Eicma 2017, per chi ha la moto dentro

eicma-191

“Per chi ha la moto dentro” dal 9 al 12 novembre 2017 a Milano c’è EICMA 2017, il Salone internazionale del motociclo, preceduto da due giornate (il 7 e 8 novembre) dedicate ai media e agli operatori.

Eicma 2017, continua l'interesse per le moto classiche

Manca una settimana all’apertura dell’importante manifestazione che si tiene a Rho fiera e molte sono le anticipazioni sulle novità che saranno presentate dalle Case motociclistiche.

Ducati presenta a Eicma 2017 la 821 per celebrare i 25 anni del Monster, con un ritorno alle origini: la linea è più essenziale con qualche citazione come il gancio che blocca il serbatoio nella parte anteriore. Tra le novità si segnalano il faro anteriore con tecnologia a led, il cruscotto TFT a colori, aggiornato dal punto di vista delle informazioni. Potenza di 107 cv a 9250 giri, e 86 Nm (8,8 Kgm) a 7.750 giri sono i numeri del “nuovo” motore Testastretta 821 che si arricchisce della possibilità di montare il Ducati Quick Shift (up/down), che affianca un pacchetto tecnologico composto da ABS Bosch (abbinato a un impianto frenante Brembo con pinze radiali monoblocco), Traction Control, e Power mode che cambia il carattere della moto dal punto di vista dell’erogazione e della risposta alle aperture del gas. Forcella rovesciata con steli di 43 mm di diametro e monoammortizzatore regolabile chiudono il quadro ciclistico. Ad affiancare il classico rosso Ducati torna il giallo, che per anni ha caratterizzato il Ducati Monster. Disponibile a dicembre 2017 nei concessionari Ducati a prezzi di poco superiori a 11.000 euro.

Ducati presenta la 821 Monster a Eicma 2017

Tra le novità Eicma 2017 di Honda ci sarà il nuovo concept Neo Sports Café. È una moto dalle linee classiche, come dimostra il serbatoio battuto a mano, ma con moderna tecnologia: faro tondo con striscia a led e strumentazione simile a uno smartphone. In attesa di conoscere informazioni e dati tecnici ufficiali, si parla di un motore 4 cilindri da 998 cc raffreddato a liquido, telaio monotrave in alluminio che sfrutta il motore come elemento portante. Le sospensioni sono: davanti una forcella a steli rovesciati e dietro un monoammortizzatore infulcrato a un monobraccio, entrambi regolabili. L’impianto frenante utilizza due pinze freno anteriori radiali monoblocco.

Honda presente a Eicma 2017

Kawasaki insegue il filone vintage e presenta a Eicma 2017 la Z900 RS. Una moto che richiama il passato pur essendo realizzata su una base meccanica sportiva: motore e telaio sono identici alla Z900 (telaio a traliccio in acciaio, motore a 4 cilindri raffreddato a liquido da 111 cv ed erogazione più corposa ai medi regimi) con estetica ed ergonomia classici. Come le alette sui cilindri, che riprendono quelle della Kawasaki Z1 900 Super Four del 1972, e il manubrio più largo dell’originale e cromato. Dal punto di vista tecnologico, sulla Z900 RS debuttano il controllo di trazione a due livelli, assente sulla Z900 standard, e le pinze freno anteriori radiali. La RS pesa 215 kg in ordine di marcia, soltanto 5 in più della naked.

Novità Kawasaki a Eicma 2017

Prima tra le aziende giapponesi a credere nelle supersportive di cilindrata ridotta, Kawasaki porta a EICMA 2017 la terza generazione della sua piccola Ninja. Equipaggiata con un motore bicilindrico da 399 cc e 45 cv, la nuova Ninja 400 evolve il concetto delle precedenti versioni portando in dote prestazioni maggiori ma anche più compattezza e un peso contenuto. Più leggera di 8 kg rispetto alla Ninja 300, adotta un telaio in acciaio e sospensioni tradizionali (quella posteriore con leveraggio progressivo Uni-Track). L’impianto frenante a due dischi sfrutta un disco anteriore da 300 mm frenato da una pinza assiale e un posteriore da 220 mm, entrambi gestiti da un ABS di ultima generazione. 168 kg con il pieno di benzina e una sella a soli 785 mm da terra chiudono il quadro di una sportiva pronta a dare battaglia nel prossimo Campionato mondiale Supersport 300.

Yamaha ha scelto EICMA 2017 per lanciare il primo componente di una nuova famiglia di veicoli. Dopo aver proposto lo scooter tre ruote Tricity, ora sposta la stessa tecnologia denominata LMW (Leaning Multi Wheeler) su una moto con motore tre cilindri in linea da 900 cc dotato di tre mappature e controllo di trazione regolabile. Crescono le prestazioni e cresce, secondo Yamaha, anche il divertimento. La Niken, questo il nome, è annunciata come concept bike, ma è pensabile che sia ormai nella fase finale dello sviluppo e pronta per entrare in produzione. Il principio del basculamento delle due ruote anteriori è lo stesso utilizzato per il Tricity, con un doppio stelo forcella per lato, uno con funzione ammortizzante, l’altro con funzione di guida. Le due ruote anteriori sono da 15 pollici, e le pieghe si preannunciano da vera sportiva.

La Yamaha di Valentino Rossi a Eicma

Dal suo ritorno sul mercato, circa due anni fa, Bultaco Motors ha avuto come obiettivo quello di progettare e proporre prodotti innovativi tenendo sempre presenti i propri principi fondatori, ossia passione e divertimento. A Eicma 2017 porta la novità Bultaco Albero, con 
una piattaforma tecnica che ricalca quella della “moto-bike” Brinco, ma con un’immagine e soluzioni tecniche in linea con l’ambiente urbano. Il risultato è un prodotto dal design che richiama lo stile café racer. Un nuovo concetto di mobilità urbana, con la manovrabilità e la leggerezza di una bici (pesa 42 chili), la robustezza e la sicurezza di una moto, zero emissioni e prestazioni di rilievo (una coppia massima di 60 Nm e una velocità massima di 45 km/h) di propulsione elettrica.
 L’impianto frenante, idraulico, è equipaggiato con due dischi abbinati a pinze, a 4 pistoncini l’anteriore e a 2 il posteriore. La batteria agli ioni di litio si ricarica al 95% in 3 ore e l’aiuto della propulsione elettrica può essere regolato su tre mappature: Sport, Tour e Eco.

BMW 1200 Rt a Eicma 2017

Appuntamento, dunque, a Eicma 2017 : dal 9 al 12 novembre 2017.

Per chi si è perso le edizioni precedenti, ecco le immagini di

Eicma girls

Hostess Eicma

Eicma 2016

Eicma 2015

realizzate da OkFoto.it

Le fotografie della edizione 2017 saranno disponibili nell’album disponibile qui.

Le hostess di Eicma: uno spettacolo nello spettacolo

La Banda musicale della Marina Militare per il Gran ballo della Venaria

marina-militare-129Si erano appena spente le note delle fanfare militari che la scorsa settimana hanno preso parte al “Tattoo da Re” ed ecco che la Reggia di Venaria ha nuovamente ospitato un Concerto eseguito da una Banda musicale militare. Sabato pomeriggio, negli spazi del Gran Parterre della Reggia, sono risuonate le note dei brani eseguiti dalla storica e prestigiosa Banda Musicale della Marina Militare. Concerto che ha dato il via ufficiale alla XXIII edizione di Vienna sul Lago, che culminerà nella serata di sabato 18 novembre con il Gran Ballo della Venaria Reale a cui parteciperanno gli Allievi ufficiali dell’Accademia Navale di Livorno.

Vienna sul Lago è un grande evento di solidarietà e cultura, organizzato dalla Marina Militare e da un Comitato senza scopo di lucro, che si articola in varie attività (conferenze, concerti promozionali e benefici, visite a luoghi culturali) tra cui la raffinata serata di gala nelle sale della Reggia di Venaria.

Vienna sul lago, grazie ai progetti sociali realizzati, ha ottenuto numerosi e prestigiosi riconoscimenti da parte della Presidenza della Repubblica italiana e della Presidenza della Repubblica austriaca

La Banda musicale della Marina Militare è uno dei più antichi complessi bandistici militari italiani, con un organico di un maestro direttore e un vicedirettore, 102 orchestrali e un archivista, tutti militari in servizio, provenienti dai più famosi conservatori di musica.

Banda musicale della Marina Militare alla Reggia di Venaria

Il repertorio musicale abbraccia ogni genere, dalla musica originale per banda al classico, lirico-sinfonico, jazz e pop/rock. La Banda si esibisce regolarmente sia in Italia, nei più importanti teatri che all’estero.
Per la sua capacità di rappresentare attraverso la musica l’impegno della Marina nel sociale e negli aiuti umanitari, nel 2004 è stata insignita del Cavalierato di Pace dal Centro Internazionale per la Pace fra i Popoli di Assisi.

