La fiera di Balboutet

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Balboutet il paese del sole con i suoi balconi fioriti

Balboutet è una piccola frazione di Usseaux, un paese della Valle Chisone che, in un depliant del locale Ufficio del Turismo, si presenta in modo molto sintetico: “190 abitanti, 400 mucche, 2 milioni di larici”. Era da molto tempo che non tornavamo a Balboutet: l’abbiamo fatto in occasione della Fiera zootecnica, (giunta alla 57a edizione) dello scorso 23 agosto  che, con quella analoga di Pragelato (14 settembre) e Oulx (30 settembre, 1° ottobre), costituisce le Fiere degli Escartons.

Un gregge arriva alla fiera di Balboutet

Manifestazioni che richiamano una gran folla: è una festa per i residenti, per gli operatori del settore, ma soprattutto per i turisti.

Molti gli allevatori e i pastori che prendono parte alla Fiera di Balboutet: alcuni presenti con i propri animali che attirano la curiosità dei non addetti ai lavori (soprattutto dei bambini) e l’attenzione dei loro colleghi venuti dai paesi vicini, magari per qualche trattativa commerciale. Moltissime le bancarelle che formano un serpentone lungo la strada che porta all’Assietta, per quel giorno chiusa al traffico nel tratto della borgata: accade anche che qualcuno, senza saperlo, scenda di là con una potente moto; l’atmosfera gioiosa della festa mette rimedio anche a quello: si scherza con il motociclista che, a passo d’uomo, scende fino al termine del mercato tra i sorrisi dei visitatori.

Balboutet e la strada dell'Assietta

Sulle bancarelle si trova di tutto: dai prodotti per gli allevatori ai prodotti per la casa, ci sono banchi con scarpe sportive e scarponi da montagna, abbigliamento ma, ovviamente, la parte principale è costituita dai prodotti alimentari: formaggi, salumi, miele, dolci, pane, spezie, ecc.

Balboutet: i bambini felici in occasione della fiera

Balboutet, la borgata del sole, delle rondini e delle meridiane è situata a circa 1500 metri s.l.m.; con la nuova pavimentazione in pietra e la nuova illuminazione a led accoglie i turisti con le sue meridiane, le sue case con i balconi addobbati con fiori coloratissimi, ricorda che –oltre a essere il paese del sole- è anche il paese che dà rifugio alle rondini: sono molte le case, anche quelle recentemente ristrutturate, che espongono il cartello “questa casa aderisce al progetto salviamo le rondini” e che danno ospitalità e curano i nidi delle rondini.

Animali alla Fiera zootecnica di Balboutet

Tutto ciò crea un’atmosfera di grande festa, allegra, vivace, spontanea: rispettosa delle tradizioni e della dignità della vita in montagna, frutto dell’orgoglio per la propria terra e per quello che la natura offre e, nello stesso tempo, comporta in termini di sacrifici. Raro esempio di civiltà.

I costumi della tradizione a Balboutet, frazione di Usseaux

Guarda tutte le immagini del paese e della fiera scattate da OkFoto.it e raccolte nell’album

Fiera di Balboutet

Usseaux: salviamo le rondini

Miss Mucca a Pragelato: 18a edizione

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Miss Mucca edizione 2017 Miss Mucca a Pragelato nella realtà non è proprio come dice il depliant della località turistica della Val Chisone (”Manifestazione unica in Piemonte e probabilmente in tutta Italia”) ma resta pur sempre un’occasione di festa, una bella sagra di paese a cui ha preso parte un pubblico molto numeroso.

Giunta alla 18° edizione, Miss Mucca ha visto la partecipazione di una decina di aziende agricole che, nell’estate 2017, hanno portato le loro mandrie agli alpeggi di Pragelato.

La manifestazione generalmente è messa in calendario nel fine settimana in cui, a pochi chilometri di distanza, si svolge la Festa del Piemont con la rievocazione della battaglia dell’Assietta tra Piemontesi e Francesi (leggi qui il racconto): non si sa se questa coincidenza sia casuale o voluta dagli organizzatori di Miss Mucca, ma certamente non fa bene a Miss Mucca, perché sono molti i Piemontesi che salgono all’Assietta per assistere alla rievocazione storica.

Miss Mucca a Pragelato

In occasione di Miss Mucca il sabato i pastori portano le loro bestie a Pragelato (da 5 a 7 mucche per ciascuna azienda agricola), in una vasta area riservata per ciascun allevamento, in prossimità del centro sportivo, dove gli animali possono pascolare in libertà ed essere osservati da vicino dai turisti.

La domenica le mucche vengono invece ricoverate in recinti più piccoli e più vicini tra loro, accanto alla piazza dove, per l’occasione, si tiene un mercatino artigianale con una ventina di banchi; inoltre, nella stessa piazza, vengono aperte alcune delle casette di legno del mercatino di Natale, per la vendita di prodotti caseari da parte delle aziende agricole che partecipano a Miss Mucca.

bambini felici in occasione di Miss Mucca a Pragelato

Miss Mucca è quindi una delle tante feste di paese che si svolgono in estate, con molti bambini attratti dallo “spettacolo” delle mucche: cosa che può sembrare strana, ma per alcuni di loro Miss Mucca è forse la prima occasione per vederle vive dopo averle viste nei cartoni animati o negli spot TV.

Al pomeriggio si svolge la parte che dovrebbe essere la più importante della manifestazione ma che presenta alcuni aspetti per lo meno discutibili: coincide con il momento della elezione di Miss Mucca.

Ciascun pastore, scelta una delle proprie mucche, la conduce nel recinto centrale dove il pubblico decreterà con gli applausi la vincente. Bisogna capire che questi animali, abituati al silenzio e alla tranquillità assoluta degli alpeggi, non possono facilmente adattarsi alla confusione della gente che per tutta la mattina gira attorno ai loro recinti, al rumore della musica sparata a palla e che dovrebbe rallegrare la manifestazione, alle auto parcheggiate dappertutto attorno ai recinti; ma soprattutto, non possono pensare di essere scelti per un pseudo concorso, bensì molto più probabilmente pensano di essere scelti per essere portati al macello.

Non si spiegherebbe diversamente il loro forte e determinato rifiuto a uscire dal recinto, con scene in alcuni casi poco piacevoli da vedere, tanto più se si considera che sono molti i bambini presenti.

Miss Mucca 2017

In quei momenti c’è anche un rischio d’incolumità per quegli spettatori che, sordi ai ripetuti inviti alla prudenza lanciati dagli organizzatori e incapaci di rendersi conto della forza di questi animali, specie quando sono terrorizzati, sostano vicino alle aree in cui le mucche dovrebbero transitare, convinti che queste non scarteranno mai dal percorso prestabilito.

Pragelato ospita la 18a edizione di Miss Mucca

La scelta di Miss Mucca avviene in modo molto semplice: quella che riceve più applausi dal pubblico vince. Salvo che, come accaduto nell’ultima edizione, quella scelta dal pubblico non coincida con quella precedentemente scelta dagli organizzatori: accade allora che i “giudici” decretano che ci sono elementi legati alla presentazione della mucca, alla sua struttura fisica, alla tradizione e a altre cose più o meno credibili che fanno sì che a vincere sia una mucca diversa da quella scelta dal pubblico.

Miss Mucca a Pragelato nel luglio 2017

Cose spiacevoli: tanto più se si considera che il premio –oltre all’orgoglio e alla soddisfazione personale dell’allevatore- consiste in un campanaccio. Gli organizzatori, con poca spesa, potrebbero benissimo metterne in palio due: uno per Miss Mucca scelta dal pubblico, l’altro per quella scelta dai “giudici”, in base ai  criteri tecnici, così nessuno avrebbe nulla da eccepire.

