Cross roads. Incroci Italia-USA in mostra al Mauto

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Alfa Romeo 6C cabriolet della Collezione Lopresto Al Museo Nazionale dell’Automobile di Torino va in scena la mostra “CROSS ROADS  Incroci Italia-USA, dal dopoguerra al boom economico”, con la curatela artistica di Luca Beatrice, quella tecnica del direttore del MAUTO Rodolfo Gaffino Rossi e il patrocinio del Consolato Generale degli Stati Uniti d’America di Milano.

La retrospettiva mette a confronto il contesto socio-culturale italiano con quello statunitense, tra la fine della Seconda Guerra Mondiale e gli Anni Sessanta, approfondendo le reciproche contaminazioni tra arte e Car Design.

Cross roads al Museo dell'auto di Torino: Giovanni Michelotti

«Dopo la mostra dedicata a Giorgetto Giugiaro e il Premio La Matita d’Oro -ha dichiarato Benedetto Camerana, presidente del MAUTO-, CROSS ROADS è un nuovo importante passaggio del lavoro che il MAUTO ha avviato sul design dell’automobile e sulla centralità internazionale della cultura italiana e torinese in questo fondamentale settore dell’ideazione industriale. Il Car Design viene qui declinato nel suo valore di fattore cruciale del dialogo Italia – USA e di processo catalizzatore di movimenti trasversali a tutta la cultura estetica e visiva del dopoguerra».

Il console USA alla inaugurazione di Cross Roads al Mauto

La mostra apre con lo stile inconfondibile della Lincoln Continental 4 porte, berlina del 1965,  la cui storia si intreccia con quella di Presidenti USA e uomini d’affari.

Corrado Lopresto con la sua Lancia Florida al Mauto

Una parte del percorso espositivo è pensata come un viaggio dentro le suggestioni visive, musicali e cinematografiche con un riferimento a quegli autori e artisti che hanno raccontato l’immaginario dell’epoca più rivoluzionaria della Storia del Novecento, da Andy Warhol a Roy Lichtenstein, da Mimmo Rotella a Mario Schifano. Il percorso espositivo illustra lo sviluppo di tre aree tematiche (On the Road e La strada, Cinecittà e Hollywood, Dive & Latin Lover) che spaziano dal cinema alla letteratura, dalla pittura alla fotografia. Sono gli anni di Jack Kerouac e Allen Ginsberg, dell’arte che esaspera  i simboli del consumismo e del mito della City of Angels, ma anche della televisione e della pubblicità che entrano nelle case come una finestra sul mondo e rimandano le immagini della nascente controcultura americana in contrapposizione a un’Italia che inizia a rialzarsi dopo la tragedia della guerra. Il racconto dei grandi paesaggi negli occhi dei giovani americani incontra il tema della ricostruzione e il mito della città industriale, il realismo delle periferie e Pier Paolo Pasolini, le pin-up e James Dean.

Il Museo del'auto ospita la mostra Incroci Italia-Usa

La retrospettiva continua nello spazio dedicato alle automobili, dove tra Buick e Plymouth, Lancia e Alfa Romeo, si sviluppa il vero e proprio confronto tra i car designer italiani e americani che si sono lasciati ispirare da questo contesto socio-culturale.

Vetture americane in mostra al Museo dell'auto di Torino

Da una parte, l’eclettica creatività del design italiano che ha influenzato, razionalizzandolo, lo stile americano proteso a esagerare i volumi e a estremizzare le forme delle vetture: il gusto delle linee pulite e morbide ha moderato le spigolose esagerazioni delle vetture americane dalle grandi code e dai musi ridondanti. Dall’altra parte, la scuola americana, che trova in Harley Earl della General Motors e in Virgil Exner della Chrysler la sua massima espressione, ha rafforzato il connubio tra stile e tecnologia trasformando la modellazione artigianale delle officine italiane in progettazione sistematica e tecnologica: molti furono gli Italiani (da Giovanni Savonuzzi a Giovanni Michelotti, da Mario Revelli di Beaumont a  Battista “Pinin” Farina) che si trasferirono negli Stati Uniti per perfezionare le competenze in ambito tecnologico.

Lancia e Pininfarina per la mostra Incroci Italia-Usa

Le vetture in mostra illustrano questi due mondi: berline e convertibili simbolo del sogno americano e protagoniste dell’immaginario cinematografico di quell’epoca, accanto a  eleganti gioielli prodotti dall’industria automobilistica italiana che dimostrano come l’arte dei carrozzieri italiani ha conosciuto, negli anni del boom economico, uno dei suoi periodi più fertili, tanto da diventare “scuola” e dettare legge al design automobilistico mondiale.

La Cisitalia esposta al Museo dell'auto di Torino

Ospite speciale della serata inaugurale, la Packard Super-Eight 1501 del 1937, facente parte della collezione del Museo dell’auto di Torino e completamente restaurata grazie all’intervento di Nicola Bulgari che, per l’occasione, ha prestato al MAUTO anche 57 modellini originali di vetture americane.

Nicola Bulgari ospite del Museo dell'auto in occasione di Cross Roads

Tra Cadillac e Lancia d’epoca, fotografie e filmati, opere d’arte e manifesti pubblicitari, la mostra Cross Roads resterà aperta sino al 25 giugno 2017.

Le informazioni su orari e biglietti d’ingresso sono disponibili sul sito del Museo dell’auto di Torino.

Puoi vedere alcune immagini della inaugurazione della mostra sulla pagina di OkFoto

Incroci Italia-Usa, la mostra del Mauto di Torino

Meraviglie degli Zar, dal palazzo imperiale di Peterhof

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I Romanov e la residenza di Peterhof

Alla Reggia di Venaria Reale è stata inaugurata la mostra Meraviglie degli Zar che resterà aperta sino al 29 gennaio 2017 e che ripercorre lo splendore di uno dei complessi di palazzi e fontane più sontuosi d’Europa. Proiezioni di video, immagini e un centinaio di opere tra abiti, dipinti, porcellane, arazzi e oggetti preziosi provenienti dalla residenza di Peterhof rievocano una delle più importanti e prestigiose residenze estive dei Romanov: 430 ettari di parco, più di 150 fontane che sfruttano le caratteristiche naturali del paesaggio, 33 musei ospitati.
Il primo palazzo di Peterhof, situato in un grande parco sulle rive del golfo di Finlandia nelle vicinanze di San Pietroburgo, fu costruito da Pietro il Grande, a inizio del 1700 : al primo palazzo, inaugurato nel 1723, si aggiunsero altre importanti costruzioni, meravigliosi giardini con fontane volute dai successivi sovrani russi da Caterina la Grande fino a Nicola II.

Meraviglie degli Zar in mostra alla Reggia di Venaria
La mostra si apre con la presentazione di Peterhof e dei personaggi che vi abitarono; prosegue con una selezione degli oggetti acquistati dai Romanov in Europa durante i loro spettacolari Gran Tour e con quelli commissionati dagli Zar agli artisti e artigiani russi, a testimonianza dello sfarzo della corte russa e dei rapporti intercorsi nel tempo tra i Romanov e i Savoia. Nel 1782 il futuro Zar Paolo I visitò Torino e la Venaria Reale dove, nel 1857, furono ospitati i granduchi Michele e Costantino, figli dell’imperatore Nicola I. L’ultimo incontro ufficiale con i Savoia avvenne nel 1909 quando lo Zar Nicola II fece visita a Vittorio Emanuele nel Castello di Racconigi.

