Il Centro cicogne e anatidi di Racconigi

Cicogna

Anatra mandarina A Racconigi, territorio al confine tra le province di Cuneo e Torino, è possibile vivere una piacevole esperienza naturalistica visitando il Centro cicogne anatidi. Si tratta di una vasta zona verde protetta, situata nelle zone adiacenti al parco del Castello Reale di Racconigi, adibita alla tutela ed al ripopolamento di diverse specie aviarie.

 

 

LA FONDAZIONE DEL CENTRO AD OPERA DI BRUNO VASCHETTI

Il Centro cicogne e anatidi fu realizzato nel 1985, grazie alla collaborazione tra la Lega Italiana Protezione Uccelli (LIPU) e Bruno Vaschetti, agricoltore della zona e appassionato ornitologo. Fu proprio Vaschetti a permettere la creazione del centro, mettendo a disposizione una parte dei campi coltivati di cui si prendeva cura nella cascina Stramiano. Ancora oggi, dopo oltre 30 anni, il signor Bruno è al timone della sua creazione insieme alla sua famiglia.

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Il primo obiettivo, all’epoca della fondazione del Centro, fu quello di favorire la reintroduzione in zona della cicogna bianca, presente in passato in quei territori ma ormai estinta al XVIII secolo. Vennero così portate a Racconigi le prime dieci cicogne, che sarebbero diventate le capostipiti di una grande famiglia che, in 30 anni, ha visto la nascita di più di 1200 piccoli.

P4291699Oggi, sui camini del Centro ma anche sui tetti delle abitazioni dei paesi circostanti, è facile vedere diversi nidi che in primavera si riempiono di uova prima e di piccoli poi, amorevolmente sorvegliati a tempo pieno dalle cicogne adulte, che “parlano” tra loro con il caratteristico frenetico battito del becco. In autunno, le cicogne bianche migrano verso l’Africa, per poi fare ritorno al Centro l’anno dopo, nel periodo della cova.

Centro cicogne e anatidi

NON SOLO CICOGNE: UN PARADISO PER FOTOGRAFI E BIRDWATCHERS

Negli anni, il Centro cicogne e anatidi di Racconigi si è ampliato ed evoluto, diventando zona di tutela anche per diverse specie di oche, anatre e cigni, alcune a rischio di estinzione.  Dal 2000 è riconosciuto anche come centro recupero fauna selvatica, nel quale vengono curati e riabilitati gli esemplari rinvenuti feriti nella provincia di Cuneo.

P4291528Le strutture del Centro si sono arricchite ed evolute nel corso del tempo, così come gli spazi a disposizione degli animali, ed oggi migliaia di persone visitano questo posto in cui è possibile ammirare i volatili nel loro habitat naturale.

Intorno alla palude ed alle zone boschive di maggior interesse sono stati allestiti diversi capanni di osservazione, che consentono di rimanere a stretto contatto con le diverse specie presenti osservandone il comportamento senza essere visti. P4291886Per questo, il Centro cicogne e anatidi di Racconigi è frequentato anche da molti fotografi naturalisti, che trovano un contesto molto favorevole per portare a casa scatti memorabili. Per maggiori informazioni su orari ed attività si può visitare il sito del Centro cicogne e anatidi.

 

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Ferragosto in città

Torino-15

Torino Porta Nuova, la facciata dopo i lavori di restauro

Ci sono stati anni in cui La Stampa, per dare ai lettori un’idea della città “chiusa per ferie”, in occasione del Ferragosto pubblicava una fotografia di piazza san Carlo deserta: erano gli anni in cui la piazza era ancora adibita a parcheggio e quindi quel contrasto tra la piazza piena di auto dei giorni lavorativi e la piazza deserta a Ferragosto era molto significativo, soprattutto erano gli anni in cui le vacanze dei torinesi (e non solo) erano in qualche modo condizionate dalla chiusura per ferie degli stabilimenti Fiat. Poi arrivarono le difficoltà e la crisi del Gruppo Fiat e quelle partenze di massa per le vacanze rimasero un ricordo. Da tempo, eliminato il parcheggio in superficie, piazza san Carlo è tornata alla sua bellezza architettonica e per fotografarla deserta non è più necessario attendere Ferragosto. Gli stabilimenti Fiat sono spesso chiusi, non per le ferie ma perché le maestranze sono in cassa integrazione, in attesa che FCA metta in produzione i sempre annunciati nuovi modelli. Per cercare di uscire dalla crisi economica conseguente alle difficoltà della FCA, da anni l’area metropolitana di Torino sta cercando di inserirsi nei circuiti internazionali del turismo, puntando sulle bellezze storiche e paesaggistiche, oltre che su iniziative culturali.

Certamente sono stati fatti progressi (neppure troppo difficili da conseguire quando, come nel caso di Torino, si partiva praticamente da zero): ma c’è ancora molta strada da percorrere perché l’economia di Torino possa contare in modo significativo anche sul Turismo.

Turisti a passeggio nelle vie deserte di Torino a Ferragosto

Coloro che hanno scelto Torino per il lungo ponte di Ferragosto, per visitare le importanti mostre in cartellone, hanno trovato la bella sorpresa di alcuni musei con biglietti a prezzo ridotto e con orari di apertura prolungati, non si sono trovati di fronte a quelle chiusure per turno settimanale difficili da spiegare (si tengono aperti i supermercati e si chiudono i musei); sono invece mancate quelle iniziative di richiamo turistico, da affiancare all’offerta museale che, visto che non esistono nella tradizione torinese, vanno create: come dovrà essere predisposta una accoglienza per i turisti che si spostano in camper.

