Punctum. Working papers al grattacielo Intesa Sanpaolo

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Una fotografia dell'archivo della Compagnia di San Paolo

Un passaggio chiave della riflessione del semiologo Roland Barthes ci insegna che, spesso, un dettaglio di un’immagine “punge” l’osservatore lasciando una “ferita indelebile” nella sua memoria.

Questo potrà accadere per ogni visitatore che avrà modo di leggere un pezzo della Storia di Torino nelle fotografie che hanno ispirato le opere dei giovani artisti, esposte nella mostra Punctum Working Papers. Fotografie che fanno parte dell’imponente archivio della Compagnia di San Paolo, custodito dalla Fondazione 1563, che raccontano, tra le altre cose, dei bombardamenti della sede della banca, dell’organizzazione del lavoro e dei metodi di sicurezza in banca, di momenti di vita quotidiana e che, senza il lavoro di catalogazione e archiviazione, andrebbero irrimediabilmente perdute. Un archivio composto da 4.500 fascicoli e volumi affiancati da descrizioni archivistiche e associati a 200.000 immagini (bolle papali, testamenti, eredità, atti di dote, alberi genealogici, ordinati, bilanci) che, grazie a una semplice registrazione, è possibile consultare on line!

Michele Coppola alla inaugurazione di Punctum Working papers

La mostra, che prende il nome (“Punctum”) proprio dalla citata riflessione di Barthes, inaugura, in occasione dell’autunno dell’arte contemporanea torinese, lo spazio espositivo nella Serra Bioclimatica al 36° piano del Grattacielo Intesa Sanpaolo.

Enrico Salza e Michele Coppola alla inaugurazione di Punctum

Ideato e organizzato da Fondazione 1563 della Compagnia di San Paolo e da Intesa Sanpaolo con Promemoria, il progetto coinvolge 10 giovani artisti (under 35) che sono stati chiamati a lavorare su una selezione di immagini provenienti dall’Archivio Storico della Compagnia di San Paolo. In particolare su alcune fotografie di fine Ottocento e degli Anni Settanta del Novecento con soggetti legati alle due storiche sedi torinesi dell’Istituto San Paolo in piazza San Carlo e, forse meno nota, in via Monte di Pietà.

Archivio Compagnia di San Paolo

Gli artisti hanno lavorato sulle fotografie intese come testimonianza della storia della banca, riletta in chiave di arte contemporanea, realizzando opere originali che -al termine dell’esposizione- saranno acquisite dalla Fondazione 1563. In mostra, accanto alle opere, le riproduzioni delle immagini scelte dagli artisti e una video-narrazione del progetto.

Surveiling past di Pietro Paolini

La mostra Punctum Working Papers resterà aperta sino al 7 novembre 2016, con orario 15-23.

Sarah Cosulich Canarutto a Punctum Working PapersPer vedere altre immagini della inaugurazione della mostra clicca qui .

 

Il soggiorno di Napoleone alla Palazzina di caccia di Stupinigi

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Il soggiorno di Napoleone alla Palazzina di caccia di Stupinigi

La Palazzina di Caccia di Stupinigi  continua nella ormai consolidata tradizione di offrire ai turisti e ai visitatori, oltre alle meraviglie delle sale della residenza e allo spettacolo del parco che la circonda, la rievocazione di periodi che hanno segnato la Storia della Palazzina stessa. Un programma di iniziative che copre – con differenti argomenti – tutto l’anno e che aveva in calendario, per domenica 9 ottobre, la ricostruzione delle atmosfere di inizio ‘800, quando nella residenza soggiornarono prima Napoleone Bonaparte (dal 5 maggio al 16 maggio 1805, prima di recarsi a Milano per cingere la Corona Ferrea), poi, nel 1808, la sorella Paolina Bonaparte assieme al marito Camillo Borghese, governatore del Piemonte.

Napoleone Bonaparte a Stupinigi

Al tempo, Napoleone Bonaparte era imperatore dei Francesi e aveva al suo fianco la prima moglie, l’imperatrice Giuseppina di Beauharnais: a Napoleone, che tornerà a Torino anche nel 1807, spetta la decisione per la costruzione del ponte di pietra della Gran Madre, il ponte sul Po che collega piazza Vittorio con la chiesa della Gran Madre costruita, ironia della sorte, per festeggiare la caduta dell’imperatore e  il ritorno sul trono dei Savoia nel 1814.

Vita di corte a Stupinigi ai tempi di Napoleone

Per molti turisti, arrivati alla Palazzina per la  visita della costruzione dello Juvarra, è stata  una gradita sorpresa: perchè hanno  potuto assistere alle scene di vita di corte senza alcun supplemento del costo del biglietto di ingresso.
Per tutta la giornata i gruppi storici Le vie del Tempo e 111ème Régiment de Ligne – con la partecipazione di rievocatori provenienti da tutta Italia, ma anche dalla Francia e dalla Russia- hanno riportato alla luce un  periodo particolarmente prestigioso della storia della Palazzina di Caccia di Stupinigi, ricostruendo con accurata precisione storica la vita della corte imperiale.

Napoleone nel salone da ballo di Stupinigi
Grazie a tableaux vivants e animazioni nel cortile d’onore e lungo il percorso di visita è stata ricostruita una “giornata tipo” di Napoleone con gli impegni militari, i momenti formali, i balli e le altre attività di svago.
Nel cortile d’onore ha avuto luogo la passeggiata dell’imperatore con gli ufficiali e le dame al seguito; nel salone centrale si è svolto l’incontro con i dignitari e gli aristocratici piemontesi; nell’appartamento di Levante, infine, era possibile ammirare le scene di vita quotidiana,  il pasto e il congedo.

Dignitari di corte dell'800 Per i visitatori è stata anche l’occasione per vedere la preziosa carrozza appartenuta all’imperatore e conservata presso la Palazzina di Stupinigi.

Napoleone e l'imperatrice dei Francesi nel salone di Stupinigi

Tra circa un mese (il 13 novembre, per la precisione) è in calendario un altro evento che meriterà di essere visto: la ricostruzione (vogliamo sperare senza l’uccisione di alcun animale!) dei riti della caccia reale in occasione della festa di Sant’Uberto.