Elena Kalnitskaya direttore generale del Peterhof Museum

Presente alla inaugurazione della mostra il Console generale della Federazione Russa a Milano Alexander Nurizade, che si è molto impegnato per la riuscita della mostra stessa, che nel suo intervento ha sottolineato l’importanza della “diplomazia della cultura”.
Elena Kalnitskaya, direttore generale del Peterhof State Museum Reserve, nonché curatrice della mostra, ha ricordato come Peterhof sia “anche un racconto della cultura russa e di quanto la stessa sia profondamente influenzata dall’arte italiana” affermando, con sincera commozione, che “solo la cultura, l’arte e la bellezza salveranno il mondo”, con l’auspicio  che la bellezza e la cultura possano finalmente portare la pace, affermazione ancora più condivisibile dopo i tremendi avvenimenti di ieri sera a Nizza.

Vladimir Aristarkhov alla reggia di Venaria
Nel suo intervento il primo viceministro russo della Cultura della Federazione russa, Vladimir Aristarkhov, ha evidenziato gli ottimi rapporti fra i due Paesi nel campo culturale, ricordando le molte iniziative in essere (tra cui la mostra sugli Impressionisti in corso a Palazzo Madama ) e in preparazione,  invitando tutti a visitare la residenza di Peterhof.

Presente all’inaugurazione il sottosegretario ai Beni culturali e al Turismo, Ilaria Borletti Buitoni, che ha voluto complimentarsi con la Reggia di Venaria “per lo straordinario lavoro di restauro, un orgoglio per il nostro Paese”.

Ilaria Borletti Buitoni alla inaugurazione della mostra alla Reggia di Venaria

Guarda le immagini della inaugurazione della mostra

Il mondo di Steve McCurry

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Steve McCurry alla presentazione della mostra alla Reggia di Venaria

Con la mostra dedicata a Steve McCurry la Reggia di Venaria conta di raggiungere un ulteriore target di visitatori se non altro perché Steve McCurry, uno dei più grandi maestri della fotografia contemporanea, è un punto di riferimento per un larghissimo pubblico, soprattutto di giovani.

La mostra comprende una selezione di oltre 270 opere di grande formato, selezionate da Biba Giacchetti assieme a Steve McCurry fra le fotografie più famose scattate nel corso della sua carriera più che trentennale, compresi alcuni dei suoi lavori più recenti e alcune fotografie non ancora pubblicate nei suoi numerosi libri. Il percorso di visita si apre con una sezione inedita di foto in bianco e nero scattate da Steve McCurry tra il 1979 e il 1980 nel suo primo reportage in Afghanistan, dove era entrato insieme ai mujaheddin che combattevano contro l’invasione sovietica e si conclude con alcune foto recentissime, a colori, scattate ancora in Afghanistan, incorniciando così il racconto di una lunga avventura dedicata alla fotografia.

Steve McCurry con Biba Giacchetti

Oltre a presentare un’ampia e aggiornata selezione della produzione fotografica di Steve McCurry, la rassegna, come ha dichiarato il grande fotografo americano in occasione della presentazione della mostra, racconta la sua vita e la sua professione. Una rassegna, quella della Reggia di Venaria, che consente al visitatore di seguire il filo invisibile che lega le passioni di McCurry e la sua capacità di condividere la prossimità con la sofferenza, con la guerra, con la gioia e con la sorpresa. Per capire il suo modo di conquistare la fiducia delle persone che fotografa: «Ho imparato a essere paziente. Se aspetti abbastanza, le persone dimenticano la macchina fotografica e la loro anima comincia a librarsi verso di te».

In ogni scatto di Steve McCurry è racchiuso un complesso universo di esperienze e di emozioni e molte delle sue immagini, a partire dal ritratto di Sharbat Gula, sono diventate delle vere e proprie icone, conosciute in tutto il mondo.

il mondo di Steve McCurry

Da circa 30 anni, Steve McCurry è considerato una delle voci più autorevoli della fotografia contemporanea. La sua maestria nell’uso del colore, l’empatia e l’umanità delle sue foto fanno sì che le sue immagini siano indimenticabili. Ha ottenuto copertine di libri e di riviste, ha pubblicato svariati libri e moltissime sono le sue mostre aperte in tutto il mondo.

una curiosa espressione di Steve McCurry

Nato a Philadelphia nel 1950, McCurry ha studiato cinema e storia alla Pennsylvania State University cominciando a collaborare come fotografo con un giornale locale. Dopo pochi anni di attività, McCurry compie un viaggio in India, il primo di una lunga serie, esplorando il Paese con la sua macchina fotografica.

Steve McCurry and streetphoto at VeniceDopo molti mesi di viaggio, si ritrova a passare il confine con il Pakistan dove incontra un gruppo di rifugiati dell’Afghanistan, che gli permettono di entrare clandestinamente nel loro Paese, proprio quando l’invasione russa chiudeva i confini a tutti i giornalisti occidentali. McCurry trascorre settimane tra i mujahidin, riuscendo a mostrare al mondo le prime immagini del conflitto in Afghanistan, dando così un volto umano ad ogni titolo di giornale.

Da allora, McCurry ha continuato a scattare fotografie mozzafiato in tutti i sei continenti collaborando con le riviste più prestigiose (Time, Life, Newsweek, National Geographic, ecc.): i suoi lavori raccontano di conflitti, di culture che stanno scomparendo, di tradizioni antiche e di culture contemporanee, ma sempre mantenendo al centro del suo lavoro l’elemento umano.

la mostra dedicata a Steve McCurry a La Venaria

Steve McCurry è stato insignito di alcuni tra i più importanti premi della fotografia, inclusa la Robert Capa Gold Medal, il premio della National Press Photographers e per quattro volte ha ricevuto il primo premio del concorso World Press Photo. Il ministro della cultura francese lo ha nominato cavaliere dell’Ordine delle Arti e delle Lettere e, più recentemente, la Royal Photographic Society di Londra gli ha conferito la Centenary Medal for Lifetime Achievement.

il mondo di Steve McCurry

“Il mondo di Steve McCurry” è allestito nella imponente Citroniera delle Scuderie Juvarriane della Reggia di Venaria: la mostra, organizzata da La Venaria e da Civita Mostre, in collaborazione con SudEst57 e con il sostegno di Lavazza, resterà aperta sino al 25 settembre 2016 ed costituisce un avvenimento imperdibile per tutti coloro che amano la fotografia.

Nell’allestimento scenografico di Peter Bottazzi sono esposte 40 opere che Steve McCurry ha realizzato in Africa, America Latina e Asia nell’ambito del progetto di sostenibilità Lavazza Tierra! che dal 2002 vede l’azienda e la sua Fondazione impegnate in azioni di sviluppo e sostegno delle comunità caficultores. Una collaborazione, quella tra Lavazza e il grande fotografo, che si è ulteriormente rafforzata lo scorso anno con la realizzazione del Calendario Lavazza dedicato agli “Earth Defenders”, realizzato dal fotografo statunitense e firmato anche da Slow Food.

Francesca Lavazza board member del gruppo Lavazza

La passione per l’arte, per la fotografia e il design ci ha portati a collaborare con grandi artisti, investendo nella promozione e nella conservazione del patrimonio culturale italiano e mondiale. Essere ancora una volta al fianco di Steve McCurry, ed esserlo a Torino, nel territorio dove l’azienda è nata 120 anni fa, è motivo di soddisfazione” ha dichiarato Francesca Lavazza, Board member del Gruppo Lavazza.

Guarda la galleria delle immagini di OkFoto.it

ill mondo di Steve McCurry in mostra alla Reggia di Venaria

Fatto in Italia. Dal Medioevo al Made in Italy

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Fatto in Italia. Dal Medioevo al made in Italy

Fatto in Italia. Dal Medioevo al Made in Italy è la mostra che la Reggia di Venaria dedica alle eccezionali creazioni artigianali tra il Medioevo e la prima metà del Seicento, con alcune riflessioni sul contemporaneo.