La manifestazione finisce così: con gli animali che restano ancora nei loro recinti per un’ora o poco più. Dopo di che i vari pastori, con le loro mucche, se ne tornano agli alpeggi; senza che si svolga, al termine della manifestazione, come accadeva un tempo, la cosiddetta “Roudunà”: vale a dire la sfilata per alcune vie del paese e lungo il torrente, di tutte le bestie presenti a Miss Mucca, con il tradizionale suono delle campane quando le mucche marciano verso gli alpeggi.

Pubblico numeroso per Miss Mucca a Pragelato

Una manifestazione che potrebbe essere molto più interessante e ricca di emozioni: per dare il giusto riconoscimento al difficile e impegnativo lavoro dei pastori che, per essere presenti a questa manifestazione, percorrono almeno una dozzina di chilometri a piedi dal loro alpeggio alla piazza di Pragelato.

Le immagini della edizione 2017 sono disponibili qui

la miss del concorso 2017 a Pragelato

Ferragosto in città

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Torino Porta Nuova, la facciata dopo i lavori di restauro

Ci sono stati anni in cui La Stampa, per dare ai lettori un’idea della città “chiusa per ferie”, in occasione del Ferragosto pubblicava una fotografia di piazza san Carlo deserta: erano gli anni in cui la piazza era ancora adibita a parcheggio e quindi quel contrasto tra la piazza piena di auto dei giorni lavorativi e la piazza deserta a Ferragosto era molto significativo, soprattutto erano gli anni in cui le vacanze dei torinesi (e non solo) erano in qualche modo condizionate dalla chiusura per ferie degli stabilimenti Fiat. Poi arrivarono le difficoltà e la crisi del Gruppo Fiat e quelle partenze di massa per le vacanze rimasero un ricordo. Da tempo, eliminato il parcheggio in superficie, piazza san Carlo è tornata alla sua bellezza architettonica e per fotografarla deserta non è più necessario attendere Ferragosto. Gli stabilimenti Fiat sono spesso chiusi, non per le ferie ma perché le maestranze sono in cassa integrazione, in attesa che FCA metta in produzione i sempre annunciati nuovi modelli. Per cercare di uscire dalla crisi economica conseguente alle difficoltà della FCA, da anni l’area metropolitana di Torino sta cercando di inserirsi nei circuiti internazionali del turismo, puntando sulle bellezze storiche e paesaggistiche, oltre che su iniziative culturali.

Certamente sono stati fatti progressi (neppure troppo difficili da conseguire quando, come nel caso di Torino, si partiva praticamente da zero): ma c’è ancora molta strada da percorrere perché l’economia di Torino possa contare in modo significativo anche sul Turismo.

Turisti a passeggio nelle vie deserte di Torino a Ferragosto

Coloro che hanno scelto Torino per il lungo ponte di Ferragosto, per visitare le importanti mostre in cartellone, hanno trovato la bella sorpresa di alcuni musei con biglietti a prezzo ridotto e con orari di apertura prolungati, non si sono trovati di fronte a quelle chiusure per turno settimanale difficili da spiegare (si tengono aperti i supermercati e si chiudono i musei); sono invece mancate quelle iniziative di richiamo turistico, da affiancare all’offerta museale che, visto che non esistono nella tradizione torinese, vanno create: come dovrà essere predisposta una accoglienza per i turisti che si spostano in camper.

Secondo Francesca Tonini, direttore generale APC Associazione Produttori Caravan e Camper, “ogni anno sono circa 3,9 milioni gli Italiani e 2,8 milioni gli stranieri che percorrono le strade della Penisola a bordo di questi veicoli, generando a loro volta un fatturato annuo di 2,9 miliardi di euro per un totale di 52 milioni di notti”.

la grande bellezza dei portici di Torino

Per i Torinesi rimasti in città, Ferragosto è stata l’occasione per vedere angoli ormai nascosti da anni: come la stazione di Porta Nuova, ad esempio. Un cantiere, quello della ristrutturazione e per la costruzione del parcheggio sotterraneo, che è stato aperto circa sei anni fa e che, in questi giorni, ha visto liberare una parte della facciata della stazione dalle impalcature, consentendo di ammirarne  i colori originali.

un tram storico sosta in piazza Castello a Torino

Ci sono anche curiosità che si sono potute notare data la scarsità del traffico: come i rattoppi delle lose di via Po, fatti in asfalto (pare costi meno e richieda minore manutenzione) “ornato a losa”!

asfalto e lose in via Po: rattoppi artistici

Ferragosto è anche l’occasione per fare un giro sui tram verdi d’epoca, per apprezzare l’ombra dei portici di Torino (con i lampioni che aspettano da tempo di essere lavati), per applaudire i bravi artisti di strada che si esibiscono in più punti della città, per vedere da vicino il grattacielo della Regione Piemonte che, dopo le forti polemiche sui costi, sulle parcelle dell’archistar Fuksas, arrivato a pochi passi dalla conclusione dei lavori, è incappato in un’altra vicenda tutta italiana (fallimenti delle imprese costruttrici): per cui si parla già di forti ritardi circa la consegna dei nuovi uffici. Un altro cantiere infinito? Speriamo di no.

il portico ristrutturato della stazione Porta Nuova a Torino

Torino (e tutto il suo territorio) è molto bella; ha bisogno di una forte scossa per recuperare gli anni passati a piangersi addosso (“le altre città ci portano via tutto…”).

particolare della facciata di palazzo Carignano

Soprattutto Torino non è solo fatta di via Roma e zone limitrofe: arriva (e ci limitiamo soltanto a qualche indicazione) fino alla Palazzina di Stupinigi, alla Basilica di Superga, al Castello di Moncalieri, al Castello di Rivoli.

I lampioni del centro di Torino, un brutto spettacolo per i turisti e i cittadini Dopo anni, finalmente si svela la facciata della stazione Torino PN

 

 

 

 

C’è tanta strada da fare, in tutti i sensi.

artisti di strada in centro città a Torino

Dal reality cinese girato a Torino arriverà un nuovo impulso per il turismo?

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Torino sta incominciando a raccogliere i frutti del lavoro intrapreso per farsi conoscere anche nell’importante settore del turismo. Troppo a lungo Torino era rimasta all’ombra della Fiat e, dopo la morte di Giovanni Agnelli e con la crisi della Casa automobilistica, si era trovata all’improvviso senza un’identità e senza una strategia di sviluppo.

Chi non ricorda la campagna pubblicitaria della Regione Piemonte che, per fare conoscere il Piemonte, qualche anno fa non trovava niente di meglio che farsi vedere sui tram e bus di Torino?

I portici di Torino, una attrattiva turistica

Per fortuna le cose sono cambiate: sarà merito delle costose Olimpiadi invernali di dieci anni fa o la necessità di reinventarsi qualcosa per non essere travolti dalla crisi economica e affondare del tutto, ma da qualche tempo a questa parte, finalmente, Torino sta facendo grandi passi in quell’area che ha spazi di crescita elevatissimi e che si basa su alcuni importanti ingredienti: Storia, turismo, cultura, enogastronomia. Senza, per questo, trascurare la sua importante tradizione industriale.

A confermare questa tendenza, a inizio 2016 sono arrivati i lusinghieri dati di Res Hospitality Business Developers, la fonte indipendente più autorevole di dati alberghieri in Italia, che pubblica i risultati relativi ai flussi turistici registrati nelle strutture ricettive durante le festività invernali.