Napoleone Bonaparte e la moglie Giuseppina a Stupinigi

Le immagini di Napoleone alla Palazzina di Stupinigi sono disponibili  nell’album curato da Okfoto.it

L'imperatore Napoleone a pranzo alla Palazzina di Stupinigi L'arrivo di Napoleone alla Palazzina di Stupinigi

 

 

 

 

Per maggiori dettagli e informazioni sul soggiorno dell’imperatore a Stupinigi si rimanda alla recentissima pubblicazione dedicata alla Palazzina di Stupinigi nel periodo della presenza di Napoleone : “Stupinigi Capitale dell’Impero” scritta da Alessia Giorda e Francesco Ganora.

Clicca sull’immagine per ingrandirla.

Ferragosto in città

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Torino Porta Nuova, la facciata dopo i lavori di restauro

Ci sono stati anni in cui La Stampa, per dare ai lettori un’idea della città “chiusa per ferie”, in occasione del Ferragosto pubblicava una fotografia di piazza san Carlo deserta: erano gli anni in cui la piazza era ancora adibita a parcheggio e quindi quel contrasto tra la piazza piena di auto dei giorni lavorativi e la piazza deserta a Ferragosto era molto significativo, soprattutto erano gli anni in cui le vacanze dei torinesi (e non solo) erano in qualche modo condizionate dalla chiusura per ferie degli stabilimenti Fiat. Poi arrivarono le difficoltà e la crisi del Gruppo Fiat e quelle partenze di massa per le vacanze rimasero un ricordo. Da tempo, eliminato il parcheggio in superficie, piazza san Carlo è tornata alla sua bellezza architettonica e per fotografarla deserta non è più necessario attendere Ferragosto. Gli stabilimenti Fiat sono spesso chiusi, non per le ferie ma perché le maestranze sono in cassa integrazione, in attesa che FCA metta in produzione i sempre annunciati nuovi modelli. Per cercare di uscire dalla crisi economica conseguente alle difficoltà della FCA, da anni l’area metropolitana di Torino sta cercando di inserirsi nei circuiti internazionali del turismo, puntando sulle bellezze storiche e paesaggistiche, oltre che su iniziative culturali.

Certamente sono stati fatti progressi (neppure troppo difficili da conseguire quando, come nel caso di Torino, si partiva praticamente da zero): ma c’è ancora molta strada da percorrere perché l’economia di Torino possa contare in modo significativo anche sul Turismo.

Turisti a passeggio nelle vie deserte di Torino a Ferragosto

Coloro che hanno scelto Torino per il lungo ponte di Ferragosto, per visitare le importanti mostre in cartellone, hanno trovato la bella sorpresa di alcuni musei con biglietti a prezzo ridotto e con orari di apertura prolungati, non si sono trovati di fronte a quelle chiusure per turno settimanale difficili da spiegare (si tengono aperti i supermercati e si chiudono i musei); sono invece mancate quelle iniziative di richiamo turistico, da affiancare all’offerta museale che, visto che non esistono nella tradizione torinese, vanno create: come dovrà essere predisposta una accoglienza per i turisti che si spostano in camper.

Secondo Francesca Tonini, direttore generale APC Associazione Produttori Caravan e Camper, “ogni anno sono circa 3,9 milioni gli Italiani e 2,8 milioni gli stranieri che percorrono le strade della Penisola a bordo di questi veicoli, generando a loro volta un fatturato annuo di 2,9 miliardi di euro per un totale di 52 milioni di notti”.

la grande bellezza dei portici di Torino

Per i Torinesi rimasti in città, Ferragosto è stata l’occasione per vedere angoli ormai nascosti da anni: come la stazione di Porta Nuova, ad esempio. Un cantiere, quello della ristrutturazione e per la costruzione del parcheggio sotterraneo, che è stato aperto circa sei anni fa e che, in questi giorni, ha visto liberare una parte della facciata della stazione dalle impalcature, consentendo di ammirarne  i colori originali.

un tram storico sosta in piazza Castello a Torino

Ci sono anche curiosità che si sono potute notare data la scarsità del traffico: come i rattoppi delle lose di via Po, fatti in asfalto (pare costi meno e richieda minore manutenzione) “ornato a losa”!

asfalto e lose in via Po: rattoppi artistici

Ferragosto è anche l’occasione per fare un giro sui tram verdi d’epoca, per apprezzare l’ombra dei portici di Torino (con i lampioni che aspettano da tempo di essere lavati), per applaudire i bravi artisti di strada che si esibiscono in più punti della città, per vedere da vicino il grattacielo della Regione Piemonte che, dopo le forti polemiche sui costi, sulle parcelle dell’archistar Fuksas, arrivato a pochi passi dalla conclusione dei lavori, è incappato in un’altra vicenda tutta italiana (fallimenti delle imprese costruttrici): per cui si parla già di forti ritardi circa la consegna dei nuovi uffici. Un altro cantiere infinito? Speriamo di no.

il portico ristrutturato della stazione Porta Nuova a Torino

Torino (e tutto il suo territorio) è molto bella; ha bisogno di una forte scossa per recuperare gli anni passati a piangersi addosso (“le altre città ci portano via tutto…”).

particolare della facciata di palazzo Carignano

Soprattutto Torino non è solo fatta di via Roma e zone limitrofe: arriva (e ci limitiamo soltanto a qualche indicazione) fino alla Palazzina di Stupinigi, alla Basilica di Superga, al Castello di Moncalieri, al Castello di Rivoli.

I lampioni del centro di Torino, un brutto spettacolo per i turisti e i cittadini Dopo anni, finalmente si svela la facciata della stazione Torino PN

 

 

 

 

C’è tanta strada da fare, in tutti i sensi.

artisti di strada in centro città a Torino

Fiat 8V, una vettura per collezionisti

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La Fiat 8V in Piazzetta reale a Torino

Gli interni della Fiat 8V La storia dell’automobile è ricca di aneddoti e di episodi che servono a spiegare il fascino che le vetture d’epoca conservano immutato in questo mondo che corre sempre più velocemente e sembra voler cancellare tutto ciò che è vecchio.

