Torino Comics 2018 fa registrare il record di visitatori

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Torino comics al Lingotto Fiere il 13-14-15 aprile 2018 La 24° edizione di Torino Comics chiude con 56.000 visitatori, segnando dunque un record per la storia della manifestazione svoltasi nei padiglioni di Lingotto Fiere.

Soddisfatti gli organizzatori che hanno sottolineato l’altissima l’affluenza nell’area editoriale, con il ritorno di importanti case editrici, alcune delle quali assenti da diverso tempo a Torino, come Tunuè, BD, Magic Press, Shockdom, Dark Zone, No lands Comics, Cronaca di Topolinia, e Star Shop distribuzione, che ha partecipato con le pubblicazioni delle case editrici Panini, Star Comics ed Edizioni Inkiostro.

Nei tre giorni della manifestazione si sono registrate lunghissime file di lettori e fan per le sessioni di disegni e autografi degli autori più amati, come Fraffrog, Loputyn e RichardHTT (Shockdom), Don Alemanno e Boban Pesov (Magic Press), Gud e Marco d’Aponte(Tunuè), Andrea Cavaletto (Inkiostro), Paolo Eleuteri Serpieri (Star Shop), Paolo Mottura, che ha presentato la mostra I miti del cinema un portfolio di disegni dedicato ai grandi classici, nuovi e moderni del cinema.

Torino comics, una manifestazione tutta da scoprire

Migliaia i giovanissimi che hanno affollato lo Youtuber village  per incontrare le star più amate del web, in particolare i Me contro Te– conosciuti in rete come Sofì e Luì, coppia di fidanzatini con oltre 4.3 milioni di follower – e LaSabri, la regina di Youtube, con oltre 2.5 milioni di follower grazie ai suoi vlog.

Nyn Brighid presente a Torino Comics

Grande successo anche per la conferenza sul doppiaggio dei cinecomics, che ha visto protagonisti sul palco del padiglione 2 le voci del mondo Marvel: Massimiliano Manfredi (Thor), David Chevalier (Loki) e Francesca Fiorentini (Virginia “Pepper” Potts).

Torino Comics ha ospitato la tappa italiana delle qualificazioni dell’International Cosplay League,  a cui partecipano cosplayer qualificati da Paesi di tutto il mondo. Le finali si svolgeranno a settembre a Madrid, in occasione dell’evento Japan Weekend. In gara sia singoli, su cui è stato valutato solo il costume, sia coppie, per le quali invece sono stati giudicati sia i costumi sia l’esibizione.

Torino comics 2018, record di visitatori

A giudicare i concorrenti, una giuria da esponenti di primo piano del mondo cosplayer internazionale, tra cui la cosplayer polacca Shappi, plurititolata a livello europeo e specializzata in armature; l’italiana NadiaSK, cosplayer appassionata di videogiochi e manga, conosciuta in tutto il mondo e vincitrice del World Cosplay Summit nel 2008; Twins Cosplay, vincitori delle selezioni italiane del 2017 e secondi classificati alle finali mondiali; Davide Garbolino, doppiatore, direttore di doppiaggio e presentatore televisivo, voce di personaggi celebri del mondo dei cartoon come Johnny di È quasi magia Johnny, la tartaruga Ninja Michelangelo, Gohan di Dragonball e Nobita di Doraemon; Galefir, cosplayer spagnolo e delegato speciale del Japan Weekend di Madrid.

Torino Comics, una festa per i cosplayers

Nell’ultima giornata di Torino Comics si è  svolto il classico cosplay contest, che premia l’abilità “artigiana” del concorrente, la sua capacità di immedesimarsi nel ruolo scelto e le sue doti interpretative e di simpatia.  Si sono alternati sul palco più di 350 cosplayer, in gara per aggiudicarsi il premio per miglior singolo (maschile e femminile), miglior coppia, miglior gruppo, fino al superpremio finale, un viaggio al London film and Comic Con di Londra.

Oltre 350 Cosplayers sfilano nella giornata di chiusura di Torino Comics 2018

Sfoglia  l’album con alcune delle più belle fotografie di Torino Comics 2018 scattate da OkFoto.it

 

 

 

Fatevi rapire dalla bellezza della mostra Genio e maestria

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«Fatevi rapire» è l’invito che arriva dalle Residenze Reali sabaude nella nuova campagna pubblicitaria spaziale. Residenze che diventano “extra reali”: un messaggio che vuole sottolineare il valore  in più  delle regge e castelli del sistema delle residenze sabaude.  Nella nuova pubblicità c’è un ufo a  illuminare la Reggia di Venaria, che apre la stagione 2018 ospitando nelle Sale delle arti la mostra Genio e Maestria. Mobili ed ebanisti alla corte sabauda tra Settecento e Ottocento, sino al 15 luglio 2018. 

uno dei capolavori della mostra Genio e maestria alla Reggia di Venaria

L’evento espositivo intende aggiungere nuovi tasselli alla storia del patrimonio dell’ammobiliamento in Piemonte tra Settecento e Ottocento presentando mobili d’arte di eccezionale rilevanza realizzati dai maggiori ebanisti e scultori dell’epoca (Luigi Prinotto, Pietro Piffetti, Giuseppe Maria Bonzanigo e Gabriele Capello detto “il Moncalvo”), alcuni mai esposti prima, grazie a prestiti di altre residenze reali sabaude e di importanti collezionisti: due secoli di storia dell’arredo in circa 130 opere, alcune mai esposte o assenti da anni alla fruizione del pubblico.

ingresso della mostra Genio e maestria alla Reggia di venerai

Tra queste va ricordata l’eccezionale presenza in mostra del monumentale Coro a 28 stalli del Prinotto, un capolavoro del 1740, rientrato recentemente in Italia dall’Irlanda dopo più di 200 anni e restaurato, con altre 40 opere in mostra, dal Centro conservazione e restauro “La Venaria Reale”.

Coro monastico di Luigi Prinotto esposto alla Reggia di Venaria

La mostra racconta la storia di un raffinato, colto e complesso mestiere d’arte che si sviluppò nello Stato sabaudo, principalmente a Torino e a Genova,  a servizio delle più importanti committenze reali e nobiliari nel costante dialogo tra le arti.

mobili e ebanisti alla corte sabauda

Nel percorso espositivo sono descritte la formazione, l’organizzazione delle botteghe, l’aggiornamento culturale e tecnologico che fanno sì che l’ebanista si distingua dal minusiere, dallo scultore in legno, dal maestro d’ascia, dal bottalaro e dal mastro di carrozze nell’ambito della Università dei Minusieri (istituita nel 1636) e nei cantieri nobiliari e di corte.

Fatevi rapire dalla mostra Genio e maestria alla Reggia di Venaria

Abbiamo raccolto in un album le immagini scattate alla mostra Genio e Maestria.

A questo link troverai le informazioni su orari e biglietti.

 

 

 

Citroën DS, un’automobile senza tempo

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Il Museo dell’Automobile di Torino  dedica una parte del percorso espositivo al design dell’automobile, “ossia alla progettazione di un’auto, al percorso creativo che precede, e da cui dipende,  la realizzazione di un’automobile. La sezione è allestita con scenografie finalizzate a promuovere una più ampia conoscenza del car design, della sua evoluzione storica, degli uomini che ne hanno determinato i cambiamenti e gli orientamenti presenti e futuri al design, ossia alla progettazione di un’auto, al percorso creativo che precede, e da cui dipende,  la realizzazione di un’automobile”.

Per ciascun designer (Aldo Brovarone, Walter De Silva, Leonardo Fioravanti, Marcello Gandini, Fabrizio Giugiaro, Giorgetto Giugiaro, Flavio Manzoni, Paolo Pininfarina, Mike Robinson, Tom Tjaarda, Andrea Zagato, Chris Bangle, Lorenzo Ramaciotti e Roberto Giolito), oltre alle molte informazioni che li riguardano (dall’auto di maggior successo al modello a cui sono particolarmente legati), c’è un elemento che colpisce. Alla domanda “quale auto avresti voluto disegnare?”, molti di loro hanno risposto “Citroën DS”!

