Le vetture del Mauto presenti alla terza edizione di InterClassics Brussels

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Il Museo Nazionale dell’Automobile di Torino sarà presente da oggi a domenica 19 novembre 2017 a InterClassics Brussels con tre fantastiche vetture: la OM 469 N (1922), la Fiat 520 (1928) e  la Cisitalia 202 SMM Spider Nuvolari del (1947).

La Cisitalia spider Nuvolari dal Mauto a InterClassics BrusselsTema principale della edizione dell’importante appuntamento dedicato ai motori d’epoca sarà la presentazione ufficiale di Big Five, la rete costituita dai cinque più importanti musei europei dedicati all’automobile, per la prima volta riuniti per un evento di portata internazionale. Un progetto il cui scopo è la valorizzazione e comunicazione, a livello europeo, del patrimonio storico, la pianificazione di progetti condivisi e la collaborazione  per mostre ed eventi.

Oltre al MAUTO, fanno parte della rete il National Motor Museum (Beaulieu, UK), la Cité de l’Automobile/Schlumpf Collection (Mulhouse, Francia), Autoworld Museum (Brussels, Belgio) e il Louwman Museum (L’Aia, Olanda). Ciascuno esporrà – all’interno del padiglione “The Big Five”– tre capolavori della propria collezione: un’automobile significativa per il proprio Paese, una vettura simbolica per il Museo e, infine, una da competizione. Sarà un’occasione unica, per i visitatori di InterClassics Brussels provenienti da tutto il mondo, di vedere per la prima volta tutte insieme le vetture più rappresentative delle prestigiose collezioni europee.

Cisitalia 202 SMM a InterClassics Brussels«L’idea di unire le strategie dei grandi musei nazionali europei dell’automobile è nata a Torino, in un incontro che ho voluto con Evert Louwman, presidente dell’omonimo museo nazionale olandese e con Sebastien De Baere, direttore di Autoworld. In seguito si sono uniti la Citè de l’Automobile e il National Motor Museum ” ha dichiarato il Presidente del MAUTO Benedetto Camerana . I Big Five sono le più importanti collezioni museali al mondo, indipendenti dai brand e dalle politiche commerciali di marca. L’idea è di aggregare le nostre competenze per promuovere il valore dell’automobile come testimonianza culturale e storica, pianificare politiche comuni, mostre ed eventi. La partecipazione collettiva ad Interclassics Brussels è il primo passo di un percorso che stiamo iniziando a costruire. La strategia generale è la valorizzazione internazionale del Museo dell’Automobile».

il MAUTO, con la OM 469 N, presente a InterClassics Brussels«Per aumentare la visibilità del MAUTO a livello internazionale – continua il Direttore Rodolfo Gaffino Rossi – è importante allearsi con altre realtà, al fine di creare interscambio di opere e arrivare all’obiettivo di progettare mostre e attività unendo le risorse culturali e finanziarie».

La OM 469 N dal Museo dell'auto di Torino a BruxellesUn passo per un ulteriore sviluppo del Museo dell’Automobile di Torino che, a inizio 2018, vedrà Rodolfo Gaffino Rossi lasciare la direzione del Mauto, dopo 18 anni spesi per portare il Museo di Torino nelle prime posizioni nella classifica mondiale: con un pubblico eterogeneo e internazionale, con un numero di visitatori che, nel 2017, supererà le 200.000 unità (e composto, per il 70% da stranieri), con quasi 1,3 milioni di ingressi dalla riapertura del Mauto avvenuta nel 2011.

Cross roads. Incroci Italia-USA in mostra al Mauto

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Alfa Romeo 6C cabriolet della Collezione Lopresto Al Museo Nazionale dell’Automobile di Torino va in scena la mostra “CROSS ROADS  Incroci Italia-USA, dal dopoguerra al boom economico”, con la curatela artistica di Luca Beatrice, quella tecnica del direttore del MAUTO Rodolfo Gaffino Rossi e il patrocinio del Consolato Generale degli Stati Uniti d’America di Milano.

La retrospettiva mette a confronto il contesto socio-culturale italiano con quello statunitense, tra la fine della Seconda Guerra Mondiale e gli Anni Sessanta, approfondendo le reciproche contaminazioni tra arte e Car Design.

Cross roads al Museo dell'auto di Torino: Giovanni Michelotti

«Dopo la mostra dedicata a Giorgetto Giugiaro e il Premio La Matita d’Oro -ha dichiarato Benedetto Camerana, presidente del MAUTO-, CROSS ROADS è un nuovo importante passaggio del lavoro che il MAUTO ha avviato sul design dell’automobile e sulla centralità internazionale della cultura italiana e torinese in questo fondamentale settore dell’ideazione industriale. Il Car Design viene qui declinato nel suo valore di fattore cruciale del dialogo Italia – USA e di processo catalizzatore di movimenti trasversali a tutta la cultura estetica e visiva del dopoguerra».

Il console USA alla inaugurazione di Cross Roads al Mauto

La mostra apre con lo stile inconfondibile della Lincoln Continental 4 porte, berlina del 1965,  la cui storia si intreccia con quella di Presidenti USA e uomini d’affari.

Corrado Lopresto con la sua Lancia Florida al Mauto

Una parte del percorso espositivo è pensata come un viaggio dentro le suggestioni visive, musicali e cinematografiche con un riferimento a quegli autori e artisti che hanno raccontato l’immaginario dell’epoca più rivoluzionaria della Storia del Novecento, da Andy Warhol a Roy Lichtenstein, da Mimmo Rotella a Mario Schifano. Il percorso espositivo illustra lo sviluppo di tre aree tematiche (On the Road e La strada, Cinecittà e Hollywood, Dive & Latin Lover) che spaziano dal cinema alla letteratura, dalla pittura alla fotografia. Sono gli anni di Jack Kerouac e Allen Ginsberg, dell’arte che esaspera  i simboli del consumismo e del mito della City of Angels, ma anche della televisione e della pubblicità che entrano nelle case come una finestra sul mondo e rimandano le immagini della nascente controcultura americana in contrapposizione a un’Italia che inizia a rialzarsi dopo la tragedia della guerra. Il racconto dei grandi paesaggi negli occhi dei giovani americani incontra il tema della ricostruzione e il mito della città industriale, il realismo delle periferie e Pier Paolo Pasolini, le pin-up e James Dean.

Il Museo del'auto ospita la mostra Incroci Italia-Usa

La retrospettiva continua nello spazio dedicato alle automobili, dove tra Buick e Plymouth, Lancia e Alfa Romeo, si sviluppa il vero e proprio confronto tra i car designer italiani e americani che si sono lasciati ispirare da questo contesto socio-culturale.