E’ il caso della Fiat 8V (detta anche OttoVù), una berlinetta sportiva che le direzione della Casa torinese decise di costruire a inizio degli Anni 50 per rilanciare l’immagine sportiva del marchio. Come spesso accade in questi casi, la volontà della direzione commerciale non coincideva con quella della direzione tecnica guidata da Dante Giacosa. Le risorse in casa Fiat (anche allora) erano poche e Giacosa vedeva con preoccupazione l’idea di distrarle dai progetti per le vetture di serie per destinarle a un progetto ambizioso ma con poche possibilità di successo.

Il muso della Fiat 8V

Fu così deciso di fare realizzare il prototipo della vettura, disegnata da Fabio Rapi, dalla Siata: si trattava della prima vettura Fiat con sospensioni indipendenti,  montava un motore due litri con 8 cilindri (due blocchi da 4 con angolo di 70 gradi, per circa 105 cv di potenza) ed era costruita con cura artigianale  nel reparto “Fiat Carrozzerie speciali” dello stabilimento del Lingotto.

La vettura fu presentata al Salone dell’auto di Parigi nel 1952, ma –come aveva previsto Dante Giacosa- non ebbe successo: anche per l’elevato costo della vettura che spingeva i potenziali clienti a scegliere vetture di marchi più blasonati (Lancia Aurelia e Alfa Romeo 1900 coupè, ad esempio) .

Il logo Fiat sul cofano della Fiat 8VNel 1954, al Salone dell’automobile di Torino, venne presentata la seconda versione della Fiat 8V: con la carrozzeria in vetroresina -con un peso di soli 48 kg- che consentiva un miglioramento delle prestazioni. Frutto dell’esperienza e delle ricerche del reparto “Carrozzerie speciali”, l’innovazione non bastò a portare la vettura allo sperato successo commerciale, tanto che la Fiat decise di sospenderne la produzione e di cedere i telai e i motori a vari Carrozzieri (Zagato, Pininfarina, Ghia, Vignale disegnata da Giovanni Michelotti) che ne realizzarono modelli speciali e prototipi. In tutto furono prodotti soltanto 114 pezzi della Fiat 8V.

Fiat 8V, una vettura per collezionisti

Zagato rilevò per poche lire 25 modelli già pronti e, con alcune modifiche alla carrozzeria e qualche miglioramento al motore, realizzò la versione “Elaborata Zagato”: una di queste vetture, pilotata da Elio Zagato, vinse il Gran premio di Berlino del 1955, riuscendo a battere le vetture della Porsche: caso forse unico di vettura vincente nelle gare di velocità dopo essere uscita di produzione.

Presso il Centro storico Fiat di Torino che ospita, in spazi troppo ristretti e con ridotti orari di visita, molte automobili storiche della Casa automobilistica torinese, c’è anche l’esemplare della Fiat 8V con carrozzeria in vetroresina.

La Fiat 8V esposta al Centro storico Fiat

La vettura, guidata dal presidente Fiat John Elkann, ha partecipato alla edizione del 2012 alla Mille Miglia: un modo per fare conoscere a tanti appassionati una vettura molto particolare e , forse, per fare rimpiangere a molti, una volta di più, un passato Fiat troppo frettolosamente cancellato dalle politiche del Gruppo FCA.

Il muso della Fiat 8V, con carrozzeria in vetroresina

Un minuto di silenzio

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Cena in bianco in piazza d'armi a Torino Un minuto di silenzio. Anche alla Cena in bianco 2016 di Torino, come si può leggere sul programma ufficiale sulla pagina Facebook della organizzazione:

20,45 tutti seduti a tavola

il segnale di inizio sarà lo sventolio dei tovaglioli

E’ pronto in tavola! Via alla Cena.

alle ore 21:00 “1” minuto di silenzio 

TUTTI IN PIEDI

tutti fermi accanto ai propri tavoli in silenzio 

per vicinanza e rispetto alle vittime di Nizza.

ore 22:00 brindisi a tutti noi!

In alto i calici!

ore 23:00 applauso finale

Ho provato amarezza nel trovare l’indicazione per il minuto di silenzio; ho provato sorpresa nel leggere “un minuto di silenzio per vicinanza e rispetto alle vittime di Nizza”, dimenticando nella fretta quelle di Andria, di Dacca, di Dallas, ma anche le ragazze dell’Erasmus, Giulio Regeni, i morti sul lavoro (in Italia, circa mille ogni anno). Amarezza perché, anche se il minuto di silenzio del programma fosse stato rivolto a tutti coloro che hanno perso la vita in attentati e tragedie, continuerei a pensare che questa abitudine, ormai molto diffusa, del minuto di silenzio sia un modo troppo facile per pacificare la nostra coscienza, illudendoci così di rendere omaggio alle vittime.

La torre Maratona e la cena in bianco

D’altra parte questo è un Paese in cui quasi nessuno espone il Tricolore al balcone di casa in occasione del 2 giugno (o del 4 novembre o del 25 aprile o del 17 marzo): ma moltissimi lo esibiscono quando gioca la Nazionale di calcio.

E’ un Paese in cui si è presa l’abitudine di applaudire i cadaveri, in occasione  dei funerali di qualche personaggio più o meno famoso o di qualche vittima di un delitto: al silenzio che accompagna il dolore per i morti, si sostituisce l’applauso e non si rinuncia a filmare le immagini del passaggio del feretro con lo smartphone.

E’ un Paese in cui le TV, come hanno fatto anche in occasione della recente tragedia di Nizza, cambiano il palinsesto della serata, togliendo la proiezione di qualche film non adatto nell’occasione, ma non rinunciano, neppure per un secondo, a mandare in onda gli spot pubblicitari. Anzi, ne infarciscono le edizioni straordinarie dei TG che raccontano la disgrazia.