Il muso della Citroën di Flaminio Bertoni

La storia della Citroën DS ha inizio con il cambio dei vertici aziendali nel 1935: i debiti accumulati nella gestione  costrinsero André Citroën ad accettare l’offerta della Michelin, colosso degli pneumatici, tra i maggiori creditori della Citroën, la quale offerta prevedeva, oltre alla cessione degli stabilimenti, della produzione e del marchio, una completa ristrutturazione finanziaria al fine di salvare la società dalle istanze di fallimento presentate dai creditori.

Il 15 gennaio 1935 André Citroën cedette le sue azioni e i suoi diritti a Pierre Michelin, che mise Pierre-Jules Boulanger, già dirigente della Michelin, alla guida della Casa automobilistica: le banche cominciarono nuovamente ad erogare finanziamenti alla Casa parigina sottoposta a un duro processo di risanamento e riorganizzazione. Pierre-Jules Boulanger si mise al lavoro sui futuri modelli. Nella sua mente, il futuro dell’azienda parigina doveva basarsi principalmente su due progetti: la TPV (Toute Petite Voiture, che si sarebbe concretizzata nella Citroën 2CV) e la VGD (Voiture à Grand Diffusion, che si sarebbe concretizzata nella Citroën DS). A questi due progetti fu assegnato un team che il tempo riconoscerà come particolarmente geniale e talentuoso: Paul Magès, Flaminio Bertoni e Walter Becchia.

Paul Magès, assunto in Citroën a 17 anni come disegnatore, progetterà il sistema idraulico della DS. Flaminio Bertoni, a cui si deve la linea della Dea, aveva solo 22 anni quando si presentò a André Citroën per illustrare il suo brevetto per un saliscendi pneumatico per i finestrini. Walter Becchia, che aveva lasciato la FIAT nel 1925 ed entrò a far parte del Bureau d’ Etudes  della Citroën nel 1941, progetterà, oltre i motori per la Citroën DS, anche il mitico motore raffreddato ad aria della Citroën 2CV.

Il direttore del Bureau d’ Etudes di Citroën era André Lefebvre:  fu il responsabile di molte delle caratteristiche che resero la Citroën DS così particolare; fu lui a stilare la “folle” lista di requisiti che il progetto VGD doveva rispettare. Ai tecnici e ai progettisti era stata data carta bianca, senza porre alcun vincolo di costi di produzione, per quella che doveva essere la vettura per viaggiare comodi a 130 km/h.

Per soddisfare le richieste di Lefebvre, Flaminio Bertoni disegnò una vettura così proporzionata e particolare che, a oltre 60 anni dalla sua presentazione, è ancora moderna: nella linea, nelle proporzioni, nella personalità, negli spazi interni, tanto che restò praticamente immutata per i 20 anni in cui la Dea rimase in produzione.

Una vettura a due volumi con una lunghezza di poco inferiore ai 5 metri,  con una superficie vetrata caratterizzata da un lunotto posteriore che seguiva il profilo della vettura, con i finestrini laterali che aumentano di dimensione verso la parte anteriore,  con un enorme parabrezza arrotondato; una vettura priva della tipica griglia anteriore che tutte le auto di quegli anni adottavano per raffreddare la meccanica.

Citroën Deesse

Presentata al Salone dell’auto di Parigi nell’ottobre 1955, divenne in breve tempo uno dei modelli più apprezzati e ammirati della storia automobilistica, grazie al suo design e alle soluzioni tecniche innovative. Il successo di pubblico nei confronti della vettura – il cui nome in francese déesse suona come la parola “dea” – fu immediato: nel giorno della presentazione furono raccolti oltre 10.000 ordini d’acquisto, che salirono a circa 80.000 alla chiusura del Salone, in tempi in cui la comunicazione e la pubblicità non potevano certamente condizionare i visitatori del Salone dell’auto; quell’elevato numero di ordini mise in difficoltà la produzione, non ancora adeguata per rispondere al successo registrato, con tempi di consegna della nuova vettura compresi tra i 12 e i 18 mesi!

Oltre alla linea con un coefficiente di penetrazione (CX) di 0,38, la Citroën DS presentava innovazioni quali la trazione anteriore, il servosterzo, il servofreno con ripartitore di frenata, il cambio semiautomatico, le sospensioni idrauliche a 4 ruote indipendenti e autolivellanti, i freni anteriori a disco, gli pneumatici radiali Michelin, la carreggiata anteriore più larga di quella posteriore, le ruote posteriori in parte carenate per migliorare l’aerodinamica.

Citroën Traction AvantLa progettazione della Citroën DS era iniziata nel 1938 e  avrebbe dovuto costituire un’evoluzione aerodinamica della Traction Avant, il modello Citroën di grande successo che, nel 1934, aveva introdotto una serie di tecnologie all’avanguardia per l’epoca, come il telaio monoscocca e la trazione anteriore, da cui derivava il nome dell’auto. Quest’ultima soluzione meccanica rimase una delle caratteristiche di base del nuovo modello, ma nel 1945, alla ripresa dei lavori interrotti nel periodo bellico, la carrozzeria della DS fu completamente rivista dai responsabili del progetto,  André Lefèbvre e Flaminio Bertoni.

Forse fu il particolare sistema di sospensioni idropneumatiche – quelle che fanno sollevare la DS all’accensione del motore– la novità che contribuì al grande successo del modello: questa tecnologia permetteva alla Citroën DS di mantenere costante la sua altezza da terra e di assorbire le buche stradali meglio di qualsiasi altra automobile.

Questa peculiarità salvò la vita al presidente francese Charles de Gaulle nell’attentato di Petit Clamart, ricostruito in un romanzo di Frederick Forsyth e in un film di Fred Zinnemann Il giorno dello sciacallo. Il 22 agosto 1962, alcuni oppositori all’indipendenza dell’Algeria che facevano parte dell’OAS (Organisation de l’armée secrète), anch’essi su una DS, spararono contro la Citroën DS presidenziale su cui viaggiava il generale: i proiettili forarono due gomme, ma la Citroën DS restò in strada perché le sospensioni idropneumatiche compensarono la variazione d’assetto, consentendo all’autista, il maresciallo Marroux, di fuggire dal luogo dell’attentato, mettendo in salvo il generale De Gaulle.

Negli Anni Sessanta la Citroën DS fu adottata come vettura personale dell’ispettore Ginko nel famosissimo fumetto “Diabolik”, il quale viaggiava invece su una Jaguar E type di colore nero.

Le sospensioni non furono l’unica novità presentata sulla Citroën DS: il loro circuito idraulico alimentava anche i freni, il servosterzo e – nelle versioni dotate del cambio semiautomatico – la frizione e il cambio. La DS fu una delle prime auto a offrire questo tipo di tecnologie e in particolare la prima auto europea equipaggiata con i freni a disco anteriori in ghisa, montati all’uscita del differenziale, che venivano raffreddati da feritoie che si trovavano sotto il paraurti anteriore. Al posto del classico pedale del freno, la DS montava un pulsante a forma di fungo che dosava la forza frenante secondo la pressione esercitata. L’impianto aveva inoltre un dispositivo che impediva il bloccaggio delle ruote posteriori, dove era minore il peso della Citroën DS. Frizione e cambio facevano parte di un sistema semiautomatico privo del pedale della frizione: i passaggi tra le 4 marce avvenivano spostando la leva sulla colonna dello sterzo; in caso di frenate improvvise, il cambio disinnestava automaticamente la marcia in modo che il motore non si spegnesse. La mancanza del tunnel della trasmissione e le comode poltrone della DS le conferivano una abitabilità e una comodità difficilmente eguagliabili.

Citroën cabriolet in restauro

Dal 1958 la DS fu proposta anche con carrozzeria cabriolet a tre porte, costruita dal carrozziere francese Henri Chapron, a cui si devono varie versioni coupé, cabrio e limousine: la cabriolet fu costruita in un numero molto esiguo di pezzi (circa 1.300), su un totale di circa 1,4 milioni di DS (e ID).