Secondo Francesca Tonini, direttore generale APC Associazione Produttori Caravan e Camper, “ogni anno sono circa 3,9 milioni gli Italiani e 2,8 milioni gli stranieri che percorrono le strade della Penisola a bordo di questi veicoli, generando a loro volta un fatturato annuo di 2,9 miliardi di euro per un totale di 52 milioni di notti”.

la grande bellezza dei portici di Torino

Per i Torinesi rimasti in città, Ferragosto è stata l’occasione per vedere angoli ormai nascosti da anni: come la stazione di Porta Nuova, ad esempio. Un cantiere, quello della ristrutturazione e per la costruzione del parcheggio sotterraneo, che è stato aperto circa sei anni fa e che, in questi giorni, ha visto liberare una parte della facciata della stazione dalle impalcature, consentendo di ammirarne  i colori originali.

un tram storico sosta in piazza Castello a Torino

Ci sono anche curiosità che si sono potute notare data la scarsità del traffico: come i rattoppi delle lose di via Po, fatti in asfalto (pare costi meno e richieda minore manutenzione) “ornato a losa”!

asfalto e lose in via Po: rattoppi artistici

Ferragosto è anche l’occasione per fare un giro sui tram verdi d’epoca, per apprezzare l’ombra dei portici di Torino (con i lampioni che aspettano da tempo di essere lavati), per applaudire i bravi artisti di strada che si esibiscono in più punti della città, per vedere da vicino il grattacielo della Regione Piemonte che, dopo le forti polemiche sui costi, sulle parcelle dell’archistar Fuksas, arrivato a pochi passi dalla conclusione dei lavori, è incappato in un’altra vicenda tutta italiana (fallimenti delle imprese costruttrici): per cui si parla già di forti ritardi circa la consegna dei nuovi uffici. Un altro cantiere infinito? Speriamo di no.

il portico ristrutturato della stazione Porta Nuova a Torino

Torino (e tutto il suo territorio) è molto bella; ha bisogno di una forte scossa per recuperare gli anni passati a piangersi addosso (“le altre città ci portano via tutto…”).

particolare della facciata di palazzo Carignano

Soprattutto Torino non è solo fatta di via Roma e zone limitrofe: arriva (e ci limitiamo soltanto a qualche indicazione) fino alla Palazzina di Stupinigi, alla Basilica di Superga, al Castello di Moncalieri, al Castello di Rivoli.

I lampioni del centro di Torino, un brutto spettacolo per i turisti e i cittadini Dopo anni, finalmente si svela la facciata della stazione Torino PN

 

 

 

 

C’è tanta strada da fare, in tutti i sensi.

artisti di strada in centro città a Torino

Lago del Moncenisio svuotato, lo spettacolo è sul fondale

Lago Moncenisio svuotato-8Uno scenario insolito accoglie i turisti e gli escursionisti che in queste settimane salgono al colle del Moncenisio per visitare l’omonimo Lago del Moncenisio, situato nelle Alpi della Val Susa al confine tra Italia e Francia e divenuto territorio francese dal 1947 come risarcimento per i danni di guerra.

Lago Moncenisio svuotato-4Il bacino idrico artificiale, infatti, è stato svuotato lo scorso mese, per consentire l’esecuzione di lavori di manutenzione sul fondo dello stesso. L’operazione di svuotamento, che avviene ogni 20 anni, ha previsto tra l’altro l’intervento di una associazione di pescatori, chiamati per mettere in sicurezza gli esemplari di una particolare specie, la trota gigante, che popola le acque del lago: i pesci sono stati trasferiti in elicottero in un altro bacino in attesa che il lago del Moncenisio venga nuovamente riempito per accoglierli.

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Lago Moncenisio svuotato-7In queste settimane, dunque, è possibile ammirare i fondali del lago in secca, che ricordano le aride terre delle zone colpite da siccità. Sono tante le persone che, specie nei week end, si avventurano lungo il fondale non soltanto a piedi, ma anche in bicicletta o con altri mezzi improvvisati, per esplorare da vicino una zona che presto tornerà ad essere irraggiungibile per diversi anni.

Lo spettacolo offerto dalla natura è interessante, come lo sono i resti delle costruzioni che erano state edificate nella zona prima della costruzione, nel 1968, della diga (in materiale naturale) che ha creato il bacino artificiale per alimentare due centrali idroelettriche, uLago Moncenisio svuotato-6na in Italia, a Venaus, e l’altra in Francia. Si possono vedere, infatti, le vecchie dighe che già dal 1921 avevano delimitato un lago di dimensioni minori, ma soprattutto bunker e fortificazioni militari che testimoniano la posizione strategica di questo colle per la difesa dei confini nazionali nel corso dei secoli: la sezione locale del Vallo Alpino del Littorio, sistema di fortificazioni ideato da Mussolini negli anni ’30 per proteggere tutto l’arco alpino italiano, ne è l’esempio più ricco di valore storico. (Tra l’altro, diversi edifici militari sono sparsi in tutta la zona e possono essere visitati regolarmente percorrendo i tanti sentieri escursionistici previsti e ben segnalati)

Il sistema di scarico del lago è ora stato chiuso, e lo scioglimento delle nevi e le prossime piogge porteranno presto il livello delle acque al livello abituale, ripristinando lo scenario abituale di questi luoghi. Rimangono pochi giorni per chi volesse pianificare una gita al Lago del Moncenisio per vivere questa singolare esperienza, occasione che si ripeterà probabilmente soltanto tra diversi anni.

