FCA Heritage sarà presente al Salon Rétromobile con quattro coupé

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fiat 2400 coupé al Salon Rétromobile di Parigi

Chiusi i battenti di Automotoretrò 2018, che ha visto la partecipazione di FCA Heritage con vetture non particolarmente prestigiose (certamente di livello inferiore rispetto a quelle esposte nella edizione dello scorso anno e di quelle ammirate a Milano AutoClassica lo scorso novembre), ecco che il dipartimento di FCA  Group dedicato alla tutela e alla promozione del patrimonio dei marchi italiani di FCA si prepara per essere presente al Salon Rétromobile. L’ evento, molto importante per il panorama automobilistico europeo, avrà luogo al Paris Expo Porte de Versailles (Parigi) dal 7 all’11 febbraio 2018. Nell’ambito di questa grande kermesse dedicata alle automobili e alle motociclette da collezione, FCA Heritage esporrà nel proprio stand quattro coupé da collezione. Ciascuno di questi modelli, prodotti da quattro marchi diversi (Fiat, Abarth, Lancia e Alfa Romeo), da quattro carrozzieri diversi (Pininfarina, Bertone, Allemano e Zagato) e in quattro diversi periodi di tempo (dal 1957 al 1989) è stato testimone diretto di uno dei momenti più importanti della storia automobilistica italiana. Il pubblico del Salon Rétromobile potrà ammirare coupé rarissimi: la Lancia Appia Coupé, la Fiat Dino 2400 coupé, l’Abarth 2400 coupé Allemano e l’Alfa Romeo SZ.

Presso lo stand di FCA Heritage  saranno in esposizione anche due  recenti modelli del Gruppo: l’Abarth 695 Rivale, il nuovo modello di punta del marchio dello Scorpione, e l’Alfa Romeo Stelvio Quadrifoglio,  ammiraglia della gamma del Biscione.

abarth 695 rivale allo stand Fca heritage

Ecco una sintetica descrizione delle vetture di FCA Heritage esposte al Salone delle auto d’epoca di Parigi.

Lancia Appia Coupé: la Lancia Appia, presentata nel 1953 in versione berlina, è stata commercializzata per 10 anni in 3 diverse serie. I migliori progettisti dell’epoca hanno firmato diverse varianti di questo modello, in particolare della sua seconda serie: tra questi Allemano, Boano, Zagato, Ghia, Vignale, Viotti… È stata Pininfarina a realizzare  l’elegante coupé 2+2 dall’alto grado di sofisticazione tecnica. Il suo V4 da 1089 cc, di dimensioni ridotte, è in grado di erogare 53 CV. Il modello è rimasto in produzione per 5 anni, dal 1957 al 1962.

Lancia Appia coupé Pininfarina al Salon rètromobile

Fiat Dino 2400 coupé: il progetto è frutto di un accordo tra Ferrari e Fiat, che prevedeva la fornitura da parte della casa di Maranello di un nuovo V6 al marchio torinese. In questo modo, Ferrari ha potuto raggiungere la quota minima di propulsori prodotti necessaria a ottenere l’omologazione per la Formula 2. Le dotazioni tecniche della Dino, una coupé dotata di un motore V6 in grado di erogare 180 CV  nella versione da 2400 cc, le consentirono di sbalordire pubblico e critica nel corso della sua presentazione avvenuta al Salone dell’automobile di Torino nel 1967. Impreziosita dall’elegante silhouette progettata da Bertone, la Fiat Dino coupé fu prodotta fino al 1972 per un totale di 6068 unità vendute.

Abarth 2400 coupé: questo bellissimo coupé porta la firma di Michelotti e fu presentato a Ginevra nel 1959. Si tratta di una versione modificata della Fiat 2100 che fu prodotta presso gli stabilimenti Allemano dal 1962 al 1964, dapprima sotto il nome di 2200 coupé e nell’ultimo anno come 2400 coupé. Il 6 cilindri in linea della 2400, in grado di erogare 140 CV, consente al veicolo di avvicinare una velocità massima di 200 km/h. Il modello esposto presso il Salon Rétromobile è appartenuto a Carlo Abarth in persona.