La seconda serie della DS fu presentata nel 1967 e introdusse un’altra innovazione tecnica: le doppie luci anteriori erano carenate all’interno del frontale e quella interna ruotava insieme allo sterzo in modo da seguire le curve. Dal 1965, inoltre, i fari della DS erano anche autolivellanti, cioè in grado di regolare automaticamente l’altezza in base al carico dell’auto: più il muso dell’auto s’inclinava verso l’alto e più i fari si abbassavano, mantenendo il fascio di luce ad altezza costante.

Citroën DS, un'automobile senza tempo

Grazie al suo sistema di sospensioni, nel 1967 la Citroën DS fu insignita del titolo di auto più sicura del mondo: era infatti capace di restare perfettamente in strada anche dopo l’esplosione di uno pneumatico ad alta velocità. E sempre grazie alla straordinaria tenuta di strada offerta dalle sospensioni idropneumatiche, la DS riuscì a primeggiare in numerose competizioni sportive, vincendo due volte il Rally di Monte Carlo.

Citroën Ds vincitrice al rally di Monte-Carlo

La Citroën DS resta una delle più belle automobili di serie mai costruite: certamente un esempio di arte in movimento oltre che di stile e classe.

Altre immagini della DS sono disponibili nell’album realizzato da OkFoto.it

 

 

 

 

La Jaguar E-type al 23° Amelia Island Concours d’Elegance

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Era il marzo 1961 quando il fondatore e presidente della Jaguar Sir William Lyons presentò la Jaguar E-type (conosciuta anche come XK-E o XKE, il suo nome iniziale) all’Hotel du Parc des Eaux-Vives sul Lago di Ginevra.

La Jaguar E-type presente al 23° Amelia Island Concours d'Elegance

La versione coupé (Fixed Head Coupé o FHC) fu presentata al Salone dell’automobile di Ginevra, mentre la roadster (Open Two Seater o OTS) fu presentata il mese successivo al Salone dell’automobile di New York.

Sono gli anni  in cui i Beatles incominciano a esibirsi a Liverpool e James Bond arriva sullo schermo interpretato da Sean Connery. A poco meno di 60 anni dalla sua nascita, la Jaguar E-Type sarà celebrata in occasione del 23° Amelia Island Concours d’Elegance.

Così come era accaduto per la Jaguar XK120 nel 1948, la sensazione che i presenti provarono al momento della presentazione della Jaguar XKE fu di assoluto stupore: si trattava di un modello rivoluzionario, che fissava nuovi standard e nuovi canoni per le vetture Gran Turismo.

L’icona britannica che cambiò per sempre il mondo delle auto sportive, impressionò tutti gli appassionati e gli addetti ai lavori sia per la sua linea, straordinariamente bella ed elegante, che per le prestazioni che si avvicinavano e a volte superavano le Ferrari, Maserati e Aston Martin. Fu un capolavoro di car design, di ingegneria automobilistica e di marketing. La vettura era venduta a un prezzo di circa 2.000 sterline, di molto inferiore a quelli della Ferrari e dell’Aston Martin.

La Jaguar E-type sembrava appartenere a una generazione in anticipo rispetto alle altre vetture sportive con alte prestazioni: al punto che si racconta che lo stesso Enzo Ferrari la definì “la più bella automobile mai realizzata”.

La Jaguar E-Type discendeva dalla leggendaria Jaguar D-type, la cui linea (così come quella della C-type) era merito di Malcom Sayer: a lui (e a William Lyons) si deve la fantastica linea della E-type con il lungo cofano anteriore che includeva i parafanghi e presentava due prese d’aria per favorire il raffreddamento del motore 6 cilindri in linea: un rigonfiamento ne ricordava la presenza a chiunque guardasse la vettura. I fari erano carenati e le luci di posizione erano poste sopra i sottili paraurti cromati. Due rostri cromati affiancavano la “bocca” anteriore ovale ed erano collegati da un listello che sosteneva il logo circolare Jaguar. Per accedere al motore l’intera parte anteriore si ribaltava in avanti.

La Jaguar coupè al Rally historic di Monte-Carlo

Dal punto di vista meccanico la nuova  Jaguar abbandonava il classico telaio a longheroni e traverse delle vetture della serie XK per una più moderna soluzione monoscocca con telaietto anteriore supplementare. La vettura, con sterzo a cremagliera, nella prima delle tre serie montava un motore Jaguar 6 cilindri in linea da 3.800 cm³ derivato da quello della XK150, alimentato da tre carburatori  con una potenza di 265 CV, abbinato ad un cambio meccanico a quattro marce che le consentiva una velocità massima dichiarata di 150 mph. Al retrotreno fu adottata una sospensione a ruote indipendenti al posto del tradizionale schema a ponte rigido mentre all’avantreno si optò per doppi quadrilateri con barre di torsione. Con quest’auto la Jaguar anticipò tutti i costruttori di auto sportive e adottò per prima i freni a disco servoassistiti sulle 4 ruote, già sperimentati in gara alla 24 Ore di Le Mans con la D-Type. I cerchi di serie erano a raggi grigi fissati con un gallettone.

La Jaguar D-type, dominatrice della 24 Ore di Le Mans

Benchè non fosse stata progettata per le gare come la leggendaria Jaguar D-type (dominatrice della 24 Ore di Le Mans negli anni 1955, 1956, 1957) alla sua prima partecipazione alla durissima competizione di Le Mans, nel 1962, le Jaguar E-type si piazzarono al 4° e 5° posto assoluto.

La Jaguar XKE non è semplicemente uno dei più grandi modelli di auto del 20° secolo, è uno dei più grandi progetti di tutti i tempi”, ha affermato Bill Warner, fondatore e presidente dell’Amelia Island Concours d’Elegance. “La XKE è così bella e perfettamente proporzionata che l’agenzia pubblicitaria USA della Jaguar nella campagna pubblicitaria aveva semplicemente messo le foto di un coupé rosso e di un roadster su uno sfondo bianco  con la tag line – Questa è la nuova Jaguar XKE! ”

La stupenda linea della Jaguar E-type presentata nel 1961

La Jaguar E-type (nera) divenne anche la vettura di Diabolik e Eva Kant. Restò in produzione sino al 1975 e ne furono prodotte circa 70.000.

La Jaguar E-type di Diabolik

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Con la Porsche 356, 70 anni fa iniziava la storia del marchio di Stoccarda

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Il primo veicolo a portare il nome Porsche è stato immatricolato l’8 giugno 1948: si trattava della Porsche 356  Roadster numero 1. Quel giorno nacque il marchio di Stoccarda e con la Porsche 356 si realizzò il sogno di Ferry Porsche in fatto di automobili sportive. “La sua visione di allora incarnava tutti i valori che continuano ancora oggi a caratterizzare il marchio”, ha dichiarato Oliver Blume, Presidente del Consiglio di Amministrazione di Porsche AG.

Porsche 356 partecipa alla Mille Miglia

La tradizione è un impegno. Senza la nostra tradizione e senza i nostri valori fondanti, non saremmo arrivati dove siamo oggi”, spiega Blume. “Intendiamo mantenere lo standard di eccellenza tecnica stabilito da Ferry Porsche ora e in futuro. La mobilità dinamica intelligente ha un grande futuro davanti a sé. E noi disponiamo di una solida esperienza e competenza tecnologica, di collaboratori creativi e di uno spirito di squadra unico che ci consentiranno di far parte di questo futuro. Abbiamo quello che ci vuole per garantire che il marchio Porsche sia sempre in grado di affascinare, anche fra altri 70 anni.”

Porsche 356 sulle strade del Gran premio Nuvolari

La storia del marchio Porsche comincia nel 1948. Ma la Casa costruttrice di auto sportive si fonda sul lavoro svolto da Ferdinand Porsche, che il figlio Ferry ha poi sviluppato. Ferdinand Porsche aveva infatti progettato innovazioni pionieristiche per l’industria automobilistica già agli inizi del Novecento.