Il minuto di silenzio costa poco, anzi nulla: nel caso di Nizza neppure un secondo per ogni vittima e con il minuto di silenzio si mette a posto la coscienza.

i partecipanti alla Cena in bianco in piazza d'armi a Torino

E’ un mondo, quello in cui viviamo, che è fortemente condizionato dai social network: per cui siamo presi dalla frenesia di “condivisione” che troppo spesso non ci consente di fermarci a riflettere. E che ci fa dimenticare in fretta anche le cose più tragiche.

Così è stato per il post relativo al minuto di silenzio della Cena in bianco: il post ha raccolto molti “mi piace”, molte condivisioni. Nei commenti c’è chi, generosamente, ha proposto di aggiungere nel ricordo le vittime della Puglia, qualcuno ha suggerito anche i morti di Dacca; altri si sono ricordati degli attentati in Turchia, c’è stato chi ha proposto di estendere il ricordo ai morti di tutte le guerre … Ma c’è anche chi, nello stesso post,  ha ricordato ai partecipanti di non dimenticare di portarsi dietro Autan e altri che hanno criticato la scelta di piazza d’armi come luogo per la Cena.

Ma davvero se avessimo perso qualcuno a Nizza (a Andria, a Dacca, al Cairo, ecc.) avremmo voglia di partecipare alla Cena in bianco, cancellando dolore e tristezza con un minuto di silenzio?

Chissà se, riguardando le moltissime immagini che, con quelle di OkFoto.it,    racconteranno la serata, nei partecipanti ci sarà l’allegria per la Cena o la malinconia per le tante tragedie ricordate. Ho scelto di non essere presente per il minuto di silenzio: chissà se ci saranno  immagini a documentare un atteggiamento di circostanza delle migliaia di persone partecipanti alla quinta edizione della Cena in bianco cancellato, già nel minuto successivo, quando si tornerà a fare festa.

The show must go on, la vita deve continuare.

Per favore, facciamolo senza il minuto di silenzio.

Si sventolano i tovaglioli: è l'inizio della Cena in bianco

Meraviglie degli Zar, dal palazzo imperiale di Peterhof

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I Romanov e la residenza di Peterhof

Alla Reggia di Venaria Reale è stata inaugurata la mostra Meraviglie degli Zar che resterà aperta sino al 29 gennaio 2017 e che ripercorre lo splendore di uno dei complessi di palazzi e fontane più sontuosi d’Europa. Proiezioni di video, immagini e un centinaio di opere tra abiti, dipinti, porcellane, arazzi e oggetti preziosi provenienti dalla residenza di Peterhof rievocano una delle più importanti e prestigiose residenze estive dei Romanov: 430 ettari di parco, più di 150 fontane che sfruttano le caratteristiche naturali del paesaggio, 33 musei ospitati.
Il primo palazzo di Peterhof, situato in un grande parco sulle rive del golfo di Finlandia nelle vicinanze di San Pietroburgo, fu costruito da Pietro il Grande, a inizio del 1700 : al primo palazzo, inaugurato nel 1723, si aggiunsero altre importanti costruzioni, meravigliosi giardini con fontane volute dai successivi sovrani russi da Caterina la Grande fino a Nicola II.

Meraviglie degli Zar in mostra alla Reggia di Venaria
La mostra si apre con la presentazione di Peterhof e dei personaggi che vi abitarono; prosegue con una selezione degli oggetti acquistati dai Romanov in Europa durante i loro spettacolari Gran Tour e con quelli commissionati dagli Zar agli artisti e artigiani russi, a testimonianza dello sfarzo della corte russa e dei rapporti intercorsi nel tempo tra i Romanov e i Savoia. Nel 1782 il futuro Zar Paolo I visitò Torino e la Venaria Reale dove, nel 1857, furono ospitati i granduchi Michele e Costantino, figli dell’imperatore Nicola I. L’ultimo incontro ufficiale con i Savoia avvenne nel 1909 quando lo Zar Nicola II fece visita a Vittorio Emanuele nel Castello di Racconigi.

Elena Kalnitskaya direttore generale del Peterhof Museum

Presente alla inaugurazione della mostra il Console generale della Federazione Russa a Milano Alexander Nurizade, che si è molto impegnato per la riuscita della mostra stessa, che nel suo intervento ha sottolineato l’importanza della “diplomazia della cultura”.
Elena Kalnitskaya, direttore generale del Peterhof State Museum Reserve, nonché curatrice della mostra, ha ricordato come Peterhof sia “anche un racconto della cultura russa e di quanto la stessa sia profondamente influenzata dall’arte italiana” affermando, con sincera commozione, che “solo la cultura, l’arte e la bellezza salveranno il mondo”, con l’auspicio  che la bellezza e la cultura possano finalmente portare la pace, affermazione ancora più condivisibile dopo i tremendi avvenimenti di ieri sera a Nizza.

Vladimir Aristarkhov alla reggia di Venaria
Nel suo intervento il primo viceministro russo della Cultura della Federazione russa, Vladimir Aristarkhov, ha evidenziato gli ottimi rapporti fra i due Paesi nel campo culturale, ricordando le molte iniziative in essere (tra cui la mostra sugli Impressionisti in corso a Palazzo Madama ) e in preparazione,  invitando tutti a visitare la residenza di Peterhof.

Presente all’inaugurazione il sottosegretario ai Beni culturali e al Turismo, Ilaria Borletti Buitoni, che ha voluto complimentarsi con la Reggia di Venaria “per lo straordinario lavoro di restauro, un orgoglio per il nostro Paese”.

Ilaria Borletti Buitoni alla inaugurazione della mostra alla Reggia di Venaria

Guarda le immagini della inaugurazione della mostra

Le Frecce Tricolori a Torino per il Centenario dell’Aeroporto Aeritalia

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Esibizione delle Frecce Tricolori a TorinoUna folla immensa si è riversata attorno alla pista in occasione dell’air show organizzato il 2 e 3 luglio per celebrare il Centenario dell’Aeroporto Torino Aeritalia.

air show all'aeroporto Aeritalia di Torino

Una storia iniziata nel gennaio 1916, con la nascita, in corso Francia 366, della Società Anonima Costruzioni Aeronautiche dell’Ing. O. Pomilio & C. e proseguita, nel luglio dello stesso anno, con l’inaugurazione dell’Aeroporto Torino Aeritalia costruito per il collaudo dei velivoli prodotti dalla Pomilio, con il volo del prototipo militare SP 2, pilotato dal sergente Almerigia.

