Citroën DS, un’automobile senza tempo

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Il Museo dell’Automobile di Torino  dedica una parte del percorso espositivo al design dell’automobile, “ossia alla progettazione di un’auto, al percorso creativo che precede, e da cui dipende,  la realizzazione di un’automobile. La sezione è allestita con scenografie finalizzate a promuovere una più ampia conoscenza del car design, della sua evoluzione storica, degli uomini che ne hanno determinato i cambiamenti e gli orientamenti presenti e futuri al design, ossia alla progettazione di un’auto, al percorso creativo che precede, e da cui dipende,  la realizzazione di un’automobile”.

Per ciascun designer (Aldo Brovarone, Walter De Silva, Leonardo Fioravanti, Marcello Gandini, Fabrizio Giugiaro, Giorgetto Giugiaro, Flavio Manzoni, Paolo Pininfarina, Mike Robinson, Tom Tjaarda, Andrea Zagato, Chris Bangle, Lorenzo Ramaciotti e Roberto Giolito), oltre alle molte informazioni che li riguardano (dall’auto di maggior successo al modello a cui sono particolarmente legati), c’è un elemento che colpisce. Alla domanda “quale auto avresti voluto disegnare?”, molti di loro hanno risposto “Citroën DS”!

Il muso della Citroën di Flaminio Bertoni

La storia della Citroën DS ha inizio con il cambio dei vertici aziendali nel 1935: i debiti accumulati nella gestione  costrinsero André Citroën ad accettare l’offerta della Michelin, colosso degli pneumatici, tra i maggiori creditori della Citroën, la quale offerta prevedeva, oltre alla cessione degli stabilimenti, della produzione e del marchio, una completa ristrutturazione finanziaria al fine di salvare la società dalle istanze di fallimento presentate dai creditori.

Il 15 gennaio 1935 André Citroën cedette le sue azioni e i suoi diritti a Pierre Michelin, che mise Pierre-Jules Boulanger, già dirigente della Michelin, alla guida della Casa automobilistica: le banche cominciarono nuovamente ad erogare finanziamenti alla Casa parigina sottoposta a un duro processo di risanamento e riorganizzazione. Pierre-Jules Boulanger si mise al lavoro sui futuri modelli. Nella sua mente, il futuro dell’azienda parigina doveva basarsi principalmente su due progetti: la TPV (Toute Petite Voiture, che si sarebbe concretizzata nella Citroën 2CV) e la VGD (Voiture à Grand Diffusion, che si sarebbe concretizzata nella Citroën DS). A questi due progetti fu assegnato un team che il tempo riconoscerà come particolarmente geniale e talentuoso: Paul Magès, Flaminio Bertoni e Walter Becchia.

Paul Magès, assunto in Citroën a 17 anni come disegnatore, progetterà il sistema idraulico della DS. Flaminio Bertoni, a cui si deve la linea della Dea, aveva solo 22 anni quando si presentò a André Citroën per illustrare il suo brevetto per un saliscendi pneumatico per i finestrini. Walter Becchia, che aveva lasciato la FIAT nel 1925 ed entrò a far parte del Bureau d’ Etudes  della Citroën nel 1941, progetterà, oltre i motori per la Citroën DS, anche il mitico motore raffreddato ad aria della Citroën 2CV.

Il direttore del Bureau d’ Etudes di Citroën era André Lefebvre:  fu il responsabile di molte delle caratteristiche che resero la Citroën DS così particolare; fu lui a stilare la “folle” lista di requisiti che il progetto VGD doveva rispettare. Ai tecnici e ai progettisti era stata data carta bianca, senza porre alcun vincolo di costi di produzione, per quella che doveva essere la vettura per viaggiare comodi a 130 km/h.

Per soddisfare le richieste di Lefebvre, Flaminio Bertoni disegnò una vettura così proporzionata e particolare che, a oltre 60 anni dalla sua presentazione, è ancora moderna: nella linea, nelle proporzioni, nella personalità, negli spazi interni, tanto che restò praticamente immutata per i 20 anni in cui la Dea rimase in produzione.

Una vettura a due volumi con una lunghezza di poco inferiore ai 5 metri,  con una superficie vetrata caratterizzata da un lunotto posteriore che seguiva il profilo della vettura, con i finestrini laterali che aumentano di dimensione verso la parte anteriore,  con un enorme parabrezza arrotondato; una vettura priva della tipica griglia anteriore che tutte le auto di quegli anni adottavano per raffreddare la meccanica.

Citroën Deesse

Presentata al Salone dell’auto di Parigi nell’ottobre 1955, divenne in breve tempo uno dei modelli più apprezzati e ammirati della storia automobilistica, grazie al suo design e alle soluzioni tecniche innovative. Il successo di pubblico nei confronti della vettura – il cui nome in francese déesse suona come la parola “dea” – fu immediato: nel giorno della presentazione furono raccolti oltre 10.000 ordini d’acquisto, che salirono a circa 80.000 alla chiusura del Salone, in tempi in cui la comunicazione e la pubblicità non potevano certamente condizionare i visitatori del Salone dell’auto; quell’elevato numero di ordini mise in difficoltà la produzione, non ancora adeguata per rispondere al successo registrato, con tempi di consegna della nuova vettura compresi tra i 12 e i 18 mesi!

Oltre alla linea con un coefficiente di penetrazione (CX) di 0,38, la Citroën DS presentava innovazioni quali la trazione anteriore, il servosterzo, il servofreno con ripartitore di frenata, il cambio semiautomatico, le sospensioni idrauliche a 4 ruote indipendenti e autolivellanti, i freni anteriori a disco, gli pneumatici radiali Michelin, la carreggiata anteriore più larga di quella posteriore, le ruote posteriori in parte carenate per migliorare l’aerodinamica.

Citroën Traction AvantLa progettazione della Citroën DS era iniziata nel 1938 e  avrebbe dovuto costituire un’evoluzione aerodinamica della Traction Avant, il modello Citroën di grande successo che, nel 1934, aveva introdotto una serie di tecnologie all’avanguardia per l’epoca, come il telaio monoscocca e la trazione anteriore, da cui derivava il nome dell’auto. Quest’ultima soluzione meccanica rimase una delle caratteristiche di base del nuovo modello, ma nel 1945, alla ripresa dei lavori interrotti nel periodo bellico, la carrozzeria della DS fu completamente rivista dai responsabili del progetto,  André Lefèbvre e Flaminio Bertoni.

Forse fu il particolare sistema di sospensioni idropneumatiche – quelle che fanno sollevare la DS all’accensione del motore– la novità che contribuì al grande successo del modello: questa tecnologia permetteva alla Citroën DS di mantenere costante la sua altezza da terra e di assorbire le buche stradali meglio di qualsiasi altra automobile.

Questa peculiarità salvò la vita al presidente francese Charles de Gaulle nell’attentato di Petit Clamart, ricostruito in un romanzo di Frederick Forsyth e in un film di Fred Zinnemann Il giorno dello sciacallo. Il 22 agosto 1962, alcuni oppositori all’indipendenza dell’Algeria che facevano parte dell’OAS (Organisation de l’armée secrète), anch’essi su una DS, spararono contro la Citroën DS presidenziale su cui viaggiava il generale: i proiettili forarono due gomme, ma la Citroën DS restò in strada perché le sospensioni idropneumatiche compensarono la variazione d’assetto, consentendo all’autista, il maresciallo Marroux, di fuggire dal luogo dell’attentato, mettendo in salvo il generale De Gaulle.

Negli Anni Sessanta la Citroën DS fu adottata come vettura personale dell’ispettore Ginko nel famosissimo fumetto “Diabolik”, il quale viaggiava invece su una Jaguar E type di colore nero.

Le sospensioni non furono l’unica novità presentata sulla Citroën DS: il loro circuito idraulico alimentava anche i freni, il servosterzo e – nelle versioni dotate del cambio semiautomatico – la frizione e il cambio. La DS fu una delle prime auto a offrire questo tipo di tecnologie e in particolare la prima auto europea equipaggiata con i freni a disco anteriori in ghisa, montati all’uscita del differenziale, che venivano raffreddati da feritoie che si trovavano sotto il paraurti anteriore. Al posto del classico pedale del freno, la DS montava un pulsante a forma di fungo che dosava la forza frenante secondo la pressione esercitata. L’impianto aveva inoltre un dispositivo che impediva il bloccaggio delle ruote posteriori, dove era minore il peso della Citroën DS. Frizione e cambio facevano parte di un sistema semiautomatico privo del pedale della frizione: i passaggi tra le 4 marce avvenivano spostando la leva sulla colonna dello sterzo; in caso di frenate improvvise, il cambio disinnestava automaticamente la marcia in modo che il motore non si spegnesse. La mancanza del tunnel della trasmissione e le comode poltrone della DS le conferivano una abitabilità e una comodità difficilmente eguagliabili.

Citroën cabriolet in restauro

Dal 1958 la DS fu proposta anche con carrozzeria cabriolet a tre porte, costruita dal carrozziere francese Henri Chapron, a cui si devono varie versioni coupé, cabrio e limousine: la cabriolet fu costruita in un numero molto esiguo di pezzi (circa 1.300), su un totale di circa 1,4 milioni di DS (e ID).