Nel 1900 costruì un’auto elettrica con motori integrati nel mozzo delle ruote, conosciuta con il nome di Lohner-Porsche, un veicolo sul quale avrebbe poi basato la prima autovettura al mondo con trazione integrale. Nello stesso anno creò un primo modello per veicoli ibridi sviluppando un propulsore ad alimentazione mista elettrica e a benzina. Nel 1931 Ferdinand Porsche fondò il proprio studio ingegneristico. La “Berlino-Roma”, presentata nel 1939, segnò la nascita della sua idea di una vettura sportiva a marchio Porsche, sebbene il suo sogno sia stato realizzato da suo figlio Ferry solo nel 1948, con la Porsche 356.

Dopo la Porsche 356, arrivò la 911 progettata dal figlio di Ferry Porsche, Ferdinand Alexander, che rappresentò la svolta per l’azienda, consentendole di affermarsi come uno dei leader mondiali fra i costruttori di auto sportive dal punto di vista tecnico e stilistico. Della Porsche 911, presentata al pubblico in anteprima mondiale nel 1963, sono stati realizzati ad oggi più di un milione di esemplari. “Sebbene la 911 sia stata oggetto di sviluppi coerenti nei decenni successivi e sia stata ottimizzata a più riprese con l’introduzione di tecnologie nuove e innovative, nessun altro modello è riuscito a mantenere la sua natura originaria così come la 911”, precisa Blume. “Tutti i modelli Porsche che sono stati sviluppati di recente o che lo saranno in futuro si basano su questa auto sportiva. In quanto fulcro del marchio, la 911 è diventata la vettura sportiva dei sogni, conquistando il cuore degli appassionati di tutto il mondo.”

Porsche 911 esposta a Milano AutoClassica

Il futuro delle sportive Porsche si sta già profilando sotto forma della Mission E, la prima vettura a propulsione esclusivamente elettrica prodotta dalla Casa di Zuffenhausen. Questa concept car unisce la linea dal forte impatto emozionale tipica di una Porsche a prestazioni dinamiche eccezionali e a una praticità lungimirante. Con quattro porte a quattro posti separati, la vettura si distingue per una potenza erogata complessiva di oltre 440 kW (600 CV) e un’autonomia superiore ai 500 km; accelera da 0 a 100 km/h in meno di 3,5 secondi e può essere ricaricata all’80% in circa 15 minuti. Porsche ha investito circa un miliardo di euro in questo progetto, creando più di 1200 posti di lavoro  presso la propria sede a Stoccarda-Zuffenhausen, dove la Mission E verrà costruita. “Porsche sarà sempre Porsche, il marchio leader della mobilità sportiva ed esclusiva”, sottolinea Blume.

Porsche 356 esposta a Milano AutoClassica

Per celebrare i 70 anni di Porsche, la Casa di Stoccarda  ha organizzato un programma  fitto di iniziative in tutto il mondo.  Il 3 febbraio scorso è stata inaugurata la mostra “The Porsche Effect” ospitata dal Petersen Automotive Museum di Los Angeles. Dal 20 al 31 marzo si terrà la  mostra “70 anni di auto sportive Porsche” presso il “Drive, the Volkswagen Group Forum” di Berlino. Anche il Porsche Museum festeggerà l’anniversario con un’apertura speciale il 9 giugno. Nello stesso giorno, Porsche inviterà gli appassionati delle sportive all’evento “Sports Car Together Day”, in programma presso tutte le sue sedi nel mondo. Durante il weekend del 16–17 giugno, la Casa Automobilistica organizzerà per i suoi dipendenti, gli abitanti del comune di Zuffenhausen e i clienti potenziali una festa pubblica all’interno del Museo e attorno al Museo Porsche di Stoccarda. Altre occasioni per festeggiare l’anniversario saranno il “Festival della Velocità”, in programma dal 12 al 15 luglio presso il circuito automobilistico di Goodwood, nel Regno Unito, e la “Rennsport Reunion” che si terrà in California dal 27 al 30 settembre. I festeggiamenti si concluderanno con l’evento “Notte dei suoni”, in programma per la prima volta alla Porsche Arena di Stoccarda il 13 ottobre 2018.

Porsche Targa al raduno Cars and coffee Torino

Raduno Abarth sul Circuito di Ospedaletti: appuntamento il 17 e 18 marzo

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Arriva la primavera e sul Circuito di Ospedaletti si riaccendono i motori. Dopo il Raduno Lancia dello scorso ottobre, sarà la volta delle vetture Abarth. Anche in questo caso si tratta di una prima esperienza: organizzata dall’ Abarth Club Riviera dei Fiori in collaborazione con Sanremo Rally Team e Comitato circuito di Ospedaletti nel week end del 17 e 18 marzo.

E’ il fine settimana in cui Sanremo ospita l’arrivo dei corridori della Classicissima Milano-Sanremo: una festa, dunque, per gli appassionati delle 2 e delle 4 ruote.

Il Raduno Abarth vedrà la partecipazione di un numero di equipaggi non molto elevato, per la volontà degli stessi organizzatori di poter curare in ogni aspetto la manifestazione: all’evento sono ammesse vetture Abarth storiche e moderne.

A circa un mese dal Raduno Abarth hanno già dato l’adesione una quarantina di concorrenti provenienti dalla Francia (Abarth Club PACA), dalla Svizzera (Abarth Club Switzerland) e da varie regioni dell’Italia: Abarth Club Aosta, Cuneo, Firenze, Varese oltre agli equipaggi dell’Abarth Club della Riviera dei Fiori.

raduno abarth di ieri e di oggi sul circuito di ospedaletti

Il programma del Raduno prevede al mattino di sabato 17 marzo  le verifiche tecniche, mentre nel pomeriggio gli equipaggi saranno impegnati in una Ronde di un centinaio di km sulle colline dell’entroterra alle spalle di Ospedaletti, Sanremo e Bordighera, su strade aperte al traffico.

La domenica mattina, invece, su un tratto del Circuito di Ospedaletti chiuso al traffico, i concorrenti daranno luogo a una prova di regolarità su un percorso di 1400 metri, con un tempo assegnato, da eseguire più volte.

Madrina della manifestazione sarà Anneliese Abarth, che premierà i vincitori della prova di regolarità, assistita dall’indimenticato campione delle corse rally  Amilcare Ballestrieri.

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Per gli organizzatori, dopo il successo del Raduno Lancia dello scorso ottobre, si tratta di una nuova sfida: che potrebbe portare, con il necessario intervento di altri enti e degli sponsor, a un Raduno Abarth particolarmente significativo nel 2019, per il 70° compleanno del marchio Abarth.

Sarebbe certamente una importante occasione per riportare le automobili sul Circuito di Ospedaletti, che – negli anni pari- ospita già la Rievocazione del Gran premio motociclistico. raduno abarth sul circuito di ospedaletti

 

 

Rievocazione della Milano-Sanremo, pronti per la decima edizione

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Si scaldano i motori per la decima rievocazione della Milano-Sanremo“La Milano-Sanremo nasce nel 1906 dall’intuizione di un gruppo di “gentlemen drivers” dell’epoca, che volevano dare l’opportunità ai primi facoltosi appassionati di automobili di cimentarsi in quella che, allora, si poteva definire un’ardimentosa passeggiata verso il mare ed i colori primaverili della Riviera ligure.

Sarà però agli albori degli Anni ’30 che la competizione vivrà il suo massimo splendore, prima della forzata sospensione durante il secondo conflitto mondiale. La Coppa Milano-Sanremo ritroverà l’antico splendore già a partire dal 1948, grazie anche al sempre più numeroso corollario di pubblico che in quegli anni faceva da seguito alla gara.

Jaguar Xk alla Coppa Milano-Sanremo sul circuito di Ospedaletti

Grazie al suo format praticamente invariato nel corso degli anni, la corsa automobilistica Milano-Sanremo diviene un punto di riferimento anche per un numero sempre maggiore di equipaggi stranieri segnalandosi, altresì, anche per la cospicua partecipazione femminile che porterà addirittura alla costituzione di un’apposita “Coppa delle Dame”.