Il coupe Amarth 2400 appartenuto a Carlo Abarth esposto al Salon retromobile

Alfa Romeo SZ: la storia della Carrozzeria Zagato è legata a doppio filo, sin dagli Anni Venti, a quella di Alfa Romeo. Le sue creazioni si sono concentrate sull’ottimizzazione delle prestazioni delle Alfa: i primi modelli costruiti, di un’eleganza rara, hanno poi lasciato spazio ad altri dallo stile più personale e originale. Tra questi, la coupé SZ (Sport Zagato), presentata a Ginevra nel 1989; il modello, progettato in collaborazione con Alfa Romeo, è da segnalare per le sue forme aerodinamiche (Cx pari a 0,3), sorprendenti e geometriche. Ne sono stati prodotti soltanto un migliaio di esemplari.

fca heritage espone alfa romeo sz al Salon retromobile

FCA Heritage presente a Automotoretrò

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Prototipo Alfa Romeo 2600 Zagato

La presenza di FCA Heritage alla recente edizione di Automotoretrò va sottolineata come un fatto importante, tanto più se si considera che, tra i modelli presenti al Lingotto, hanno trovato spazio anche le vetture Lancia. Un progetto, quello di FCA Heritage, che, sotto la guida di Roberto Giolito, sta mettendo in luce l’enorme patrimonio storico del Gruppo Fiat: un patrimonio costituito da preziosi modelli di automobili, ricco di storia e di quella cultura dell’automobile del Gruppo che rischiava di essere dispersa.

Un progetto che rappresenta un ottimo strumento di marketing, come dimostra la presenza di FCA Heritage ai principali Saloni dell’auto d’epoca: dopo il recente Automotoretrò a Torino, FCA Heritage sarà presente a Parigi per Retromobile, dall’8 al 12 febbraio 2017.

Ogni marchio del gruppo FCA ha esposto a Automotoretrò due auto d’epoca: un modello che fu in produzione standard accanto a un prototipo o a un esemplare unico legato alla vettura prodotta in serie.

Le preziose vetture esposte nello stand FCA Heritage erano:

  •    Alfa Romeo 2600 Sprint (1962)
    • Alfa Romeo 2600 SZ Prototipo (1963)
    • Fiat 700 Prototipo (1940)
  •    Fiat 1100 (1948)
    • Lancia Flaminia Coupé (1958)
    • Lancia Flaminia Loraymo (1960)
    • Fiat Abarth 1000 Monoposto Record (1960)
  •   Abarth 1000 Bialbero (1963)

Per la cronaca, accanto allo stand di FCA Heritage c’era quello dedicato alla Maserati, con tre vetture del Tridente (della Collezione Panini) esposte in larghi spazi: peccato che l’accesso fosse riservato a pochi, facendo sì che il pubblico dedicasse maggiore attenzione ad alcuni  modelli della Jaguar  esposti proprio di fronte allo stand Maserati.

FCA Heritage, per onorare il sessantesimo compleanno della Flaminia (nata nel 1957) ha esposto la sempre affascinante coupé disegnata da Pininfarina (1958) e la Loraymo (1960) con cui condivide telaio e motore, vettura personale del famoso designer Raymond Loewy (a cui si devono, tra l’altro, il design della bottiglia della Coca-Cola, del pacchetto di sigarette Lucky Strike, il logo della Shell, della Exxon, alcune auto Studebaker).

Lancia Loraymo allo stand FCA Heritage

La Lancia Loraymo, prodotta in esemplare unico, è basata su uno chassis Flaminia Coupé ed è stata concepita dal designer  Raymond Loewy, che fece realizzare la vettura dal carrozziere torinese Rocco Motto.
L’auto, presentata al 47esimo Salone dell’automobile di Parigi nell’ottobre del 1960 nel color ambra scuro metallizzato che sfoggia tuttora, fu denominata Loraymo, parola formata da parte del cognome e del nome del designer e che corrispondeva all’indirizzo telegrafico dello studio Loewy.
Tra le caratteristiche estetiche più evidenti, l’ampia calandra a griglia racchiusa in una cornice di acciaio cromato che svolge la funzione di paraurti; i parafanghi anteriori arretrati; i fari antinebbia posti al di fuori della carrozzeria; le fiancate leggermente convesse nella parte centrale con un «effetto bottiglia Coca-Cola» che migliorava l’aerodinamica della vettura; l’assenza dell’apertura del cofano del bagagliaio, accessibile solo dall’abitacolo e lo spoiler posteriore sul tetto per ridurre la turbolenza aerodinamica, un sorprendente parallelo con la moderna Stratos di Bertone.

