Burhan Ozbilici vince il World Press Photo 2017

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Burhan Ozbilici (1) di Associated Press, è il vincitore assoluto del concorso World Press Photo per il 2017 con la sua An Assassination in Turkey – Mevlüt Mert Altıntaş. L’immagine, scattata da Burhan Ozbilici subito dopo l’omicidio avvenuto ad Ankara il 19 dicembre 2016 durante l’inaugurazione di una mostra, ritrae un poliziotto, immortalato pochi istanti dopo aver sparato all’ambasciatore russo in Turchia Andrey Karlov.

Burhan Ozbilici vincitore del concorso World Press PhotoPresente alla presentazione della mostra World Press Photo, Exhibition 2017, durante gli interventi dei relatori Burhan Ozbilici non ha resistito alla voglia di impugnare la sua Canon e scattare qualche fotografia della cerimonia: così, per una volta, è stato il relatore a fotografare chi era intervenuto per fare fotografie…

Burhan Ozbilici al Mastio della Cittadella di TorinoBurhan Ozbilici, oltre a essere l’ospite dell’inaugurazione della mostra il 3 novembre al Mastio della Cittadella di Torino, vi terrà una public lecture sabato 4 novembre.

 Burhan Ozbilici, photographer at work

Il Mastio della Cittadella, sede del Museo di Artiglieria, riapre al pubblico per ospitare il World Press Photo, il più grande concorso di fotogiornalismo al mondo. Fino a domenica 26 novembre, nei rinnovati spazi di corso Galileo Ferraris angolo via Cernaia, i visitatori potranno ammirare le 150 immagini vincitrici del più prestigioso concorso di fotografia, nato ad Amsterdam nel 1955 per tutelare la libertà di informazione, inchiesta e espressione come diritti inalienabili e promuovere il foto-giornalismo di qualità. Scatti che sono stati selezionati da una giuria internazionale, presieduta da Stuart Franklim che ha definito la foto vincente come “una foto con un impatto incredibilmente forte”.

Burhan Ozbilici a Torino in occasione della mostra Exhibition al Mastio della Cittadella

Ogni anno, migliaia di fotoreporter delle maggiori testate editoriali internazionali come National Geographic, BBC, CNN, Le Monde, El Pais si contendono il titolo nelle diverse categorie del concorso di fotogiornalismo: Contemporary Issues, Environment, General News, Long-Term Projects, Nature, People, Sports, Spot News. Obiettivo aggiudicarsi un posto in questa mostra: per questa edizione 2017 erano in gara 80.000 foto, scattate da 5034 fotografi. L’esposizione rappresenta, dunque, un viaggio per immagini tra gli avvenimenti più rilevanti del nostro tempo, pubblicati su testate internazionali come Time, Le Monde, New York Times, The Guardian e National Geographic.

Burhan Ozbilici davanti alla fotografia con cui ha vinto il concorso World Press Photo 2017

Guarda le immagini della presentazione della mostra realizzate da OkFoto.it

Troverai tutte le informazioni su orari, prezzi dei biglietti ed eventi collaterali sul sito della mostra

Interesse dei fotografi italiani per lo scatto che ha vinto il concorso World Press Photo 2017Gli scatti arrivano a Torino grazie all’impegno e all’organizzazione barese di Cime, al sostegno del brand Lancia Ypsilon del Gruppo FCA e con il patrocinio del Comune di Torino e della Regione Piemonte.

Exhibition al Mastio della Cittadella di Torino

(1) Burhan Ozbilici ha 59 anni, è nato a Erzurum, in Turchia, e prima di entrare a far parte di Associated Press (AP) nel 1989 aveva lavorato per diversi giornali turchi, tra cui un quotidiano in lingua inglese (Turkish Daily News). Per AP ha seguito tutte le storie che riguardano la Turchia, compreso il tentato colpo di stato dell’estate 2016, ma anche la crisi in Siria, e ha avuto diversi incarichi in paesi come l’Arabia Saudita, il Qatar, l’Egitto e la Libia, tra gli altri. Ha raccontato anche la crisi del Golfo in Arabia Saudita nel 1990, la prima guerra del Golfo al confine turco-iracheno, l’esodo dei curdi in Turchia e il loro ritorno in Iraq dopo la guerra nel 1991.

