I° raduno Lancia storiche: tornano le auto sul Circuito di Ospedaletti

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Raduno Lancia a Ospedaletti In una di quelle splendide giornate in cui l’estate a Ospedaletti sembra possa durare tutto l’anno, ha preso il via il I° Raduno Lancia storiche che, nel fine settimana del 7 e 8 ottobre, ha visto le vetture del glorioso marchio correre su una parte del Circuito di Ospedaletti (lo stesso dove la Lancia eseguì parte dei collaudi della D50) e ripercorrere parte delle strade delle colline alle spalle di Sanremo, che più volte sono state luogo di gara del Rally di Sanremo.

Lancia Fulvia coupè 1.6 sul Circuito di Ospedaletti

Gli organizzatori (il Sanremo Rally Team e il Comitato Circuito di Ospedaletti) del I° Raduno Lancia storiche Città di Ospedaletti, oltre a dare modo ai tanti appassionati delle vetture Lancia di ammirare alcune vetture che hanno segnato la storia della Casa di via San Paolo a Torino, hanno avuto il merito di mettere in calendario un evento degno del 70° compleanno del Circuito di Ospedaletti.

Era il 1947 quando si disputò la seconda edizione del Gran premio di San Remo e si optò per la creazione di un circuito stradale che vide nella sua morfologia le condizioni ideali per correre. Ospedaletti infatti disponeva di un lungo rettilineo i cui due estremi erano raccordati da una circonvallazione collinare; inoltre, la viabilità ordinaria era assicurata da una strada parallela alla via Aurelia sul lungomare, la via XX Settembre.

Amilcare Ballestrieri al I° Raduno Lancia di Ospedaletti

Dall’anno successivo il Circuito di Ospedaletti entrò a far parte del circuito internazionale dei Gran premi. L’avventura della Formula 1 vide i più grandi nomi dell’epoca, da Nuvolari a Fangio, Ascari, Villoresi ecc. e si concluse nel 1951 a causa dei problemi di sicurezza sollevati dal grave incidente del pilota belga  Johnny Claes (in cui morì uno spettatore e tre furono gravemente feriti) e per la potenza dei nuovi motori troppo elevata per essere scaricata sullle strade del tracciato cittadino di Ospedaletti. Il Circuito di Ospedaletti continuò a ospitare le gare di motociclismo sino al 1972; l’anno successivo, per problemi di sicurezza sottolineati dalla tragedia sulla pista di Monza, con il gravissimo incidente che vide coinvolti otto piloti e causò la morte di Renzo Pasolini e Jarno Saarinen, si bloccò definitivamente l’organizzazione del Gran Premio di Ospedaletti

Lancia Beta Montecarlo al Raduno Lancia di Ospedaletti

Grazie alla passione e alla capacità dei componenti il Comitato del Circuito di Ospedaletti, dal 2008 si svolge, con cadenza biennale, la Rievocazione storica del Gran premio motociclistico, con la presenza di centinaia di moto d’epoca e di piloti con molti campionati vinti durante la loro carriera.

L’augurio, dopo il successo del I° Raduno Lancia a Ospedaletti, è che,negli anni dispari, lo storico Circuito possa ospitare la rievocazionbe dedicata alle automobili d’epoca.

Lancia Fulvia berlina sul Circuito di Ospedaletti

La passione e la volontà degli sportivi, come i fatti hanno dimostrato, non mancano: serve che i Comuni (Ospedaletti, Sanremo, ecc. ) e le varie Amministrazioni del territorio sappiano fare squadra per creare un evento che sarebbe destinato a un grande successo di pubblico, con evidenti ritorni per il turismo.

Puoi vedere le immagini realizzate da OkFoto.it  nell’album dedicato alla manifestazione.

Le giovanissime Miss del Raduno Lancia a Ospedaletti

FCA Heritage presente a Automotoretrò

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Prototipo Alfa Romeo 2600 Zagato

La presenza di FCA Heritage alla recente edizione di Automotoretrò va sottolineata come un fatto importante, tanto più se si considera che, tra i modelli presenti al Lingotto, hanno trovato spazio anche le vetture Lancia. Un progetto, quello di FCA Heritage, che, sotto la guida di Roberto Giolito, sta mettendo in luce l’enorme patrimonio storico del Gruppo Fiat: un patrimonio costituito da preziosi modelli di automobili, ricco di storia e di quella cultura dell’automobile del Gruppo che rischiava di essere dispersa.

Un progetto che rappresenta un ottimo strumento di marketing, come dimostra la presenza di FCA Heritage ai principali Saloni dell’auto d’epoca: dopo il recente Automotoretrò a Torino, FCA Heritage sarà presente a Parigi per Retromobile, dall’8 al 12 febbraio 2017.

Ogni marchio del gruppo FCA ha esposto a Automotoretrò due auto d’epoca: un modello che fu in produzione standard accanto a un prototipo o a un esemplare unico legato alla vettura prodotta in serie.

Le preziose vetture esposte nello stand FCA Heritage erano:

  •    Alfa Romeo 2600 Sprint (1962)
    • Alfa Romeo 2600 SZ Prototipo (1963)
    • Fiat 700 Prototipo (1940)
  •    Fiat 1100 (1948)
    • Lancia Flaminia Coupé (1958)
    • Lancia Flaminia Loraymo (1960)
    • Fiat Abarth 1000 Monoposto Record (1960)
  •   Abarth 1000 Bialbero (1963)

Per la cronaca, accanto allo stand di FCA Heritage c’era quello dedicato alla Maserati, con tre vetture del Tridente (della Collezione Panini) esposte in larghi spazi: peccato che l’accesso fosse riservato a pochi, facendo sì che il pubblico dedicasse maggiore attenzione ad alcuni  modelli della Jaguar  esposti proprio di fronte allo stand Maserati.

FCA Heritage, per onorare il sessantesimo compleanno della Flaminia (nata nel 1957) ha esposto la sempre affascinante coupé disegnata da Pininfarina (1958) e la Loraymo (1960) con cui condivide telaio e motore, vettura personale del famoso designer Raymond Loewy (a cui si devono, tra l’altro, il design della bottiglia della Coca-Cola, del pacchetto di sigarette Lucky Strike, il logo della Shell, della Exxon, alcune auto Studebaker).

Lancia Loraymo allo stand FCA Heritage

La Lancia Loraymo, prodotta in esemplare unico, è basata su uno chassis Flaminia Coupé ed è stata concepita dal designer  Raymond Loewy, che fece realizzare la vettura dal carrozziere torinese Rocco Motto.
L’auto, presentata al 47esimo Salone dell’automobile di Parigi nell’ottobre del 1960 nel color ambra scuro metallizzato che sfoggia tuttora, fu denominata Loraymo, parola formata da parte del cognome e del nome del designer e che corrispondeva all’indirizzo telegrafico dello studio Loewy.
Tra le caratteristiche estetiche più evidenti, l’ampia calandra a griglia racchiusa in una cornice di acciaio cromato che svolge la funzione di paraurti; i parafanghi anteriori arretrati; i fari antinebbia posti al di fuori della carrozzeria; le fiancate leggermente convesse nella parte centrale con un «effetto bottiglia Coca-Cola» che migliorava l’aerodinamica della vettura; l’assenza dell’apertura del cofano del bagagliaio, accessibile solo dall’abitacolo e lo spoiler posteriore sul tetto per ridurre la turbolenza aerodinamica, un sorprendente parallelo con la moderna Stratos di Bertone.