Vetture americane in mostra al Museo dell'auto di Torino

Da una parte, l’eclettica creatività del design italiano che ha influenzato, razionalizzandolo, lo stile americano proteso a esagerare i volumi e a estremizzare le forme delle vetture: il gusto delle linee pulite e morbide ha moderato le spigolose esagerazioni delle vetture americane dalle grandi code e dai musi ridondanti. Dall’altra parte, la scuola americana, che trova in Harley Earl della General Motors e in Virgil Exner della Chrysler la sua massima espressione, ha rafforzato il connubio tra stile e tecnologia trasformando la modellazione artigianale delle officine italiane in progettazione sistematica e tecnologica: molti furono gli Italiani (da Giovanni Savonuzzi a Giovanni Michelotti, da Mario Revelli di Beaumont a  Battista “Pinin” Farina) che si trasferirono negli Stati Uniti per perfezionare le competenze in ambito tecnologico.

Lancia e Pininfarina per la mostra Incroci Italia-Usa

Le vetture in mostra illustrano questi due mondi: berline e convertibili simbolo del sogno americano e protagoniste dell’immaginario cinematografico di quell’epoca, accanto a  eleganti gioielli prodotti dall’industria automobilistica italiana che dimostrano come l’arte dei carrozzieri italiani ha conosciuto, negli anni del boom economico, uno dei suoi periodi più fertili, tanto da diventare “scuola” e dettare legge al design automobilistico mondiale.

La Cisitalia esposta al Museo dell'auto di Torino

Ospite speciale della serata inaugurale, la Packard Super-Eight 1501 del 1937, facente parte della collezione del Museo dell’auto di Torino e completamente restaurata grazie all’intervento di Nicola Bulgari che, per l’occasione, ha prestato al MAUTO anche 57 modellini originali di vetture americane.

Nicola Bulgari ospite del Museo dell'auto in occasione di Cross Roads

Tra Cadillac e Lancia d’epoca, fotografie e filmati, opere d’arte e manifesti pubblicitari, la mostra Cross Roads resterà aperta sino al 25 giugno 2017.

Le informazioni su orari e biglietti d’ingresso sono disponibili sul sito del Museo dell’auto di Torino.

Puoi vedere alcune immagini della inaugurazione della mostra sulla pagina di OkFoto

Incroci Italia-Usa, la mostra del Mauto di Torino

A Giugiaro il premio Matita d’oro del Museo dell’auto di Torino

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Assegnato a Giorgetto Giugiaro il premio Matita d'oro

L’occasione per Giorgetto Giugiaro di raccontare qualche aneddoto della propria vita è stata la cerimonia per consegnargli il premio Matita d’oro, tenutasi ieri sera al Museo dell’Automobile di Torino con la piazza del Mauto piena di ospiti oltre ogni previsione.

La Matita d’oro è il nuovo importante riconoscimento che, ogni anno, sarà conferito dal Museo dell’automobile agli stilisti che più hanno segnato l’evoluzione delle quattro ruote. La prima edizione ha visto protagonista il car designer piemontese celebrato nella mostra retrospettiva “Giugiaro e il suo percorso”, prorogata fino al 12 marzo 2017, dedicata al più illustre tra i car designer italiani, la cui carriera è uno dei migliori esempi  dell’eccellenza italiana nel mondo: una storia di straordinaria creatività .

Innovazione e unicità, arte e concretezza guidano da oltre sessant’anni la mano di Giugiaro, primo progettista integrale dell’auto e  punto di riferimento a livello globale nel settore. Sette lauree ad honorem, sei “Compasso d’Oro”, tre “Auto dell’Anno” e due “Volante d’Oro”: sono solamente alcuni dei riconoscimenti ricevuti nel corso di una carriera che, nel 1999, ha portato 120 giornalisti di tutto il mondo a definirlo il più importante Car Designer del Novecento.

Giugiaro, Camerana e Chiambretti al Mauto per la consegna del premio Matita d'oro

Durante la serata è stato anche assegnato il Premio Speciale 2016 “Artista dell’Auto” ad Aldo Brovarone, decano degli stilisti italiani, a cui si devono – tra molti altri modelli –  due icone automobilistiche come la Dino Berlinetta Speciale (1965) e la Ferrari F40 (1987).

Nato a Garessio il 7 agosto del 1938, in una famiglia di artisti (il nonno e il padre Mario erano pittori che si occupavano di affrescare chiese e palazzi), a soli 14 anni Giorgetto Giugiaro si trasferisce a Torino per seguire corsi di belle arti e studi di progettazione tecnica. Diciassettenne entra nel Centro Stile Fiat come apprendista designer nell’Ufficio stile vetture speciali, chiamato da Dante Giacosa.

Nel dicembre 1959 Nuccio Bertone gli affida la responsabilità di gestire il Centro Stile della sua Carrozzeria. Giugiaro realizza prototipi e modelli di produzione, che entrano nella storia dell’automobile: tra i primi ricordiamo Aston Martin DB4 GT Jet e Maserati 5000 GT del 1961, Ferrari 250 GT del 1962, Chevrolet Corvair Testudo del 1963, Alfa Romeo Canguro del 1964; tra le vetture di serie Alfa Romeo 2000/2600 Sprint del 1960, la BMW 3200 CS del 1961, l’Iso Rivolta 300/340 GT del 1962, l’Alfa Romeo Giulia GT del 1963, la Fiat 850 spider del 1965, la Mazda Luce del 1965, il coupé Fiat Dino del 1967.

 

Ferrari GG50 di Giorgetto Giugiaro

Nel novembre 1965 Giugiaro passa a dirigere il Centro Stile e Progetti della Ghia e in meno di due anni disegna modelli leggendari come la Maserati Ghibli e la De Tomaso Mangusta, prototipi come la Fiat 850 Vanessa, la prima auto rivolta all’utenza femminile e la Rowan Elettrica, la prima auto elettrica concepita da un Carrozziere.

In queste prime tappe della sua carriera c’è già la misura della grandezza del car designer piemontese. Le sue capacità dovevano essere indiscutibili anche se, come racconta Giugiaro, lui si sente un “raccomandato”; infatti fu giovanissimo allievo del professor Golia, zio di quel Dante Giacosa che, notati i suoi disegni  tra i tanti di un’esposizione organizzata al termine dell’anno scolastico dalla scuola frequentata da Giugiaro,  lo fece assumere dalla Fiat.

La stessa capacità  sarà notata da Nuccio Bertone che decide di affidare la responsabilità del Centro Stile a un designer di soli 21 anni. Il quale, se proviamo per un momento a immaginare cosa poteva significare tutto ciò nel mondo di allora, nel 1959 lascia il “posto sicuro” presso la Fiat  per andare a lavorare in una piccola azienda di Grugliasco. Compiendo un passo altrettanto coraggioso sei anni dopo, quando lascerà Bertone per passare a Ghia.