Concerto della Banda musicale della Marina Militare per il Gran Ballo delle debuttanti

Attualmente è comandata dal capitano di fregata Santo Pagano Giorgianni ed è diretta dal capitano di fregata Maestro Antonio Barbagallo.

Il Maestro Barbagallo dirige la Banda musicale della Marina Militare

L’esibizione della Banda musicale della Marina Militare è iniziata con l’esecuzione dell’Inno di Mameli ed è proseguita con l’ouverture de «L’Italiana in Algeri», con “Non ti scordar di me” di Ernesto De Curtis, con musiche di Giuseppe Verdi e brani musicali dalle opere di Dimitri Shostakovich, Clare Grundman, Ennio Morricone, Claudio Mandonico, Astor Piazzolla, per concludersi con “La ritirata” di Tommaso Mario, conosciuta come marcia della Marina Militare, prima dei bis richiesti dal pubblico presente.

La Banda musicale della Marina Militare alla reggia di Venaria

Al termine del concerto il contrammiraglio Fabio Agostini, capo dell’Ufficio Pubblica Informazione e Comunicazione della Marina Militare, ha presentato il calendario storico 2018 della Marina Militare dal titolo «Ricordare il passato, costruire il futuro». Le immagini raccontano un viaggio dal passato della Grande Guerra al presente delle attività svolte quotidianamente dalla Marina Militare. E’ un susseguirsi di scatti che abbracciano mezzi militari ma soprattutto uomini, testimoniando l’immutato senso del dovere, della professionalità e delle abilità specialistiche che il personale della Marina Militare esprime ogni giorno al servizio del Paese.

Il contrammiraglio Fabio Agostini Il racconto per immagini del concerto della Banda musicale della Marina Militare, realizzato da OkFoto.it, è disponibile nell’album dedicato all’evento.

Tattoo da Re per il 10° compleanno della Reggia di Venaria

tattoo-da-re_-8

tattoo da re con la Fanfara a cavallo della Polizia di StatoIl 10° compleanno della riapertura della Reggia di Venaria si è svolto nel segno della musica militare e dei caroselli. Per festeggiare i suoi dieci anni, la Reggia di Venaria ha organizzato molte iniziative: un particolare successo di pubblico l’ha certamente avuto il “Tattoo da Re”. Si è trattato delle esibizioni di bande musicali prevalentemente militari che unisce musica e movimenti, in un mix altamente spettacolare, nel pomeriggio di domenica 15 ottobre.

Fanfara della Brigata alpina Taurinense alla Reggia di VenariaProprio la Reggia di Venaria, che ospitò le prime formazioni militari del nostro Paese e che in alcune sue facciate, benché restaurate, porta i segni della passata presenza degli eserciti, si presta molto bene, per la sua atmosfera affascinante e storica, allo svolgimento di una creativa esibizione di musicisti in divisa di grande professionalità internazionale. Nella Corte d’onore e nel Gran Parterre si sono esibiti la Fanfara della Brigata Alpina Taurinense (1), la Fanfara a cavallo della Polizia di Stato (2), arrivata da Roma, la Fanfara Nazionale della Croce Rossa Italiana (3) e la Fanfara Associazione Nazionale Bersaglieri “Roberto Lavezzeri” di Asti (4).

Fanfara dei Bersaglieri per il Tattoo da re alla reggia di VenariaIl saluto di benvenuto è stato affidato alla Banda del Corpo Musicale Verdi di Venaria e all’Equipaggio della Reggia.

Tattoo da re alla reggia di VenariaIl successo della manifestazione potrà aiutare gli organizzatori del Tattoo da Re nello sviluppo di una iniziativa che potrebbe diventare un importante appuntamento turistico, così come accade per altre analoghe manifestazioni all’estero.

Per chi non ha potuto essere presente sono disponibili le immagini dell’evento nell’album predisposto da Okfoto.it :

Esibizione delle Fanfare

Fanfara a cavallo della Polizia

Fanfara della “Taurinense”

Fanfara Bersaglieri

 

(1) La fanfara della Brigata Alpina “Taurinense” nasce dalla fusione dei preesistenti complessi bandistici del 4° Reggimento Alpini e del 1° Reggimento Artiglieria da Montagna nel 1965 con sede nella Caserma “Monte Grappa” in Torino.

La Fanfara della Taurinense entra nella Reggia di Venaria per il Tattoo da re

(2) La Fanfara a cavallo della Polizia di Stato ha sede a Roma presso la Caserma “Lamarmora” ed è erede delle più antiche tradizioni della cavalleria militare. Nasce in seno agli antichi Reparti a Cavallo su iniziativa di coloro che svolgevano funzioni di trombettiere.

Fanfara a cavallo della Polizia di Stato alla Reggia di Venaria

L’abilità dei cavalieri della fanfara viene messo alla prova durante le esibizioni, quando con le mani impegnate per suonare conducono il cavallo con il solo uso delle gambe.

(3) La fanfara Nazionale della Croce Rossa Italiana nasce come fanfara Intercomponente della Croce Rossa Italiana grazie all’idea e all’entusiasmo del Drum Major della formazione e ha sede presso il Centro Polifunzionale C.R.I. “Teobaldo Fenoglio” di Settimo Torinese.

La Fanfara della Croce Rossa Italiana per il Tattoo da re

(4) La fanfara Associazione Nazionale Bersaglieri “Roberto Lavezzeri” di Asti nasce negli anni cinquanta nell’ambito della Sezione Bersaglieri “Roberto Lavezzeri” grazie all’impegno dell’allora presidente provinciale coadiuvato da volontari e del primo capofanfara. tattoo da re con la Fanfara dei Bersaglieri

Nuit Royale, una notte del Settecento alla Reggia di Venaria

nuit-royale-44

 

Splendidi abiti del Settecento indossati per la Nuit Royale

A molti sarà accaduto, assistendo alla proiezione di un film ambientato nel Settecento o magari leggendo un libro riferito a quel periodo, di pensare a come sarebbe stato bello potersi immergere per qualche ora in una atmosfera così diversa da quella del mondo di oggi. Così, in una notte di questo caldo autunno, nello splendore delle sale della Reggia di Venaria, galanti cavalieri e affascinanti dame, vestiti con abiti rigorosamente ispirati al Settecento, si sono dati appuntamento per una cena e un gran ballo.

Fashion Nuit royale

La Nuit Royale è ormai da anni un importante appuntamento mondano, che coinvolge partecipanti provenienti da ogni parte per una notte di fascino, allegria e un po’ di trasgressione.

Sorrisi, fascino ed eleganza nelle sale della Reggia di Venaria

Quest’anno la Nuit Royale si è svolta nel fine settimana dedicato ai festeggiamenti per il decimo compleanno della riapertura della Reggia di Venaria.

Iniziata alle 20, la notte dei sogni è andata avanti sino alle prime ore del mattino, consentendo ai partecipanti di scegliere tra differenti programmi.

Eleganza, divertimento e trasgressione alla Nuit Royale

Così alcuni hanno preso parte alla Cena di gala della Nuit Royale servita nella elegante sala di Diana; altri hanno scelto la Cena a buffet, nell’incantevole Galleria grande di Diana, mentre altri ancora sono arrivati alla Reggia di Venaria poco prima della mezzanotte per una notte di balli.

La cena di gala della Nuit royale

Il tema dell’evento della Nuit Royale 2017 è stato “Il sogno”. Con la presenza di giocolieri, dell’ensemble di musicisti (Gli Archimisti) pronti a riportare in vita i suoni e le melodie dell’epoca e di un gruppo di rievocazione storica (Nobiltà Sabauda) che ha proposto balli e scene tipiche del ballo di corte che si svolgeva nel Settecento alla Reggia di Venaria: ballo a cui hanno potuto partecipare gli ospiti della serata, a cui era stata data la possibilità di partecipare, nel pomeriggio, a un workshop di formazione.

La raffinata eleganza delle dame alla Nuit Royale

Complice la gradevole temperatura esterna, le dame e i cavalieri hanno avuto modo di godersi la Corte d’onore e lo spettacolo della fontana luminosa, oltre che di passeggiare negli spazi del gran parterre della Reggia.

Nuit Royale sulla terrazza della reggia di Venaria

Le immagini dei partecipanti alla Nuit Royale 2017 realizzate da OkFoto.it (e in parte riprese da La Repubblica) sono visibili nell’album realizzato per l’occasione.

Il gran ballo denna Nuit Royale nella Galleria di Diana

I° raduno Lancia storiche: tornano le auto sul Circuito di Ospedaletti

okfoto-204

Raduno Lancia a Ospedaletti In una di quelle splendide giornate in cui l’estate a Ospedaletti sembra possa durare tutto l’anno, ha preso il via il I° Raduno Lancia storiche che, nel fine settimana del 7 e 8 ottobre, ha visto le vetture del glorioso marchio correre su una parte del Circuito di Ospedaletti (lo stesso dove la Lancia eseguì parte dei collaudi della D50) e ripercorrere parte delle strade delle colline alle spalle di Sanremo, che più volte sono state luogo di gara del Rally di Sanremo.

