Ferrari 330 P4, un mito in mostra al Museo dell’auto di Torino

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Museo dell'automobile di Torino e la 330 P4 Ci sono sempre mille buone ragioni per visitare il Museo dell’Automobile di Torino, ma sino alla fine di luglio ce n’è una in più: perché, nella sezione Formula, è ospitata la Ferrari 330 P4 che tutti gli appassionati ricordano vittoriosa sul traguardo di Daytona (USA), con tre Ferrari allineate in parata all’arrivo della 24 Ore di Daytona del 6 febbraio 1967.

 

La Ferrari P4 vincitrice della 24 ore di Daytona

Fu un successo strepitoso: tre vetture ai primi tre posti, sapientemente fatte arrivare affiancate al traguardo dal direttore sportivo Franco Lini. Si trattava di una 330 P4 spider (la numero 23 di Bandini-Amon, ora esposta al Museo dell’automobile di Torino), di una 330 P4 berlinetta (Parkes-Scarfiotti) e di una 412 P (Rodriguez-Guichet).

Fu la risposta della Scuderia di Maranello alla parata di vetture che Ford aveva messo in atto a Le Mans, l’anno precedente, dove le GT40 della casa statunitense avevano vinto la 24 Ore francese. Una sconfitta bruciante per la Casa di Maranello che disponeva di mezzi e risorse di molto inferiori a quelle messe in campo dalla Ford.

330 P4 vittoriosa a Daytona

Perso il Mondiale 1966, Ferrari con Mauro Forghieri si dedicò allo sviluppo della P4 (motore di 4000 cc contro i 7000 della GT 40,  una potenza di circa 450 cv,  con una notevole affidabilità), particolarmente curata sotto il profilo aerodinamico, studiato nella galleria del vento in collaborazione con Pininfarina.

Particolare delle luci della Ferrari 330 P4

Il primo dei quattro esemplari prodotti fu disponibile ad ottobre 1966, in tempo per effettuare  i test sulla pista di Daytona utili a fornire elementi necessari per affinare le qualità della vettura.

Ferrari 330 P4 esposta al Museo dell'automobile di Torino

In quella gara Ford schierò al via sei GT 40 MK II contro le due Ferrari P4 ufficiali (a cui fu affiancata una P3 modificata secondo le specifiche della P4 e affidata al North American Racing Team di Luigi Chinetti) e le due Porsche 910 ufficiali: in totale le vetture che presero il via furono 62!

Il posto di guida della 330 P4 Daytona

Dopo 24 ore di gara, con oltre 4000 km percorsi, la Ferrari 330 P4 di Bandini-Amon si aggiudicò la corsa davanti alla Ferrari P4 di Parkes-Scarfiotti e alla 412 P di Rodriguez-Guichet.

Una vittoria entusiasmante, proprio in terra americana in casa della rivale Ford, che contribuì in maniera determinante alla conquista del Campionato Internazionale Costruttori Sport Prototipi 1967. La Ferrari 330 P4, da allora e per sempre semplicemente “Daytona”, era l’ultimo anello di una serie di vetture sport prototipo costruite a partire dal 1961 in versioni sempre più perfezionate. Il motore a iniezione  della P4, derivato dall’esperienza in F1,  montava tre valvole per cilindro, con doppia accensione e poteva mantenere la sua potenza di ben 112 cavalli per litro per 24 ore, come dimostrato dalle lunghe gare portate a termine senza problemi durante tutta la stagione. Dalla P4 derivarono  i modelli Can Am per le corse dell’omonima serie nordamericana.

La Ferrari 330 P4 di Bandini-Amon

A distanza di quasi mezzo secolo la Ferrari 330 P4 conserva immutato tutto il suo grandissimo fascino: i visitatori del Mauto, per una coincidenza espositiva, hanno la possibilità di vedere come siano cambiati i tratti di vetture così eccezionali. Si passa dalle linee curve e morbide della P4 a quelle estreme e spigolose della Lykan Hypersport.

 

Lykan al Museo dell'auto di Torino

Infatti, in esposizione al Museo dell’auto di Torino c’è la protagonista assoluta dell’ultimo film, il settimo, della saga FAST & FURIOS, diretto nel 2015 da James Wan: la W Motors Lykan Hypersport, supercar made in Dubai, realizzata in serie limitata di soli 7 esemplari. Considerata una delle tre vetture più care di sempre (costa 3,4 milioni di dollari), la Lykan monta un motore 6 cilindri boxer bi-turbo che consente di raggiungere una velocità massima di 395 km/h (e 0-100 km/h in 2,8 secondi), ha le portiere che si aprono controvento. I fari a Led sono ornati da 220 pietre preziose (diamanti e zaffiri) e un display olografico a mezz’aria nell’abitacolo per il sistema di informazione sono solo alcuni dei dettagli che rendono questa vettura un vero e proprio gioiello.

L’azienda W Motors è specializzata nella produzione di veicoli ultra-esclusivi caratterizzati da un design aggressivo, prestazioni eccezionali e finiture opulente. Progettata e concettualizzata a Dubai – dove ha sede l’azienda – questa vettura è il risultato della sinergia di professionalità provenienti da tutto il mondo: il motore è stato sviluppato dai professionisti qualificati del RUF Automobile in Germania mentre lo sviluppo tecnico e l’assemblaggio sono stati garantiti da Magna Steyr Internazionale di Torino.

Il muso della Lykan HypersprtAltre immagini delle vetture in esposizione sono disponibili sulla pagina di OkFoto.it

Il Museo dell’Automobile è aperto il lunedì dalle 10 alle 14; il martedì dalle 14 alle 19; il mercoledì, il giovedì e la domenica dalle 10 alle 19; il venerdì e il sabato dalle 10 alle 21.

Lykan Hypersport al Museo dell'auto di Torino

Il mondo di Steve McCurry

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Steve McCurry alla presentazione della mostra alla Reggia di Venaria

Con la mostra dedicata a Steve McCurry la Reggia di Venaria conta di raggiungere un ulteriore target di visitatori se non altro perché Steve McCurry, uno dei più grandi maestri della fotografia contemporanea, è un punto di riferimento per un larghissimo pubblico, soprattutto di giovani.