La seconda serie della DS fu presentata nel 1967 e introdusse un’altra innovazione tecnica: le doppie luci anteriori erano carenate all’interno del frontale e quella interna ruotava insieme allo sterzo in modo da seguire le curve. Dal 1965, inoltre, i fari della DS erano anche autolivellanti, cioè in grado di regolare automaticamente l’altezza in base al carico dell’auto: più il muso dell’auto s’inclinava verso l’alto e più i fari si abbassavano, mantenendo il fascio di luce ad altezza costante.

Citroën DS, un'automobile senza tempo

Grazie al suo sistema di sospensioni, nel 1967 la Citroën DS fu insignita del titolo di auto più sicura del mondo: era infatti capace di restare perfettamente in strada anche dopo l’esplosione di uno pneumatico ad alta velocità. E sempre grazie alla straordinaria tenuta di strada offerta dalle sospensioni idropneumatiche, la DS riuscì a primeggiare in numerose competizioni sportive, vincendo due volte il Rally di Monte Carlo.

Citroën Ds vincitrice al rally di Monte-Carlo

La Citroën DS resta una delle più belle automobili di serie mai costruite: certamente un esempio di arte in movimento oltre che di stile e classe.

Altre immagini della DS sono disponibili nell’album realizzato da OkFoto.it

 

 

 

 

La Ferrari 365 GTB4 (Daytona) compie 50 anni

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La Ferrari Daytona, una delle Gran Turismo più rappresentative della Casa di Maranello, compie 50 anni. Presentata nel 1968 al Salone dell’Auto di Parigi, la Ferrari 365 GTB/4 è universalmente conosciuta come la “Daytona”, nome non ufficiale, assegnatole dai media in onore della vittoria della Ferrari all 24 Ore di Daytona, dove, nel 1967, le vetture del Cavallino Rampante conquistarono i primi 3 posti della dura corsa statunitense con la 330 P4.

La Ferrari 365 GTB/4 (con la  spider GTS/4) è rimasta in produzione fino al 1973 e ha preso il posto della Ferrari 275 GTB/4, da cui ereditava il motore V12.

Design di Pininfarina per la Ferrari Daytona

La versione spider, annunciata al Salone dell’Auto di Francoforte nel 1969, fu richiesta soprattutto per il mercato americano dall’importatore Luigi Chinetti: da quando fu introdotta raccolse il dieci per cento delle vendite riconducibili al modello 365 GTB/4. Inoltre, ad un buon numero di berlinette fu rimosso il tetto rigido per essere convertite in spider: una moda che divenne piuttosto diffusa verso il termine degli Anni Ottanta. La carrozzeria (porte e cofani erano in alluminio) , disegnata da Leonardo Fioravanti per  Pininfarina, ricopriva un telaio a traliccio centrale completamente nuovo. La linea della 365 GTB4 appariva ancora più aggressiva di quella della vettura che aveva sostituito, con la lunga, ampia, affilata parte anteriore, dotata di un grande cofano motore con sfoghi aria gemelli di forma rettangolare che quasi lambivano la cabina di guida, situata in posizione arretrata. Quest’ultima scorreva  fino a raggiungere la coda tronca, dove erano montate una coppia di luci rotonde sopra i due paraurti angolari.

Il motore era  il classico V12 Ferrari portato a 4390,3 cm³ e montato in posizione anteriore longitudinale, mentre il cambio manuale a 5 rapporti era al retrotreno, in blocco col differenziale autobloccante, secondo lo schema transaxle. Il motore alimentato da 6 carburatori a doppio corpo Weber, grazie anche dalla lubrificazione a carter secco, aveva una potenza dichiarata di 352 CV, sufficienti a spingere la Daytona a 280 km/h.

Le sospensioni all’avantreno e al retrotreno ricalcavano lo schema della 275 GTB/4, che al posteriore aveva abbandonato il superato schema a assale rigido per adottare la nuova geometria a ruote indipendenti con quadrilateri

Ferrari 365 GTB4, detta Daytona

La Ferrari Daytona  fu l’ultima supercar della Casa di Maranello prodotta prima che la FIAT assumesse il controllo della produzione di Maranello destinata all’uso stradale  e realizzata con il motore anteriore. Gli sviluppi tecnici degli Anni 70-80 videro la produzione di supercar Ferrari esclusivamente a motore posteriore. Occorrerà attendere fino al 1996 per ritrovare una Ferrari dotata di questa impostazione “classica”, con la Ferrari 550 Maranello.

I limitati numeri della produzione (furono realizzate 1284 berlinette e 122 spider) spiegano l’elevato valore del modello per i collezionisti.

Lo scorso settembre, in occasione di un’asta organizzata da RM Sotheby’s, l’unica versione stradale con carrozzeria in alluminio della Daytona 365 GTB/4 è stata aggiudicata a 1,8 milioni di euro. La vettura, costruita nel 1969, con numero di telaio 12653, era rimasta ferma in un garage del Giappone per 40 anni!

Ferrari Daytona

Oltre alle normali vetture stradali, ci furono tre serie di cinque esemplari da competizione, realizzati per dei piloti privati e costruiti in fabbrica nel reparto “Assistenza Clienti”. All’inizio della produzione, fu anche realizzato un esemplare unico totalmente in alluminio, destinato al North American Racing Team di Luigi Chinetti. La prima serie di cinque esemplari da competizione vide la luce nel 1971 ed aveva la carrozzeria in alluminio. I passaruota erano leggermente allargati, come pure le ruote, e sui parafanghi anteriori erano presenti piccole appendici aerodinamiche. C’era anche un piccolo spoiler anteriore sul fondo del musetto, ma la caratteristica più evidente era la mancanza dei paraurti angolari. La seconda serie, prodotta all’inizio del 1972, aveva il corpo vettura in lamiera d’acciaio con le porte ed i cofani in alluminio, come i modelli stradali, ma i passaruota erano stati notevolmente allargati, per ospitare ruote e gomme ancora più larghe. La terza serie, prodotta all’inizio del 1973, era esteticamente molto simile alla seconda ma aveva anche le porte in lamiera d’acciaio e solo i cofani erano rimasti d’alluminio. Le vetture furono protagoniste nella classe Gran Turismo. Da ricordare che le Daytona Competizione nel 1972 occuparono i primi cinque posti di classe alla 24 Ore di Le Mans del 1972, ripetendo la vittoria di classe in questa gara anche nel 1973 e nel 1974.

Ferrari Daytona compie 50 anni

I 50 anni della Ferrari 365 GTB/4 (Daytona) saranno celebrati, con i 70 anni della Porsche, nella prossima edizione dell’Amelia Concours d’Elegance, in calendario dal 9 all’11  marzo 2018.

 

 

 

Con la Porsche 356, 70 anni fa iniziava la storia del marchio di Stoccarda

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Il primo veicolo a portare il nome Porsche è stato immatricolato l’8 giugno 1948: si trattava della Porsche 356  Roadster numero 1. Quel giorno nacque il marchio di Stoccarda e con la Porsche 356 si realizzò il sogno di Ferry Porsche in fatto di automobili sportive. “La sua visione di allora incarnava tutti i valori che continuano ancora oggi a caratterizzare il marchio”, ha dichiarato Oliver Blume, Presidente del Consiglio di Amministrazione di Porsche AG.

Porsche 356 partecipa alla Mille Miglia

La tradizione è un impegno. Senza la nostra tradizione e senza i nostri valori fondanti, non saremmo arrivati dove siamo oggi”, spiega Blume. “Intendiamo mantenere lo standard di eccellenza tecnica stabilito da Ferry Porsche ora e in futuro. La mobilità dinamica intelligente ha un grande futuro davanti a sé. E noi disponiamo di una solida esperienza e competenza tecnologica, di collaboratori creativi e di uno spirito di squadra unico che ci consentiranno di far parte di questo futuro. Abbiamo quello che ci vuole per garantire che il marchio Porsche sia sempre in grado di affascinare, anche fra altri 70 anni.”

Porsche 356 sulle strade del Gran premio Nuvolari

La storia del marchio Porsche comincia nel 1948. Ma la Casa costruttrice di auto sportive si fonda sul lavoro svolto da Ferdinand Porsche, che il figlio Ferry ha poi sviluppato. Ferdinand Porsche aveva infatti progettato innovazioni pionieristiche per l’industria automobilistica già agli inizi del Novecento.

Nel 1900 costruì un’auto elettrica con motori integrati nel mozzo delle ruote, conosciuta con il nome di Lohner-Porsche, un veicolo sul quale avrebbe poi basato la prima autovettura al mondo con trazione integrale. Nello stesso anno creò un primo modello per veicoli ibridi sviluppando un propulsore ad alimentazione mista elettrica e a benzina. Nel 1931 Ferdinand Porsche fondò il proprio studio ingegneristico. La “Berlino-Roma”, presentata nel 1939, segnò la nascita della sua idea di una vettura sportiva a marchio Porsche, sebbene il suo sogno sia stato realizzato da suo figlio Ferry solo nel 1948, con la Porsche 356.