Lancia Fulvia coupè 1.6 sul Circuito di Ospedaletti

Gli organizzatori (il Sanremo Rally Team e il Comitato Circuito di Ospedaletti) del I° Raduno Lancia storiche Città di Ospedaletti, oltre a dare modo ai tanti appassionati delle vetture Lancia di ammirare alcune vetture che hanno segnato la storia della Casa di via San Paolo a Torino, hanno avuto il merito di mettere in calendario un evento degno del 70° compleanno del Circuito di Ospedaletti.

Era il 1947 quando si disputò la seconda edizione del Gran premio di San Remo e si optò per la creazione di un circuito stradale che vide nella sua morfologia le condizioni ideali per correre. Ospedaletti infatti disponeva di un lungo rettilineo i cui due estremi erano raccordati da una circonvallazione collinare; inoltre, la viabilità ordinaria era assicurata da una strada parallela alla via Aurelia sul lungomare, la via XX Settembre.

Amilcare Ballestrieri al I° Raduno Lancia di Ospedaletti

Dall’anno successivo il Circuito di Ospedaletti entrò a far parte del circuito internazionale dei Gran premi. L’avventura della Formula 1 vide i più grandi nomi dell’epoca, da Nuvolari a Fangio, Ascari, Villoresi ecc. e si concluse nel 1951 a causa dei problemi di sicurezza sollevati dal grave incidente del pilota belga  Johnny Claes (in cui morì uno spettatore e tre furono gravemente feriti) e per la potenza dei nuovi motori troppo elevata per essere scaricata sullle strade del tracciato cittadino di Ospedaletti. Il Circuito di Ospedaletti continuò a ospitare le gare di motociclismo sino al 1972; l’anno successivo, per problemi di sicurezza sottolineati dalla tragedia sulla pista di Monza, con il gravissimo incidente che vide coinvolti otto piloti e causò la morte di Renzo Pasolini e Jarno Saarinen, si bloccò definitivamente l’organizzazione del Gran Premio di Ospedaletti

Lancia Beta Montecarlo al Raduno Lancia di Ospedaletti

Grazie alla passione e alla capacità dei componenti il Comitato del Circuito di Ospedaletti, dal 2008 si svolge, con cadenza biennale, la Rievocazione storica del Gran premio motociclistico, con la presenza di centinaia di moto d’epoca e di piloti con molti campionati vinti durante la loro carriera.

L’augurio, dopo il successo del I° Raduno Lancia a Ospedaletti, è che,negli anni dispari, lo storico Circuito possa ospitare la rievocazionbe dedicata alle automobili d’epoca.

Lancia Fulvia berlina sul Circuito di Ospedaletti

La passione e la volontà degli sportivi, come i fatti hanno dimostrato, non mancano: serve che i Comuni (Ospedaletti, Sanremo, ecc. ) e le varie Amministrazioni del territorio sappiano fare squadra per creare un evento che sarebbe destinato a un grande successo di pubblico, con evidenti ritorni per il turismo.

Puoi vedere le immagini realizzate da OkFoto.it  nell’album dedicato alla manifestazione.

Le giovanissime Miss del Raduno Lancia a Ospedaletti

The color run Torino con Fabio Rovazzi e Michele Bravi

the-color-run-97

The color run Torino 2017 The color run è tornata a Torino ed è stato un giorno di festa! Dopo manifestazioni annullate per non meglio specificate ragioni di sicurezza, altre ridotte a flop memorabili, altre guastate dalla pioggia, dopo svariati divieti e blocchi della circolazione, finalmente The color run ha portato in città una ventata di allegria e … di colore! Migliaia di partecipanti, molti spettatori e curiosi, hanno invaso festosamente piazza d’armi per la corsa più pazza dell’anno.

The color run Torino è stato l’ultimo appuntamento della tournèe 2017: in calendario il 10 settembre, ultimo giorno di vacanza per gli studenti! Per molti di loro (anche per i più piccoli, accompagnati dai genitori) è stata l’occasione per salutare le vacanze in un’atmosfera di festa e musica.

The color run Torino: colori, sorrisi e allegria

The color run è una corsa (o, se preferite, una camminata) di 5 chilometri dove non vince nessuno perché vincono tutti coloro che partecipano. I primi 3 chilometri nei viali del parco Cavalieri di Vittorio Veneto, poi accanto alla piscina olimpica in via Filadelfia e l’ultimo tratto del percorso negli spazi del vecchio stadio Comunale, con arrivo sotto la Torre Maratona.

Giovani, meno giovani, bambini, famiglie affrontano il percorso lungo il quale si incontrano cinque punti colore (verde, giallo, blu, arancio e rosa) e, all’ultimo chilometro, un punto schiuma, la nuova attrazione per l’edizione 2017.

the color run Torino: entusiasmo per il punto schiumaNovità che ha entusiasmato i partecipanti: dai più grandi ai più piccini. Forse la partecipante che meriterebbe il premio dell’organizzazione è la bellissima bimba che, arrivata al punto schiuma, senza un solo momento di esitazione, ha fatto la ruota, restando alcuni attimi con la testa completamente nascosta dalla schiuma.

The color run Torino: un selfie all'arrivo Per gli organizzatori (RCS sport) era importante recuperare i runners di Torino, dopo l’edizione 2016 rovinata dalla pioggia scrosciante: forse ci sono riusciti. Lo si capirà meglio dal numero degli iscritti nel 2018 …: supereranno i circa 6.800 dell’edizione appena conclusa?

the Color run Torino in piazza d'armi Come in ogni edizione, la festa non finisce all’arrivo. I runners sono coinvolti in balli e lanci di «color blust», vere e proprie esplosioni di colori, al ritmo della musica di Radio 105 con l’esibizione al Color village, di Fabio Rovazzi, Michele Bravi, Silvia Salemi.

Guarda le immagini della corsa

The color run Torino: tutto pronto per la partenza

Vespa, la più bella sei tu. Concorso di eleganza nella corte del castello di Racconigi

Vespa-104

Vespa, un successo nato oltre 70 anni faCi sono cose che, più passa il tempo, più entrano nella nostra vita: come ad esempio la Ferrari, la Cinquecento, la Vespa. E ogni volta che si presenta l’occasione di assistere a un raduno, ecco che tornano alla mente aneddoti, episodi, citazioni che- tutti insieme- contribuiscono ad arricchirne la storia e la leggenda. Proprio come è accaduto in occasione della edizione 2017 di “Vespa, la più bella sei tu “, ospitata nella splendida cornice del castello di Racconigi.

Raduno Vespa al Castello di RacconigiSi tratta di un concorso di eleganza in cui sono valutati, oltre che il grado di conservazione del veicolo, anche aspetti come lo stile e l’eleganza del conduttore della Vespa (e dell’eventuale compagna/o di viaggio).

La nota di presentazione del concorso specifica: “La sfida sarà  incentrata sia sulla perfezione e eleganza del modello Vespa (o del parente a tre e quattro ruote) sia sullo stile del proprietario che l’accompagna. La Giuria (composta da tecnici, designer, giornalisti e personaggi del mondo dello spettacolo) assegnerà punteggi per ogni aspetto della scheda del veicolo partecipante valutando:
– l’eleganza e la raffinatezza generale del disegno

– l’armonia degli schemi dei colori

– l’eleganza delle tappezzerie e delle finiture e la correttezza degli equipaggiamenti accessori

– la funzionalità meccanica

– il rigore del veicolo, la rarità, l’efficienza tecnica.

Ma avrà ancora maggiore peso valutativo lo stile del proprietario che dovrà essere in linea con il periodo di costruzione del veicolo e con il suo stile.

Leggermente diverso l’approccio valutativo per la categoria Vespa Fantasy che raccoglierà tutte quelle Vespa meno rigorose ma figlie dell’estro del vespista.

Il tema scelto per l’edizione 2017 del concorso è il viaggio.

concorso di eleganza e Vespa

Le categorie di partecipazione sono cinque:

Vespa Vintage. Tutte le Vespa prodotte dal 1946 al 1959
Vespa Classic. Tutte le Vespa prototte dal 1960 al 1977
Vespa & Sport. Tutte le Vespa “sportive” dal 1946 al sino al PX T5
Vespa Fantasy. Multicolor, Mods, super personalizzate senza limite di anno di costruzione .

Oltre due ruote. Sidecar Vespa sino al 1977, Ape, Vespa 400”.

E’ stata un’occasione per ammirare modelli rari e ben conservati, ma –proprio per l’impostazione del concorso- per rivivere alcuni momenti di eleganza e storia del costume.

Vespa d'epoca e moda vintage

Perché Vespa  coinvolge la storia del costume. Negli anni della “Dolce Vita”, ad esempio, Vespa diventò sinonimo di scooter, i reportage dei corrispondenti stranieri descrivevano l’Italia come “il Paese delle Vespa” e il ruolo giocato da Vespa nel costume è documentato dalla presenza del veicolo in centinaia di film.
Audrey Hepburn e Gregory Peck in “Vacanze Romane” (1953) furono i primi di una lunga serie di attrici e attori internazionali che, nel corso degli anni, sono stati “ripresi” sullo scooter più famoso del mondo.