La storia di Giugiaro, a inizio 1968, prosegue con un altro passo molto impegnativo: quando fonda (con il suo amico Aldo Mantovani, un “ingegnere creativo” come lo definisce Giugiaro) la Italdesign, una società concepita per offrire ai costruttori mondiali i servizi di creatività, di engineering e di avviamento alla produzione.

Giugiaro al Museo dell'Automobile per ricevere il premio Matita d'oro

Con questo marchio disegna centinaia di modelli, alcuni entrati in produzione per un totale decine di milioni di auto circolanti. Portano la sua firma le vetture Volkswagen degli Anni ’70 (Golf, Scirocco e Passat). Per il Gruppo Fiat ha creato vetture di successo come le Lancia Delta, Thema e Prisma e le Fiat Panda, Uno, Croma, Punto. Ci sono le Maserati coupé e spider, la Grande Punto, la Fiat Sedici e l’ Alfa Romeo Brera presentata al Salone di Ginevra nel 2002.

Dal 2010 Italdesign Giugiaro entrerà a far parte di Volkswagen Group che, nel tempo, ne assumerà  il controllo totale. Un progetto che dà la misura delle grandi capacità di Giugiaro che, in occasione di una intervista, ebbe a dire: “Decidere di costituire una società di servizi per l’automotive rivolta a tutte le Case italiane ed estere senza seguire il percorso intrapreso nei decenni precedenti dai Carrozzieri torinesi, piemontesi e milanesi, fu un azzardo né più né meno di quello affrontato dai giovani di oggi all’atto di avviare una start-up orientata all’innovazione. In compenso credemmo nelle potenzialità di un Distretto storico, ben strutturato, conosciuto e stimato su scala mondiale. La fama conquistata dai nostri Carrozzieri e dalle decine di atelier che costituivano l’indotto dell’auto poteva in qualche misura certificare il nostro lavoro a condizione che fossimo in grado di competere per qualità, creatività e professionalità. Ma la materia che trattavamo era evidente, conosciuta e apprezzabile da una committenza che operava sotto casa o che era comunque raggiungibile. Le giovani aziende e i giovani nelle aziende oggi operano in un contesto economico e imprenditoriale ben più difficile e diffidente verso il pionierismo. Malgrado i conflitti politici e sindacali di fine Anni Sessanta, allora cavalcavamo l’onda della ricostruzione post bellica sorretti da entusiasmo e voglia di emergere.”

Giorgetto Giugiaro e il figlio Fabrizio al Mauto di Torino

Un Giugiaro che non ti aspetti quello che riceve la Matita d’oro: che racconta di come ami stare con le persone più semplici, anche se nella sua vita ha conosciuto e incontrato persone famose e eccezionali; che ama scorrazzare in moto sulle montagne attorno a Garessio, dove vive; che si dice sorpreso per gli importanti riconoscimenti avuti e che accetta di scherzare su un suo progetto, la Fiat Duna, “la macchina più brutta di tutti i tempi” come gli fa notare Piero Chiambretti nel corso dell’intervista nella piazza del Mauto.

Un Giugiaro che non riesce a nascondere l’orgoglio professionale provato quando, nel 1970, fu chiamato dalla Volkswagen per un progetto che, proprio grazie al successo della sua Golf, avrebbe di fatto consentito al Gruppo tedesco di conquistare le prime posizioni nel mondo dell’automobile.

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Sembra invece non voler rispondere alla domanda di come sarà l’auto del futuro: quasi a lasciare intendere che il futuro è fatto di piccoli passi continui. Ma la sua analisi fa riflettere: l’uomo non cambierà, continuerà a dovere salire e scendere dall’auto, a guardare fuori, a controllare ciò che accade sulla strada. I progettisti saranno sempre più aiutati dalla tecnologia, le norme sulla sicurezza saranno sempre più vincolanti, ecc.

Mentre parlava, ripensavo a una delle ultime realizzazioni di Giugiaro: la Gea. Bellissima e confortevole oltre ogni immaginazione. Un “futuro”, quello della Gea, datato 2015: per i successivi sviluppi il futuro dell’auto avrà sempre bisogno di grandi car designer.

Giugiaro--94Guarda l’album della premiazione nelle immagini di OkFoto

Ferrari 330 P4, un mito in mostra al Museo dell’auto di Torino

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Museo dell'automobile di Torino e la 330 P4 Ci sono sempre mille buone ragioni per visitare il Museo dell’Automobile di Torino, ma sino alla fine di luglio ce n’è una in più: perché, nella sezione Formula, è ospitata la Ferrari 330 P4 che tutti gli appassionati ricordano vittoriosa sul traguardo di Daytona (USA), con tre Ferrari allineate in parata all’arrivo della 24 Ore di Daytona del 6 febbraio 1967.

 

La Ferrari P4 vincitrice della 24 ore di Daytona

Fu un successo strepitoso: tre vetture ai primi tre posti, sapientemente fatte arrivare affiancate al traguardo dal direttore sportivo Franco Lini. Si trattava di una 330 P4 spider (la numero 23 di Bandini-Amon, ora esposta al Museo dell’automobile di Torino), di una 330 P4 berlinetta (Parkes-Scarfiotti) e di una 412 P (Rodriguez-Guichet).

Fu la risposta della Scuderia di Maranello alla parata di vetture che Ford aveva messo in atto a Le Mans, l’anno precedente, dove le GT40 della casa statunitense avevano vinto la 24 Ore francese. Una sconfitta bruciante per la Casa di Maranello che disponeva di mezzi e risorse di molto inferiori a quelle messe in campo dalla Ford.

330 P4 vittoriosa a Daytona

Perso il Mondiale 1966, Ferrari con Mauro Forghieri si dedicò allo sviluppo della P4 (motore di 4000 cc contro i 7000 della GT 40,  una potenza di circa 450 cv,  con una notevole affidabilità), particolarmente curata sotto il profilo aerodinamico, studiato nella galleria del vento in collaborazione con Pininfarina.

Particolare delle luci della Ferrari 330 P4

Il primo dei quattro esemplari prodotti fu disponibile ad ottobre 1966, in tempo per effettuare  i test sulla pista di Daytona utili a fornire elementi necessari per affinare le qualità della vettura.

Ferrari 330 P4 esposta al Museo dell'automobile di Torino

In quella gara Ford schierò al via sei GT 40 MK II contro le due Ferrari P4 ufficiali (a cui fu affiancata una P3 modificata secondo le specifiche della P4 e affidata al North American Racing Team di Luigi Chinetti) e le due Porsche 910 ufficiali: in totale le vetture che presero il via furono 62!

