The color run Torino 2017, si corre il 10 settembre

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un bacio colorato a The color run Torino 2017

Arriva la primavera e fioriscono le corse podistiche. Si comincia con la Santander Mezza di Torino, domenica 26 marzo: 21 km lungo le strade di Torino con partenza e arrivo in pieno centro città, con inevitabili intralci alla viabilità. Si prosegua il 2 aprile con Tuttadritta, sui 10 km che collegano piazza san Carlo con la Palazzina di caccia di Stupinigi. Poi ci sarà Vivicittà e, il 30 aprile, sarà la volta della Mezza di Varenne, nelle campagne di Vigone e degli allevamenti dei cavalli per il trotto, tra cui Varenne. Gare affiancate da prove su distanze più brevi (10 km e 3 km), per coinvolgere un sempre maggior numero di partecipanti.

the color run torino 2017 si corre il 10 settembreMa la corsa più attesa, perchè allegra e colorata, è sicuramente The color run Torino 2017: per la quale bisognerà attendere  il prossimo 10 settembre.

Una corsa per modo di dire: perché l’unica cosa che non occorre fare è gareggiare. E’ definita la corsa più felice del mondo: non ci sono né vincitori né vinti,  è l’occasione per passare un po’ di tempo in allegria all’aria aperta. E’ anche una delle ormai rarissime occasioni dove i partecipanti –almeno per il tempo della corsa- si staccano dallo smartphone. Anche perché, in caso contrario, lo ritroverebbero colorato come il loro corpo.

innamorati a the color run

E’ la terza volta che The color run sbarca a Torino. La prima fu nel 2014: poco meno di diecimila iscritti, temerari che affrontarono la prima edizione della corsa in Italia. Anche se tutti avevamo negli occhi le immagini delle corse svoltesi negli altri Paesi, nessuno era riuscito a immaginarsi veramente cosa sarebbe stato affrontare, nella realtà, quella esperienza, lungo i viali del Parco del Valentino.

sorrisi a the color run Torino 2017

Anzi, ci fu chi, non avendo ben compreso lo spirito della The color run, al via della corsa incominciò a correre per arrivare primo, salvo dover rallentare, come tutti, nel passaggio della prima stazione di colore a poche centinaia di metri dalla linea di partenza. Dopo di che, capito il vero spirito della corsa, rallentò e incominciò a prendere fiato: come tutti i partecipanti. C’erano tantissimi ragazzi, molti bambini, famiglie intere e giovanotti di ieri: tutti con la maglietta bianca alla partenza, tutti completamente colorati all’arrivo.

Fu un grandissimo successo, raccontata da moltissime fotografie che, più di tante parole, potevano raccontare il vero spirito della corsa: tanto che l’edizione 2015 vide oltre 15.000 iscritti.

una corsa in rosa a TorinoCome location gli organizzatori scelsero l’area attorno allo Juventus Stadium: una zona con pochissima vegetazione, trattandosi di fatto di un enorme parcheggio asfaltato. Ci furono anche alcune pecche organizzative ma l’entusiasmo dei partecipanti e la voglia di divertirsi superarono ogni ostacolo, confermando però, ancora una volta, come sia più difficile gestire il successo che raggiungerlo.

la corsa più allegra a TorinoSi arrivò così alla edizione 2016: dove gli iscritti furono oltre 20.000 e come location venne scelto il Parco della Pellerina, ovvero nuovamente un’area con tanto verde.

A rovinare The color run 2016 ci pensò il meteo, con pioggia e fulmini al momento della corsa. Moltissime le critiche agli organizzatori che, pur di fronte a previsioni meteo molto negative, non ebbero il coraggio di annullare o spostare la manifestazione, creando qualche difficoltà  ai coraggiosi runners che vollero ugualmente presentarsi alla partenza, confidando in un improvviso miglioramento del meteo.

The color run Torino 2017 si correrà il 10 settembre: una data che, almeno sulla carta, fa prevedere un meteo più favorevole.

tutti di corsa a TorinoAperte le iscrizioni, vedremo se la voglia di una corsa “fun” sarà più forte della rabbia per ciò che accadde un anno fa. Dall’attesa che si registra sulla pagina della corsa, si può pensare che, anche questa volta, sarà un successo di partecipanti.

Pubblicheremo tutte le immagini sulla nostra pagina Facebook: continuate a seguirci numerosi …

Sperando che, nel frattempo,  l’organizzazione abbia saputo trarre esperienza dagli errori compiuti nelle precedenti edizioni, puntualmente segnalati dagli iscritti sulla pagina Facebook della corsa.

the color run a Torino

A Giugiaro il premio Matita d’oro del Museo dell’auto di Torino

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Assegnato a Giorgetto Giugiaro il premio Matita d'oro

L’occasione per Giorgetto Giugiaro di raccontare qualche aneddoto della propria vita è stata la cerimonia per consegnargli il premio Matita d’oro, tenutasi ieri sera al Museo dell’Automobile di Torino con la piazza del Mauto piena di ospiti oltre ogni previsione.

La Matita d’oro è il nuovo importante riconoscimento che, ogni anno, sarà conferito dal Museo dell’automobile agli stilisti che più hanno segnato l’evoluzione delle quattro ruote. La prima edizione ha visto protagonista il car designer piemontese celebrato nella mostra retrospettiva “Giugiaro e il suo percorso”, prorogata fino al 12 marzo 2017, dedicata al più illustre tra i car designer italiani, la cui carriera è uno dei migliori esempi  dell’eccellenza italiana nel mondo: una storia di straordinaria creatività .

Innovazione e unicità, arte e concretezza guidano da oltre sessant’anni la mano di Giugiaro, primo progettista integrale dell’auto e  punto di riferimento a livello globale nel settore. Sette lauree ad honorem, sei “Compasso d’Oro”, tre “Auto dell’Anno” e due “Volante d’Oro”: sono solamente alcuni dei riconoscimenti ricevuti nel corso di una carriera che, nel 1999, ha portato 120 giornalisti di tutto il mondo a definirlo il più importante Car Designer del Novecento.

Giugiaro, Camerana e Chiambretti al Mauto per la consegna del premio Matita d'oro

Durante la serata è stato anche assegnato il Premio Speciale 2016 “Artista dell’Auto” ad Aldo Brovarone, decano degli stilisti italiani, a cui si devono – tra molti altri modelli –  due icone automobilistiche come la Dino Berlinetta Speciale (1965) e la Ferrari F40 (1987).

Nato a Garessio il 7 agosto del 1938, in una famiglia di artisti (il nonno e il padre Mario erano pittori che si occupavano di affrescare chiese e palazzi), a soli 14 anni Giorgetto Giugiaro si trasferisce a Torino per seguire corsi di belle arti e studi di progettazione tecnica. Diciassettenne entra nel Centro Stile Fiat come apprendista designer nell’Ufficio stile vetture speciali, chiamato da Dante Giacosa.

Nel dicembre 1959 Nuccio Bertone gli affida la responsabilità di gestire il Centro Stile della sua Carrozzeria. Giugiaro realizza prototipi e modelli di produzione, che entrano nella storia dell’automobile: tra i primi ricordiamo Aston Martin DB4 GT Jet e Maserati 5000 GT del 1961, Ferrari 250 GT del 1962, Chevrolet Corvair Testudo del 1963, Alfa Romeo Canguro del 1964; tra le vetture di serie Alfa Romeo 2000/2600 Sprint del 1960, la BMW 3200 CS del 1961, l’Iso Rivolta 300/340 GT del 1962, l’Alfa Romeo Giulia GT del 1963, la Fiat 850 spider del 1965, la Mazda Luce del 1965, il coupé Fiat Dino del 1967.

 

Ferrari GG50 di Giorgetto Giugiaro

Nel novembre 1965 Giugiaro passa a dirigere il Centro Stile e Progetti della Ghia e in meno di due anni disegna modelli leggendari come la Maserati Ghibli e la De Tomaso Mangusta, prototipi come la Fiat 850 Vanessa, la prima auto rivolta all’utenza femminile e la Rowan Elettrica, la prima auto elettrica concepita da un Carrozziere.

In queste prime tappe della sua carriera c’è già la misura della grandezza del car designer piemontese. Le sue capacità dovevano essere indiscutibili anche se, come racconta Giugiaro, lui si sente un “raccomandato”; infatti fu giovanissimo allievo del professor Golia, zio di quel Dante Giacosa che, notati i suoi disegni  tra i tanti di un’esposizione organizzata al termine dell’anno scolastico dalla scuola frequentata da Giugiaro,  lo fece assumere dalla Fiat.

La stessa capacità  sarà notata da Nuccio Bertone che decide di affidare la responsabilità del Centro Stile a un designer di soli 21 anni. Il quale, se proviamo per un momento a immaginare cosa poteva significare tutto ciò nel mondo di allora, nel 1959 lascia il “posto sicuro” presso la Fiat  per andare a lavorare in una piccola azienda di Grugliasco. Compiendo un passo altrettanto coraggioso sei anni dopo, quando lascerà Bertone per passare a Ghia.

La storia di Giugiaro, a inizio 1968, prosegue con un altro passo molto impegnativo: quando fonda (con il suo amico Aldo Mantovani, un “ingegnere creativo” come lo definisce Giugiaro) la Italdesign, una società concepita per offrire ai costruttori mondiali i servizi di creatività, di engineering e di avviamento alla produzione.