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A passeggio sul fondale in secca del Lago del Moncenisio

Pragelato, il degrado dei trampolini delle Olimpiadi 2006

Il campo da golf di Pragelato ha cancellato una bella passeggiata

C’è un paese di montagna, Pragelato, che ha la fortuna di potere contare su due stagioni turistiche. Quella invernale, con le sue piste molto belle e tecniche (oltre a una fantastica pista di fondo che entra nel Parco della Val Troncea); quella estiva, per chi ama l’aria buona dei 1500 metri con le fresche e ottime acque delle sue innumerevoli fontane, con la possibilità di percorrere passeggiate più o meno impegnative, in mezzo agli alpeggi e boschi di larici, con incantevoli panorami.

In una guida turistica del TCI del 1934 si legge: “le varie borgate che compongono il comune si succedono lungo la carrozzabile nell’elevato, ampio e ridente bacino di Pragelato … La posizione è pittoresca; Pragelato è celebre per la sua flora montana …”

Proprio dieci anni fa, in questo periodo, nel paese c’era gran fermento: si dovevano completare i lavori per gli impianti di gara che di lì a pochi mesi avrebbero ospitato le gare olimpiche di salto dal trampolino e sci di fondo.L'ingresso agli impianti dei trampolini, ormai inutillizzati da tempo

Le Olimpiadi invernali Torino 2006 portarono con sé sconvolgimenti del territorio e costruzioni di impianti che era sin troppo facile definire inutilizzabili. Ovviamente non mancarono le  dichiarazioni piene di ottimismo da parte degli organizzatori e amministratori pubblici e da parte di tutti coloro che avevano creduto alla favola che le Olimpiadi 2006 avrebbero portato continuo sviluppo e benessere a Pragelato.

 

La stazione di partenza dei trampolini di Pragelato: lo striscione spostato dal vento senza che nessuno lo rimetta a postoPragelato, particolare dei tre trampolini per la scuola di salto mai avviata

Intanto i residenti -proprietari di seconde, terze, quarte case – disdettavano i pur ricchi contratti di affitto con i turisti che le occupavano magari da anni, per affittarle, per un mese o poco più, a giornalisti, atleti, operatori, spettatori delle gare olimpiche ai prezzi stratosferici garantiti dagli organizzatori. Fiduciosi che – incassati i ricchi affitti “olimpici” – avrebbero potuto nuovamente affittare gli stessi alloggi a coloro che, solo pochi mesi prima, avevano salutato con un “Ho chi mi paga di più!”.

Nel frattempo la speculazione edilizia non aveva perso tempo, costruendo case  anche dove, sulle rive del Chisone, per anni era rimasta in funzione una segheria o dove i vecchi non avrebbero edificato neppure un pollaio.

Per tutti coloro che  non avevano interessi diretti nella costruzione dei trampolini per il salto (5 in tutto: due per le gare, tre per una fantomatica scuola di salto) era stato subito evidente che sventrare la montagna davanti al paese sarebbe stato uno scempio ambientale e l’ennesimo spreco di denaro pubblico (per i trampolini furono spesi circa 35 milioni di euro!).

Pragelato, la natura sta riprendendosi i suoi spazi rovinando le attrezzature dell'impianto dei trampolini Pragelato, la tribuna spettatori per il salto dal trampolino

Se non altro perché il salto dal trampolino è una specialità che in Italia non ha il seppur minimo seguito di spettatori (ma neppure di atleti: una visita al sito della Federazione italiana sport invernali dà il numero esatto degli atleti italiani : oggi non si arriva a dieci), perché i 1.500 metri sul livello del mare di Pragelato sono tali da non garantire un sufficiente innevamento in tutti gli inverni, perché i costi di manutenzione degli impianti  non sarebbero stati sostenibili se non –forse- con un utilizzo continuo dell’impianto e ricche contribuzioni da parte di sponsor. Credere addirittura all’idea di potere avviare una scuola di salto dal trampolino a Pragelato, infine,  era come credere alla favola dell’asino che vola.

Pragelato: la mancata manutenzione della tribuna dello stadio dei trampolini

Ma come spesso accade in Italia, bastano i ricchi interessi di pochi per cancellare i diritti di tanti.

Le ruspe fecero il loro lavoro, le colate di cemento furono impressionanti, furono anche utilizzati  gli elicotteri per trasportare alcuni componenti degli impianti e tutto fu pronto per il febbraio 2006. Nei giorni delle Olimpiadi 2006  Pragelato era piena, oltre che di atleti, tecnici, accompagnatori e giornalisti, di turisti, di tifosi, di re, principi e ambasciatori, sotto i riflettori delle TV di tutto il mondo: come mai era accaduto nella sua storia e come mai potrà nuovamente accadere. Per la località montana sarebbe stato sufficiente coltivare e sviluppare le relazioni nate in quel periodo per farne un centro turistico di primo piano.

Pragelato: l'impianto di risalita per gli atleti

Invece non si fece nulla in tal senso e oggi Pragelato, mentre la natura, come mostrano le fotografie, sta cercando di nascondere le brutture olimpiche, si accorge di essere sprofondato nell’anonimato più assoluto, perdendo anche quelle manifestazioni di una certa rilevanza (Iron bike, Racchette in valle) che hanno seguito l’ex sindaco, Valter Marin, a Sestriere.

Dieci anni dopo le Olimpiadi 2006 i trampolini di Pragelato restano inutilizzati, senza un futuro e rappresentano l’ennesimo monumento alla stupidità dell’uomo che è disposto a sacrificare un bosco proprio davanti al paese per costruire qualcosa che  –in dieci anni – è stato utilizzato  per neppure 30 giorni.

le erbacce sulla tribuna dello stadio del trampolino a Pragelato

Gli amministratori locali del periodo olimpico, non contenti di avere abbattuto un intero bosco per costruire i 5 inutili trampolini del salto con altrettante ferite nella montagna,  cancellarono anche una meravigliosa passeggiata per fare posto a un campo da golf.