Al Salone dell’auto di Ginevra del 1958 Pininfarina espose un elegante prototipo di vettura coupé –Florida II – realizzato sul telaio (accorciato di 12 cm) della Flaminia berlina; pochi mesi dopo, al Salone di Torino del novembre 1958, venne presentata la versione definitiva della vettura di serie, che sarà prodotta dal gennaio 1959 fino al 1967 (in poco più di 5.200 unità).

Lancia Florida II Pininfarina

Nel mondo delle veloci Gran Turismo degli Anni Sessanta la 2600 Sprint rappresentava l’alternativa Alfa Romeo alla Lancia Flaminia: a fare da contraltare alla versione carrozzata da Bertone nel 1962, a Automotoretrò  era esposto  il prototipo della SZ (1963), realizzato da Zagato e basato sugli stessi organi meccanici.

Le linee della 2600 Sprint scaturirono dalla matita di Giorgio Giugiaro, che già con la 2000 anticipò alcuni degli stilemi caratteristici che avrebbero raggiunto completa maturazione nella famiglia delle Giulia GT. L’unica modifica di rilievo rispetto alla “cugina” con motore due litri è la presa d’aria sul cofano motore, a rendere ancor più aggressivo il frontale.

La matita di Giugiaro per la Alfa Romeo 2600

Il prototipo firmato Zagato fu presentato sullo stand del carrozziere al Salone dell’automobile di Torino del 1963. Il passo era quello accorciato della 2600 Spider, la carrozzeria era caratterizzata da un corpo vettura filante ed essenziale, dalla vistosa coda tronca, leggermente incassata come sulle vetture da competizione, e da un frontale molto caratteristico, dominato da uno scudetto di grandi dimensioni.
Lo stesso prototipo venne presentato sullo stand Alfa Romeo nella successiva edizione del Salone mentre, per vedere la vettura definitiva, fu necessario attendere il Salone di Francoforte del 1965.

FCA Heritage al Salone di Torino
Per il marchio Fiat l’attenzione era concentrata sulle vetture utilitarie: così è stato esposto l’unico prototipo esistente dell’innovativa Fiat 700 (1940), progettato da Dante Giacosa, che avrebbe dovuto posizionarsi sul mercato in un segmento compreso tra la Fiat 500 Topolino e la Fiat 1100, della quale era esposto un esemplare costruito nel 1948.

Nel 1937 Fiat presentò la Fiat 508 C Balilla, modello che, già nel nome, indicava la continuità con la precedente Fiat 508 Balilla.

Due anni dopo, nel 1939, viene presentata la seconda serie, che assume la denominazione commerciale di Fiat 1100 e presenta il nuovo frontale “a spartivento”, già introdotto sulla Fiat 2800. La vettura resta in produzione sin dopo la guerra (1948), costruita in oltre 74.000 esemplari e sei differenti versioni di carrozzeria, tra cui la cabriolet, la berlina a passo lungo per trasporto pubblico e la “S”, una berlinetta due posti dal design aerodinamico presto impiegata in competizioni sportive dai privati.

Fiat 1100 allo stand FCA Heritage

La Fiat 700 fu presentata ufficialmente il 15 maggio 1939, nell’ambito della cerimonia di inaugurazione dello stabilimento Mirafiori, dove la vettura sarebbe dovuta essere prodotta; l’unico prototipo esistente è quello esposto a Automotoretrò e conservato presso il Centro Storico Fiat.

I prototipi della Fiat 700 furono costruiti nella sezione “Carrozzerie Speciali” dello stabilimento del Lingotto;  la produzione fu invece bloccata dagli eventi bellici della Seconda Guerra mondiale.
Abarth era presente con due vetture nel segno della sportività senza compromessi: la 1000 Monoposto Record del 1960, che permise alla Casa dello Scorpione di conquistare ben otto record sul circuito di Monza, e la 1000 Bialbero, che ne ereditò il propulsore.

ABarth 1000 bialbero

L’esemplare della Bialbero esposto è tra i modelli realizzati, a partire dal 1963, dalla carrozzeria Sibona & Basano, che eseguì un accurato restyling della vettura interessando principalmente il muso e la coda – che furono allungati – ed allargando i parafanghi per poter montare pneumatici più grossi. Le vetture così riviste permisero all’Abarth di conquistare il secondo Campionato mondiale Costruttori GT consecutivo nella Classe 1000. Il quattro cilindri di quasi un litro di cilindrata, con una potenza di 104 CV a 8.000 giri/min, consente alla vettura di raggiungere una velocità massima di circa 220 km/h.

La Fiat Abarth 1000 Record, frutto della collaborazione tra Fiat, Abarth, Pininfarina e Politecnico di Torino, presenta un’inedita struttura portante tubolare ed una carrozzeria frutto di accurati studi nella galleria del vento. Per dare una grande dimostrazione di affidabilità e potenza del nuovo bialbero di 1000 cc, Carlo Abarth decise di schierare la monoposto sulla pista di Monza dal 28 settembre al 1° ottobre del 1960, per raggiungere nuovi record nella classe internazionale G (da 751 a 1100 cm3). Alla guida si alternarono 9 piloti che stabilirono i nuovi primati internazionali delle 12 ore, delle 2000 miglia, delle 24 ore, dei 5000 km, delle 5000 miglia, delle 48 ore e dei 10.000 km. La prova continuò fino al 1 ottobre quando si conseguì il record mondiale delle 72 ore, percorrendo 13.441,4 km alla media di 186,687 km/h.
La monoposto venne realizzata interamente nello stabilimento Abarth per quanto riguarda il telaio, il motore egli organi meccanici. La carrozzeria venne allestita da Pininfarina.

Fiat Abarth Record presente a Automotoretrò

L’esposizione Abarth ha voluto essere un tributo postumo alla figura di Mario Poltronieri, recentemente scomparso, storica voce delle telecronache della Formula 1, in precedenza pilota della Casa dello Scorpione e che fece parte del team di piloti impegnati nella conquista dei record sulla pista di Monza .

Uno stand ricco di storia e di fascino che ha raccolto l’interesse di appassionati e collezionisti: a cui farà piacere sapere che, nell’ambito del progetto FCA Heritage, si sta lavorando per riportare alla luce, entro pochi mesi, le vetture storiche del marchio Lancia, da decenni ricoverate in un capannone alla periferia di Torino e non visibili al pubblico ormai da troppo tempo .

Un segnale di ripensamento della decisione di Marchionne di abbandonare lo storico marchio Lancia?

D’altra parte Marchionne da tempo ha annunciato che nel 2018 lascerà la guida del Gruppo FCA: le sue decisioni dei prossimi mesi, inevitabilmente, condizioneranno il lavoro di chi prenderà il suo posto.

