La Jaguar E-type al 23° Amelia Island Concours d’Elegance

Era il marzo 1961 quando il fondatore e presidente della Jaguar Sir William Lyons presentò la Jaguar E-type (conosciuta anche come XK-E o XKE, il suo nome iniziale) all’Hotel du Parc des Eaux-Vives sul Lago di Ginevra.

La Jaguar E-type presente al 23° Amelia Island Concours d'Elegance

La versione coupé (Fixed Head Coupé o FHC) fu presentata al Salone dell’automobile di Ginevra, mentre la roadster (Open Two Seater o OTS) fu presentata il mese successivo al Salone dell’automobile di New York.

Sono gli anni  in cui i Beatles incominciano a esibirsi a Liverpool e James Bond arriva sullo schermo interpretato da Sean Connery. A poco meno di 60 anni dalla sua nascita, la Jaguar E-Type sarà celebrata in occasione del 23° Amelia Island Concours d’Elegance.

Così come era accaduto per la Jaguar XK120 nel 1948, la sensazione che i presenti provarono al momento della presentazione della Jaguar XKE fu di assoluto stupore: si trattava di un modello rivoluzionario, che fissava nuovi standard e nuovi canoni per le vetture Gran Turismo.

L’icona britannica che cambiò per sempre il mondo delle auto sportive, impressionò tutti gli appassionati e gli addetti ai lavori sia per la sua linea, straordinariamente bella ed elegante, che per le prestazioni che si avvicinavano e a volte superavano le Ferrari, Maserati e Aston Martin. Fu un capolavoro di car design, di ingegneria automobilistica e di marketing. La vettura era venduta a un prezzo di circa 2.000 sterline, di molto inferiore a quelli della Ferrari e dell’Aston Martin.

La Jaguar E-type sembrava appartenere a una generazione in anticipo rispetto alle altre vetture sportive con alte prestazioni: al punto che si racconta che lo stesso Enzo Ferrari la definì “la più bella automobile mai realizzata”.

La Jaguar E-Type discendeva dalla leggendaria Jaguar D-type, la cui linea (così come quella della C-type) era merito di Malcom Sayer: a lui (e a William Lyons) si deve la fantastica linea della E-type con il lungo cofano anteriore che includeva i parafanghi e presentava due prese d’aria per favorire il raffreddamento del motore 6 cilindri in linea: un rigonfiamento ne ricordava la presenza a chiunque guardasse la vettura. I fari erano carenati e le luci di posizione erano poste sopra i sottili paraurti cromati. Due rostri cromati affiancavano la “bocca” anteriore ovale ed erano collegati da un listello che sosteneva il logo circolare Jaguar. Per accedere al motore l’intera parte anteriore si ribaltava in avanti.

La Jaguar coupè al Rally historic di Monte-Carlo

Dal punto di vista meccanico la nuova  Jaguar abbandonava il classico telaio a longheroni e traverse delle vetture della serie XK per una più moderna soluzione monoscocca con telaietto anteriore supplementare. La vettura, con sterzo a cremagliera, nella prima delle tre serie montava un motore Jaguar 6 cilindri in linea da 3.800 cm³ derivato da quello della XK150, alimentato da tre carburatori  con una potenza di 265 CV, abbinato ad un cambio meccanico a quattro marce che le consentiva una velocità massima dichiarata di 150 mph. Al retrotreno fu adottata una sospensione a ruote indipendenti al posto del tradizionale schema a ponte rigido mentre all’avantreno si optò per doppi quadrilateri con barre di torsione. Con quest’auto la Jaguar anticipò tutti i costruttori di auto sportive e adottò per prima i freni a disco servoassistiti sulle 4 ruote, già sperimentati in gara alla 24 Ore di Le Mans con la D-Type. I cerchi di serie erano a raggi grigi fissati con un gallettone.

La Jaguar D-type, dominatrice della 24 Ore di Le Mans

Benchè non fosse stata progettata per le gare come la leggendaria Jaguar D-type (dominatrice della 24 Ore di Le Mans negli anni 1955, 1956, 1957) alla sua prima partecipazione alla durissima competizione di Le Mans, nel 1962, le Jaguar E-type si piazzarono al 4° e 5° posto assoluto.