Nel dettaglio, Torino,  per le sue opportunità culturali in continua espansione, si conferma la meta più visitata d’Italia. Il rinnovo del Museo Egizio e la mostra presso la GAM con i capolavori di Monet provenienti dalla Collezione del Musée d’Orsay di Parigi, prorogata per l’enorme successo sino al 14 febbraio 2016, uniti ad altri appuntamenti artistici e culturali di livello internazionale (la mostra di Matisse al Polo Reale, ad esempio) hanno richiamato nel 2015 un numero sempre maggiore di turisti, sia italiani che stranieri. Questo trend positivo perdura fin dal 2013 e quest’anno ha registrato un +5,7% in occupazione, +17% nella tariffa media (pari a circa 13 euro in più rispetto allo scorso anno) e un +23,8% nel ricavo medio per camera disponibile.

Vincenzo Ilotte, presidente della Camera di Commercio di Torino, ente che ha finanziato le indagini di performance alberghiera relative alla città, afferma: “Questi dati si allineano e danno concretezza ai numerosi riconoscimenti che la città sta raccogliendo in queste ultime settimane: secondo il New York Times, Torino è al 31° posto tra i 52 luoghi da visitare nel mondo, Lonely Planet ci considera al 6° posto tra le Top Ten destinazioni turistiche europee ed Enit ci colloca al 5° posto tra le maggiori attrazioni italiane del 2015. Musei con collezioni uniche, mostre e appuntamenti artistici e culturali di livello internazionale hanno richiamato sul nostro territorio milioni di turisti: il nostro compito è ora quello di continuare a lavorare per consolidare nel tempo i notevoli risultati raggiunti”.

E poiché il successo è difficile da raggiungere, ma ancora più difficile da mantenere, si sta lavorando per migliorare i risultati.

Si va dagli annunci di nuovi importanti eventi, come la mostra di Manet alla GAM, alla conferma di storici appuntamenti come il Salone internazionale del libro, che si svolgerà a Lingotto Fiere da giovedì 12 a lunedì 16 maggio 2016.

Sarà la prima edizione guidata dalla Presidente della Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura Giovanna Milella e si annuncia all’insegna di un deciso rinnovamento. Giovanna Milella, presidente del Salone del libro di Torino

C’è una grande attesa per la presentazione del 29° Salone internazionale del Libro. È sempre stato così, ma quest’anno in particolar modo perché nei mesi scorsi sono emerse situazioni economiche complicate, ereditate dalla gestione precedente. In realtà non abbiamo mai dubitato del Salone e della sua crescita. E abbiamo lavorato  intensamente non solo per risanare i conti – condizione prioritaria e imprescindibile per andare avanti e non ricreare i deficit – ma abbiamo puntato a costruire un Salone profondamente rinnovato.”

La presenza del Ministero dell’Istruzione farà del Salone uno dei poli formativi più importanti nel sistema del Paese, capace di proiettarsi attraverso l’Università e la Ricerca in una dimensione del sapere di livello internazionale”.

Inoltre il focus già annunciato sulla Cultura araba sarà una grande occasione di scambi internazionali, così come la partecipazione della Presidente della Commissione cultura e istruzione del Parlamento Europeo Silvia Costa”.

Silvia Costa, Parlamento europeo

Questo, infatti, è un anno cruciale di cambiamenti e di transizione propulsiva, a cominciare dalla fascia serale a ingresso ridotto, diretta specialmente ai giovani di giorno occupati con lo studio o il lavoro. Una fascia «smart» con musica e proiezioni speciali e un nuovo biglietto ridotto a soli 5 euro a partire dalle ore 18”.

Il Salone del libro ospiterà due eventi speciali: la mostra dei Quaderni dal carcere di Antonio Gramsci in versione originale, e i documenti dello storico Piero Melograni sulla Prima Guerra Mondiale, di ritorno da un’esposizione a Parigi e già ospitata alla Camera dei Deputati.

Il Salone, che sarà inaugurato dal grande concerto dell’Orchestra Sinfonica Nazionale Rai con il nuovo direttore principale, l’americano James Conlon, per la prima volta sarà rappresentato dalla creazione di un artista, Mimmo Paladino, per illustrare il tema scelto per la 29°edizione: Visioni.

Una notizia certamente particolare (e forse inattesa) è quella relativa al nuovo reality show cinese “Il mio matrimonio in giro per il mondo”.

I vigneti delle Langhe nel reality show Beijing Television

Torino e il Piemonte sono stati scelti dall’emittente Beijing Television BTV tra le destinazioni “da matrimonio” al mondo più amate dai telespettatori cinesi per il nuovo format televisivo in onda nei prossimi mesi. Le riprese per le prime due puntate del reality saranno effettuate tra Torino (Juventus Stadium, Mole Antonelliana, Reggia di Venaria) e le Langhe. Certo è che, pensando all’impressionante numero di spettatori del reality della TV cinese, c’è da ipotizzare che il numero dei turisti cinesi che vorranno visitare i luoghi del reality faranno felici albergatori e ristoratori del Piemonte. L’iniziativa rappresenta un’importante occasione di promozione del Piemonte sul mercato cinese, il quale ogni anno registra numeri rilevanti. Secondo un report pubblicato da Enit e Ministero degli Affari Esteri italiano, nel 2014 sono  stati 107 milioni i cinesi che si sono recati all’estero per motivi di turismo, quota record che testimonia l’importanza di questo mercato nel panorama del turismo mondiale. Oltre la consistenza di questi numeri, va tenuto presente il prestigio dell’emittente Beijing Satellite TV, la quale assicura una copertura di circa 1,1 miliardi di persone in 700 città a livello nazionale oltre che un bacino di utenza di circa 300 milioni di persone tra gli altri paesi asiatici e gli Stati Uniti; infine va considerato il vasto successo di pubblico che i Reality Show registrano nella Repubblica Popolare Cinese.

La bellezza della Reggia di Venaria

Molto soddisfatto il presidente di Film Commission (che curerà i dettagli dell’iniziativa) Paolo Damilano: «Abbiamo accolto l’opportunità che questo reality cinese rappresenta per Torino e la Regione con grande entusiasmo: la realizzazione di due puntate di “Il mio matrimonio in giro per il mondo”, oltre a coinvolgere strutture e persone del territorio, offre la possibilità di far conoscere a più di un miliardo di spettatori cinesi il centro storico della città e alcune attrattive – tra cui il Museo del Cinema – e altri luoghi, come le Langhe, di eccezionale bellezza e grandi tradizioni enogastronomiche e culturali».

Soddisfatta l’assessore alla Cultura e al Turismo della Regione Piemonte Antonella Parigi: «Ci siamo impegnati molto, l’anno scorso, per stringere rapporti sempre più intensi con questo Paese – spiega – e penso ai nostri frequenti viaggi al Padiglione Cina dell’Expo e ad altre iniziative come l’intervento sui social network cinesi, e la partecipazione a fiere come quella a Kunming».

E mentre Palazzo Madama ospita oggi la presentazione del reality show, una delegazione cinese prenderà parte domani al convegno “From Torino 2006 to Beijing 2022” che si svolgerà nel Salone d’onore del Castello di Valentino.

L’incontro, organizzato in vista delle Olimpiadi invernali di Pechino 2022, servirà agli ospiti cinesi per studiare cosa è stato fatto per i giochi olimpici di Torino 2006, per esaminare da vicino i dettagli tecnici   di un trampolino per il salto con gli sci,  disciplina   che da loro fino a oggi non c’era, magari per evitare i costosi errori fatti per gli impianti di salto di Pragelato (ormai abbandonato) o la pista di bob a Cesana (smantellata).

Buoni segnali, dunque: da coltivare e sviluppare con coraggio e idee nuove. Cercando di fare sistema e sfruttare, dal punto di vista turistico, un territorio che offre mille opportunità e bellezze.

i dolci tra le specialità gastronomiche del Piemonte

Matisse e il suo tempo in mostra al Polo Reale di Torino

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Matisse e il suo tempo Un vecchio proverbio piemontese ci ricorda che  “Se il tempo è bello il giorno di Santa Bibiana, farà bello un mese e una settimana”.