La moda vintage al raduno Vespa al castello di Racconigi

D’altra parte per raccontare la Vespa si possono scegliere varie strade: elencare le tante cose che ne hanno segnato (e ne segneranno) la storia o ripensare, ad esempio, a uno slogan pubblicitario di fine Anni Sessanta, rimasto tra i più famosi. Semplicemente ci diceva che “Chi “VESPA” mangia le mele (chi non “VESPA” no)”: uno slogan che conserva  tuttora la sua validità.

Vespa con sidecar nel cortile del castello di Racconigi

La Vespa nasce della determinazione di Enrico Piaggio a creare un prodotto a basso costo e di largo consumo. All’approssimarsi della fine della Seconda guerra mondiale, Enrico studia ogni soluzione per rimettere in moto la produzione nei suoi stabilimenti. A cominciare da quello di Biella, dove venne realizzato un “motorscooter” sul modello delle piccole motociclette per paracadutisti. Il prototipo, siglato MP5, venne battezzato “Paperino” per la sua strana forma: ma non piacque ad Enrico, che incaricò Corradino D’Ascanio di rivedere il progetto.
Il progettista aeronautico non amava però la motocicletta. Secondo lui era scomoda, ingombrante, con gomme troppo difficili da cambiare in caso di foratura; oltretutto, per via della catena di trasmissione, sporcava. L’ingegnere trovò tuttavia tutte le soluzioni del caso attingendo proprio alla sua esperienza aeronautica. Per eliminare la catena immaginò un mezzo con scocca portante, a presa diretta; per rendere la guida più agevole pensò di posizionare il cambio sul manubrio; per facilitare la sostituzione delle ruote escogitò non una forcella ma un braccio di supporto simile appunto ai carrelli degli aerei. E infine ideò una carrozzeria capace di proteggere il guidatore, di impedirgli di sporcarsi o scomporsi nell’abbigliamento: decenni prima della diffusione degli studi ergonomici, la posizione di guida di Vespa era pensata per stare comodamente e sicuramente seduti, anziché pericolosamente in bilico su una motocicletta a ruote alte.

Una Vespa del 1948 per il concorso di eleganza "La più bella sei tu"
Dal nuovo progetto di D’Ascanio nacque un mezzo assolutamente originale e rivoluzionario rispetto a tutti gli altri esempi di locomozione motorizzata a due ruote. Con l’aiuto di Mario D’Este, suo disegnatore di fiducia, a Corradino D’Ascanio bastarono pochi giorni per mettere a punto la sua idea e preparare il primo progetto della Vespa, prodotto a Pontedera nell’aprile del 1946. Il nome del veicolo fu coniato dallo stesso Enrico Piaggio che davanti al prototipo MP6, dalla parte centrale molto ampia per accogliere il guidatore e dalla “vita” stretta, esclamò: “Sembra una vespa!”.

E Vespa fu.

Il 23 aprile 1946 la Piaggio & C. S.p.A. deposita – presso l’Ufficio centrale dei brevetti per invenzioni, modelli e marche del Ministero dell’Industria e del commercio di Firenze – il brevetto per “motocicletta a complesso razionale di organi ed elementi con telaio combinato con parafanghi e cofano ricoprenti tutta la parte meccanica”.
Enrico Piaggio non esita a dare il via alla produzione in serie di duemila esemplari della prima Vespa 98 cc. Gli Italiani avrebbero visto per la prima volta la Vespa, toccandola con mano, alla Fiera di Milano dello stesso anno.

La Vespa 98 cc fu posta in vendita in due versioni e con due prezzi: 55.000 lire il tipo “normale” e 61.000 lire il tipo “lusso” con alcuni optional quali il contachilometri, la stampella laterale e i raffinati pneumatici con fianco bianco. Addetti ai lavori ed esperti del mercato si divisero: da una parte chi coglieva nella Vespa la realizzazione di un’idea geniale, dall’altra gli scettici di rito.

viaggio di nozze in Vespa a Racconigi

Guarda la galleria delle immagini realizzate a Racconigi da OkFoto.it : se ti ritrovi, non dimenticare di taggarti …

Vespa & sport

A Torino la Cena in bianco diventa virtuale

cena-in-bianco-0773

Salta la Cena in bianco a Torino Era il 2012 quando Antonella Bentivoglio D’Afflitto realizzò la prima Cena in bianco a Torino: un’iniziativa che ebbe un lusinghiero successo, imitata nel tempo in molti altri comuni in tutta Italia. Pochissime le regole alla base dell’evento, rigidamente rispettate dalle migliaia di partecipanti: “… vestiamo tutti insieme di bianco una piazza, una strada, un giardino, un luogo a sorpresa ogni volta diverso delle nostre città e paesi, trasformandolo in una “camera da pranzo” a cielo aperto. Come? Ognuno di noi si porta tutto da casa, tavolo, sedie, vivande, stoviglie in ceramica, bicchieri di vetro… niente carta e niente plastica. Apparecchia e imbandisce la propria tavola con amici, familiari, colleghi, nonni e bambini per vivere l’emozione di una Cena tutti insieme, per strada, all’insegna delle cinque grandi E di etica, estetica, ecologia, educazione, eleganza.  Una immensa tavola, fatta di tutte le nostre tavole vicine e in fila, che celebra la tradizione italiana a tavola, nel rispetto di condivisione, convivialità, piacere di stare insieme. Riviviamo la magia del territorio con una cena urbana che attraverso il colore bianco, il più neutro e il più fotografico dei colori, veicolerà grazie alle nostre foto le immagini dei tanti luoghi del nostro bel paese in rete… Bello sarà partire con tavoli piatti e sedie al seguito per vivere e scoprire le piazze e le strade di tanti luoghi italiani… E alla fine della serata ognuno sparecchia, porta via tutti i rifiuti: non deve rimanere traccia del nostro passaggio. C’è un solo modo per mantenere pulite le nostre città: non sporcarle.”

Un evento che era diventato un appuntamento fisso dell’estate torinese: con un record di presenze nel 2015, quando oltre ventimila persone parteciparono alla cena nel gran parterre della Reggia di Venaria.

Lo scorso anno i partecipanti furono la metà rispetto al 2015: forse perché la location scelta, all’ombra della torre Maratona dello stadio Olimpico, non piacque a molti o forse perché l’attentato terroristico di Nizza (14 luglio, 84 morti, decine di feriti gravi) era nella memoria di tanti quella domenica 17 luglio in cui si svolse la Cena in bianco.

Corpi stritolati, smembrati, sangue dappertutto e un panico folle: diversi i testimoni che descrissero queste scene apocalittiche sul lungomare centrale di Nizza, la Promenade des Anglais, dove, poco dopo le 22,  un camion guidato da un terrorista piombò a tutta velocità sulla folla radunata a vedere i fuochi d’artificio per la Festa nazionale di Francia, correndo con un percorso a zig-zag per travolgere più persone possibile, con l’autista assassino che sparava all’impazzata, prima che la sua corsa folle venisse fermata.

Nel luglio 2016 Chiara Appendino era da circa un mese la sindaca di Torino, Franco Gabrielli era stato nominato capo della Polizia di stato, Direttore generale della Pubblica Sicurezza nel Consiglio dei ministri del 29 aprile 2016. La cena si svolse senza alcun problema e senza che fosse adottata alcuna misura di sicurezza contro il terrorismo che – dopo Nizza – continuò a colpire in modo gravissimo (Berlino, Instanbul, Londra, Manchester).

Piazza san Carlo e la cena in biancoA Torino, in particolare, non fu preso alcun provvedimento  tanto che, lo scorso 3 giugno, fu autorizzata l’installazione di un mega schermo TV in piazza san Carlo per la diretta TV della finale di Champions League di calcio tra Real Madrid e Juventus.

I fatti di quella sera sono tristemente noti: per motivi non ancora accertati si scatenò un’ondata di panico tra i presenti, con un fuggi fuggi disordinato e caotico. Ci furono oltre 1.500 feriti, alcuni in modo gravissimo e una signora di 38 anni, Erika, travolta dalla folla, morì in seguito alle gravi ferite subite. In seguito agli incidenti l’amministrazione comunale guidata dalla sindaca Appendino si preoccupò di diffondere una nota per scaricare ogni responsabilità su Turismo Torino: «In relazione ai fatti di piazza San Carlo la Città di Torino precisa che il soggetto organizzatore, Turismo Torino, ha operato con le medesime modalità messe in atto nel 2015, in occasione della finale proiettata il 6 giugno».«Anche in quel caso la Città, con propria delibera, aveva incaricato Turismo Torino quale soggetto organizzatore e non era stato approvato alcun provvedimento di ulteriore limitazione nella vendita di vetro e metallo, oltre a ciò che è previsto dall’art. 8 bis del Regolamento di Polizia Urbana».