Il posto di guida della 330 P4 Daytona

Dopo 24 ore di gara, con oltre 4000 km percorsi, la Ferrari 330 P4 di Bandini-Amon si aggiudicò la corsa davanti alla Ferrari P4 di Parkes-Scarfiotti e alla 412 P di Rodriguez-Guichet.

Una vittoria entusiasmante, proprio in terra americana in casa della rivale Ford, che contribuì in maniera determinante alla conquista del Campionato Internazionale Costruttori Sport Prototipi 1967. La Ferrari 330 P4, da allora e per sempre semplicemente “Daytona”, era l’ultimo anello di una serie di vetture sport prototipo costruite a partire dal 1961 in versioni sempre più perfezionate. Il motore a iniezione  della P4, derivato dall’esperienza in F1,  montava tre valvole per cilindro, con doppia accensione e poteva mantenere la sua potenza di ben 112 cavalli per litro per 24 ore, come dimostrato dalle lunghe gare portate a termine senza problemi durante tutta la stagione. Dalla P4 derivarono  i modelli Can Am per le corse dell’omonima serie nordamericana.

La Ferrari 330 P4 di Bandini-Amon

A distanza di quasi mezzo secolo la Ferrari 330 P4 conserva immutato tutto il suo grandissimo fascino: i visitatori del Mauto, per una coincidenza espositiva, hanno la possibilità di vedere come siano cambiati i tratti di vetture così eccezionali. Si passa dalle linee curve e morbide della P4 a quelle estreme e spigolose della Lykan Hypersport.

 

Lykan al Museo dell'auto di Torino

Infatti, in esposizione al Museo dell’auto di Torino c’è la protagonista assoluta dell’ultimo film, il settimo, della saga FAST & FURIOS, diretto nel 2015 da James Wan: la W Motors Lykan Hypersport, supercar made in Dubai, realizzata in serie limitata di soli 7 esemplari. Considerata una delle tre vetture più care di sempre (costa 3,4 milioni di dollari), la Lykan monta un motore 6 cilindri boxer bi-turbo che consente di raggiungere una velocità massima di 395 km/h (e 0-100 km/h in 2,8 secondi), ha le portiere che si aprono controvento. I fari a Led sono ornati da 220 pietre preziose (diamanti e zaffiri) e un display olografico a mezz’aria nell’abitacolo per il sistema di informazione sono solo alcuni dei dettagli che rendono questa vettura un vero e proprio gioiello.

L’azienda W Motors è specializzata nella produzione di veicoli ultra-esclusivi caratterizzati da un design aggressivo, prestazioni eccezionali e finiture opulente. Progettata e concettualizzata a Dubai – dove ha sede l’azienda – questa vettura è il risultato della sinergia di professionalità provenienti da tutto il mondo: il motore è stato sviluppato dai professionisti qualificati del RUF Automobile in Germania mentre lo sviluppo tecnico e l’assemblaggio sono stati garantiti da Magna Steyr Internazionale di Torino.

Il muso della Lykan HypersprtAltre immagini delle vetture in esposizione sono disponibili sulla pagina di OkFoto.it

Il Museo dell’Automobile è aperto il lunedì dalle 10 alle 14; il martedì dalle 14 alle 19; il mercoledì, il giovedì e la domenica dalle 10 alle 19; il venerdì e il sabato dalle 10 alle 21.

Lykan Hypersport al Museo dell'auto di Torino

Il DNA della Jaguar F-type Project 7

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Jaguar Project 7 al Museo dell'Auto di Torino Cesar Pieri è Creative Design Manager di Jaguar e, come tale, ha fatto parte del team che ha seguito il progetto della F-Type Project 7. Giovedì scorso, 5 maggio, Pieri ha raccontato la storia e le tappe del processo creativo e realizzativo della Jaguar Project 7 in un incontro rivolto agli studenti delle scuole di design, ai designer, agli addetti ai lavori, alla stampa, e a tutti coloro che, appassionati di automobilismo, non hanno voluto perdersi l’occasione di partecipare. Il workshop di Cesar Pieri si è tenuto nell’Auditorium del Museo Nazionale dell’Automobile, registrando il tutto esaurito.

Presentata al Goodwood Festival of Speed nel 2014 e costruita in soli 250 esemplari, la F-Type Project 7 è una spider che deriva il suo nome dalle sette vittorie che Jaguar ottenne a Le Mans tra il 1951 e il 1990 (un record per un produttore britannico) mentre il suo colore blu ricorda le vittorie della Jaguar D-Type del 1956 e del 1957. Sotto la supervisione di Ian Callum, Director of Design, Project 7 è passato dall’essere un bozzetto sperimentale creato da Cesar Pieri all’essere un prototipo pronto per la strada in soli quattro mesi.

Cesar Pieri con Rita Colomba e il direttore del Mauto

Il workshop di Pieri, che ha preso la parola dopo il benvenuto da parte del direttore del Museo dell’Automobile Rodolfo Gaffino Rossi, ha coinvolto i presenti perché il designer, dopo aver chiesto permesso al pubblico, ha tenuto la sua conferenza in inglese: potendo così essere ancora più netto e determinato nell’uso dei vocaboli. Per il Creative specialist di Jaguar si è trattato di un ritorno al Museo dell’Auto di Torino, dove lo scorso 24 marzo aveva inaugurato la mostraThe Jaguar Heritage Project. Bonnet Artwork Collection & Iconic Design Cars” organizzata dal Museo Nazionale dell’Automobile in collaborazione con Jaguar Italia, aperta sino al 17 maggio. Un luogo che Pieri ha definito magico per la bellezza dei modelli e delle collezioni di auto esposte; un luogo da visitare più volte, perché in ogni occasione si scoprono nuovi stimoli e nuove suggestioni.

Cesar Pieri al Museo dell'Automobile di Torino

Dopo un brevissimo ricordo delle sue esperienze professionali (dalla GM nel 1997, passando (per soli 5 mesi) anche in Fiat Professional, fino al Politecnico di Milano, nel 2010), Cesar Pieri ha preso a parlare di Jaguar, da lui descritta come una società molto speciale, con prodotti innovativi e un approccio esclusivo allo sviluppo dei nuovi modelli.

A mano a mano che Pieri raccontava la sua esperienza veniva fuori la grande passione che ha per il suo lavoro e l’ammirazione che nutre per il marchio del giaguaro.