Paola Zini, presidente della Reggia di Venaria alla inaugurazione della mostra Fatto in ItaliaFatto in Italia. Dal Medioevo al Made in Italy inaugura la stagione 2016 della Reggia e resterà aperta sino al 10 luglio . Una stagione espositiva che continuerà la prossima settimana con la inaugurazione della mostra nei Giardini della Reggia dedicata a Giuseppe Penone, con opere che andranno ad arricchire il percorso espositivo ideato dall’artista, mentre la Citroneria ospiterà a breve una mostra di fotografia dedicata a Steve Mccurry.

Opere straordinarie in mostra alla reggia di Venaria

La mostra Fatto in Italia. Dal Medioevo al Made in Italy come ha sottolineato Paola Zini, presidente della Reggia di Venaria,  “costituisce motivo di orgoglio nazionale”.  Ospitata nelle Sale delle Arti, si propone di rintracciare nella storia della produzione artistica italiana quei momenti straordinari in cui la qualità artistica, la capacità d’innovazione e l’eccellenza tecnica si sono uniti per produrre beni che, riconoscibili per il loro stile e divenuti di moda, sono stati esportati in tutti i Paesi dell’Europa.

Splendidi oggetti in corallo della manifattura di Trapani in mostra alla reggia di Venaria

I tessuti lucchesi, quelli genovesi e veneziani, gli avori medievali degli Embriaghi, le invenzioni dell’oreficeria milanese del Cinquecento, le armature lombarde, le maioliche di Faenza rappresentano alcuni dei momenti della produzione artistica italiana in cui vennero creati oggetti di straordinaria qualità artistica e decorativa. Creazioni che, ispirandosi al rapporto con l’antico che connotava l’arte italiana, attinsero alle più avanzata invenzioni delle arti cosiddette maggiori e costituirono il tramite più rapido della diffusione nel mondo dei modelli dello stile italiano.

Fatto in Italia. Dal Medioevo al made in Italy in mostra alla reggia di Venaria

La mostra, curata da Alessandra Guerrini con un lavoro iniziato circa tre anni fa, racconta la storia del “Fatto in Italia” dalle sue lontane origini fino alla produzione attuale. Una storia nata nelle botteghe e nelle corporazioni medievali, dove il genio artistico si trasformava in produzione artigianale e che arriva sino a oggi.

Nella grande Sala delle Commedie, infatti, sono esposte le creazioni di alcuni giovani designer italiani che, in un immaginaria continuità di pensiero, come gli artisti del passato lavorano i medesimi materiali utilizzati secoli prima (ferro, vetro, terra) per realizzare le loro opere.

Made in Italy in mostra a La Venaria

Fatto in Italia. Dal Medioevo al Made in Italy consente di vedere oggetti straordinari destinati alla persona (tessuti, armature, armi) e alla casa (avori, cristalli, maioliche, coralli) . Ognuno degli oggetti in mostra è stato costruito per essere usato ed ha una storia da raccontare. Una storia che, per alcuni degli oggetti esposti, arriva da importantissimi Musei (Louvre, Victoria and Albert Museum, Capodimonte, ecc.) che hanno prestato alla Reggia di Venaria alcuni preziosi e delicatissimi pezzi per l’esposizione.

le maioliche di Faenza in mostra alla reggia di Venaria

Una interessantissima chiave di lettura della mostra Fatto in Italia. Dal Medioevo al Made in Italy è legata ai sistemi produttivi e commerciali e –se così possiamo esprimerci – di marketing.

Fatto in Italia, in mostra alla reggia di Venaria

Gli straordinari oggetti in mostra sono in qualche modo legati a un territorio per l’abbondanza di certe materie prime e dalla capacità di promozione: i coralli lavorati a Trapani, le miniere e le vie d’acqua della Lombardia, i porti di Venezia e Genova fattori determinanti per lo sviluppo della produzione di stoffe preziose, con il severo e rigido controllo della qualità che ne garantivano il marchio. Altre volte furono le corti a determinare il successo di una manifattura, considerato che promuovevano di fatto una azione di … marketing, acquistando i prodotti della manifattura magari per donarli.

La reggia di Venaria ospita la mostra Fatto in italia

Una mostra che, ancora una volta, mette in evidenza l’unicità, la qualità artistica e artigianale del prodotto “Fatto in Italia”.

Per informazioni su orari, biglietti e prenotazioni è possibile consulare il sito de La Venaria.

Paola Zini, presidente della Reggia di Venaria, con il sindaco Roberto Falcone

Altre immagini della presentazione della mostra e del Vermuth Cocchi “Riserva La Venaria” sono disponibili su OkFoto.it : continua a seguirci.

Mario Turetta, direttore della Reggia di Venaria, con Antonella Bentivoglio d'Afflitto

Braco Dimitrijević alla GAM

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Una insegna installata sulla facciata della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino ricorda che “all art has been contemporary”. Utile richiamo per il visitatore della mostra personale dedicata a Braco Dimitrijević, curata dall’ex direttore della GAM Danilo Eccher.

Braco Dimitrijević alla inaugurazione della mostra alla GAM di Torino

Braco Dimitrijević è nato a Sarajevo nel 1948, figlio di Vojo Dimitrijević, pittore molto affermato e figura di spicco dell’arte jugoslava. Braco, dopo l’Accademia di Zagabria, dal 1971 al 1973 studia alla Saint Martin’s School of Art di Londra. Nello stesso periodo comincia anche la sua relazione con l’Italia, quando nel 1971 Lucio Amelio lo invita a Napoli per esporre in una mostra personale e nel 1974 è a Torino invitato da Gian Enzo Sperone, con il quale oggi continua a lavorare.

 

una opera di Braco Dimitrijević in mostra alla GAM

L’esposizione alla GAM di Torino, che sarà visitabile sino al 24 luglio 2016, ripercorre le fasi principali della carriera artistica di Braco Dimitrijević, iniziata nel 1969 con Accidental Sculpture, Painting by Krešimir Klika e Sculpture by Tihomir Simcic, tre opere apparentemente “accidentali” (un cartoncino di latte schiacciato e un mucchietto di gesso sparso sull’asfalto da due ignari automobilisti e un’impronta lasciata da un pensionato nell’aprire una porta) ma provocate dallo stesso Dimitrijević che chiese agli sconosciuti di firmare i lavori, trasformando un gesto involontario in opera d’arte,  affidando a persone comuni il ruolo di artista. Queste prime azioni artistiche gettarono le fondamenta del suo pensiero, che oggi si può identificare come un’anticipazione dell’arte relazionale. Per tutta la durata del suo percorso artistico Dimitrijević affronta il rapporto tra casualità e creatività, realizzando grandi installazioni, fotografie, video, dipinti, azioni performative e sculture che mettono in discussione e quasi dissacrano l’idea stessa di opera d’arte e il concetto di artista.

l'esposizione delle opere di Braco Dimitrijević

Secondo il Direttore della GAM Carolyn Christov-Bakargiev: “Da tempo il nostro museo opera per riscoprire e valorizzare artisti italiani e internazionali attraverso mostre personali che consentono un approfondimento e una maggiore conoscenza delle loro ricerche poste in dialogo con il museo e le sue collezioni e quindi anche con il territorio, la città, la sua storia culturale. La mostra di Braco Dimitrijevic curata dal mio predecessore Danilo Eccher fornisce uno sguardo critico sulla sua ricerca, che si inserisce attraverso gli anni nel dibattito culturale internazionale ed è tangenziale a una molteplicità di movimenti – dall’arte concettuale all’arte pubblica, a quella installativa – ricercando un dialogo diretto con lo spettatore e lasciando aperte questioni e interrogativi intorno non solo alla realtà artistica ma anche etica e storica”.