Al Salone dell’auto di Ginevra del 1958 Pininfarina espose un elegante prototipo di vettura coupé –Florida II – realizzato sul telaio (accorciato di 12 cm) della Flaminia berlina; pochi mesi dopo, al Salone di Torino del novembre 1958, venne presentata la versione definitiva della vettura di serie, che sarà prodotta dal gennaio 1959 fino al 1967 (in poco più di 5.200 unità).

Lancia Florida II Pininfarina

Nel mondo delle veloci Gran Turismo degli Anni Sessanta la 2600 Sprint rappresentava l’alternativa Alfa Romeo alla Lancia Flaminia: a fare da contraltare alla versione carrozzata da Bertone nel 1962, a Automotoretrò  era esposto  il prototipo della SZ (1963), realizzato da Zagato e basato sugli stessi organi meccanici.

Le linee della 2600 Sprint scaturirono dalla matita di Giorgio Giugiaro, che già con la 2000 anticipò alcuni degli stilemi caratteristici che avrebbero raggiunto completa maturazione nella famiglia delle Giulia GT. L’unica modifica di rilievo rispetto alla “cugina” con motore due litri è la presa d’aria sul cofano motore, a rendere ancor più aggressivo il frontale.

La matita di Giugiaro per la Alfa Romeo 2600

Il prototipo firmato Zagato fu presentato sullo stand del carrozziere al Salone dell’automobile di Torino del 1963. Il passo era quello accorciato della 2600 Spider, la carrozzeria era caratterizzata da un corpo vettura filante ed essenziale, dalla vistosa coda tronca, leggermente incassata come sulle vetture da competizione, e da un frontale molto caratteristico, dominato da uno scudetto di grandi dimensioni.
Lo stesso prototipo venne presentato sullo stand Alfa Romeo nella successiva edizione del Salone mentre, per vedere la vettura definitiva, fu necessario attendere il Salone di Francoforte del 1965.

FCA Heritage al Salone di Torino
Per il marchio Fiat l’attenzione era concentrata sulle vetture utilitarie: così è stato esposto l’unico prototipo esistente dell’innovativa Fiat 700 (1940), progettato da Dante Giacosa, che avrebbe dovuto posizionarsi sul mercato in un segmento compreso tra la Fiat 500 Topolino e la Fiat 1100, della quale era esposto un esemplare costruito nel 1948.

Nel 1937 Fiat presentò la Fiat 508 C Balilla, modello che, già nel nome, indicava la continuità con la precedente Fiat 508 Balilla.

Due anni dopo, nel 1939, viene presentata la seconda serie, che assume la denominazione commerciale di Fiat 1100 e presenta il nuovo frontale “a spartivento”, già introdotto sulla Fiat 2800. La vettura resta in produzione sin dopo la guerra (1948), costruita in oltre 74.000 esemplari e sei differenti versioni di carrozzeria, tra cui la cabriolet, la berlina a passo lungo per trasporto pubblico e la “S”, una berlinetta due posti dal design aerodinamico presto impiegata in competizioni sportive dai privati.

Fiat 1100 allo stand FCA Heritage

La Fiat 700 fu presentata ufficialmente il 15 maggio 1939, nell’ambito della cerimonia di inaugurazione dello stabilimento Mirafiori, dove la vettura sarebbe dovuta essere prodotta; l’unico prototipo esistente è quello esposto a Automotoretrò e conservato presso il Centro Storico Fiat.

I prototipi della Fiat 700 furono costruiti nella sezione “Carrozzerie Speciali” dello stabilimento del Lingotto;  la produzione fu invece bloccata dagli eventi bellici della Seconda Guerra mondiale.
Abarth era presente con due vetture nel segno della sportività senza compromessi: la 1000 Monoposto Record del 1960, che permise alla Casa dello Scorpione di conquistare ben otto record sul circuito di Monza, e la 1000 Bialbero, che ne ereditò il propulsore.

ABarth 1000 bialbero

L’esemplare della Bialbero esposto è tra i modelli realizzati, a partire dal 1963, dalla carrozzeria Sibona & Basano, che eseguì un accurato restyling della vettura interessando principalmente il muso e la coda – che furono allungati – ed allargando i parafanghi per poter montare pneumatici più grossi. Le vetture così riviste permisero all’Abarth di conquistare il secondo Campionato mondiale Costruttori GT consecutivo nella Classe 1000. Il quattro cilindri di quasi un litro di cilindrata, con una potenza di 104 CV a 8.000 giri/min, consente alla vettura di raggiungere una velocità massima di circa 220 km/h.