Ogni linea deve essere tracciata con amore: per dare a chi la guarda emozioni, molte emozioni, per fare sì che la linea della vettura sia unica e desiderabile, semplice, pulita. L’automobile deve creare un’atmosfera: al punto da essere percepita come una icona, deve dare prestigio a chi la usa, deve possedere una forte personalità” ha detto.

Tutto questo accade in Jaguar dove ogni modello, da sempre, è caratterizzato da un particolare profilo (“fast profile”) e da una particolare struttura (“tapered plane shape”) che rendono le automobili Jaguar uniche. A ciò si aggiunga l’importanza del rispetto delle proporzioni tra le varie parti della vettura: elemento che Pieri considera fondamentale per il successo dell’auto.

Dettagli non comuni, bellezza, potenza dei motori (ma il senso di potenza deriva anche dal design dell’auto), rifiniture “sartoriali”, il cofano che diventa una scultura con le sue linee e le sue curve completano le caratteristiche del successo Jaguar.

Tutta la sua relazione è stata supportata da immagini di vetture che sono diventate icone dell’automobilismo (la E-Type, la C, la D): “è stata una fortuna avere alle spalle questi modelli; da queste auto (“beautiful lines, exotic silhouette”) è nata la Project 7 presentata a Goodwood”.

Più volte durante il suo intervento, Pieri ha dato merito a Rita Colomba, presidente della Scuderia Jaguar Storiche e presente in Aula per l’occasione, del lavoro fatto per la conservazione dei modelli che hanno segnato la storia del marchio britannico.

Jaguar E-type della Scuderia Jaguar StoricheAnche parlando di Goodwood, Pieri ha avuto le parole di entusiasmo che, a inizio del suo intervento, aveva riservato al Mauto: là, sulla pista, si aggiungono i suoni dei motori e si respirano gli odori degli scarichi dei motori e delle gomme consumate sulla pista. Una esperienza da non perdere …

Una lezione piena di passione, entusiasmo, semplicità di relazione: con un insegnamento importante per tutti i futuri car designer (“you design for company!”) invitati a mettere da parte personalismi e egoismi. Fondamentale, secondo Cesar Pieri, il lavoro in team, che ha concluso il suo intervento ricordando che “ciascuno di noi è artefice del proprio destino”.

Go JAG!

Cesar Pieri durante il workshop al Mauto

The Jaguar heritage project con Cesar Pieri al Museo dell’auto di Torino

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the Jaguar bonnet artwork collection

Con la mostra The Jaguar heritage project il Museo dell’Automobile di Torino propone uno dei temi centrali del suo percorso espositivo ovvero la creatività, le diverse declinazioni dell’ispirazione artistica dei designers e le tante influenze e contaminazioni dalle quali traggono ispirazione.

Il Mauto di Torino ospita una collezione di cofani d’artista realizzati da Cesar Pieri, Creative Design Manager di Jaguar Advanced Design Studio. A fare da cornice alle sue opere  alcuni modelli Jaguar per raccontare la storia del design della casa automobilistica britannica, una storia fatta di potenza, lusso ed eleganza.

Jaguar project 7 di Cesar Pieri

Come Creative Design Manager di Jaguar, in  quattro mesi Cesar Pieri ha realizzato la Jaguar Project 7: una vettura prodotta in soli 250 esemplari (di cui 4 venduti in Italia), cosa che ha permesso di mantenere nell’auto in produzione le stesse caratteristiche della concept car presentata nel 2013 al Goodwood Festival of Speed.

The Jaguar bonnet artwork collection”  creata da Cesar Pieri, che utilizza cofani originali di Jaguar classiche come tele, resterà esposta al Mauto sino al 17 maggio nel contesto della mostra “The Jaguar heritage project” dove, grazie alla collaborazione con la Scuderia Jaguar Storiche, sono visibili alcuni modelli Jaguar che hanno segnato la storia della Casa britannica.

Cesar Pieri e la Jaguar Project 7 al Mauto di Torino

Presente alla inagurazione della mostra, Cesar Pieri ha ricordato che “nel mondo del car designer  la precisione è fondamentale, spesso lavoriamo al millimetro, nella mia arte provo ad essere il più astratto possibile e a rappresentare le automobili in una forma artistica e disinvolta.

Una storia, quella di Jaguar, che inizia nel 1921, quando William Lyons, giovane ingegnere di Blackpool, con un’esperienza presso la Crossley Motors e la Sunbeam, conobbe un giovane pilota motociclistico di nome William Walmsley, con alle spalle una significativa esperienza nel settore della costruzione artigianale di sidecar. Il 4 settembre 1922 i due fondarono la Swallow Sidecar Company che inizialmente diede lavoro a otto operai. In seguito, al gruppo si aggiunse anche Arthur Whittaker, che offrì la sua collaborazione nel settore commerciale e che rimase al fianco di William Lyons per circa cinquant’anni. Intorno al 1930 avvenne il definitivo passaggio dalla produzione motociclistica a quella automobilistica e nel 1934 William Lyons rimase solo al comando dell’azienda, poiché William Walmsley diede le dimissioni. Da quel momento la ragione sociale mutò in SS Cars Ltd. e iniziò la  produzione di vetture di lusso. Nel 1931 venne presentata la SS1 Jaguar, una delle prime vetture della casa inglese. Nel 1945, dopo il periodo bellico e gli ingenti danni dovuti ai bombardamenti che colpirono duramente Londra ma anche poli industriali come Coventry, la produzione riprese utilizzando il solo marchio Jaguar, già comparso sui precedenti modelli d’anteguerra. La modifica della ragione sociale si rese doverosa poiché, al termine della Seconda Guerra mondiale, la sigla “SS” era associata alle Schutzstaffeln naziste.

Jaguar al Museo dell'automobile di Torino

Il primo modello a marchio Jaguar, nel 1945, fu la celebre Mark IV con motori a 4 o 6 cilindri da 1,5, 2,5 e 3,5 litri. Mentre proseguiva la successione delle grandi berline (dalla Mark VII del 1950 alla Mark X del 1961), la Jaguar profuse grande impegno nell’attività sportiva, partecipando alla 24 Ore di Le Mans. Furono ben cinque le vittorie della Jaguar alle edizioni degli Anni Cinquanta della celebre gara di durata francese: nel 1951 con la XK 120 C, nel 1953 con la C-Type, nel 1955, 1956 e 1957 con la D-Type. Il frutto di queste vittorie, oltre ai benefici d’immagine al marchio, fu il lancio della XKSS, una fortunata versione stradale della D-Type, dalla quale derivò poi la  mitica E-Type.