Giugiaro al Museo dell'Automobile per ricevere il premio Matita d'oro

Con questo marchio disegna centinaia di modelli, alcuni entrati in produzione per un totale decine di milioni di auto circolanti. Portano la sua firma le vetture Volkswagen degli Anni ’70 (Golf, Scirocco e Passat). Per il Gruppo Fiat ha creato vetture di successo come le Lancia Delta, Thema e Prisma e le Fiat Panda, Uno, Croma, Punto. Ci sono le Maserati coupé e spider, la Grande Punto, la Fiat Sedici e l’ Alfa Romeo Brera presentata al Salone di Ginevra nel 2002.

Dal 2010 Italdesign Giugiaro entrerà a far parte di Volkswagen Group che, nel tempo, ne assumerà  il controllo totale. Un progetto che dà la misura delle grandi capacità di Giugiaro che, in occasione di una intervista, ebbe a dire: “Decidere di costituire una società di servizi per l’automotive rivolta a tutte le Case italiane ed estere senza seguire il percorso intrapreso nei decenni precedenti dai Carrozzieri torinesi, piemontesi e milanesi, fu un azzardo né più né meno di quello affrontato dai giovani di oggi all’atto di avviare una start-up orientata all’innovazione. In compenso credemmo nelle potenzialità di un Distretto storico, ben strutturato, conosciuto e stimato su scala mondiale. La fama conquistata dai nostri Carrozzieri e dalle decine di atelier che costituivano l’indotto dell’auto poteva in qualche misura certificare il nostro lavoro a condizione che fossimo in grado di competere per qualità, creatività e professionalità. Ma la materia che trattavamo era evidente, conosciuta e apprezzabile da una committenza che operava sotto casa o che era comunque raggiungibile. Le giovani aziende e i giovani nelle aziende oggi operano in un contesto economico e imprenditoriale ben più difficile e diffidente verso il pionierismo. Malgrado i conflitti politici e sindacali di fine Anni Sessanta, allora cavalcavamo l’onda della ricostruzione post bellica sorretti da entusiasmo e voglia di emergere.”

Giorgetto Giugiaro e il figlio Fabrizio al Mauto di Torino

Un Giugiaro che non ti aspetti quello che riceve la Matita d’oro: che racconta di come ami stare con le persone più semplici, anche se nella sua vita ha conosciuto e incontrato persone famose e eccezionali; che ama scorrazzare in moto sulle montagne attorno a Garessio, dove vive; che si dice sorpreso per gli importanti riconoscimenti avuti e che accetta di scherzare su un suo progetto, la Fiat Duna, “la macchina più brutta di tutti i tempi” come gli fa notare Piero Chiambretti nel corso dell’intervista nella piazza del Mauto.

Un Giugiaro che non riesce a nascondere l’orgoglio professionale provato quando, nel 1970, fu chiamato dalla Volkswagen per un progetto che, proprio grazie al successo della sua Golf, avrebbe di fatto consentito al Gruppo tedesco di conquistare le prime posizioni nel mondo dell’automobile.

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Sembra invece non voler rispondere alla domanda di come sarà l’auto del futuro: quasi a lasciare intendere che il futuro è fatto di piccoli passi continui. Ma la sua analisi fa riflettere: l’uomo non cambierà, continuerà a dovere salire e scendere dall’auto, a guardare fuori, a controllare ciò che accade sulla strada. I progettisti saranno sempre più aiutati dalla tecnologia, le norme sulla sicurezza saranno sempre più vincolanti, ecc.

Mentre parlava, ripensavo a una delle ultime realizzazioni di Giugiaro: la Gea. Bellissima e confortevole oltre ogni immaginazione. Un “futuro”, quello della Gea, datato 2015: per i successivi sviluppi il futuro dell’auto avrà sempre bisogno di grandi car designer.

Giugiaro--94Guarda l’album della premiazione nelle immagini di OkFoto

Il Salone dell’auto di Torino e le residenze sabaude

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Pininfarina presente al Salone dell'auto di Torino

I principali eventi della terza edizione di Parco Valentino Salone dell’auto di Torino avranno una cornice regale. Ospitato da sempre nel Parco circostante il Castello del Valentino, il Salone abbraccerà quest’anno altre residenze sabaude: Palazzo Reale, Palazzo Madama, la splendida Palazzina di caccia di Stupinigi e, nell’ultima giornata, la Reggia di Venaria. Uno scenario che nessun altro Salone al mondo può vantare.

Salone dell'auto di Torino lungo i viali del Parco Valentino

Le novità annunciate per l’edizione 2017 del Salone dell’auto di Torino, che si svolgerà dal 7 all’11 giugno 2017, sono molto interessanti e contribuiranno a stabilire un nuovo record di visitatori per un evento che, inizialmente, sembrava una scommessa del suo presidente Andrea Levy.

Ecco i particolari.

Auto a guida autonoma

Per la prima volta insieme, in movimento per le strade cittadine su un percorso chiuso al traffico, si svolgerà la dimostrazione delle vetture a guida autonoma. I modelli di automobili con sistemi di self-driving sfileranno nelle vie Lungo Po mostrando al pubblico quanto possa essere considerato vicino il futuro per questo tipo di vetture.

Prototipi e one-off

Automobili oggetti del desiderio degli appassionati, fuoriserie, vetture che costituiscono esercizi di stile: saranno protagoniste di una esposizione esclusiva che le riunirà e le porterà su strada tra appassionati e visitatori, in passerella in un tratto di corso Vittorio Emanuele. Un evento interamente dedicato al design automobilistico che rappresenta una storica grande eccellenza italiana e che il Salone dell’Auto di Torino celebra con la seconda edizione del Car Design Award, premio riservato ai car designer di Case e Centri stile riconosciuto da una giuria internazionale e organizzato dal mensile Auto & Design.

Auto elettriche e ibride plug-in

Un’esibizione riservata alle automobili a emissioni zero e ibride plug-in attualmente in produzione: l’occasione per rendere più condivisibile per il pubblico il discorso sulla mobilità sostenibile. Le automobili elettriche, esposte in piazza San Carlo, percorreranno via Roma e piazza Castello, per una sfilata unica nel suo genere.

auto elettriche esposte al Salone dell'auto di Torino

La passione per il motorsport

 Dal silenzio delle auto a emissioni zero si passerà al suono della passione: saranno ancora le vie Lungo Po lo scenario per la parata delle regine del motorsport. Auto che hanno reso famose le Case automobilistiche: vetture di Formula Uno, rally, auto protagoniste dei campionati GT Turismo e Sport Prototipi. Apripista d’eccezione, ancora una volta, la Lancia D50 con cui Alberto Ascari ha disputato e vinto l’ultimo Gran Premio Parco del Valentino di Formula 1, svoltosi al Parco Valentino dal 1935 al 1955.

Il punto di partenza di Alberto Ascari davanti al Castello del Valentino

Chissà che questa manifestazione non possa essere un primo passo verso la rievocazione storica del Gran Premio di Torino: un evento necessario per mettere Torino al centro dell’attenzione di collezionisti e appassionati delle vetture d’epoca …

Lancia D50 al Gran premio Parco valentino

Gran Premio Parco Valentino

 Contrariamente a quanto annunciato nella conferenza stampa dello scorso ottobre, sarà sabato 10 giugno 2017 (e non la domenica 11) il giorno in cui lussuose supercar e rare auto classiche  sfileranno lungo le strade di Torino, nell’ormai tradizionale bagno di folla che la  manifestazione ha ottenuto nelle precedenti edizioni. Oltre 200 equipaggi si daranno appuntamento al mattino in piazza Vittorio  per l’esposizione. Nel pomeriggio, con un percorso che si snoderà per l’intera città di Torino, le auto raggiungeranno la Palazzina di Caccia di Stupinigi, suggestiva residenza sabauda, spettacolare cornice per ospitare le vetture partecipanti al Gran Premio.

Qui puoi vedere le immagini della edizione 2016

Le auto del Gran Premio in piazza Vittorio a Torino

Supercar italiane e tedesche in mostra

 Domenica 11 giugno 2017 sarà il momento di accendere i “fari” su un’altra residenza sabauda, la Reggia di Venaria, per l’ennesima sfida Italia – Germania. Questa volta a sfidarsi saranno le vetture più belle di ogni tempo che daranno vita a Passione Italiana e Deutsche Performance: un concorso di bellezza di automobili che saranno in esposizione tutto il giorno e tra le quali il pubblico sceglierà le Best in show.

Una sfida certamente molto sentita dagli appassionati di automobili: sia per i recenti ripetuti successi della Mercedes contro la Ferrari in F1, sia per le polemiche tra Volkswagen e FCA per il diesel-gate, oltre che per alcuni marchi della storia dell’automobile italiana che, dopo avere costruito un mito sotto il Tricolore, sono passati sotto insegne tedesche (Lamborghini per fare un esempio) nel disinteresse dell’industria nazionale.