FCA Heritage risentirà di questa situazione: solo dopo il cambio dell’amministratore delegato del Gruppo FCA   si potrà capire meglio se la sua funzione sarà di raccontare pagine importanti di una storia dell’automobile che continua oppure di essere custode di una grande storia passata. Staremo a vedere.

Roberto Giolito head of FCA HeritageLe immagini realizzate da OkFoto.it sono disponibili in due album:

Automotoretrò 2017

Automotoracing 2017

 

Lancia, 110 anni per una Storia senza futuro

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Lancia Appia Zagato al raduno Lancia 110 anni

Il Lancia Club ha organizzato un raduno di vetture dello storico marchio per celebrare i 110 anni della Casa automobilistica fondata a Torino il 27 novembre 1906 da Vincenzo Lancia. Un appuntamento ricco di conferenze tenute da personaggi del mondo dell’automobile in luoghi che rappresentano simboli importanti della Torino ormai ex-capitale dell’industria automobilistica: il Museo dell’automobile, il Castello del Valentino attorno al quale si correva il Gran Premio di Torino, il Politecnico e, nella giornata finale, quello che per tutti i Torinesi era (e resta) il Grattacielo Lancia che, con i suoi 70 metri di altezza, è uno degli edifici più alti di Torino.

Lancia Flaminia davanti al Grattacielo Lancia

Fortemente voluto da Gianni Lancia per concentrarvi tutti gli uffici dell’azienda, fu progettato nel 1953 dall’architetto Nino Rosani, con la collaborazione dello studio dell’architetto Giò Ponti, a cui si deve il Grattacielo Pirelli a Milano.

IL PALAZZO LANCIA, SIMBOLO DI QUALCOSA CHE NON C’E’ PIU’…

Costruito tra il 1954 e 1957, sede della Lancia fino al 1969, fu concepito per essere l’elemento di connessione tra i due insediamenti industriali della Lancia in Borgo San Paolo. L’edificio sorge a cavallo della sottostante via Vincenzo Lancia e, grazie alla struttura a ponte di travi reticolari in cemento armato poggianti su due basi a diedro, consentiva il collegamento tra le due aree produttive. L’influenza di Giò Ponti è percepibile dai molteplici riferimenti al Grattacielo Pirelli: la disposizione planimetrica che distribuiva gli uffici lungo le due facciate vetrate e l’alloggiamento di servizi, scale e ascensori nelle due estremità a pianta trapezoidale. Entrambe le facciate principali presentano ampie vetrate a specchio che scandiscono i 16 piani, mentre i prospetti laterali sono caratterizzati da finestre a incasso lungo tutta l’altezza dell’edificio.

Lancia Dilambda nei pressi del vecchio stabilimento in occasione di Lancia 110 anniPer qualche ora, dunque, i piazzali antistanti Palazzo Lancia sono tornati ad ospitare le spettacolari vetture uscite dagli stabilimenti Lancia, anche se mette sempre molta tristezza vedere le erbacce nelle aree di accesso e constatare il degrado e il senso di abbandono della costruzione  davanti al Grattacielo, dalla quale uscivano le vetture per essere sottoposte ai test su strada da parte dei collaudatori o per essere caricate sulle bisarche che sostavano in via Caraglio.

Lancia 110 anni: una B24 davanti alla storica sede

Tutta la zona industriale ormai è stata quasi completamente cancellata da nuove costruzioni residenziali, con abbondanza di centri commerciali: d’altra parte sarebbe anacronistico immaginare oggi una fabbrica in quello che fu il Borgo operaio per antonomasia. Ma non avere cura di salvarne almeno la memoria è un fatto molto grave: considerato che Palazzo Lancia è stato sede della Casa automobilistica fino al 1969, un segnale di rispetto da parte del Gruppo FCA sarebbe potuto essere quello di mantenere sul tetto del Palazzo la grande insegna del marchio Lancia, visibile da tutte le parti della città, rimossa invece una decina di anni fa. Sarebbe stato bello vedere realizzare – in quegli spazi abbandonati – un Museo delle vetture Lancia, oggi ospitate in qualche capannone fantasma (quelli che tanto piacciono a Sergio Marchionne…) e non visibili al pubblico.

Lancia 110 anni: alcune vetture in sosta davanti al Grattacielo LanciaD’altra parte Sergio Marchionne ancora due anni fa ebbe a dire che “abbiamo constatato che il marchio Lancia non ha capacità attrattiva al di fuori dell’Italia. La Lancia non ha storia né in Europa né negli Usa. Noi crediamo che Alfa Romeo superi di molto la Lancia»; quindi le speranze di una storia Lancia che continui per altri cento anni, al momento, sono pari a zero.

Impossibile prevedere cosa deciderà chi prenderà il posto di Marchionne nel 2018: certo è che faceva  effetto (non certo positivo)  ieri mattina vedere il corteo delle “vere” Lancia – che dal Grattacielo Lancia hanno attraversato Torino per raggiungere la Piazzetta Reale – preceduto da una Chrysler a cui sono state messe la mascherina e il logo Lancia, come se fosse possibile, in tal modo, trasformare una vettura qualsiasi in una Lancia Thema…

Lancia Thema Ferrari e il degrado davanti al Palazzo Lancia

Una Thema 8.32 tra le erbacce: un messaggio inequivocabile

Per fare automobili di successo servono soldi, idee e passione: i soldi arrivano se ci sono idee e queste vengono a chi ha la passione per le automobili. Allora nascono vetture che segnano la storia dell’automobile e consentono importanti volumi di vendita e conseguente fatturato.

Lancia 110 anni a Torino

Grazie all’impegno del Lancia Club è stato possibile festeggiare i 110 anni della Casa torinese a Torino: spiace constatare che il Gruppo FCA non abbia ritenuto di dover essere presente ufficialmente, scegliendo invece di presentare alcune vetture Lancia heritage in una esposizione a Milano. Dimenticando troppo in fretta che BMW aveva scelto di festeggiare anche a Torino, capitale dell’automobile italiana e del car design, in occasione del Salone dell’auto Parco Valentino, i suoi 100 anni. Come se la Lindt decidesse di celebrare i propri cioccolatini ad Alba, magari nella piazza del duomo o nel piazzale davanti allo stabilimento Ferrero!

Palazzo Lancia a Torino

LA FESTA DI 10 ANNI FA

Al contrario, dieci anni fa, quando il futuro della Lancia non era ancora stato cancellato da Marchionne, Torino  era stata la sede principale di importanti festeggiamenti per i 100 anni: con un elevato numero di partecipanti a sfilate ed esposizione delle vetture, con la gamma di produzione  rappresentata da quasi tutti i modelli di serie, mentre le versioni speciali testimoniarono quanto i migliori Carrozzieri si siano espressi nel tempo con pieno successo attraverso l’innovazione, la tecnologia e le prestazioni delle vetture Lancia.