Dopo la Porsche 356, arrivò la 911 progettata dal figlio di Ferry Porsche, Ferdinand Alexander, che rappresentò la svolta per l’azienda, consentendole di affermarsi come uno dei leader mondiali fra i costruttori di auto sportive dal punto di vista tecnico e stilistico. Della Porsche 911, presentata al pubblico in anteprima mondiale nel 1963, sono stati realizzati ad oggi più di un milione di esemplari. “Sebbene la 911 sia stata oggetto di sviluppi coerenti nei decenni successivi e sia stata ottimizzata a più riprese con l’introduzione di tecnologie nuove e innovative, nessun altro modello è riuscito a mantenere la sua natura originaria così come la 911”, precisa Blume. “Tutti i modelli Porsche che sono stati sviluppati di recente o che lo saranno in futuro si basano su questa auto sportiva. In quanto fulcro del marchio, la 911 è diventata la vettura sportiva dei sogni, conquistando il cuore degli appassionati di tutto il mondo.”

Porsche 911 esposta a Milano AutoClassica

Il futuro delle sportive Porsche si sta già profilando sotto forma della Mission E, la prima vettura a propulsione esclusivamente elettrica prodotta dalla Casa di Zuffenhausen. Questa concept car unisce la linea dal forte impatto emozionale tipica di una Porsche a prestazioni dinamiche eccezionali e a una praticità lungimirante. Con quattro porte a quattro posti separati, la vettura si distingue per una potenza erogata complessiva di oltre 440 kW (600 CV) e un’autonomia superiore ai 500 km; accelera da 0 a 100 km/h in meno di 3,5 secondi e può essere ricaricata all’80% in circa 15 minuti. Porsche ha investito circa un miliardo di euro in questo progetto, creando più di 1200 posti di lavoro  presso la propria sede a Stoccarda-Zuffenhausen, dove la Mission E verrà costruita. “Porsche sarà sempre Porsche, il marchio leader della mobilità sportiva ed esclusiva”, sottolinea Blume.

Porsche 356 esposta a Milano AutoClassica

Per celebrare i 70 anni di Porsche, la Casa di Stoccarda  ha organizzato un programma  fitto di iniziative in tutto il mondo.  Il 3 febbraio scorso è stata inaugurata la mostra “The Porsche Effect” ospitata dal Petersen Automotive Museum di Los Angeles. Dal 20 al 31 marzo si terrà la  mostra “70 anni di auto sportive Porsche” presso il “Drive, the Volkswagen Group Forum” di Berlino. Anche il Porsche Museum festeggerà l’anniversario con un’apertura speciale il 9 giugno. Nello stesso giorno, Porsche inviterà gli appassionati delle sportive all’evento “Sports Car Together Day”, in programma presso tutte le sue sedi nel mondo. Durante il weekend del 16–17 giugno, la Casa Automobilistica organizzerà per i suoi dipendenti, gli abitanti del comune di Zuffenhausen e i clienti potenziali una festa pubblica all’interno del Museo e attorno al Museo Porsche di Stoccarda. Altre occasioni per festeggiare l’anniversario saranno il “Festival della Velocità”, in programma dal 12 al 15 luglio presso il circuito automobilistico di Goodwood, nel Regno Unito, e la “Rennsport Reunion” che si terrà in California dal 27 al 30 settembre. I festeggiamenti si concluderanno con l’evento “Notte dei suoni”, in programma per la prima volta alla Porsche Arena di Stoccarda il 13 ottobre 2018.

Porsche Targa al raduno Cars and coffee Torino

Rievocazione della Milano-Sanremo, pronti per la decima edizione

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Si scaldano i motori per la decima rievocazione della Milano-Sanremo“La Milano-Sanremo nasce nel 1906 dall’intuizione di un gruppo di “gentlemen drivers” dell’epoca, che volevano dare l’opportunità ai primi facoltosi appassionati di automobili di cimentarsi in quella che, allora, si poteva definire un’ardimentosa passeggiata verso il mare ed i colori primaverili della Riviera ligure.

Sarà però agli albori degli Anni ’30 che la competizione vivrà il suo massimo splendore, prima della forzata sospensione durante il secondo conflitto mondiale. La Coppa Milano-Sanremo ritroverà l’antico splendore già a partire dal 1948, grazie anche al sempre più numeroso corollario di pubblico che in quegli anni faceva da seguito alla gara.

Jaguar Xk alla Coppa Milano-Sanremo sul circuito di Ospedaletti

Grazie al suo format praticamente invariato nel corso degli anni, la corsa automobilistica Milano-Sanremo diviene un punto di riferimento anche per un numero sempre maggiore di equipaggi stranieri segnalandosi, altresì, anche per la cospicua partecipazione femminile che porterà addirittura alla costituzione di un’apposita “Coppa delle Dame”.

Equipaggio femminile su Alfa Romeo alla Milano-Sanremo per auto classiche

Interrotta nel 1973, a seguito della crisi petrolifera, rivedrà la luce nel 2003 in veste di rievocazione storica capace di attrarre collezionisti provenienti da tutto il mondo e desiderosi di cimentarsi sulle celebri strade che dal capoluogo lombardo portano a Sanremo,  città dei fiori.

Dopo nove rievocazioni storiche, nel 2011 (edizione con oltre 200 equipaggi partecipanti), la storia della Milano-Sanremo s’interrompe sino ai giorni nostri quando un gruppo di professionisti con esperienze nel campo del marketing, della comunicazione e degli eventi decide, sotto l’ombrello dell’agenzia Equipe International, di rilevarne il marchio e creare – al contempo – un nuovo format di eccellenza che sia in grado di rilanciare la manifestazione e attrarre nuovi investitori e concorrenti.”

Così si legge sul sito della Milano-Sanremo, che sta scaldando i motori per l’edizione 2018. La rievocazione, in programma dal 22 al 24 marzo, è stata presentata in occasione dell’ultima edizione di Milano Autoclassica, dove protagonista indiscussa dello stand è stata la gloriosa Maserati A6 GCS del 1954. La rievocazione della Milano-Sanremo avrà un prologo all’Autodromo di Monza, dove -dopo le verifiche tecniche- i partecipanti potranno girare sulla pista, prima di partecipare alla parata inaugurale. Seguirà il trasferimento delle vetture da Monza al quadrilatero della moda di Milano. La partenza è prevista per venerdì 23 marzo, quando i concorrenti da Milano dovranno raggiungere Rapallo dopo avere attraversato gli Appennini (Salice Terme, Varzi, Gavi, Arquata Scrivia sono alcune delle località che vedranno  il passaggio della carovana degli equipaggi della rievocazione).

Porsche 356 alla Milano-Sanremo

Nella giornata di sabato 24 marzo, infine, le auto storiche della Milano-Sanremo lasceranno Rapallo per dirigersi verso Genova, scavalcando di nuovo gli Appennini in direzione di Acqui Terme, prima di riprendere il viaggio che si concluderà a Sanremo nel tardo pomeriggio, con un percorso disegnato lungo le colline del Ponente ligure (Rocchetta Cairo, Bardineto, Colle san Bartolomeo sono alcuni dei luoghi toccati dai concorrenti) e che non prevede il passaggio dei concorrenti sul Circuito di Ospedaletti, dove si erano svolte prove cronometrate in alcune delle precedenti rievocazioni.

Alfa Romeo della Polizia alla Milano-Sanremo

La partecipazione alla corsa – inserita per la prima volta nel Trofeo Superclassica ACI – è a numero chiuso, con un massimo di 100 auto costruite fra il 1906 e il 1976, ammettendo quindi anche le vetture che fanno parte del raggruppamento H di ACI Sport, a cui si aggiungeranno le vetture del Tributo Maserati costruite dal 1977  sino ai giorni nostri. Il Tributo sarà un importante omaggio ai tanti appassionati del Marchio del Tridente, main partner assieme ad IWC e Pirelli, della decima edizione della Rievocazione.

Maserati A6 GCS del 1954 esposta a Milano Autoclassica

Le iscrizioni alla edizione 2018 della Milano-Sanremo si chiuderanno il 28 febbraio.

Dall’accordo con Mahindra Racing per la Formula E alle auto storiche esposte a Automotoretrò

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Accordo strategico tra Pininfarina e Mahindra Racing

Mahindra Racing, il team indiano che partecipa al campionato mondiale di Formula E, ha annunciato la partnership strategica con Pininfarina e Tech Mahindra. Questo accordo permetterà a Mahindra Racing di accedere all’esperienza globalmente riconosciuta di Pininfarina nel design e alla competenza di Tech Mahindra nella tecnologia digitale. Il team Formula E di Mahindra Racing ha avuto un inizio della quarta stagione molto positivo, andando al comando dei Campionati Squadre e Piloti dopo le prime tre gare. Pininfarina sarà sponsor del team di Formula E di Mahindra Racing che potrà così contare sull’esperienza di Pininfarina nel design e nella ricerca, per migliorare ulteriormente le prestazioni della sua auto da corsa M5Electro, attualmente in fase di sviluppo per la quinta stagione del campionato di Formula E che inizierà a dicembre 2018.