Prima delle Olimpiadi 2006 era infatti possibile, partendo dal centro del paese e camminando in mezzo a prati verdi, con l’ombra dei larici alla sinistra e con il fiume Chisone alla destra, arrivare sino all’inizio della Val Troncea. Quella bellissima passeggiata è stata interrotta per fare posto ad alcune buche di un campo da golf, costruito subito dopo i Giochi invernali, che occupa le due sponde del fiume. Con la pretesa, per fare divertire pochi giocatori su qualche centinaio di metri di campo, di impedire a  tutti gli altri,  turisti e residenti, di percorrere circa 3 km di quella passeggiata, costringendo il turista a camminare (o pedalare o andare a cavallo) su una strada sterrata, polverosa e completamente al sole… Un campo da golf con sole 9 buche, che utilizza anche parte delle strutture costruite con i finanziamenti pubblici per le Olimpiadi 2006, realizzato a soli 10 km da quello del Sestriere che di buche ne ha invece 18.

Un altro pezzo di paesaggio del paese che è diventato uno spazio riservato ai pochi utilizzatori del campo, realizzato con l’abbattimento di alberi secolari  necessario per fare spazio alle buche del campo da golf con  un impatto ambientale negativo dovuto all’uso di pesticidi e diserbanti usati per conservare il “green” : tutto ciò proprio nelle vicinanze di un Parco naturale e sulle sponde del fiume che attraversa il campo stesso.

Un paese che risente della difficile situazione economica generale, con pochissimi mezzi, che ha perso molti turisti che ne apprezzavano le piste di sci (gli impianti di risalita sono fermi da una decina d’anni: mancano i soldi per farne di nuovi e il collegamento con le piste del Sestriere dalla frazione del Plan oggi ne sconsiglierebbe la realizzazione) e le notevoli passeggiate. Un paese collocato in un territorio che ha enormi potenzialità di sviluppo (basti pensare alla imponente costruzione del Forte militare di Fenestrelle, all’importante Museo del Costume spesso chiuso per mancanza di personale, ai Parchi naturali della zona, in difficoltà per i continui tagli di stanziamenti): dove però la necessità di fare sistema diventa fondamentale per lo sviluppo della Valle.

La realtà odierna è fatta di un calo di presenze turistiche ,  di tanti cartelli “vendesi” e “affittasi” con la speranza che la nuova amministrazione, guidata da circa un anno da Monica Berton, una signora gentile e molto determinata, che conosce fin troppo bene le difficoltà in cui si dibatte il paese, possa vincere una sfida al limite dell’impossibile. Per farcela avrà bisogno dell’aiuto non solo della sua squadra di governo, ma di tutta la popolazione: che spesso sembra remare contro un sano sviluppo turistico del paese, divisa com’è in mille fazioni (oltre che in tante frazioni).

Pragelato si era  illuso che le Olimpiadi 2006 portassero benessere per sempre: quel febbraio con le vie invase dai turisti aveva fatto credere che la festa non sarebbe mai finita.

Invece la realtà è molto dura: perché sono tante le località turistiche di montagna a circa 80 km da Torino che offrono piste da sci e belle passeggiate.  I turisti  amano andare dove si sentono accolti con sorrisi e  cordialità, magari con qualche bella manifestazione folkloristica, culturale e, perché no, con qualche buon piatto di cucina locale, come è stato fatto recentemente con  una manifestazione costruita attorno a prodotti tipici quale le patate e il miele di Pragelato.

 

Le casette dei mercatini di Natale a PragelatoNon possono essere attratti da un paese dove una dozzina di casette in legno, del tipo che si utilizza per i mercatini di Natale, da anni, per tutta l’estate, restano chiuse  in una delle piazze principali del paese: togliendo spazio ai parcheggi, nascondendo i campi da tennis del vicino centro sportivo ma consentendo di accendere le luminarie natalizie a san Lorenzo (cosa, in effetti, rarissima: forse unica nel panorama turistico!).

D’altra parte, nel 2012, a un turista che si lamentava delle poche iniziative in calendario per la stagione estiva, l’allora sindaco Arolfo rispondeva su La Stampa :«…  invito a rileggere la storia delle donne e degli uomini di Pragelato che hanno saputo vivere in un territorio ostile e difficile: con più umiltà si potrebbe comprendere che manifestazioni come Miss Mucca fanno parte della storia delle nostre montagne che non rappresentano il parco divertimenti per la soddisfazione dei “cittadini torinesi”».

Forse molti “cittadini torinesi”, seguendo l’invito del sindaco di allora, scelsero di andare a divertirsi in altri paesini di montagna. L’augurio per la nuova Amministrazione è che possa  cancellare queste sensazioni negative nel turista che credeva di trovare sulle montagne di Pragelato anche la possibilità di divertirsi.

Nel racconto fotografico mostriamo alcuni esempi del degrado degli impianti olimpici  e  della trasformazione di una delle più belle passeggiate del paese in un campo da golf.