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Un’immagine dei festeggiamenti del 2006

Se è vero che il modo migliore per ricordare il passato sia guardare il futuro, quello di ieri è un giorno che ancora una volta ribadisce che per Lancia non c’è futuro: nella Piazzetta Reale non era esposto alcun prototipo che rimandi a un futuro Lancia seppur lontano. Al contrario,  con un gesto che certamente non si può definire di cortesia e di stile da parte di FCA nei confronti dei “Lancisti” presenti, in Piazzetta Reale, accanto alle Lancia, erano esposte alcune vetture dell’attuale produzione Maserati…

Guarda le altre fotografie delle Lancia presenti al raduno per i 110 anni nell’album realizzato da Okfoto.it

Saint-Jean-Cap-Ferrat Prestige, “l’évènement des passionnés de véhicules anciens”

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concours saint-jean-cap-ferrat prestige Saint-Jean-Cap-Ferrat Prestige è il nome che gli organizzatori hanno dato al concorso di eleganza per auto d’epoca che si svolge, ormai da tre anni, nel porto della rinomata località della Costa Azzurra. Per la precisione, il concorso per i primi due anni era individuato da “Legendes”: sostituito, nell’edizione 2016, da “Prestige”; per sottolineare l’ambizione degli organizzatori di fare crescere l’importanza della manifestazione.

Alfa Romeo Giulia SS al concorso Saint-Jean-Cap-Ferrat Prestige

Saint-Jean-Cap-Ferrat Prestige si è svolto nel fine settimana del 24 e 25 settembre e ha visto la partecipazione di numerose vetture d’epoca, alcune molto rare e particolari, con una significativa presenza di automobili e collezionisti provenienti dall’Italia.

Un concorso che potrà sicuramente crescere in termini di importanza e visibilità e che ha visto l’introduzione di alcune novità come, ad esempio, la parata delle vetture lungo le vie della città e del promontorio di Cap-Ferrat e l’animazione musicale sulle banchine del porto.

Come per tutte le manifestazioni, è necessario un periodo di rodaggio, utile a comprendere cosa occorra migliorare.

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Sicuramente sono stati molto apprezzati dal pubblico il gesto di cortesia degli organizzatori che hanno regalato una rosa bianca a tutte le signore intervenute sulle banchine dell’esposizione e la cortesia delle hostess all’accoglienza.

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Al contrario richiederà maggiore cura l’aggiornamento del sito della manifestazione (ancor più la sua pagina Facebook): oltre alla necessità di evitare quei grossolani errori di traduzione dal Francese all’Italiano che hanno contraddistinto l’edizione 2016 di Saint-Jean-Cap-Ferrat Prestige. Si elimineranno gli errori di ortografia ma anche quelli che hanno fatto diventare “festività” i “festeggiamenti”, “passionati” gli “appassionati” e così via. Se non altro per rispetto di chi, come la signora alla guida di una magnifica Lancia Aprilia, ha guidato la sua splendida cabriolet da Pinerolo a Saint-Jean-Cap-Ferrat, salendo lungo i tornanti del Colle di Tenda e scendendo lungo la strada che porta sulla Costa Azzurra.

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A nostro avviso la parata delle vetture avrà un fascino ancora maggiore se gli equipaggi delle stesse indosseranno abiti d’epoca: certamente l’idea degli organizzatori di fare ammirare queste auto anche in movimento, oltre che nell’esposizione statica sulla banchina, è stata una novità molto apprezzata dal pubblico.

La galleria delle immagini di OkFoto della edizione 2016 di Saint-Jean-Cap-Ferrat Prestige è disponibile qui .

concorso d'eleganza saint-jean-cap-ferrat prestige

L’edizione 2015 di Saint-Jean-Cap-Ferrat Legendes è documentata in due album:

Le vetture

I protagonisti

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ASA 2016, a Monza protagonisti e automobili straordinarie

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Lancia Stratos nei box dell'autodromo di MonzaL’Autodromo nazionale di Monza il 16 e 17 luglio ha ospitato un evento promosso da Paolo Calovolo e MotorItalia, dedicato alle persone, alle automobili, alle aziende che furono protagoniste nella storia sportiva del Gruppo Fiat, con una formula innovativa che ha visto un centinaio di vetture (la maggior parte delle quali ex-ufficiali) parcheggiate nei box dell’Autodromo, nei quali erano presenti i piloti, i tecnici, i direttori sportivi che le portarono alla vittoria, pronti a rispondere alle domande del pubblico.

124 Abarth

ASA 2016 Monza, come avevamo scritto nella presentazione, è stato tante cose insieme: un’esposizione di vetture d’epoca, un talk show (anzi, molti talk show schedulati in modo che il pubblico potesse seguirli senza sovrapposizioni di orari), un’occasione di incontro tra amici, un modo per vedere correre in pista vetture che hanno scritto bellissime pagine di storia delle corse su strada.

E’ stato piacevole ascoltare il racconto di tanti aneddoti, direttamente dai partecipanti al Giro d’Italia che portava le vetture da Torino a Roma e ritorno; festeggiare i 40 anni della Fiat 131 Abarth; rivivere la storia della Squadra Lancia HF, con Cesare Fiorio al centro di una affollatissima platea, con le fantastiche vetture del leggendario marchio, purtroppo abbandonato dalla FCA di Sergio Marchionne, a fare da cornice.

Alfa Romeo, scuderia del Portello

Tra le tante affermazioni fatte dal direttore sportivo nell’occasione, ci piace ricordarne una: “Guardate la Stratos, vi sembra una vettura dell’inizio degli Anni ’70?”. A noi, come a tanti, viene da rispondere “No”; nessuno riuscirà a cancellarne la storia di successi anche se nessuno, purtroppo, pensa ormai alla Stratos 2.0 : perchè due marchi come Lancia e Bertone sono stati addirittura cancellati dal futuro panorama automobilistico.

Cesare Fiorio direttore sportivo

 

Un momento di particolare interesse è stata la presentazione del libro di Carlo Cavicchi (Destra3 lunga chiude): 50 racconti dedicati ai protagonisti dei rally, quando i rally erano davvero i rally e succedevano cose che potrebbero sembrare delle favole romanzate ed invece erano la regola. Un libro che non racconta soltanto dei piloti vincenti ma anche di cosa c’era dietro le grandi vittorie o dietro a certi secondi posti derivati da ordini di scuderia. Un libro di ricordi per chi, quei rally, li ha visti correre; un libro che piacerà sicuramente ai tanti giovani presenti ad ASA 2016, pronti a chiedere un autografo e un selfie ai protagonisti di ieri (solo per citarne alcuni: Daniele Audetto,  Markku Alen, Christian Geistdorfer, Piero Sodano, Sandro Munari, Mauro Pregliasco, Miki Biasion, Kikki Kivimaki, Vittorio Roberti, Maurizio Verini, Carlo Facetti).

Markku Alen a ASA 2016 a Monza

 

Quegli stessi appassionati che, osservando da vicino le vetture italiane che a lungo hanno dominato il Mondiale rally, ancora una volta hanno potuto rendersi conto dell’ingegnosità, della capacità e della passione di tutti gli attori del mondo dell’Automobilismo in Italia.