A margine del Salone, Torino Esposizioni (sede storica del Salone dell’automobile di Torino) ospiterà un’esposizione di alcuni dei pezzi della Collezione Bertone, acquistata dall’ASI nel settembre 2015 per circa 3,5 milioni di euro e ancora senza una sede per l’esposizione permanente.

modelle e modelli di auto al Parco Valentino

Le premesse per un’edizione da record ci sono tutte; il lavoro degli organizzatori è stato impegnativo per sfidare il Salone di Ginevra, come dichiarato da Andrea Levy: “Anche nella terza edizione in primo piano ci saranno le novità di mercato, la visione dello stile del futuro creata dai Carrozzieri e la passione dei collezionisti privati. L’intera città di Torino sarà teatro di eventi dinamici unici per il pubblico, in cui sono protagoniste le automobili che abbracciano le nuove tecnologie disponibili oggi. Si tratta normalmente di auto visibili in versione statica, e proprio per questo abbiamo chiesto alle Case automobilistiche di mostrare al pubblico cosa sia realmente disponibile oggi. Il Salone dell’Auto di Torino raddoppia, con la sua versione in movimento, e ci aspettiamo di superare nel numero di contatti il Salone di Ginevra”.

 Il Salone dell’Auto di Torino conserva i punti di forza del suo format: ingresso gratuito e orario dalle 10 alle 24, per favorire l’accesso al pubblico formato da famiglie, giovani e donne. Ricordiamo che per visitare il Salone dell’Auto Parco Valentino è necessario scaricare il biglietto gratuito elettronico, disponibile sul sito , biglietto che garantirà anche l’ingresso agli eventi collaterali, lo sconto Trenitalia per arrivare a Torino da tutta Italia durante i giorni della manifestazione, la possibilità di prenotare i test drive, gli sconti nei negozi affiliati e nei Musei cittadini.

le auto esposte in piazza Vittorio in occasione del Salone dell'auto

 

 

Automotoretrò 2017 a Torino dal 3 al 5 febbraio

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Automotoretrò celebra la vittoria Lancia Delta al rally di Montecarlo del 1987 Manca poco più di un mese all’apertura della 35a edizione di Automotoretrò e le anticipazioni sul salone internazionale dell’auto d’epoca, in programma al Lingotto di Torino dal 3 al 5 febbraio 2017, fanno intendere che si tratterà di un’esposizione particolarmente interessante. E’ molto probabile che il record dei 65.000 visitatori della scorsa edizione venga brillantemente superato.

Il 2017 sarà un anno ricco di anniversari molto significativi per chi ama il mondo dei motori e Automotoretrò non si è fatta sfuggire l’occasione per festeggiarli.

Si parte con i 30 anni dal debutto della Lancia Delta 4WD. Era il gennaio 1987 quando Miki Biasion e Tiziano Siviero si aggiudicarono il Rally di Montecarlo con la nuova vettura del Gruppo A presentata dalla Lancia. Fu l’inizio di una cavalcata che portò la vettura a vincere, nell’anno del suo esordio, sia il Campionato del Mondo Rally Costruttori che il Campionato del Mondo Rally Piloti con Juha Kankkunen, il quale ebbe nei suoi due compagni di squadra Miki Biasion e Markku Alén i più competitivi avversari, rispettivamente secondi e terzi nella classifica finale del Campionato 1987. A completare il trionfale esordio della Lancia Delta, nello stesso anno Dario Cerrato vinse il Campionato europeo rally.

Per ricordare quel debutto vincente e la indimenticabile storia di vittorie della Lancia Delta, Automotoretrò celebra il 30° anniversario della regina dei rally con l’esposizione di 10 vetture originali.

Sarà dunque un’altra occasione, per quel grande popolo di sportivi rimasti orfani del marchio Lancia, di rivivere una epopea di successi che non ha eguali e che –con le attuali politiche di FCA- non sembrano avere spazi per nuovi capitoli di una leggenda.

Automotoretrò 2017 vedrà la presenza, direttamente dal Regno Unito, del Jensen Owners Club che ha scelto di celebrare al Lingotto i 50 anni della Jensen Interceptor e della Jensen FF.

Come sempre, sarà presente Jaguar che esporrà la XK SS, prima supercar al mondo.

Restando ai principali anniversari, Automotoretrò 2017 riserverà particolare attenzione ai 60 anni della Fiat 500 e della Bianchina, ai 70 anni della Ferrari 166 spyder corsa, ai 90 anni della Aston Martin.

Come ormai tradizione, grande spazio sarà dedicato alle motociclette, con l’esposizione di pregiati pezzi storici provenienti dalle più famose case motociclistiche quali Ducati, Aprilia, MV Agusta, Gilera, Moto Guzzi , BMW, Triumph, Royal Enfield, Norton. Saranno degnamente festeggiati i 70 anni della Lambretta.

Lambretta festeggia 70 anni a Automotoretrò 2017L’area esterna sarà luogo di esibizione per vetture rally e per dimostrazioni di drifting, con la presentazione della GSK Endurance Series, il campionato di kart.

Anche quest’anno Automotoretrò sarà accompagnata, per l’ottavo anno consecutivo, dalla kermesse Automoracing, rassegna dedicata al mondo delle corse e delle alte prestazioni. In tal modo i due saloni offrono un evento motoristico davvero unico: dalle auto più esclusive e veloci, fino ai mezzi d’epoca più rappresentativi, passando ai ricambi e alle motociclette che hanno fatto la storia. Automotoracing ospiterà alcuni delle principali aziende provenienti dal mondo della F1  come Sparco, Oz Racing e MAK.
 Non mancherà inoltre la speciale partecipazione di Alfa Romeo e Abarth.

Appuntamento a Automotoretrò 2017!

Per chi non ha potuto essere presente alla precedente edizione, ecco le gallerie delle immagini:

le vetture

i dettagli

nelle immagini di OkFoto.it

Automotoretrò dedica un grande spazio al motociclismo storico (nella fotografia Giacomo Agostini su MV Agusta)

Buon divertimento.

Babbo Natale mette in moto Torino

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Il più piccolo partecipante a Babbo Natale in FormaTorino, che un tempo era capitale dell’automobile, stamattina è stata allegramente invasa da migliaia di motociclisti vestiti come Babbo Natale. Tanti cortei festosi di moto hanno attraversato la città con una sola destinazione: il piazzale antistante l’ospedale infantile Regina Margherita per l’edizione 2016 di Babbo Natale in Forma.

Babbo Natale in Forma Un evento che ogni anno raccoglie un numero di partecipanti sempre più elevato: difficile dire quante migliaia di persone fossero presenti davanti all’ospedale Regina Margherita. Di sicuro erano tantissime le persone giunte con ogni mezzo (moto, bici, bus, auto, a piedi) per creare una macchia di colore rosso e portare –per qualche ora, almeno- un po’ di solidarietà, se non proprio di serenità, ai piccoli ricoverati dell’ospedale.

La Fondazione Forma con questa iniziativa, giunta alla settima edizione e pressoché sconosciuta solo qualche anno fa, riesce anche a raccogliere fondi per finanziare progetti e per acquistare apparecchiature mediche per l’ospedale: sia con le donazioni raccolte in piazza, sia con la vendita del kit di Babbo Natale.

La folla dei partecipanti davanti all'ospedale pediatrico Regina MargheritaQuest’anno finalmente Babbo Natale in Forma sembra essere entrato nel cuore dei Torinesi che, almeno per un giorno, accettano che siano le moto a farla da padrone per le strade cittadine.

A tanti sarà capitato stamattina di vedere gruppi di motociclisti vestiti da Babbo Natale raccogliere sorrisi di solidarietà da parte delle persone, anche non più giovani, ferme alle fermate in attesa dei mezzi pubblici; molti erano coloro che, incrociandoli lungo i corsi cittadini, non hanno perso l’occasione per fotografarli con gli smartphone; addirittura gli automobilisti –cosa che purtroppo accade molto raramente lungo le strade di Torino- si spostavano verso destra per lasciare scorrere i gruppi di Babbo Natale in moto.

Raduno di motociclisti a Torino per Babbo Natale in FormaE’ proprio vero che a Natale si è tutti più buoni …

Babbo Natale in Forma 2016Il numero dei motociclisti partecipanti non è mai stato così elevato: oltre che sul piazzale davanti all’ospedale, le moto erano parcheggiate lungo corso Unità d’Italia (parzialmente chiuso al traffico) fino al piazzale davanti al Museo dell’Automobile.

Alpini sempre presenti a Babbo Natale in Forma davanti al Regina MargheritaChi è rimasto a casa ha perso una buona occasione per fare del bene (ma può velocemente rimediare con un bonifico per un donazione alla Fondazione Forma) e per vivere una mattinata piena di emozioni.

Non solo moto al raduno di biker davanti all'ospedale pediatrico Regina Margherita

Potrà rifarsi il prossimo anno: perché Babbo Natale in Forma è ormai un evento fisso del calendario del Natale a Torino. Un evento molto bello per il suo significato nei confronti dei bimbi dell’ospedale Regina Margherita e per l’atmosfera di festa che crea attorno all’ospedale: un evento da non perdere, per tutti e soprattutto per gli amanti delle due ruote.

Anche gli amici a 4 zampe a Babbo Natale in Forma

Guarda le immagini di Okfoto.it

Edizione 2016

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A Stupinigi la rievocazione della caccia reale

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Palazzina di caccia di Stupinigi, chasse royaleNell’ambito del calendario delle rievocazioni storiche organizzate dalla Palazzina di caccia di Stupinigi per il ciclo LIFE – istantanee di vita di corte, che si sono sviluppate nel corso di tutto il 2016, per domenica 13 novembre era stata annunciata la rievocazione dell’antica caccia reale. Quale sede migliore per ospitare questo genere di rievocazione se non la Palazzina progettata da Filippo Juvarra per i Savoia, che vollero la lussuosa residenza di Stupinigi per accogliere con tutti gli onori gli ospiti delle battute di caccia? Una tiepida giornata di sole (siamo nei giorni dell’estate di san Martino …) ha consentito lo svolgimento della manifestazione nel mese storicamente dedicato all’arte venatoria, con i numerosi personaggi partecipanti alla rievocazione che hanno potuto dare luogo alle varie attività sia nelle sontuose sale della residenza sabauda, sia nei vasti giardini che la circondano.