Jaguar E type esposta al Museo dell'automobile di Torino

La crisi del marchio inglese portò la Jaguar nel gruppo Ford che -per far concorrenza diretta a BMW e Audi, sfruttando il prestigioso marchio Jaguar- nel 1999 affiancò alla storica ammiraglia XJ la nuova S-Type, un’elegante berlina prodotta sul pianale della Lincoln LS e che, con il suo design dichiaratamente ispirato all’omonimo modello del 1963, ebbe il merito di risollevare le sorti del marchio britannico. Nel 2008 fu presentato al pubblico il primo modello della nuova gamma: la XF, una berlina prodotta negli storici stabilimenti di Coventry e progettata dal team coordinato da Ian Callum, autore del design inconsueto per i classici canoni della casa britannica. Nello stesso anno la storica casa di Coventry fu ceduta al gruppo indiano Tata Motors, che ha proseguito nel rinnovamento della gamma con vetture con un design di rottura con il passato. Ne sono un chiaro esempio l’attuale sportiva F- Type, con carrozzeria in alluminio e motori sovralimentati che rappresenta l’erede diretta della storica E- Type, così come la berlina media XE, anch’essa interamente in alluminio dalle prestazioni brillanti ma con emissioni e consumi molto contenuti.

Inaugurazione della mostra The Jaguar heritage project al Museo dell'auto

I visitatori del Museo dell’automobile di Torino hanno l’occasione di vedere esposti, in una sorta di galleria d’arte, i modelli di ieri e di oggi (compresa la Jaguar project 7) del marchio del giaguaro.

Per gli orari della mostra, prenotazioni e acquisto del biglietto le informazioni sono disponibili sul sito del Mauto.

La galleria delle immagini  è disponibile  su OkFoto.it

A fare da cornice alla inaugurazione della mostra le miss partecipanti al concorso nazionale “una ragazza per il cinema“.

The Jaguar heritage project al Mauto di torino

Retròvisioni. In mostra al Museo dell’Automobile le fotografie di Alberto Dilillo e alcuni pezzi della Collezione Lopresto

Mauto-202

Alfa Romeo oldtimer

Il Museo dell’Automobile di Torino ospita, sino al 17 maggio 2015, la mostra “ Retròvisioni. Fotografie di Alberto Dilillo”. Un racconto costruito con le immagini scattate nel cimitero di auto storiche di Kaudorf, in Svizzera, poco prima del suo definitivo smantellamento nel settembre 2009.

L’idea di scattare le fotografie per Alberto Dilillo era scaturita dal ricordo di una frase di Guido Ceronetti, tratta da Il silenzio del corpo.

Una Citroen abbandonata sul lato della strada. Confrontare con “une carogne”. Ecco a una svolta, spuntare la macchina morta, la carogna-automobile, e si può vedere la sua decomposizione, la ruggine, gli sfondamenti, i visceri esposti, manca però il suono, la strana musica degli insetti e, soprattutto, l’odore: si tratta di una decomposizione che ha qualcosa di metafisico, più immateriale che materiale, di un automa che ha vissuto, che ha sentito il “conatus” senza mai acquistare una caratteristica umana e che, disumanamente come ha vissuto, si decompone”.

Plymouth oldtimer

Come racconta lo stesso Dilillo, arrivato al cimitero delle auto, si trovò di fronte a uno scenario indescrivibile con le parole: il Tempo e la Natura avevano messo in scena un’opera monumentale nel silenzio del luogo dove le carcasse delle auto erano coperte di polvere e vegetazione.

Una fotografia del cimitero di automobili di Kaufdorf

Auto d’epoca divenute qui soltanto oggetti usati e rifiuti: ormai prive di quelle cure che, in altri casi, invece darebbero loro dignità di testimonianza storica.

Accanto alle fotografie di Alberto Dilillo, responsabile del Centro Stile Lancia, designer a cui si deve la concept Lancia Fulvia Coupè del 2003, la Ypsilon dello stesso anno e del 2011, la Fiat Bravo del 2007, sono esposti alcuni pezzi unici della meravigliosa collezione di Corrado Lopresto.

Lancia Fulvia coupè nella foto di Dilillo

Grazie all’allestimento curato dal Museo dell’Automobile di Torino, è così possibile ammirare le operazioni di restauro completo delle auto storiche, frutto del lavoro di maestri artigiani che –con la loro passione e eccellenza manuale- ci restituiscono pezzi unici che hanno scritto pagine di Storia dell’Automobile.

Alberto Dilillo con Corrado Lopresto alla inaugurazione di RetròvisioniInaugurazione della mostra Retròvisioni

Le vetture dell’architetto Lopresto, protagoniste ai concorsi di eleganza di tutto il mondo, sono caratterizzate da restauri molto accurati, eseguiti con la conservazione del maggior numero possibile di componenti originali.

Lopresto Collection

 

 

I visitatori della mostra potranno così ammirare, tra le altre, l’Alfa Romeo Giulietta sprint elaborata Bertone, del 1956, con particolari rifiniture e una incredibile Alfa Romeo Boneschi/Riva, del 1958, sulla quale dovranno iniziare i lunghi e impegnativi lavori di restauro per un esemplare unico al mondo.

Alfa Romeo Boneschi / Riva del 1958

La mostra è stata inaugurata dal presidente del Museo dell’Automobile Benedetto Camerana e dal direttore Rodolfo Gaffino Rossi.

Guarda le immagini della inaugurazione della mostra.

Guarda le fotografie dei pezzi esposti al Mauto della Collezione Corrado Lopresto

IED Transportation Design in mostra al Museo dell’Auto di Torino

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Alfa Romeo studio Ied al Mauto di TorinoMuseo dell'automobile di Torino: uno studio IED per Alfa Romeo

Il Museo Nazionale dell’Automobile di Torino – dopo la ristrutturazione e riapertura al pubblico nel 2011 in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia – è pronto per un ulteriore sviluppo.

Si sono infatti conclusi importanti lavori di ammodernamento e ampliamento del Mauto che ne evidenziano ancora di più la vocazione didattica, oltre che conservativa: un’idea di cultura che significa poter condividere il patrimonio storico dell’automobile con le nuove generazioni di visitatori, attraverso gli strumenti e le nuove tecnologie oggi disponibili; interattività e comunicazione multimediale sono due delle innumerevoli novità che il Mauto si prepara a presentare al suo pubblico.

Mostra IED transportation design al MautoMuseo dell'auto Torino: Mostra IED Transportation design

Sarà finalmente aperto al pubblico lo spazio che ospita le vetture della collezione che non trovano posto nel percorso. Visitabile su prenotazione, il garage del Mauto accoglierà l’officina e la scuola di restauro, grazie alla quale si potranno coinvolgere operativamente professionisti del settore delle auto d’epoca, artigiani ed esperti che affiancheranno giovani allievi così da promuovere un passaggio intergenerazionale delle competenze e si darà l’opportunità, grazie alla rete di collaborazioni che il Museo dell’Automobile sta intessendo sia a livello nazionale che internazionale, di far conoscere e di valorizzare l’immenso bacino di talenti, l’estro creativo, l’artigianalità e le capacità imprenditoriali esistenti a Torino e in Piemonte.