La mostra comprende una selezione di oltre 270 opere di grande formato, selezionate da Biba Giacchetti assieme a Steve McCurry fra le fotografie più famose scattate nel corso della sua carriera più che trentennale, compresi alcuni dei suoi lavori più recenti e alcune fotografie non ancora pubblicate nei suoi numerosi libri. Il percorso di visita si apre con una sezione inedita di foto in bianco e nero scattate da Steve McCurry tra il 1979 e il 1980 nel suo primo reportage in Afghanistan, dove era entrato insieme ai mujaheddin che combattevano contro l’invasione sovietica e si conclude con alcune foto recentissime, a colori, scattate ancora in Afghanistan, incorniciando così il racconto di una lunga avventura dedicata alla fotografia.

Steve McCurry con Biba Giacchetti

Oltre a presentare un’ampia e aggiornata selezione della produzione fotografica di Steve McCurry, la rassegna, come ha dichiarato il grande fotografo americano in occasione della presentazione della mostra, racconta la sua vita e la sua professione. Una rassegna, quella della Reggia di Venaria, che consente al visitatore di seguire il filo invisibile che lega le passioni di McCurry e la sua capacità di condividere la prossimità con la sofferenza, con la guerra, con la gioia e con la sorpresa. Per capire il suo modo di conquistare la fiducia delle persone che fotografa: «Ho imparato a essere paziente. Se aspetti abbastanza, le persone dimenticano la macchina fotografica e la loro anima comincia a librarsi verso di te».

In ogni scatto di Steve McCurry è racchiuso un complesso universo di esperienze e di emozioni e molte delle sue immagini, a partire dal ritratto di Sharbat Gula, sono diventate delle vere e proprie icone, conosciute in tutto il mondo.

il mondo di Steve McCurry

Da circa 30 anni, Steve McCurry è considerato una delle voci più autorevoli della fotografia contemporanea. La sua maestria nell’uso del colore, l’empatia e l’umanità delle sue foto fanno sì che le sue immagini siano indimenticabili. Ha ottenuto copertine di libri e di riviste, ha pubblicato svariati libri e moltissime sono le sue mostre aperte in tutto il mondo.

una curiosa espressione di Steve McCurry

Nato a Philadelphia nel 1950, McCurry ha studiato cinema e storia alla Pennsylvania State University cominciando a collaborare come fotografo con un giornale locale. Dopo pochi anni di attività, McCurry compie un viaggio in India, il primo di una lunga serie, esplorando il Paese con la sua macchina fotografica.

Steve McCurry and streetphoto at VeniceDopo molti mesi di viaggio, si ritrova a passare il confine con il Pakistan dove incontra un gruppo di rifugiati dell’Afghanistan, che gli permettono di entrare clandestinamente nel loro Paese, proprio quando l’invasione russa chiudeva i confini a tutti i giornalisti occidentali. McCurry trascorre settimane tra i mujahidin, riuscendo a mostrare al mondo le prime immagini del conflitto in Afghanistan, dando così un volto umano ad ogni titolo di giornale.

Da allora, McCurry ha continuato a scattare fotografie mozzafiato in tutti i sei continenti collaborando con le riviste più prestigiose (Time, Life, Newsweek, National Geographic, ecc.): i suoi lavori raccontano di conflitti, di culture che stanno scomparendo, di tradizioni antiche e di culture contemporanee, ma sempre mantenendo al centro del suo lavoro l’elemento umano.

la mostra dedicata a Steve McCurry a La Venaria

Steve McCurry è stato insignito di alcuni tra i più importanti premi della fotografia, inclusa la Robert Capa Gold Medal, il premio della National Press Photographers e per quattro volte ha ricevuto il primo premio del concorso World Press Photo. Il ministro della cultura francese lo ha nominato cavaliere dell’Ordine delle Arti e delle Lettere e, più recentemente, la Royal Photographic Society di Londra gli ha conferito la Centenary Medal for Lifetime Achievement.

il mondo di Steve McCurry

“Il mondo di Steve McCurry” è allestito nella imponente Citroniera delle Scuderie Juvarriane della Reggia di Venaria: la mostra, organizzata da La Venaria e da Civita Mostre, in collaborazione con SudEst57 e con il sostegno di Lavazza, resterà aperta sino al 25 settembre 2016 ed costituisce un avvenimento imperdibile per tutti coloro che amano la fotografia.

Nell’allestimento scenografico di Peter Bottazzi sono esposte 40 opere che Steve McCurry ha realizzato in Africa, America Latina e Asia nell’ambito del progetto di sostenibilità Lavazza Tierra! che dal 2002 vede l’azienda e la sua Fondazione impegnate in azioni di sviluppo e sostegno delle comunità caficultores. Una collaborazione, quella tra Lavazza e il grande fotografo, che si è ulteriormente rafforzata lo scorso anno con la realizzazione del Calendario Lavazza dedicato agli “Earth Defenders”, realizzato dal fotografo statunitense e firmato anche da Slow Food.

Francesca Lavazza board member del gruppo Lavazza

La passione per l’arte, per la fotografia e il design ci ha portati a collaborare con grandi artisti, investendo nella promozione e nella conservazione del patrimonio culturale italiano e mondiale. Essere ancora una volta al fianco di Steve McCurry, ed esserlo a Torino, nel territorio dove l’azienda è nata 120 anni fa, è motivo di soddisfazione” ha dichiarato Francesca Lavazza, Board member del Gruppo Lavazza.

Guarda la galleria delle immagini di OkFoto.it

ill mondo di Steve McCurry in mostra alla Reggia di Venaria

The Jaguar heritage project con Cesar Pieri al Museo dell’auto di Torino

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the Jaguar bonnet artwork collection

Con la mostra The Jaguar heritage project il Museo dell’Automobile di Torino propone uno dei temi centrali del suo percorso espositivo ovvero la creatività, le diverse declinazioni dell’ispirazione artistica dei designers e le tante influenze e contaminazioni dalle quali traggono ispirazione.