"There are no mistakes in history"

Aprono il percorso alla GAM i Casual Passers-by (Passanti incontrati casualmente) della fine degli Anni Sessanta e dei primi Anni Settanta: gigantografie e sculture di persone sconosciute che in origine l’artista colloca in sedi prestigiose come le facciate dei palazzi o il centro delle piazze, rovesciando l’uso degli strumenti di informazione pubblica come i cartelloni pubblicitari.

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Personaggi incontrati casualmente per strada, fotografati senza trucco, senza messa in scena, senza alcuna preparazione. L’uomo qualunque diviene così protagonista dell’opera, è lui stesso l’opera e chiunque può essere opera d’arte.

le fotografie diventano opere dell'artista Braco Dimitrijević

Dimitrijević ironizza sulla comunicazione di massa e sulla rapida circolazione delle immagini nella società, e allo stesso tempo celebra la persona comune, in uno spirito vicino alla contestazione di quegli anni. L’artista anticipa  l’attenzione verso soggetti partecipativi della nostra era digitale, capaci di reinventare una società plurale e corale.

Dalla metà degli Anni Settanta Braco Dimitrijević sviluppa una serie di opere dal titolo Tryptychos Post Historicus che incorporano al loro interno altre opere ottenute in prestito da collezioni museali quali la Tate Gallery, il Louvre, il Musée d’Orsay, il Centre Pompidou e il Solomon R. Guggenheim Museum. Capolavori della storia dell’arte sono accostati a strumenti musicali, oggetti di utilizzo quotidiano ed elementi organici come frutta e verdura.

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Le informazioni su orari e prezzi dei biglietti di ingresso sono disponibili sul sito della GAM

Potrai trovare altre immagini della esposizione sulla nostra pagina Facebook

 

Da Poussin agli Impressionisti in mostra a Palazzo Madama

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Da Poussin agli Impressionisti in mostra a Torino

A Palazzo Madama, per la presentazione della mostra “Da Poussin agli Impressionisti” c’erano proprio tutti: il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, il direttore del Museo Ermitage Mikhail Piotrovsky, la presidente di Fondazione Torino Musei Patrizia Asproni, il nuovo direttore di Palazzo Madama Guido Curto, la direttrice della GAM Carolyn Christov-Bakargiev , Enrica Pagella, Paola Zini, Mario Turetta, Piero Fassino.

La direttrice della GAM di Torino, Carlolyn Christov-Bakargiev

Mancava Evelina Christillin che però aveva appena ricevuto il ministro Franceschini in visita alla mostra “Il Nilo a Pompei “ recentemente inaugurata al Museo Egizio.

Patrizia Asproni, presidente di Fondazione Torino Musei

Dunque, a meno di un mese dalla conclusione della mostra dedicata a Monet e ospitata con enorme successo alla GAM di Torino, ecco che la mostra di Palazzo Madama rappresenta un nuovo importante evento nel panorama culturale di Torino a cui seguiranno tra pochi mesi, come anticipato da Fassino, una mostra dedicata a Tolouse Lautrec a Palazzo Chiablese (che, fino al 15 maggio , ospita la mostra Matisse e il suo tempo) e una importante esposizione di opere di Manet alla GAM Galleria di arte moderna il prossimo anno.

Mikhail Piotrovsky e Dario Franceschini a Palazzo Madama

Tutti soddisfatti i relatori per l’importante collaborazione tra la Fondazione Torino Musei e il Museo di San Pietroburgo, che sarà presto rinnovata, e più in generale per lo sviluppo di Torino nel settore turistico e culturale, sottolineato da Franceschini e da Fassino.

 

Dario Franceschini alla inaugurazione della mostra a Palazzo Madamamostra di pittori dall'Ermitage a palazzo Madama

La mostra sulla storia dell’arte francese a Palazzo Madama resterà aperta dall’11 marzo al 4 luglio 2016.

Da Poussin agli Impressionisti. Tre secoli di pittura francese” consente di osservare l’evolversi del gusto artistico in Russia e la passione per l’arte francese e testimonia l’amore per l’Italia di molti dei pittori in mostra.

Il direttore del Museo Ermitage a Palazzo Madama con il ministro Franceschini

Si tratta di una straordinaria selezione di 75 opere provenienti dalle collezioni del prestigioso State Hermitage Museum di San Pietroburgo per una mostra che illustra la storia della pittura francese dal 1600 alla fine dell’Ottocento, dall’avvento delle accademie fino alla nuova libertà della pittura en plein air proposta dagli Impressionisti.

da Poussin agli Impressionisti

La mostra intreccia tutti i grandi temi della pittura moderna – dai soggetti sacri a quelli mitologici, dalla natura morta al ritratto, dal paesaggio alla scena di genere – e illustra la storia dell’arte francese in Russia: le ragioni storiche e culturali del successo di alcuni generi accademici, rispetto all’impegno sociale delle correnti realiste; il gusto raffinato di Caterina la Grande che nel 1772 si aggiudicò gran parte dei dipinti raccolti a Parigi dal celebre amateur francese Pierre Crozat negli anni a cavallo tra il Seicento e il Settecento; gli acquisti alla moda dei ricchi aristocratici russi nell’Ottocento, le riorganizzazioni dei musei nel Novecento in seguito alla Rivoluzione d’Ottobre.

la mostra a Palazzo Madama di Torino

Il percorso in mostra, articolato in 12 sezioni con una cinquantina di artisti dei quali vengono esposti alcuni dei più noti ed emblematici lavori, si apre con le influenze del Caravaggio di Simon Vouet, prosegue attraverso il destino dei grandi maestri del classicismo, da Philippe de Champaigne a Poussin e Lorrain sino all’affermazione dell’Impressionismo con Renoir, Sisley, Monet, Pissarro, fino all’apertura verso le avanguardie moderne con Cézanne e Matisse.

Guido Curto neo direttore di Palazzo Madama con il capitano Barbieri

 

Dopo “Porcellane Imperiali. Dalle collezioni dell’Ermitage” e “Il Collezionista di Meraviglie. L’Ermitage di Basilewsky”, questa nuova mostra, che Palazzo Madama presenta nella cornice unica della Sala del Senato, costituisce la terza tappa della collaborazione da tempo avviata da Città di Torino e Fondazione Torino Musei con il State Hermitage Museum e con  Ermitage Italia per attività di studio e ricerca e per progetti culturali.

Enrica Pagella direttrice dei Musei Reali di TorinoLe 75 opere in mostra, giunte a Torino dal museo russo, la cui collezione di pittura francese conta oltre duemila dipinti (è la più vasta raccolta al di fuori della Francia e nasce dall’amore per l’arte francese che caratterizzò la cultura russa all’epoca di Pietro il Grande) sono state selezionate dai curatori Clelia Arnaldi di Balme, Natalia Demina, Enrica Pagella, ex direttrice di Palazzo Madama (ora chiamata a dirigere i Musei reali di Torino) con l’organizzazione generale della Fondazione Torino Musei.

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Fashion, moda e stile negli scatti di grandi fotografi

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Fashion: fotografie in mostra nella Corte Medievale di Palazzo Madama Nel cuore di Torino, Palazzo Madama è uno degli edifici monumentali più rappresentativi del Piemonte, con testimonianze architettoniche dall’età romana al Barocco di Filippo Juvarra.

Nella suggestiva cornice della sua Corte Medievale, Palazzo Madama ospita Fashion, una nuova grande mostra fotografica ideata e prodotta da National Geographic Italia.

Nella mostra, che resterà aperta sino a 2 maggio 2016 e che è stata curata da Marco Cattaneo, sono esposte 62 immagini di grande formato, realizzate da 36 maestri della fotografia (Jodi Cobb, Alexander Graham Bell, Chris Johns, Stephanie Sinclair, Robin Hammond, Ed Kashi, Cary Wolinski, Reza, William Albert Allard, Eliza Scidmore, Steve Raymer, David Alan Harvey, Joseph Rock, ecc.), che offrono un’affascinante prospettiva globale sul significato storico e culturale dell’abbigliamento e dell’ornamento e su ciò che ruota intorno al concetto di stile.