Maserati in mostra al Museo dell'automobile di Torinomuseo-automobile-torino

Modificato il percorso espositivo con il riallestimento del piano terra, dedicato al design: quel mondo di creatività con i designer che hanno segnato la storia dell’automobile, dove l’idea diventa sostanza grazie all’applicazione e al lavoro di squadra. Sono disponibili spettacolari approfondimenti finalizzati a promuovere una più ampia conoscenza del car design, della sua evoluzione storica, degli uomini che ne hanno determinato i cambiamenti e gli orientamenti di ieri, oggi e domani. Un’occasione per riflettere su quali risultati può produrre una contaminazione efficace e costruttiva tra creatività e applicazione, tra innovazione e didattica, tra memoria del passato e slancio verso il futuro. Lo spazio espositivo consente una lettura del passato e una comprensione dei fenomeni in atto.

Museo automobile di Torino: studio CisitaliaMauto Torino: studio Cisitalia

Proprio negli spazi del piano terra il Museo ospita la mostra: IED Transportation Design, che resterà aperta sino al 31 agosto 2014, con gli orari del Mauto.

museo automobile Torino: Abarth studio IEDstudio per Abarth in mostra al Mauto

Aperta nel 1994, la scuola di Transportation Design dell’Istituto Europeo di Design di Torino è riconosciuta come eccellenza formativa nelle discipline del transportation design, la seconda scuola di car design al mondonell’ultima classifica School League Report stilata da Cardesignnews. A distanza di 20 anni IED Torino ospita 600 studenti, provenienti da tutto il mondo, diplomati nelle discipline del transportation; realizza progettazioni in partnership con i centri stile di Ferrari, Hyundai, McLaren, Aston Martin, BMW, Maserati e Alfa Romeo.

 Alfa Romeo Gloria: prototipo

La mostra IED Transportation Design: 20 years of excellence, racconta vent’anni di formazione in stretta collaborazione con i brand leader mondiali dell’automotive. Progetti, successi internazionali, storie di ex-studenti, oggi designer affermati e presenti all’80% nei centri stile sia delle aziende che hanno collaborato con IED ma anche di quelle che si sono affiancate all’Istituto per selezionare nuovi talenti creativi.

Sono esposti 50 modelli in scala 1:4 e alcune show carpresentate in anteprima mondiale al Salone Internazionale di Ginevra. Una storia lunga 20 anni, fatta di obiettivi ambiziosi e di traguardi raggiunti, una storia da raccontare e festeggiare a Torino, nel territorio dove è nata, in un contesto in cui il car design ha radici profonde.

Roberto Giolito Museo automobile Torino

La mostra, inaugurata da Riccardo Balbo, direttore IED Torino, Roberto Giolito, design vice president EMEA e da Rodolfo Gaffino Rossi, direttore del Mauto, è stata preceduta dal convegno

#CarDesignSmart Verso nuovi modelli di mobilità

a cui ha partecipato, in qualità di relatore, Flavio Manzoni, direttore stile della Ferrari.

Flavio Manzoni al Museo dell'auto di TorinoRodolfo Gaffino Rossi

Fare l’automobile, genialità e passione al Museo dell’Automobile di Torino

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Museo automobile Torino


Presentato al Museo dell’Automobile di Torino il libro di Mario Favilla e Aldo Agnelli “Fare l’automobile“, edito nella collana Mestieri d’arte della Fondazione Cologni.

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Il libro racconta quel particolare mestiere d’arte che è il lavoro del car designer: lo fa con gli scritti di Mario Favilla arricchiti dalla galleria delle immagini scattate da Aldo Agnelli

fotografo

Nel libro sono raccolte 14 interviste a famosi car designer: italiani di nascita o di formazione che hanno contribuito, con il loro mestiere, la loro genialità e la loro passione, a costruire il successo dei grandi marchi di automobili nel mondo: Audi, Maserati, Lamborghini, solo per citarne alcuni.
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Nell’incontro di presentazione del libro, introdotto dal direttore del Mauto Rodolfo Gaffino Rossi e a cui ha partecipato, tra gli altri ospiti, Marco Tencone a  cui si deve la nuova e bellissima Alfa Romeo 4C, la parola “passione” è stata sottolineata più volte sia da Favilla, oltre quarant’anni di esperienza nel mondo del car design maturata al Centro stile Alfa Romeo, dove ha collaborato -tra gli altri- con Walter de Silva e oggi coordinatore del Master “Trasportation and automobile design” del Politecnico di Milano, sia da Aldo Agnelli, ingegnere, fotografo, che ha documentato con le sue immagini il lavoro di un mondo artigianale dove a tutti i suoi componenti è richiesta la fondamentale qualità del “sapere fare il mestiere”.

Alfa Romeo
Alfa Romeo Disco volante 1952

 


Senza la passione non è possibile disegnare e progettare automobili che sappiano dare emozioni: e, come dimostrano molti casi anche recenti, una automobile che non dà emozioni, non può avere successo. 
torino
Emozioni che si vivono ogni volta che si torna a visitare il Museo dell’Automobile che in questo periodo ospita la Mostra “Martini Racing, inseguendo il mito” e che tutto l’anno offre ai visitatori la possibilità di ammirare la bellezza delle automobili che ne hanno scritto la Storia.
Anche se, come ci ricorda Chris Bangle nella sua intervista nel libro, “la bellezza è riferita sempre all’uomo o alla natura, a qualcosa che ha una durata limitata”.
 

Martini Racing: la sua storia in mostra al Museo dell’Auto di Torino

Una Delta Martini esposta al museo dell'auto di Torino
Al Museo dell’Auto di Torino rimarrà aperta fino al prossimo 26 gennaio la mostra “Martini Racing, inseguendo il mito”. Nei locali del Mauto sono esposte diverse vetture che raccontano la storia di una squadra corse nata quasi per caso all’inizio degli anni ’70 e diventata, negli anni, un mito per due generazioni di appassionati del mondo delle vetture da competizione.
 