Il Mauto di Torino ospita una collezione di cofani d’artista realizzati da Cesar Pieri, Creative Design Manager di Jaguar Advanced Design Studio. A fare da cornice alle sue opere  alcuni modelli Jaguar per raccontare la storia del design della casa automobilistica britannica, una storia fatta di potenza, lusso ed eleganza.

Jaguar project 7 di Cesar Pieri

Come Creative Design Manager di Jaguar, in  quattro mesi Cesar Pieri ha realizzato la Jaguar Project 7: una vettura prodotta in soli 250 esemplari (di cui 4 venduti in Italia), cosa che ha permesso di mantenere nell’auto in produzione le stesse caratteristiche della concept car presentata nel 2013 al Goodwood Festival of Speed.

The Jaguar bonnet artwork collection”  creata da Cesar Pieri, che utilizza cofani originali di Jaguar classiche come tele, resterà esposta al Mauto sino al 17 maggio nel contesto della mostra “The Jaguar heritage project” dove, grazie alla collaborazione con la Scuderia Jaguar Storiche, sono visibili alcuni modelli Jaguar che hanno segnato la storia della Casa britannica.

Cesar Pieri e la Jaguar Project 7 al Mauto di Torino

Presente alla inagurazione della mostra, Cesar Pieri ha ricordato che “nel mondo del car designer  la precisione è fondamentale, spesso lavoriamo al millimetro, nella mia arte provo ad essere il più astratto possibile e a rappresentare le automobili in una forma artistica e disinvolta.

Una storia, quella di Jaguar, che inizia nel 1921, quando William Lyons, giovane ingegnere di Blackpool, con un’esperienza presso la Crossley Motors e la Sunbeam, conobbe un giovane pilota motociclistico di nome William Walmsley, con alle spalle una significativa esperienza nel settore della costruzione artigianale di sidecar. Il 4 settembre 1922 i due fondarono la Swallow Sidecar Company che inizialmente diede lavoro a otto operai. In seguito, al gruppo si aggiunse anche Arthur Whittaker, che offrì la sua collaborazione nel settore commerciale e che rimase al fianco di William Lyons per circa cinquant’anni. Intorno al 1930 avvenne il definitivo passaggio dalla produzione motociclistica a quella automobilistica e nel 1934 William Lyons rimase solo al comando dell’azienda, poiché William Walmsley diede le dimissioni. Da quel momento la ragione sociale mutò in SS Cars Ltd. e iniziò la  produzione di vetture di lusso. Nel 1931 venne presentata la SS1 Jaguar, una delle prime vetture della casa inglese. Nel 1945, dopo il periodo bellico e gli ingenti danni dovuti ai bombardamenti che colpirono duramente Londra ma anche poli industriali come Coventry, la produzione riprese utilizzando il solo marchio Jaguar, già comparso sui precedenti modelli d’anteguerra. La modifica della ragione sociale si rese doverosa poiché, al termine della Seconda Guerra mondiale, la sigla “SS” era associata alle Schutzstaffeln naziste.

Jaguar al Museo dell'automobile di Torino

Il primo modello a marchio Jaguar, nel 1945, fu la celebre Mark IV con motori a 4 o 6 cilindri da 1,5, 2,5 e 3,5 litri. Mentre proseguiva la successione delle grandi berline (dalla Mark VII del 1950 alla Mark X del 1961), la Jaguar profuse grande impegno nell’attività sportiva, partecipando alla 24 Ore di Le Mans. Furono ben cinque le vittorie della Jaguar alle edizioni degli Anni Cinquanta della celebre gara di durata francese: nel 1951 con la XK 120 C, nel 1953 con la C-Type, nel 1955, 1956 e 1957 con la D-Type. Il frutto di queste vittorie, oltre ai benefici d’immagine al marchio, fu il lancio della XKSS, una fortunata versione stradale della D-Type, dalla quale derivò poi la  mitica E-Type.

Jaguar E type esposta al Museo dell'automobile di Torino

La crisi del marchio inglese portò la Jaguar nel gruppo Ford che -per far concorrenza diretta a BMW e Audi, sfruttando il prestigioso marchio Jaguar- nel 1999 affiancò alla storica ammiraglia XJ la nuova S-Type, un’elegante berlina prodotta sul pianale della Lincoln LS e che, con il suo design dichiaratamente ispirato all’omonimo modello del 1963, ebbe il merito di risollevare le sorti del marchio britannico. Nel 2008 fu presentato al pubblico il primo modello della nuova gamma: la XF, una berlina prodotta negli storici stabilimenti di Coventry e progettata dal team coordinato da Ian Callum, autore del design inconsueto per i classici canoni della casa britannica. Nello stesso anno la storica casa di Coventry fu ceduta al gruppo indiano Tata Motors, che ha proseguito nel rinnovamento della gamma con vetture con un design di rottura con il passato. Ne sono un chiaro esempio l’attuale sportiva F- Type, con carrozzeria in alluminio e motori sovralimentati che rappresenta l’erede diretta della storica E- Type, così come la berlina media XE, anch’essa interamente in alluminio dalle prestazioni brillanti ma con emissioni e consumi molto contenuti.

Inaugurazione della mostra The Jaguar heritage project al Museo dell'auto

I visitatori del Museo dell’automobile di Torino hanno l’occasione di vedere esposti, in una sorta di galleria d’arte, i modelli di ieri e di oggi (compresa la Jaguar project 7) del marchio del giaguaro.

Per gli orari della mostra, prenotazioni e acquisto del biglietto le informazioni sono disponibili sul sito del Mauto.

La galleria delle immagini  è disponibile  su OkFoto.it

A fare da cornice alla inaugurazione della mostra le miss partecipanti al concorso nazionale “una ragazza per il cinema“.