Secondo Cathy Newman “il modo in cui ci vestiamo, il nostro aspetto, dicono molte cose, sussurrano o strillano. Raccontano la condizione economica, sociale, politica. Suscitano commenti eruditi di sociologi e antropologi, per non parlare della stampa specializzata, che si pronuncia ogni stagione a ogni cambio di orlo. I vestiti provocano, irritano, seducono. Parlano di effimero ed eterno. Bisbigliano formule magiche…

Molti sostengono che la moda da sempre esprime al tempo stesso l’effimero e l’eterno, e definisce un’appartenenza sociale, economica, politica, religiosa.

Fashion a Palazzo Madama

In questa prospettiva, attraverso accostamenti sorprendenti e apparentemente stravaganti, il percorso della mostra illustra come le passerelle della moda di Milano e Parigi hanno molto più in comune di quanto si possa pensare con le praterie dell’Oregon, le foreste pluviali di Papua Nuova Guinea, i villaggi africani, i templi giavanesi.

Fashion arricchisce con un nuovo capitolo il filone delle mostre fotografiche che ormai da qualche anno vengono ospitate a Palazzo Madama e costituisce la seconda tappa, dopo Women of Vision del 2014, della partnership tra la Fondazione Torino Musei e National Geographic Italia. Una collaborazione che affianca l’immagine dei musei a un marchio internazionale che da 128 anni è testimone autorevole dei grandi cambiamenti del mondo.

Le fotografie di National Geographic in mostra a Palazzo Madama

La visita della mostra darà a ciascuno la possibilità di riflettere su una famosa affermazione di Diane Arbus: “Credo davvero che ci siano cose  che nessuno riesce a vedere prima che vengano fotografate”. D’altra parte, di fronte a uno stesso soggetto, ciascuno di noi vedrà (e fermerà nella fotografia) una differente immagine: come dimostra la nostra galleria realizzata davanti alle fotografie di Fashion.

Fotografando le fotografie di Fashion

 

 

Matisse e il suo tempo in mostra al Polo Reale di Torino

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Matisse e il suo tempo Un vecchio proverbio piemontese ci ricorda che  “Se il tempo è bello il giorno di Santa Bibiana, farà bello un mese e una settimana”.

Lo scorso 2 dicembre, festa di Santa Bibiana, c’era il sole: per cui inutile sperare in abbondanti nevicate per il periodo natalizio. Pioggia e neve arriveranno a vacanze di Natale concluse e gli sciatori potranno rifarsi con le settimane bianche o nelle vacanze di Pasqua. Anche lo smog continuerà a farla da padrone: senza essere intaccato dai tardivi provvedimenti delle varie amministrazioni comunali. Palliativi, senza alcuna strategia o serio progetto per combattere l’inquinamento atmosferico.

Per coloro che, causa la mancanza di neve in montagna, sono rimasti in città e per coloro che hanno scelto Torino per trascorrere le feste di fine anno, ci sono moltissime opportunità di dedicare il tempo alle arti e alla bellezza.

La pittura innanzitutto. Con due importanti e bellissime mostre in città dedicate a artisti francesi.

La Galleria d’arte moderna  ospita una mostra dedicata a Monet: inaugurata a inizio ottobre e aperta sino al 31 gennaio 2016 , è la mostra più visitata in Italia e, per evitare le inevitabili lunghe code (anche se, dopo quelle registrate per alcuni padiglioni di Expo 2015, le code sembrano stranamente avere assunto un connotato positivo…), è consigliabile la prenotazione ( www.mostramonet.it ).

Inaugurata lo scorso 12 dicembre e aperta sino al 15 maggio 2016, nelle sale di palazzo Chiablese è ospitata la mostra “Matisse e il suo tempo”.

le opere di Henri Matisse in mostra a Torino Il ricco catalogo della mostra di Matisse

Con una cinquantina di opere di Matisse e altrettante di artisti a lui coevi quali Picasso, Renoir, Bonnard, Modigliani, Miró, Derain, Braque, Marquet, Léger – tutte provenienti dal Centre Pompidou di Parigi- la mostra consente di guardare le opere di Matisse attraverso il contesto delle sue amicizie e degli scambi artistici con altri pittori. Così, per mezzo di confronti visivi con opere di artisti suoi contemporanei, sarà possibile cogliere non solo le sottili influenze reciproche o le fonti comuni di ispirazione, ma anche una sorta di “spirito del tempo”, che unisce Matisse e gli altri artisti.

Una mostra eccezionale, resa possibile dal grande lavoro svolto dalla curatrice Cécile Debray, responsabile delle collezioni Matisse, “l’ansioso, il follemente ansioso” Matisse, presso il Musée National d’art moderne Centre Pompidou.

Cècile Debray, conservatore del Centre Pompidou Paris

La mostra ospitata al Polo Reale si sviluppa in dieci sezioni ed è organizzata, oltre che dal citato Centre Pompidou, da 24 Ore Cultura e Arthemisia Group che, nei mesi scorsi, avevano portato a Torino una importante mostra su Tamara De Lempicka.

Due mostre che, da sole, possono riempire questi giorni di vacanza.

In attesa di un riscontro della veridicità del citato proverbio e di un altro che dice che “Natàl n’tl puvràs, Pasqua n’tl pautàs” (Natale con la polvere, Pasqua nel fango) ovvero Natale col bel tempo porterà Pasqua con la pioggia, godiamoci queste bellissime mostre.

Mostra di Matisse a palazzo Chiablese

Le informazioni su orari e prezzi della mostra sono disponibili sul sito

www.mostramatisse.it

La galleria delle immagini della mostra dedicata a Matisse è disponibile sulla pagina di OkFoto.it

Matisse e il suo tempo in mostra al Polo reale

Monet, dalle collezioni del Musèe d’Orsay alla GAM di Torino

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Monet, Essai de figure en plein-airDa oggi sino al 31 gennaio 2016 quaranta capolavori di Claude Monet, provenienti dalle collezioni del Musée d’Orsay, saranno in mostra alla Galleria d’arte moderna di Torino.

Una mostra dedicata agli Impressionisti che, dopo quelle di Degas (2012) e Renoir (2013), si inserisce in un percorso a cui, con un importante annuncio a sorpresa – non solo per il pubblico presente ma anche per la presidente della Fondazione Torino Musei e del sindaco Fassino – fatto ieri dal presidente dei Musées d’Orsay et de l’ Orangerie Guy Cogeval si aggiungerà, forse già il prossimo anno, una esposizione dedicata a Manet!

Guy Cogeval, presidente del Musée d'Orsay, alla GAMClaude Monet alla GAM di Torino

In occasione della presentazione della Mostra dedicata a Claude Monet, con Patrizia Asproni a fare gli onori di casa in attesa dell’arrivo di Carolyn Christov-Bakargiev che assumerà l’incarico di direttore della GAM dal prossimo gennaio, il sindaco Fassino – tanto colpito dall’annuncio a sorpresa di Guy Cogeval da confondere nel suo intervento Manet con Monet- ha sottolineato gli sforzi della sua Amministrazione per portare Torino al centro dei circuiti turistici internazionali, puntando proprio sulla Cultura, per la quale si investono circa 100 milioni di euro all’anno: 30 milioni da parte della Città di Torino, una ventina da parte della Regione Piemonte, altrettanti sono i finanziamenti dello Stato e circa 30 milioni sono il frutto di collaborazioni e sponsorizzazioni di privati.