Lo scorso 2 dicembre, festa di Santa Bibiana, c’era il sole: per cui inutile sperare in abbondanti nevicate per il periodo natalizio. Pioggia e neve arriveranno a vacanze di Natale concluse e gli sciatori potranno rifarsi con le settimane bianche o nelle vacanze di Pasqua. Anche lo smog continuerà a farla da padrone: senza essere intaccato dai tardivi provvedimenti delle varie amministrazioni comunali. Palliativi, senza alcuna strategia o serio progetto per combattere l’inquinamento atmosferico.

Per coloro che, causa la mancanza di neve in montagna, sono rimasti in città e per coloro che hanno scelto Torino per trascorrere le feste di fine anno, ci sono moltissime opportunità di dedicare il tempo alle arti e alla bellezza.

La pittura innanzitutto. Con due importanti e bellissime mostre in città dedicate a artisti francesi.

La Galleria d’arte moderna  ospita una mostra dedicata a Monet: inaugurata a inizio ottobre e aperta sino al 31 gennaio 2016 , è la mostra più visitata in Italia e, per evitare le inevitabili lunghe code (anche se, dopo quelle registrate per alcuni padiglioni di Expo 2015, le code sembrano stranamente avere assunto un connotato positivo…), è consigliabile la prenotazione ( www.mostramonet.it ).

Inaugurata lo scorso 12 dicembre e aperta sino al 15 maggio 2016, nelle sale di palazzo Chiablese è ospitata la mostra “Matisse e il suo tempo”.

le opere di Henri Matisse in mostra a Torino Il ricco catalogo della mostra di Matisse

Con una cinquantina di opere di Matisse e altrettante di artisti a lui coevi quali Picasso, Renoir, Bonnard, Modigliani, Miró, Derain, Braque, Marquet, Léger – tutte provenienti dal Centre Pompidou di Parigi- la mostra consente di guardare le opere di Matisse attraverso il contesto delle sue amicizie e degli scambi artistici con altri pittori. Così, per mezzo di confronti visivi con opere di artisti suoi contemporanei, sarà possibile cogliere non solo le sottili influenze reciproche o le fonti comuni di ispirazione, ma anche una sorta di “spirito del tempo”, che unisce Matisse e gli altri artisti.

Una mostra eccezionale, resa possibile dal grande lavoro svolto dalla curatrice Cécile Debray, responsabile delle collezioni Matisse, “l’ansioso, il follemente ansioso” Matisse, presso il Musée National d’art moderne Centre Pompidou.

Cècile Debray, conservatore del Centre Pompidou Paris

La mostra ospitata al Polo Reale si sviluppa in dieci sezioni ed è organizzata, oltre che dal citato Centre Pompidou, da 24 Ore Cultura e Arthemisia Group che, nei mesi scorsi, avevano portato a Torino una importante mostra su Tamara De Lempicka.

Due mostre che, da sole, possono riempire questi giorni di vacanza.

In attesa di un riscontro della veridicità del citato proverbio e di un altro che dice che “Natàl n’tl puvràs, Pasqua n’tl pautàs” (Natale con la polvere, Pasqua nel fango) ovvero Natale col bel tempo porterà Pasqua con la pioggia, godiamoci queste bellissime mostre.

Mostra di Matisse a palazzo Chiablese

Le informazioni su orari e prezzi della mostra sono disponibili sul sito

www.mostramatisse.it

La galleria delle immagini della mostra dedicata a Matisse è disponibile sulla pagina di OkFoto.it

Matisse e il suo tempo in mostra al Polo reale

A Natale ogni giorno è buono per gustare la Merenda reale

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Merenda reale con Barbara Ronchi della RoccaMetti una giornata d’inverno, metti la voglia di qualcosa di buono, di un’atmosfera di festa come sempre accade nel periodo di fine anno. Che fare? Non hai certo la voglia di andare a confonderti con la massa di disorientati, che non trova niente di meglio che affollare i centri commerciali anche nei giorni di festa e quando non ha alcuna necessità di fare acquisti: centri tutti uguali, caotici, con le medesime iniziative escogitate per farti comperare qualcosa, comunque sia.

Ti ricordi allora di avere sentito parlare della Merenda reale e che a descriverne le caratteristiche, gli aneddoti e le regole del bon ton che l’accompagna era stata Barbara Ronchi della Rocca.

I portici del Caffè reale a Palazzo Reale di TorinoMerenda reale del Settecento servita ai tavoli del caffè

Un rito, quello della Merenda reale, che nasce nel Settecento, quando i regnanti di Casa Savoia si deliziavano a corte con cioccolata calda e biscotti da intingere nella bevanda (da cui il termine “bagnati”). Sarà accompagnato, dal 1800, dall’abitudine di degustare il Bicerin presso i caffè di Torino: Bicerin che diventa la consumazione abituale del mattino, da assumere entro l’ora di pranzo (a quei tempi le 12).

Nasce così un altro rito che portò anche cambiamenti negli usi e costumi del tempo: con il permesso dato alle “signore per bene” di entrare da sole nei caffè per consumare il Bicerin

Arredamenti eleganti per i caffè storici di Torino

Nell’ambito delle tante iniziative previste a Torino per “Un Natale coi fiocchi”, dal 19 dicembre sino al 10 gennaio 2016 alcuni locali storici della città propongono tutti i giorni – invece che soltanto nel fine settimana- la Merenda reale, sia nelle modalità in uso nel Settecento sia in quelle dell’800.

Sarà così possibile gustare la cioccolata calda fatta con l’acqua, così come vuole la tradizione, servita con i biscotti di pasticceria da intingere (savoiardi, torcetti, piccole meringhe, baci di dama, ecc.); oppure si potrà sorseggiare il Bicerin a base di caffè, fior di latte e cioccolata: esattamente come accadeva nell’Ottocento quando Torino, capitale del gusto, poteva già vantare una ricca costellazione di caffè e pasticcerie frequentati dalla ricca borghesia ma anche dai Reali e dalla loro corte.

In attesa di degustare la Merenda reale

Aumentano dunque le occasioni per degustare una bevanda buonissima ma anche per riscoprire (o scoprire per la prima volta) angoli più o meno noti di Torino, una città che non finisce di stupire per la sua bellezza e la sua Storia.

Accadrà così che, dopo esserti seduto al tavolino di uno dei locali che aderiscono all’iniziativa, dopo aver scattato l’ormai immancabile fotografia con lo smartphone, dopo non essere riuscito a evitare l’ennesimo selfie da postare subito sulla tua pagina Facebook, deciderai di spegnere il telefonino.

la tradizione della merenda reale e del bicerin

Allora incomincerai a guardarti attorno per scoprire particolari trascurati fino a quel momento (gli arredamenti del locale, le porcellane, i colori del soffitto): scoprirai anche la bellezza di dialogare con le persone che ti stanno accanto e ti accorgerai di quanto è più bello il mondo che ti circonda, se visto con i tuoi occhi e non sullo schermo rettangolare dello smartphone. Essendo impegnato nel gustare la Merenda reale, dovendo scegliere quale pasticcino assaggiare per primo, ti accorgerai che non è indispensabile rispondere immediatamente agli sms delle amiche, commentare le fotografie che le tue “amicizie Facebook” continuano a postare incessantemente. Non solo, finita la Merenda reale e uscito dal locale, ti guarderai attorno e vedrai gli addobbi di Natale, le Luci d’artista, i colori del cielo di Torino, le vie e le piazze, le facciate e i cortili degli storici palazzi del centro città.