La Fiat Abarth 1000 Record, frutto della collaborazione tra Fiat, Abarth, Pininfarina e Politecnico di Torino, presenta un’inedita struttura portante tubolare ed una carrozzeria frutto di accurati studi nella galleria del vento. Per dare una grande dimostrazione di affidabilità e potenza del nuovo bialbero di 1000 cc, Carlo Abarth decise di schierare la monoposto sulla pista di Monza dal 28 settembre al 1° ottobre del 1960, per raggiungere nuovi record nella classe internazionale G (da 751 a 1100 cm3). Alla guida si alternarono 9 piloti che stabilirono i nuovi primati internazionali delle 12 ore, delle 2000 miglia, delle 24 ore, dei 5000 km, delle 5000 miglia, delle 48 ore e dei 10.000 km. La prova continuò fino al 1 ottobre quando si conseguì il record mondiale delle 72 ore, percorrendo 13.441,4 km alla media di 186,687 km/h.
La monoposto venne realizzata interamente nello stabilimento Abarth per quanto riguarda il telaio, il motore egli organi meccanici. La carrozzeria venne allestita da Pininfarina.

Fiat Abarth Record presente a Automotoretrò

L’esposizione Abarth ha voluto essere un tributo postumo alla figura di Mario Poltronieri, recentemente scomparso, storica voce delle telecronache della Formula 1, in precedenza pilota della Casa dello Scorpione e che fece parte del team di piloti impegnati nella conquista dei record sulla pista di Monza .

Uno stand ricco di storia e di fascino che ha raccolto l’interesse di appassionati e collezionisti: a cui farà piacere sapere che, nell’ambito del progetto FCA Heritage, si sta lavorando per riportare alla luce, entro pochi mesi, le vetture storiche del marchio Lancia, da decenni ricoverate in un capannone alla periferia di Torino e non visibili al pubblico ormai da troppo tempo .

Un segnale di ripensamento della decisione di Marchionne di abbandonare lo storico marchio Lancia?

D’altra parte Marchionne da tempo ha annunciato che nel 2018 lascerà la guida del Gruppo FCA: le sue decisioni dei prossimi mesi, inevitabilmente, condizioneranno il lavoro di chi prenderà il suo posto.

FCA Heritage risentirà di questa situazione: solo dopo il cambio dell’amministratore delegato del Gruppo FCA   si potrà capire meglio se la sua funzione sarà di raccontare pagine importanti di una storia dell’automobile che continua oppure di essere custode di una grande storia passata. Staremo a vedere.

Roberto Giolito head of FCA HeritageLe immagini realizzate da OkFoto.it sono disponibili in due album:

Automotoretrò 2017

Automotoracing 2017

 

ASA 2016, a Monza la storia dell’automobilismo sportivo italiano

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Presentazione ASA 2016 al Museo Martini di Pessione

Nella storica cornice del Museo Martini a Pessione, con Barbara Herlitzka a fare gli onori di casa, Paolo Calovolo ha presentato ASA 2016, in calendario fra circa un mese all’Autodromo di Monza.

Barbara Herlitzka, Museo Martini

Un evento che ha le sue radici nel 1991 quando Paolo Calovolo, allora direttore dell’Autodromo di Lombardore, organizzò il primo Abarth Day con la presenza delle vetture sportive del Gruppo Fiat (con i marchi Alfa Romeo, Autobianchi, Fiat, Lancia), che vide la presenza in pista anche dei piloti del Trofeo Uno Fiat. La storia più recente della manifestazione passa per Abarth Day 2015, organizzato ancora a Lombardore e che ha visto la partecipazione di alcuni tecnici e piloti e di numerose vetture sportive che hanno avuto il reparto corse di Abarth come fulcro degli innumerevoli successi sportivi.

Poiché il marchio Abarth Day sarà utilizzato da FCA per eventi dedicati alle vetture in produzione con il marchio Abarth, è stato necessario individuare un nuovo logo per la manifestazione dedicata all’automobilismo storico, che coinvolge le vetture ufficiali, i piloti, i tecnici, i meccanici, i collezionisti e che raccoglie sempre maggiori consensi tra il pubblico degli appassionati perché affianca alla parte statica una affascinante manifestazione dinamica: per ASA 2016 è in programma una parata di oltre 100 vetture (ex) ufficiali sulla magica pista di Monza.