Fassino con il presidente Unipol, Stefanini, e Massimo Vitta Zelman

Un grande sforzo, certamente: ma non sufficiente perché occorre investire anche sulla pulizia e sul decoro della Città (cancellando il degrado del Palazzo del Lavoro dell’architetto Nervi, solo per citare un caso emblematico), affinchè il “Turista”, in città per le mostre, non debba vedere la sporcizia e il degrado delle vie di accesso al centro città… La Rue Montorgueil à Paris

La forte collaborazione tra il Musée d’Orsay e la GAM di Torino, con il lavoro dei conservatori del Muséè Xavier Rey, specialista di Monet (che ha pubblicamente ricevuto i complimenti da parte del suo presidente e una investitura a suo successore, “anche se questo non dipenderà da me, ma dal prossimo Presidente della Repubblica francese” ha aggiunto Guy Cogeval) e di Virginia Bertone, conservatrice della GAM, ha consentito di allestire una mostra dove, per la prima volta in Italia, si potrà ammirare Le déjeuner sur l’herbe (che voleva rappresentare un omaggio, e anche una sfida, nei confronti di Manet che aveva dipinto un quadro con il medesimo titolo), accanto a capolavori come La rue Montorgueil à Paris, realizzato in occasione della festa “della pace e del lavoro”,  e Les villas à Bordighera, con i colori che Monet ha colto in occasione del suo primo soggiorno nella Riviera Ligure.

La signora Monet sul divano alla GAM di Torino Le déjeuner sur l'herbe Xavier Rey, conservatore del Musée d'Orsay Les villas à Bordighera di Monet  esposto alla GAM di Torino essai de figure en plein-air di Monet esposto alla GAMIl Gruppo Unipol è main sponsor della straordinaria esposizione dedicata a Claude Monet, per la quale Skira, oltre a curarne la rassegna, gli aspetti organizzativi e promozionali, ha pubblicato il catalogo e alcuni volumi dedicati al grande Maestro francese.

Sergio Staino alla GAM: “la satira non ha limiti”

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Staino presenta la mostra di disegni alla GAM

Sergio Staino, a Torino per inaugurare la sua mostra alla Galleria d’Arte Moderna, osservando la bella fotografia che lo ritrae con il bastone a spalla commenta sorridente: “l’unica cosa bella è che non ho la cravatta!

Sergio Staino

E’ l’inizio di un’intervista in cui il disegnatore satirico racconta della nostalgia per Linus, “oggi non c’è un giornale così“, boccia l’attuale classe politica, “frutto di una selezione che ha eliminato le persone più intelligenti“, in cui il “PD oggi non rappresenta quel concetto di sinistra per capire e rinnovare il mondo come lo avevamo pensato noi”.

Staino si racconta alla GAM

Inevitabili le domande sulla satira ai tempi dell’Isis: “La satira non ha limite; quando dici satira è come quando dici letteratura, quando dici disegno, quando dici pittura, quando dici cinema. C’è forse un limite alla letteratura? No. Così come non c’è nessun limite alla satira”. Ricordando l’episodio che coinvolse l’ex ministro leghista Calderoli chiarisce: “Cosa differente se tu sei un rappresentante di una Nazione o di un popolo – voluto o non voluto- che ti metti una maglietta con una vignetta anti islamica. Allora sei un imbecille perché chiami il tuo Stato a rispondere di una offesa pesantissima a un’altra religione.”

Staino con Patrizia Asproni, presidente della Fondazione Torino Musei

Alla domanda “Renzi come Berlusconi?” la risposta non è tenera per il rottamatore : “per certi aspetti sì, dal punto di vista della comunicazione e per la superficialità. Lo credo più furbo e intelligente se non altro perché più giovane”.

Sergio Staino alla GAm di TorinoSferzante il giudizio su Beppe Grillo: “è un personaggio che odia la gente e ama solo se stesso, che potrà raccogliere attorno a sé persone molto per bene, ma lui no, è cattivo”.

Sui recenti attentati terroristici a Parigi e Copenaghen Staino ha parole di netta condanna: “si tratta di aggressione, di un atto di guerra contro l’illuminismo, contro la libertà di stampa, di opinione, che prende a pretesto una vignetta satirica”.

Saluta dicendo che è molto preoccupato per la situazione politica e per il rischio di guerra nel mondo: “non sono certo preoccupato per me, ma per i giovani: ogni giorno che passa è un giorno sprecato per la ricerca di una soluzione diplomatica per le innumerevoli crisi”.

Staino, un racconto di Berlino  sergio staino

Lo spazio Wunderkammer della GAM ospita fino al 6 aprile 2015 la mostra dedicata a Sergio Staino, disegnatore satirico amato dal grande pubblico dagli anni Settanta, quando sulle pagine di Linus apparve il suo personaggio più famoso, Bobo.

Nella mostra allestita alla GAM, Bobo, autoritratto ironico dell’artista che rappresenta l’italiano borghese di sinistra, racconta la sua storia a Berlino, nel 1981: anno in cui l’autore si recò in quella città, su invito dello storico dell’arte Detlef HeiKamp, per raccontarla con i suoi disegni.

Oltre 130 tavole che, dice Staino “avevo scordato da qualche parte della mia casa colonica. Ormai sono 50 anni che vivo là e gli spazi per conservare le mie opere non mancano di certo…”.

un racconto di Berlino, 1981 Bobo turista a Berlino

Bobo, spesso raffigurato con la macchina fotografica al collo, va alla scoperta di una città dove “ogni angolo era una scoperta, una sorpresa, una suggestione: Berlino era una città veramente unica per la quantità di contraddizioni politiche e sociali che faceva coesistere in se stessa”.

La qualità delle tavole esposte su una parete, per raffigurare e ricordare il muro che divideva Berlino in due mondi, le descrizioni che Staino dà della città valgono ampiamente una visita alla GAM.

Ciascun visitatore saprà ritrovare nei disegni esposti temi quanto mai attuali.

sergio staino

In occasione della mostra “Un racconto di Berlino, 1981” la GAM propone un ciclo di incontri con Sergio Staino, sul tema della satira, della cultura e della politica.

Il primo appuntamento, “Il disegno secondo Bobo”, è per mercoledì 25 febbraio 2015 alle 18:30.

Bobo turista a Berlino, 1981 Bobo a Berlino

Women of vision: tributo a 11 grandi fotografe del National Geographic

Una donna osserva le fotografie della mostra Women of vision

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“La fotografia diventa racconto” è lo slogan che guida noi di OkFoto nella nostra attività quotidiana di fotografi. E anche noi, come tantissimi fotografi in tutto il mondo, abbiamo tra i nostri punti di riferimento e di ispirazione le immagini che i fotoreporter del National Geographic regalano da oltre cento a milioni di lettori e di spettatori in ogni angolo del pianeta.

Marco Cattaneo, direttore di National Geographic Italia

Marco Cattaneo, direttore di National Geographic Italia

Sono professionisti dell’immagine che non esitano ad impegnarsi ogni giorno in avventure sempre più estreme per “portare a casa lo scatto” che andrà ad impreziosire la copertina o l’inserto centrale di un numero della rivista. Spesso operano in condizioni difficili e non sono rare le volte in cui è a rischio la loro stessa vita, quando si trovano a documentare episodi di guerra o di violenza o visitano luoghi pericolosi e mal frequentati. Quando l’autore delle fotografie è una donna, l’ammirazione per il suo lavoro non può che crescere ancora, pensando alle difficoltà aggiuntive che più di una volta possono trovarsi ad affrontare.

“Women of vision” è una mostra che vuol rendere il dovuto omaggio a queste fotografe. E’ stata allestita presso Palazzo Madama a Torino ed è la prima iniziativa frutto della partnership tra la Fondazione Torino Musei e il National Geographic Italia. Dopo la permanenza a Torino, la volontà è quella di rendere la mostra itinerante per portarla in futuro in altre zone d’Italia.