Una bella responsabilità per gli organizzatori che –nel progettare ASA 2017- dovranno tenere conto di quanto siano piaciuti gli ingredienti della manifestazione; forse pensare di collocare l’evento in un periodo meno vicino alle ferie e di dedicare maggiori spazi per il pubblico dei talk show: così da consentire a tutti i presenti di essere di fronte agli ospiti a godersi, magari seduti, la bellezza dei racconti dei grandi protagonisti delle corse.

Perchè, come ha dichiarato Paolo Calovolo, “ASA è appena nato e i margini di crescita e di miglioramento sono enormi, quanto è certo è che anche l’Italia, da oggi, può vantare un evento di altissimo profilo assolutamente paragonabile ai migliori appuntamenti internazionali. Il progetto ASA 2017 è già iniziato e spero che, questa volta, FCA sia disponibile a porre la migliore attenzione, fornendo il supporto necessario per attuare lo sviluppo e la crescita che questa grande tradizione sportiva merita».

Se non hai potuto essere presente a ASA 2016 Monza puoi trovare una ricca galleria di immagini:

i protagonisti di ASA 2016

le automobili di ASA 2016

ASA 2016, a Monza la storia dell’automobilismo sportivo italiano

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Presentazione ASA 2016 al Museo Martini di Pessione

Nella storica cornice del Museo Martini a Pessione, con Barbara Herlitzka a fare gli onori di casa, Paolo Calovolo ha presentato ASA 2016, in calendario fra circa un mese all’Autodromo di Monza.

Barbara Herlitzka, Museo Martini

Un evento che ha le sue radici nel 1991 quando Paolo Calovolo, allora direttore dell’Autodromo di Lombardore, organizzò il primo Abarth Day con la presenza delle vetture sportive del Gruppo Fiat (con i marchi Alfa Romeo, Autobianchi, Fiat, Lancia), che vide la presenza in pista anche dei piloti del Trofeo Uno Fiat. La storia più recente della manifestazione passa per Abarth Day 2015, organizzato ancora a Lombardore e che ha visto la partecipazione di alcuni tecnici e piloti e di numerose vetture sportive che hanno avuto il reparto corse di Abarth come fulcro degli innumerevoli successi sportivi.

Poiché il marchio Abarth Day sarà utilizzato da FCA per eventi dedicati alle vetture in produzione con il marchio Abarth, è stato necessario individuare un nuovo logo per la manifestazione dedicata all’automobilismo storico, che coinvolge le vetture ufficiali, i piloti, i tecnici, i meccanici, i collezionisti e che raccoglie sempre maggiori consensi tra il pubblico degli appassionati perché affianca alla parte statica una affascinante manifestazione dinamica: per ASA 2016 è in programma una parata di oltre 100 vetture (ex) ufficiali sulla magica pista di Monza.

ASA 2016

Il marchio ASA è strettamente collegato alla storia dei successi sportivi del Gruppo Fiat. Bisogna tornare al 1977, quando Fiat e Lancia dispongono ciascuna di un reparto corse. Una dispersione di risorse economiche e di energie che Fiat non può più sostenere. Così si decide di unificare i reparti e si deve trovare una nuova identità del reparto stesso. Incarico che viene affidato a Rossotto al quale è dovuta la scelta di EASA, Ente Attività Sportive Automobilistiche. Ma a Cesare Fiorio (che sarà presente alla manifestazione di Monza) quel “burocratico” Ente davanti a ASA non piace e decide di eliminarlo. Nascerà così ASA e, da allora, il marchio di comunicazione comparirà sulle fiancate delle vetture ufficiali che gareggiano per il Gruppo Fiat.

Poiché quel marchio non venne mai registrato da Fiat, è diventato possibile il suo utilizzo per l’expo di Monza, un evento  dedicato alle vetture, ai piloti, ai tecnici, ai meccanici che hanno contribuito alla storia e ai successi dell’automobilismo sportivo italiano.

ASA 2016 è in programma il 16 e 17 luglio e registra già l’iscrizione di oltre 80 vetture oltre alla partecipazione di piloti quali Mauro Pregliasco, Miki Biasion, Gabriele Noberasco, Luciano Trombotto, Markku Alen, Lele Pinto (solo per citarne alcuni).

Il campione italiano rally Pregliasco alla presentazione di ASA 2016

ASA 2016 metterà insieme automobili sportive (con la Scuderia del Portello per Alfa Romeo che porterà la rarissima, per i tre soli esemplari esistenti al mondo, Alfa Romeo 33/2 “Periscopio”, perfetto esempio di estetica e tecnologia italiana applicata all’Automobilismo; la storia della Lancia HF sarà rappresentata anche dalla strepitosa Stratos TOL52901, in allestimento e livrea Marlboro, che la videro contribuire con Sandro Munari e Mario Mannucci alla conquista del Campionato del Mondo Marche nel 1974) e piloti in uno scenario affascinante che soltanto i box di Monza possono offrire, con la “parabolica” a ricordare, ancora una volta, che la storia dell’automobilismo sportivo è passata di là.

Gli organizzatori di ASA 2016 hanno pensato di fare svolgere i numerosi talk show in programma nei box, con tecnici e piloti accanto alle vetture che hanno portato al successo. Il risultato sarà quanto mai piacevole sapendo come questi personaggi amino raccontare, con aneddoti e segreti professionali, la loro storia e le loro avventure (e disavventure) nelle gare che li hanno visti protagonisti.

Anche perché gli argomenti scelti non mancheranno di attirare un grande pubblico di tifosi. Riguarderanno, tra gli altri, i successi Alfa Romeo nelle competizioni, i “sette su dieci”, ovvero i  successi ASA al Giro d’Italia, l’idea HF, con gli uomini e le automobili che seppero dominare le corse.

Esempi della spontaneità e della voglia di raccontare la loro storia che si sono già manifestati durante la conferenza stampa di presentazione di ASA 2016, con piloti e tecnici pronti a raccontare il proprio punto di vista su alcuni episodi di campionati e sul mondo delle corse. Così è stato svelato il (quasi) segreto fatto che a realizzare il marchio che ha avuto un successo mondiale, quello delle strisce del “racing Martini”, è stato proprio l’uomo a cui Fiat affidò l’incarico di realizzare il marchio ASA …

Barbara Herlitzka alla presentazione di ASA 2016

Particolare spazio di ASA 2016 sarà riservato alla Fiat 131 Abarth, celebrata con un raduno internazionale nel 40° anniversario dalla sua presentazione, che sarà festeggiata anche durante la serata del 16 luglio in un talk show sulla Terrazza ASA della palazzina box dove, al cospetto di 300 ospiti, saranno intervistati molti tra i protagonisti che la condussero alla conquista dei tre titoli mondiali Rally nelle stagioni 1977 – 1978 – 1980.

E’ facile immaginare che, nei box e nel contesto di Monza, con la presenza di tanti tifosi e appassionati, l’entusiasmo non potrà che accentuarsi, rendendo ancora più interessante una manifestazione che si annuncia unica nel panorama internazionale delle esposizioni dedicate all’automobilismo storico.