La foto che ha vinto il concorso World Press Photo in mostra a Torino

Mille Miglia 2017, dal 1927 la corsa più bella del mondo

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giuliano Canè sulla OM Superba del 1927 sulle strade della Mille Miglia Passano gli anni e la Mille Miglia rappresenta sempre di più quello che Enzo Ferrari definì “un museo viaggiante unico al mondo”. Partiti ieri da Brescia (la data, come da tradizione, anticipa di una settimana il Gran Premio di Monaco di Formula 1), i 440 equipaggi partecipanti alla edizione 2017 (selezionati su oltre 700 domande di partecipazione) rientreranno nella città lombarda domenica 21 maggio, dopo avere fatto tappa a Padova, Roma e Siena con un percorso di circa 1.700 chilometri.

Vesco-Guerini su Alfa Romeo 1750 Gran sport alla Mille Miglia 2017

Alla corsa prendono parte concorrenti in rappresentanza di 36 nazioni, di 5 continenti, che attraversano oltre 200 Comuni italiani (oltre alla repubblica di San Marino) e sette Regioni: con vetture d’epoca di straordinario valore storico, tecnico e sportivo appartenenti a 82 differenti Case costruttrici e costruite prima del 1957 (anno in cui si disputò l’ultima edizione della Mille Miglia di velocità).

P5182131Dopo la sospensione dello svolgimento della corsa in seguito al grave incidente presso Guidizzolo, in provincia di Mantova (causato dallo scoppio di uno pneumatico, che costò la vita al pilota spagnolo Alfonso de Portago, al suo navigatore, l’americano Edmund Gurner Nelson, e a nove spettatori) oggi nella rievocazione i concorrenti devono rispettare la regolarità e i tempi per le varie prove cronometrate (sono 112, a cui si aggiungono 18 rilevamenti dei tempi in 7 prove a media imposta). La classifica finale, con l’applicazione dei coefficienti che prendono in considerazioni le differenti caratteristiche delle vetture, è quindi stilata dopo 130 rilevamenti cronometrici.

Bentley in azione sulle strade della Mille Miglia 2017

Il pubblico lungo il percorso della Mille Miglia ha modo di ammirare automobili d’epoca particolarmente prestigiose, alcune appartenenti ai Musei di importanti Case automobilistiche (Mercedes-Benz, Alfa Romeo, Bmw, Porsche), altre a privati e collezionisti: vetture che hanno scritto importanti pagine dell’automobilismo sportivo internazionale. Tra queste, alcune hanno disputato almeno una edizione della Mille Miglia di velocità tra il 1927 e il 1957.

Cisitalia 202 S MM spider Nuvolari alla 1000 Miglia

L’edizione 2017 vede la partecipazione di 46 vetture Alfa Romeo, 36 Fiat, 35 Lancia, 35 Mercedes-Benz, 23 Bugatti, 21 Jaguar, 21 Porsche. Vetture storiche in perfetto ordine, funzionanti e in grado di gareggiare a pieno regime lungo le strade della Mille Miglia.

Fiat 110 sport a piazzale Arnaldo a Brescia per la 1000 Miglia

La prima Mille Miglia fu disputata 90 anni fa: il 26 marzo 1927. A trionfare furono Nando Minoja e Giuseppe Morandi, piloti della OM 665 Superba (Officine Meccaniche di Brescia), che percorsero le Mille Miglia in 21 ore! Su strade per lo più sterrate, con l’eccezione delle lastricature in pietra delle principali città attraversate, in assenza di mezzi di comunicazione e di una assistenza tecnica che potesse definirsi tale.

Mercedes-Benz 300 SL "ali di gabbiano" alla Mille Miglia

Dopo quell’impresa, il Corriere della Sera scrisse: “Poco più di venti ore, nemmeno un giorno e una notte per compiere quasi 1.700 km: una media che supera i 77 km orari. L’automobile è passata per le strade di mezza Italia come un dominatore di tempo e spazio. Il successo del mezzo meccanico appare dunque grandioso”.