The Jaguar heritage project al Mauto di torino

A Franceschini non far sapere …

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Dario Franceschini annovera Museo Egizio e La Venaria tra i musei stataliRivolgo il mio plauso e le mie più sentite congratulazioni agli autori di un esperimento storico. Sono profondamente grata a tutti i ricercatori italiani che hanno contribuito a questo evento che cambierà il volto della fisica moderna. Il superamento della velocità della luce è una vittoria epocale per la ricerca scientifica di tutto il mondo. Alla costruzione del tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto l’esperimento, l’Italia ha contribuito con uno stanziamento oggi stimabile intorno ai 45 milioni di euro. Inoltre, oggi l’Italia sostiene il Cern con assoluta convinzione, con un contributo di oltre 80 milioni di euro l’anno e gli eventi che stiamo vivendo ci confermano che si tratta di una scelta giusta e lungimirante”. Così il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, nel settembre 2011, per commentare la scoperta scientifica del CERN sulla velocità dei neutrini. Un errore clamoroso, quello della Gelmini, che resterà in rete per fare sorridere i figli e nipoti del 21° secolo.

Nel suo piccolo, ieri, un altro ministro della Repubblica italiana, ha voluto dare il suo contributo al “bestiario della politica” fornendo i dati sull’afflusso ai Musei statali. Parliamo di Dario Franceschini, ministro per i Beni culturali (ci risiamo: se non è Istruzione, è Cultura…) che, davanti al Comitato permanente per il Turismo, ha dichiarato: “Quello che si è appena concluso è stato l’anno d’oro dei musei italiani. Circa 43 milioni di persone hanno visitato i luoghi della cultura statali generando incassi per circa 155milioni€ che torneranno interamente ai musei attraverso un sistema premiale (Sic) che favorisce le migliori gestioni e garantisce le piccole realtà. Per la storia del nostro Paese è il miglior risultato di sempre, un record assoluto per i musei italiani, e anche rispetto al 2014, anno in cui si erano registrati numeri molto positivi, la crescita dei visitatori e degli incassi è significativa: +6% i visitatori (pari a circa +2,5milioni); +14% gli incassi (pari a circa +20milioni€); +4% gli ingressi gratuiti (pari a circa +900mila). E non siamo in presenza di una tendenza internazionale, anzi siamo in controtendenza se si guarda ai dati usciti sulla stampa estera oggi. In Italia, grazie anche alle nuove politiche di valorizzazione, prime fra tutte le domeniche gratuite, gli italiani sono tornati a vivere i propri musei. Un riavvicinamento al patrimonio culturale che educa, arricchisce e rende consapevoli i cittadini della magnifica storia dei propri territori” … “I dieci luoghi della cultura più visitati nel 2015 sono stati: il Colosseo (6.551.046 visitatori, +6% rispetto al 2014, pari a +369.344 ingressi); gli Scavi di Pompei (2.934.010, +12% pari a +312.207 ingressi); ecc. ecc. il Museo Egizio di Torino (757.961 +33% pari +190.273 ingressi); la Venaria Reale (555.307 visitatori e una crescita del +6,5% degli introiti), ecc. ecc. il Polo Reale di Torino (307.357), ecc.ecc.”.

Un capitolo a sé quello delle domeniche gratuite: sono 5 milioni le persone che complessivamente hanno partecipato all’iniziativa”. Che, ipotizzando un costo medio del biglietto di ingresso a 5 euro, fa la bellezza di 25 milioni di euro che ben servirebbero, ad esempio, per assumere nuovo personale e evitare – come accaduto nel ponte dell’8 dicembre al Polo reale – che  quell’importante Polo museale fosse … chiuso per riposo settimanale!

record di visitatori per il Museo Egizio di Torino

Dal comunicato sul sito dei Beni culturali si deduce che il ministro Franceschini non sa che il Museo Egizio e la Reggia di Venaria non fanno parte dei Musei statali.

Proprio su quel sito, a proposito del Museo Egizio si legge: “Il 6 ottobre 2004 il Ministero per i Beni e le Attività Culturali conferì in uso per trent’anni i beni del Museo ad una apposita fondazione, la Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino, di cui fanno parte la Regione Piemonte, la Provincia di Torino, la Città di Torino, la Compagnia di San Paolo e la Fondazione CRT“.

Per quanto riguarda la Reggia di Venaria il sito MIBAC riporta che “non è un “museo”, ma una “Reggia per i contemporanei”: un grande spazio ed un’opportunità irrinunciabile dedicati al piacere, alla gioia di vivere, che coniuga gli aspetti storici, i desideri e le esigenze di svago di tutti. E’ di proprietà di un Consorzio di diritto pubblico e ha come Direttore Alberto Vanelli“: cosa che non risponde al vero da quando, circa un anno fa, Vanelli è stato sostituito in quel ruolo da Mario Turetta!

Ovviamente, semmai qualcuno glielo farà notare, il ministro Franceschini potrà sempre dichiarare che i dati sono stati pubblicati “a sua insaputa” oppure che si è trattato di un “errore umano”: versione molto in uso da parte del suo collega di Governo Poletti…

In questa vicenda colpisce un altro fatto: come altri media, sia La Stampa sia l’edizione torinese di Repubblica, non si sono accorti dell’errore e hanno subito pubblicato, nella edizione online, la nota del ministero, ciascuna testata con una fotografia del Museo Egizio, senza sottolineare lo svarione ministeriale.

Troppa fretta di pubblicare un pezzo per Dario Franceschini? Una competizione tra due quotidiani che si stanno scambiando il direttore? O il comodo lavoro di fare un “copia-incolla” di quanto arriva dagli uffici stampa del Governo, per mantenere buoni rapporti con gli uffici stampa e magari ottenere più facilmente una intervista con il ministro di turno?

Eppure sui social l’errore era stato subito evidenziato; ma  24 ore dopo la pubblicazione, i pezzi sono ancora lì, quasi in fotocopia, senza alcuna rettifica: quello de La Stampa e quello di Repubblica.

Si parla spesso della crisi dei giornali: qualche ottima ragione e spiegazione per la suddetta crisi arriva proprio da chi ha la fortuna di lavorare in un giornale.

La reggia di Venaria tra i musei più visitati nel 2015

Matisse e il suo tempo in mostra al Polo Reale di Torino

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Matisse e il suo tempo Un vecchio proverbio piemontese ci ricorda che  “Se il tempo è bello il giorno di Santa Bibiana, farà bello un mese e una settimana”.