ASA 2016

Il marchio ASA è strettamente collegato alla storia dei successi sportivi del Gruppo Fiat. Bisogna tornare al 1977, quando Fiat e Lancia dispongono ciascuna di un reparto corse. Una dispersione di risorse economiche e di energie che Fiat non può più sostenere. Così si decide di unificare i reparti e si deve trovare una nuova identità del reparto stesso. Incarico che viene affidato a Rossotto al quale è dovuta la scelta di EASA, Ente Attività Sportive Automobilistiche. Ma a Cesare Fiorio (che sarà presente alla manifestazione di Monza) quel “burocratico” Ente davanti a ASA non piace e decide di eliminarlo. Nascerà così ASA e, da allora, il marchio di comunicazione comparirà sulle fiancate delle vetture ufficiali che gareggiano per il Gruppo Fiat.

Poiché quel marchio non venne mai registrato da Fiat, è diventato possibile il suo utilizzo per l’expo di Monza, un evento  dedicato alle vetture, ai piloti, ai tecnici, ai meccanici che hanno contribuito alla storia e ai successi dell’automobilismo sportivo italiano.

ASA 2016 è in programma il 16 e 17 luglio e registra già l’iscrizione di oltre 80 vetture oltre alla partecipazione di piloti quali Mauro Pregliasco, Miki Biasion, Gabriele Noberasco, Luciano Trombotto, Markku Alen, Lele Pinto (solo per citarne alcuni).

Il campione italiano rally Pregliasco alla presentazione di ASA 2016

ASA 2016 metterà insieme automobili sportive (con la Scuderia del Portello per Alfa Romeo che porterà la rarissima, per i tre soli esemplari esistenti al mondo, Alfa Romeo 33/2 “Periscopio”, perfetto esempio di estetica e tecnologia italiana applicata all’Automobilismo; la storia della Lancia HF sarà rappresentata anche dalla strepitosa Stratos TOL52901, in allestimento e livrea Marlboro, che la videro contribuire con Sandro Munari e Mario Mannucci alla conquista del Campionato del Mondo Marche nel 1974) e piloti in uno scenario affascinante che soltanto i box di Monza possono offrire, con la “parabolica” a ricordare, ancora una volta, che la storia dell’automobilismo sportivo è passata di là.

Gli organizzatori di ASA 2016 hanno pensato di fare svolgere i numerosi talk show in programma nei box, con tecnici e piloti accanto alle vetture che hanno portato al successo. Il risultato sarà quanto mai piacevole sapendo come questi personaggi amino raccontare, con aneddoti e segreti professionali, la loro storia e le loro avventure (e disavventure) nelle gare che li hanno visti protagonisti.

Anche perché gli argomenti scelti non mancheranno di attirare un grande pubblico di tifosi. Riguarderanno, tra gli altri, i successi Alfa Romeo nelle competizioni, i “sette su dieci”, ovvero i  successi ASA al Giro d’Italia, l’idea HF, con gli uomini e le automobili che seppero dominare le corse.

Esempi della spontaneità e della voglia di raccontare la loro storia che si sono già manifestati durante la conferenza stampa di presentazione di ASA 2016, con piloti e tecnici pronti a raccontare il proprio punto di vista su alcuni episodi di campionati e sul mondo delle corse. Così è stato svelato il (quasi) segreto fatto che a realizzare il marchio che ha avuto un successo mondiale, quello delle strisce del “racing Martini”, è stato proprio l’uomo a cui Fiat affidò l’incarico di realizzare il marchio ASA …

Barbara Herlitzka alla presentazione di ASA 2016

Particolare spazio di ASA 2016 sarà riservato alla Fiat 131 Abarth, celebrata con un raduno internazionale nel 40° anniversario dalla sua presentazione, che sarà festeggiata anche durante la serata del 16 luglio in un talk show sulla Terrazza ASA della palazzina box dove, al cospetto di 300 ospiti, saranno intervistati molti tra i protagonisti che la condussero alla conquista dei tre titoli mondiali Rally nelle stagioni 1977 – 1978 – 1980.

E’ facile immaginare che, nei box e nel contesto di Monza, con la presenza di tanti tifosi e appassionati, l’entusiasmo non potrà che accentuarsi, rendendo ancora più interessante una manifestazione che si annuncia unica nel panorama internazionale delle esposizioni dedicate all’automobilismo storico.