C'era una volta la Cena in bianco a Torino

Il terrorismo, negli incidenti di piazza san Carlo, non c’entrava per nulla: sta di fatto che, dopo quella notte, le istituzioni locali incominciarono a “parlare” di sicurezza, adottando provvedimenti per lo meno discutibili (basta ricordare il flop dello spettacolo dei fuochi artificiali del 24 giugno), che -tra le altre cose- hanno comportato l’annullamento della Cena in bianco. Dopo il recente attentato a Barcellona (17 agosto), ennesima riunione ministeriale dei vari comitati per la sicurezza: dopo la quale anche a Torino sono state installate fioriere e new Jersey per impedire attacchi terroristici con furgoni. Decisioni prese per salvare la forma e fare scrivere qualche articolo di cronaca: perché chiunque abbia fatto un giro in centro città ha avuto modo di rendersi conto dell’inutilità dei provvedimenti adottati. Ma Torino (in realtà sarà la Reggia di Venaria) si prepara (!?) ad ospitare a fine settembre il G7 dello sviluppo alla presenza dei ministri dell’industria e del lavoro: per cui bisognava pure fare vedere che qualche provvedimento è già stato adottato.

Cena in bianco in piazza san CarloIn questo contesto una cosa è chiara: la Cena in bianco 2017 a Torino non si fa. Scrive la cronaca cittadina de La Stampa “ La cena avrebbe dovuto svolgersi in piazza Castello, piazza San Giovanni e Piazzetta Reale, ma il Comune di Torino ha dato parere negativo, in base alla «circolare Gabrielli» sull’occupazione del suolo pubblico”.  «Questo mi dispiace tantissimo» – afferma Antonella Bentivoglio D’Afflitto, ispiratrice della manifestazione e oggi  assessore alla Cultura della giunta Cinque Stelle del Comune di Venaria Reale. «Avevo presentato la domanda di occupazione del suolo pubblico prima dei fatti di piazza San Carlo e, dopo il parere negativo datato 11 luglio, ho chiesto un incontro per capire i motivi del divieto, ma non sono ancora stata convocata”, e aggiunge: «Quello che mi chiedo è perché nel resto d’Italia si sono svolte circa 200 cene con l’okay di sindaci, questori e prefetti e a Torino, dov’è nata la manifestazione, ci è stato detto di no».

Di fronte al No della sindaca Appendino, gli organizzatori della Cena in bianco Torino hanno pubblicato sulla loro pagina Facebook una proposta che sostanzialmente suggerisce di realizzare una cena virtuale: “A casa. Per dare un segnale importante a quanto sta accadendo. Non ci fermiamo”.

“L’appuntamento è per sabato 9 settembre alle ore 20:00

Dove e come? A casa vostra, nei vostri condomini, uniti in rete, in diretta nello stesso momento!

Ovunque voi siate, nelle vostre case, in cucina, sul ballatoio, sul terrazzo, in cortile, in veranda, in salotto, in tavernetta, in tinello, in giardino… nelle vostre case. Tutti insieme, lo stesso giorno, alla stessa ora daremo vita ad una edizione straordinaria. Organizzate a casa vostra amici, parenti, vicini, preparate le vostre bianche tavole! Con la stessa attenzione, condivisione, passione, convivialità.

Dopo aver preparato e organizzato le vostre tavolate, dovrete condividere su Facebook le fotografie, i video. Saremo in tanti, tantissimi che dalle nostre case vivremo virtualmente uniti in rete la magia della Cena in bianco che poi racconteremo in un filmato fatto con le vostre immagini e i vostri video.”

Altro che “non ci fermiamo”: così si è fermi. La mia professoressa di Matematica delle Superiori avrebbe detto “mi sembra un’idea balzana!”. Ma come? La cena in bianco nasce per stare insieme in un luogo pubblico e la si trasforma in un qualcosa di personale e domestico? Il successo dell’evento è anche merito delle centinaia di immagini e filmati che i media gli hanno dedicato: immagini e filmati di chi dedicato il proprio tempo a raccontare la Cena, mentre i partecipanti si divertivano a cenare e brindare. Non si potrà certamente raggiungere lo stesso risultato condividendo qualche selfie e qualche scatto tra le mura di casa …

i portici di Torino in piazza san CarloInternet e i “social” erano ancora inimmaginabili: ma si vuole forse credere che, se nell’ottobre del 1980, i “quarantamila quadri Fiat” avessero avuto a disposizione internet , Facebook, Twitter, e, invece di sfilare per le vie del centro di Torino, avessero preso un tavolo della cucina, ci avessero appoggiato sopra dei fogli di lavoro, avessero fotografato la scena e condiviso la loro foto, in giacca e cravatta, il successo dell’iniziativa sarebbe stato lo stesso? Certamente no.

“A casa. Per dare un segnale importante a quanto sta accadendo. Non ci fermiamo”

Persa l’edizione 2017 della Cena in bianco a Torino  si sarebbe potuto organizzare un flash mob, magari in piazza Castello o davanti a Palazzo di città: migliaia di partecipanti vestiti di bianco con un calice (di plastica …) in mano  per un brindisi  alla Giunta del No alla Cena in bianco

Di sicuro non sarebbero mancate le immagini dell’evento: che sarebbero certamente uscite dal perimetro cittadino.

La scelta adottata dagli organizzatori va invece  contro la loro stessa affermazione (“non ci fermiamo”): mi fa venire in mente il grande Totò quando diceva a Peppino de Filippo “Guarda, ma non guardare …”. Che in questo caso diventa “Protesta, ma non protestare …”.

A pensar male si fa peccato, diceva Andreotti …: ma forse non si voleva disturbare la sindaca Appendino.

The color run torna a Torino

D’altra parte, non sono d’accordo con Pier Franco Quaglieni quando afferma che “Non ci sarà l’8 settembre per la cena in bianco. Quest’anno  si terrà il 9 in modo diverso,  quasi virtuale. Ma non è così perché l’importante è fare l’evento.” Sono invece d’accordo con lui quando dice che “Quello che invece appare  certo è che Torino continua a perdere colpi. E, andando avanti così, la città e’ destinata al declino in cui la relegò il sindaco  Novelli con le sue scelte tristi e  miopi, nel decennio 1975-85 , con tanti assessori funzionari di partito che assomigliano molto a molti dell’attuale Giunta.”

Torino ospita The color run

Che le ragioni dell’annullamento della Cena in bianco abbiano poco a vedere con la sicurezza è dimostrato anche dal fatto che, salvo divieti dell’ultima ora, il giorno successivo alla Cena in bianco virtuale si correrà The color run, con migliaia di partecipanti pronti a invadere piazza d’Armi. Proprio nello stesso luogo dove si svolse l’ultima Cena in bianco: ogni partecipante troverà differenti punti colore (verde, giallo, blu, arancio e rosa), nonché, all’ultimo chilometro, un punto schiuma, nuova attrazione dell’edizione 2017, che ha riscosso grande interesse nelle tappe precedenti. Si parte vestiti di bianco, si arriva contenti e colorati.

the color run: allegria e coloriDiecimila (o più) persone sedute a cena sono un problema per la sicurezza, mentre altrettante persone che corrono insieme non lo sono?

Troverai le immagini della Color run 2017 nell’album realizzato da OkFoto.it

Come disse Longanesi “Se c’è una cosa che in Italia funziona è il disordine.”

Bal da sabre a Fenestrelle per i 50 anni del gruppo folkloristico

fenestrelle-335

A Fenestrelle festa per i 50 anni del gruppo folkloristico Bal da sabreIl Forte di Fenestrelle fece il suo ingresso sul palcoscenico della Storia nell’autunno del 1727, quando l’ingegner Ignazio Bertola, su richiesta del re Vittorio Amedeo II, presentò il progetto di un’opera che aveva del fantastico: una grande muraglia, costellata da più opere fortificatorie, posta a sbarramento della valle del Chisone contro le invasioni straniere.

La sua architettura ha dell’incredibile: si sviluppa sul crinale della montagna per una lunghezza di oltre 3 chilometri, con una superficie complessiva è di oltre un milione di metri quadrati e un dislivello, tra il primo e l’ultimo corpo di fabbrica, di circa 600 metri. Ci si trova di fronte ad un’opera fuori da ogni canone, se riferito alle precedenti tecniche di difesa fortificatoria, per le sue gigantesche dimensioni e l’articolazione dei suoi fabbricati.

I lavori di costruzione iniziarono nella primavera del 1728 sotto la direzione dello stesso Bertola  e si protrassero per oltre un secolo. L’ultimo cantiere chiuse nel 1850. Negli anni di maggiore impegno operativo, il numero degli addetti ai lavori superò le quattromila unità.

Poco alla volta nasceva quella che diventerà la più grande fortezza alpina d’Europa.”

