Marchionne, Alfa Romeo e i capannoni fantasma

Marchionne, Alfa Romeo e i capannoni fantasma
 
Nella recente intervista del direttore di Repubblica, Ezio Mauro, a Sergio Marchionne, l’amministratore delegato del Gruppo Chrysler Fiat ha dichiarato sa della Maserati a Grugliasco, dove lavora gente in guanti bianchi a scegliere le rifiniture in pelle per andare sui mercati del mondo. Ma non sa che in capannoni fantasma, mimetizzati in giro per l’Italia, squadre di uomini nostri stanno preparando i nuovi modelli Alfa Romeo che annunceremo ad aprile e cambieranno l’immagine del marchio, riportandolo all’eccellenza assoluta”.
 
Marchionne annuncia nuovi modelli Alfa Romeo
In attesa di vedere i nuovi modelli Alfa Romeo e magari anche questi capannoni fantasma, ho considerato  come il mondo industriale sia in continua evoluzione.
 
L’intervista è uscita mentre stavo preparando il post sulla prossima edizione di  Automotoretrò 2014, che sarà ospitata negli spazi del Lingotto: un Salone dove tra pochi giorni si celebrerà il matrimonio tra la storia del motorismo e la storia dell’architettura (e dell’organizzazione) industriale.
 
Storia dell’automobile che passa anche attraverso  una differente modalità di comunicazione: perché fa molto più notizia parlare di capannoni fantasma in giro per l’Italia invece di dire che sulle nuove vetture si sta lavorando in qualcuno dei molti reparti dei vari stabilimenti del Gruppo Fiat in Italia, oggi fermi per la crisi dell’auto.
 
Se poi le cose stanno effettivamente così (con tutto ciò che questo significa in termini di predisposizione e gestione di questi capannoni fantasmi ma, soprattutto, per quanto riguarda la difesa del “segreto industriale”… in giro per l’ Italia) oppure se è stata una grande trovata di comunicazione di Marchionne, lo sapremo tra pochi mesi.
 
Rampa elicoidale dell'ex stabilimento Fiat del Lingotto
 
Quando si decise la realizzazione dello stabilimento del Lingotto, in casa FIAT certamente nessuno pensò di nasconderlo: anche perché l’imponenza della struttura, ancor più se rapportata alle dimensioni della Torino del Novecento, avrebbe reso impossibile la cosa. E poi, proprio ripensando a quale debba essere stato l’orgoglio di annunciare e realizzare quel progetto, nessuno avrebbe voluto tenerlo segreto. Altri tempi, altre mentalità, altri valori.
 
Lingotto, sede storica della Fiattorino
 
Rimasto abbandonato a lungo, il progetto di recupero degli enormi spazi del Lingotto fu affidato a Renzo Piano a inizio degli Anni ’90. L’architetto genovese, recentemente nominato senatore a vita dal presidente Napolitano, lasciò pressochè inalterata la struttura esterna del complesso industriale, intervenendo in modo significativo per cambiarne la struttura, adattandola alle esigenze di un edificio multifunzionale, caratterizzandolo con la installazione di una  bolla ” completamente in vetro sulla pista di collaudo del Lingotto.
 
Lo storico impianto industriale del Lingotto, con la sua struttura in cemento armato impostata su una maglia di pilastri di 6 metri per 6 metri, progettato nel 1915 dall’ingegnere Giacomo Matté Trucco (1869-1934) per la Fiat, fu indicato da Le Corbusier come «uno degli spettacoli più impressionanti che l’industria abbia mai offerto»; Le Corbusier ne ammirò il progetto con le sue enormi superfici vetrate, con il nucleo principale sviluppato su 5 piani, con la pista di collaudo per le automobili sul tetto con le curve sopraelevate (sulla quale salì in occasione di una sua visita nel 1934), con la rampa elicoidale per consentire di portare le auto, appena uscite dalle linee di produzione, sulla pista stessa, con la vicinanza dello stabilimento alla stazione ferroviaria (appunto del Lingotto); elementi che contribuiscono a fare del Lingotto una delle più significative testimonianze della architettura industriale del secolo scorso.
 
La pista di collaudo, realizzata nel 1919 e lunga circa 1,5 km, era progettata per il collaudo simultaneo di 50 vetture.
 
 
I lavori di ristrutturazione, di trasformazione e di conversione per i nuovi utilizzi legati al settore dei servizi hanno cancellato ogni traccia delle catene di montaggio e della organizzazione del lavoro operaio del tempo: di cui restano testimonianze nei libri e nelle fotografie dell’epoca.
 
L’esempio della pista di collaudo fu in qualche modo ripreso anche nella costruzione dello stabilimento di Mirafiori (progettato nel 1936 e inaugurato nel 1939): in quel caso, anche in relazione alle enormi dimensioni delle aree occupate dai vari reparti della Fiat, la pista fu realizzata accanto allo stabilimento, sviluppandosi lungo corso Tazzoli.
 

Lingotto e Mirafiori rappresentano due punti fondamentali nella storia di Torino e del suo sviluppo industriale.
 
Non possiamo che augurarci che si avverino presto le affermazioni di Marchionne nella citata intervista: “Nel polo Mirafiori-Grugliasco si faranno le Maserati, compreso un nuovo suv e qualcos’altro che non le dico. ….La capacità italiana di produrre sostanza e qualità, di inventare, di costruire è enormemente più apprezzata all’estero che da noi. Il carattere dell’automobile italiana esiste, eccome. Tutto ciò è una ricchezza da cui ripartire. Noi siamo pronti.“

 

La Bolla di Renzo Piano
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