Noi ci saremo: chi non potrà partecipare troverà il racconto nella nostra galleria di immagini

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Lancia Abarth Day 2015

Fiat Abarth Day 2015

 

A Torino un Natale coi fiocchi per i collezionisti di auto d’epoca

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Isotta Fraschini tipo 8A carrozzata da Cesare Sala del 1927

Per i collezionisti d’auto d’epoca si preannuncia un Natale coi fiocchi a Torino: lunedì 14 dicembre 2015 si svolgerà presso la Casa d’aste Sant’Agostino un’importante asta con alcuni pezzi di particolare interesse per i collezionisti di automobili di tutto il mondo.

Si tratta di 48 auto d’epoca: a partire dalla Fiat 500 “lusso” di colore blu del 1972, fino all’imponente Isotta Fraschini tipo 8A del 1928. La Tipo 8 era stata presentata al termine della Prima Guerra Mondiale dall’ingegner Cattaneo, progettista-capo dell’Isotta Fraschini: si trattava della prima automobile al mondo con motore 8 cilindri a valvole in testa. La vettura messa all’asta ha un motore di 7.300 cc e fu allestita dal carrozziere Cesare Sala di Milano tra il 1927 ed il 1928, su commissione del concessionario inglese della Isotta Fraschini. Si tratta di un esemplare unico che l’importatore tenne in esposizione a Londra fino all’agosto 1931, quando la vettura fu venduta ad Antonio Tamburini di Tolosa ed immatricolata per la prima volta in Francia. Negli Anni Sessanta fu ceduta al Museo dell’Automobile di Le Mans, per poi diventare il fiore all’occhiello della collezione di Sergio Pozzoli che la inviò negli USA per installare un servosterzo prodotto per le vetture Isotta Fraschini, rendendone la guida facile e fluida senza alterare l’originalità del veicolo. Nel 1996 fu immatricolata in Italia da un collezionista bresciano e nel 1999 fu oggetto di un restauro molto approfondito e curato.
Non mancheranno auto meno note al grande pubblico, come ad esempio la Jewett Jupiter del 1951, con carrozzeria fuoriserie Rawson prodotta in soli 4 esemplari. Il modello, che fu presentato nell’ottobre del 1949 al Salone di Ginevra e prodotto sino al 1954, si distinse nelle gare automobilistiche vincendo per 3 anni consecutivi a Le Mans nella propria categoria d’appartenenza. La vettura che andrà all’asta ha l’allestimento “Gran turismo” con particolarità quali la radio La Voce del Padrone e la carrozzeria in alluminio, costruita con tecniche dell’industria aeronautica. Il prezzo della vettura con carrozzeria originale era di circa 1.100 sterline, mentre una Jaguar XK 120 ne costava circa 200 in più.

Alfa Romeo spider all'asta organizzata a Torino per Natale

Il mondo dei “Lancisti”, sempre più amareggiato per la scelta di Sergio Marchionne di abbandonare definitivamente il marchio Lancia, sarà interessato da tre vetture con un’importante Storia alle spalle.

Si parte dalla Lancia Aurelia B20 GT (III serie) del 1953, con motore elaborato da Trivellato con una potenza di 175 cv e l’immancabile volante Nardi. La vettura è icona di un periodo in cui le auto non erano soltanto frutto di freddi calcoli da ragioniere ma esprimevano anche sentimenti che spesso si scontravano proprio con la razionalità degli amministratori. Fu Gianni Lancia, allora giovanissimo, a volere questa vettura, scontrandosi con la dirigenza della Lancia (e con altri membri della sua famiglia): nacque così il mito B20. Le Aurelia (nelle versioni berlina, GT e spider B24) furono prodotte fino ametà degli Anni Cinquanta, con il motore progettato da Vittorio Jano e la carrozzeria di Pininfarina, esprimendo appieno le caratteristiche della Casa di Borgo San Paolo: raffinata tecnologia e grande comfort di marcia.

Si passa, con una vettura del 1963, alla Flaminia Convertibile 3C. Si tratta del modello a cui Lancia assegnò l’impegnativo compito di colmare il vuoto lasciato dalla Aurelia B24 e che fu presentato pochi mesi dopo l’arrivo sul mercato della Flaminia coupé. Per la vettura fu scelto il nome di “Convertibile” invece di quelli più diffusi come spider o cabriolet. Le caratteristiche tecniche e le prestazioni del coupé e della Convertibile erano praticamente uguali, così come il prezzo (3,2 milioni di lire: poco meno di 1.700 euro).

Si arriva infine alla Lancia Fulvia HF. Derivata dalla Fulvia berlina, frutto della matita di Piero Castagnero, la Fulvia coupé viene presentata al Salone di Ginevra nel marzo 1965 (50 anni fa…) e si caratterizza esternamente per l’abitacolo a torretta, che garantisce un’ottima visibilità. Omologata come 2+2, la Fulvia Coupè 1.3 ha la trazione anteriore e condivide con la berlina il motore anteriore longitudinale a 4 cilindri con due carburatori doppio corpo, progettato da Ettore Zaccone Mina e caratterizzato da una particolare architettura a V stretto di 13° e inclinato di 45° per ridurre l’ingombro in altezza, con una sola testata per le due bancate di cilindri. Il mito Fulvia coupé si costruisce nel mondo dei rally: una storia piena di successi che porta a sviluppare la vettura con la versione 1.6 HF come il modello del 1970 che va all’asta.

Lancia Fulvia HF "Fanalone" Gr. 4

 

Non mancano le Ferrari, tra cui una Testarossa. Un modello presentato al Salone di Parigi del 1984 con l’appellativo già usato dalla Casa di Maranello per le gloriose vetture sport degli Anni Cinquanta. Disegnata da Pininfarina, con una linea di notevole impatto, caratterizzata da prese d’aria molto pronunciate sulle fiancate, la vettura montava un 12 cilindri boxer, il più potente installato –in quel periodo- su una vettura sportiva di serie con 390 CV, con quattro valvole per cilindro, di 4943 cc. La vettura fu prodotta in 7.177 esemplari fino al 1991: quella che va all’asta, con il tipico colore “Rosso Corsa Ferrari” presenta ancora l’etichetta di Walter Bordese, lo storico concessionario Ferrari di piazza Adriano a Torino.

Jaguar XK 120 OTS

In un’importante asta non possono mancare le Jaguar: è presente una XK 120 OTS del 1952, in colore grigio con gli interni neri. Monta un motore 3.4 a sei cilindri in linea da 160 CV e presenta diverse componenti in alluminio come le portiere, il cofano anteriore e quello posteriore. Niente maniglie esterne: per aprire la vettura bisogna spostare una linguetta posizionata vicino ai finestrini.

Rolls Royce, Alfa Romeo, Ford, Lamborghini, Porsche, ecc.: tante e belle le vetture.

Per qualcuno, dunque, Babbo Natale arriverà su una vettura d’epoca…

Intanto, per consentire ai collezionisti di esaminare il parco auto, è stato predisposto un ricco catalogo, oltre alle schede informative disponibili sul sito della Casa d’aste torinese.