Gli argenti di Casa Savoia al Caffè reale gestito da Gerla 1927

Ti renderai finalmente conto che si può camminare senza tenere in mano il cellulare e portarlo in continuazione all’orecchio per parlare parlare parlare al telefono con qualcuno che, allo stesso modo, magari sta passeggiando dall’altro lato della stessa piazza.

Tornerai a casa soddisfatto di avere passato un momento diverso, gustandoti la Merenda reale. E se a quel punto l’astinenza da telefonino sarà ormai insopportabile, potrai raccontare a tutti gli amici quell’intervallo di vita dolce e colorata che ti sei preso.

I locali che aderiscono all’iniziativa della Merenda reale del Settecento sono il Caffè reale di Palazzo Reale (a cui si riferiscono le immagini della pagina e che recentemente è stato affidato alla gestione del gruppo Gerla 1927), la Caffetteria del Castello di Rivoli, la Caffetteria degli argenti della Reggia di Venaria, il Caffè Madama di Palazzo Madama. Il costo della Merenda reale è di 10 euro a persona.

argenti e porcellane di Casa Savoia

La Merenda reale dell’Ottocento (12 euro a persona) può essere gustata presso il Caffè Elena, la Gelateria Pepino, il Neuv caval ‘d Brons, il caffè San Carlo e la Torrefazione Moderna.

 

Pragelato, il degrado dei trampolini delle Olimpiadi 2006

Il campo da golf di Pragelato ha cancellato una bella passeggiata

C’è un paese di montagna, Pragelato, che ha la fortuna di potere contare su due stagioni turistiche. Quella invernale, con le sue piste molto belle e tecniche (oltre a una fantastica pista di fondo che entra nel Parco della Val Troncea); quella estiva, per chi ama l’aria buona dei 1500 metri con le fresche e ottime acque delle sue innumerevoli fontane, con la possibilità di percorrere passeggiate più o meno impegnative, in mezzo agli alpeggi e boschi di larici, con incantevoli panorami.

In una guida turistica del TCI del 1934 si legge: “le varie borgate che compongono il comune si succedono lungo la carrozzabile nell’elevato, ampio e ridente bacino di Pragelato … La posizione è pittoresca; Pragelato è celebre per la sua flora montana …”

Proprio dieci anni fa, in questo periodo, nel paese c’era gran fermento: si dovevano completare i lavori per gli impianti di gara che di lì a pochi mesi avrebbero ospitato le gare olimpiche di salto dal trampolino e sci di fondo.L'ingresso agli impianti dei trampolini, ormai inutillizzati da tempo

Le Olimpiadi invernali Torino 2006 portarono con sé sconvolgimenti del territorio e costruzioni di impianti che era sin troppo facile definire inutilizzabili. Ovviamente non mancarono le  dichiarazioni piene di ottimismo da parte degli organizzatori e amministratori pubblici e da parte di tutti coloro che avevano creduto alla favola che le Olimpiadi 2006 avrebbero portato continuo sviluppo e benessere a Pragelato.

 

La stazione di partenza dei trampolini di Pragelato: lo striscione spostato dal vento senza che nessuno lo rimetta a postoPragelato, particolare dei tre trampolini per la scuola di salto mai avviata

Intanto i residenti -proprietari di seconde, terze, quarte case – disdettavano i pur ricchi contratti di affitto con i turisti che le occupavano magari da anni, per affittarle, per un mese o poco più, a giornalisti, atleti, operatori, spettatori delle gare olimpiche ai prezzi stratosferici garantiti dagli organizzatori. Fiduciosi che – incassati i ricchi affitti “olimpici” – avrebbero potuto nuovamente affittare gli stessi alloggi a coloro che, solo pochi mesi prima, avevano salutato con un “Ho chi mi paga di più!”.

Nel frattempo la speculazione edilizia non aveva perso tempo, costruendo case  anche dove, sulle rive del Chisone, per anni era rimasta in funzione una segheria o dove i vecchi non avrebbero edificato neppure un pollaio.

Per tutti coloro che  non avevano interessi diretti nella costruzione dei trampolini per il salto (5 in tutto: due per le gare, tre per una fantomatica scuola di salto) era stato subito evidente che sventrare la montagna davanti al paese sarebbe stato uno scempio ambientale e l’ennesimo spreco di denaro pubblico (per i trampolini furono spesi circa 35 milioni di euro!).

Pragelato, la natura sta riprendendosi i suoi spazi rovinando le attrezzature dell'impianto dei trampolini Pragelato, la tribuna spettatori per il salto dal trampolino

Se non altro perché il salto dal trampolino è una specialità che in Italia non ha il seppur minimo seguito di spettatori (ma neppure di atleti: una visita al sito della Federazione italiana sport invernali dà il numero esatto degli atleti italiani : oggi non si arriva a dieci), perché i 1.500 metri sul livello del mare di Pragelato sono tali da non garantire un sufficiente innevamento in tutti gli inverni, perché i costi di manutenzione degli impianti  non sarebbero stati sostenibili se non –forse- con un utilizzo continuo dell’impianto e ricche contribuzioni da parte di sponsor. Credere addirittura all’idea di potere avviare una scuola di salto dal trampolino a Pragelato, infine,  era come credere alla favola dell’asino che vola.

Pragelato: la mancata manutenzione della tribuna dello stadio dei trampolini

Ma come spesso accade in Italia, bastano i ricchi interessi di pochi per cancellare i diritti di tanti.

Le ruspe fecero il loro lavoro, le colate di cemento furono impressionanti, furono anche utilizzati  gli elicotteri per trasportare alcuni componenti degli impianti e tutto fu pronto per il febbraio 2006. Nei giorni delle Olimpiadi 2006  Pragelato era piena, oltre che di atleti, tecnici, accompagnatori e giornalisti, di turisti, di tifosi, di re, principi e ambasciatori, sotto i riflettori delle TV di tutto il mondo: come mai era accaduto nella sua storia e come mai potrà nuovamente accadere. Per la località montana sarebbe stato sufficiente coltivare e sviluppare le relazioni nate in quel periodo per farne un centro turistico di primo piano.

Pragelato: l'impianto di risalita per gli atleti

Invece non si fece nulla in tal senso e oggi Pragelato, mentre la natura, come mostrano le fotografie, sta cercando di nascondere le brutture olimpiche, si accorge di essere sprofondato nell’anonimato più assoluto, perdendo anche quelle manifestazioni di una certa rilevanza (Iron bike, Racchette in valle) che hanno seguito l’ex sindaco, Valter Marin, a Sestriere.

Dieci anni dopo le Olimpiadi 2006 i trampolini di Pragelato restano inutilizzati, senza un futuro e rappresentano l’ennesimo monumento alla stupidità dell’uomo che è disposto a sacrificare un bosco proprio davanti al paese per costruire qualcosa che  –in dieci anni – è stato utilizzato  per neppure 30 giorni.

le erbacce sulla tribuna dello stadio del trampolino a Pragelato

Gli amministratori locali del periodo olimpico, non contenti di avere abbattuto un intero bosco per costruire i 5 inutili trampolini del salto con altrettante ferite nella montagna,  cancellarono anche una meravigliosa passeggiata per fare posto a un campo da golf.

Prima delle Olimpiadi 2006 era infatti possibile, partendo dal centro del paese e camminando in mezzo a prati verdi, con l’ombra dei larici alla sinistra e con il fiume Chisone alla destra, arrivare sino all’inizio della Val Troncea. Quella bellissima passeggiata è stata interrotta per fare posto ad alcune buche di un campo da golf, costruito subito dopo i Giochi invernali, che occupa le due sponde del fiume. Con la pretesa, per fare divertire pochi giocatori su qualche centinaio di metri di campo, di impedire a  tutti gli altri,  turisti e residenti, di percorrere circa 3 km di quella passeggiata, costringendo il turista a camminare (o pedalare o andare a cavallo) su una strada sterrata, polverosa e completamente al sole… Un campo da golf con sole 9 buche, che utilizza anche parte delle strutture costruite con i finanziamenti pubblici per le Olimpiadi 2006, realizzato a soli 10 km da quello del Sestriere che di buche ne ha invece 18.