Kathryn Keane, VP di National Geographic

Kathryn Keane, VP di National Geographic

Corrado Corradi, direttore generale dell'Espresso

Corrado Corradi, direttore generale dell’Espresso

“Women of vision” a nostro giudizio va vista, perché le fotografie esposte hanno la rara caratteristica di mettere in relazione la sensibilità dell’occhio e dell’animo femminile con la documentazione di eventi tanto “sensibili” che solo le donne hanno avuto la possibilità di testimoniare con i propri obiettivi (l’esempio che colpisce di più è senza dubbio quello delle spose bambine, ma non è certo l’unico). Tra le 99 fotografie esposte vi sono quelle di alcune “veterane” del National Geographic, Lynn Johnson, Jodi Cobb, Maggie Steber, ma anche le opere delle “nuove leve”. Si possono ammirare anche gli scatti di Lynsey Addario, giovane reporter che ha già patito la terribile esperienza del rapimento in ben due occasioni e, ciò nonostante, continua ostinatamente a girare le zone più a rischio del mondo per raccontare storie di dolore e di guerra. Sono esposte le immagini realizzate da Erika Larsen che con orgoglio afferma che “essere donna è di estrema importanza per il mio lavoro. Ne sono fiera”: una frase che racchiude tutta la determinazione delle fotografe del National Geographic, e che funziona benissimo come richiamo per attrarre i visitatori alla mostra.

Conferenza stampa per la mostra Women of visionLe fotografe della mostra women in vision

La mostra “Women of vision” è stata presentata oggi a Palazzo Madama, alla presenza di Kathryn Keane, Vice President della National Geographic Exhibition, di Marco Cattaneo, direttore responsabile della rivista National Geografic Italia, e dell’Assessore alle Pari Opportunità del Comune di Torino Ilda Curti, che ha ricordato l’importanza di portare le generazioni più giovani a visitare la mostra per prendere coscienza di realtà spesso ignorate. L’esposizione rimarrà aperta fino all’11 gennaio 2015 (orari: martedì – sabato 10-18, domenica 10-19, chiuso il lunedì).

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Cecily Brown alla GAM di Torino

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GAM ospita la mostra di Cecily Brown

La Galleria civica d’arte moderna e contemporanea di Torino ospita dal 17 ottobre sino al 1 febbraio 2015 la mostra delle opere di Cecily Brown, una delle artiste più celebrate al mondo. Nata a Londra nel 1969, dove è cresciuta a stretto contatto con lo straordinario ambiente artistico, Cecily Brown si è poi trasferita negli Stati Uniti dove vive e lavora.

Un dipinto di Cecily Brown

La mostra organizzata dalla GAM costituisce la prima grande esposizione organizzata in un museo italiano, rappresentando un appuntamento eccezionale che consente al pubblico di ammirare circa 50 opere, provenienti dallo studio dell’artista e da alcune delle più ricche raccolte d’arte private europee e americane.

i dipinti di Cecily Brown in mostra alla GAM

Ospitata negli spazi di Underground Project, la mostra racconta la ricerca artistica di Cecily Brown attraverso 18 dipinti di grandi dimensioni (fino a 5 metri), 24 opere su carta e 7 monotipi.

La mostra di Cecily Brown alla GAM

Le opere di Cecily Brown, che negli ultimi anni hanno raggiunto quotazioni molto elevate, fanno parte delle collezioni di prestigiosi musei tra cui Solomon R. Guggenheim Museum di New York e Tate Gallery di Londra. Sono state esposte in molte città, tra cui  Washington (2002),  Madrid (2004),  Oxford (2005),  Boston (2006),  Amburgo (2009).

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Una piccola anticipazione dell’opera di Cecily Brown era stata esposta nel 2003, in una mostra anche allora curata dal direttore della GAM Danilo Eccher, presso Macro Roma.

Cecily Brown davanti a un suo dipinto Cecily-Brown

La mostra è stata resa possibile anche grazie al generoso supporto di Gagosian Gallery,

Cecily Brown e Danilo Eccher alla GAM di Torino  Danilo Eccher applaude Cecily Brown

La GAM, a soli pochi giorni dall’apertura della mostra dedicata all’opera prima di Roy Lichtenstein, che resterà aperta sino al 25 gennaio 2015, offre dunque un’altra importante occasione di visita.

Le opere di Cecily Brown in mostra alla GAM

Per informazioni su orari e biglietti di ingresso visita il sito della GAM.

Una espressione di sorpresa di Cecily Brown alla GAM

 

 

Il direttore della GAM Danilo Eccher

Il Bucintoro dei Savoia e le Carrozze Regali

Bucintoro: particolare

Bucintoro: particolare

 

Dal 20 settembre 2014 la Scuderia Grande realizzata dall’architetto Juvarra – uno degli spazi architettonici più imponenti della Reggia di Venaria e del barocco europeo- ospita, in uno spettacolare e nuovo allestimento, il Bucintoro dei Savoia e le Carrozze Regali, completando in tal modo il percorso di visita della Reggia dedicato al Teatro di storia e magnificenza della dinastia sabauda.

Le architetture monumentali delle scuderie delle residenze sabaude testimoniano l’importanza della Regia scuderia nella vita di corte.

La Regia cavallerizza (o Cavallerizza reale, recentemente danneggiata da un incendio doloso), parte integrante del Palazzo Reale di Torino e collegata all’Accademia militare reale, le scuderie di Venaria e di Stupinigi, erano strutture capaci di stupire anche i visitatori provenienti da Londra, Parigi e Vienna.

La Regia Scuderia era la sezione della corte che si prendeva cura degli spostamenti del Re e del suo seguito.

La mostra della Barca sublime e delle Carrozze regali, nel precedente allestimento, è stata visitata da oltre 240.000 persone.

i troni del re e della regina sul Bucintoro Bucintoro-Savoia

Il nuovo allestimento nei monumentali e suggestivi volumi della Scuderia Grande rappresenta la cornice ideale per il Bucintoro dei Savoia; la sua visione è offerta oggi al pubblico dei visitatori come accadde l’8 settembre 1731, quando re Carlo Emanuele III e la regina Polissena d’Assia salirono per la prima volta sull’imbarcazione: “il dopopranzo le Loro Maestà presero il divertimento con Bucentoro sul Po, e vi attirò concorso innumerevole per la novità”.

la corona del re sul Bucintoro 

Il Bucintoro è l’unico esemplare rimasto al mondo e fu fatto costruire negli squeri di Venezia da Vittorio Amedeo II tra il 1729 e il 1731; il 4 settembre 1731 giunse a Torino da Venezia risalendo il Po con un viaggio durato un mese, approdando alla darsena del Castello del Valentino.

Bucintoro-Savoia Bucintoro-Savoia

Il Bucintoro dei Savoia, riccamente decorato da gruppi scultorei intagliati e dorati e da pitture allegoriche, era la sontuosa barca da parata da esibire come simbolo del potere del Sovrano nelle cerimonie e negli spettacoli che si svolgevano sul fiume.

La “Reggia galleggiante” ha accompagnato la storia della dinastia sabauda sino al 1869 quando Vittorio Emanuele II, Re d’Italia, donò il Bucintoro alla Città di Torino, che seppe conservarlo come grande opera d’arte, unica rimasta nel suo genere considerato che l’ultimo Bucintoro dei Dogi, costruito negli stessi cantieri veneziani, fu distrutto da un incendio nel 1798.

Bucintoro-SavoiaBucintoro-Savoia

Per la prima volta il Bucintoro dei Savoia è esposto con la sua vela “a verga secca”, ricostruita dal laboratorio di archeologia navale di Venezia, confezionata con tela di cotone tessuta con telai tradizionali.