Nel maggio 1917, con decollo dal campo dell’Aeritalia, fu inaugurato il primo volo postale italiano. Pilotato dal tenente Mario De Bernardi, collaudatore della Pomilio, il velivolo con a bordo 200 chili di posta e 100 copie del quotidiano La Stampa, atterrò dopo 4 ore all’aeroporto di Centocelle a Roma alla presenza delle “autorità civili, militari e religiose”.

Nell’estate successiva la proprietà dell’azienda passò all’Ansaldo (sino ad allora la Pomilio aveva prodotto oltre 1.200 velivoli dando lavoro ad oltre 1.000 lavoratori) che, nel 1926, la cedette alla Fiat, la quale denominò questo complesso “Fiat Aeronautica d’Italia S.A.” (da cui l’abbreviazione Aeritalia) e integrò il binomio Terra-Mare con la parola Cielo.

Dalla pista dell’Aeroporto Aeritalia decollò il primo volo dell’Alitalia la mattina del 15 maggio 1947 (un G12CA prestato alla Compagnia di bandiera dall’Aeronautica Militare) e decollarono i primi voli dei prototipi degli SP di Savoia-Pomilio, degli SVA di Savoia Verduzio Ansaldo, dei CR e BR di Rosatelli e  dei G del progettista Giuseppe Gabrielli a cui si deve la realizzazione del G91 che, nel 1953, vinse il concorso NATO per un caccia leggero e di cui furono prodotti oltre 800 esemplari.

Nell’ottobre 1966 fu costituito il 1° Nucleo Elicotteri Carabinieri con base sull’Aeroporto Torino Aeritalia. Il reparto, con competenza operativa su Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, ha operato fino al 1983 per poi schierarsi presso l’Eliporto dell’Arma in Volpiano.

Nel 1988, infine, presso l’Aeroporto si insediò il Servizio di Emergenza Sanitaria 118 della Regione Piemonte a mezzo di elicottero.

centenario aeroporto Aeritalia Torino

Una storia molto significativa, per festeggiare la quale è stato predisposto un ricco programma di esibizioni; ma è inutile nasconderlo: la folla era là per l’esibizione della Pattuglia acrobatica nazionale.

Una esibizione ridotta per motivi di sicurezza (circa 15 minuti), senza l’accompagnamento musicale in segno di lutto per le vittime dell’attentato terroristico di Dacca: ma che ha riservato forti emozioni  dai momenti che precedono l’arrivo delle Frecce Tricolori sull’area della manifestazione (quando viene suonato l’inno nazionale e il pubblico è intento a scrutare il cielo, per individuare la direzione di provenienza della Pattuglia) fino a quando la squadra, salutato il pubblico, è rientrata all’aeroporto militare di Cameri.

Centenario Aeritalia: Cap Tens

Dieci piloti in volo guidati da un pilota a terra (il comandante), che con la sua pluriennale esperienza prima come gregario della Pattuglia acrobatica e poi come capo formazione, dirige da terra via radio il volo delle Frecce Tricolori assicurandone spettacolarità e sicurezza. Dieci piloti per i quali l’addestramento è fondamentale, alla continua ricerca dell’eleganza nell’esecuzione della manovra e delle spettacolari figure e simmetrie: una fase delicatissima in cui sono indispensabili gli insegnamenti di un pilota esperto a cui viene affidato il ruolo di supervisore dell’addestramento. Dieci velivoli in volo a comporre la Pattuglia acrobatica più numerosa del mondo. Dieci velivoli in volo con il capo formazione, il solista e otto gregari, a rappresentare l’intera squadra delle Frecce Tricolori, formata da cento donne e uomini, che rendono tangibile la magia del volo acrobatico.

la scia tricolore della Pattuglia acrobatica nazionale a TorinoE’ disponibile  l’album completo con tutte le immagini della manifestazione.

Ferrari 330 P4, un mito in mostra al Museo dell’auto di Torino

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Museo dell'automobile di Torino e la 330 P4 Ci sono sempre mille buone ragioni per visitare il Museo dell’Automobile di Torino, ma sino alla fine di luglio ce n’è una in più: perché, nella sezione Formula, è ospitata la Ferrari 330 P4 che tutti gli appassionati ricordano vittoriosa sul traguardo di Daytona (USA), con tre Ferrari allineate in parata all’arrivo della 24 Ore di Daytona del 6 febbraio 1967.

 

La Ferrari P4 vincitrice della 24 ore di Daytona

Fu un successo strepitoso: tre vetture ai primi tre posti, sapientemente fatte arrivare affiancate al traguardo dal direttore sportivo Franco Lini. Si trattava di una 330 P4 spider (la numero 23 di Bandini-Amon, ora esposta al Museo dell’automobile di Torino), di una 330 P4 berlinetta (Parkes-Scarfiotti) e di una 412 P (Rodriguez-Guichet).

Fu la risposta della Scuderia di Maranello alla parata di vetture che Ford aveva messo in atto a Le Mans, l’anno precedente, dove le GT40 della casa statunitense avevano vinto la 24 Ore francese. Una sconfitta bruciante per la Casa di Maranello che disponeva di mezzi e risorse di molto inferiori a quelle messe in campo dalla Ford.

330 P4 vittoriosa a Daytona

Perso il Mondiale 1966, Ferrari con Mauro Forghieri si dedicò allo sviluppo della P4 (motore di 4000 cc contro i 7000 della GT 40,  una potenza di circa 450 cv,  con una notevole affidabilità), particolarmente curata sotto il profilo aerodinamico, studiato nella galleria del vento in collaborazione con Pininfarina.