I protagonisti dell'accordo tra Mahindra Racing e Pininfarina

Due eventi a distanza di pochi giorni nell’area torinese: a circa una settimana di distanza dall’annuncio di un accordo che guarda al futuro dell’automobile, prende il via al Lingotto Fiere la 36a edizione di Automotoretrò; un appuntamento che guarda invece alle vetture a due e quattro ruote di un passato più o meno recente.

Automotoretrò 2018 si presenta con due novità: una positiva (l’appuntamento  con la manifestazione si allunga di mezza giornata: domani 1 febbraio, giorno di apertura, l’orario è dalle 15 alle 20) e una negativa: non sono più disponibili i grandi spazi del Padiglione 5 del Lingotto Fiere, anche se gli organizzatori hanno cercato di porvi rimedio con una tecnonostruttura.

Fino al  4 febbraio a Lingotto Fiere sarà possibile ammirare moto e auto d’epoca e anche modelli relativamente recenti (alcuni dei pezzi in esposizione sono degli Anni Novanta). L’obiettivo degli organizzatori è di superare i 70.000 visitatori: collezionisti e appassionati alla ricerca del pezzo di ricambio mancante o di qualche gioiello a due o quattro ruote o di qualche modellino in scala con cui sostituire, in qualche modo, il modello originale che, in alcuni casi, ha ormai raggiunto cifre da capogiro.

Come è ormai tradizione di Automotoretrò, nei padiglioni dell’ex stabilimento Fiat Lingotto si festeggeranno compleanni storici: i 70 anni della Citroen 2CV e del marchio Land Rover, che espose la sua prima 4X4 nell’aprile 1948 ad Amsterdam. Nello stand del Registro storico Land Rover sarà esposta la vettura del raid Londra-Singapore del 1955: quando alcuni studenti di Oxford e Cambridge decisero di partire per una spedizione epica, destinata a rimanere nella storia; un viaggio avventuroso a bordo di due Land Rover Station Wagon della serie I.

Land Rover festeggia 70 anni a Automotoretrò 2018

Negli anni successivi si erano perse le tracce delle due vetture protagoniste dell’impresa fino a quando, a sessant’anni di distanza dal raid, sull’isola di Sant’Elena fu ritrovata la Land Rover Oxford SNX891 raccontata dal cronista Tim Slessor nel libro “First Overland”.

Una mostra tematica celebrerà invece l’icona di stile francese disegnata da Flaminio Bertoni. I bozzetti del creatore della Citroen DS saranno messi all’asta da Catawiki,  partner dell’evento assieme alla Pakelo, durante la manifestazione.

Citroen 2cv festeggia 70 anni a Automotoretrò 2018

Abbiamo in mente una grande edizione con la partecipazione di autosaloni, restauratori e rivenditori da ogni parte d’Italia – spiega Beppe Gianoglio, organizzatore  della rassegna – Coltiviamo il sogno di portare qualcosa di nuovo ad ogni edizione, con la speranza che qualche collezionista trovi proprio ad Automotoretrò il pezzo unico  che stava cercando“.

Negli spazi dell’Oval, accanto a Automotoretrò, ci sarà Automotoracing, la parte della manifestazione voluta da Alberto Gianoglio, per dare spazio alle fuoriserie specializzate in gare su pista o nei rally e che presenta importanti novità attese da tempo: “Abbiamo rinnovato completamente gli spazi esterni con un allestimento della pista che la rende più ampia e accessibile -spiega Alberto Gianoglio – e abbiamo creato anche uno spazio per i test drive su pista e su strada: così tutti potranno provare queste macchine“.

Mancano poche ore al via: potremo verificare se agli annunci seguiranno i fatti;  li racconteremo con le fotografie di OkFoto.it disponibili qui

Alfa Romeo e Lancia, modelli da collezione Pininfarina

Milano AutoClassica: passione per l’automobile, senza tempo

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Appuntamento con la settima edizione di Milano AutoClassica – Salone dell’Auto Classica e Sportiva, in programma a Fiera Milano (Rho) il 24, 25 e 26 novembre 2017.  Il grande Show dedicato al mondo dell’Automobile, punto di riferimento per il pubblico di appassionati sia di modelli storici che moderni.

Ferrari 512 M in mostra a Milano AutoClassica Storia, tradizione, cultura, sono tra gli elementi che spiegano il successo di Milano AutoClassica, confermato dal crescente interesse da parte del pubblico nei confronti delle vetture classiche. Un percorso espositivo teso a valorizzare la memoria storica dei più famosi marchi automobilistici presenti con l’heritage dei loro modelli più rappresentativi accanto ad alcune proposte attuali, riunendo in un unico contesto un grande numero di collezionisti e appassionati di motori. Una riuscita contaminazione tra passato e presente saldata dalla comune passione per la cultura dell’automobile (e delle due ruote), per il bello e, in alcuni casi, per l’esclusivo: in ogni caso, con particolari emozioni che riesce a suscitare.

Alfa Romeo, passione per le corse a Milano AutoClassicaMilano AutoClassica è anche un’ampia mostra mercato con molte interessanti occasioni per ogni visitatore, magari anche per chi si avvicina alle vetture classiche per la prima volta.

la Ferrari di Gilles Villeneuve a Milano AutoClassicaMolto significativa la presenza della Casa di Maranello in occasione del settantesimo anniversario della Casa. Ferrari è presente a Milano AutoClassica con il dipartimento Ferrari Classiche, il reparto della Casa del Cavallino Rampante appositamente istituito per offrire servizi di restauro e manutenzione, certificazione di autenticità e attestato per vetture di interesse storico ai possessori di Ferrari classiche. Ferrari Classiche ha portato a Milano AutoClassica una 250 GTO, forse la vettura storica più costosa al mondo (con una quotazione superiore ai 40 milioni di euro): costruita dal 1962, ne sono stati realizzati solamente 39 esemplari in due serie. Sotto il cofano, un motore V12 da 3 litri capace di erogare  300 CV. Un progetto al quale hanno lavorato nomi celebri dell’automobilismo italiano come Giotto Bizzarrini, Mauro Forghieri e Sergio Scaglietti. Vicino alla mitica 250 GTO altri due capolavori di Ferrari: la Dino 246 Tazmania del 1968, con i suoi 285 CV e 300 km/h di velocità massima e la 512M da 610 CV e 310 km/h.

Fortissima emozione per tutti gli appassionati nel poter ammirare la Ferrari F1 con il numero 27 di Gilles Villeneuve: impressionante poter constatare quanti sviluppi siano stati fatti sulle monoposto (anche e soprattutto per quanto riguarda i piloti).

Il numero 27 sulla Ferrari di Gilles Villeneuve a Milano AutoClassica

Bentley e McLaren sono presenti a Milano AutoClassica con importanti anteprime nazionali: Bentley Continental GT, la nuova coupé granturismo e McLaren 570 Spider, la nuova supercar scoperta della Casa di Woking. L’appuntamento è dunque con Milano AutoClassica: passione per l’automobile, senza tempo.

Abbiamo raccolto in un album le immagini più significative di Milano AutoClassica 2017.

Lo sguardo di una modella allo stand di Milano AutoClassica

Le vetture del Mauto presenti alla terza edizione di InterClassics Brussels

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Il Museo Nazionale dell’Automobile di Torino sarà presente da oggi a domenica 19 novembre 2017 a InterClassics Brussels con tre fantastiche vetture: la OM 469 N (1922), la Fiat 520 (1928) e  la Cisitalia 202 SMM Spider Nuvolari del (1947).

La Cisitalia spider Nuvolari dal Mauto a InterClassics BrusselsTema principale della edizione dell’importante appuntamento dedicato ai motori d’epoca sarà la presentazione ufficiale di Big Five, la rete costituita dai cinque più importanti musei europei dedicati all’automobile, per la prima volta riuniti per un evento di portata internazionale. Un progetto il cui scopo è la valorizzazione e comunicazione, a livello europeo, del patrimonio storico, la pianificazione di progetti condivisi e la collaborazione  per mostre ed eventi.

Oltre al MAUTO, fanno parte della rete il National Motor Museum (Beaulieu, UK), la Cité de l’Automobile/Schlumpf Collection (Mulhouse, Francia), Autoworld Museum (Brussels, Belgio) e il Louwman Museum (L’Aia, Olanda). Ciascuno esporrà – all’interno del padiglione “The Big Five”– tre capolavori della propria collezione: un’automobile significativa per il proprio Paese, una vettura simbolica per il Museo e, infine, una da competizione. Sarà un’occasione unica, per i visitatori di InterClassics Brussels provenienti da tutto il mondo, di vedere per la prima volta tutte insieme le vetture più rappresentative delle prestigiose collezioni europee.