Noi ci saremo: chi non potrà partecipare troverà il racconto nella nostra galleria di immagini

Lancia Martini Racing a ASA 2016Forse ti interessano le immagini di:

Lancia Abarth Day 2015

Fiat Abarth Day 2015

 

A Torino un Natale coi fiocchi per i collezionisti di auto d’epoca

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Isotta Fraschini tipo 8A carrozzata da Cesare Sala del 1927

Per i collezionisti d’auto d’epoca si preannuncia un Natale coi fiocchi a Torino: lunedì 14 dicembre 2015 si svolgerà presso la Casa d’aste Sant’Agostino un’importante asta con alcuni pezzi di particolare interesse per i collezionisti di automobili di tutto il mondo.

Si tratta di 48 auto d’epoca: a partire dalla Fiat 500 “lusso” di colore blu del 1972, fino all’imponente Isotta Fraschini tipo 8A del 1928. La Tipo 8 era stata presentata al termine della Prima Guerra Mondiale dall’ingegner Cattaneo, progettista-capo dell’Isotta Fraschini: si trattava della prima automobile al mondo con motore 8 cilindri a valvole in testa. La vettura messa all’asta ha un motore di 7.300 cc e fu allestita dal carrozziere Cesare Sala di Milano tra il 1927 ed il 1928, su commissione del concessionario inglese della Isotta Fraschini. Si tratta di un esemplare unico che l’importatore tenne in esposizione a Londra fino all’agosto 1931, quando la vettura fu venduta ad Antonio Tamburini di Tolosa ed immatricolata per la prima volta in Francia. Negli Anni Sessanta fu ceduta al Museo dell’Automobile di Le Mans, per poi diventare il fiore all’occhiello della collezione di Sergio Pozzoli che la inviò negli USA per installare un servosterzo prodotto per le vetture Isotta Fraschini, rendendone la guida facile e fluida senza alterare l’originalità del veicolo. Nel 1996 fu immatricolata in Italia da un collezionista bresciano e nel 1999 fu oggetto di un restauro molto approfondito e curato.
Non mancheranno auto meno note al grande pubblico, come ad esempio la Jewett Jupiter del 1951, con carrozzeria fuoriserie Rawson prodotta in soli 4 esemplari. Il modello, che fu presentato nell’ottobre del 1949 al Salone di Ginevra e prodotto sino al 1954, si distinse nelle gare automobilistiche vincendo per 3 anni consecutivi a Le Mans nella propria categoria d’appartenenza. La vettura che andrà all’asta ha l’allestimento “Gran turismo” con particolarità quali la radio La Voce del Padrone e la carrozzeria in alluminio, costruita con tecniche dell’industria aeronautica. Il prezzo della vettura con carrozzeria originale era di circa 1.100 sterline, mentre una Jaguar XK 120 ne costava circa 200 in più.

Alfa Romeo spider all'asta organizzata a Torino per Natale

Il mondo dei “Lancisti”, sempre più amareggiato per la scelta di Sergio Marchionne di abbandonare definitivamente il marchio Lancia, sarà interessato da tre vetture con un’importante Storia alle spalle.

Si parte dalla Lancia Aurelia B20 GT (III serie) del 1953, con motore elaborato da Trivellato con una potenza di 175 cv e l’immancabile volante Nardi. La vettura è icona di un periodo in cui le auto non erano soltanto frutto di freddi calcoli da ragioniere ma esprimevano anche sentimenti che spesso si scontravano proprio con la razionalità degli amministratori. Fu Gianni Lancia, allora giovanissimo, a volere questa vettura, scontrandosi con la dirigenza della Lancia (e con altri membri della sua famiglia): nacque così il mito B20. Le Aurelia (nelle versioni berlina, GT e spider B24) furono prodotte fino ametà degli Anni Cinquanta, con il motore progettato da Vittorio Jano e la carrozzeria di Pininfarina, esprimendo appieno le caratteristiche della Casa di Borgo San Paolo: raffinata tecnologia e grande comfort di marcia.

Si passa, con una vettura del 1963, alla Flaminia Convertibile 3C. Si tratta del modello a cui Lancia assegnò l’impegnativo compito di colmare il vuoto lasciato dalla Aurelia B24 e che fu presentato pochi mesi dopo l’arrivo sul mercato della Flaminia coupé. Per la vettura fu scelto il nome di “Convertibile” invece di quelli più diffusi come spider o cabriolet. Le caratteristiche tecniche e le prestazioni del coupé e della Convertibile erano praticamente uguali, così come il prezzo (3,2 milioni di lire: poco meno di 1.700 euro).