Jaguar XK presente alla 1000 Miglia edizione 2017

Guarda le immagini delle vetture partecipanti nell’album realizzato da OkFoto.it

Toto Wolff prende parte alla Mille Miglia 2017 su Mercedes-Benz

Fashion, moda e stile negli scatti di grandi fotografi

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Fashion: fotografie in mostra nella Corte Medievale di Palazzo Madama Nel cuore di Torino, Palazzo Madama è uno degli edifici monumentali più rappresentativi del Piemonte, con testimonianze architettoniche dall’età romana al Barocco di Filippo Juvarra.

Nella suggestiva cornice della sua Corte Medievale, Palazzo Madama ospita Fashion, una nuova grande mostra fotografica ideata e prodotta da National Geographic Italia.

Nella mostra, che resterà aperta sino a 2 maggio 2016 e che è stata curata da Marco Cattaneo, sono esposte 62 immagini di grande formato, realizzate da 36 maestri della fotografia (Jodi Cobb, Alexander Graham Bell, Chris Johns, Stephanie Sinclair, Robin Hammond, Ed Kashi, Cary Wolinski, Reza, William Albert Allard, Eliza Scidmore, Steve Raymer, David Alan Harvey, Joseph Rock, ecc.), che offrono un’affascinante prospettiva globale sul significato storico e culturale dell’abbigliamento e dell’ornamento e su ciò che ruota intorno al concetto di stile.

Secondo Cathy Newman “il modo in cui ci vestiamo, il nostro aspetto, dicono molte cose, sussurrano o strillano. Raccontano la condizione economica, sociale, politica. Suscitano commenti eruditi di sociologi e antropologi, per non parlare della stampa specializzata, che si pronuncia ogni stagione a ogni cambio di orlo. I vestiti provocano, irritano, seducono. Parlano di effimero ed eterno. Bisbigliano formule magiche…

Molti sostengono che la moda da sempre esprime al tempo stesso l’effimero e l’eterno, e definisce un’appartenenza sociale, economica, politica, religiosa.

Fashion a Palazzo Madama

In questa prospettiva, attraverso accostamenti sorprendenti e apparentemente stravaganti, il percorso della mostra illustra come le passerelle della moda di Milano e Parigi hanno molto più in comune di quanto si possa pensare con le praterie dell’Oregon, le foreste pluviali di Papua Nuova Guinea, i villaggi africani, i templi giavanesi.

Fashion arricchisce con un nuovo capitolo il filone delle mostre fotografiche che ormai da qualche anno vengono ospitate a Palazzo Madama e costituisce la seconda tappa, dopo Women of Vision del 2014, della partnership tra la Fondazione Torino Musei e National Geographic Italia. Una collaborazione che affianca l’immagine dei musei a un marchio internazionale che da 128 anni è testimone autorevole dei grandi cambiamenti del mondo.

Le fotografie di National Geographic in mostra a Palazzo Madama

La visita della mostra darà a ciascuno la possibilità di riflettere su una famosa affermazione di Diane Arbus: “Credo davvero che ci siano cose  che nessuno riesce a vedere prima che vengano fotografate”. D’altra parte, di fronte a uno stesso soggetto, ciascuno di noi vedrà (e fermerà nella fotografia) una differente immagine: come dimostra la nostra galleria realizzata davanti alle fotografie di Fashion.

Fotografando le fotografie di Fashion

 

 

Torino, Armando Testa e il mondo di Papalla

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Sintesi 59, la scultura dedicata a Armando Testa a Porta Susa

E’ passato circa un mese da quando è stata inaugurata l’opera che lo Studio Armando Testa e la famiglia Testa hanno donato alla città di Torino per onorare Armando Testa, forse il più grande pubblicitario italiano; si tratta di una scultura, installata davanti alla vecchia stazione di Porta Susa, che ricorda l’idea di Armando Testa per reclamizzare il “Punt e mes” (un punto di amaro e mezzo di dolce), il vermouth della Carpano. Una idea del 1959 (da cui il nome dell’opera, “Sintesi 59”) che utilizzava il dialetto piemontese per trasmettere una emozione pubblicitaria.