Fino alla sera dell’asta, inoltre, tutte le vetture sono in esposizione presso la sede in corso Tassoni 56 a Torino, in quello che fu il Mulino Feyles, o Mulino Martinetto, e che costituisce uno dei primi esempi di archeologia industriale della città di Torino.

L’edificio poggia le sue fondamenta su un impianto molitorio già presente nel XVI secolo, alimentato dal Canale dei Molassi, per la prima volta tracciato in una planimetria del 1781.

L’attuale facciata è stata progettata nel 1877 e l’intervento di ristrutturazione ha visto l’inglobamento in un unico edificio del Cuoificio Laurenti con una vecchia filanda di seta.

Una Rolls Royce alla Casa d'aste Sant'Agostino di Torino

Per tutte le informazioni e gli orari è possibile consultare il sito della Casa d’aste Sant’Agostino.

La galleria completa delle immagini è disponibile sulla pagina di OkFoto.it dove troverai molti  album di fotografie dedicati alle auto d’epoca.

Alberto Ascari, la Scuderia Lancia e il Gp di Torino: 1955-2015

Lancia D50

Lancia D50, la vettura con cui Ascari vinse il GP di Torino nel 1955

Ci sono anni in cui le ricorrenze e gli anniversari sembrano concentrarsi maggiormente: questo è in parte dovuto alla nostra abitudine di dare particolare enfasi agli anni multipli di 5.

Gli avvenimenti accaduti proprio 60 anni fa e che hanno come riferimento Torino e il mondo delle corse automobilistiche, oltre a confermare quanto sopra, si legano in maniera molto forte con alcune coincidenze di date. Perché nel 2015 Torino è capitale europea dello sport; perché nel giugno 2015 Torino sarà sede di un importante evento: un salone dell’automobile a cielo aperto e una particolare rievocazione del Gran Premio del Valentino.

La storia d’amore, passione e orgoglio che lega Torino e l’automobile dura da più di un secolo: neppure le decisioni di Sergio Marchionne, con il Gruppo FCA sempre più basato fuori Italia, riescono a scalfirla.

Andiamo con il pensiero al 1955: nascono Steve Jobs e Bill Gates (è una coincidenza); nel marzo la Fiat di Valletta presenta al Salone internazionale dell’auto di Ginevra la 600; Citroen presenta la DS al Salone dell’auto di Parigi. Per capire come quell’anno sia così lontano per gli automobilisti, in termini di abitudini e esigenze, basterà ricordare che, grazie a un accordo tra le concessionarie telefoniche e l’Aci (Automobile Club d’Italia), soltanto nel 1955 nasce il servizio 116 per il soccorso stradale, numero unico valido su tutto il territorio nazionale. La novità non consiste tanto nel tipo di servizio (la Stipel (che diventerà SIP e poi Telecom) nel 1930 aveva già promosso il servizio di “pronto soccorso” telefonico per i guasti automobilistici nelle città di Torino e Milano) quanto nella sua estensione a tutt’Italia.

Siamo in un periodo in cui i Gran Premi di automobilismo (e di motociclismo) si corrono sui circuiti cittadini anche in Italia: certo, occorre fare un grande sforzo per immaginare quelle potenti e veloci auto da competizione sulle strade di quel tempo. Le misure di sicurezza sono costituite dalle balle di paglia lungo il percorso, nei punti ritenuti più a rischio: il pubblico è spesso a bordo pista e, purtroppo, sono molti gli incidenti che vedono molte vittime tra gli spettatori.

Lancia D24 vincitrice della Carrera panamericana nel 1953

Sono gli anni in cui Lancia entra nel mondo della Formula Uno, con la decisione di Gianni Lancia che, nell’estate 1953, aveva affidato a Vittorio Jano (a cui si deve la Lancia D24 vincitrice della Carrera panamericana nel novembre 1953) la progettazione di una vettura da competizione e aveva messo sotto contratto Alberto Ascari e Luigi Villoresi, grande amico di Ascari. Della squadra Lancia faceva parte anche Eugenio Castellotti, pupillo di Ascari. Villoresi e Ascari, pur proseguendo nei collaudi della D50, sottoscrissero un accordo in base al quale la Lancia consentiva loro di partecipare ai GP con vetture di altri costruttori fino al momento in cui la D50 fosse a punto per correre. Nel febbraio 1954 la monoposto Lancia guidata da Ascari compì i primi test sulla pista dell’aeroporto di Torino Caselle. Poiché l’intenzione di Lancia era di far debuttare la D50 nel Gran Premio di Francia, in calendario a 4 luglio, i collaudi proseguirono con numerose trasferte sulla Riviera ligure, sul circuito di Ospedaletti. I tempi non furono rispettati e la D50 debuttò nell’ottobre nel Gran Premio di Spagna a Barcellona, con una bellissima prestazione di Ascari, fermato da un banale guasto quando era al comando.

Si arriva al marzo 1955: sulle strade del Valentino attorno al Castello e lungo il Po si disputa il Gran Premio del Valentino, una gara extra-campionato di Formula 1: un percorso di 4.200 metri da percorrere 90 volte, per un totale di 378 km.

Alberto Ascari su Lancia D50 parte dalla pole position ma al via si fa sorprendere dalla Maserati di Luigi Musso, che esce di pista al 21° giro; Ascari passa al comando e vince il Gran Premio davanti all’argentino Mieres (su Maserati 250 F), a Villoresi e Castellotti (entrambi su Lancia D50).

Gran Premio Torino

E’ il 1955: si trattò del primo storico successo per la Scuderia Lancia in un Gran Premio di Formula 1 che coincise con il ritorno alla vittoria nella massima serie automobilistica di Ascari, due volte campione del mondo, il cui ultimo successo risaliva al Gran Premio di Svizzera del 1953.

Il mese dopo Ascari vince il Gran Premio di Napoli davanti a Musso e Villoresi con una vettura, la D50, in grado di lottare addirittura per il titolo Mondiale e lo dimostrò sul circuito di Monte Carlo. In qualifica Fangio (su Mercedes) ed Ascari fecero segnare lo stesso tempo, ma la pole andò al pilota argentino che per primo aveva fatto la miglior prestazione. In gara le Mercedes sin dalla partenza allungarono sulle altre monoposto con un elevato ritmo imposto dai piloti: ma Fangio si ritirò per un problema alla trasmissione, Moss si fermò ai box col motore in fumo. Forse fu proprio la rottura del motore di quest’ultimo a provocare il terribile incidente di Ascari finito con la sua monoposto nelle acque del porto. Fortunatamente Ascari riuscì ad uscire dall’abitacolo e a risalire in superficie: portato all’ospedale di Monaco, gli vennero riscontrate la rottura del setto nasale e molte contusioni.

Il destino di Ascari sembrava avergli voluto dare un preavviso.

Appena quattro giorni dopo l’incidente di Monte Carlo, Villoresi e Castellotti invitarono Ascari sulla pista di Monza, dove stavano mettendo a punto la Ferrari 750 Sport per il Gran Premio. La sessione di prove era terminata e Ascari chiese di fare qualche giro di prova. Nella stessa curva che lo aveva visto uscire di pista, l’anno precedente, nei test con la Lancia D50, la Ferrari sbandò, si capovolse, schiacciando il pilota che morì sul colpo. Era il 26 maggio 1955.