Lo scorso 2 dicembre, festa di Santa Bibiana, c’era il sole: per cui inutile sperare in abbondanti nevicate per il periodo natalizio. Pioggia e neve arriveranno a vacanze di Natale concluse e gli sciatori potranno rifarsi con le settimane bianche o nelle vacanze di Pasqua. Anche lo smog continuerà a farla da padrone: senza essere intaccato dai tardivi provvedimenti delle varie amministrazioni comunali. Palliativi, senza alcuna strategia o serio progetto per combattere l’inquinamento atmosferico.

Per coloro che, causa la mancanza di neve in montagna, sono rimasti in città e per coloro che hanno scelto Torino per trascorrere le feste di fine anno, ci sono moltissime opportunità di dedicare il tempo alle arti e alla bellezza.

La pittura innanzitutto. Con due importanti e bellissime mostre in città dedicate a artisti francesi.

La Galleria d’arte moderna  ospita una mostra dedicata a Monet: inaugurata a inizio ottobre e aperta sino al 31 gennaio 2016 , è la mostra più visitata in Italia e, per evitare le inevitabili lunghe code (anche se, dopo quelle registrate per alcuni padiglioni di Expo 2015, le code sembrano stranamente avere assunto un connotato positivo…), è consigliabile la prenotazione ( www.mostramonet.it ).

Inaugurata lo scorso 12 dicembre e aperta sino al 15 maggio 2016, nelle sale di palazzo Chiablese è ospitata la mostra “Matisse e il suo tempo”.

le opere di Henri Matisse in mostra a Torino Il ricco catalogo della mostra di Matisse

Con una cinquantina di opere di Matisse e altrettante di artisti a lui coevi quali Picasso, Renoir, Bonnard, Modigliani, Miró, Derain, Braque, Marquet, Léger – tutte provenienti dal Centre Pompidou di Parigi- la mostra consente di guardare le opere di Matisse attraverso il contesto delle sue amicizie e degli scambi artistici con altri pittori. Così, per mezzo di confronti visivi con opere di artisti suoi contemporanei, sarà possibile cogliere non solo le sottili influenze reciproche o le fonti comuni di ispirazione, ma anche una sorta di “spirito del tempo”, che unisce Matisse e gli altri artisti.

Una mostra eccezionale, resa possibile dal grande lavoro svolto dalla curatrice Cécile Debray, responsabile delle collezioni Matisse, “l’ansioso, il follemente ansioso” Matisse, presso il Musée National d’art moderne Centre Pompidou.

Cècile Debray, conservatore del Centre Pompidou Paris

La mostra ospitata al Polo Reale si sviluppa in dieci sezioni ed è organizzata, oltre che dal citato Centre Pompidou, da 24 Ore Cultura e Arthemisia Group che, nei mesi scorsi, avevano portato a Torino una importante mostra su Tamara De Lempicka.

Due mostre che, da sole, possono riempire questi giorni di vacanza.

In attesa di un riscontro della veridicità del citato proverbio e di un altro che dice che “Natàl n’tl puvràs, Pasqua n’tl pautàs” (Natale con la polvere, Pasqua nel fango) ovvero Natale col bel tempo porterà Pasqua con la pioggia, godiamoci queste bellissime mostre.

Mostra di Matisse a palazzo Chiablese

Le informazioni su orari e prezzi della mostra sono disponibili sul sito

www.mostramatisse.it

La galleria delle immagini della mostra dedicata a Matisse è disponibile sulla pagina di OkFoto.it

Matisse e il suo tempo in mostra al Polo reale

Torino, Armando Testa e il mondo di Papalla

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Sintesi 59, la scultura dedicata a Armando Testa a Porta Susa

E’ passato circa un mese da quando è stata inaugurata l’opera che lo Studio Armando Testa e la famiglia Testa hanno donato alla città di Torino per onorare Armando Testa, forse il più grande pubblicitario italiano; si tratta di una scultura, installata davanti alla vecchia stazione di Porta Susa, che ricorda l’idea di Armando Testa per reclamizzare il “Punt e mes” (un punto di amaro e mezzo di dolce), il vermouth della Carpano. Una idea del 1959 (da cui il nome dell’opera, “Sintesi 59”) che utilizzava il dialetto piemontese per trasmettere una emozione pubblicitaria.

Geniale nelle sue intuizioni, Armando Testa ci ha lasciato ricordi molto forti del suo lavoro: il caffè Lavazza con Carmensita, i pannolini Lines con l’ippopotamo Pippo, l’olio Sasso, il digestivo Antonetto (“si può prendere anche in tram”) e moltissimi altri ancora. Impossibile elencarli tutti.

Punt e mes, opera dedicata a Armando Testa

La recente autorizzazione del comune di Torino concessa alla Sony per installare in piazza Vittorio un pallone bianco di notevoli dimensioni sta scatenando un sacco di polemiche: tanti i nomi assegnati alla struttura (dal panettone al muffin alle “palle” della politica, al bubbone, ecc).

Torino, la chiesa della Gran Madre vista da piazza Vittorio

Qualcuno ha pensato al pianeta Papalla? Ricordate? Fu un’ idea di Armando Testa, studiata a metà degli Anni Sessanta per pubblicizzare gli elettrodomestici Philco, che ebbe a dichiarare: “da tempo accarezzavo l’idea di creare un personaggio sferico che abitasse un certo pianeta: Papalla è sembrato il nome più adatto.  Gli abitanti di questo mondo dovevano rappresentare una vita ricca, opulenta e i papallesi rotondi ben si prestavano ad interpretazioni cartellonistiche e grafiche. Come si sa i grassi, oltre tutto, sono molto simpatici, notoriamente cordialoni, ma non si possono quasi mai adoperare nei prodotti alimentari perché la gente è preoccupata della linea. Nel caso dei televisori, frigoriferi e lavatrici, la linea conta poco, perciò ci si offriva un’isolata occasione di adoperare un personaggio tutto rotondo, un’autentica palla”.

Chissà se i pubblicitari della Sony, nel pensare alla bolla da installare in piazza Vittorio, si sono rifatti ai mitici abitanti di Papalla…

La bolla di Sony installata in piazza Vittorio a Torino

D’altronde, basta fare un breve giro nel centro di Torino per trovare in più punti l’atmosfera del pianeta Papalla.