Cisitalia 202 SMM a InterClassics Brussels«L’idea di unire le strategie dei grandi musei nazionali europei dell’automobile è nata a Torino, in un incontro che ho voluto con Evert Louwman, presidente dell’omonimo museo nazionale olandese e con Sebastien De Baere, direttore di Autoworld. In seguito si sono uniti la Citè de l’Automobile e il National Motor Museum ” ha dichiarato il Presidente del MAUTO Benedetto Camerana . I Big Five sono le più importanti collezioni museali al mondo, indipendenti dai brand e dalle politiche commerciali di marca. L’idea è di aggregare le nostre competenze per promuovere il valore dell’automobile come testimonianza culturale e storica, pianificare politiche comuni, mostre ed eventi. La partecipazione collettiva ad Interclassics Brussels è il primo passo di un percorso che stiamo iniziando a costruire. La strategia generale è la valorizzazione internazionale del Museo dell’Automobile».

il MAUTO, con la OM 469 N, presente a InterClassics Brussels«Per aumentare la visibilità del MAUTO a livello internazionale – continua il Direttore Rodolfo Gaffino Rossi – è importante allearsi con altre realtà, al fine di creare interscambio di opere e arrivare all’obiettivo di progettare mostre e attività unendo le risorse culturali e finanziarie».

La OM 469 N dal Museo dell'auto di Torino a BruxellesUn passo per un ulteriore sviluppo del Museo dell’Automobile di Torino che, a inizio 2018, vedrà Rodolfo Gaffino Rossi lasciare la direzione del Mauto, dopo 18 anni spesi per portare il Museo di Torino nelle prime posizioni nella classifica mondiale: con un pubblico eterogeneo e internazionale, con un numero di visitatori che, nel 2017, supererà le 200.000 unità (e composto, per il 70% da stranieri), con quasi 1,3 milioni di ingressi dalla riapertura del Mauto avvenuta nel 2011.

I° raduno Lancia storiche: tornano le auto sul Circuito di Ospedaletti

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Raduno Lancia a Ospedaletti In una di quelle splendide giornate in cui l’estate a Ospedaletti sembra possa durare tutto l’anno, ha preso il via il I° Raduno Lancia storiche che, nel fine settimana del 7 e 8 ottobre, ha visto le vetture del glorioso marchio correre su una parte del Circuito di Ospedaletti (lo stesso dove la Lancia eseguì parte dei collaudi della D50) e ripercorrere parte delle strade delle colline alle spalle di Sanremo, che più volte sono state luogo di gara del Rally di Sanremo.

Lancia Fulvia coupè 1.6 sul Circuito di Ospedaletti

Gli organizzatori (il Sanremo Rally Team e il Comitato Circuito di Ospedaletti) del I° Raduno Lancia storiche Città di Ospedaletti, oltre a dare modo ai tanti appassionati delle vetture Lancia di ammirare alcune vetture che hanno segnato la storia della Casa di via San Paolo a Torino, hanno avuto il merito di mettere in calendario un evento degno del 70° compleanno del Circuito di Ospedaletti.

Era il 1947 quando si disputò la seconda edizione del Gran premio di San Remo e si optò per la creazione di un circuito stradale che vide nella sua morfologia le condizioni ideali per correre. Ospedaletti infatti disponeva di un lungo rettilineo i cui due estremi erano raccordati da una circonvallazione collinare; inoltre, la viabilità ordinaria era assicurata da una strada parallela alla via Aurelia sul lungomare, la via XX Settembre.

Amilcare Ballestrieri al I° Raduno Lancia di Ospedaletti

Dall’anno successivo il Circuito di Ospedaletti entrò a far parte del circuito internazionale dei Gran premi. L’avventura della Formula 1 vide i più grandi nomi dell’epoca, da Nuvolari a Fangio, Ascari, Villoresi ecc. e si concluse nel 1951 a causa dei problemi di sicurezza sollevati dal grave incidente del pilota belga  Johnny Claes (in cui morì uno spettatore e tre furono gravemente feriti) e per la potenza dei nuovi motori troppo elevata per essere scaricata sullle strade del tracciato cittadino di Ospedaletti. Il Circuito di Ospedaletti continuò a ospitare le gare di motociclismo sino al 1972; l’anno successivo, per problemi di sicurezza sottolineati dalla tragedia sulla pista di Monza, con il gravissimo incidente che vide coinvolti otto piloti e causò la morte di Renzo Pasolini e Jarno Saarinen, si bloccò definitivamente l’organizzazione del Gran Premio di Ospedaletti

Lancia Beta Montecarlo al Raduno Lancia di Ospedaletti

Grazie alla passione e alla capacità dei componenti il Comitato del Circuito di Ospedaletti, dal 2008 si svolge, con cadenza biennale, la Rievocazione storica del Gran premio motociclistico, con la presenza di centinaia di moto d’epoca e di piloti con molti campionati vinti durante la loro carriera.

L’augurio, dopo il successo del I° Raduno Lancia a Ospedaletti, è che,negli anni dispari, lo storico Circuito possa ospitare la rievocazionbe dedicata alle automobili d’epoca.

Lancia Fulvia berlina sul Circuito di Ospedaletti

La passione e la volontà degli sportivi, come i fatti hanno dimostrato, non mancano: serve che i Comuni (Ospedaletti, Sanremo, ecc. ) e le varie Amministrazioni del territorio sappiano fare squadra per creare un evento che sarebbe destinato a un grande successo di pubblico, con evidenti ritorni per il turismo.

Puoi vedere le immagini realizzate da OkFoto.it  nell’album dedicato alla manifestazione.

Le giovanissime Miss del Raduno Lancia a Ospedaletti

Mille Miglia 2017, dal 1927 la corsa più bella del mondo

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giuliano Canè sulla OM Superba del 1927 sulle strade della Mille Miglia Passano gli anni e la Mille Miglia rappresenta sempre di più quello che Enzo Ferrari definì “un museo viaggiante unico al mondo”. Partiti ieri da Brescia (la data, come da tradizione, anticipa di una settimana il Gran Premio di Monaco di Formula 1), i 440 equipaggi partecipanti alla edizione 2017 (selezionati su oltre 700 domande di partecipazione) rientreranno nella città lombarda domenica 21 maggio, dopo avere fatto tappa a Padova, Roma e Siena con un percorso di circa 1.700 chilometri.

Vesco-Guerini su Alfa Romeo 1750 Gran sport alla Mille Miglia 2017

Alla corsa prendono parte concorrenti in rappresentanza di 36 nazioni, di 5 continenti, che attraversano oltre 200 Comuni italiani (oltre alla repubblica di San Marino) e sette Regioni: con vetture d’epoca di straordinario valore storico, tecnico e sportivo appartenenti a 82 differenti Case costruttrici e costruite prima del 1957 (anno in cui si disputò l’ultima edizione della Mille Miglia di velocità).

P5182131Dopo la sospensione dello svolgimento della corsa in seguito al grave incidente presso Guidizzolo, in provincia di Mantova (causato dallo scoppio di uno pneumatico, che costò la vita al pilota spagnolo Alfonso de Portago, al suo navigatore, l’americano Edmund Gurner Nelson, e a nove spettatori) oggi nella rievocazione i concorrenti devono rispettare la regolarità e i tempi per le varie prove cronometrate (sono 112, a cui si aggiungono 18 rilevamenti dei tempi in 7 prove a media imposta). La classifica finale, con l’applicazione dei coefficienti che prendono in considerazioni le differenti caratteristiche delle vetture, è quindi stilata dopo 130 rilevamenti cronometrici.

Bentley in azione sulle strade della Mille Miglia 2017

Il pubblico lungo il percorso della Mille Miglia ha modo di ammirare automobili d’epoca particolarmente prestigiose, alcune appartenenti ai Musei di importanti Case automobilistiche (Mercedes-Benz, Alfa Romeo, Bmw, Porsche), altre a privati e collezionisti: vetture che hanno scritto importanti pagine dell’automobilismo sportivo internazionale. Tra queste, alcune hanno disputato almeno una edizione della Mille Miglia di velocità tra il 1927 e il 1957.

Cisitalia 202 S MM spider Nuvolari alla 1000 Miglia

L’edizione 2017 vede la partecipazione di 46 vetture Alfa Romeo, 36 Fiat, 35 Lancia, 35 Mercedes-Benz, 23 Bugatti, 21 Jaguar, 21 Porsche. Vetture storiche in perfetto ordine, funzionanti e in grado di gareggiare a pieno regime lungo le strade della Mille Miglia.

Fiat 110 sport a piazzale Arnaldo a Brescia per la 1000 Miglia

La prima Mille Miglia fu disputata 90 anni fa: il 26 marzo 1927. A trionfare furono Nando Minoja e Giuseppe Morandi, piloti della OM 665 Superba (Officine Meccaniche di Brescia), che percorsero le Mille Miglia in 21 ore! Su strade per lo più sterrate, con l’eccezione delle lastricature in pietra delle principali città attraversate, in assenza di mezzi di comunicazione e di una assistenza tecnica che potesse definirsi tale.

Mercedes-Benz 300 SL "ali di gabbiano" alla Mille Miglia

Dopo quell’impresa, il Corriere della Sera scrisse: “Poco più di venti ore, nemmeno un giorno e una notte per compiere quasi 1.700 km: una media che supera i 77 km orari. L’automobile è passata per le strade di mezza Italia come un dominatore di tempo e spazio. Il successo del mezzo meccanico appare dunque grandioso”.