Geniale nelle sue intuizioni, Armando Testa ci ha lasciato ricordi molto forti del suo lavoro: il caffè Lavazza con Carmensita, i pannolini Lines con l’ippopotamo Pippo, l’olio Sasso, il digestivo Antonetto (“si può prendere anche in tram”) e moltissimi altri ancora. Impossibile elencarli tutti.

Punt e mes, opera dedicata a Armando Testa

La recente autorizzazione del comune di Torino concessa alla Sony per installare in piazza Vittorio un pallone bianco di notevoli dimensioni sta scatenando un sacco di polemiche: tanti i nomi assegnati alla struttura (dal panettone al muffin alle “palle” della politica, al bubbone, ecc).

Torino, la chiesa della Gran Madre vista da piazza Vittorio

Qualcuno ha pensato al pianeta Papalla? Ricordate? Fu un’ idea di Armando Testa, studiata a metà degli Anni Sessanta per pubblicizzare gli elettrodomestici Philco, che ebbe a dichiarare: “da tempo accarezzavo l’idea di creare un personaggio sferico che abitasse un certo pianeta: Papalla è sembrato il nome più adatto.  Gli abitanti di questo mondo dovevano rappresentare una vita ricca, opulenta e i papallesi rotondi ben si prestavano ad interpretazioni cartellonistiche e grafiche. Come si sa i grassi, oltre tutto, sono molto simpatici, notoriamente cordialoni, ma non si possono quasi mai adoperare nei prodotti alimentari perché la gente è preoccupata della linea. Nel caso dei televisori, frigoriferi e lavatrici, la linea conta poco, perciò ci si offriva un’isolata occasione di adoperare un personaggio tutto rotondo, un’autentica palla”.

Chissà se i pubblicitari della Sony, nel pensare alla bolla da installare in piazza Vittorio, si sono rifatti ai mitici abitanti di Papalla…

La bolla di Sony installata in piazza Vittorio a Torino

D’altronde, basta fare un breve giro nel centro di Torino per trovare in più punti l’atmosfera del pianeta Papalla.

Pubblicità Lavazza in piazza San Carlo

In piazza San Carlo un enorme cartellone pubblicitario di “una nota azienda torinese che produce caffè” (!!!) ha fatto indossare un casco spaziale alla testimonial del suo prodotto usato nello spazio, sotto i portici di via Cernaia altre “papalle” appese, addirittura qualche vecchio lampione sembra volerci ricordare Papalla.

I portici di piazza Vittorio e la bolla della Sony

Solo l’ironia e il paradosso del “poeta della pubblicità” possono servire di fronte a questa nuova caduta di stile degli amministratori comunali.

Di fronte alle polemiche di questi giorni e alle infantili giustificazioni dell’Amministrazione comunale che peggiorano –se possibile- la figuraccia di fronte a una tale decisione (“non conoscevamo le dimensioni della bolla”), torna in mente il fatto che,  soltanto pochi mesi fa, l’allora Sovrintendente ai Beni artistici ebbe a ridire sulla  presenza in piazza Castello di un vagone ferroviario in occasione della mostra dedicata a Primo Levi.

polemiche per la installazione del panettone bianco in piaza VittorioTorino, via Cernaia

Certo è che la nuova Amministrazione comunale che verrà eletta a primavera dovrà prendere seriamente in considerazione le modalità di utilizzo dei luoghi pubblici prima di autorizzare manifestazioni e installazioni varie. Anche perché per la “papalla” di Sony, il Comune di Torino magari ha incassato soltanto poche migliaia di euro: una goccia del budget pubblicitario di Sony. O no?

I lampioni di Torino

Ma il brutto non è solo in piazza Vittorio:  in questi giorni la piazza più nota di Torino ospita la tendopoli legata a Cioccolatò: con tanti saluti all’architettura delle facciate che affacciano sulla piazza, alle tavolozze dei colori e anche a Luci d’artista.