Pubblicità Lavazza in piazza San Carlo

In piazza San Carlo un enorme cartellone pubblicitario di “una nota azienda torinese che produce caffè” (!!!) ha fatto indossare un casco spaziale alla testimonial del suo prodotto usato nello spazio, sotto i portici di via Cernaia altre “papalle” appese, addirittura qualche vecchio lampione sembra volerci ricordare Papalla.

I portici di piazza Vittorio e la bolla della Sony

Solo l’ironia e il paradosso del “poeta della pubblicità” possono servire di fronte a questa nuova caduta di stile degli amministratori comunali.

Di fronte alle polemiche di questi giorni e alle infantili giustificazioni dell’Amministrazione comunale che peggiorano –se possibile- la figuraccia di fronte a una tale decisione (“non conoscevamo le dimensioni della bolla”), torna in mente il fatto che,  soltanto pochi mesi fa, l’allora Sovrintendente ai Beni artistici ebbe a ridire sulla  presenza in piazza Castello di un vagone ferroviario in occasione della mostra dedicata a Primo Levi.

polemiche per la installazione del panettone bianco in piaza VittorioTorino, via Cernaia

Certo è che la nuova Amministrazione comunale che verrà eletta a primavera dovrà prendere seriamente in considerazione le modalità di utilizzo dei luoghi pubblici prima di autorizzare manifestazioni e installazioni varie. Anche perché per la “papalla” di Sony, il Comune di Torino magari ha incassato soltanto poche migliaia di euro: una goccia del budget pubblicitario di Sony. O no?

I lampioni di Torino

Ma il brutto non è solo in piazza Vittorio:  in questi giorni la piazza più nota di Torino ospita la tendopoli legata a Cioccolatò: con tanti saluti all’architettura delle facciate che affacciano sulla piazza, alle tavolozze dei colori e anche a Luci d’artista.

Luci d'artista e CioccolaTò in piazza San Carlo

Quasi una beffa ulteriore, la presenza di un furgone  fermo davanti al monumento del Caval ‘d bronz, con la pubblicità “San Carlo, il buon gusto italiano”.

Piazza San Carlo, il buon gusto italiano

Altre immagini di pubblicità che non rispettano l’importanza di piazza san Carlo sono visibili nel racconto della luce magica di Torino di Bruno Delbonnel

Salone dell’automobile di Torino: le novità della edizione 2016

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Il Salone all'aria aperta lungo i viali del Valentino

La seconda edizione del Salone Auto Parco Valentino si svolgerà dall’8 al 12 giugno 2016. Formula che vince, non si cambia: per cui anche l’edizione 2016  sarà ospitata lungo i viali del parco del Valentino  e  caratterizzata dall’ingresso gratuito per il pubblico, con gli stand aperti dalle 10 alle 24 e uguali per tutte le Case espositrici.

Ferrari Fxx K al Parco Valentino

Confermata la sfilata delle auto, che si svolgerà su un percorso molto più lungo rispetto alla edizione 2015: saranno circa 45 km da piazza Vittorio Veneto sino alla Basilica di Superga e con arrivo alla Reggia di Venaria. La sfilata si svolgerà il sabato e sfrutterà lo splendido scenario delle strade collinari, evitando gli intoppi che avevano caratterizzato la scorsa edizione, con le auto costrette a inutili gimkane per evitare la centralissima piazza san Carlo dove era installato il palco per il Festival della musica classica, con variazioni di percorso decise all’ultimo momento.

Grossa novità di Salone Auto Parco Valentino 2016 saranno i test drive. Un gradito ritorno al passato, quando il Salone dell’Automobile di Torino si svolgeva negli spazi di Torino Esposizioni. Parliamo di anni in cui la passione per l’automobile era fortissima, così come il desiderio di possederla; anni in cui Fiat, Lancia e Alfa Romeo erano ancora tre marchi autonomi e si respirava un’aria di forte competizione tra i piloti (e i proprietari) delle automobili delle  Case automobilistiche. Alla guida c’erano i collaudatori  che, durante il percorso, descrivevano con forte orgoglio le caratteristiche delle vetture anche in termini  di raffronto con “gli avversari”, vantandone -per ciascuna Casa- il primato…

Altri tempi: quando in molti si pagava il biglietto di ingresso al Salone soltanto per mettersi in coda per un troppo breve e veloce giro di prova su Fiat 124 spider o su Fiat 130 o su Lancia Fulvia coupè o suAlfa 33 … I collaudatori “sentivano” questa rivalità sportiva e sulle strade del circuito collinare, vicino alla chiesa di san Vito, non facevano mancare le emozioni ai viaggiatori e al pubblico lungo il percorso…

I tempi sono cambiati, oggi i concessionari di auto aspettano a braccia aperte i clienti, ben disposti a fare provare i vari modelli in ogni momento.

Chissà che i test drive di Parco Valentino non aiutino a ritrovare quel senso di sfida: staremo a vedere.

Intanto gli organizzatori puntano a migliorare i dati di presenza rispetto allo scorso anno. Andrea Levy, ideatore della manifestazione, alla presentazione della edizione 2016 ha dichiarato: “Puntiamo alla presenza di 40 Case automobilistiche e 500.000 visitatori, anche grazie all’aumento dei giorni dedicati al Salone. L’anno scorso hanno partecipato 350.000 persone, non il classico target automobilistico: parliamo di giovani, donne, coppie e famiglie. Ci sono contatti molto avanzati con le Case automobilistiche, con le quali si è intavolato un dialogo costante fin dai primi giorni successivi la chiusura della prima edizione. Sarà un Salone dell’auto di Torino più ricco: parteciperanno diversi nuovi Brand e quelli che torneranno ci regaleranno diverse anteprime e novità”.

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Lo scorso anno, nell’ambito del Salone c’era stato un raduno di auto Pininfarina per festeggiare gli 85 anni della celebre Carrozzeria torinese: con il cortile del Castello del Valentino a fare da cornice ai modelli, alcuni in esemplare unico, con il prestigioso logo.