Una passeggiata con i costumi del '700 nei giardini di Stupinigi

Chasse Royale è il titolo che è stato scelto per identificare la giornata che ha fatto rivivere ai visitatori della Palazzina di caccia le tradizioni del ‘700.

Nella prima metà del Settecento i Savoia vollero affiancare  alla Reggia di Venaria, palazzo di piacere e caccia,  la Palazzina di Stupinigi, con un imponente apparato di corte per lo svolgimento delle reali cacce. La gestione del territorio reale di caccia, degli uomini e degli animali era affidata al Grand Veneur e comportava la necessità di sostenere ingenti spese. La stagione di caccia cominciava a settembre e trovava la sua massima espansione nella grande caccia di sant’Uberto, il 3 novembre.

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Le sale della Palazzina di Stupinigi sono state animate da tableaux vivants: il tavolo dei cacciatori, i salotti delle dame, le feste nel padiglione centrale, gli incontri con i giardinieri e i guardiani dei “serragli” nelle aree esterne.



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Il programma della giornata comprendeva anche un interessante momento culturale che ha consentito di ascoltare le fanfare di “vènerie”, con le spiegazioni storiche del cerimoniale di caccia da parte del presidente dell’Accademia di Sant’Uberto, Pietro Passerin d’Entrèves e
 una introduzione sull’Arte dei Suonatori di tromba da Caccia curata da Giorgio Marinello
; di vedere la partenza dei “cacciatori”, membri della Società Torinese per la Caccia a Cavallo; 
 di ascoltare l’esecuzione delle fanfare di “vènerie” da parte dell’Equipaggio della Regia Venaria di trombe da caccia.

la partenza dei cacciatori a cavallo

La Reggia della Venaria Reale e la Palazzina di Caccia di Stupinigi testimoniano, infatti, la storica presenza sul territorio piemontese della tromba da caccia, corno naturale da cui si sono sviluppate tutte le successive evoluzioni dello strumento. La tromba da caccia, nata per impiego venatorio verso la metà del XVII secolo e contemporaneamente presente nella produzione di grandi compositori, non è espressione di folclore, ma del contesto internazionale di relazioni che univa le corti d’Europa.

Equipaggio della Regia Venaria

La mattinata si è conclusa 
con il ritorno nel parco della Palazzina dei “cacciatori” con la “presa” simulata della volpe (di pelouche) nella parte dei giardini davanti allo scalone della Palazzina di caccia.

 

le fanfare della vénerieVedi anche il soggiorno dell’imperatore Napoleone alla Palazzina di Stupinigi

Guarda le immagini dei personaggi della rievocazione nella galleria realizzata da Okfoto.it

 

 

Salone dell’auto di Torino, ecco le novità per la terza edizione

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Un prototipo Zagato per Alfa Romeo a Parco Valentino Salone dell'auto di TorinoAndrea Levy, presidente del Salone dell’auto di Torino, ha svelato in un’affollata conferenza stampa le novità della terza edizione della rassegna automobilistica che si terrà dal 7 all’11 giugno 2017. Con un bilancio molto positivo alle spalle (“650.000 visitatori, la presenza di 43 Case automobilistiche e 12 Centri Stile sono i dati riferiti alla edizione 2016 del Salone dell’auto Parco Valentino, che tornerà nel 2017, proponendosi di superare il Salone di Ginevra per numero di visitatori”) Andrea Levy ha confermato che il Salone dell’auto di Torino manterrà inalterato il format di successo, pur evolvendosi con importanti novità: il nuovo assetto espositivo e il biglietto elettronico gratuito. Le pedane delle prime edizioni saranno ampliate e si uniscono, creando di fatto stand espositivi all’aperto, veri e propri show room coperti che possono arrivare fino a 250 mq per brand, in grado di ospitare sino a 4 vetture e che garantiscono una maggiore interazione con quello che è il target caratteristico di Salone dell’auto Parco Valentino: giovani, donne e famiglie.

Grande attenzione al car design al Salone dell'auto di Torino

“È la conferma che la formula all’aperto piace alle Case automobilistiche e al pubblico e che ci permetterà di confermare e migliorare i risultati ottenuti nelle prime due edizioni, portandoci a diventare il Salone automobilistico più visitato in Europa nei prossimi anni” ha affermato Andrea Levy, aggiungendo che “con un impegno economico e organizzativo sostenibile abbiamo la garanzia di poter contare sulla quasi totalità dei Brand presenti sul mercato, ne attendiamo oltre 50 nell’edizione 2017, richiamando il pubblico da ogni parte d’Italia grazie all’ingresso gratuito e all’orario dalle 10  fino alle 24. Il Salone dell’auto all’aperto di Torino ha tutte le carte in regola per diventare un evento automotive internazionale e con quest’ottica presentiamo il nostro nuovo logo istituzionale, con il quale intendiamo affermarci oltre i confini italiani, grazie al supporto del nostro fiore all’occhiello, i Designer, eccellenza italiana che a Parco Valentino è presente con i nomi storici e con quelli emergenti, segno che si tratta di un mondo in salute e in continua evoluzione”.

Stephane Schwarz, Design Director di Zagato

Per quanto riguarda l’ingresso, che resterà gratuito (interessante l’analogia con Facebook: sono i brand che pagano per esporre e non il pubblico per visitare il Salone), sarà supportato da un sistema di accreditamento elettronico, che è già attivo sul sito www.parcovalentino.com . Gli appassionati potranno registrarsi e ottenere il pass gratuito per l’accesso al Salone dell’Auto all’aperto di Torino, che darà la possibilità di prenotare i test drive, assistere agli eventi speciali e collaterali del Salone; con il pass sarà inoltre possibile usufruire della convenzione con Trenitalia che prevede uno sconto per i biglietti del treno per il Salone di Torino. Una innovazione che consentirà di profilare ancor meglio le future offerte espositive, raccogliendo dati statistici sui visitatori.

Umberto Palermo, Up Design, alla presentazione di Salone dell'auto 2017Nel corso della conferenza stampa il Comune di Torino ha confermato il suo convinto appoggio a Parco Valentino, così come ha dichiarato Alberto Sacco, Assessore al Commercio: “La Città sostiene il Salone dell’auto perché crede che Torino sia l’indiscussa capitale italiana dell’auto. Nella terza edizione ci sarà un pieno coinvolgimento, oltre che del Parco del Valentino, anche delle piazze e di alcune residenze sabaude, un potenziamento dei parcheggi e dei servizi ai visitatori che parteciperanno a questa cinque giorni di festa dell’automobile. Stiamo studiando un percorso più ampio del Gran Premio Parco Valentino, un itinerario che porti i collezionisti ad attraversare Torino e a vederne lati suggestivi di tutta la città”, smentendo così le voci fatte circolare a primavera della intenzione della allora candidata sindaca Chiara Appendino di volere cancellare il Salone normalmente ospitato nei viali del Parco del Valentino.

Confermato dunque lo spettacolare Gran Premio Parco Valentino, la passerella di automobili (heritage e moderne) in edizione limitata e di super car guidate da collezionisti e appassionati di tutto il mondo che, domenica 11 giugno 2017, percorreranno le strade della città in un percorso che le porterà alla Reggia di Venaria. Il Gran Premio 2017 si arricchirà di una gara di regolarità che coinvolgerà le auto partecipanti.

il nuovo format dello stand espostivo di Parco Valentino e un prototipo IED

A sottolineare l’importanza che il Salone dell’auto di Torino riserva al car design, nel cortile del Castello del Valentino erano esposti alcuni prototipi dei Carrozzieri italiani (tre dei quali ospitati sulle nuove pedane espositive del Salone 2017);  Fabio Filippini, Chief Creative Officer di Pininfarina, Umberto Palermo, CEO Up Design e Mole Automobiles, Filippo Perini, Head of Design di Italdesign, Stephane Schwarz, Design Director di Zagato, al termine della conferenza stampa si sono espressi sul tema della evoluzione del car design in relazione alla mobilità del futuro.

conferenza stampa di presentazione di Parco Valentino Salone dell'auto 2017

Il soggiorno di Napoleone alla Palazzina di caccia di Stupinigi

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Il soggiorno di Napoleone alla Palazzina di caccia di Stupinigi

La Palazzina di Caccia di Stupinigi  continua nella ormai consolidata tradizione di offrire ai turisti e ai visitatori, oltre alle meraviglie delle sale della residenza e allo spettacolo del parco che la circonda, la rievocazione di periodi che hanno segnato la Storia della Palazzina stessa. Un programma di iniziative che copre – con differenti argomenti – tutto l’anno e che aveva in calendario, per domenica 9 ottobre, la ricostruzione delle atmosfere di inizio ‘800, quando nella residenza soggiornarono prima Napoleone Bonaparte (dal 5 maggio al 16 maggio 1805, prima di recarsi a Milano per cingere la Corona Ferrea), poi, nel 1808, la sorella Paolina Bonaparte assieme al marito Camillo Borghese, governatore del Piemonte.