Particolare delle luci della Ferrari 330 P4

Il primo dei quattro esemplari prodotti fu disponibile ad ottobre 1966, in tempo per effettuare  i test sulla pista di Daytona utili a fornire elementi necessari per affinare le qualità della vettura.

Ferrari 330 P4 esposta al Museo dell'automobile di Torino

In quella gara Ford schierò al via sei GT 40 MK II contro le due Ferrari P4 ufficiali (a cui fu affiancata una P3 modificata secondo le specifiche della P4 e affidata al North American Racing Team di Luigi Chinetti) e le due Porsche 910 ufficiali: in totale le vetture che presero il via furono 62!

Il posto di guida della 330 P4 Daytona

Dopo 24 ore di gara, con oltre 4000 km percorsi, la Ferrari 330 P4 di Bandini-Amon si aggiudicò la corsa davanti alla Ferrari P4 di Parkes-Scarfiotti e alla 412 P di Rodriguez-Guichet.

Una vittoria entusiasmante, proprio in terra americana in casa della rivale Ford, che contribuì in maniera determinante alla conquista del Campionato Internazionale Costruttori Sport Prototipi 1967. La Ferrari 330 P4, da allora e per sempre semplicemente “Daytona”, era l’ultimo anello di una serie di vetture sport prototipo costruite a partire dal 1961 in versioni sempre più perfezionate. Il motore a iniezione  della P4, derivato dall’esperienza in F1,  montava tre valvole per cilindro, con doppia accensione e poteva mantenere la sua potenza di ben 112 cavalli per litro per 24 ore, come dimostrato dalle lunghe gare portate a termine senza problemi durante tutta la stagione. Dalla P4 derivarono  i modelli Can Am per le corse dell’omonima serie nordamericana.

La Ferrari 330 P4 di Bandini-Amon

A distanza di quasi mezzo secolo la Ferrari 330 P4 conserva immutato tutto il suo grandissimo fascino: i visitatori del Mauto, per una coincidenza espositiva, hanno la possibilità di vedere come siano cambiati i tratti di vetture così eccezionali. Si passa dalle linee curve e morbide della P4 a quelle estreme e spigolose della Lykan Hypersport.

 

Lykan al Museo dell'auto di Torino

Infatti, in esposizione al Museo dell’auto di Torino c’è la protagonista assoluta dell’ultimo film, il settimo, della saga FAST & FURIOS, diretto nel 2015 da James Wan: la W Motors Lykan Hypersport, supercar made in Dubai, realizzata in serie limitata di soli 7 esemplari. Considerata una delle tre vetture più care di sempre (costa 3,4 milioni di dollari), la Lykan monta un motore 6 cilindri boxer bi-turbo che consente di raggiungere una velocità massima di 395 km/h (e 0-100 km/h in 2,8 secondi), ha le portiere che si aprono controvento. I fari a Led sono ornati da 220 pietre preziose (diamanti e zaffiri) e un display olografico a mezz’aria nell’abitacolo per il sistema di informazione sono solo alcuni dei dettagli che rendono questa vettura un vero e proprio gioiello.

L’azienda W Motors è specializzata nella produzione di veicoli ultra-esclusivi caratterizzati da un design aggressivo, prestazioni eccezionali e finiture opulente. Progettata e concettualizzata a Dubai – dove ha sede l’azienda – questa vettura è il risultato della sinergia di professionalità provenienti da tutto il mondo: il motore è stato sviluppato dai professionisti qualificati del RUF Automobile in Germania mentre lo sviluppo tecnico e l’assemblaggio sono stati garantiti da Magna Steyr Internazionale di Torino.

Il muso della Lykan HypersprtAltre immagini delle vetture in esposizione sono disponibili sulla pagina di OkFoto.it

Il Museo dell’Automobile è aperto il lunedì dalle 10 alle 14; il martedì dalle 14 alle 19; il mercoledì, il giovedì e la domenica dalle 10 alle 19; il venerdì e il sabato dalle 10 alle 21.

Lykan Hypersport al Museo dell'auto di Torino

Tweed ride “International Liberty” è arrivato a Torino

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Eleganza d'altri tempi per le signore della Tweed ride

Il Tweed Ride Italia, con una pedalata per le strade del centro, è arrivato a Torino, città dal fascino liberty che strizza l’occhio a Parigi: lo ha fatto in una giornata ideale per pedalare, con un sole splendido e qualche folata di vento, con moltissimi curiosi e turisti ad ammirare coloro che hanno aderito all’inizitiva.

L’appuntamento era in piazza della Consolata, dove –prima del via- è stato quasi un obbligo per i concorrenti corroborarsi con il “bicerin”…

Il Tweed Ride “International Liberty” Torino è stata una festa di benvenuto per i nuovi amici del nord-ovest; è stata una pedalata di stile nella mattinata e nel primo pomeriggio: una giornata all’inglese tra chiacchiere e the, ovviamente! Un momento di serenità e cordialità: il tutto alla luce del mood Tweed che contraddistingue questo gruppo di amici, con persone di ogni età.

Alcuni partecipanti della Tweed ride pronti al via

L’evento, oltre ad avere una sua bellezza e caratterizzazione, era finalizzato a raccogliere i fondi per l’Associazione Umanimalmente che si occupa di migliorare la qualità della vita delle persone attraverso la relazione mediata con gli animali e attraverso progetti di Pet Therapy. Tutte le informazioni sull’associazione sono disponibili sul sito www.umanimalmente.it

Foto ricordo prima della partenza

E’ stata una festa in bicicletta, con abiti vintage per condividere la naturale eleganza della bicicletta, una competizione piena di stile (stilosa direbbe Forattini …) riservata alle bici del secolo scorso, da passeggio o da corsa: oppure nuove ma dall’estetica vintage; alla pedalata erano invece ammesse bici di ogni tipo.

L’abbigliamento consigliato per la competizione era quello di tipo Inglese ed Italiano degli Anni tra le due Guerre, compreso abbigliamento vintage tipico delle corse ciclistiche d’epoca.
Graditi, quindi, pantaloni alla zuava, bretelle, maglie e giacche sulle tonalità marrone e marroncino per gli uomini. Per le donne non era suggerito nulla e le signore presenti alla competizione hanno stupito gli spettatori per eleganza e sorprese!