La morte del leggendario pilota rafforzò la decisione di sospendere l’attività sportiva della Lancia: le difficoltà economiche per i costi della Scuderia, il passaggio del testimone da Gianni Lancia alla famiglia Pesenti, portarono forzatamente alla decisione di cedere la D50.

Siamo nel giugno 1955: Gianni Lancia concede una vettura a Castellotti per correre il Gran Premio del Belgio a Spa: il pilota farà segnare il miglior tempo in prova ma dovrà ritirarsi per rottura del cambio nella gara vinta da Fangio su Mercedes.

Il 26 luglio 1955, nello storico stabilimento Lancia di Borgo san Paolo le vetture D50, alcuni componenti meccanici, ricambi e quanto collegato alla D50 vengono regalati alla Ferrari. Un altro evento datato 1955: la fine di un’epoca in cui Lancia ha costruito splendide vetture ma con gravissimi problemi di bilancio.

La Lancia D50 con il Cavallino Rampante

Da quel momento Lancia ripartì concentrando gli sforzi sulle nuove vetture da vendere, a cominciare dalla Flaminia, per tornare, alcuni decenni dopo, a dominare nel mondo dei rallye con le mitiche Fulvia HF.

Da allora sono passati 60 anni: Lancia è un marchio che secondo Marchionne non ha spazi di mercato. Al Parco del Valentino una casella di marmo su un pezzo di asfalto in pessime condizioni ricorda, a chi passa per caso di là, il punto da cui partì la Lancia di Ascari.

Chissà se, per le ricorrenze del 2015, quel punto sull’asfalto sarà segnalato come merita.

Il Tridente sulla Maserati monopostoUna annotazione: il primo Gran Premio di Torino si disputò nel luglio 1935 (anche in questo caso un anniversario multiplo di 5: altra coincidenza…) e fu vinto da Tazio Nuvolari che correva su una Alfa monoposto della Scuderia Ferrari.

 

 

Auto da collezione in mostra a Torino: un grande successo di pubblico per Automotoretrò

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Un grande successo di pubblico per la 32° edizione di Automotoretrò 2014 che ha chiuso i battenti domenica sera al Lingotto Fiere di Torino
Nel nostro post (vedi) avevamo annunciato le molte novità del Salone che –tra le altre iniziative- ha festeggiato i 60 anni della mitica Mercedes 300 SL.
Nel 2014 ricorre un altro anniversario importante: i 100 anni della Maserati, presente al Salone con alcuni pezzi da collezione, in attesa dei sospirati nuovi modelli più volte annunciati da Sergio Marchionne. Un Salone pieno di storia e di vetture che sono rimaste nel cuore degli appassionati.
Ci piace ricordare la Fiat 600 D Multipla del 1963, l’antesignana del concetto di monovolume. Nata nel 1956 e prodotta fino al 1967, la vettura dal  “muso schiacciato” era stata pensata per le esigenze della famiglia numerosa. Punto di forza del modello era l’ottima organizzazione dello spazio interno in un veicolo lungo solo 354 centimetri, merito della genialità  del suo progettista, Dante Giacosa.
 

Una Fiat 600 Multipla esposta ad Automotoretrò 2014

Fiat 600 Multipla

Una Fiat 600 Multipla
 
La Fiat 600 D Multipla era equipaggiata con un propulsore da 767 cc capace di erogare 29 CV a 4800 giri/min e raggiungere la velocità massima di 105 Km/h: certamente elevata per quei tempi per una utilitaria. Altre caratteristiche tecniche degne di nota erano le sospensioni a quattro ruote indipendenti e la carrozzeria a struttura autoportante. La 600 Multipla conquistò immediatamente un’intera categoria professionale, i taxisti, per i quali Fiat ne realizzò una versione specifica denominata Fiat 600 Multipla “Taxi”.
 
 
 
 
 
 
 
Tante le vetture presenti con il marchio Fiat: la 850 spider carrozzata Bertone, la Fiat 500 Abarth, la 500 C Belvedere del 1952; importante anche la presenza di vetture con il marchio Lancia: l’Augusta del 1933, prima vettura al mondo con carrozzeria portante, l’Ardea del 1939, la B24, la Stratos, la Delta integrale. Mette tristezza pensare che il marchio Lancia, a detta di Marchionne (Leggi le dichiarazioni di Marchionne), non avrà un futuro: infatti la “non” novità del Gruppo  era costituita dalla Ypislon!
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Speriamo che nei piani di Marchionne possa avere maggiore fortuna l’Alfa Romeo: presente con molti modelli della sua gloriosa storia e con un ammiratissimo progetto di stile dell’IED.

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Mauto, quando l’automobile diventa museo (Museo dell’Automobile di Torino)

Museo-Automobile-Torino-12
 
Ricorre oggi l’anniversario dell’apertura ufficiale del Museo dell’automobile di Torino.
 
 
La prima idea di realizzare una esposizione di automobili nacque già nel 1932 nelle menti di Cesare Goria Gatti e Roberto Biscaretti di Ruffia, con il benestare del duce Mussolini. Negli anni successivi si iniziò a creare una collezione di veicoli, che vennero esposti prima a Milano in una mostra temporanea e poi in uno spazio ricavato sotto le tribune del nuovo stadio comunale di Torino.
 
 
Nel dopoguerra fu Carlo Biscaretti, figlio di Roberto, ad adoperarsi per dare al Museo una sede prestigiosa e per raccogliere i meravigliosi esemplari della collezione iniziale.
La sede del Museo nazionale dell’Automobile di Torino, opera dell’architetto Amedeo Albertini, fu inaugurata il 3 novembre 1960 e rappresenta uno dei pochi edifici costruiti appositamente per ospitare una collezione di automobili; venne intitolata proprio a Carlo Biscaretti di Ruffia, nel frattempo scomparso.
 
 
Agli inizi del Duemila si iniziò a pensare ad una ristrutturazione del Museo, affidandone i lavori all’architetto Cino Zucchi, che si è avvalso, per gli allestimenti, della consulenza dello scenografo Francois Confino, che a Torino aveva già curato l’ambientazione del Museo del Cinema.
La nuova sede espositiva, intitolata a Gianni Agnelli (a Carlo Biscaretti è stato intitolato il Centro Congressi del Museo), è stata inaugurata nel marzo 2011 dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione degli eventi celebrativi per i 150 anni dell’Unità d’Italia.
 
Il nuovo percorso espositivo del Museo racconta la storia e l’evoluzione dell’automobile, la sua trasformazione da mezzo di trasporto a oggetto di culto e di passione, dando al visitatore la possibilità di contestualizzare i veicoli esposti con i temi sociali e i principali avvenimenti storici del periodo di riferimento dei principali modelli esposti.
 
Sul nostro sito OkFoto.it è disponibile la gallery fotografica del Museo dell’automobile di Torino.