Napoleone Bonaparte a Stupinigi

Al tempo, Napoleone Bonaparte era imperatore dei Francesi e aveva al suo fianco la prima moglie, l’imperatrice Giuseppina di Beauharnais: a Napoleone, che tornerà a Torino anche nel 1807, spetta la decisione per la costruzione del ponte di pietra della Gran Madre, il ponte sul Po che collega piazza Vittorio con la chiesa della Gran Madre costruita, ironia della sorte, per festeggiare la caduta dell’imperatore e  il ritorno sul trono dei Savoia nel 1814.

Vita di corte a Stupinigi ai tempi di Napoleone

Per molti turisti, arrivati alla Palazzina per la  visita della costruzione dello Juvarra, è stata  una gradita sorpresa: perchè hanno  potuto assistere alle scene di vita di corte senza alcun supplemento del costo del biglietto di ingresso.
Per tutta la giornata i gruppi storici Le vie del Tempo e 111ème Régiment de Ligne – con la partecipazione di rievocatori provenienti da tutta Italia, ma anche dalla Francia e dalla Russia- hanno riportato alla luce un  periodo particolarmente prestigioso della storia della Palazzina di Caccia di Stupinigi, ricostruendo con accurata precisione storica la vita della corte imperiale.

Napoleone nel salone da ballo di Stupinigi
Grazie a tableaux vivants e animazioni nel cortile d’onore e lungo il percorso di visita è stata ricostruita una “giornata tipo” di Napoleone con gli impegni militari, i momenti formali, i balli e le altre attività di svago.
Nel cortile d’onore ha avuto luogo la passeggiata dell’imperatore con gli ufficiali e le dame al seguito; nel salone centrale si è svolto l’incontro con i dignitari e gli aristocratici piemontesi; nell’appartamento di Levante, infine, era possibile ammirare le scene di vita quotidiana,  il pasto e il congedo.

Dignitari di corte dell'800 Per i visitatori è stata anche l’occasione per vedere la preziosa carrozza appartenuta all’imperatore e conservata presso la Palazzina di Stupinigi.

Napoleone e l'imperatrice dei Francesi nel salone di Stupinigi

Tra circa un mese (il 13 novembre, per la precisione) è in calendario un altro evento che meriterà di essere visto: la ricostruzione (vogliamo sperare senza l’uccisione di alcun animale!) dei riti della caccia reale in occasione della festa di Sant’Uberto.

Napoleone Bonaparte e la moglie Giuseppina a Stupinigi

Le immagini di Napoleone alla Palazzina di Stupinigi sono disponibili  nell’album curato da Okfoto.it

L'imperatore Napoleone a pranzo alla Palazzina di Stupinigi L'arrivo di Napoleone alla Palazzina di Stupinigi

 

 

 

 

Per maggiori dettagli e informazioni sul soggiorno dell’imperatore a Stupinigi si rimanda alla recentissima pubblicazione dedicata alla Palazzina di Stupinigi nel periodo della presenza di Napoleone : “Stupinigi Capitale dell’Impero” scritta da Alessia Giorda e Francesco Ganora.

Clicca sull’immagine per ingrandirla.

A Torino l’ASI (Automotoclub Storico Italiano) spegne 50 candeline

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ASI 50 anni dopo ASI, 50 anni dopo. L’ Automotoclub Storico Italiano (ASI) costituito nel 1966 è, come si legge sul sito dell’ASI, “una Federazione composta da 263 club federati e 38 club aderenti, che riunisce circa 202.000 appassionati di veicoli storici e rappresenta istituzionalmente il motorismo storico italiano presso tutti gli organismi nazionali ed internazionali competenti”.

Per festeggiare i suoi primi 50 anni l’ASI ha organizzato lo scorso 14 settembre un incontro a Bardolino (dove il 25 settembre di mezzo secolo fa, dalla fusione del Veteran Car Club di Torino e della milanese Fiame, nacque l’ASI) e un “ASI Show” a Torino nel fine settimana del 16 e 17 settembre 2016. Due eventi dove è stato possibile ammirare alcuni dei più bei veicoli (automobili, motociclette, veicoli militari, trattori, aerei, camion) iscritti all’ASI.Moto militare esposta in occasione dei festeggiaenti ASI

Purtroppo, la concomitanza della data scelta per i festeggiamenti a Torino con lo svolgimento del Gran Premio Nuvolari a Mantova (tra le rievocazioni storiche più frequentate al mondo) è forse una delle ragioni della mancanza di alcuni modelli di veicoli d’epoca particolarmente interessanti. In ogni caso, la sensazione è che si sia trattato di una festa in famiglia, sostanzialmente per gli addetti ai lavori, più che di un evento studiato anche per gli spettatori. Cosa rispettabilissima: ma se gli organizzatori si erano posti l’obiettivo, con queste celebrazioni, di coinvolgere il grande pubblico per favorire ulteriormente la diffusione del collezionismo dei mezzi d’epoca, forse dovranno rivedere qualcosa prima dei festeggiamenti per i 60 anni.

Asi 50 anni dopoPer certi versi ci è sembrato di rivedere gli errori già riscontrati in occasione del Centenario Maserati: un importante raduno internazionale, con automobili bellissime e con alcuni pezzi di particolare valore, che, nella sua conclusione a Torino, non ha saputo coinvolgere il pubblico degli appassionati a causa di una comunicazione troppo mirata a chi le Maserati già le possiede. La nostra sensazione è che la stessa cosa sia accaduta per “ASI 50 anni dopo”: certamente le varie Federazioni, i club, gli addetti ai lavori sono stati informati dell’evento torinese; però, basta una semplice ricerca su Google con “ASI 50 anni dopo” per accorgersi che la copertura dei media è stata bassa (quasi nulla prima dell’evento) e questo non fa certamente bene al mondo del collezionismo (e in generale al mondo dell’automobilismo e del motociclismo). Abbiamo sentito tante persone che, presenti nei luoghi in cui i veicoli sono stati esposti (il Lingotto, la Basilica di Superga, piazza Cavour, la Reggia di Venaria, Lungo Po Diaz), si sono stupite di non aver saputo in alcun modo della manifestazione prima di quel momento.

Camion ASI 50 anni dopo a TorinoLa cosa è ancora più evidente se si pensa a come Torino ha risposto, in termini di partecipazione di pubblico e d’interesse, al rinato Salone dell’automobile, con oltre mezzo milione di spettatori e con ali di folla lungo il percorso del Gran Premio Parco Valentino per vedere sfilare auto d’epoca e moderne. Torino, nonostante le difficoltà del Gruppo FCA, ama ancora moltissimo l’automobile: è un peccato che un evento così importante come l’anniversario ASI non abbia avuto la giusta cornice del pubblico degli appassionati.

Infine, un’annotazione a margine della cronaca. Nei mesi scorsi ASI si è aggiudicata all’asta la collezione che fu di Bertone: un gesto molto apprezzato, che ha consentito di salvare un pezzo importante della storia dell’automobilismo. Sono ormai passati mesi da quel momento: alcuni pezzi di quella collezione sono stati esposti al Lingotto, lo scorso febbraio,  in occasione di Automotoretrò 2016Quanto bisognerà ancora attendere per trovare una sede adatta a esporre tutta la collezione Bertone? In cuor nostro ci eravamo illusi che l’evento “ASI 50 anni dopo” potesse essere la giusta occasione per darne l’annuncio,  ma non ci pare sia stato così.

Guarda la nostra fotogallery.

Ferragosto in città

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Torino Porta Nuova, la facciata dopo i lavori di restauro

Ci sono stati anni in cui La Stampa, per dare ai lettori un’idea della città “chiusa per ferie”, in occasione del Ferragosto pubblicava una fotografia di piazza san Carlo deserta: erano gli anni in cui la piazza era ancora adibita a parcheggio e quindi quel contrasto tra la piazza piena di auto dei giorni lavorativi e la piazza deserta a Ferragosto era molto significativo, soprattutto erano gli anni in cui le vacanze dei torinesi (e non solo) erano in qualche modo condizionate dalla chiusura per ferie degli stabilimenti Fiat. Poi arrivarono le difficoltà e la crisi del Gruppo Fiat e quelle partenze di massa per le vacanze rimasero un ricordo. Da tempo, eliminato il parcheggio in superficie, piazza san Carlo è tornata alla sua bellezza architettonica e per fotografarla deserta non è più necessario attendere Ferragosto. Gli stabilimenti Fiat sono spesso chiusi, non per le ferie ma perché le maestranze sono in cassa integrazione, in attesa che FCA metta in produzione i sempre annunciati nuovi modelli. Per cercare di uscire dalla crisi economica conseguente alle difficoltà della FCA, da anni l’area metropolitana di Torino sta cercando di inserirsi nei circuiti internazionali del turismo, puntando sulle bellezze storiche e paesaggistiche, oltre che su iniziative culturali.

Certamente sono stati fatti progressi (neppure troppo difficili da conseguire quando, come nel caso di Torino, si partiva praticamente da zero): ma c’è ancora molta strada da percorrere perché l’economia di Torino possa contare in modo significativo anche sul Turismo.

Turisti a passeggio nelle vie deserte di Torino a Ferragosto

Coloro che hanno scelto Torino per il lungo ponte di Ferragosto, per visitare le importanti mostre in cartellone, hanno trovato la bella sorpresa di alcuni musei con biglietti a prezzo ridotto e con orari di apertura prolungati, non si sono trovati di fronte a quelle chiusure per turno settimanale difficili da spiegare (si tengono aperti i supermercati e si chiudono i musei); sono invece mancate quelle iniziative di richiamo turistico, da affiancare all’offerta museale che, visto che non esistono nella tradizione torinese, vanno create: come dovrà essere predisposta una accoglienza per i turisti che si spostano in camper.