Si arriva infine alla Lancia Fulvia HF. Derivata dalla Fulvia berlina, frutto della matita di Piero Castagnero, la Fulvia coupé viene presentata al Salone di Ginevra nel marzo 1965 (50 anni fa…) e si caratterizza esternamente per l’abitacolo a torretta, che garantisce un’ottima visibilità. Omologata come 2+2, la Fulvia Coupè 1.3 ha la trazione anteriore e condivide con la berlina il motore anteriore longitudinale a 4 cilindri con due carburatori doppio corpo, progettato da Ettore Zaccone Mina e caratterizzato da una particolare architettura a V stretto di 13° e inclinato di 45° per ridurre l’ingombro in altezza, con una sola testata per le due bancate di cilindri. Il mito Fulvia coupé si costruisce nel mondo dei rally: una storia piena di successi che porta a sviluppare la vettura con la versione 1.6 HF come il modello del 1970 che va all’asta.

Lancia Fulvia HF "Fanalone" Gr. 4

 

Non mancano le Ferrari, tra cui una Testarossa. Un modello presentato al Salone di Parigi del 1984 con l’appellativo già usato dalla Casa di Maranello per le gloriose vetture sport degli Anni Cinquanta. Disegnata da Pininfarina, con una linea di notevole impatto, caratterizzata da prese d’aria molto pronunciate sulle fiancate, la vettura montava un 12 cilindri boxer, il più potente installato –in quel periodo- su una vettura sportiva di serie con 390 CV, con quattro valvole per cilindro, di 4943 cc. La vettura fu prodotta in 7.177 esemplari fino al 1991: quella che va all’asta, con il tipico colore “Rosso Corsa Ferrari” presenta ancora l’etichetta di Walter Bordese, lo storico concessionario Ferrari di piazza Adriano a Torino.

Jaguar XK 120 OTS

In un’importante asta non possono mancare le Jaguar: è presente una XK 120 OTS del 1952, in colore grigio con gli interni neri. Monta un motore 3.4 a sei cilindri in linea da 160 CV e presenta diverse componenti in alluminio come le portiere, il cofano anteriore e quello posteriore. Niente maniglie esterne: per aprire la vettura bisogna spostare una linguetta posizionata vicino ai finestrini.

Rolls Royce, Alfa Romeo, Ford, Lamborghini, Porsche, ecc.: tante e belle le vetture.

Per qualcuno, dunque, Babbo Natale arriverà su una vettura d’epoca…

Intanto, per consentire ai collezionisti di esaminare il parco auto, è stato predisposto un ricco catalogo, oltre alle schede informative disponibili sul sito della Casa d’aste torinese.

Fino alla sera dell’asta, inoltre, tutte le vetture sono in esposizione presso la sede in corso Tassoni 56 a Torino, in quello che fu il Mulino Feyles, o Mulino Martinetto, e che costituisce uno dei primi esempi di archeologia industriale della città di Torino.

L’edificio poggia le sue fondamenta su un impianto molitorio già presente nel XVI secolo, alimentato dal Canale dei Molassi, per la prima volta tracciato in una planimetria del 1781.

L’attuale facciata è stata progettata nel 1877 e l’intervento di ristrutturazione ha visto l’inglobamento in un unico edificio del Cuoificio Laurenti con una vecchia filanda di seta.

Una Rolls Royce alla Casa d'aste Sant'Agostino di Torino

Per tutte le informazioni e gli orari è possibile consultare il sito della Casa d’aste Sant’Agostino.

La galleria completa delle immagini è disponibile sulla pagina di OkFoto.it dove troverai molti  album di fotografie dedicati alle auto d’epoca.

Marchionne, Alfa Romeo e i capannoni fantasma

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Nella recente intervista del direttore di Repubblica, Ezio Mauro, a Sergio Marchionne, l’amministratore delegato del Gruppo Chrysler Fiat ha dichiarato sa della Maserati a Grugliasco, dove lavora gente in guanti bianchi a scegliere le rifiniture in pelle per andare sui mercati del mondo. Ma non sa che in capannoni fantasma, mimetizzati in giro per l’Italia, squadre di uomini nostri stanno preparando i nuovi modelli Alfa Romeo che annunceremo ad aprile e cambieranno l’immagine del marchio, riportandolo all’eccellenza assoluta”.
 
Marchionne annuncia nuovi modelli Alfa Romeo
In attesa di vedere i nuovi modelli Alfa Romeo e magari anche questi capannoni fantasma, ho considerato  come il mondo industriale sia in continua evoluzione.
 
L’intervista è uscita mentre stavo preparando il post sulla prossima edizione di  Automotoretrò 2014, che sarà ospitata negli spazi del Lingotto: un Salone dove tra pochi giorni si celebrerà il matrimonio tra la storia del motorismo e la storia dell’architettura (e dell’organizzazione) industriale.
 