Equipaggio femminile su Alfa Romeo alla Milano-Sanremo per auto classiche

Interrotta nel 1973, a seguito della crisi petrolifera, rivedrà la luce nel 2003 in veste di rievocazione storica capace di attrarre collezionisti provenienti da tutto il mondo e desiderosi di cimentarsi sulle celebri strade che dal capoluogo lombardo portano a Sanremo,  città dei fiori.

Dopo nove rievocazioni storiche, nel 2011 (edizione con oltre 200 equipaggi partecipanti), la storia della Milano-Sanremo s’interrompe sino ai giorni nostri quando un gruppo di professionisti con esperienze nel campo del marketing, della comunicazione e degli eventi decide, sotto l’ombrello dell’agenzia Equipe International, di rilevarne il marchio e creare – al contempo – un nuovo format di eccellenza che sia in grado di rilanciare la manifestazione e attrarre nuovi investitori e concorrenti.”

Così si legge sul sito della Milano-Sanremo, che sta scaldando i motori per l’edizione 2018. La rievocazione, in programma dal 22 al 24 marzo, è stata presentata in occasione dell’ultima edizione di Milano Autoclassica, dove protagonista indiscussa dello stand è stata la gloriosa Maserati A6 GCS del 1954. La rievocazione della Milano-Sanremo avrà un prologo all’Autodromo di Monza, dove -dopo le verifiche tecniche- i partecipanti potranno girare sulla pista, prima di partecipare alla parata inaugurale. Seguirà il trasferimento delle vetture da Monza al quadrilatero della moda di Milano. La partenza è prevista per venerdì 23 marzo, quando i concorrenti da Milano dovranno raggiungere Rapallo dopo avere attraversato gli Appennini (Salice Terme, Varzi, Gavi, Arquata Scrivia sono alcune delle località che vedranno  il passaggio della carovana degli equipaggi della rievocazione).

Porsche 356 alla Milano-Sanremo

Nella giornata di sabato 24 marzo, infine, le auto storiche della Milano-Sanremo lasceranno Rapallo per dirigersi verso Genova, scavalcando di nuovo gli Appennini in direzione di Acqui Terme, prima di riprendere il viaggio che si concluderà a Sanremo nel tardo pomeriggio, con un percorso disegnato lungo le colline del Ponente ligure (Rocchetta Cairo, Bardineto, Colle san Bartolomeo sono alcuni dei luoghi toccati dai concorrenti) e che non prevede il passaggio dei concorrenti sul Circuito di Ospedaletti, dove si erano svolte prove cronometrate in alcune delle precedenti rievocazioni.

Alfa Romeo della Polizia alla Milano-Sanremo

La partecipazione alla corsa – inserita per la prima volta nel Trofeo Superclassica ACI – è a numero chiuso, con un massimo di 100 auto costruite fra il 1906 e il 1976, ammettendo quindi anche le vetture che fanno parte del raggruppamento H di ACI Sport, a cui si aggiungeranno le vetture del Tributo Maserati costruite dal 1977  sino ai giorni nostri. Il Tributo sarà un importante omaggio ai tanti appassionati del Marchio del Tridente, main partner assieme ad IWC e Pirelli, della decima edizione della Rievocazione.

Maserati A6 GCS del 1954 esposta a Milano Autoclassica

Le iscrizioni alla edizione 2018 della Milano-Sanremo si chiuderanno il 28 febbraio.

Steam experience, il dirigibile dei Sonics al Teatro Nuovo

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Fino al 7 gennaio 2018 al Teatro Nuovo di Torino va in scena Steam, la nuova sfida degli acrobati Sonics.

Steam experience: i Sonics al teatro Nuovo di Torino

Dopo un anno fitto di appuntamenti in giro per il mondo tra festival, teatri e grandi eventi (oltre 150 le esibizioni, l’ultima dal 14 al 18 dicembre scorso in Qatar per i festeggiamenti del “National day”), il 2017 dei Sonics si concluderà con il debutto a Torino, in prima nazionale, di “Steam”: una nuova, importantissima sfida frutto di una  creazione artistica collettiva, con importanti collaborazioni musicali e artistiche, elementi tecnologici e l’idea di offrire al pubblico un’esperienza di spettacolo dal vivo a 360°.

Steam è molto più di uno spettacolo teatrale, è un’esperienza di spettacolo dal vivo “totale” che si sviluppa in un percorso “a tappe” nei vari spazi del Teatro, coerente nelle differenti ambientazioni ma diversificato nelle esperienze. 

I Sonics in scena al Teatro Nuovo di Torino

Le scenografie di Cristiano Spadavecchia danno un volto completamente nuovo al foyer e alla sala del Teatro Nuovo di Torino.

Il foyer, trasformato per l’occasione nella grande hall di una stazione senza tempo, accoglierà l’intrattenimento pre e after-show con musica, performance live e dj-set (Dj Fabrizio di Lorenzo alla consolle).

Nella sala teatrale si esibiscono sei personaggi, bizzarri ed eccentrici, che incrociano le loro storie e avventure dando vita ad uno spettacolo ricco di colpi di scena, momenti rocamboleschi e grandi quadri acrobatici in vero “stile Sonics”.

Steam, il nuovo spettacolo teatrale dei Sonics

Questi strambi viaggiatori, bloccati in una stazione dove il tempo sembra essersi fermato, si ingegnano per ripristinare il regolare corso del tempo scandito dal grande orologio appeso nella hall e continuare così il loro viaggio.

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SteamPunk è la corrente artistica e iconografica che ha ispirato l’ultimo progetto Sonics.

“Steam” è frutto di un lavoro di ricerca sul campo: tutto lo staff creativo Sonics  ha vissuto per un certo periodo a Londra,  patria dello SteamPunk, alla scoperta di oggetti e luoghi che potessero ispirare costumi, personaggi e oggetti di scena.

Dalle singole esperienze e sulla base dell’ispirazione creativa di ognuno, ogni performer ha dato vita e sviluppato un personaggio, partendo dagli spunti della trama – la metafora del viaggio è la struttura portante dello show – suggeriti e coordinati dal direttore artistico Alessandro Pietrolini.La personale rivisitazione dell’estetica SteamPunk nel progetto Sonics è stata resa possibile grazie alle collaborazioni artistiche instaurate, a cominciare da quella con il già citato illustratore, fumettista e scenografo Cristiano Spadavecchia, che firma le installazioni fumettistiche dello spettacolo, a quella con il maestro Ruggiero Mascellino, fisarmonicista e compositore siciliano, che firma la colonna sonora dello spettacolo.

Sonics Steam Experience

Nel continuo dialogo tra scenari futuristici e rimandi storici, tra richiamo alla tradizione e la ricerca di un’estetica fuori dal tempo, il progetto “Steam” si avvale anche di innovative soluzioni tecnologiche . 

Per la prima volta su un palco teatrale di Torino sarà infatti presentato il “lampadario dinamico”, un sistema di motori denominati “winch”, tecnologia utilizzata  anche nell’ultimo tour del gruppo rock  Red Hot Chili Peppers.

“Steam” , creato e diretto da Alessandro Pietrolini, sarà in scena al Teatro Nuovo di Torino fino al 7 gennaio 2018 (lo spettacolo non andrà in scena il 28 dicembre).
Sarà possibile assistere solo allo spettacolo oppure acquistare i pacchetti per  vivere i vari momenti della “Steam Experience”: date degli spettacoli, orari e prezzo dei biglietti sono disponibili qui

Guarda le immagini della prova generale dello spettacolo

Steam, lo spettacolo dei Sonics al Teatro Nuovo di Torino

 

 

 

 

 

Automotoretrò 2018, i motori si raccontano a Torino

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Si è da poco conclusa l’edizione di Milano AutoClassica, ospitata negli ampi spazi di Fiera Milano, ed ecco che la 36a edizione di Automotoretrò, l’importante rassegna dedicata al motorismo storico  delle 2 e delle 4 ruote, accende i motori: saranno infatti oltre mille i metri quadri dedicati interamente alle moto, mentre il mondo delle alte prestazioni sarà protagonista all’Oval con Automotoracing.