La Jaguar XKE non è semplicemente uno dei più grandi modelli di auto del 20° secolo, è uno dei più grandi progetti di tutti i tempi”, ha affermato Bill Warner, fondatore e presidente dell’Amelia Island Concours d’Elegance. “La XKE è così bella e perfettamente proporzionata che l’agenzia pubblicitaria USA della Jaguar nella campagna pubblicitaria aveva semplicemente messo le foto di un coupé rosso e di un roadster su uno sfondo bianco  con la tag line – Questa è la nuova Jaguar XKE! ”

La stupenda linea della Jaguar E-type presentata nel 1961

La Jaguar E-type (nera) divenne anche la vettura di Diabolik e Eva Kant. Restò in produzione sino al 1975 e ne furono prodotte circa 70.000.

La Jaguar E-type di Diabolik

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Il DNA della Jaguar F-type Project 7

 

Jaguar Project 7 al Museo dell'Auto di Torino Cesar Pieri è Creative Design Manager di Jaguar e, come tale, ha fatto parte del team che ha seguito il progetto della F-Type Project 7. Giovedì scorso, 5 maggio, Pieri ha raccontato la storia e le tappe del processo creativo e realizzativo della Jaguar Project 7 in un incontro rivolto agli studenti delle scuole di design, ai designer, agli addetti ai lavori, alla stampa, e a tutti coloro che, appassionati di automobilismo, non hanno voluto perdersi l’occasione di partecipare. Il workshop di Cesar Pieri si è tenuto nell’Auditorium del Museo Nazionale dell’Automobile, registrando il tutto esaurito.

Presentata al Goodwood Festival of Speed nel 2014 e costruita in soli 250 esemplari, la F-Type Project 7 è una spider che deriva il suo nome dalle sette vittorie che Jaguar ottenne a Le Mans tra il 1951 e il 1990 (un record per un produttore britannico) mentre il suo colore blu ricorda le vittorie della Jaguar D-Type del 1956 e del 1957. Sotto la supervisione di Ian Callum, Director of Design, Project 7 è passato dall’essere un bozzetto sperimentale creato da Cesar Pieri all’essere un prototipo pronto per la strada in soli quattro mesi.

Cesar Pieri con Rita Colomba e il direttore del Mauto

Il workshop di Pieri, che ha preso la parola dopo il benvenuto da parte del direttore del Museo dell’Automobile Rodolfo Gaffino Rossi, ha coinvolto i presenti perché il designer, dopo aver chiesto permesso al pubblico, ha tenuto la sua conferenza in inglese: potendo così essere ancora più netto e determinato nell’uso dei vocaboli. Per il Creative specialist di Jaguar si è trattato di un ritorno al Museo dell’Auto di Torino, dove lo scorso 24 marzo aveva inaugurato la mostraThe Jaguar Heritage Project. Bonnet Artwork Collection & Iconic Design Cars” organizzata dal Museo Nazionale dell’Automobile in collaborazione con Jaguar Italia, aperta sino al 17 maggio. Un luogo che Pieri ha definito magico per la bellezza dei modelli e delle collezioni di auto esposte; un luogo da visitare più volte, perché in ogni occasione si scoprono nuovi stimoli e nuove suggestioni.

Cesar Pieri al Museo dell'Automobile di Torino

Dopo un brevissimo ricordo delle sue esperienze professionali (dalla GM nel 1997, passando (per soli 5 mesi) anche in Fiat Professional, fino al Politecnico di Milano, nel 2010), Cesar Pieri ha preso a parlare di Jaguar, da lui descritta come una società molto speciale, con prodotti innovativi e un approccio esclusivo allo sviluppo dei nuovi modelli.

A mano a mano che Pieri raccontava la sua esperienza veniva fuori la grande passione che ha per il suo lavoro e l’ammirazione che nutre per il marchio del giaguaro.

Ogni linea deve essere tracciata con amore: per dare a chi la guarda emozioni, molte emozioni, per fare sì che la linea della vettura sia unica e desiderabile, semplice, pulita. L’automobile deve creare un’atmosfera: al punto da essere percepita come una icona, deve dare prestigio a chi la usa, deve possedere una forte personalità” ha detto.