Secondo Francesca Tonini, direttore generale APC Associazione Produttori Caravan e Camper, “ogni anno sono circa 3,9 milioni gli Italiani e 2,8 milioni gli stranieri che percorrono le strade della Penisola a bordo di questi veicoli, generando a loro volta un fatturato annuo di 2,9 miliardi di euro per un totale di 52 milioni di notti”.

la grande bellezza dei portici di Torino

Per i Torinesi rimasti in città, Ferragosto è stata l’occasione per vedere angoli ormai nascosti da anni: come la stazione di Porta Nuova, ad esempio. Un cantiere, quello della ristrutturazione e per la costruzione del parcheggio sotterraneo, che è stato aperto circa sei anni fa e che, in questi giorni, ha visto liberare una parte della facciata della stazione dalle impalcature, consentendo di ammirarne  i colori originali.

un tram storico sosta in piazza Castello a Torino

Ci sono anche curiosità che si sono potute notare data la scarsità del traffico: come i rattoppi delle lose di via Po, fatti in asfalto (pare costi meno e richieda minore manutenzione) “ornato a losa”!

asfalto e lose in via Po: rattoppi artistici

Ferragosto è anche l’occasione per fare un giro sui tram verdi d’epoca, per apprezzare l’ombra dei portici di Torino (con i lampioni che aspettano da tempo di essere lavati), per applaudire i bravi artisti di strada che si esibiscono in più punti della città, per vedere da vicino il grattacielo della Regione Piemonte che, dopo le forti polemiche sui costi, sulle parcelle dell’archistar Fuksas, arrivato a pochi passi dalla conclusione dei lavori, è incappato in un’altra vicenda tutta italiana (fallimenti delle imprese costruttrici): per cui si parla già di forti ritardi circa la consegna dei nuovi uffici. Un altro cantiere infinito? Speriamo di no.

il portico ristrutturato della stazione Porta Nuova a Torino

Torino (e tutto il suo territorio) è molto bella; ha bisogno di una forte scossa per recuperare gli anni passati a piangersi addosso (“le altre città ci portano via tutto…”).

particolare della facciata di palazzo Carignano

Soprattutto Torino non è solo fatta di via Roma e zone limitrofe: arriva (e ci limitiamo soltanto a qualche indicazione) fino alla Palazzina di Stupinigi, alla Basilica di Superga, al Castello di Moncalieri, al Castello di Rivoli.

I lampioni del centro di Torino, un brutto spettacolo per i turisti e i cittadini Dopo anni, finalmente si svela la facciata della stazione Torino PN

 

 

 

 

C’è tanta strada da fare, in tutti i sensi.

artisti di strada in centro città a Torino

Un minuto di silenzio

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Cena in bianco in piazza d'armi a Torino Un minuto di silenzio. Anche alla Cena in bianco 2016 di Torino, come si può leggere sul programma ufficiale sulla pagina Facebook della organizzazione:

20,45 tutti seduti a tavola

il segnale di inizio sarà lo sventolio dei tovaglioli

E’ pronto in tavola! Via alla Cena.

alle ore 21:00 “1” minuto di silenzio 

TUTTI IN PIEDI

tutti fermi accanto ai propri tavoli in silenzio 

per vicinanza e rispetto alle vittime di Nizza.

ore 22:00 brindisi a tutti noi!

In alto i calici!

ore 23:00 applauso finale

Ho provato amarezza nel trovare l’indicazione per il minuto di silenzio; ho provato sorpresa nel leggere “un minuto di silenzio per vicinanza e rispetto alle vittime di Nizza”, dimenticando nella fretta quelle di Andria, di Dacca, di Dallas, ma anche le ragazze dell’Erasmus, Giulio Regeni, i morti sul lavoro (in Italia, circa mille ogni anno). Amarezza perché, anche se il minuto di silenzio del programma fosse stato rivolto a tutti coloro che hanno perso la vita in attentati e tragedie, continuerei a pensare che questa abitudine, ormai molto diffusa, del minuto di silenzio sia un modo troppo facile per pacificare la nostra coscienza, illudendoci così di rendere omaggio alle vittime.

La torre Maratona e la cena in bianco

D’altra parte questo è un Paese in cui quasi nessuno espone il Tricolore al balcone di casa in occasione del 2 giugno (o del 4 novembre o del 25 aprile o del 17 marzo): ma moltissimi lo esibiscono quando gioca la Nazionale di calcio.

E’ un Paese in cui si è presa l’abitudine di applaudire i cadaveri, in occasione  dei funerali di qualche personaggio più o meno famoso o di qualche vittima di un delitto: al silenzio che accompagna il dolore per i morti, si sostituisce l’applauso e non si rinuncia a filmare le immagini del passaggio del feretro con lo smartphone.

E’ un Paese in cui le TV, come hanno fatto anche in occasione della recente tragedia di Nizza, cambiano il palinsesto della serata, togliendo la proiezione di qualche film non adatto nell’occasione, ma non rinunciano, neppure per un secondo, a mandare in onda gli spot pubblicitari. Anzi, ne infarciscono le edizioni straordinarie dei TG che raccontano la disgrazia.

Il minuto di silenzio costa poco, anzi nulla: nel caso di Nizza neppure un secondo per ogni vittima e con il minuto di silenzio si mette a posto la coscienza.

i partecipanti alla Cena in bianco in piazza d'armi a Torino

E’ un mondo, quello in cui viviamo, che è fortemente condizionato dai social network: per cui siamo presi dalla frenesia di “condivisione” che troppo spesso non ci consente di fermarci a riflettere. E che ci fa dimenticare in fretta anche le cose più tragiche.

Così è stato per il post relativo al minuto di silenzio della Cena in bianco: il post ha raccolto molti “mi piace”, molte condivisioni. Nei commenti c’è chi, generosamente, ha proposto di aggiungere nel ricordo le vittime della Puglia, qualcuno ha suggerito anche i morti di Dacca; altri si sono ricordati degli attentati in Turchia, c’è stato chi ha proposto di estendere il ricordo ai morti di tutte le guerre … Ma c’è anche chi, nello stesso post,  ha ricordato ai partecipanti di non dimenticare di portarsi dietro Autan e altri che hanno criticato la scelta di piazza d’armi come luogo per la Cena.

Ma davvero se avessimo perso qualcuno a Nizza (a Andria, a Dacca, al Cairo, ecc.) avremmo voglia di partecipare alla Cena in bianco, cancellando dolore e tristezza con un minuto di silenzio?

Chissà se, riguardando le moltissime immagini che, con quelle di OkFoto.it,    racconteranno la serata, nei partecipanti ci sarà l’allegria per la Cena o la malinconia per le tante tragedie ricordate. Ho scelto di non essere presente per il minuto di silenzio: chissà se ci saranno  immagini a documentare un atteggiamento di circostanza delle migliaia di persone partecipanti alla quinta edizione della Cena in bianco cancellato, già nel minuto successivo, quando si tornerà a fare festa.

The show must go on, la vita deve continuare.

Per favore, facciamolo senza il minuto di silenzio.

Si sventolano i tovaglioli: è l'inizio della Cena in bianco

Le Frecce Tricolori a Torino per il Centenario dell’Aeroporto Aeritalia

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Esibizione delle Frecce Tricolori a TorinoUna folla immensa si è riversata attorno alla pista in occasione dell’air show organizzato il 2 e 3 luglio per celebrare il Centenario dell’Aeroporto Torino Aeritalia.

air show all'aeroporto Aeritalia di Torino

Una storia iniziata nel gennaio 1916, con la nascita, in corso Francia 366, della Società Anonima Costruzioni Aeronautiche dell’Ing. O. Pomilio & C. e proseguita, nel luglio dello stesso anno, con l’inaugurazione dell’Aeroporto Torino Aeritalia costruito per il collaudo dei velivoli prodotti dalla Pomilio, con il volo del prototipo militare SP 2, pilotato dal sergente Almerigia.

Nel maggio 1917, con decollo dal campo dell’Aeritalia, fu inaugurato il primo volo postale italiano. Pilotato dal tenente Mario De Bernardi, collaudatore della Pomilio, il velivolo con a bordo 200 chili di posta e 100 copie del quotidiano La Stampa, atterrò dopo 4 ore all’aeroporto di Centocelle a Roma alla presenza delle “autorità civili, militari e religiose”.

Nell’estate successiva la proprietà dell’azienda passò all’Ansaldo (sino ad allora la Pomilio aveva prodotto oltre 1.200 velivoli dando lavoro ad oltre 1.000 lavoratori) che, nel 1926, la cedette alla Fiat, la quale denominò questo complesso “Fiat Aeronautica d’Italia S.A.” (da cui l’abbreviazione Aeritalia) e integrò il binomio Terra-Mare con la parola Cielo.

Dalla pista dell’Aeroporto Aeritalia decollò il primo volo dell’Alitalia la mattina del 15 maggio 1947 (un G12CA prestato alla Compagnia di bandiera dall’Aeronautica Militare) e decollarono i primi voli dei prototipi degli SP di Savoia-Pomilio, degli SVA di Savoia Verduzio Ansaldo, dei CR e BR di Rosatelli e  dei G del progettista Giuseppe Gabrielli a cui si deve la realizzazione del G91 che, nel 1953, vinse il concorso NATO per un caccia leggero e di cui furono prodotti oltre 800 esemplari.