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Carolyn Christov-Bakargiev si presenta a Le Roi

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Carolyn Christov-Bakargiev, direttore GAM

Carolyn Christov-Bakargiev assumerà l’incarico di direttore del Castello di Rivoli Museo d’arte contemporanea e della GAM Galleria civica d’arte moderna e contemporanea di Torino dal 1 gennaio 2016. Scelta all’unanimità, tra le  171 candidature presentate, dalla commissione composta da  Gabriella Belli direttore della Fondazione dei Musei Civici di Venezia, Francesco Manacorda direttore artistico della Tate di Liverpool,  Bernard  Blistène direttore del Musèe national d’art moderne Georges Pompidou, Carolyn Christov-Bakargiev è nata nel 1957 a Ridgewood (New Jersey), da padre bulgaro e madre piemontese.

Carolyn Christov-Bakargiev alla GAM dal 1° gennaio 2016

 

Il nuovo direttore della GAM e del Castello di Rivoli è impegnato con la 14a Biennale di Instanbul, “Saltwater, a theory of thought forms”, inaugurata lo scorso 5 settembre,  che secondo la stampa è stata “drafted” dalla Christov. La quale, intervistata da Flashart a proposito della scelta di quel vocabolo ha risposto: “Drafting” is a word that is not used in the art world today and doesn’t have the connotation of power that the word “curating” has, which defines a job of advising art collections, selecting, dividing the good from the less good. It serves a productive function, and when you do that you become a functionary, an academic. You assert power, and I have negative associations with this sort of activity”.

Carolyn Christov-Bakargiev, direttore della GAM di Torino, ha presentato le linee guida del suo programma per la GAM

Nel corso della presentazione alla stampa e alla Città  Carolyn Christov-Bakargiev, che aveva già lavorato come curatore  al Castello di Rivoli sotto la direzione di Ida Giannelli, ha lasciato intuire le principali linee guida del suo prossimo incarico che ha come principale obiettivo la creazione  a Torino di un Museo d’arte moderna e contemporanea che sia ancor più importante e grande dei due musei che è stata chiamata a dirigere. Serviranno molte valide idee e tanta determinazione (che Carolyn, nella sua presentazione,  ha dimostrato di possedere) per fondere e sviluppare queste due realtà, con una certa distanza tra le sedi, con tanti spazi da riempire e riutilizzare nel Castello di Rivoli, progettato da Filippo Juvarra, con differenti collezioni da fare convivere e sviluppare nel nuovo progetto.

Molto intelligente e pragmatica (servirà “una navetta che colleghi in continuazione le due sedi del Museo”), con in mente un progetto di riorganizzazione delle strutture (“idealmente” vorrei…), pensa di farsi affiancare da un Comitato (consultivo, “perché chi decide è il direttore!”), Carolyn Christov-Bakargiev nella sua presentazione ha fatto riferimento agli assi di cambiamento della nostra epoca: la rivoluzione tecnologica, digitale e informatica, con le sue conseguenze economiche, sociali e politiche; la globalizzazione e la interrelazione tra le società purtroppo ancora ordinate secondo sistemi coloniali e post-coloniali; la crisi ambientale. Nell’era digitale, dove le relazioni diventano per lo più virtuali, il ruolo del museo “fisico” è quello di creare una serie di nuovi spazi pubblici. “Le collezioni museali sono il luogo in cui costruiamo il nostro futuro attraverso una riflessione sul passato, mentre la vita di ogni giorno nel museo è il modo in cui trasformiamo il nostro presente”.

Patrizia Asproni, presidente Fondazione Torino Musei

Per la conferenza stampa, introdotta da Patrizia Asproni, presidente della Fondazione Torino Musei, è stato scelto un luogo inusuale: Le Roi Dancing Lutrario, progettato nel 1959 dall’architetto Carlo Mollino, il geniale artista a cui, nel 2007, i due Musei dedicarono una grande mostra retrospettiva congiunta.

 

 

Le Roi Lutrario

La storia del locale è legata alla storia della città del Dopoguerra. Le Roi Dancing, la scala di Carlo Mollino

Nel 1950 l’architetto e pittore futurista Nicolay Diulgheroff progetta il cinema teatro Lutrario (dal nome del proprietario) con sala da ballo, che viene inaugurato nel giugno 1951. Si tratta di una struttura innovativa con galleria a ferro di cavallo e platea digradante con una capienza complessiva di 1100 spettatori.

 

Gli interni del dancing Le RoiNel 1959 Carlo Mollino progetta gli interni della sala da ballo, che occupa lo spazio sottostante la platea, con ambientazione e materiali stupefacenti ed eccentrici come l’ingresso piastrellato e la strana ringhiera in ferro battuto. La sala, inaugurata nel novembre 1960, sarà destinata ad ospitare molti cantanti e complessi musicali di successo, di fama internazionale.  Il cinema chiuderà negli Anni Settanta mentre il dancing, nel frattempo ribattezzato Le Roi, prosegue la sua attività.

 

L'ingresso di Le Roi DancingCostruito  nella periferia operaia di Torino capitale dell’automobile, poco distante da dove sorgevano le Ferriere Fiat,  oggi lo storico locale, all’esterno, è immerso nel più assoluto anonimato;  c’è  da augurarsi che, in seguito a qualche speculazione edilizia,  il locale storico non venga chiuso per fare posto all’ennesimo centro commerciale.

Le Roi Lutrario dancing

I laghi di origine glaciale del Piemonte: set fotografico a cielo aperto

Panorama lago Sirio

In Piemonte, nella zona in cui le province di Torino, Biella e Vercelli si avvicinano tra loro, si trovano alcuni laghi di origine glaciale. Sono di modesta dimensione rispetto agli specchi d’acqua più importanti della regione, ma meritano certamente una visita per i diversi motivi di interesse che possono offrire: panorami piacevoli e rilassanti, una vivace popolazione faunistica, soprattutto per quanto riguarda le specie volatili, ed installazioni turistiche che possono soddisfare le esigenze di ciascuno grazie all’offerta differenziata.