Tutto questo accade in Jaguar dove ogni modello, da sempre, è caratterizzato da un particolare profilo (“fast profile”) e da una particolare struttura (“tapered plane shape”) che rendono le automobili Jaguar uniche. A ciò si aggiunga l’importanza del rispetto delle proporzioni tra le varie parti della vettura: elemento che Pieri considera fondamentale per il successo dell’auto.

Dettagli non comuni, bellezza, potenza dei motori (ma il senso di potenza deriva anche dal design dell’auto), rifiniture “sartoriali”, il cofano che diventa una scultura con le sue linee e le sue curve completano le caratteristiche del successo Jaguar.

Tutta la sua relazione è stata supportata da immagini di vetture che sono diventate icone dell’automobilismo (la E-Type, la C, la D): “è stata una fortuna avere alle spalle questi modelli; da queste auto (“beautiful lines, exotic silhouette”) è nata la Project 7 presentata a Goodwood”.

Più volte durante il suo intervento, Pieri ha dato merito a Rita Colomba, presidente della Scuderia Jaguar Storiche e presente in Aula per l’occasione, del lavoro fatto per la conservazione dei modelli che hanno segnato la storia del marchio britannico.

Jaguar E-type della Scuderia Jaguar StoricheAnche parlando di Goodwood, Pieri ha avuto le parole di entusiasmo che, a inizio del suo intervento, aveva riservato al Mauto: là, sulla pista, si aggiungono i suoni dei motori e si respirano gli odori degli scarichi dei motori e delle gomme consumate sulla pista. Una esperienza da non perdere …

Una lezione piena di passione, entusiasmo, semplicità di relazione: con un insegnamento importante per tutti i futuri car designer (“you design for company!”) invitati a mettere da parte personalismi e egoismi. Fondamentale, secondo Cesar Pieri, il lavoro in team, che ha concluso il suo intervento ricordando che “ciascuno di noi è artefice del proprio destino”.

Go JAG!

Cesar Pieri durante il workshop al Mauto

The Jaguar heritage project con Cesar Pieri al Museo dell’auto di Torino

the Jaguar bonnet artwork collection

Con la mostra The Jaguar heritage project il Museo dell’Automobile di Torino propone uno dei temi centrali del suo percorso espositivo ovvero la creatività, le diverse declinazioni dell’ispirazione artistica dei designers e le tante influenze e contaminazioni dalle quali traggono ispirazione.

Il Mauto di Torino ospita una collezione di cofani d’artista realizzati da Cesar Pieri, Creative Design Manager di Jaguar Advanced Design Studio. A fare da cornice alle sue opere  alcuni modelli Jaguar per raccontare la storia del design della casa automobilistica britannica, una storia fatta di potenza, lusso ed eleganza.

Jaguar project 7 di Cesar Pieri

Come Creative Design Manager di Jaguar, in  quattro mesi Cesar Pieri ha realizzato la Jaguar Project 7: una vettura prodotta in soli 250 esemplari (di cui 4 venduti in Italia), cosa che ha permesso di mantenere nell’auto in produzione le stesse caratteristiche della concept car presentata nel 2013 al Goodwood Festival of Speed.

The Jaguar bonnet artwork collection”  creata da Cesar Pieri, che utilizza cofani originali di Jaguar classiche come tele, resterà esposta al Mauto sino al 17 maggio nel contesto della mostra “The Jaguar heritage project” dove, grazie alla collaborazione con la Scuderia Jaguar Storiche, sono visibili alcuni modelli Jaguar che hanno segnato la storia della Casa britannica.

Cesar Pieri e la Jaguar Project 7 al Mauto di Torino

Presente alla inagurazione della mostra, Cesar Pieri ha ricordato che “nel mondo del car designer  la precisione è fondamentale, spesso lavoriamo al millimetro, nella mia arte provo ad essere il più astratto possibile e a rappresentare le automobili in una forma artistica e disinvolta.