Jaguar XK presente alla 1000 Miglia edizione 2017

Guarda le immagini delle vetture partecipanti nell’album realizzato da OkFoto.it

Toto Wolff prende parte alla Mille Miglia 2017 su Mercedes-Benz

Automotoretrò 2017 a Torino dal 3 al 5 febbraio

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Automotoretrò celebra la vittoria Lancia Delta al rally di Montecarlo del 1987 Manca poco più di un mese all’apertura della 35a edizione di Automotoretrò e le anticipazioni sul salone internazionale dell’auto d’epoca, in programma al Lingotto di Torino dal 3 al 5 febbraio 2017, fanno intendere che si tratterà di un’esposizione particolarmente interessante. E’ molto probabile che il record dei 65.000 visitatori della scorsa edizione venga brillantemente superato.

Il 2017 sarà un anno ricco di anniversari molto significativi per chi ama il mondo dei motori e Automotoretrò non si è fatta sfuggire l’occasione per festeggiarli.

Si parte con i 30 anni dal debutto della Lancia Delta 4WD. Era il gennaio 1987 quando Miki Biasion e Tiziano Siviero si aggiudicarono il Rally di Montecarlo con la nuova vettura del Gruppo A presentata dalla Lancia. Fu l’inizio di una cavalcata che portò la vettura a vincere, nell’anno del suo esordio, sia il Campionato del Mondo Rally Costruttori che il Campionato del Mondo Rally Piloti con Juha Kankkunen, il quale ebbe nei suoi due compagni di squadra Miki Biasion e Markku Alén i più competitivi avversari, rispettivamente secondi e terzi nella classifica finale del Campionato 1987. A completare il trionfale esordio della Lancia Delta, nello stesso anno Dario Cerrato vinse il Campionato europeo rally.

Per ricordare quel debutto vincente e la indimenticabile storia di vittorie della Lancia Delta, Automotoretrò celebra il 30° anniversario della regina dei rally con l’esposizione di 10 vetture originali.

Sarà dunque un’altra occasione, per quel grande popolo di sportivi rimasti orfani del marchio Lancia, di rivivere una epopea di successi che non ha eguali e che –con le attuali politiche di FCA- non sembrano avere spazi per nuovi capitoli di una leggenda.

Automotoretrò 2017 vedrà la presenza, direttamente dal Regno Unito, del Jensen Owners Club che ha scelto di celebrare al Lingotto i 50 anni della Jensen Interceptor e della Jensen FF.

Come sempre, sarà presente Jaguar che esporrà la XK SS, prima supercar al mondo.

Restando ai principali anniversari, Automotoretrò 2017 riserverà particolare attenzione ai 60 anni della Fiat 500 e della Bianchina, ai 70 anni della Ferrari 166 spyder corsa, ai 90 anni della Aston Martin.

Come ormai tradizione, grande spazio sarà dedicato alle motociclette, con l’esposizione di pregiati pezzi storici provenienti dalle più famose case motociclistiche quali Ducati, Aprilia, MV Agusta, Gilera, Moto Guzzi , BMW, Triumph, Royal Enfield, Norton. Saranno degnamente festeggiati i 70 anni della Lambretta.

Lambretta festeggia 70 anni a Automotoretrò 2017L’area esterna sarà luogo di esibizione per vetture rally e per dimostrazioni di drifting, con la presentazione della GSK Endurance Series, il campionato di kart.

Anche quest’anno Automotoretrò sarà accompagnata, per l’ottavo anno consecutivo, dalla kermesse Automoracing, rassegna dedicata al mondo delle corse e delle alte prestazioni. In tal modo i due saloni offrono un evento motoristico davvero unico: dalle auto più esclusive e veloci, fino ai mezzi d’epoca più rappresentativi, passando ai ricambi e alle motociclette che hanno fatto la storia. Automotoracing ospiterà alcuni delle principali aziende provenienti dal mondo della F1  come Sparco, Oz Racing e MAK.
 Non mancherà inoltre la speciale partecipazione di Alfa Romeo e Abarth.

Appuntamento a Automotoretrò 2017!

Per chi non ha potuto essere presente alla precedente edizione, ecco le gallerie delle immagini:

le vetture

i dettagli

nelle immagini di OkFoto.it

Automotoretrò dedica un grande spazio al motociclismo storico (nella fotografia Giacomo Agostini su MV Agusta)

Buon divertimento.

Saint-Jean-Cap-Ferrat Prestige, “l’évènement des passionnés de véhicules anciens”

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concours saint-jean-cap-ferrat prestige Saint-Jean-Cap-Ferrat Prestige è il nome che gli organizzatori hanno dato al concorso di eleganza per auto d’epoca che si svolge, ormai da tre anni, nel porto della rinomata località della Costa Azzurra. Per la precisione, il concorso per i primi due anni era individuato da “Legendes”: sostituito, nell’edizione 2016, da “Prestige”; per sottolineare l’ambizione degli organizzatori di fare crescere l’importanza della manifestazione.

Alfa Romeo Giulia SS al concorso Saint-Jean-Cap-Ferrat Prestige

Saint-Jean-Cap-Ferrat Prestige si è svolto nel fine settimana del 24 e 25 settembre e ha visto la partecipazione di numerose vetture d’epoca, alcune molto rare e particolari, con una significativa presenza di automobili e collezionisti provenienti dall’Italia.

Un concorso che potrà sicuramente crescere in termini di importanza e visibilità e che ha visto l’introduzione di alcune novità come, ad esempio, la parata delle vetture lungo le vie della città e del promontorio di Cap-Ferrat e l’animazione musicale sulle banchine del porto.

Come per tutte le manifestazioni, è necessario un periodo di rodaggio, utile a comprendere cosa occorra migliorare.

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Sicuramente sono stati molto apprezzati dal pubblico il gesto di cortesia degli organizzatori che hanno regalato una rosa bianca a tutte le signore intervenute sulle banchine dell’esposizione e la cortesia delle hostess all’accoglienza.

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Al contrario richiederà maggiore cura l’aggiornamento del sito della manifestazione (ancor più la sua pagina Facebook): oltre alla necessità di evitare quei grossolani errori di traduzione dal Francese all’Italiano che hanno contraddistinto l’edizione 2016 di Saint-Jean-Cap-Ferrat Prestige. Si elimineranno gli errori di ortografia ma anche quelli che hanno fatto diventare “festività” i “festeggiamenti”, “passionati” gli “appassionati” e così via. Se non altro per rispetto di chi, come la signora alla guida di una magnifica Lancia Aprilia, ha guidato la sua splendida cabriolet da Pinerolo a Saint-Jean-Cap-Ferrat, salendo lungo i tornanti del Colle di Tenda e scendendo lungo la strada che porta sulla Costa Azzurra.

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A nostro avviso la parata delle vetture avrà un fascino ancora maggiore se gli equipaggi delle stesse indosseranno abiti d’epoca: certamente l’idea degli organizzatori di fare ammirare queste auto anche in movimento, oltre che nell’esposizione statica sulla banchina, è stata una novità molto apprezzata dal pubblico.

La galleria delle immagini di OkFoto della edizione 2016 di Saint-Jean-Cap-Ferrat Prestige è disponibile qui .

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L’edizione 2015 di Saint-Jean-Cap-Ferrat Legendes è documentata in due album:

Le vetture

I protagonisti

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Fiat 8V, una vettura per collezionisti

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La Fiat 8V in Piazzetta reale a Torino

Gli interni della Fiat 8V La storia dell’automobile è ricca di aneddoti e di episodi che servono a spiegare il fascino che le vetture d’epoca conservano immutato in questo mondo che corre sempre più velocemente e sembra voler cancellare tutto ciò che è vecchio.

E’ il caso della Fiat 8V (detta anche OttoVù), una berlinetta sportiva che le direzione della Casa torinese decise di costruire a inizio degli Anni 50 per rilanciare l’immagine sportiva del marchio. Come spesso accade in questi casi, la volontà della direzione commerciale non coincideva con quella della direzione tecnica guidata da Dante Giacosa. Le risorse in casa Fiat (anche allora) erano poche e Giacosa vedeva con preoccupazione l’idea di distrarle dai progetti per le vetture di serie per destinarle a un progetto ambizioso ma con poche possibilità di successo.

Il muso della Fiat 8V

Fu così deciso di fare realizzare il prototipo della vettura, disegnata da Fabio Rapi, dalla Siata: si trattava della prima vettura Fiat con sospensioni indipendenti,  montava un motore due litri con 8 cilindri (due blocchi da 4 con angolo di 70 gradi, per circa 105 cv di potenza) ed era costruita con cura artigianale  nel reparto “Fiat Carrozzerie speciali” dello stabilimento del Lingotto.

La vettura fu presentata al Salone dell’auto di Parigi nel 1952, ma –come aveva previsto Dante Giacosa- non ebbe successo: anche per l’elevato costo della vettura che spingeva i potenziali clienti a scegliere vetture di marchi più blasonati (Lancia Aurelia e Alfa Romeo 1900 coupè, ad esempio) .