Ombre nella foresta

Imbarco traghetti ViveroneViverone è il più grande tra i laghi della zona, ed è quello più sviluppato turisticamente. La sede dei canottieri lago Sirio

Diversi stabilimenti balneari, con ristoranti e bar annessi, accolgono i turisti che, specie nella stagione estiva, sono numerosi. E’ possibile anche la navigazione a vela ed a motore.

 

 

Cigno reale

Molto diversa la vocazione del lago di Candia, circondata dall’omonimo parco naturale: qui è la natura ad essere protagonista, dato che al visitatore sono proposte numerose attività di conoscenza e studio della vita biologica della zona. Si può attraversare il lago in canoa o a bordo di battelli elettrici, silenziosi per non disturbare gli animali che abitano queste acque.

Infine, il lago Sirio, nei paraggi di Ivrea: più piccolo degli altri due, è meno conosciuto ma si rivela una perla agli occhi di chi si ferma a visitarlo. Germani realiTranquillissimo, protetto dalle prime montagne della Val d’Aosta che lo circondano nella parte settentrionale, ha un paio di stabilimenti balneari ed un circolo di canottieri molto raffinato, oltre a diversi punti attrezzati per pic nic e momenti di riposo.

I laghi morenici piemontesi sono una meta da non perdere anche per gli appassionati di fotografia: gli scorci scenografici e i vari spunti offerti dalla natura permettono di realizzare splendide immagini, come quelle che corredano questo post!

Lago Candia panorama

 

Apre il nuovo hotel NH Piazza Carlina a Torino: esposta la Fiat 500X

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NH Collection Piazza Carlina Ci sono angoli di Torino che per qualche strana ragione sembrano non fare parte del classico giro dei turisti e delle passeggiate dei torinesi.

Avevamo portato come esempio l’area della Cavallerizza, prima che un incendio (doloso?) ne distruggesse una parte, e ricordato come recentemente Bruno Delbonnel abbia scoperto le bellezze delle vie attorno a Palazzo di città. L’apertura del nuovo hotel Piazza Carlina è l’occasione per allungare questo particolare elenco includendo la piazza dalla quale prende il nome il lussuoso hotel (che fa parte del brand “Collection” di Nh, ovvero la fascia più alta della catena, dedicata alla strutture ospitate in palazzi e residenze d’epoca).

La piazza Carlo Emanuele II, nota appunto anche come piazza Carlina, dal nomignolo affibbiato dai Torinesi all’esponente dei Savoia per i suoi modi effeminati, fu creata nell’ampliamento della città a fine Seicento. Ha forma quadrata con lati di oltre cento metri e  si trova a metà di via Maria Vittoria, la via degli antiquari. Non è certo distante dalla piazza San Carlo, certamente la più famosa e fotografata di Torino; ospita la Caserma Bergia, lo storico edificio dei Carabinieri, e sullo stesso lato c’è la chiesa di santa Croce, opera di Filippo Juvarra;  al centro è posta la grande statua  a Camillo Benso di Cavour, mentre sul lato est c’è il palazzo dei Ferrero d’Ormea, opera di Amedeo Castellamonte. Ancora, a pochi passi dalla piazza ci sono l’Accademia Albertina, la Mole Antonelliana, i portici di via Po, il fiume.

NH Collection Piazza CarlinaL’apertura del nuovo hotel sarà una valida occasione per portare forse finalmente questa bella piazza di Torino al centro dell’attenzione dei turisti e dei torinesi.
Per questi ultimi, il palazzo che adesso ospita il nuovo hotel è conosciuto come Casa Gramsci, perchè il fondatore del Partito Comunista Italiano vi abitò tra il 1914 e il 1921, all’ultimo piano, all’angolo fra via San Massimo e via Santa Croce, proprio nell’ala che crollò all’inizio del cantiere.

La lapide accanto all’ingresso, restaurata al termine dei lavori di ristrutturazione, e  alcuni spazi all’interno dell’hotel, destinati ad ospitare la Fondazione Studi Gramsci, costituiranno la testimonianza  di un periodo storico di un secolo fa.

La lapide che ricorda Antonio Gramsci  L'ingresso dell'hotel Piazza Carlina

L’hotel affaccia sulla piazza Carlo Emanuele II al numero 15 dell’isolato San Bartolomeo, costruito nella seconda metà del Seicento per ospitare la Casa di Carità, poi Regio Albergo di Virtù, istituto nato per insegnare un mestiere ai ragazzi più poveri.

 

A lungo il palazzo era rimasto in uno stato di forte degrado, e molte sono state le discussioni e le polemiche legate ai progetti di riutilizzo del palazzo e ai lavori di riadattamento di un edificio con alle spalle una Storia così importante. Risolte le questioni e approvato il piano per la costruzione di una nuova residenza, l’apertura dell’albergo è ora prevista per il prossimo 1° dicembre: uno spazio in più per festeggiare il prossimo Natale coi fiocchi a Torino.

Fiat 500X

Una preapertura, tuttavia, c’è già stata nei giorni scorsi: la FCA, infatti, ha voluto sfruttare questo spazio ed ha ospitato nel nuovo hotel Piazza Carlina giornalisti e concessionari che hanno provato in anteprima la 500X sulla pista di Balocco.

Piazza Carlina HotelFiat 500X

Il nuovo modello, recentemente presentato al Salone dell’automobile di Parigi, è stato esposto nella corte del palazzo, che è caratterizzata da una struttura di acciaio e cristalli.