Nell’ottobre 1966 fu costituito il 1° Nucleo Elicotteri Carabinieri con base sull’Aeroporto Torino Aeritalia. Il reparto, con competenza operativa su Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, ha operato fino al 1983 per poi schierarsi presso l’Eliporto dell’Arma in Volpiano.

Nel 1988, infine, presso l’Aeroporto si insediò il Servizio di Emergenza Sanitaria 118 della Regione Piemonte a mezzo di elicottero.

centenario aeroporto Aeritalia Torino

Una storia molto significativa, per festeggiare la quale è stato predisposto un ricco programma di esibizioni; ma è inutile nasconderlo: la folla era là per l’esibizione della Pattuglia acrobatica nazionale.

Una esibizione ridotta per motivi di sicurezza (circa 15 minuti), senza l’accompagnamento musicale in segno di lutto per le vittime dell’attentato terroristico di Dacca: ma che ha riservato forti emozioni  dai momenti che precedono l’arrivo delle Frecce Tricolori sull’area della manifestazione (quando viene suonato l’inno nazionale e il pubblico è intento a scrutare il cielo, per individuare la direzione di provenienza della Pattuglia) fino a quando la squadra, salutato il pubblico, è rientrata all’aeroporto militare di Cameri.

Centenario Aeritalia: Cap Tens

Dieci piloti in volo guidati da un pilota a terra (il comandante), che con la sua pluriennale esperienza prima come gregario della Pattuglia acrobatica e poi come capo formazione, dirige da terra via radio il volo delle Frecce Tricolori assicurandone spettacolarità e sicurezza. Dieci piloti per i quali l’addestramento è fondamentale, alla continua ricerca dell’eleganza nell’esecuzione della manovra e delle spettacolari figure e simmetrie: una fase delicatissima in cui sono indispensabili gli insegnamenti di un pilota esperto a cui viene affidato il ruolo di supervisore dell’addestramento. Dieci velivoli in volo a comporre la Pattuglia acrobatica più numerosa del mondo. Dieci velivoli in volo con il capo formazione, il solista e otto gregari, a rappresentare l’intera squadra delle Frecce Tricolori, formata da cento donne e uomini, che rendono tangibile la magia del volo acrobatico.

la scia tricolore della Pattuglia acrobatica nazionale a TorinoE’ disponibile  l’album completo con tutte le immagini della manifestazione.

Topolino, ritorno alle origini di un mito nato 80 anni fa

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la Topolino Amica, lo stile italiano in occasione di Ling80Sono passati 80 anni da quando iniziarono le vendite della Topolino e, per ricordare questo importante anniversario, oltre trecento vetture sono a Torino per un raduno internazionale in programma dal 16 al 19 giugno.

Un ricco calendario di eventi che vede protagonista la vettura progettata da Dante Giacosa nelle tante versioni che ne caratterizzarono la produzione dal 1936 al 1955.

A partire dal ritorno sulla pista del Lingotto, splendido esempio di architettura industriale, dal quale uscirono le vetture che si sono date appuntamento a Torino per festeggiare gli 80 anni della progenitrice della Fiat 500.

Topolino ha 80 anni, raduno Fiat a Torino

La storia della prima Fiat 500 è ricca di aneddoti, come quello che racconta di un progetto inizialmente affidato, con pochissime risorse, a Oreste Lardone, che voleva realizzare (siamo agli inizi degli Anni Trenta) una vettura a trazione anteriore, con un motore di 500 cc raffreddato ad aria. Si racconta che, durante la prima uscita di collaudo, presente il senatore Agnelli, il motore prese fuoco (pare per una piccola perdita di carburante): l’incidente causò la bocciatura del progetto e l’immediato licenziamento di Lardone; l’incarico per lo sviluppo della Topolino fu affidato a Giacosa.

Ling80, le Topolino sulla rampa elicoidale

Anche le risorse a sua disposizione erano molto limitate, ma il risultato fu una piccola vettura molto affidabile, con soluzioni tecniche molto semplici: un grande successo.

La Topolino era venduta in due allestimenti: la normale “Berlina due porte” e la “Berlina due porte trasformabile”, ovvero con tetto apribile, al prezzo maggiorato di circa il 10 per cento (quasi 10 mila lire contro le 8900 lire della versione normale). Dalla fine del 1936 fu allestita anche la versione “Furgone”, con portata di 300 kg, principalmente destinata all’Esercito. Per ovviare ai problemi di carico del furgone militare, fu studiato un allungamento del telaio mediante sostituzione delle mezze balestre con quelle intere. La Topolino fu costruita fino agli inizi del 1948 in oltre 110.000 esemplari (si tenga presente che, nel 1936, in Italia circolavano circa 220.000 automobili).

Nella primavera del 1948 fu presentata la Topolino “500 B”, con alcune migliorie tecniche e di comfort, come la disponibilità dell’impianto di riscaldamento su richiesta.

La novità più importante fu la messa in vendita della versione “Giardiniera Belvedere”, di fatto una piccola familiare con quattro posti e il portellone posteriore, per dare accesso al considerevole vano di carico, aumentabile tramite il ribaltamento in avanti dello schienale posteriore.

Le Topolino sulla pista del Lingotto

La nuova versione, che riproduce in formato ridotto la geniale soluzione di “carrozzeria funzionale” ideata nel 1946 da Mario Revelli per la Carrozzeria Viotti è caratterizzata da lussuose fiancate realizzate con listelli di frassino sullo stile delle station wagon americane e poteva essere realizzata con tinte metallizzate. La “Giardiniera Belvedere” fu la prima automobile station wagon al mondo costruita in grande serie.

un raro modello speciale di Topolino della Carrozzeria Bertone

La scelta del nome “giardiniera” si rese necessario perché l’originale “giardinetta” era stato registrato dalla Carrozzeria Viotti. La Topolino “500 B” rimase in produzione per poco più di un anno, con oltre 21.000 esemplari costruiti.

Prodotta a partire dal 1949, la Topolino “500 C” rappresentò il 100º modello di autovettura costruito dalla Fiat. Caratterizzata da importanti innovazioni tecniche introdotte, la Topolino C presentava importanti modifiche alla carrozzeria: il frontale venne modificato incassando i fari nei parafanghi e dalla coda scomparve la classica ruota di scorta a vista, tipica delle vetture anteguerra.

La versione “Berlina trasformabile” divenne di serie, mentre la Topolino con tetto in lamiera si poteva avere a richiesta, con lunghi tempi di attesa.

Nel 1951 la “Giardiniera Legno” vide l’abbandono delle fiancate in legno, costruite a mano dalla Sezione Carrozzerie Speciali, in favore della Topolino Belvedere, con nuovi lamierati metallici realizzati mediante stampaggio. L’innovazione, che portava grandi vantaggi dal punto di vista pratico ed economico, fece aumentare considerevolmente le vendite. La produzione della Topolino Berlina cessò nel 1954, lasciando il posto alla Fiat 600, mentre quella della Topolino Belvedere si protrasse per tutto il 1955.

80th anniversary of the Fiat 500 Topolino, Lingotto, Turin

Guarda tutte le immagini del raduno nella galleria di OkFoto.it

 

Tutto pronto per il Gran Premio Parco Valentino

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Evantra Millecavalli Mazzanti

”Salone bagnato, Salone fortunato”. Sarà così? Staremo a vedere se il brutto tempo che sta accompagnando a tratti la seconda edizione del Salone dell’Auto di Torino (Salone che ripropone il suo format all’aperto, con orario continuato dalle 10 fino alle 24, ingresso gratuito, un layout uguale per tutti i Brand partecipanti, riportando l’automobile al centro dell’esposizione, test drive delle vetture esposte) frenerà gli appassionati e i visitatori. Oppure se la passione per l’automobile e il ricco calendario di iniziative e le molte novità della seconda edizione di “Parco Valentino Salone dell’automobile” saranno più forti degli annunciati temporali su Torino nei giorni del Salone (che chiuderà i battenti domenica 12 giugno).

L’edizione 2016 del Salone dell’automobile vede la partecipazione delle principali Case automobilistiche. Molte le novità presenti al Salone: alcune destinate al grande pubblico, altre destinate a pochi e ricchi collezionisti ed esposte lungo i viali del Parco del Valentino per fare sognare, almeno per qualche giorno, tutti coloro che amano l’automobile.

Abarth 124 spider al Salone di Torino

Così, in un percorso del circuito del Valentino in senso orario, troviamo –tra le altre- Abarth con la 124 Spider e la 595, Alfa Romeo con la tanto attesa Giulia Quadrifoglio e la sempre bella 4C Spider, Maserati che in pedana espone Levante e Ghibli.

Ferrari ha scelto il Salone dell’Auto di Torino (guarda la galleria delle immagini) per presentare l’anteprima nazionale GTC4 Lusso. BMW, presente con la 3.0 CSL Hommage-R M6 Competition Edition, darà inizio proprio al Salone dell’Automobile di Torino alle celebrazioni italiane del Centenario del marchio e dei cinquant’anni di BMW in Italia con una esposizione di modelli di successo e di prestigio del Gruppo, ospitati nel cortile del Castello del Valentino sabato 11 e domenica 12 giugno.