Un partecipante alla Tweed ride di Torino

Le regole della pedalata sembrano fuori dal mondo e sono talmente contrastanti con la velocità e le abitudini dell’odierno vivere quotidiano che ci sembra doveroso elencarle (magari torneranno utili a quei ciclisti che pensano di essere diventati i padroni della città):
Non pedalare più veloce del tweedy più lento
Pedala in modo cortese e con buone maniere
Segnala quando giri o ti fermi per il beneficio di tutti
Rispetta le leggi locali sul traffico
Segnala eventuali rischi e pericoli per il beneficio di tutti
Quando un’automobile tenta di passare il gruppo, i tweedies più arretrati avvisino quelli davanti con un grido “Auto!’, cosicché il gruppo si possa mettere in fila indiana
Se ci sono bimbi cerca di proteggerli tenendoli sempre riparati.

Abbigliamento e bici d'epoca alla tweed ride di TorinoLe immagini dei partecipanti sono disponibili sulla pagina di OkFoto.it

La vita di Corte nei giardini della Palazzina di caccia di Stupinigi

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Costumi di Corte alla Palazzina di Stupinigi Sarà per quel diminutivo (Palazzina), per il riferimento alla caccia, che per i più ha ormai una notazione negativa, sarà per il fatto che Stupinigi è un piccolo borgo non molto conosciuto, sarà perché nel suo nome non compare nessun riferimento regale o nessun nome di re o principe, ma sta di fatto che quando si arriva alla Palazzina di caccia di Stupinigi ogni visita equivale a una piacevolissima sorpresa: per la bellezza della dimora, per il contesto  in cui è inserita, fatto di giardini, prati, boschi e vecchie fattorie, oltre che -ovviamente- per la ricchezza e l’importanza degli oggetti che ne formano l’arredamento.

A questo si aggiunga che domenica scorsa i visitatori hanno avuto modo di vedere rappresentate le abitudini di Corte, grazie all’impegno di due gruppi storici (Nobiltà sabauda e Le vie del tempo) che hanno replicato il successo di pubblico ottenuto con la rievocazione del matrimonio reale dello scorso febbraio.

La Palazzina di Stupinigi, opera di Filippo Juvarra

La manifestazione, che fa parte del calendario proposto dalla Palazzina di caccia di Stupinigi (Life, istantanee di vita di corte), per tutto il pomeriggio di domenica ha consentito al pubblico di vedere personaggi in costume storico riproporre le atmosfere delle giornate primaverili nelle residenze sabaude tra Settecento e Ottocento.

Vita di Corte alla Palazzina di caccia di Stupinigi

Tema della rievocazione è stato il Loisir nei giardini: tableaux-vivants e animazioni hanno  dato l’opportunità ai visitatori di partecipare ad un viaggio nel passato e di immergersi in quelle che erano le abitudini della Corte.
 In occasione della manifestazione dello scorso febbraio (Matrimonio reale ) c’era stata qualche protesta per le code che si erano create all’ingresso: il problema è stato  risolto consentendo a tutti un accesso il più semplice possibile; eliminati i gruppi all’ingresso, i visitatori sono potuti entrare man mano lungo il percorso che comprendeva  il giardino antistante la Palazzina, il giardino dell’elefante Fritz e l’affaccio sui bellissimi giardini della Palazzina da cui partivano i percorsi di caccia, dietro al Salone d’Onore. 
I personaggi in costume circolavano nei giardini e in alcune sale della Palazzina ricreando scenari tipici di quadri e affreschi tuttora visibili all’interno del gioiello architettonico di Filippo Juvarra, come il dipinto di Ignazio Sclopis “Veduta lato giardino” del 1773, esposto nell’Andito di Passaggio.

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In occasione delle rappresentazione dei balli di quei periodi ci sono stati momenti, molto apprezzati dal pubblico, in cui i visitatori sono stati invitati a partecipare ai balli stessi: creando così delle divertenti situazioni in cui le coppie danzanti erano magari formate da un ballerino in divisa militare dell’Ottocento e dalla dama in jeans e maglietta.

Particolare della Palazzina di caccia di Stupinigi

La galleria delle immagini del pomeriggio a Stupinigi è disponibile  sulla pagina di OkFoto.it

Il borgo e la chiesa di Stupinigi

 

Il mondo di Steve McCurry

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Steve McCurry alla presentazione della mostra alla Reggia di Venaria

Con la mostra dedicata a Steve McCurry la Reggia di Venaria conta di raggiungere un ulteriore target di visitatori se non altro perché Steve McCurry, uno dei più grandi maestri della fotografia contemporanea, è un punto di riferimento per un larghissimo pubblico, soprattutto di giovani.

La mostra comprende una selezione di oltre 270 opere di grande formato, selezionate da Biba Giacchetti assieme a Steve McCurry fra le fotografie più famose scattate nel corso della sua carriera più che trentennale, compresi alcuni dei suoi lavori più recenti e alcune fotografie non ancora pubblicate nei suoi numerosi libri. Il percorso di visita si apre con una sezione inedita di foto in bianco e nero scattate da Steve McCurry tra il 1979 e il 1980 nel suo primo reportage in Afghanistan, dove era entrato insieme ai mujaheddin che combattevano contro l’invasione sovietica e si conclude con alcune foto recentissime, a colori, scattate ancora in Afghanistan, incorniciando così il racconto di una lunga avventura dedicata alla fotografia.

Steve McCurry con Biba Giacchetti

Oltre a presentare un’ampia e aggiornata selezione della produzione fotografica di Steve McCurry, la rassegna, come ha dichiarato il grande fotografo americano in occasione della presentazione della mostra, racconta la sua vita e la sua professione. Una rassegna, quella della Reggia di Venaria, che consente al visitatore di seguire il filo invisibile che lega le passioni di McCurry e la sua capacità di condividere la prossimità con la sofferenza, con la guerra, con la gioia e con la sorpresa. Per capire il suo modo di conquistare la fiducia delle persone che fotografa: «Ho imparato a essere paziente. Se aspetti abbastanza, le persone dimenticano la macchina fotografica e la loro anima comincia a librarsi verso di te».