Luci d'artista e CioccolaTò in piazza San Carlo

Quasi una beffa ulteriore, la presenza di un furgone  fermo davanti al monumento del Caval ‘d bronz, con la pubblicità “San Carlo, il buon gusto italiano”.

Piazza San Carlo, il buon gusto italiano

Altre immagini di pubblicità che non rispettano l’importanza di piazza san Carlo sono visibili nel racconto della luce magica di Torino di Bruno Delbonnel

Women of vision: tributo a 11 grandi fotografe del National Geographic

Una donna osserva le fotografie della mostra Women of vision

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“La fotografia diventa racconto” è lo slogan che guida noi di OkFoto nella nostra attività quotidiana di fotografi. E anche noi, come tantissimi fotografi in tutto il mondo, abbiamo tra i nostri punti di riferimento e di ispirazione le immagini che i fotoreporter del National Geographic regalano da oltre cento a milioni di lettori e di spettatori in ogni angolo del pianeta.

Marco Cattaneo, direttore di National Geographic Italia

Marco Cattaneo, direttore di National Geographic Italia

Sono professionisti dell’immagine che non esitano ad impegnarsi ogni giorno in avventure sempre più estreme per “portare a casa lo scatto” che andrà ad impreziosire la copertina o l’inserto centrale di un numero della rivista. Spesso operano in condizioni difficili e non sono rare le volte in cui è a rischio la loro stessa vita, quando si trovano a documentare episodi di guerra o di violenza o visitano luoghi pericolosi e mal frequentati. Quando l’autore delle fotografie è una donna, l’ammirazione per il suo lavoro non può che crescere ancora, pensando alle difficoltà aggiuntive che più di una volta possono trovarsi ad affrontare.

“Women of vision” è una mostra che vuol rendere il dovuto omaggio a queste fotografe. E’ stata allestita presso Palazzo Madama a Torino ed è la prima iniziativa frutto della partnership tra la Fondazione Torino Musei e il National Geographic Italia. Dopo la permanenza a Torino, la volontà è quella di rendere la mostra itinerante per portarla in futuro in altre zone d’Italia.

Kathryn Keane, VP di National Geographic

Kathryn Keane, VP di National Geographic

Corrado Corradi, direttore generale dell'Espresso

Corrado Corradi, direttore generale dell’Espresso

“Women of vision” a nostro giudizio va vista, perché le fotografie esposte hanno la rara caratteristica di mettere in relazione la sensibilità dell’occhio e dell’animo femminile con la documentazione di eventi tanto “sensibili” che solo le donne hanno avuto la possibilità di testimoniare con i propri obiettivi (l’esempio che colpisce di più è senza dubbio quello delle spose bambine, ma non è certo l’unico). Tra le 99 fotografie esposte vi sono quelle di alcune “veterane” del National Geographic, Lynn Johnson, Jodi Cobb, Maggie Steber, ma anche le opere delle “nuove leve”. Si possono ammirare anche gli scatti di Lynsey Addario, giovane reporter che ha già patito la terribile esperienza del rapimento in ben due occasioni e, ciò nonostante, continua ostinatamente a girare le zone più a rischio del mondo per raccontare storie di dolore e di guerra. Sono esposte le immagini realizzate da Erika Larsen che con orgoglio afferma che “essere donna è di estrema importanza per il mio lavoro. Ne sono fiera”: una frase che racchiude tutta la determinazione delle fotografe del National Geographic, e che funziona benissimo come richiamo per attrarre i visitatori alla mostra.

Conferenza stampa per la mostra Women of visionLe fotografe della mostra women in vision

La mostra “Women of vision” è stata presentata oggi a Palazzo Madama, alla presenza di Kathryn Keane, Vice President della National Geographic Exhibition, di Marco Cattaneo, direttore responsabile della rivista National Geografic Italia, e dell’Assessore alle Pari Opportunità del Comune di Torino Ilda Curti, che ha ricordato l’importanza di portare le generazioni più giovani a visitare la mostra per prendere coscienza di realtà spesso ignorate. L’esposizione rimarrà aperta fino all’11 gennaio 2015 (orari: martedì – sabato 10-18, domenica 10-19, chiuso il lunedì).

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