Macchina da rally Lancia 037 MartiniFu merito di un dipendente della Martini & Rossi l’idea di creare una scuderia con il nome del famoso produttore di liquori piemontese. Fu lui, infatti, a insistere con i Rossi di Montelera, proprietari dell’azienda, per poter decorare con le insegne Martini la propria vettura con la quale gareggiava come gentleman driver. Dopo molti tentennamenti la decisione fu presa, e nel dicembre 1970 venne svelata la colorazione della Porsche 917 che avrebbe preso parte al Mondiale Marche 1971: una banda tricolore blu, azzurra e rossa decorava la vettura insieme alla scritta “Martini”. Allora non lo si sapeva, ma era appena nata una delle squadre più famose di sempre del mondo delle corse. Di lì a pochi mesi, la Porsche 917K (esposta al Mauto) conquistò infatti la vittoria alla 24 Ore di Le Mans (per curiosità, segnaliamo che era guidata da Helmut Marko, l’austriaco che in questi anni è tornato alla ribalta delle cronache per essere il manager di Sebastian Vettel).
 

La Delta Integrale del rally Safari

La Delta Integrale del rally Safari

La Delta Integrale di Biasion – Siviero danneggiata durante il Safari
La Martini Racing concentrò la propria attività, nei primi anni, sulle gare di velocità in pista, conquistando vittorie importanti e giungendo fino ad affacciarsi alla Formula 1 con team del calibro di Brabham e Lotus (entrambe le monoposto sono ammirabili alla mostra).
 
Nel 1983, arrivò lo sbarco nei rally, che rappresentarono la vera fortuna per il team grazie soprattutto all’abbinamento vincente con la Lancia. Sin dagli esordi, con la 037 Gruppo B, le vetture brandizzate Martini si imposero in maniera quasi inattesa, dato che la berlinetta torinese a trazione posteriore fu capace di sconfiggere la favoritissima Audi Quattro aggiudicandosi subito il Mondiale costruttori.
 
La Brabham di Formula Uno con i colori MartiniNel 1985, poi, la Casa di Chivasso schierò al via del Mondiale Rally la Delta S4: fu quello il primo capitolo dell’epopea delle Delta Martini Racing, che dominarono la categoria per 6 anni consecutivi conquistando il mondiale marche. Al Mauto si possono ammirare tre esemplari di Delta Martini in diverse versioni, tra cui quella condotta dal fortissimo equipaggio italiano Biasion – Siviero alla conquista del Safari Rally.
 
L’avventura del Martini Racing Team è proseguita negli anni, con competizioni in pista e su strada, fino ad arrivare ai giorni nostri. Al Mauto è infatti esposto un esemplare della nuovissima Porsche 918 con motorizzazione ibrida (in grado di sviluppare circa 900 cavalli complessivi) decorata con la livrea Martini, che sarà proposta in vendita a facoltosi clienti della casa tedesca. Per qualcuno, però, questo modello incarna la speranza che l’attività del Martini Racing stia per tornare con grande enfasi nelle gare automobilistiche di tutto il mondo.
 
Frontale con fari di profondità per auto da rally
La mostra “Martini Racing, inseguendo il mito” è visitabile con lo stesso biglietto del Museo dell’Automobile, con i seguenti orari: lunedì 10-14, martedì 14-19, mercoledì-giovedì-domenica 10-19, venerdì-sabato 10-21. 
Per ulteriori informazioni

www.museoauto.itFotografie delle automobili del Museo
 
 
 
Lancia 037 Gruppo B in versione Safari Rally
Una Porsche del Martini Racing Team
 
Un'automobile esposta al Museo dell'Auto di Torino
 
 
 
 

MAUTO, l’auto, la forma e i riflessi nella mostra di Enrico Ghinato

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Cisitalia esposta al Mauto
Con l’esposizione delle opere di Enrico Ghinato, il Museo Nazionale dell’Automobile di Torino (MAUTO) in collaborazione con la Galleria d’Arte Contini di Venezia e Cortina d’Ampezzo, ha inaugurato lo spazio dedicato alle esposizioni temporanee.
Ferrari
Le opere esposte dell’artista veneto, circa una trentina, ritraggono autovetture della storia dell’automobile italiana; provenienti da collezionisti privati, dal Museo Nicolis di Villafranca di Verona e dal Mauto, le auto ritratte nei quadri sono esposte in una area adiacente allo spazio espositivo della mostra, dando così modo al visitatore di apprezzare la pittura iperrealista di Ghinato, capace di fare risaltare il design dell’auto made in Italy.

I quadri di Enrico Ghinato in mostra al Museo dell'auto di Torino
Museo dell'automobile di Torino
La mostra resterà aperta sino al 20 gennaio 2013.
Altre fotografie del MAUTO sono visibili sul sito www.okfoto.it
Museo dell'automobile di Torino

Mauto, quando l’automobile diventa museo (Museo dell’Automobile di Torino)

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Ricorre oggi l’anniversario dell’apertura ufficiale del Museo dell’automobile di Torino.
 
 
La prima idea di realizzare una esposizione di automobili nacque già nel 1932 nelle menti di Cesare Goria Gatti e Roberto Biscaretti di Ruffia, con il benestare del duce Mussolini. Negli anni successivi si iniziò a creare una collezione di veicoli, che vennero esposti prima a Milano in una mostra temporanea e poi in uno spazio ricavato sotto le tribune del nuovo stadio comunale di Torino.
 
 
Nel dopoguerra fu Carlo Biscaretti, figlio di Roberto, ad adoperarsi per dare al Museo una sede prestigiosa e per raccogliere i meravigliosi esemplari della collezione iniziale.
La sede del Museo nazionale dell’Automobile di Torino, opera dell’architetto Amedeo Albertini, fu inaugurata il 3 novembre 1960 e rappresenta uno dei pochi edifici costruiti appositamente per ospitare una collezione di automobili; venne intitolata proprio a Carlo Biscaretti di Ruffia, nel frattempo scomparso.
 
 
Agli inizi del Duemila si iniziò a pensare ad una ristrutturazione del Museo, affidandone i lavori all’architetto Cino Zucchi, che si è avvalso, per gli allestimenti, della consulenza dello scenografo Francois Confino, che a Torino aveva già curato l’ambientazione del Museo del Cinema.
La nuova sede espositiva, intitolata a Gianni Agnelli (a Carlo Biscaretti è stato intitolato il Centro Congressi del Museo), è stata inaugurata nel marzo 2011 dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione degli eventi celebrativi per i 150 anni dell’Unità d’Italia.
 
Il nuovo percorso espositivo del Museo racconta la storia e l’evoluzione dell’automobile, la sua trasformazione da mezzo di trasporto a oggetto di culto e di passione, dando al visitatore la possibilità di contestualizzare i veicoli esposti con i temi sociali e i principali avvenimenti storici del periodo di riferimento dei principali modelli esposti.
 
Sul nostro sito OkFoto.it è disponibile la gallery fotografica del Museo dell’automobile di Torino.