Una storia, quella di Jaguar, che inizia nel 1921, quando William Lyons, giovane ingegnere di Blackpool, con un’esperienza presso la Crossley Motors e la Sunbeam, conobbe un giovane pilota motociclistico di nome William Walmsley, con alle spalle una significativa esperienza nel settore della costruzione artigianale di sidecar. Il 4 settembre 1922 i due fondarono la Swallow Sidecar Company che inizialmente diede lavoro a otto operai. In seguito, al gruppo si aggiunse anche Arthur Whittaker, che offrì la sua collaborazione nel settore commerciale e che rimase al fianco di William Lyons per circa cinquant’anni. Intorno al 1930 avvenne il definitivo passaggio dalla produzione motociclistica a quella automobilistica e nel 1934 William Lyons rimase solo al comando dell’azienda, poiché William Walmsley diede le dimissioni. Da quel momento la ragione sociale mutò in SS Cars Ltd. e iniziò la  produzione di vetture di lusso. Nel 1931 venne presentata la SS1 Jaguar, una delle prime vetture della casa inglese. Nel 1945, dopo il periodo bellico e gli ingenti danni dovuti ai bombardamenti che colpirono duramente Londra ma anche poli industriali come Coventry, la produzione riprese utilizzando il solo marchio Jaguar, già comparso sui precedenti modelli d’anteguerra. La modifica della ragione sociale si rese doverosa poiché, al termine della Seconda Guerra mondiale, la sigla “SS” era associata alle Schutzstaffeln naziste.

Jaguar al Museo dell'automobile di Torino

Il primo modello a marchio Jaguar, nel 1945, fu la celebre Mark IV con motori a 4 o 6 cilindri da 1,5, 2,5 e 3,5 litri. Mentre proseguiva la successione delle grandi berline (dalla Mark VII del 1950 alla Mark X del 1961), la Jaguar profuse grande impegno nell’attività sportiva, partecipando alla 24 Ore di Le Mans. Furono ben cinque le vittorie della Jaguar alle edizioni degli Anni Cinquanta della celebre gara di durata francese: nel 1951 con la XK 120 C, nel 1953 con la C-Type, nel 1955, 1956 e 1957 con la D-Type. Il frutto di queste vittorie, oltre ai benefici d’immagine al marchio, fu il lancio della XKSS, una fortunata versione stradale della D-Type, dalla quale derivò poi la  mitica E-Type.

Jaguar E type esposta al Museo dell'automobile di Torino

La crisi del marchio inglese portò la Jaguar nel gruppo Ford che -per far concorrenza diretta a BMW e Audi, sfruttando il prestigioso marchio Jaguar- nel 1999 affiancò alla storica ammiraglia XJ la nuova S-Type, un’elegante berlina prodotta sul pianale della Lincoln LS e che, con il suo design dichiaratamente ispirato all’omonimo modello del 1963, ebbe il merito di risollevare le sorti del marchio britannico. Nel 2008 fu presentato al pubblico il primo modello della nuova gamma: la XF, una berlina prodotta negli storici stabilimenti di Coventry e progettata dal team coordinato da Ian Callum, autore del design inconsueto per i classici canoni della casa britannica. Nello stesso anno la storica casa di Coventry fu ceduta al gruppo indiano Tata Motors, che ha proseguito nel rinnovamento della gamma con vetture con un design di rottura con il passato. Ne sono un chiaro esempio l’attuale sportiva F- Type, con carrozzeria in alluminio e motori sovralimentati che rappresenta l’erede diretta della storica E- Type, così come la berlina media XE, anch’essa interamente in alluminio dalle prestazioni brillanti ma con emissioni e consumi molto contenuti.

Inaugurazione della mostra The Jaguar heritage project al Museo dell'auto

I visitatori del Museo dell’automobile di Torino hanno l’occasione di vedere esposti, in una sorta di galleria d’arte, i modelli di ieri e di oggi (compresa la Jaguar project 7) del marchio del giaguaro.

Per gli orari della mostra, prenotazioni e acquisto del biglietto le informazioni sono disponibili sul sito del Mauto.

La galleria delle immagini  è disponibile  su OkFoto.it

A fare da cornice alla inaugurazione della mostra le miss partecipanti al concorso nazionale “una ragazza per il cinema“.

The Jaguar heritage project al Mauto di torino

A Torino un Natale coi fiocchi per i collezionisti di auto d’epoca

Isotta Fraschini tipo 8A carrozzata da Cesare Sala del 1927

Per i collezionisti d’auto d’epoca si preannuncia un Natale coi fiocchi a Torino: lunedì 14 dicembre 2015 si svolgerà presso la Casa d’aste Sant’Agostino un’importante asta con alcuni pezzi di particolare interesse per i collezionisti di automobili di tutto il mondo.