Il nuovo modello 500X del Gruppo FCA

L’evoluzione di Torino, mai così forte come in quest’ultimo decennio, continua così con un nuovo capitolo della sua storia: un nuovo hotel che, per la sua apertura, ospita la presentazione di una vettura di quella che fu la Fabbrica Italiana Automobili Torino, e che oggi è ormai un’azienda straniera con un legame forte con Torino.

 

 

Piazza Carlina I lavori di ristrutturazione di Casa Gramsci

Storia di Torino   NH Piazza Carlina, particolare interno

 

 

Gallerie d’Italia, l’arte in banca a Milano

Le Gallerie italiane a MilanoA Milano c’è una banca un po’ particolare. Custodisce infatti una ricchezza meno “numerica” del contante ma sicuramente più preziosa per il futuro delle generazioni: l’arte, il vero patrimonio dell’Italia che, se valorizzato a dovere, potrà essere una leva in grado di risollevare il nostro Paese grazie all’enorme interesse che suscita nei turisti di tutto il mondo. Stiamo parlando delle Gallerie d’Italia, in Piazza della Scala a Milano.

L'interno della ex banca

I vecchi sportelli bancari

Una esposizione museale proposta all’interno dell’edificio che ospitò la Banca Commerciale Italiana, e che ancora oggi conserva la disposizione e gli arredi tipici delle banche dell’epoca, rendendo la visita interessante anche per la curiosità di poter osservare testimonianze di un passato recente ma che sembra così lontano nel tempo per via dell’evoluzione nei sistemi di sicurezza degli istituti bancari. La superficie espositiva è davvero ampia, e ricomprende anche diverse sale di altri palazzi disposti tra via Manzoni e via Morone, tra cui Palazzo Anguissola e Palazzo Brentani.

 

Le opere esposte alle Gallerie d’Italia di Milano sono riferibili a due periodi importanti della produzione artistica italiana: il diciannovesimo secolo e il secondo dopoguerra.

Una scultura di Antonio Canova

Antonio Canova

Antonio Canova è senza dubbio l’esponente di spicco del neoclassicismo italiano ed è protagonista della sezione dedicata al 1800: le sculture esposte tolgono il fiato allo spettatore per la precisione ed il realismo delle forme e dei dettagli: mantelli che sembrano muoversi dinnanzi a noi, occhi che sembrano osservarci, mani che vorremmo toccare per esser certi che si tratti davvero di marmo e non già di tessuto organico.

Attese, un'opera di Lucio Fontana

Attese – Lucio Fontana

Suscita di certo opinioni contrastanti tra gli spettatori, invece, la sezione dedicata all’arte moderna e contemporanea, capace di entusiasmare alcuni e di contrariare altri per la sua ricerca dell’eccesso, del sensazionale, del “fare arte ad ogni costo e con ogni mezzo”. Ciò nonostante, presso le Gallerie d’Italia a Milano sono esposte opere degli autori più importanti di queste correnti, a partire da Lucio Fontana, i cui tagli sono immediatamente riconoscibili da chiunque, non foss’altro per l’originalità dell’idea.

Le Gallerie d’Italia di Milano fanno parte di un progetto complesso, con il quale il gruppo Intesa Sanpaolo intende mettere a disposizione il proprio patrimonio immobiliare italiano, trasformandolo in aree espositive adatte ad ospitare oltre 20.000 opere d’arte di proprietà dello stesso gruppo bancario.

 

Per ulteriori informazioni in merito, potete consultare il sito dedicato alle Gallerie d’Italia di Milano.

Quadro di Gianni Monnet a Milano

Interno – Gianni Monnet

 

Baco da setola

“Baco da setola”

 

Olio su tela di Francesco Hayez

Olio su tela di Francesco Hayez

Composizione, opera di Edmondo Bacci

“Composizione” di Edmondo Bacci

L’Hotel de Paris di Montecarlo sarà reso ancor più sfarzoso ed esclusivo

Una modella mentre esce dall'hotel de Paris

Una modella mentre esce dall'hotel de ParisL'insegna dell'Hotel de Paris di MontecarloHotel de Paris: bastano queste tre parole perché alla mente di molti sovvenga senza indugio il pensiero di Montecarlo e dello sfarzo tipico del piccolo Principato sulla Costa Azzurra.

Hotel Paris Casino specchio

Il Casino e l’Hotel riflessi in un monumento

Dal 1864, anno in cui fu inaugurato, l’albergo rappresenta infatti un punto di riferimento fisso per l’elite del turismo monegasco, che trova nell’Hotel de Paris tutto ciò che si può desiderare per un soggiorno di lusso: 182 camere e addirittura 75 suites, tra cui 2 di livello “Diamond” con oltre 250 metri quadri di superficie, 3 ristoranti (tra i quali il Louis XV di Alain Ducasse insignito con 3 stelle dalla guida Michelin e lo stupendo parco affacciato sul porto in cui è possibile cenare nelle sere d’estate), bar, una cantina vini di valore inestimabile, negozi di lusso, il collegamento diretto alle terme marine di Montecarlo, ambienti comuni impreziositi dall’opera dei più importanti architetti dei due secoli scorsi ed un servizio impeccabile garantito dal numeroso personale, pronto a soddisfare ogni esigenza più o meno particolare degli ospiti dell’hotel. Senza dimenticare la location: l’Hotel de Paris si affaccia infatti sulla fascinosa e scintillante piazza del Casinò, che è raggiungibile con una camminata di pochi passi.