Ferrari F40 in esposizione a Automotoretrò

Nella sua recente visita a Milano AutoClassica, Beppe Gianoglio, a cui va il merito storico di organizzare l’evento di Torino, avrà certamente colto altri spunti per arricchire ulteriormente una manifestazione che, sempre di più negli anni, ha saputo diventare un punto di riferimento per i collezionisti e gli amanti del motorismo storico.

Un mito senza tempo, la 500 Abarth

Arrivano intanto le prime anticipazioni su Automotoretrò 2018, l’esposizione dedicata al motorismo storico, organizzata da Bea srl in collaborazione con GL events Italia-Lingotto Fiere, che si terrà a Torino dall’1 al 4 febbraio 2018, presso lo spazio espositivo del Lingotto in via Nizza 294.

La Citroen 2CV, divenuta leggenda per tutti coloro che negli anni Sessanta, fossero studenti, hippies o avventurosi viaggiatori, festeggerà i suoi primi 70 anni ad Automotoretrò 2018.

 Lo stand Maserati a AutomotoretròDisegnata nel 1948 da Flamino Bertoni, già autore della Traction Avant e di quell’opera d’arte (nel campo automobilistico) che fu la Citroen Ds, la Citroen 2 Cv sarà protagonista di una mostra che celebrerà l’icona di stile francese prodotta in moltissime versioni, che, con i suoi colori e il suo ondulare,  come recita uno slogan molto riuscito, “non è una vettura, ma un modo di vivere”.

Lancia, un marchio amato dagli appassionati di vetture d'epoca a AutomotoretròMancano due mesi all’inizio  di Automotoretrò 2018,  che durerà un giorno in più rispetto alla passata edizione: oltre 1000 metri quadri del Padiglione 2 saranno dedicati interamente alle moto, mentre il modellismo si sposterà nel Padiglione 3, insieme con il vasto settore ricambi, formando un’unica grande mostra-scambio.

Il meglio delle vetture che hanno fatto la storia del design automobilistico del secolo scorso si accompagnerà anche quest’anno ad Automotoracing, che esplora il mondo delle corse e delle alte prestazioni.

Automotoretrò 2018, vetture che hanno fatto la storia dell'autoPer chi ama l’azione, le piste esterne ospiteranno esibizioni di qualsiasi mezzo su ruote – dai kart alle auto da drifting -, mentre nel grande padiglione dell’Oval, dedicato al tuning e all’elaborazione, si darà libero sfogo a tutte le sfaccettature della passione per l’auto: dalle scuderie di rally alle personalizzazioni per incrementarne le prestazioni o per migliorarne estetica e funzionalità.

Rosy Magiulli a Automotoracing per provare le emozioni del driftingUn appuntamento da non perdere: i motori si raccontano a Automotoretrò 2018.

«Forti del successo degli ultimi anni, l’obiettivo per Automotoretrò 2018 – spiega Beppe Gianoglio, che da più di tre decadi organizza la rassegna torinese – è quello di raggiungere e superare quota 70.000 visitatori, proponendo un vero e proprio viaggio nel mondo dei motori, dando la possibilità agli appassionati  di trovare il ricambio mancante o il modellino che completa la collezione, ma anche di provare dal vivo lʼadrenalina delle gare in pista».

Babbo Natale, a Torino un grande raduno per beneficenza

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La spruzzata di neve di ieri ha reso, se possibile, ancora più bello il raduno di Babbo Natale davanti all’ospedale Regina Margherita di Torino, organizzato dalla Fondazione Forma. Un sole bellissimo, il cielo blu, il bianco della neve sulle aiuole, il bianco e rosso dei Babbi Natale (16.000? 18.000? Chissà. Sicuramente tantissimi) hanno contribuito, almeno un po’, a rendere migliore questo giorno per i piccoli ricoverati dell’ospedale infantile.

Babbo Natale in Forma, il grande raduno a Torino

Tantissime le persone, tutte vestite con il costume di Babbo Natale, che hanno animato il piazzale: chi giocava a palle di neve, chi ballava, chi si beveva la cioccolata calda o si rifocillava con i vari generi di conforto disponibili sulle bancarelle: tutti sorridenti e pronti a dare vivacità a una festa che, ogni anno di più, diventa un appuntamento importante del Natale a Torino. Molti quelli arrivati in compagnia del loro amico a quattro zampe.

Babbo Natale in bici davanti all'ospedale Regina MargheritaPuò darsi che qualcuno si sia fatto spaventare dalle notizie dei media dei giorni scorsi: come se qualche centimetro di neve o il termometro poco sopra lo zero potessero essere più forti delle emozioni che si provano nell’essere insieme in piazza davanti all’ospedale.

Piccoli e adulti insieme per l'Opsedale Regina MargheritaBasta dare uno sguardo alle tantissime immagini (le nostre sono disponibili qui) dell’avvenimento per capire che solo le scuse possono avere fermato i pigri. In piazza c’erano tantissimi bambini, persone arrivate a piedi, in auto, in bici e –soprattutto- in moto.

Babbo Natale arriva in motoDifficile dire quante fossero i motociclisti: forse cinquemila, che non hanno minimamente pensato di nascondersi dietro la scusa della neve o delle strade sporche; sono intervenuti, con il solito grande entusiasmo, sfilando a lungo in corso Unità d’Italia, facendo sentire il rombo dei motori ai piccoli pazienti del Regina Margherita (e ai ricoverati degli altri ospedali torinesi che affacciano sul corso).

Motociclisti presenti in gran numero al raduno di Babbo Natale a TorinoUno spettacolo nello spettacolo.

Chi non ha potuto esserci, incominci a pensare di non mancare al prossimo raduno di Babbo Natale in Forma: la raccolta fondi non si ferma mai. C’è bisogno del contributo di tutti.

Anche i nostri amici a quattro zampe presenti al raduno di Babbo Natale

Milano AutoClassica: passione per l’automobile, senza tempo

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Appuntamento con la settima edizione di Milano AutoClassica – Salone dell’Auto Classica e Sportiva, in programma a Fiera Milano (Rho) il 24, 25 e 26 novembre 2017.  Il grande Show dedicato al mondo dell’Automobile, punto di riferimento per il pubblico di appassionati sia di modelli storici che moderni.

Ferrari 512 M in mostra a Milano AutoClassica Storia, tradizione, cultura, sono tra gli elementi che spiegano il successo di Milano AutoClassica, confermato dal crescente interesse da parte del pubblico nei confronti delle vetture classiche. Un percorso espositivo teso a valorizzare la memoria storica dei più famosi marchi automobilistici presenti con l’heritage dei loro modelli più rappresentativi accanto ad alcune proposte attuali, riunendo in un unico contesto un grande numero di collezionisti e appassionati di motori. Una riuscita contaminazione tra passato e presente saldata dalla comune passione per la cultura dell’automobile (e delle due ruote), per il bello e, in alcuni casi, per l’esclusivo: in ogni caso, con particolari emozioni che riesce a suscitare.

Alfa Romeo, passione per le corse a Milano AutoClassicaMilano AutoClassica è anche un’ampia mostra mercato con molte interessanti occasioni per ogni visitatore, magari anche per chi si avvicina alle vetture classiche per la prima volta.

la Ferrari di Gilles Villeneuve a Milano AutoClassicaMolto significativa la presenza della Casa di Maranello in occasione del settantesimo anniversario della Casa. Ferrari è presente a Milano AutoClassica con il dipartimento Ferrari Classiche, il reparto della Casa del Cavallino Rampante appositamente istituito per offrire servizi di restauro e manutenzione, certificazione di autenticità e attestato per vetture di interesse storico ai possessori di Ferrari classiche. Ferrari Classiche ha portato a Milano AutoClassica una 250 GTO, forse la vettura storica più costosa al mondo (con una quotazione superiore ai 40 milioni di euro): costruita dal 1962, ne sono stati realizzati solamente 39 esemplari in due serie. Sotto il cofano, un motore V12 da 3 litri capace di erogare  300 CV. Un progetto al quale hanno lavorato nomi celebri dell’automobilismo italiano come Giotto Bizzarrini, Mauro Forghieri e Sergio Scaglietti. Vicino alla mitica 250 GTO altri due capolavori di Ferrari: la Dino 246 Tazmania del 1968, con i suoi 285 CV e 300 km/h di velocità massima e la 512M da 610 CV e 310 km/h.