Il logo Fiat sul cofano della Fiat 8VNel 1954, al Salone dell’automobile di Torino, venne presentata la seconda versione della Fiat 8V: con la carrozzeria in vetroresina -con un peso di soli 48 kg- che consentiva un miglioramento delle prestazioni. Frutto dell’esperienza e delle ricerche del reparto “Carrozzerie speciali”, l’innovazione non bastò a portare la vettura allo sperato successo commerciale, tanto che la Fiat decise di sospenderne la produzione e di cedere i telai e i motori a vari Carrozzieri (Zagato, Pininfarina, Ghia, Vignale disegnata da Giovanni Michelotti) che ne realizzarono modelli speciali e prototipi. In tutto furono prodotti soltanto 114 pezzi della Fiat 8V.

Fiat 8V, una vettura per collezionisti

Zagato rilevò per poche lire 25 modelli già pronti e, con alcune modifiche alla carrozzeria e qualche miglioramento al motore, realizzò la versione “Elaborata Zagato”: una di queste vetture, pilotata da Elio Zagato, vinse il Gran premio di Berlino del 1955, riuscendo a battere le vetture della Porsche: caso forse unico di vettura vincente nelle gare di velocità dopo essere uscita di produzione.

Presso il Centro storico Fiat di Torino che ospita, in spazi troppo ristretti e con ridotti orari di visita, molte automobili storiche della Casa automobilistica torinese, c’è anche l’esemplare della Fiat 8V con carrozzeria in vetroresina.

La Fiat 8V esposta al Centro storico Fiat

La vettura, guidata dal presidente Fiat John Elkann, ha partecipato alla edizione del 2012 alla Mille Miglia: un modo per fare conoscere a tanti appassionati una vettura molto particolare e , forse, per fare rimpiangere a molti, una volta di più, un passato Fiat troppo frettolosamente cancellato dalle politiche del Gruppo FCA.

Il muso della Fiat 8V, con carrozzeria in vetroresina

ASA 2016, a Monza protagonisti e automobili straordinarie

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Lancia Stratos nei box dell'autodromo di MonzaL’Autodromo nazionale di Monza il 16 e 17 luglio ha ospitato un evento promosso da Paolo Calovolo e MotorItalia, dedicato alle persone, alle automobili, alle aziende che furono protagoniste nella storia sportiva del Gruppo Fiat, con una formula innovativa che ha visto un centinaio di vetture (la maggior parte delle quali ex-ufficiali) parcheggiate nei box dell’Autodromo, nei quali erano presenti i piloti, i tecnici, i direttori sportivi che le portarono alla vittoria, pronti a rispondere alle domande del pubblico.

124 Abarth

ASA 2016 Monza, come avevamo scritto nella presentazione, è stato tante cose insieme: un’esposizione di vetture d’epoca, un talk show (anzi, molti talk show schedulati in modo che il pubblico potesse seguirli senza sovrapposizioni di orari), un’occasione di incontro tra amici, un modo per vedere correre in pista vetture che hanno scritto bellissime pagine di storia delle corse su strada.

E’ stato piacevole ascoltare il racconto di tanti aneddoti, direttamente dai partecipanti al Giro d’Italia che portava le vetture da Torino a Roma e ritorno; festeggiare i 40 anni della Fiat 131 Abarth; rivivere la storia della Squadra Lancia HF, con Cesare Fiorio al centro di una affollatissima platea, con le fantastiche vetture del leggendario marchio, purtroppo abbandonato dalla FCA di Sergio Marchionne, a fare da cornice.

Alfa Romeo, scuderia del Portello

Tra le tante affermazioni fatte dal direttore sportivo nell’occasione, ci piace ricordarne una: “Guardate la Stratos, vi sembra una vettura dell’inizio degli Anni ’70?”. A noi, come a tanti, viene da rispondere “No”; nessuno riuscirà a cancellarne la storia di successi anche se nessuno, purtroppo, pensa ormai alla Stratos 2.0 : perchè due marchi come Lancia e Bertone sono stati addirittura cancellati dal futuro panorama automobilistico.

Cesare Fiorio direttore sportivo

 

Un momento di particolare interesse è stata la presentazione del libro di Carlo Cavicchi (Destra3 lunga chiude): 50 racconti dedicati ai protagonisti dei rally, quando i rally erano davvero i rally e succedevano cose che potrebbero sembrare delle favole romanzate ed invece erano la regola. Un libro che non racconta soltanto dei piloti vincenti ma anche di cosa c’era dietro le grandi vittorie o dietro a certi secondi posti derivati da ordini di scuderia. Un libro di ricordi per chi, quei rally, li ha visti correre; un libro che piacerà sicuramente ai tanti giovani presenti ad ASA 2016, pronti a chiedere un autografo e un selfie ai protagonisti di ieri (solo per citarne alcuni: Daniele Audetto,  Markku Alen, Christian Geistdorfer, Piero Sodano, Sandro Munari, Mauro Pregliasco, Miki Biasion, Kikki Kivimaki, Vittorio Roberti, Maurizio Verini, Carlo Facetti).

Markku Alen a ASA 2016 a Monza

 

Quegli stessi appassionati che, osservando da vicino le vetture italiane che a lungo hanno dominato il Mondiale rally, ancora una volta hanno potuto rendersi conto dell’ingegnosità, della capacità e della passione di tutti gli attori del mondo dell’Automobilismo in Italia.

Una bella responsabilità per gli organizzatori che –nel progettare ASA 2017- dovranno tenere conto di quanto siano piaciuti gli ingredienti della manifestazione; forse pensare di collocare l’evento in un periodo meno vicino alle ferie e di dedicare maggiori spazi per il pubblico dei talk show: così da consentire a tutti i presenti di essere di fronte agli ospiti a godersi, magari seduti, la bellezza dei racconti dei grandi protagonisti delle corse.

Perchè, come ha dichiarato Paolo Calovolo, “ASA è appena nato e i margini di crescita e di miglioramento sono enormi, quanto è certo è che anche l’Italia, da oggi, può vantare un evento di altissimo profilo assolutamente paragonabile ai migliori appuntamenti internazionali. Il progetto ASA 2017 è già iniziato e spero che, questa volta, FCA sia disponibile a porre la migliore attenzione, fornendo il supporto necessario per attuare lo sviluppo e la crescita che questa grande tradizione sportiva merita».

Se non hai potuto essere presente a ASA 2016 Monza puoi trovare una ricca galleria di immagini:

i protagonisti di ASA 2016

le automobili di ASA 2016

Tutto pronto per il Gran Premio Parco Valentino

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Evantra Millecavalli Mazzanti

”Salone bagnato, Salone fortunato”. Sarà così? Staremo a vedere se il brutto tempo che sta accompagnando a tratti la seconda edizione del Salone dell’Auto di Torino (Salone che ripropone il suo format all’aperto, con orario continuato dalle 10 fino alle 24, ingresso gratuito, un layout uguale per tutti i Brand partecipanti, riportando l’automobile al centro dell’esposizione, test drive delle vetture esposte) frenerà gli appassionati e i visitatori. Oppure se la passione per l’automobile e il ricco calendario di iniziative e le molte novità della seconda edizione di “Parco Valentino Salone dell’automobile” saranno più forti degli annunciati temporali su Torino nei giorni del Salone (che chiuderà i battenti domenica 12 giugno).

L’edizione 2016 del Salone dell’automobile vede la partecipazione delle principali Case automobilistiche. Molte le novità presenti al Salone: alcune destinate al grande pubblico, altre destinate a pochi e ricchi collezionisti ed esposte lungo i viali del Parco del Valentino per fare sognare, almeno per qualche giorno, tutti coloro che amano l’automobile.

Abarth 124 spider al Salone di Torino

Così, in un percorso del circuito del Valentino in senso orario, troviamo –tra le altre- Abarth con la 124 Spider e la 595, Alfa Romeo con la tanto attesa Giulia Quadrifoglio e la sempre bella 4C Spider, Maserati che in pedana espone Levante e Ghibli.

Ferrari ha scelto il Salone dell’Auto di Torino (guarda la galleria delle immagini) per presentare l’anteprima nazionale GTC4 Lusso. BMW, presente con la 3.0 CSL Hommage-R M6 Competition Edition, darà inizio proprio al Salone dell’Automobile di Torino alle celebrazioni italiane del Centenario del marchio e dei cinquant’anni di BMW in Italia con una esposizione di modelli di successo e di prestigio del Gruppo, ospitati nel cortile del Castello del Valentino sabato 11 e domenica 12 giugno.

Le novità per il pubblico italiano continuano con Pagani Huayra BC, Aston Martin DB 11, Mercedes Benz AMG C63S Coupé, Lamborghini Huracan Spyder. Audi presenta al Salone dell’Auto R8 Spyder, Porsche 718 Boxster e 911 Turbo S, Jaguar F-Type SVR mentre, in anteprima mondiale è esposta la Mazzanti Evantra Millecavalli.