Un altro pezzo di paesaggio del paese che è diventato uno spazio riservato ai pochi utilizzatori del campo, realizzato con l’abbattimento di alberi secolari  necessario per fare spazio alle buche del campo da golf con  un impatto ambientale negativo dovuto all’uso di pesticidi e diserbanti usati per conservare il “green” : tutto ciò proprio nelle vicinanze di un Parco naturale e sulle sponde del fiume che attraversa il campo stesso.

Un paese che risente della difficile situazione economica generale, con pochissimi mezzi, che ha perso molti turisti che ne apprezzavano le piste di sci (gli impianti di risalita sono fermi da una decina d’anni: mancano i soldi per farne di nuovi e il collegamento con le piste del Sestriere dalla frazione del Plan oggi ne sconsiglierebbe la realizzazione) e le notevoli passeggiate. Un paese collocato in un territorio che ha enormi potenzialità di sviluppo (basti pensare alla imponente costruzione del Forte militare di Fenestrelle, all’importante Museo del Costume spesso chiuso per mancanza di personale, ai Parchi naturali della zona, in difficoltà per i continui tagli di stanziamenti): dove però la necessità di fare sistema diventa fondamentale per lo sviluppo della Valle.

La realtà odierna è fatta di un calo di presenze turistiche ,  di tanti cartelli “vendesi” e “affittasi” con la speranza che la nuova amministrazione, guidata da circa un anno da Monica Berton, una signora gentile e molto determinata, che conosce fin troppo bene le difficoltà in cui si dibatte il paese, possa vincere una sfida al limite dell’impossibile. Per farcela avrà bisogno dell’aiuto non solo della sua squadra di governo, ma di tutta la popolazione: che spesso sembra remare contro un sano sviluppo turistico del paese, divisa com’è in mille fazioni (oltre che in tante frazioni).

Pragelato si era  illuso che le Olimpiadi 2006 portassero benessere per sempre: quel febbraio con le vie invase dai turisti aveva fatto credere che la festa non sarebbe mai finita.

Invece la realtà è molto dura: perché sono tante le località turistiche di montagna a circa 80 km da Torino che offrono piste da sci e belle passeggiate.  I turisti  amano andare dove si sentono accolti con sorrisi e  cordialità, magari con qualche bella manifestazione folkloristica, culturale e, perché no, con qualche buon piatto di cucina locale, come è stato fatto recentemente con  una manifestazione costruita attorno a prodotti tipici quale le patate e il miele di Pragelato.

 

Le casette dei mercatini di Natale a PragelatoNon possono essere attratti da un paese dove una dozzina di casette in legno, del tipo che si utilizza per i mercatini di Natale, da anni, per tutta l’estate, restano chiuse  in una delle piazze principali del paese: togliendo spazio ai parcheggi, nascondendo i campi da tennis del vicino centro sportivo ma consentendo di accendere le luminarie natalizie a san Lorenzo (cosa, in effetti, rarissima: forse unica nel panorama turistico!).

D’altra parte, nel 2012, a un turista che si lamentava delle poche iniziative in calendario per la stagione estiva, l’allora sindaco Arolfo rispondeva su La Stampa :«…  invito a rileggere la storia delle donne e degli uomini di Pragelato che hanno saputo vivere in un territorio ostile e difficile: con più umiltà si potrebbe comprendere che manifestazioni come Miss Mucca fanno parte della storia delle nostre montagne che non rappresentano il parco divertimenti per la soddisfazione dei “cittadini torinesi”».

Forse molti “cittadini torinesi”, seguendo l’invito del sindaco di allora, scelsero di andare a divertirsi in altri paesini di montagna. L’augurio per la nuova Amministrazione è che possa  cancellare queste sensazioni negative nel turista che credeva di trovare sulle montagne di Pragelato anche la possibilità di divertirsi.

Nel racconto fotografico mostriamo alcuni esempi del degrado degli impianti olimpici  e  della trasformazione di una delle più belle passeggiate del paese in un campo da golf.

Clicca sulle immagini per ingrandirle

 

Paesaggi innevati da fiaba in Val Chisone

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Un paesaggio innevato

In inverno, la neve e la montagna formano un binomio naturale inscindibile che, nella sua semplicità, offre allo spettatore che si trovi in quei luoghi la possibilità di ammirare scenari fiabeschi.
Gli alberi carichi di neve in val ChisoneIl candore e la lucentezza dei paesaggi, i rami degli alberi ed i tetti delle baite ricoperti di neve, le formazioni di ghiaccio lungo i torrenti rendono l’atmosfera dei paesi di montagna pregna di un senso di grande serenità, favorita anche dal silenzio e dall’aria “frizzante” che solitamente accompagnano le grandi nevicate invernali.
Simmetrie generate dalla neve e dalle nuvoleFotografia di un paesaggio innevato scattata con obiettivo grandangolareLe foto di questo post sono state scattate in Val Chisone durante l’abbondante nevicata di gennaio 2014. In particolare, ritraggono alcuni scenari che si possono ammirare lungo la pista per sci di fondo che collega la cittadina di Pragelato alla Val Troncea: un percorso famoso ed impegnativo, teatro tra l’altro delle gare delle Olimpiadi di Torino (delle quali tra pochi giorni ricorrerà l’ottavo anniversario), che porta gli sciatori a contatto con la grande natura delle nostre montagne.
La neve crea paesaggi da fiaba
Un albero solitario in mezzo ad una abbondante nevicata
Una baita in mezzo ad alberi innevati al Plan, frazione di Pragelato
Una suggestiva immagine notturna di Pragelato, frazione Plan
Una suggestiva visione notturna dell’abitato di Plan, frazione di Pragelato all’imbocco della Val Troncea

Visita Torino: la Cavallerizza Reale in via Verdi

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Natale a Torino: manca ancora un mese all’arrivo di Babbo Natale, ma i negozi stanno già preparando le vetrine con colorati e festosi addobbi ; nelle vie del centro sono accese da tempo le Luci d’artista; intanto piazza San Carlo ospita “CioccolaTO 2013. Chi lo fa…vi aspetta!”, una manifestazione dedicata al cioccolato made in Italy con stand presi d’assalto dai golosi e da chi, per tempo, fa acquisti per regalare dolcezza il prossimo 25 dicembre; lunghe code di amanti del cinema alle biglietterie del 31° Torino Film Festival diretto da Paolo Virzì; molti i turisti in attesa di salire sulla Mole Antonelliana o di visitare il Museo del Cinema.
Torino è una città che, finalmente,  si apre ai turisti: con piena soddisfazione degli ospiti.
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Lungo la via Verdi che dalla Mole porta al Teatro Regio in piazza Castello sono però pochi quelli che si fermano ad ammirare il complesso della Cavallerizza: una via piena di bellezze architettoniche (si pensi alla sede storica dell’Università o alle facciate posteriore e laterale del teatro Regio) poco considerata dai percorsi turistici, che privilegiano la via Po.
 
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Il complesso architettonico della Cavallerizza fu progettato dall’architetto Amedeo Castellamonte: visitandolo oggi, è possibile fotografare una parte di Torino dove un orologio della ditta P. Granaglia & c. sembra indicare che il tempo si è fermato al dopoguerra, fatto salvo un cantiere per recuperare almeno una delle costruzioni che diventerà la nuova Aula Magna dell’Università di Torino.
 