Le novità per il pubblico italiano continuano con Pagani Huayra BC, Aston Martin DB 11, Mercedes Benz AMG C63S Coupé, Lamborghini Huracan Spyder. Audi presenta al Salone dell’Auto R8 Spyder, Porsche 718 Boxster e 911 Turbo S, Jaguar F-Type SVR mentre, in anteprima mondiale è esposta la Mazzanti Evantra Millecavalli.

Lancia Stratos

Come nella prima edizione del Salone , un importante spazio è riservato ai Carrozzieri e Centri Stile. Pininfarina presenta H2Speed e la BMW Gran Lusso Coupé, Italdesign la GTZero, I.De.A Institute le due sue elettriche E Legante ed E Voluzione in anteprima mondiale, Cecomp Vulcano Titanium, Mole Automobiles con le anteprime mondiali Valentino (one off su base Tesla Model S P90D) e Luce, StudioTorino è presente con Porsche Moncenisio, c’è la Lykan di Fast and Furious 7 di W Motors; due anteprime mondiali sono Asfanè di Frangivento e Genesi di Model5. IED Torino assieme a Quattroruote presenta Shiwa accanto a Syrma, il Centro Stile Ferrari espone la F12 tdf, mentre attira una particolare attenzione la leggendaria Lancia D50, ospitata sulla pedana di ACI Torino, che vinse nel 1952 con Villoresi e poi nel 1955 con Ascari il Gran Premio del Valentino, che si è corso sui viali del parco dal 1935 al 1955 ( e oggi è quasi completamente ignorato: c’è soltanto una targa sull’asfalto –poco curata- nel punto in cui il pilota prese il via davanti al castello del Valentino … )

Ferrari F12 tdf esposta al Salone dell'automobile

 

Oltre al già citato Centenario BMW la seconda edizione del Salone dell’Auto di Torino ospita una realtà, anch’essa con origini torinesi, che è diventata un fenomeno nazionale ed internazionale: Cars and Coffee, il più grande network di appassionati, possessori e collezionisti d’automobili in Italia ed uno dei più ammirati in Europa.

Un’esposizione ricercata, sul modello dei concorsi d’eleganza, nel corso della quale è possibile ammirare l’intera storia dell’automobilismo in un suggestivo susseguirsi di fascino, ricercatezza del design e progresso tecnologico.

Tra le tante supercar, disposte all’interno del Cortile del Castello del Valentino, patrimonio dell’Umanità UNESCO, sono presenti la potente Volkswagen W12, progettata da Italdesign (che nell’ambito dei record di velocità disciplinati dalla FIA, detiene tuttora 7 primati assoluti), una Lamborghini Miura S, un gioiello stilistico di Bertone a cinquanta anni esatti dalla prima messa su strada; ancora di Bertone la regina dei rally Lancia Stratos; Jaguar presente con due fuoriserie, la D Type del 1954, che l’anno successivo dominò la 24 Ore di Le Mans e la avveniristica Project 7, un ponte tra il passato e il futuro del marchio britannico. Ospiti speciali due RUF RK by StudioTorino, nella versione Coupè e Spider, rivisitazioni di vetture Porsche create dalla matita del grande designer Aldo Brovarone.

Cars and coffee al castello del Valentino

Momento particolarmente ricco di fascino è il Gran Premio:  in programma  sabato 11 giugno pomeriggio, con un percorso di circa 45 chilometri che porterà i partecipanti dalla spettacolare piazza Vittorio fino alla Reggia di Venaria con un percorso che salirà lungo le strade della collina torinese sino alla Basilica di Superga.

Ci sono tutti gli elementi per un grosso successo.

Per chi non ha avuto modo di partecipare alla Edizione 2015, sono disponibili:

Le immagini del Salone dell’auto 2015

Le immagini del Gran Premio di Torino del 2015

Bellissime modelle al Salone dell'auto Parco Valentino

Natascia Bonifetto

Ferrari 330 P4, un mito in mostra al Museo dell’auto di Torino

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Museo dell'automobile di Torino e la 330 P4 Ci sono sempre mille buone ragioni per visitare il Museo dell’Automobile di Torino, ma sino alla fine di luglio ce n’è una in più: perché, nella sezione Formula, è ospitata la Ferrari 330 P4 che tutti gli appassionati ricordano vittoriosa sul traguardo di Daytona (USA), con tre Ferrari allineate in parata all’arrivo della 24 Ore di Daytona del 6 febbraio 1967.

 

La Ferrari P4 vincitrice della 24 ore di Daytona

Fu un successo strepitoso: tre vetture ai primi tre posti, sapientemente fatte arrivare affiancate al traguardo dal direttore sportivo Franco Lini. Si trattava di una 330 P4 spider (la numero 23 di Bandini-Amon, ora esposta al Museo dell’automobile di Torino), di una 330 P4 berlinetta (Parkes-Scarfiotti) e di una 412 P (Rodriguez-Guichet).

Fu la risposta della Scuderia di Maranello alla parata di vetture che Ford aveva messo in atto a Le Mans, l’anno precedente, dove le GT40 della casa statunitense avevano vinto la 24 Ore francese. Una sconfitta bruciante per la Casa di Maranello che disponeva di mezzi e risorse di molto inferiori a quelle messe in campo dalla Ford.

330 P4 vittoriosa a Daytona

Perso il Mondiale 1966, Ferrari con Mauro Forghieri si dedicò allo sviluppo della P4 (motore di 4000 cc contro i 7000 della GT 40,  una potenza di circa 450 cv,  con una notevole affidabilità), particolarmente curata sotto il profilo aerodinamico, studiato nella galleria del vento in collaborazione con Pininfarina.

Particolare delle luci della Ferrari 330 P4

Il primo dei quattro esemplari prodotti fu disponibile ad ottobre 1966, in tempo per effettuare  i test sulla pista di Daytona utili a fornire elementi necessari per affinare le qualità della vettura.

Ferrari 330 P4 esposta al Museo dell'automobile di Torino

In quella gara Ford schierò al via sei GT 40 MK II contro le due Ferrari P4 ufficiali (a cui fu affiancata una P3 modificata secondo le specifiche della P4 e affidata al North American Racing Team di Luigi Chinetti) e le due Porsche 910 ufficiali: in totale le vetture che presero il via furono 62!

Il posto di guida della 330 P4 Daytona

Dopo 24 ore di gara, con oltre 4000 km percorsi, la Ferrari 330 P4 di Bandini-Amon si aggiudicò la corsa davanti alla Ferrari P4 di Parkes-Scarfiotti e alla 412 P di Rodriguez-Guichet.

Una vittoria entusiasmante, proprio in terra americana in casa della rivale Ford, che contribuì in maniera determinante alla conquista del Campionato Internazionale Costruttori Sport Prototipi 1967. La Ferrari 330 P4, da allora e per sempre semplicemente “Daytona”, era l’ultimo anello di una serie di vetture sport prototipo costruite a partire dal 1961 in versioni sempre più perfezionate. Il motore a iniezione  della P4, derivato dall’esperienza in F1,  montava tre valvole per cilindro, con doppia accensione e poteva mantenere la sua potenza di ben 112 cavalli per litro per 24 ore, come dimostrato dalle lunghe gare portate a termine senza problemi durante tutta la stagione. Dalla P4 derivarono  i modelli Can Am per le corse dell’omonima serie nordamericana.

La Ferrari 330 P4 di Bandini-Amon

A distanza di quasi mezzo secolo la Ferrari 330 P4 conserva immutato tutto il suo grandissimo fascino: i visitatori del Mauto, per una coincidenza espositiva, hanno la possibilità di vedere come siano cambiati i tratti di vetture così eccezionali. Si passa dalle linee curve e morbide della P4 a quelle estreme e spigolose della Lykan Hypersport.

 

Lykan al Museo dell'auto di Torino

Infatti, in esposizione al Museo dell’auto di Torino c’è la protagonista assoluta dell’ultimo film, il settimo, della saga FAST & FURIOS, diretto nel 2015 da James Wan: la W Motors Lykan Hypersport, supercar made in Dubai, realizzata in serie limitata di soli 7 esemplari. Considerata una delle tre vetture più care di sempre (costa 3,4 milioni di dollari), la Lykan monta un motore 6 cilindri boxer bi-turbo che consente di raggiungere una velocità massima di 395 km/h (e 0-100 km/h in 2,8 secondi), ha le portiere che si aprono controvento. I fari a Led sono ornati da 220 pietre preziose (diamanti e zaffiri) e un display olografico a mezz’aria nell’abitacolo per il sistema di informazione sono solo alcuni dei dettagli che rendono questa vettura un vero e proprio gioiello.

L’azienda W Motors è specializzata nella produzione di veicoli ultra-esclusivi caratterizzati da un design aggressivo, prestazioni eccezionali e finiture opulente. Progettata e concettualizzata a Dubai – dove ha sede l’azienda – questa vettura è il risultato della sinergia di professionalità provenienti da tutto il mondo: il motore è stato sviluppato dai professionisti qualificati del RUF Automobile in Germania mentre lo sviluppo tecnico e l’assemblaggio sono stati garantiti da Magna Steyr Internazionale di Torino.

Il muso della Lykan HypersprtAltre immagini delle vetture in esposizione sono disponibili sulla pagina di OkFoto.it

Il Museo dell’Automobile è aperto il lunedì dalle 10 alle 14; il martedì dalle 14 alle 19; il mercoledì, il giovedì e la domenica dalle 10 alle 19; il venerdì e il sabato dalle 10 alle 21.

Lykan Hypersport al Museo dell'auto di Torino