Lancia Stratos

Come nella prima edizione del Salone , un importante spazio è riservato ai Carrozzieri e Centri Stile. Pininfarina presenta H2Speed e la BMW Gran Lusso Coupé, Italdesign la GTZero, I.De.A Institute le due sue elettriche E Legante ed E Voluzione in anteprima mondiale, Cecomp Vulcano Titanium, Mole Automobiles con le anteprime mondiali Valentino (one off su base Tesla Model S P90D) e Luce, StudioTorino è presente con Porsche Moncenisio, c’è la Lykan di Fast and Furious 7 di W Motors; due anteprime mondiali sono Asfanè di Frangivento e Genesi di Model5. IED Torino assieme a Quattroruote presenta Shiwa accanto a Syrma, il Centro Stile Ferrari espone la F12 tdf, mentre attira una particolare attenzione la leggendaria Lancia D50, ospitata sulla pedana di ACI Torino, che vinse nel 1952 con Villoresi e poi nel 1955 con Ascari il Gran Premio del Valentino, che si è corso sui viali del parco dal 1935 al 1955 ( e oggi è quasi completamente ignorato: c’è soltanto una targa sull’asfalto –poco curata- nel punto in cui il pilota prese il via davanti al castello del Valentino … )

Ferrari F12 tdf esposta al Salone dell'automobile

 

Oltre al già citato Centenario BMW la seconda edizione del Salone dell’Auto di Torino ospita una realtà, anch’essa con origini torinesi, che è diventata un fenomeno nazionale ed internazionale: Cars and Coffee, il più grande network di appassionati, possessori e collezionisti d’automobili in Italia ed uno dei più ammirati in Europa.

Un’esposizione ricercata, sul modello dei concorsi d’eleganza, nel corso della quale è possibile ammirare l’intera storia dell’automobilismo in un suggestivo susseguirsi di fascino, ricercatezza del design e progresso tecnologico.

Tra le tante supercar, disposte all’interno del Cortile del Castello del Valentino, patrimonio dell’Umanità UNESCO, sono presenti la potente Volkswagen W12, progettata da Italdesign (che nell’ambito dei record di velocità disciplinati dalla FIA, detiene tuttora 7 primati assoluti), una Lamborghini Miura S, un gioiello stilistico di Bertone a cinquanta anni esatti dalla prima messa su strada; ancora di Bertone la regina dei rally Lancia Stratos; Jaguar presente con due fuoriserie, la D Type del 1954, che l’anno successivo dominò la 24 Ore di Le Mans e la avveniristica Project 7, un ponte tra il passato e il futuro del marchio britannico. Ospiti speciali due RUF RK by StudioTorino, nella versione Coupè e Spider, rivisitazioni di vetture Porsche create dalla matita del grande designer Aldo Brovarone.

Cars and coffee al castello del Valentino

Momento particolarmente ricco di fascino è il Gran Premio:  in programma  sabato 11 giugno pomeriggio, con un percorso di circa 45 chilometri che porterà i partecipanti dalla spettacolare piazza Vittorio fino alla Reggia di Venaria con un percorso che salirà lungo le strade della collina torinese sino alla Basilica di Superga.

Ci sono tutti gli elementi per un grosso successo.

Per chi non ha avuto modo di partecipare alla Edizione 2015, sono disponibili:

Le immagini del Salone dell’auto 2015

Le immagini del Gran Premio di Torino del 2015

Bellissime modelle al Salone dell'auto Parco Valentino

Natascia Bonifetto

The Jaguar heritage project con Cesar Pieri al Museo dell’auto di Torino

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the Jaguar bonnet artwork collection

Con la mostra The Jaguar heritage project il Museo dell’Automobile di Torino propone uno dei temi centrali del suo percorso espositivo ovvero la creatività, le diverse declinazioni dell’ispirazione artistica dei designers e le tante influenze e contaminazioni dalle quali traggono ispirazione.

Il Mauto di Torino ospita una collezione di cofani d’artista realizzati da Cesar Pieri, Creative Design Manager di Jaguar Advanced Design Studio. A fare da cornice alle sue opere  alcuni modelli Jaguar per raccontare la storia del design della casa automobilistica britannica, una storia fatta di potenza, lusso ed eleganza.

Jaguar project 7 di Cesar Pieri

Come Creative Design Manager di Jaguar, in  quattro mesi Cesar Pieri ha realizzato la Jaguar Project 7: una vettura prodotta in soli 250 esemplari (di cui 4 venduti in Italia), cosa che ha permesso di mantenere nell’auto in produzione le stesse caratteristiche della concept car presentata nel 2013 al Goodwood Festival of Speed.

The Jaguar bonnet artwork collection”  creata da Cesar Pieri, che utilizza cofani originali di Jaguar classiche come tele, resterà esposta al Mauto sino al 17 maggio nel contesto della mostra “The Jaguar heritage project” dove, grazie alla collaborazione con la Scuderia Jaguar Storiche, sono visibili alcuni modelli Jaguar che hanno segnato la storia della Casa britannica.

Cesar Pieri e la Jaguar Project 7 al Mauto di Torino

Presente alla inagurazione della mostra, Cesar Pieri ha ricordato che “nel mondo del car designer  la precisione è fondamentale, spesso lavoriamo al millimetro, nella mia arte provo ad essere il più astratto possibile e a rappresentare le automobili in una forma artistica e disinvolta.

Una storia, quella di Jaguar, che inizia nel 1921, quando William Lyons, giovane ingegnere di Blackpool, con un’esperienza presso la Crossley Motors e la Sunbeam, conobbe un giovane pilota motociclistico di nome William Walmsley, con alle spalle una significativa esperienza nel settore della costruzione artigianale di sidecar. Il 4 settembre 1922 i due fondarono la Swallow Sidecar Company che inizialmente diede lavoro a otto operai. In seguito, al gruppo si aggiunse anche Arthur Whittaker, che offrì la sua collaborazione nel settore commerciale e che rimase al fianco di William Lyons per circa cinquant’anni. Intorno al 1930 avvenne il definitivo passaggio dalla produzione motociclistica a quella automobilistica e nel 1934 William Lyons rimase solo al comando dell’azienda, poiché William Walmsley diede le dimissioni. Da quel momento la ragione sociale mutò in SS Cars Ltd. e iniziò la  produzione di vetture di lusso. Nel 1931 venne presentata la SS1 Jaguar, una delle prime vetture della casa inglese. Nel 1945, dopo il periodo bellico e gli ingenti danni dovuti ai bombardamenti che colpirono duramente Londra ma anche poli industriali come Coventry, la produzione riprese utilizzando il solo marchio Jaguar, già comparso sui precedenti modelli d’anteguerra. La modifica della ragione sociale si rese doverosa poiché, al termine della Seconda Guerra mondiale, la sigla “SS” era associata alle Schutzstaffeln naziste.

Jaguar al Museo dell'automobile di Torino

Il primo modello a marchio Jaguar, nel 1945, fu la celebre Mark IV con motori a 4 o 6 cilindri da 1,5, 2,5 e 3,5 litri. Mentre proseguiva la successione delle grandi berline (dalla Mark VII del 1950 alla Mark X del 1961), la Jaguar profuse grande impegno nell’attività sportiva, partecipando alla 24 Ore di Le Mans. Furono ben cinque le vittorie della Jaguar alle edizioni degli Anni Cinquanta della celebre gara di durata francese: nel 1951 con la XK 120 C, nel 1953 con la C-Type, nel 1955, 1956 e 1957 con la D-Type. Il frutto di queste vittorie, oltre ai benefici d’immagine al marchio, fu il lancio della XKSS, una fortunata versione stradale della D-Type, dalla quale derivò poi la  mitica E-Type.

Jaguar E type esposta al Museo dell'automobile di Torino

La crisi del marchio inglese portò la Jaguar nel gruppo Ford che -per far concorrenza diretta a BMW e Audi, sfruttando il prestigioso marchio Jaguar- nel 1999 affiancò alla storica ammiraglia XJ la nuova S-Type, un’elegante berlina prodotta sul pianale della Lincoln LS e che, con il suo design dichiaratamente ispirato all’omonimo modello del 1963, ebbe il merito di risollevare le sorti del marchio britannico. Nel 2008 fu presentato al pubblico il primo modello della nuova gamma: la XF, una berlina prodotta negli storici stabilimenti di Coventry e progettata dal team coordinato da Ian Callum, autore del design inconsueto per i classici canoni della casa britannica. Nello stesso anno la storica casa di Coventry fu ceduta al gruppo indiano Tata Motors, che ha proseguito nel rinnovamento della gamma con vetture con un design di rottura con il passato. Ne sono un chiaro esempio l’attuale sportiva F- Type, con carrozzeria in alluminio e motori sovralimentati che rappresenta l’erede diretta della storica E- Type, così come la berlina media XE, anch’essa interamente in alluminio dalle prestazioni brillanti ma con emissioni e consumi molto contenuti.

Inaugurazione della mostra The Jaguar heritage project al Museo dell'auto

I visitatori del Museo dell’automobile di Torino hanno l’occasione di vedere esposti, in una sorta di galleria d’arte, i modelli di ieri e di oggi (compresa la Jaguar project 7) del marchio del giaguaro.

Per gli orari della mostra, prenotazioni e acquisto del biglietto le informazioni sono disponibili sul sito del Mauto.

La galleria delle immagini  è disponibile  su OkFoto.it

A fare da cornice alla inaugurazione della mostra le miss partecipanti al concorso nazionale “una ragazza per il cinema“.

The Jaguar heritage project al Mauto di torino