Si tratta di 48 auto d’epoca: a partire dalla Fiat 500 “lusso” di colore blu del 1972, fino all’imponente Isotta Fraschini tipo 8A del 1928. La Tipo 8 era stata presentata al termine della Prima Guerra Mondiale dall’ingegner Cattaneo, progettista-capo dell’Isotta Fraschini: si trattava della prima automobile al mondo con motore 8 cilindri a valvole in testa. La vettura messa all’asta ha un motore di 7.300 cc e fu allestita dal carrozziere Cesare Sala di Milano tra il 1927 ed il 1928, su commissione del concessionario inglese della Isotta Fraschini. Si tratta di un esemplare unico che l’importatore tenne in esposizione a Londra fino all’agosto 1931, quando la vettura fu venduta ad Antonio Tamburini di Tolosa ed immatricolata per la prima volta in Francia. Negli Anni Sessanta fu ceduta al Museo dell’Automobile di Le Mans, per poi diventare il fiore all’occhiello della collezione di Sergio Pozzoli che la inviò negli USA per installare un servosterzo prodotto per le vetture Isotta Fraschini, rendendone la guida facile e fluida senza alterare l’originalità del veicolo. Nel 1996 fu immatricolata in Italia da un collezionista bresciano e nel 1999 fu oggetto di un restauro molto approfondito e curato.
Non mancheranno auto meno note al grande pubblico, come ad esempio la Jewett Jupiter del 1951, con carrozzeria fuoriserie Rawson prodotta in soli 4 esemplari. Il modello, che fu presentato nell’ottobre del 1949 al Salone di Ginevra e prodotto sino al 1954, si distinse nelle gare automobilistiche vincendo per 3 anni consecutivi a Le Mans nella propria categoria d’appartenenza. La vettura che andrà all’asta ha l’allestimento “Gran turismo” con particolarità quali la radio La Voce del Padrone e la carrozzeria in alluminio, costruita con tecniche dell’industria aeronautica. Il prezzo della vettura con carrozzeria originale era di circa 1.100 sterline, mentre una Jaguar XK 120 ne costava circa 200 in più.

Alfa Romeo spider all'asta organizzata a Torino per Natale

Il mondo dei “Lancisti”, sempre più amareggiato per la scelta di Sergio Marchionne di abbandonare definitivamente il marchio Lancia, sarà interessato da tre vetture con un’importante Storia alle spalle.

Si parte dalla Lancia Aurelia B20 GT (III serie) del 1953, con motore elaborato da Trivellato con una potenza di 175 cv e l’immancabile volante Nardi. La vettura è icona di un periodo in cui le auto non erano soltanto frutto di freddi calcoli da ragioniere ma esprimevano anche sentimenti che spesso si scontravano proprio con la razionalità degli amministratori. Fu Gianni Lancia, allora giovanissimo, a volere questa vettura, scontrandosi con la dirigenza della Lancia (e con altri membri della sua famiglia): nacque così il mito B20. Le Aurelia (nelle versioni berlina, GT e spider B24) furono prodotte fino ametà degli Anni Cinquanta, con il motore progettato da Vittorio Jano e la carrozzeria di Pininfarina, esprimendo appieno le caratteristiche della Casa di Borgo San Paolo: raffinata tecnologia e grande comfort di marcia.

Si passa, con una vettura del 1963, alla Flaminia Convertibile 3C. Si tratta del modello a cui Lancia assegnò l’impegnativo compito di colmare il vuoto lasciato dalla Aurelia B24 e che fu presentato pochi mesi dopo l’arrivo sul mercato della Flaminia coupé. Per la vettura fu scelto il nome di “Convertibile” invece di quelli più diffusi come spider o cabriolet. Le caratteristiche tecniche e le prestazioni del coupé e della Convertibile erano praticamente uguali, così come il prezzo (3,2 milioni di lire: poco meno di 1.700 euro).

Si arriva infine alla Lancia Fulvia HF. Derivata dalla Fulvia berlina, frutto della matita di Piero Castagnero, la Fulvia coupé viene presentata al Salone di Ginevra nel marzo 1965 (50 anni fa…) e si caratterizza esternamente per l’abitacolo a torretta, che garantisce un’ottima visibilità. Omologata come 2+2, la Fulvia Coupè 1.3 ha la trazione anteriore e condivide con la berlina il motore anteriore longitudinale a 4 cilindri con due carburatori doppio corpo, progettato da Ettore Zaccone Mina e caratterizzato da una particolare architettura a V stretto di 13° e inclinato di 45° per ridurre l’ingombro in altezza, con una sola testata per le due bancate di cilindri. Il mito Fulvia coupé si costruisce nel mondo dei rally: una storia piena di successi che porta a sviluppare la vettura con la versione 1.6 HF come il modello del 1970 che va all’asta.