Schwerttanzkompanie Überlingen a Fenestrelle

Ogni volta che mi capita di ammirare il forte di Fenestrelle resto sbalordito per l’imponenza della costruzione e dispiaciuto perchè la storica fortezza militare della Val Chisone, a mio avviso, non è sufficientemente inserita nei circuiti turistici del Piemonte: non ostante il fatto che, da tempo, la sua immagine sia stata adottata come simbolo dell’ormai abolita Provincia di Torino. Sarà per il  fatto che mancano i soldi da investire nel turismo? Oppure mancano idee per come valorizzare meglio la fortezza militare di Fenestrelle? Oppure le idee ci sono e mancano le cosiddette volontà politiche? E’ mai possibile che i comuni, i vari enti, le istituzioni locali non riescano a fare squadra per sfruttare tutte le potenzialità del forte? Riuscire a portare più turisti a visitare il forte vorrebbe dire portare maggiore ricchezza nelle Valli olimpiche. In attesa di validi progetti di sviluppo, con poca spesa, si potrebbero almeno installare cartelloni informativi sulla strada che sale da Torino fino al Colle del Sestriere e, magari, provare ad intercettare i turisti che arrivano dalla Francia passando dal Monginevro … Intanto  il Forte di Fenestrelle, nel fine settimana del 19 agosto, ha ospitato parte dei festeggiamenti organizzati a Fenestrelle per i 50 anni della rifondazione del gruppo folkloristico del Bal da sabre (1967-2017).

Schwerttanzkompanie Überlingen a Fenestrelle

Una festa che ha visto la partecipazione di altri gruppi in costume: il gruppo del Bal da sabre di Castelletto Stura, la Teto Aut di Roure e il gruppo tedesco Schwerttanzkompanie Überlingen che hanno concluso il  fine settimana ricco di appuntamenti con una esibizione sul campetto sportivo di Fenestrelle.

Festa con i costumi tradizionali a Fenestrelle

Molti spettatori in una splendida giornata di sole hanno potuto ammirare l’esibizione dei vari gruppi e partecipare ai balli tradizionali a fine giornata. E’ stato possibile apprezzare il forte impegno da parte dei vari gruppi per recuperare e salvaguardare la cultura e le tradizioni delle nostre terre.

Balli tradizionali in costume a Fenestrelle

Tutto grazie alla buona volontà, al sacrificio, all’impegno di donne e uomini (molti i giovani presenti sia nei gruppi sia nel pubblico) che dedicano moltissimo tempo per rendere possibili manifestazioni come quella offerta alla cittadinanza di Fenestrelle e ai turisti presenti in Val Chisone.

Bal da sabre (1967-2017) a Fenestrelle

Guarda le immagini della manifestazione realizzate da OkFoto.it e raccolte nello specifico album

Bal da sabre (1967-2017)

Bal do sabre di Castelletto Stura

La fiera di Balboutet

Balboutet-3

Balboutet il paese del sole con i suoi balconi fioriti

Balboutet è una piccola frazione di Usseaux, un paese della Valle Chisone che, in un depliant del locale Ufficio del Turismo, si presenta in modo molto sintetico: “190 abitanti, 400 mucche, 2 milioni di larici”. Era da molto tempo che non tornavamo a Balboutet: l’abbiamo fatto in occasione della Fiera zootecnica, (giunta alla 57a edizione) dello scorso 23 agosto  che, con quella analoga di Pragelato (14 settembre) e Oulx (30 settembre, 1° ottobre), costituisce le Fiere degli Escartons.

Un gregge arriva alla fiera di Balboutet

Manifestazioni che richiamano una gran folla: è una festa per i residenti, per gli operatori del settore, ma soprattutto per i turisti.

Molti gli allevatori e i pastori che prendono parte alla Fiera di Balboutet: alcuni presenti con i propri animali che attirano la curiosità dei non addetti ai lavori (soprattutto dei bambini) e l’attenzione dei loro colleghi venuti dai paesi vicini, magari per qualche trattativa commerciale. Moltissime le bancarelle che formano un serpentone lungo la strada che porta all’Assietta, per quel giorno chiusa al traffico nel tratto della borgata: accade anche che qualcuno, senza saperlo, scenda di là con una potente moto; l’atmosfera gioiosa della festa mette rimedio anche a quello: si scherza con il motociclista che, a passo d’uomo, scende fino al termine del mercato tra i sorrisi dei visitatori.

Balboutet e la strada dell'Assietta

Sulle bancarelle si trova di tutto: dai prodotti per gli allevatori ai prodotti per la casa, ci sono banchi con scarpe sportive e scarponi da montagna, abbigliamento ma, ovviamente, la parte principale è costituita dai prodotti alimentari: formaggi, salumi, miele, dolci, pane, spezie, ecc.

Balboutet: i bambini felici in occasione della fiera

Balboutet, la borgata del sole, delle rondini e delle meridiane è situata a circa 1500 metri s.l.m.; con la nuova pavimentazione in pietra e la nuova illuminazione a led accoglie i turisti con le sue meridiane, le sue case con i balconi addobbati con fiori coloratissimi, ricorda che –oltre a essere il paese del sole- è anche il paese che dà rifugio alle rondini: sono molte le case, anche quelle recentemente ristrutturate, che espongono il cartello “questa casa aderisce al progetto salviamo le rondini” e che danno ospitalità e curano i nidi delle rondini.

Animali alla Fiera zootecnica di Balboutet

Tutto ciò crea un’atmosfera di grande festa, allegra, vivace, spontanea: rispettosa delle tradizioni e della dignità della vita in montagna, frutto dell’orgoglio per la propria terra e per quello che la natura offre e, nello stesso tempo, comporta in termini di sacrifici. Raro esempio di civiltà.

I costumi della tradizione a Balboutet, frazione di Usseaux

Guarda tutte le immagini del paese e della fiera scattate da OkFoto.it e raccolte nell’album

Fiera di Balboutet

Usseaux: salviamo le rondini

Miss Mucca a Pragelato: 18a edizione

miss-mucca-127

 

Miss Mucca edizione 2017 Miss Mucca a Pragelato nella realtà non è proprio come dice il depliant della località turistica della Val Chisone (”Manifestazione unica in Piemonte e probabilmente in tutta Italia”) ma resta pur sempre un’occasione di festa, una bella sagra di paese a cui ha preso parte un pubblico molto numeroso.

Giunta alla 18° edizione, Miss Mucca ha visto la partecipazione di una decina di aziende agricole che, nell’estate 2017, hanno portato le loro mandrie agli alpeggi di Pragelato.

La manifestazione generalmente è messa in calendario nel fine settimana in cui, a pochi chilometri di distanza, si svolge la Festa del Piemont con la rievocazione della battaglia dell’Assietta tra Piemontesi e Francesi (leggi qui il racconto): non si sa se questa coincidenza sia casuale o voluta dagli organizzatori di Miss Mucca, ma certamente non fa bene a Miss Mucca, perché sono molti i Piemontesi che salgono all’Assietta per assistere alla rievocazione storica.

Miss Mucca a Pragelato

In occasione di Miss Mucca il sabato i pastori portano le loro bestie a Pragelato (da 5 a 7 mucche per ciascuna azienda agricola), in una vasta area riservata per ciascun allevamento, in prossimità del centro sportivo, dove gli animali possono pascolare in libertà ed essere osservati da vicino dai turisti.

La domenica le mucche vengono invece ricoverate in recinti più piccoli e più vicini tra loro, accanto alla piazza dove, per l’occasione, si tiene un mercatino artigianale con una ventina di banchi; inoltre, nella stessa piazza, vengono aperte alcune delle casette di legno del mercatino di Natale, per la vendita di prodotti caseari da parte delle aziende agricole che partecipano a Miss Mucca.

bambini felici in occasione di Miss Mucca a Pragelato

Miss Mucca è quindi una delle tante feste di paese che si svolgono in estate, con molti bambini attratti dallo “spettacolo” delle mucche: cosa che può sembrare strana, ma per alcuni di loro Miss Mucca è forse la prima occasione per vederle vive dopo averle viste nei cartoni animati o negli spot TV.

Al pomeriggio si svolge la parte che dovrebbe essere la più importante della manifestazione ma che presenta alcuni aspetti per lo meno discutibili: coincide con il momento della elezione di Miss Mucca.

Ciascun pastore, scelta una delle proprie mucche, la conduce nel recinto centrale dove il pubblico decreterà con gli applausi la vincente. Bisogna capire che questi animali, abituati al silenzio e alla tranquillità assoluta degli alpeggi, non possono facilmente adattarsi alla confusione della gente che per tutta la mattina gira attorno ai loro recinti, al rumore della musica sparata a palla e che dovrebbe rallegrare la manifestazione, alle auto parcheggiate dappertutto attorno ai recinti; ma soprattutto, non possono pensare di essere scelti per un pseudo concorso, bensì molto più probabilmente pensano di essere scelti per essere portati al macello.

Non si spiegherebbe diversamente il loro forte e determinato rifiuto a uscire dal recinto, con scene in alcuni casi poco piacevoli da vedere, tanto più se si considera che sono molti i bambini presenti.

Miss Mucca 2017

In quei momenti c’è anche un rischio d’incolumità per quegli spettatori che, sordi ai ripetuti inviti alla prudenza lanciati dagli organizzatori e incapaci di rendersi conto della forza di questi animali, specie quando sono terrorizzati, sostano vicino alle aree in cui le mucche dovrebbero transitare, convinti che queste non scarteranno mai dal percorso prestabilito.