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Per altre informazioni sulla Cavallerizza Reale clicca  qui

 

 

Villa della Regina, una splendida costruzione sulla collina torinese

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Villa della Regina è una splendida costruzione, circondata da giardini e fontane e una vigna, che costituisce il fondale scenografico di Torino oltre il fiume Po. La costruzione del complesso sulla collina torinese, sul modello delle ville romane, fu voluta dal principe cardinale Maurizio di Savoia, figlio del duca Carlo Emanuele I ad inizio Seicento. 
Sul sito della Soprintendenza www.artito.arti.beniculturali.it si legge che “nel 1657 la moglie Lodovica ne amplia fabbricati e giardini, aggiornando decorazioni e arredi. Nel 1692 la Vigna passa ad Anna d’Orleans, moglie di Vittorio Amedeo II, che dispone, in quella che ormai sarà chiamata Villa della Regina, importanti interventi. Con la guida dell’architetto Filippo Juvarra, e poi di Giovanni Pietro Baroni di Tavigliano, si ridefiniscono spazi e rapporti con il giardino, l’arredo e le decorazioni seicentesche, con il coinvolgimento dei grandi artisti all’opera nei cantieri regi della capitale del regno”.

 

La caratteristica del progetto iniziale di vigna, poi villa con i padiglioni aulici, le grotte, i giochi d’acqua nei giardini e nel parco e le zone di servizio ed agricole, fu conservata anche quando  Vittorio Emanuele II nel 1868 donò il complesso all’Istituto per le Figlie dei Militari.

Nel Novecento i danni dei bombardamenti, la mancata manutenzione del delicato equilibrio fra la costruzione e giardini, seguita da graduale abbandono, parziali smembramenti, ed interventi impropri, avevano compromesso lo straordinario complesso . 

 

A partire dal 1994 la Soprintendenza per i Beni Storici del Piemonte  guidò l’opera di restauro, realizzata con fondi statali, di enti e privati, riportando la Villa della Regina al suo antico splendore.
Una delle tante meraviglie di Torino e dell’Italia, forse non sufficientemente conosciuta e curata.
Lasciando alle spalle piazza Vittorio e la basilica della Gran Madre, si sale lungo la via che porta il nome della Villa, per poi salire lungo la Strada santa Margherita che conduce sino al colle della Maddalena.
Certamente il turista straniero, che difficilmente può  capire come funzionino le cose nel Bel Paese (per cui può accadere che certi interventi spettino al Comune, altri alla Provincia, altri ancora alla Regione e, infine, anche al Ministero dei Beni Culturali), arrivando nei pressi della Villa, si stupirà di non vedere segnalato un parcheggio auto, dovrà lasciare l’auto in uno sterrato, pieno di buche, fango e cartacce, non troverà le strisce pedonali per attraversare una strada con tante curve e, ultima sorpresa, scoprirà che per visitare un tale gioiello… non dovrà pagare neppure un centesimo.

 

 Ovviamente, se al termine della visita il nostro turista (straniero o no) volesse acquistare un libro sulla Villa, qualche cartolina ricordo o magari una bottiglia del vino della Vigna reale non potrà farlo: perché la presenza del poco personale in loco, è appena sufficiente per controllare che nessuno scatti fotografie all’interno delle sale della Villa, che non faccia danni e  per organizzare una visita guidata del Palazzo.
Torino e il Piemonte hanno già fatto molto per migliorare l’accoglienza turistica: la Villa della Regina dovrà maggiormente essere valorizzata.
Affacciarsi dalle sue balconate offre al visitatore uno spettacolo emozionante: con tutta la Città ai piedi della collina e l’arco alpino a racchiuderla.
 

Festival Beethoven: folla entusiasta per la serata finale

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Festival Beethoven: Il Direttore J. Valcuha al termine della Sinfonia n. 5 raccoglie meritatissimi applausi
J. Valcuha, Festival Beethoven
Si è concluso ieri sera il Festival Beethoven organizzato dalla Città di Torino nella bellissima piazza San Carlo stracolma di pubblico entusiasta.
Sul podio il Direttore principale dell’Orchestra sinfonica nazionale della Rai, Juraj Valcuha, per l’esecuzione di due sinfonie del geniale compositore tedesco: la Sinfonia n. 6 (Pastorale) e la Sinfonia n. 5, forse la più conosciuta tra le opere di Beethoven.
I primi spettatori erano arrivati in piazza già verso le 16 e poco dopo le 18, quando sono iniziate le prove generali dell’Orchestra sinfonica,  i posti a sedere erano prossoché esauriti. Un pubblico sempre più numeroso: che ha fatto saltare tutte le misure di sicurezza, con gli spettatori seduti per terra a occupare anche gli spazi delle cosiddette vie di fuga. Non ostante i disperati tentativi messi in atto fino all’ultimo, da parte degli addetti alla sicurezza, di fare rispettare le regole. Non c’è stato niente da fare: un grave problema  che gli organizzatori dovranno sapere risolvere per la prossima edizione.
Festival Beethoven, Torino, Sinfonia n.5
 
Il Festival Beethoven ha avuto un successo superiore alle attese: decine di migliaia gli spettatori che dal 24 al 30 giugno hanno assistito alle esibizioni sul palco di piazza San Carlo. Tanto che il sovrintendente Rai Michele Dall’Ongaro ( www.osn.rai.it ), nel suo intervento a inizio della serata conclusiva del Festival, non ha escluso che il prossimo anno si possa ripetere una iniziativa analoga.
 
 
Il sovrintendente Rai, Dall'Ongaro, legge il messaggio del ministro Bray
M. Dall’Ongaro, Rai, Torino
“Torino è città della musica, con il Teatro Regio, l’Auditorium Rai, l’Orchestra sinfonica” ha aggiunto Dall’Ongaro, prima di leggere un breve messaggio che il ministro per i Beni culturali, Massimo Bray, ha voluto fare pervenire per l’occasione.
Torino è una città che, ancora una volta, vuole dimostrare forza e capacità per reagire a una dura situazione economica: la cultura è certamente uno dei punti di forza sui quali puntare e il successo della manifestazione è lì a dimostrarlo.
 
L’ultima serata del Festival Beethoven era iniziata con l’esibizione dell’Orchestra Pequenas Huellas che ha eseguito la travolgente Danzon n.2 di Arturo Marquez: bravissimi i giovanissimi interpreti, alcuni dei quali hanno poi suonato con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai durante l’esecuzione della Sinfonia n.5
 
Nel post alcune immagini della serata conclusiva del Festival Beethoven.
 
 
 
Festival Beethoven: Il Direttore e alcuni orchestrali curano i dettagli durante le prove generali
Festival Beethoven, Torino, prove generali
Festival Beethoven: il Direttore prima dell'inizio delle prove generali dell'ultima serata
J. Valcuha,  prove generali, piazza san Carlo
 
 
 
 
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Le fotografie dei portici di Torino

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I portici di piazza San Carlo
Anche in queste giornate di pioggia Torino ti regala la possibilità di passeggiare con calma per le sue vie e le sue piazze, per ammirarne le numerose bellezze architettoniche, oltre che a invitarti a una sosta nei suoi famosi caffè storici e a guardare le vetrine delle boutique.
I portici di Torino si estendono per oltre 16 chilometri; qualcuno dice 18, includendo anche quelli che sono stati costruiti in quartieri periferici. Alcuni lastricati in pietra (via Po, piazza San Carlo, piazza Castello, corso Vittorio Emanuele), altri  in marmo (via Roma, con le vetrine dei grandi marchi del lusso), i portici costituiscono una caratteristica architettonica urbana unica per estensione, continuità, luminosità e sviluppo su vie, corsi e piazze.
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I portici di piazza Carlo Alberto

























Torino  disponeva di portici fino dal Medioevo, come ne è esempio la piazza delle Erbe davanti all’attuale Municipio (ora piazza Palazzo di Città); però soltanto all’inizio del Seicento il portico diventa elemento di particolare rilievo: ne è prova l’ordinanza del giugno 1606 di Carlo Emanuele I che si riferisce alla costruzione della piazza Castello. In seguito sarà progettata e costruita a portico piazza San Carlo (1630-1650) (Castellamonte), mentre Filippo Juvarra costruisce i portici nei quartieri di Porta Susina e nella piazzetta del mercato di Porta Palazzo; nel 1756 Benedetto Alfieri riprende e attua il progetto dei nuovi portici sulla piazza Palazzo di Città.
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Galleria Subalpina, particolare

Nell’800 altri spazi porticati si aggiungono a quelli esistenti: piazza Vittorio Emanuele I (ora piazza Vittorio Veneto), poi piazza Carlo Felice, davanti alla stazione di Porta Nuova, e infine piazza Statuto.