Storia dell’automobile che passa anche attraverso  una differente modalità di comunicazione: perché fa molto più notizia parlare di capannoni fantasma in giro per l’Italia invece di dire che sulle nuove vetture si sta lavorando in qualcuno dei molti reparti dei vari stabilimenti del Gruppo Fiat in Italia, oggi fermi per la crisi dell’auto.
 
Se poi le cose stanno effettivamente così (con tutto ciò che questo significa in termini di predisposizione e gestione di questi capannoni fantasmi ma, soprattutto, per quanto riguarda la difesa del “segreto industriale”… in giro per l’ Italia) oppure se è stata una grande trovata di comunicazione di Marchionne, lo sapremo tra pochi mesi.
 
Rampa elicoidale dell'ex stabilimento Fiat del Lingotto
 
Quando si decise la realizzazione dello stabilimento del Lingotto, in casa FIAT certamente nessuno pensò di nasconderlo: anche perché l’imponenza della struttura, ancor più se rapportata alle dimensioni della Torino del Novecento, avrebbe reso impossibile la cosa. E poi, proprio ripensando a quale debba essere stato l’orgoglio di annunciare e realizzare quel progetto, nessuno avrebbe voluto tenerlo segreto. Altri tempi, altre mentalità, altri valori.
 
Lingotto, sede storica della Fiattorino
 
Rimasto abbandonato a lungo, il progetto di recupero degli enormi spazi del Lingotto fu affidato a Renzo Piano a inizio degli Anni ’90. L’architetto genovese, recentemente nominato senatore a vita dal presidente Napolitano, lasciò pressochè inalterata la struttura esterna del complesso industriale, intervenendo in modo significativo per cambiarne la struttura, adattandola alle esigenze di un edificio multifunzionale, caratterizzandolo con la installazione di una  bolla ” completamente in vetro sulla pista di collaudo del Lingotto.
 
Lo storico impianto industriale del Lingotto, con la sua struttura in cemento armato impostata su una maglia di pilastri di 6 metri per 6 metri, progettato nel 1915 dall’ingegnere Giacomo Matté Trucco (1869-1934) per la Fiat, fu indicato da Le Corbusier come «uno degli spettacoli più impressionanti che l’industria abbia mai offerto»; Le Corbusier ne ammirò il progetto con le sue enormi superfici vetrate, con il nucleo principale sviluppato su 5 piani, con la pista di collaudo per le automobili sul tetto con le curve sopraelevate (sulla quale salì in occasione di una sua visita nel 1934), con la rampa elicoidale per consentire di portare le auto, appena uscite dalle linee di produzione, sulla pista stessa, con la vicinanza dello stabilimento alla stazione ferroviaria (appunto del Lingotto); elementi che contribuiscono a fare del Lingotto una delle più significative testimonianze della architettura industriale del secolo scorso.
 
La pista di collaudo, realizzata nel 1919 e lunga circa 1,5 km, era progettata per il collaudo simultaneo di 50 vetture.
 
 
I lavori di ristrutturazione, di trasformazione e di conversione per i nuovi utilizzi legati al settore dei servizi hanno cancellato ogni traccia delle catene di montaggio e della organizzazione del lavoro operaio del tempo: di cui restano testimonianze nei libri e nelle fotografie dell’epoca.
 
L’esempio della pista di collaudo fu in qualche modo ripreso anche nella costruzione dello stabilimento di Mirafiori (progettato nel 1936 e inaugurato nel 1939): in quel caso, anche in relazione alle enormi dimensioni delle aree occupate dai vari reparti della Fiat, la pista fu realizzata accanto allo stabilimento, sviluppandosi lungo corso Tazzoli.
 

Lingotto e Mirafiori rappresentano due punti fondamentali nella storia di Torino e del suo sviluppo industriale.
 
Non possiamo che augurarci che si avverino presto le affermazioni di Marchionne nella citata intervista: “Nel polo Mirafiori-Grugliasco si faranno le Maserati, compreso un nuovo suv e qualcos’altro che non le dico. ….La capacità italiana di produrre sostanza e qualità, di inventare, di costruire è enormemente più apprezzata all’estero che da noi. Il carattere dell’automobile italiana esiste, eccome. Tutto ciò è una ricchezza da cui ripartire. Noi siamo pronti.“

 

La Bolla di Renzo Piano
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