Pragelato ospita la 18a edizione di Miss Mucca

La scelta di Miss Mucca avviene in modo molto semplice: quella che riceve più applausi dal pubblico vince. Salvo che, come accaduto nell’ultima edizione, quella scelta dal pubblico non coincida con quella precedentemente scelta dagli organizzatori: accade allora che i “giudici” decretano che ci sono elementi legati alla presentazione della mucca, alla sua struttura fisica, alla tradizione e a altre cose più o meno credibili che fanno sì che a vincere sia una mucca diversa da quella scelta dal pubblico.

Miss Mucca a Pragelato nel luglio 2017

Cose spiacevoli: tanto più se si considera che il premio –oltre all’orgoglio e alla soddisfazione personale dell’allevatore- consiste in un campanaccio. Gli organizzatori, con poca spesa, potrebbero benissimo metterne in palio due: uno per Miss Mucca scelta dal pubblico, l’altro per quella scelta dai “giudici”, in base ai  criteri tecnici, così nessuno avrebbe nulla da eccepire.

La manifestazione finisce così: con gli animali che restano ancora nei loro recinti per un’ora o poco più. Dopo di che i vari pastori, con le loro mucche, se ne tornano agli alpeggi; senza che si svolga, al termine della manifestazione, come accadeva un tempo, la cosiddetta “Roudunà”: vale a dire la sfilata per alcune vie del paese e lungo il torrente, di tutte le bestie presenti a Miss Mucca, con il tradizionale suono delle campane quando le mucche marciano verso gli alpeggi.

Pubblico numeroso per Miss Mucca a Pragelato

Una manifestazione che potrebbe essere molto più interessante e ricca di emozioni: per dare il giusto riconoscimento al difficile e impegnativo lavoro dei pastori che, per essere presenti a questa manifestazione, percorrono almeno una dozzina di chilometri a piedi dal loro alpeggio alla piazza di Pragelato.

Le immagini della edizione 2017 sono disponibili qui

la miss del concorso 2017 a Pragelato

Militali, a Ternavasso il più grande raduno di mezzi militari

militali-1

  Militali, l'importante raduno di mezzi militari a Ternavasso

 Militali nasce per condividere la passione del collezionismo e della ricostruzione storica militare con tutti gli appassionati, dando così l’opportunità di vedere mezzi militari molto rari, compresi aerei in volo, blindati e cingolati in movimento. Negli enormi spazi della tenuta di Ternavasso, per i tre giorni della manifestazione, sono allestiti gli accampamenti, suddivisi per Paese e esercito di appartenenza e periodo storico.

Anche carri armati in movimento al raduno di Ternavasso

Nella tenuta situata a pochi chilometri da Torino , oltre a chilometri di strade sterrate, ettari di campi e boschi dove muoversi liberamente in fuoristrada con i veicoli militari, c’è anche un lago di 20 ettari per navigare con i mezzi anfibi. Per l’occasione viene approntata una pista di 700 metri a disposizione per gli aerei d’epoca, che possono così decollare, esibirsi e atterrare.

Anche aerei d'epoca in volo sul campo di Ternavasso in occasione di Militali
Il parco privato, normalmente chiuso al pubblico, durante l’evento diventa teatro di ricostruzioni militari, alle quali prendono parte i collezionisti, i rievocatori e tutti i visitatori appassionati di storia militare.

il castello medioevale di Ternavasso, dove si svolge Militali

Sede dell’importante raduno alle porte delle Langhe è un luogo storico; Ternavasso divenne infatti il quartier generale del re Vittorio Emanuele III quando l’Italia dichiarò guerra alla Francia (giugno 1940). Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, e per i due anni successivi, il conte Paolo Thaon di Revel rifiutò di aderire alla Repubblica Sociale ed ottenne che la proprietà di Ternavasso fosse considerata un porto franco. Contribuì così a dare rifugio agli sfollati, agli ebrei ed ai partigiani. Grazie all’allestimento di un ospedale da campo, nella tenuta di Ternavasso furono curati molti feriti, sia civili che militari.

Il castello medioevale di Ternavasso fu parzialmente distrutto durante la battaglia di Ceresole d’Alba del 1544, tra le più sanguinose combattute in Italia tra i spagnoli e francesi. A Ternavasso è sepolto il primo Comandante Generale dei Carabinieri, il marchese Giuseppe Alessandro Thaon di Revel che nel 1814 fondò il Corpo dei Carabinieri.

Un mezzo militare SPA in movimento a Militali a Ternavasso

Militali è un evento che, nelle giornate dal 23 al 25 giugno, consente al pubblico di entrare, varcato il cancello della tenuta di Ternavasso, in un mondo ricco di storia militare, pieno di importanti elementi di sicuro interesse tecnico per tutti gli appassionati di meccanica e veicoli a 2 e 4 ruote. Ma soprattutto ricco di passione: quella che i collezionisti e i rievocatori presenti nei campi allestiti riescono a trasmettere ai visitatori, in ogni momento della giornata.

Mezzi miitari di diversi Paesi al raduno di Ternavasso

Per tutte le informazioni sul programma, gli orari e i costi del biglietti si consiglia di consultare il sito di Militali .

Le immagini del raduno di Ternavasso, realizzate da OkFoto.it, sono raccolte in un album dedicato alla importante manifestazione.

Una dei numerosi partecipanti a Militali

IV Concorso attacchi di Tradizione alla Venaria e alla Mandria

cavalli-e-carrozze-460

 

Concorso attacchi di Tradizione alla Reggia di Venaria La Venaria Reale ha ospitato il Concorso  di Attacchi di Tradizione: un evento che, giunto alla sua quarta edizione, consente di ammirare decine di carrozze d’epoca con un centinaio di splendidi cavalli nei Giardini della Reggia e al Parco La Mandria.

Carrozze d'epoca per i concorso della Venaria reale

Un concorso di Attacchi che entusiasma gli appassionati e coloro che si sono recati a passeggiare nel Parco La Mandria e nei giardini della Reggia di Venaria nelle giornate del 17 e 18 giugno.

Cavalli di razza e carrozze d'epoca nel concorso della Venaria reale

I visitatori della Venaria Reale hanno avuto modo di assistere a uno spettacolo non comune legato all’abilità di guida di carrozze di pregio trainate da cavalli di razza, con lussuosi finimenti e curati in ogni dettaglio, con equipaggi eleganti in una cornice particolarmente suggestiva.

Borgo Castello nel Parco della Mandria

Le carrozze si presentano ad attacco singolo, in pariglia, in tandem e tiro a 4. Le tipologie di carrozze sono varie: carrozze di servizio condotte dai cocchieri come Landau, Milord, Calèche, Vis a Vis; carrozze sportive, da caccia e da passeggiata come Break, Dog Cart, Phaeton, condotte dai proprietari; carrozze di utilità come la Pistoiese o il Military un tempo utilizzate da professionisti o ufficiali dell’esercito.

Al Concorso di attacchi di tradizione organizzato dal GIA (Gruppo Italiano Attacchi) e dalla Reggia di Venaria erano presenti anche equipaggi stranieri provenienti da Francia, Polonia, Spagna, Svizzera e Ungheria, a testimoniare che l’evento della Venaria Reale si colloca ormai fra i più importanti del settore in Europa ed è sicuramente tra i più prestigiosi in Italia nell’ambito della Tradizione.

Il concorso di attacchi di tradizione si svolge in tre fasi principali.

In occasione della Prova di Presentazione, che si è svolta il sabato pomeriggio nel Parco Alto della Reggia, ha luogo una sorta di “festa dell’eleganza”, come si richiedeva all’epoca per le uscite in carrozza al parco: parasole sfiziosi per le signore e cappellini da pomeriggio, guanti d’obbligo anche per i passeggeri. Da osservare le livree dei cocchieri, uomini di scuderia in tenuta impeccabile con stivali, cilindro plastron, sempre attenti alle necessità dei cavalli e alle richieste del proprietario, o dei groom, pronti a scendere e risalire agli ordini del cocchiere, anche con la carrozza in movimento.

Eleganza degli equipaggi nel percorso di campagna nel Parco della Mandria

La domenica mattina si svolge il Percorso di Campagna (a cui si riferiscono le immagini di OkFoto.it): si parte dai Giardini della Reggia, con un percorso che si sviluppa attraverso roseti, specchi d’acqua, aiuole fiorite e filari per un tragitto di circa 2 Km e che conduce all’ingresso del Parco La Mandria, dove gli equipaggi -per circa 12 Km- sono immersi nel verde di quella che fu la riserva di caccia dei re sabaudi. Nei pressi degli Appartamenti Reali del Borgo Castello i guidatori effettuano due passaggi controllati (prove di abilità) sotto gli occhi dei Commissari di gara. Infine si rientra nel Parco Basso della Reggia, dove altri tre passaggi controllati mettono alla prova i concorrenti nei pressi della Peschiera e della Fontana d’Ercole.