Fortissima emozione per tutti gli appassionati nel poter ammirare la Ferrari F1 con il numero 27 di Gilles Villeneuve: impressionante poter constatare quanti sviluppi siano stati fatti sulle monoposto (anche e soprattutto per quanto riguarda i piloti).

Il numero 27 sulla Ferrari di Gilles Villeneuve a Milano AutoClassica

Bentley e McLaren sono presenti a Milano AutoClassica con importanti anteprime nazionali: Bentley Continental GT, la nuova coupé granturismo e McLaren 570 Spider, la nuova supercar scoperta della Casa di Woking. L’appuntamento è dunque con Milano AutoClassica: passione per l’automobile, senza tempo.

Abbiamo raccolto in un album le immagini più significative di Milano AutoClassica 2017.

Lo sguardo di una modella allo stand di Milano AutoClassica

Raduno di Babbo Natale, appuntamento il 3 dicembre

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L’appuntamento per il raduno di Babbo Natale in Forma, davanti all’Ospedale infantile Regina Margherita di Torino, è per domenica 3 dicembre alle ore 10.30.

Tutti in fila per il raduno di Babbo Natale in FormaDal dicembre 2010, ogni anno la Fondazione FORMA festeggia il Natale così: invitando tutti, grandi e piccoli, ciclisti, motociclisti, maratoneti, studenti, mamme, papà, genitori, nonni, zii, magari con il fedele amico a 4 zampe, a diventare i protagonisti del più grande raduno di Babbo Natale d’Italia.

La Fondazione ha distribuito in questi anni più di 76.000 vestiti di Babbo Natale ed ha finanziato, grazie ai fondi raccolti con il raduno, importanti progetti a favore del Regina Margherita. Ma i fondi non bastano mai: per cui l’invito è di recarsi in uno dei numerosi punti di distribuzione del kit, per fare una piccola  donazione: qui trovi l’elenco.

Chi ha già avuto il piacere di partecipare al raduno di Babbo Natale, da tempo ha certamente messo in agenda la data dell’ottava edizione della manifestazione. Per coloro che ancora non vi hanno preso parte, è invece giunta l’occasione per essere presenti a un evento che regala tante emozioni.

Perché il raduno di Babbo Natale in Forma non è uno dei tanti flashmob che si organizzano nell’anno per le più svariate ragioni: è “il” Raduno di Babbo Natale.

Solo chi ha già preso parte all’evento sa quanta emozione si prova nel vedere l’enorme piazzale davanti all’Ospedale Regina Margherita colorato di rosso, con tutte le persone presenti vestite come Babbo Natale.

Gli alpini dell'ANA di Torino impegnati al Regina Margherita a favore dei piccoli ricoveratiNon c’è immagine che possa descrivere appieno la grande emozione che si prova nel vedere le testoline dei piccoli ricoverati muoversi curiose dietro i vetri delle finestre delle loro stanze, per vedere uno spettacolo che –per loro, costretti da una malattia nelle stanze dell’ospedale- sembra ancora più magico.
Quest’anno nel piazzale ci saranno anche gli allievi delle scuole che hanno aderito al concorso scolastico “Un Natale sostenibile per Forma”, con le loro creazioni della Mole Antonelliana, realizzate appositamente per il raduno con materiale di riciclo. Le opere saranno esposte in piazza: potranno essere portate a casa con una donazione a favore della Fondazione FORMA.
Come sempre, la festa sarà animata da tanti ospiti e tanta musica: è dicembre e fa un po’ freddo, quindi bisogna ballare e muoversi: ma ci saranno bevande calde, panettone, golosità e piatti caldi per rifocillarsi. Per partecipare basterà indossare il costume della Fondazione.

Babbo Natale in Forma per l'ospedale Regina MargheritaAl Raduno si arriva in tutti i modi: con i mezzi pubblici, con l’auto, in moto, con lo scooter, il monopattino, in bici, correndo, camminando. Si può  scegliere di fare la camminata organizzata da Base Running a sostegno di Forma: la partenza è alle ore 10.00 dietro l’8 Gallery e l’arrivo è sul piazzale del raduno. Per coloro che, prima di essere presenti sul piazzale davanti all’Ospedale , vorranno correre la 10 Km di “Un PO di corsa”, l’invito è di indossare il cappello rosso del raduno di Babbo Natale: così da rendersi, in qualche modo, ambasciatori dell’iniziativa. Novità per l’edizione 2017 è la biciclettata di Babbo Natale con ritrovo e partenza da via Lagrange poco dopo le 10, con percorso di 4 km circa e arrivo nel cuore del raduno, dove è prevista un’area attrezzata per le bici.

Biciclettata per il raduno di Babbo Natale per la raccolta fondi per il Regina MargheritaNon mancheranno i numerosissimi motociclisti che si troveranno, se vorranno, a partire dalle ore 9.30 presso il Mobility Village di Beinasco e sfileranno in corso Unità d’Italia, passando sotto l’Ospedale. Oppure arriveranno in gruppo con i vari Moto Club sempre presenti alla manifestazione. O ciascuno attraverserà la città formando dei gruppi spontanei, incontrando lungo la strada altri motociclisti con l’abito rosso di Babbo Natale.

Forse l’arrivo della carovana dei motociclisti è uno dei momenti più attesi dai bambini dell’ospedale: migliaia di moto, ciascuna guidata da un Babbo Natale, molte delle quali addobbate e cariche di pacchi regalo …

Una lunga mattinata di festa, piena di colori e allegria, per donare un sorriso ai piccoli pazienti. Un’ occasione per fare del bene con una piccola donazione: 5 euro per il kit con cui partecipare al raduno di Babbo Natale.

Rduno di motociclisti con l'abito di Babbo Natale verso il Regina MargheritaSe vuoi vedere le immagini della edizione 2016 di Babbo Natale in Forma, clicca qui.

Potrai trovare le più belle immagini della edizione 2017 nell’album realizzato grazie alle meravigliose persone presenti.

 

Chasse Royale, immagini di vita di Corte alla Palazzina di Stupinigi

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All’apertura della biglietteria della Palazzina di caccia di Stupinigi, stamane c’era già almeno un centinaio di persone in attesa di accedere alle sale della residenza sabauda, opera di Filippo Juvarra, e di assistere all’ultima delle rievocazioni storiche del ciclo LIFE – istantanee di vita di corte: un ricco calendario di appuntamenti che, per tutto l’anno, ha fatto rivivere ai visitatori le atmosfere di corte.

Life, vita di Corte alla Palazzina di caccia di Stupinigi

Di volta in volta, le sale della Palazzina di caccia sono state animate da tableaux vivants: con i salotti delle dame, le feste e i balli nel padiglione centrale, ecc.

In calendario per questa domenica di novembre, mese storicamente dedicato all’arte venatoria, c’era la Chasse Royale, per fare rivivere le tradizioni del ‘700 delle giornate dedicate alla caccia.

La Chasse Royale rivive nel parco di Stupinigi

Furono proprio le cacce reali le attività per cui fu progettata e costruita la Palazzina di caccia di Stupinigi, nei tempi in cui la caccia reale era, per antonomasia, la vènerie al cervo, pratica venatoria esercitata a cavallo con l’aiuto di una muta di cani addestrati allo scopo.

Prima la Reggia della Venaria reale e successivamente la Palazzina di caccia di Stupinigi furono le residenze reali costruite per sostenere il costoso e complesso apparato organizzativo della caccia reale.

Le Gardes Françaises alla Palazzina di caccia di Stupinigi

Nella vènerie tutto avveniva secondo una precisa sequenza di funzioni, che costituiva il “cerimoniale venatorio” e tutte le comunicazioni ai cavalieri dell’equipaggio di caccia erano eseguite per mezzo della tromba di caccia.

