27 al 30 settembre. I festeggiamenti si concluderanno con l’evento “Notte dei suoni”, in programma per la prima volta alla Porsche Arena di Stoccarda il 13 ottobre 2018.

Porsche Targa al raduno Cars and coffee Torino