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Per rendere omaggio alla tradizione del car design,  il Salone Auto  Parco Valentino 2016  fa rinascere il premio Car Design Award. Il prestigioso riconoscimento  della rivista Auto&Design  sarà assegnato da una giuria di giornalisti delle principali testate automobilistiche e di design internazionali e premierà tre categorie di progetto.

Appuntamento a giugno dunque: con le automobili di nuovo al centro delle attenzioni di Torino.

Perché, appena terminato Parco Valentino Salone dell’auto, prenderà il via “LING80 anni dopo”: un evento in calendario dal 16 al 19 giugno 2016, per ricordare gli 80 anni della Fiat 500 Topolino, progettata dall’ingegner Dante Giacosa e costruita nello stabilimento del Lingotto.

Eicma 2015, le novità del Salone del Motociclo

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Eicma girls

Eicma 2015 ha aperto al pubblico. Fino a domenica 22 novembre 2015 i padiglioni della Fiera di Milano  (quest’anno l’Esposizione si sviluppa sul lato ovest del quartiere fieristico occupando i padiglioni 9-11, 13-15, 22-24) saranno presi d’assalto da appassionati provenienti da tutto il mondo (ne sono attesi oltre 600.000). Come ormai è tradizione, nella giornata di venerdì 20 novembre le donne potranno visitare il Salone gratuitamente.

L’evento garantisce standard di eccellenza a partire dalla presenza di tutti i top brand, delle aree speciali (Eicma Custom, Area Sicurezza) dell’arena esterna MotoLive, di importanti novità e ritorni come l’Eicma Store e il Temporary Bikers Shop.

Eicma, giunto alla sua 73° edizione, con la sua frequenza annuale, è il Salone più importante del mercato motociclistico: quasi 1.500 espositori presenti rendono quanto mai interessante la visita del Salone.

La Yamaha di Valentino Rossi esposta a Eicma 2015

Si è appena conclusa la stagione del MotoGP, con Jorge Lorenzo fresco vincitore del Mondiale piloti e con le polemiche tra Valentino Rossi e Marc Marquez, ed ecco che Honda e Yamaha presentano, nei loro spaziosi stand, le novità per la stagione 2016. Ma mentre Yamaha ha esposto le moto dei suoi due campioni, Honda ha rinunciato a mettere in esposizione la motoGP con il numero di Marquez, preferendo esporre quella di Pedrosa…

Tante le novità presenti a Eicma 2015 anche nel mondo delle moto elettriche, con Energica che presenta la Ego45, per celebrare il 45° anno del socio fondatore del progetto, alla vigilia della quotazione in Borsa.

Energica Ego45

 

Mondial ha scelto Eicma 2015 per il suo ritorno nel mondo delle moto con la presentazione di Hipster, un modello che unisce le caratteristiche classiche dello storico marchio F.B. Mondial e l’anima più tecnologica dei propulsori di da 125 e 250 cc, 4 valvole, entrambi a 6 marce, con  iniezione elettronica e raffreddamento a liquido.

F.B. Mondial Hipster

 

 

 

BMW presenta la 310: un modello di 310 cc, 34 cv, costruito in India, disponibile a partire dalla seconda metà del 2016. Un modello con il quale la Casa tedesca “scende” nei livelli medio-bassi di mercato e offre una alternativa d’acquisto per i neopatentati.

Novità BMW a Eicma: G310

Anche Ducati si rivolge ai neopatentati con un modello, lo Scrambler (il nome è quello del modello degli Anni Sessanta), di 400 cc che sviluppa 41 cv.

Su un livello differente la Ducati Multistrada 1200 Enduro: con un prezzo superiore ai 21.000 euro sarà divertente trovare i fortunati proprietari che vorranno usarla effettivamente nello sterrato. In compenso potranno però sfrecciare tranquillamente nelle strade cittadine che, a Roma come a Torino, sono in condizioni pietose, piene di buche, pericolosissime per i motociclisti.

Ducati Multistrada

Honda presenta la nuova versione di un modello di enorme successo: l’Africa Twin con cui spera di ripetere il successo del modello a lungo vincitore di competizioni nel deserto.

 

Come prima novità per MV Agusta va ricordato il logo, ristilizzato e sostenuto da “Passion. Precisely Crafted” che ne rimarca l’identità e l’orgoglio di appartenenza. Il nuovo simbolo fa il suo esordio con la nuova Brutale 800 che, a quindici anni dal suo debutto, sviluppato per creare “la più bella Brutale di sempre”. Il modello, unico nella sua categoria, monta il cambio elettronico e un controllo di trazione regolabile su 8 livelli.

Yamaha espone nell’avveniristico stand di Eicma 2015 le sue numerose novità: tra cui la nuova XSR 900 legata alla filosofia “Faster Sons”. Per celebrare il 60° anniversario della Casa di Iwata, tutti modelli Sport Heritage sfoggeranno la leggendaria livrea con grafica speedblock giallo-nera. Nello spazio Yard Built, come fonti d’ispirazione per gli appassionati del genere, verrà mostrata una selezione delle più accattivanti Special create negli ultimi anni dai più famosi customizer internazionali, tra cui la nuova magnifica “Faster Wasp” 900 cc by Roland Sands.

woman friday at Eicma

Tutte le informazioni su orari, parcheggi, prezzi di ingresso sono disponibili sul link di Eicma

Le immagini del Salone sono disponibili nelle nostre gallerie:

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Eicma, non solo moto

Le moto in esposizione

I volti del Salone

Monet, dalle collezioni del Musèe d’Orsay alla GAM di Torino

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Monet, Essai de figure en plein-airDa oggi sino al 31 gennaio 2016 quaranta capolavori di Claude Monet, provenienti dalle collezioni del Musée d’Orsay, saranno in mostra alla Galleria d’arte moderna di Torino.

Una mostra dedicata agli Impressionisti che, dopo quelle di Degas (2012) e Renoir (2013), si inserisce in un percorso a cui, con un importante annuncio a sorpresa – non solo per il pubblico presente ma anche per la presidente della Fondazione Torino Musei e del sindaco Fassino – fatto ieri dal presidente dei Musées d’Orsay et de l’ Orangerie Guy Cogeval si aggiungerà, forse già il prossimo anno, una esposizione dedicata a Manet!