I portici di corso Vittorio Emanuele II e corso Vinzaglio, delle vie Sacchi, Nizza, Roma, Cernaia e Pietro Micca, infine, costruiscono un anello pedonale che consente di collegare la stazione centrale di Porta Nuova e quella di Porta Susa.
I portici di Torino ospitano molte iniziative: vale la pena di ricordare, alla vigilia dell’apertura della 26° edizione del Salone internazionale del Libro ( www.salonelibro.it ), Portici di carta, che ospita in via Roma, piazza san Carlo e piazza Carlo Felice quella che viene definita “la libreria più lunga del mondo”.
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via Po, la passeggiata del re
C’è un aspetto curioso che colpisce molti turisti in visita alla città: i portici di via Po, percorrendone il lato sinistro (se immaginiamo di avere Palazzo Madama alle spalle), non hanno soluzione di continuità, ossia proseguono anche nell’attraversamento delle vie; questo era motivato dall’esigenza di riparare ininterrottamente dalla pioggia la passeggiata del re e della regina dal Palazzo Reale di piazza Castello (laddove oggi ci sono gli accessi alla Biblioteca Reale e alla Armeria Reale) fino alle sponde Po.
Nel post alcune immagini dei portici di Torino. 
Si rimanda al sito del Comune di Torino per altre indicazioni storiche sui portici della città www.comune.torino.it
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La vetrina di Louis Vuitton, in via Roma
I portici davanti all’Armeria Reale

 

Teatro Regio, la fabbrica dei sogni

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Buon compleanno, Teatro Regio!
Il Teatro Regio di Torino, progettato dall’architetto Carlo Mollino, fu inaugurato il 10 aprile 1973 con l’opera di Verdi “I vespri siciliani”, con la regia di Maria Callas e Giuseppe Di Stefano. Nell’ambito delle manifestazioni “Teatro Regio, 1973-2013, la rinascita” è stata organizzata una giornata di apertura straordinaria, dando così a molti la possibilità di visitare il Teatro, in tutte le sue parti.
Le origini del teatro risalgono al XVIII secolo quando Vittorio Amedeo II decise di commissionare all’architetto Filippo Juvarra la progettazione e la costruzione di un grande teatro nell’ambito del più generale riassetto urbano di piazza Castello. L’intento sarà perfezionato da Carlo Emanuele III (incoronato re nel 1730) il quale, in seguito alla morte dello Juvarra, affidò il progetto all’architetto Benedetto Alfieri. Il Regio Teatro, costruito in soli due anni, fu inaugurato nel dicembre del 1740. Nella notte tra l’8 e il 9 febbraio 1936 il Teatro Regio fu completamente distrutto da un incendio, causato da un corto circuito nei sotterranei. Furono necessari 37 anni per la ricostruzione e giungere alla inaugurazione del nuovo Teatro Regio: 40 anni fa.
Nel Foyer del Toro, che prende il nome dal simbolo di Torino e del Teatro, collocato al centro delgrande mosaico in marmo, con una superficie totale di 750 mq e che può ospitare fino a 300 persone, è possibile visitare la mostra, curata da Paola Giunti e Simone Solinas, con la storia dei progetti della ricostruzione del Teatro, con numerosi e interessanti disegni originali di Carlo Mollino, messi a disposizione dal Politecnico di Torino.
A pochi metri dalla sede della mostra “Il Re e l’Architetto”, ospitata nelle sale espositive dell’Archivio di Stato, in piazzetta Mollino, ecco dunque una  rappresentazione che, parafrasandone il titolo , potremmo chiamare “Il Regio e l’Architetto”.
 Nel Foyer d’ingresso, oltre ad alcuni raffinati costumi teatrali, è esposto il modello in dimensioni reali, oltre 5 metri di lunghezza, dell’auto del futuro progettata da Carlo Mollino negli Anni ’50 e realizzata dal Carrozziere Stola.
Nelle fotografie, alcuni momenti della festa di compleanno del Teatro Regio che, facendo nostre le parole del Sovrintendente Walter Vergnano, può ben definirsi “meravigliosa fabbrica di sogni” di una Città che “ a pieno titolo, può definirsi Capitale della Musica”.

Velocità, il tema di Elkann nei nuovi percorsi delle Collezioni GAM a Torino

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Il presidente della Fiat John Elkann, nel proporne il tema  afferma che “la Velocità condiziona l’agire come il pensare, fino a diventare vertigine; l’inventore e scienziato Rey Kurzweil sostiene che il progresso tecnologico non è lineare ma esponenziale, e segue un ritmo così rapido da superare la Natura, tendendo all’Infinito“.
Un richiamo, dunque, ad altri due temi – appunto la Natura e l’Infinito – presenti nei nuovi percorsi delle collezioni della GAM di Torino e visitabili dal 29 marzo 2013. Nella sala 4 del primo piano della Galleria, dove velocità e pensiero sono rapportati a spazio e tempo, è esposta un’opera di M. A. Robinson (Los Angeles, 1972). Nella presentazione dell’opera si legge che “il vortice creato dalla struttura di sedie allude alla circolarità di un pensiero che rimanda all’idea di famiglia e comunità”.
Nelle nostre fotografie abbiamo voluto dare una lettura che, spezzando questo anello, inviti il visitatore a fermarsi.
Per guardare con attenzione il mondo che lo circonda: in questo caso,  un mondo di opere artistiche. Nella quotidianità  il mondo dove gli altri temi della mostra (Natura, Etica, Infinito) sono troppo spesso sacrificati al tema delle Velocità. Come ha detto Luciana Castellina in occasione della presentazione del percorso da lei proposto (la Natura), al tema della Velocità avrebbe voluto contrapporre quello della Lentezza: ma non voleva dare adito a strumentalizzazioni, magari legate alla TAV.
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TuttaDritta 2013, manca un mese al via!

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TuttaDritta, la 10 chilometri che gli organizzatori definiscono la più dritta di Italia, è giunta alla 11esima edizione: si correrà il 24 marzo 2013.
Appena entrati nella primavera si tornerà a correre sul classico percorso pianeggiante, lineare e adatto a tutti.
Partenza dal centro di Torino, piazza San Carlo, con arrivo alla Palazzina di caccia di Stupinigi.
TuttaDritta è aperta a tutti: donne, uomini, ragazzi, amatori di tutte le età, che magari utilizzeranno il tempo limite delle 2 ore per arrivare al traguardo, e atleti professionisti, che impiegheranno circa mezz’ora per compiere lo stesso percorso (nelle foto alcuni dei partecipanti alla Turin Marathon 2012).
Si potrà dunque correre, marciare spediti o semplicemente camminare insieme sotto il cielo di Torino.
TuttaDritta, per il settimo anno consecutivo, sarà anche il Campionato italiano delle Palestre: un premio speciale sarà assegnato alla palestra che parteciperà con il maggior numero di iscritti.