Il pomeriggio della domenica si apre con la Prova di Maneggevolezza nel Gran Parterre della Reggia, di fronte alla balconata da dove il pubblico può seguire lo spettacolo. I visitatori possono ammirare carrozze e cavalli, la destrezza e la precisione dei guidatori, oggi necessari per vincere un Trofeo, due secoli fa requisiti necessari per districarsi nel traffico delle città e compiere slalom fra decine di carrozze, carri e omnibus in movimento.

Abbiamo seguito le varie edizioni del Concorso attacchi di tradizione; puoi vedere le immagini suddivise per edizione del concorso:

Edizione 2013

Edizione 2014

Edizione 2015

Edizione 2016

Edizione 2017

Concorso attacchi di tradizione alla Reggia di Venaria

Cerimonia di consegna degli alamari agli Allievi Carabinieri della Caserma Cernaia

carabinieri-188

Consegna degli alamari per gli allievi carabinieri del 136° corso della Cernaia

Nella piazza d’armi della Caserma Cernaia di Torino, sede della Scuola Allievi Carabinieri, si è svolta la tradizionale cerimonia del conferimento degli Alamari per gli allievi del 136° corso, dedicato alla memoria del carabiniere Vittorio Tassi, Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria.

La bandiera della Scuola Allievi Carabinieri di Torino, Caserma Cernaia

Sono 201 i militari, tra cui venti donne, che hanno giurato fedeltà alla Repubblica nel cortile della storica caserma di via Cernaia. La caserma Cernaia venne progettata per essere la sede della Legione Allievi del corpo dei Carabinieri Reali e prese il nome dalla vittoriosa battaglia avvenuta il 16 agosto 1855 tra le forze franco-piemontesi e quelle russe nell’ambito della guerra di Crimea (1853-56). Il nome Cernaia, infatti, deriva dalla parola russa che significa “nero” ed indicava il nome del corso d’acqua che scorreva nella pianura teatro degli scontri. La caserma venne edificata nel 1864 su un terreno appena reso libero dalla completa demolizione delle fortificazioni urbane (delle quali rimangono oggi tracce nel mastio della Cittadella), mentre la nuova  via omonima era stata aperta nel 1855 in seguito ad una parziale demolizione delle fortificazioni. Il progetto originale fu presentato dal colonnello Barabino e modificato in seguito dal generale Giovanni Castellazzi. L’edificio ha mantenuto nel tempo la sua funzione originale.

Sfilano gli allievi carabinieri del 136° corso della Caserma Cernaia

Alla cerimonia erano presenti il ministro per gli Affari Regionali Enrico Costa, che fu allievo presso la Caserma Cernaia, il comandante dell’Arma dei Carabinieri, generale Tullio Del Sette (che ha ricordato la sua permanenza a Torino nel ruolo di comandante provinciale dei Carabinieri) e il comandante delle Scuole Carabinieri, generale Carmine Adinolfi.

Caserma Cernaia: cerimonia di consegna degli alamari

Ad apporre gli alamari, simbolo di appartenenza e di continuità storica che lega ogni militare all’Arma dei Carabinieri, i familiari dei giovani allievi. La cerimonia si è conclusa con la sfilata dei carabinieri del 136° Corso nella piazza d’Armi della caserma, di fronte alle autorità civili e militari e ai numerossissimi parenti, al suono delle musiche eseguite dalla Fanfara del 3° Reggimento Lombardia.

Il gen. Tullio Del sette consegna gli alamari agli allievi carabinieri del 136° corso presso la Caserma Cernaia di Torino

Come sempre accade in questa cerimonia, ci sono due momenti principali: il primo, istituzionale, con i militari schierati, i discorsi dei comandanti e la celebrazione dell’evento; il secondo, dopo la consegna degli alamari e il “rompete le righe” per le donne e gli uomini che hanno ricevuto gli alamari, con tanta emozione da parte degli Allievi e dei loro familiari.

Il comandante dei Carabinieri gen. Tullio Del sette alla caserma Cernaia di Torino

Abbiamo raccolto nell’album di OkFoto.it le immagini della cerimonia, incluso un momento molto particolare: una dichiarazione d’amore (e la promessa di un “sì”) da parte di uno degli Allievi del 136° corso alla sua compagna.

Scuola allievi carabinieri di Torino: "rompete le righe"

Torino-Zuffenhausen, Ugo Nespolo per Porsche Moncenisio

Torino-Zuffenhausen di Ugo Nespolo su Porsche Moncenisio Tra le auto esposte al Salone dell’auto di Torino è stata molto forte la curiosità dei visitatori per la Porsche Moncenisio dello StudioTorino sulla quale Ugo Nespolo ha eseguito un lavoro di “car art”, per celebrare i 70 anni del legame che c’è tra la Porsche (che ha sede a Zuffenhausen, distretto di Stoccarda) e Torino.

Car art, Ugo Nespolo e la Porsche Moncenisio

Nespolo ha sviluppato la sua opera principalmente nella parte inferiore della carrozzeria: con i sei colori delle bandiere nazionali disposti in modo non ordinato che fanno immaginare l’assenza di confini. I simboli di Torino e di Stoccarda impersonano i cittadini e chi ha lavorato per queste automobili. A conclusione del Salone dell’automobile di Torino, la Porsche Moncenisio percorrerà ancora una volta i 626 Km per raggiungere Zuffenhausen, con gli pneumatici d’autore Pirelli P Zero Color Edition interpretati dal Maestro.

La Car Art di Ugo Nespolo vuole celebrare il periodo, gli uomini e le due città la cui industria principale è collegata all’automobile.
La Moncenisio di Nespolo è un omaggio a “33 Automobili speciali e rare” tutte disegnate e costruite nell’area torinese in questi 70 anni. Sette storie diverse e non collegate, la prima delle quali è iniziata il 2 febbraio 1947 con un contratto di progettazione fra la Cisitalia di Piero Dusio e lo Studio Porsche. La storia ha inizio con il viaggio a Torino di Ferry Porsche con il suo direttore tecnico Karl Rabe, per visionare la costruzione della monoposto Cisitalia Tipo 360.

Alfredo Stola e la Porsche Moncenisio

In ordine temporale Piero Dusio, Rudolf Hruska, Carlo Abarth, Franco Scaglione, Nuccio Bertone, Marcello Gandini, Giorgetto Giugiaro, Luciano D’Ambrosio, Roberto e Alfredo Stola, Aldo Brovarone e Daniele Gaglione sono fra gli uomini che hanno avuto una importante relazione con la Porsche e/o con le fabbriche/carrozzerie torinesi realizzatrici di queste “Automobili Speciali”.

Abarth nel 1959 sviluppò per Porsche un’auto da corsa derivata dalla tipo 356 B stilizzata da Franco Scaglione. La Porsche 356 GTL Abarth fu costruita in 20 esemplari che corsero nelle più importanti competizioni nel mondo con piloti del livello di Stirling Moss e Graham Hill.

33 automobili speciali e rare

Bertone presentò al Salone di Ginevra del 1966, Roadster: un prototipo realizzato sulla base della 911 che costituì il primo lavoro di design di Marcello Gandini per la carrozzeria torinese.

Italdesign di Giorgetto Giugiaro presentava, nel 1970 al Salone di Torino, Tapiro, una dream car derivata dalla Porsche 914/6.

Bertone, ancora una volta al Salone di Ginevra, nel 1994 svelava al pubblico Karisma, un prototipo sul telaio della Porsche 911: berlinetta a motore posteriore con due porte ad ala di gabbiano; disegnata da Luciano D’Ambrosio il cui obiettivo principale era un’abitabilità ampia e confortevole per tutti i passeggeri.

Stola, nel 2002 alla Triennale di Milano, debuttava con la S82 e, al Salone di Ginevra del 2003, presentava la Stola GTS. Entrambi i prototipi erano derivati dalla Boxster tipo 986. La passione per il marchio tedesco nasce tra il 1999 e il 2000, dopo aver lavorato per Porsche Design a Zell am See, sotto la direzione personale di Ferdinand Alexander Porsche in occasione della realizzazione di uno dei modelli di ricerca di stile della Cayenne.

StudioTorino nel 2005 e nel 2006 presenta i prototipi RK Spyder e RK Coupè disegnati da Aldo Brovarone e realizzati, ancora su base Boxster, in collaborazione con Ruf Automobile, che aveva portato la potenza del motore Porsche 997 a 440 cv.

l'opera di Ugo Nespolo al Salone dell'auto di Torino

Alfredo Stola e Maria Paola Stola Ariusso nel 2014 portarono la Moncenisio nel cuore del Centro di Sviluppo Porsche a Weissach, illustrando ai tecnici della progettazione Porsche e ai designer del Centro stile l’ultima fuoriserie disegnata da Daniele Gaglione e derivata dalla tipo 981.

Una ricca pagina della storia dell’automobile raccontata dall’opera di Ugo Nespolo.

parco valentino salone dell'autoGuarda le altre immagini del Salone dell’auto di Torino e del Gran premio Parco Valentino