Lancia Fulvia HF "Fanalone" Gr. 4

 

Non mancano le Ferrari, tra cui una Testarossa. Un modello presentato al Salone di Parigi del 1984 con l’appellativo già usato dalla Casa di Maranello per le gloriose vetture sport degli Anni Cinquanta. Disegnata da Pininfarina, con una linea di notevole impatto, caratterizzata da prese d’aria molto pronunciate sulle fiancate, la vettura montava un 12 cilindri boxer, il più potente installato –in quel periodo- su una vettura sportiva di serie con 390 CV, con quattro valvole per cilindro, di 4943 cc. La vettura fu prodotta in 7.177 esemplari fino al 1991: quella che va all’asta, con il tipico colore “Rosso Corsa Ferrari” presenta ancora l’etichetta di Walter Bordese, lo storico concessionario Ferrari di piazza Adriano a Torino.

Jaguar XK 120 OTS

In un’importante asta non possono mancare le Jaguar: è presente una XK 120 OTS del 1952, in colore grigio con gli interni neri. Monta un motore 3.4 a sei cilindri in linea da 160 CV e presenta diverse componenti in alluminio come le portiere, il cofano anteriore e quello posteriore. Niente maniglie esterne: per aprire la vettura bisogna spostare una linguetta posizionata vicino ai finestrini.

Rolls Royce, Alfa Romeo, Ford, Lamborghini, Porsche, ecc.: tante e belle le vetture.

Per qualcuno, dunque, Babbo Natale arriverà su una vettura d’epoca…

Intanto, per consentire ai collezionisti di esaminare il parco auto, è stato predisposto un ricco catalogo, oltre alle schede informative disponibili sul sito della Casa d’aste torinese.

Fino alla sera dell’asta, inoltre, tutte le vetture sono in esposizione presso la sede in corso Tassoni 56 a Torino, in quello che fu il Mulino Feyles, o Mulino Martinetto, e che costituisce uno dei primi esempi di archeologia industriale della città di Torino.

L’edificio poggia le sue fondamenta su un impianto molitorio già presente nel XVI secolo, alimentato dal Canale dei Molassi, per la prima volta tracciato in una planimetria del 1781.

L’attuale facciata è stata progettata nel 1877 e l’intervento di ristrutturazione ha visto l’inglobamento in un unico edificio del Cuoificio Laurenti con una vecchia filanda di seta.

Una Rolls Royce alla Casa d'aste Sant'Agostino di Torino

Per tutte le informazioni e gli orari è possibile consultare il sito della Casa d’aste Sant’Agostino.

La galleria completa delle immagini è disponibile sulla pagina di OkFoto.it dove troverai molti  album di fotografie dedicati alle auto d’epoca.

Il Rallye Storico di Montecarlo 2013 non parte da Torino

Una foto dei pneumatici chiodati usati in corsa
 
 
Una Jaguar alla partenza del Rallye Storico di Montecarlo
 
La 16esima edizione del Rallye Monte-Carlo Storico partirà il 25 gennaio 2013.
In linea con la tradizione del rallye, i concorrenti potranno scegliere la città di partenza: quest’anno le proposte sono Varsavia, Copenaghen, Glasgow, Reims, Barcellona e la stessa Monte-Carlo.
 
Assente, dunque, la città di Torino, che fino allo scorso anno ci aveva dato modo di ammirare schierate alla partenza dello storico rallye le automobili che sono rimaste nel cuore di tutti gli appassionati di questo genere di corsa automobilistica, tra cui la gloriosa Lancia Fulvia HF portata alla vittoria da Sandro Munari, con Mario Mannucci navigatore, nella edizione del 1972. 
 
Una foto della partenza del rally da Piazza San Carlo a Torino
 
 
Altre foto della manifestazione sono disponibili sul nostro sito OkFoto e sulla nostra pagina Facebook