Una vista dell'Hotel de Paris dal porto di Montecarlo

La facciata dell’Hotel verso il porto

Dopo oltre 150 anni di storia, per mantenere inalterate le caratteristiche di eccellenza che hanno sancito la fortuna dell’albergo, l’Hotel de Paris sarà ora oggetto di una profonda opera di rinnovamento, con l’obiettivo di mantenere fede al detto, coniato dal progettista dell’albergo Francois Blanc, per cui “l’Hotel de Paris è migliore di qualsiasi altro sia mai stato creato”. I lavori dureranno all’incirca 4 anni, ma ovviamente non è nemmeno pensabile che l’attività possa rimanere chiusa per tutto questo tempo. Infatti, soltanto per 2 mesi i battenti dell’Hotel de Paris rimarranno totalmente chiusi, a partire dal 6 ottobre prossimo: verranno eseguiti alcuni lavori preparatori per consentire in seguito di riaprire l’albergo, seppur a capacità ridotta, per l’intera durata della ristrutturazione. Le opere proseguiranno quindi fino al settembre 2018, quando è prevista l’inaugurazione del rinnovato Hotel de Paris in tutto il suo splendore.

L'entrata dell'albergo

L’entrata dell’albergo

L’intervento è finalizzato ad aumentare la superficie delle camere senza ridurne il numero complessivo; inoltre, verrà realizzata una esclusiva villa con giardino e piscina privata sul tetto, mentre il sottotetto ospiterà un ambiente Spa con area fitness e piscina; infine, sarà realizzato un nuovo giardino all’interno dell’edificio. Al contrario, non saranno toccati la storica facciata dell’hotel né gli ambienti comuni che manterranno l’attuale configurazione e rilevanza storica.

Per scoprire tutti i servizi offerti si può visitare il sito dell’Hotel de Paris di Montecarlo.

Una Ferrari davanti all'Hotel de Paris

Il ristorante Louis XV di Ducasse

Capo Nero, una galleria ciclabile e “ciclistica” da record tra Sanremo e Ospedaletti

Al termine del tunnel palme e mare azzurro attendono i ciclisti

L’uscita della galleria verso Ospedaletti

Una galleria non è una cosa usuale per una pista ciclabile, tanto più se si tratta di un percorso al coperto di quasi 2 chilometri di estensione.

Sarà dunque anche per la presenza della galleria Capo Nero che la Pista Ciclabile del Parco Costiero del Ponente ligure è da molti considerata il più bel tracciato per cicloamatori di tutta Europa.

60 cartelli appesi al soffitto raccontano la storia della Milano - Sanremo

I cartelli con la storia della corsa

Il percorso è stato realizzato sul tracciato della vecchia linea ferroviaria a binario unico che univa Genova a Ventimiglia, dismesso nel 2001 in favore di un nuovo percorso spostato nell’entroterra ed in parte interrato. Dal 2008, la società Area24 decise di realizzare la pista ciclabile, che nel progetto doveva partire da San Lorenzo al Mare e giungere fino ad Ospedaletti. Fino a pochi mesi fa, tuttavia, il percorso è rimasto incompleto per la mancata apertura della galleria di Capo Nero, che unisce Sanremo ad Ospedaletti. Finalmente, nel marzo di quest’anno, alla vigilia della corsa ciclistica Milano – Sanremo, la galleria è stata aperta al passaggio del pubblico, diventando subito uno dei punti di maggior spettacolarità dell’intera pista ciclabile, capace di far “concorrenza” ad altri passaggi spettacolari a ridosso del mare.

un tweet decora il percorso della pista ciclabile di Ospedaletti

Uno dei tweet lungo il percorso

Sono diversi i motivi di interesse che consigliano di percorrere almeno una volta la galleria Capo Nero. Il primo per importanza, trattandosi di una pista ciclabile, è senza dubbio la connotazione “ciclistica” che le è stata data, con i 1750 metri della galleria totalmente dedicati alla Milano – Sanremo, la “classica di primavera” che storicamente inaugura la stagione delle grandi corse in linea del ciclismo in Europa. La segnaletica orizzontale è tutta rosa, in onore della Gazzetta dello Sport che è l’organizzatore della corsa; sul soffitto, 60 cartelloni raccontano la storia della corsa ciclistica ed altri 60, in senso inverso, ne ricordano gli aneddoti più curiosi ed interessanti; infine, 30 tweet scelti tra i più interessanti relativi alla Milano – Sanremo sono stati scritti sull’asfalto.

Un antico semaforo lungo una ferrovia italiana

Il vecchio semaforo per i treni

La galleria Capo Nero, però, è anche un bell’esemplare di archeologia industriale: la struttura del tunnel è infatti rimasta quella originale (rivestita in alcuni punti per controllare le infiltrazioni d’acqua), per cui si possono ammirare le pareti in mattoni, le nicchie di protezione, i cartelli d’epoca che indicano i punti in cui erano collocati i telefoni di sicurezza e anche i due grandi impianti semaforici che venivano utilizzati per la circolazione dei treni.

Nella Galleria di Capo Nero ci sono formazioni calcaree

Le formazioni calcaree

Infine, lascia quasi stupiti poter osservare, lungo il percorso, alcune formazioni calcaree che si sono formate in circa 100 anni di esistenza della galleria Capo Nero: concrezioni che hanno già assunto dimensioni notevoli e forme ben marcate, tipiche di luoghi ben più antichi e tali da ricordare quelle che si possono osservare in molte grotte sotterranee.

La stagione estiva ormai alle porte sarà quindi l’occasione, per molti turisti, di mettersi in sella per percorrere i 24 chilometri della Pista Ciclabile del Parco Costiero del Ponente ligure, e di scoprire la galleria Capo Nero.

60 cartelli appesi al soffitto raccontano la storia della Milano - Sanremo

I cartelli con la storia della corsa