 Equipaggio della Regia Venaria di trombe da caccia

Grazie ai membri della Società Torinese per la caccia a cavallo, all’Equipaggio della Regia Venaria di Trombe di caccia, ai gruppi storici Le vie del Tempo e Nobiltà Sabauda, i visitatori hanno potuto assistere a una rievocazione di alcune fasi della Chasse Royale, in una mattinata in cui la nebbia avvolgeva la Palazzina, quasi a volerne custodire le atmosfere del Settecento.

Chasse Royale alla Palazzina di caccia di StupinigiNell’album di OkFoto.it tutte le immagini della rievocazione della Chasse Royale

 

Burhan Ozbilici vince il World Press Photo 2017

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Burhan Ozbilici (1) di Associated Press, è il vincitore assoluto del concorso World Press Photo per il 2017 con la sua An Assassination in Turkey – Mevlüt Mert Altıntaş. L’immagine, scattata da Burhan Ozbilici subito dopo l’omicidio avvenuto ad Ankara il 19 dicembre 2016 durante l’inaugurazione di una mostra, ritrae un poliziotto, immortalato pochi istanti dopo aver sparato all’ambasciatore russo in Turchia Andrey Karlov.

Burhan Ozbilici vincitore del concorso World Press PhotoPresente alla presentazione della mostra World Press Photo, Exhibition 2017, durante gli interventi dei relatori Burhan Ozbilici non ha resistito alla voglia di impugnare la sua Canon e scattare qualche fotografia della cerimonia: così, per una volta, è stato il relatore a fotografare chi era intervenuto per fare fotografie…

Burhan Ozbilici al Mastio della Cittadella di TorinoBurhan Ozbilici, oltre a essere l’ospite dell’inaugurazione della mostra il 3 novembre al Mastio della Cittadella di Torino, vi terrà una public lecture sabato 4 novembre.

 Burhan Ozbilici, photographer at work

Il Mastio della Cittadella, sede del Museo di Artiglieria, riapre al pubblico per ospitare il World Press Photo, il più grande concorso di fotogiornalismo al mondo. Fino a domenica 26 novembre, nei rinnovati spazi di corso Galileo Ferraris angolo via Cernaia, i visitatori potranno ammirare le 150 immagini vincitrici del più prestigioso concorso di fotografia, nato ad Amsterdam nel 1955 per tutelare la libertà di informazione, inchiesta e espressione come diritti inalienabili e promuovere il foto-giornalismo di qualità. Scatti che sono stati selezionati da una giuria internazionale, presieduta da Stuart Franklim che ha definito la foto vincente come “una foto con un impatto incredibilmente forte”.

Burhan Ozbilici a Torino in occasione della mostra Exhibition al Mastio della Cittadella

Ogni anno, migliaia di fotoreporter delle maggiori testate editoriali internazionali come National Geographic, BBC, CNN, Le Monde, El Pais si contendono il titolo nelle diverse categorie del concorso di fotogiornalismo: Contemporary Issues, Environment, General News, Long-Term Projects, Nature, People, Sports, Spot News. Obiettivo aggiudicarsi un posto in questa mostra: per questa edizione 2017 erano in gara 80.000 foto, scattate da 5034 fotografi. L’esposizione rappresenta, dunque, un viaggio per immagini tra gli avvenimenti più rilevanti del nostro tempo, pubblicati su testate internazionali come Time, Le Monde, New York Times, The Guardian e National Geographic.

Burhan Ozbilici davanti alla fotografia con cui ha vinto il concorso World Press Photo 2017

Guarda le immagini della presentazione della mostra realizzate da OkFoto.it

Troverai tutte le informazioni su orari, prezzi dei biglietti ed eventi collaterali sul sito della mostra

Interesse dei fotografi italiani per lo scatto che ha vinto il concorso World Press Photo 2017Gli scatti arrivano a Torino grazie all’impegno e all’organizzazione barese di Cime, al sostegno del brand Lancia Ypsilon del Gruppo FCA e con il patrocinio del Comune di Torino e della Regione Piemonte.

Exhibition al Mastio della Cittadella di Torino

(1) Burhan Ozbilici ha 59 anni, è nato a Erzurum, in Turchia, e prima di entrare a far parte di Associated Press (AP) nel 1989 aveva lavorato per diversi giornali turchi, tra cui un quotidiano in lingua inglese (Turkish Daily News). Per AP ha seguito tutte le storie che riguardano la Turchia, compreso il tentato colpo di stato dell’estate 2016, ma anche la crisi in Siria, e ha avuto diversi incarichi in paesi come l’Arabia Saudita, il Qatar, l’Egitto e la Libia, tra gli altri. Ha raccontato anche la crisi del Golfo in Arabia Saudita nel 1990, la prima guerra del Golfo al confine turco-iracheno, l’esodo dei curdi in Turchia e il loro ritorno in Iraq dopo la guerra nel 1991.

La foto che ha vinto il concorso World Press Photo in mostra a Torino

Halloween in Reggia, il party più spettacolare dell’anno

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Halloween in Reggia, un party dove tutto (o quasi) è permesso, dove la magia si ripete. Mostri, streghe, zombie, personaggi di tutti i tempi, realmente esistiti o di fantasia, hanno invaso la Reggia di Venaria nella notte più buia e terrificante dell’anno.

Halloween in Reggia L’imponente Reggia barocca, alle porte di Torino, con i suoi vasti giardini, rappresenta uno dei più significativi esempi della magnificenza dell’architettura e dell’arte del XVII e XVIII secolo. Opera del Castellamonte, si deve all’architetto Filippo Juvarra la realizzazione della manica a Sud: l’armonia e le proporzioni conferite ai nuovi spazi, i sontuosi decori di stucchi, cornici, lesene della Galleria Grande, erano destinati a rendere l’impianto scenico juvarriano un capolavoro dell’architettura di tutto il Settecento.

La Galleria è uno degli ambienti più sorprendenti e spettacolari dell’intero complesso, con un ricchissimo apparato decorativo. Le dimensioni della Galleria sono ragguardevoli, con un’altezza al centro volta di circa 15 metri, una lunghezza di circa 80 metri ed una larghezza di 12 metri.

Una delle peculiarità della Galleria Grande è lo splendore dei fasci di luce generati dalle 44 ampie finestrature e dai grandi 22 “occhi” (aperture ovali all’interno e rettangolari all’esterno) posti sulla volta che consentono un gioco di luci e penombre tali da esaltare la varietà degli infiniti decori e delle due esedre, suggestionando inesorabilmente i visitatori.

Halloween in Reggia, party spettacolareLa Galleria Grande, dopo avere ospitato a metà ottobre i personaggi in costumi del Settecento che hanno dato vita alla Nuit Royale, è stata la sede spettacolare del party di Halloween.

Halloween in ReggiaLa festività di Halloween, da sempre molto radicata nei paesi anglofoni, sta prendendo sempre più piede anche nel nostro Paese, con la tradizione di indossare abiti che si distinguono per una spiccata propensione al macabro e al grottesco.

La pratica di indossare costumi la notte di Halloween deriverebbe dalla credenza che, nella notte del 31 ottobre, molti esseri sovrannaturali e le anime dei morti abbiano la capacità di girovagare sulla Terra tra i viventi.

Halloween in Reggia, sorrisi e divertimentoNonostante la prima attestazione di indossare costumi la notte del 31 ottobre risalga al 1585 in Scozia, non è certo che essa sia ascrivibile alla festività che oggi chiamiamo Halloween. Indubbiamente, le prime referenze certe su tale pratica si attestano sul finire del 1700 in Scozia ed Irlanda.

Halloween in ReggiaRitorna dunque il ‘700: così, mentre stavamo arrivando alla Reggia (in una serata rischiarata da una bella luna, invece che essere caratterizzata dalla nebbia, che ci si immagina non possa mancare nella notte di Halloween …), per un attimo abbiamo immaginato che, nella Reggia si aggirasse il fantasma dello Juvarra, curioso di vedere un insolito e particolare utilizzo della sua Galleria Grande.

Attorno a noi i tanti personaggi di Halloween in Reggia, evento organizzato da Prince Experience, che ci hanno permesso di realizzare una gallery molto particolare: guardala, magari ci sei anche tu …

Halloween in Reggia