 

Lo stemma dei Savoia sulla carrozza esposta nella  Scuderia juvarriana

Nella Scuderia GranLe iniziali del re sulla carrozzade sono esposte quattro Carrozze Regali utilizzate dai Savoia tra il Settecento e l’Ottocento: tra cui la berlina dorata di gala di Vittorio Emanuele II.

La mostra resterà aperta sino al’8 febbraio 2015, per riaprire –dopo una breve interruzione- nella primavera 2015.

Le informazioni su orari di apertura della mostra e acquisto dei biglietti sono disponibili sul sito della Reggia di Venaria.

cappella di sant'Uberto Reggia di Venaria

 

Tesori dal Portogallo in mostra a Palazzo Madama

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La mostra Tesori dal Portogallo, architetture immaginarie dal Medioevo al Barocco, inaugura la stagione espositiva estiva di Palazzo Madama e resterà aperta dal 7 maggio al 28 settembre 2014.

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La mostra Tesori dal Portogallo fa parte di un progetto di collaborazione tra Palazzo Madama e il Museu Nacional de Arte Antiga di Lisbona  che ha come obiettivo lo scambio di esperienze e di patrimoni tra i due Musei. Nel periodo in cui le opere delle collezioni portoghesi saranno esposte a Torino, Lisbona ospiterà al Museu Nacional de Arte Antiga la mostra Os Sabojas. Reis e mecenas. Turim 1730-1750, che sarà inaugurata il prossimo 17 maggio, dove saranno visibili le spettacolari collezioni della Galleria Sabauda e delle residenze reali del Piemonte raccolte dai Savoja, a testimonianza dell’alto profilo della produzione artistica del Piemonte nel periodo di Filippo Juvarra.

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Torino e Lisbona, due città e due musei che si alleano e si scambiano opere d’arte. Una iniziativa che consentirà di ammirare a Palazzo Madama 120 opere provenienti dal Portogallo che raccontano l’architettura: sia quella progettata per la vita dell’uomo, sia quella immaginata dagli artisti e che dà forma a dipinti, sculture, scenografie teatrali, opere di alta oreficeria. Il tema centrale della mostra è come pittori, scultori, orafi, ricamatori, scenografi hanno guardato al vocabolario architettonico per dare corpo a sogni e illusioni.

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La direttrice di Palazzo Madama, Enrica Pagella

Edith Gabrielli

Edith Gabrielli

 

 

 

 

 

 

La mostra è ospitata nella Sala del Senato di Palazzo Madama con un allestimento, curato da N4 Studio di Torino, che fa uso di tubi metallici da cantiere: un modo per sovrapporsi allo spazio esistente modificandone in qualche modo i confini. Anche in questo caso, dunque, una architettura immaginaria.

Maurizio Braccialarghe con Nuno Vassallo e Silva

Maurizio Braccialarghe con Nuno Vassallo e Silva

L’estate culturale portoghese continuerà alla GAM, dove dal prossimo 12 giugno si potranno ammirare le opere dell’artista contemporaneo portoghese Juliao Sarmento.

Le informazioni su orari e costi del biglietto  sono disponibili sul sito di Palazzo Madama

 

 

Preraffaelliti, l’utopia della bellezza in mostra a Torino

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la grande bellezza dei quadri della tate britain
 

Preraffaelliti, l’Utopia della bellezza è il titolo della mostra che sarà ospitata nelle sale di Palazzo Chiablese negli spazi del Polo Reale dal 19 aprile al 13 luglio 2014.

Un quadro in mostra a palazzo chiablese di Torino
 
 
Una  occasione irripetibile per i turisti che decideranno di trascorrere il lungo ponte di Pasqua nella capitale sabauda e che potranno  ammirare la grande bellezza di settanta capolavori della Confraternita dei Preraffaelliti, summa pittorica dell’età vittoriana, provenienti dalla collezione della Tate Britain, arrivati a Torino dopo un tour nelle principali capitali del mondo, tra cui Washington,  Mosca,  Tokyo,  prima di rientrare a Londra dove verranno custoditi in unala dedicata del Museo e da cui non usciranno per molti anni.

utopia della bellezza
 
Benché la Tate abbia prestato, in passato, singole opere preraffaellite a mostre italiane, la mostra di Torino è la prima esposizione rilevante della sua straordinaria collezione di opere preraffaellite che si sia mai svolta in Italia. La mostra, che comprende dipinti famosi come Ofelia di John Everett Millais e L’amata di Dante Gabriel Rossetti, è stata realizzata e curata da Alison Smith e Caroline Corbeau-Parsons.

ofelia in mostra a palazzo chiablese
 
Promossa da Comune di Torino, dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Piemonte e dal Polo Reale di Torino, la mostra è prodotta da 24 ORE Cultura e realizzata in collaborazione con la Tate Britain e ha ottenuto il patrocinio del MiBACT  Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.
Edith Gabrielli alla presentazione della mostra "preraffaelliti, utopia della bellezza"
Edith Gabrielli 
 
 
La storia della Confraternita dei Preraffaelliti ha inizio nel settembre 1848 con tre giovanissimi artisti, John Everett Millais, Dante Gabriel Rossetti e William Holman Hunt, decisi a ribellarsi al  soffocante establishment dell’epoca per creare opere ispirate direttamente alla natura, alla storia, alla religione e alla letteratura. La Confraternita aveva l’obiettivo radicale di cambiare la società attraverso l’arte, ispirandosi agli ideali del passato e del primissimo Rinascimento.
cultura a torino
 
I Preraffaelliti hanno dipinto i loro paesaggi en plein air per riprodurre il più fedelmente possibile ogni fiore e ogni stelo d’erba: i materiali usati, i luoghi dove sono stati dipinti e il risultato con cui questi paesaggi appaiono allo spettatore, non ha riscontro in tutta l’arte paesaggistica precedente. Le loro donne sono persone in carne e ossa, con una sensualità mai celata e spesso ostentata. I loro colori, presi direttamente dalla natura, hanno un’intensità di gioiello, la luce è quella cristallina e diretta del sole. I loro quadri raccontano una storia e puntano sempre a un forte impatto emotivo. La religiosità, tema spesso presente nei quadri dei Preraffaelliti è espressa con una intensità che all’epoca sconvolse i critici d’arte vittoriani come Charles Dickens, ma che incontrò invece il favore di John Ruskin, loro sostenitore e mecenate.
 
l'utopia della bellezza nei quadri esposti a palazzo chiablese
 
Lo sguardo dei Preraffaelliti si rivolse anche alle questioni sociali del loro tempo: la mostra dà conto del loro pensiero politico tradotto in opere che si caratterizzano come una critica alla società industriale e un richiamo al passato in cui l’industria non aveva ancora corrotto l’Inghilterra, anche sulla spinta delle idee del loro mecenate John Ruskin, che sosteneva idee molto radicali in proposito. 
 
Una foto della inaugurazione della mostra "Preraffaelliti" preraffaelliti, tate britain
 
A sottolineare l’importanza della mostra la partecipazione alla conferenza stampa di stamane di Donatella Treu, AD del Gruppo 24 Ore, del sindaco di Torino, Piero Fassino, e  dell’assessore alla Cultura, Maurizio  Braccialarghe, che hanno confermato il forte impegno della città per consolidare il ruolo di Torino Capitale della Cultura,  della direttrice della Tate Britain, Penelope Curtis e della co-curatrice Caroline Corbeau-Parsons, con Edith Gabrielli, Mario Turetta e Luca Beatrice, collaboratore per la mostra in Italia.
 
www.mostrapreraffaelliti.it

Fassino presenta al Polo reale la mostra dei preraffaelliti a palazzo chiablese
 
 

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