Guy Cogeval, presidente del Musée d'Orsay, alla GAMClaude Monet alla GAM di Torino

In occasione della presentazione della Mostra dedicata a Claude Monet, con Patrizia Asproni a fare gli onori di casa in attesa dell’arrivo di Carolyn Christov-Bakargiev che assumerà l’incarico di direttore della GAM dal prossimo gennaio, il sindaco Fassino – tanto colpito dall’annuncio a sorpresa di Guy Cogeval da confondere nel suo intervento Manet con Monet- ha sottolineato gli sforzi della sua Amministrazione per portare Torino al centro dei circuiti turistici internazionali, puntando proprio sulla Cultura, per la quale si investono circa 100 milioni di euro all’anno: 30 milioni da parte della Città di Torino, una ventina da parte della Regione Piemonte, altrettanti sono i finanziamenti dello Stato e circa 30 milioni sono il frutto di collaborazioni e sponsorizzazioni di privati.

Fassino con il presidente Unipol, Stefanini, e Massimo Vitta Zelman

Un grande sforzo, certamente: ma non sufficiente perché occorre investire anche sulla pulizia e sul decoro della Città (cancellando il degrado del Palazzo del Lavoro dell’architetto Nervi, solo per citare un caso emblematico), affinchè il “Turista”, in città per le mostre, non debba vedere la sporcizia e il degrado delle vie di accesso al centro città… La Rue Montorgueil à Paris

La forte collaborazione tra il Musée d’Orsay e la GAM di Torino, con il lavoro dei conservatori del Muséè Xavier Rey, specialista di Monet (che ha pubblicamente ricevuto i complimenti da parte del suo presidente e una investitura a suo successore, “anche se questo non dipenderà da me, ma dal prossimo Presidente della Repubblica francese” ha aggiunto Guy Cogeval) e di Virginia Bertone, conservatrice della GAM, ha consentito di allestire una mostra dove, per la prima volta in Italia, si potrà ammirare Le déjeuner sur l’herbe (che voleva rappresentare un omaggio, e anche una sfida, nei confronti di Manet che aveva dipinto un quadro con il medesimo titolo), accanto a capolavori come La rue Montorgueil à Paris, realizzato in occasione della festa “della pace e del lavoro”,  e Les villas à Bordighera, con i colori che Monet ha colto in occasione del suo primo soggiorno nella Riviera Ligure.

La signora Monet sul divano alla GAM di Torino Le déjeuner sur l'herbe Xavier Rey, conservatore del Musée d'Orsay Les villas à Bordighera di Monet  esposto alla GAM di Torino essai de figure en plein-air di Monet esposto alla GAMIl Gruppo Unipol è main sponsor della straordinaria esposizione dedicata a Claude Monet, per la quale Skira, oltre a curarne la rassegna, gli aspetti organizzativi e promozionali, ha pubblicato il catalogo e alcuni volumi dedicati al grande Maestro francese.

Parco del Valentino: il Gran Premio di Formula Uno e la memoria di Ascari

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C’era un tempo in cui il nome della città di Torino era affiancato a quello di Montecarlo, di Monza e di altri mitici percorsi dell’automobilismo sportivo e della Formula 1.
Il ricordo di Ascari nell'asfalto di fronte al Castello del Valentino a Torino
Nel centralissimo Parco del Valentino, infatti, si disputò per diversi anni un vero Gran Premio di F1, con la partecipazione dei più grandi piloti dell’epoca. Anzi, a voler essere precisi, il capoluogo piemontese ospitò la prima gara in assoluto della Formula Uno propriamente detta: questa categoria venne infatti creata nel 1946 dalla Federazione Internazionale dell’Automobile, e nello stesso anno, il 1° settembre, le vetture rispondenti al nuovo regolamento sportivo vennero schierate alla partenza del Gran Premio di Torino. A trionfare fu Achille Varzi, uno dei piloti più importanti di quell’epoca, che con quella vittoria chiuse una carriera straordinaria prima di trovare la morte in gara due anni dopo.
In realtà, il circuito era già in uso da una decina d’anni, si tende infatti a collocare l’inizio dell’attività motoristica tra i viali del Parco del Valentino intorno al 1935. Le corse continuarono fino al 27 marzo 1955, quando l’ultima edizione della gara venne vinta da Alberto Ascari, che si impose alla guida di una Lancia D50. Il pilota milanese morì due mesi dopo a Monza, e i componenti dell’Automobile Club di Torino decisero che era doveroso rendere omaggio al pilota che solo poche settimane prima aveva emozionato il pubblico accorso al Valentino.
La partenza di Ascari al Gran Premio di Torino del 1955
La piazzola da cui partì la gara trionfale di Ascari al Gp di Torino del 1955

Si decise così di affidare al marmo il compito di mantenere imperituro nel tempo il ricordo di Ascari, e venne con esso disegnata la casella di partenza dalla quale prese il via la Lancia dell’italiano in occasione dell’ultimo GP. La bianca pietra ha fatto il suo dovere, anche più di chi invece ha lasciato cadere nel dimenticatoio un simbolo che forse meriterebbe più rispetto in quella che è ancora la capitale italiana dell’auto. Ancora oggi, recandosi al Parco del Valentino, di fronte al castello che ospita la facoltà di Architettura, è possibile fermarsi ad osservare l’icona più rappresentativa di quei vent’anni in cui il verde della zona fu squarciato dal rombo dei motori e pervaso dal coraggio degli eroi del volante.

Pochi giorni fa, intanto, è stato annunciato che nel 2015 verrà organizzato l’evento “Parco del Valentino – Gran Premio dell’Automobile”, una kermesse motoristica all’aperto di quattro giorni con esposizioni, raduni, gare e show legati al mondo delle quattro ruote. Andrea Levy, presidente del comitato organizzatore, ha dichiarato l’intento di riportare alla memoria lo spirito entusiasta che animava il mondo delle corse in quegli anni. Sarà finalmente l’occasione giusta per dare una rinfrescata anche alla casella di partenza numero 6 di Alberto Ascari.
L’edizione de “La Stampa” che documentò l’inaugurazione del ricordo di Alberto Ascari (© La Stampa)