In ogni scatto di Steve McCurry è racchiuso un complesso universo di esperienze e di emozioni e molte delle sue immagini, a partire dal ritratto di Sharbat Gula, sono diventate delle vere e proprie icone, conosciute in tutto il mondo.

il mondo di Steve McCurry

Da circa 30 anni, Steve McCurry è considerato una delle voci più autorevoli della fotografia contemporanea. La sua maestria nell’uso del colore, l’empatia e l’umanità delle sue foto fanno sì che le sue immagini siano indimenticabili. Ha ottenuto copertine di libri e di riviste, ha pubblicato svariati libri e moltissime sono le sue mostre aperte in tutto il mondo.

una curiosa espressione di Steve McCurry

Nato a Philadelphia nel 1950, McCurry ha studiato cinema e storia alla Pennsylvania State University cominciando a collaborare come fotografo con un giornale locale. Dopo pochi anni di attività, McCurry compie un viaggio in India, il primo di una lunga serie, esplorando il Paese con la sua macchina fotografica.

Steve McCurry and streetphoto at VeniceDopo molti mesi di viaggio, si ritrova a passare il confine con il Pakistan dove incontra un gruppo di rifugiati dell’Afghanistan, che gli permettono di entrare clandestinamente nel loro Paese, proprio quando l’invasione russa chiudeva i confini a tutti i giornalisti occidentali. McCurry trascorre settimane tra i mujahidin, riuscendo a mostrare al mondo le prime immagini del conflitto in Afghanistan, dando così un volto umano ad ogni titolo di giornale.

Da allora, McCurry ha continuato a scattare fotografie mozzafiato in tutti i sei continenti collaborando con le riviste più prestigiose (Time, Life, Newsweek, National Geographic, ecc.): i suoi lavori raccontano di conflitti, di culture che stanno scomparendo, di tradizioni antiche e di culture contemporanee, ma sempre mantenendo al centro del suo lavoro l’elemento umano.

la mostra dedicata a Steve McCurry a La Venaria

Steve McCurry è stato insignito di alcuni tra i più importanti premi della fotografia, inclusa la Robert Capa Gold Medal, il premio della National Press Photographers e per quattro volte ha ricevuto il primo premio del concorso World Press Photo. Il ministro della cultura francese lo ha nominato cavaliere dell’Ordine delle Arti e delle Lettere e, più recentemente, la Royal Photographic Society di Londra gli ha conferito la Centenary Medal for Lifetime Achievement.

il mondo di Steve McCurry

“Il mondo di Steve McCurry” è allestito nella imponente Citroniera delle Scuderie Juvarriane della Reggia di Venaria: la mostra, organizzata da La Venaria e da Civita Mostre, in collaborazione con SudEst57 e con il sostegno di Lavazza, resterà aperta sino al 25 settembre 2016 ed costituisce un avvenimento imperdibile per tutti coloro che amano la fotografia.

Nell’allestimento scenografico di Peter Bottazzi sono esposte 40 opere che Steve McCurry ha realizzato in Africa, America Latina e Asia nell’ambito del progetto di sostenibilità Lavazza Tierra! che dal 2002 vede l’azienda e la sua Fondazione impegnate in azioni di sviluppo e sostegno delle comunità caficultores. Una collaborazione, quella tra Lavazza e il grande fotografo, che si è ulteriormente rafforzata lo scorso anno con la realizzazione del Calendario Lavazza dedicato agli “Earth Defenders”, realizzato dal fotografo statunitense e firmato anche da Slow Food.

Francesca Lavazza board member del gruppo Lavazza

La passione per l’arte, per la fotografia e il design ci ha portati a collaborare con grandi artisti, investendo nella promozione e nella conservazione del patrimonio culturale italiano e mondiale. Essere ancora una volta al fianco di Steve McCurry, ed esserlo a Torino, nel territorio dove l’azienda è nata 120 anni fa, è motivo di soddisfazione” ha dichiarato Francesca Lavazza, Board member del Gruppo Lavazza.

Guarda la galleria delle immagini di OkFoto.it

ill mondo di Steve McCurry in mostra alla Reggia di Venaria

Fatto in Italia. Dal Medioevo al Made in Italy

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Fatto in Italia. Dal Medioevo al made in Italy

Fatto in Italia. Dal Medioevo al Made in Italy è la mostra che la Reggia di Venaria dedica alle eccezionali creazioni artigianali tra il Medioevo e la prima metà del Seicento, con alcune riflessioni sul contemporaneo.

Paola Zini, presidente della Reggia di Venaria alla inaugurazione della mostra Fatto in ItaliaFatto in Italia. Dal Medioevo al Made in Italy inaugura la stagione 2016 della Reggia e resterà aperta sino al 10 luglio . Una stagione espositiva che continuerà la prossima settimana con la inaugurazione della mostra nei Giardini della Reggia dedicata a Giuseppe Penone, con opere che andranno ad arricchire il percorso espositivo ideato dall’artista, mentre la Citroneria ospiterà a breve una mostra di fotografia dedicata a Steve Mccurry.

Opere straordinarie in mostra alla reggia di Venaria

La mostra Fatto in Italia. Dal Medioevo al Made in Italy come ha sottolineato Paola Zini, presidente della Reggia di Venaria,  “costituisce motivo di orgoglio nazionale”.  Ospitata nelle Sale delle Arti, si propone di rintracciare nella storia della produzione artistica italiana quei momenti straordinari in cui la qualità artistica, la capacità d’innovazione e l’eccellenza tecnica si sono uniti per produrre beni che, riconoscibili per il loro stile e divenuti di moda, sono stati esportati in tutti i Paesi dell’Europa.

Splendidi oggetti in corallo della manifattura di Trapani in mostra alla reggia di Venaria

I tessuti lucchesi, quelli genovesi e veneziani, gli avori medievali degli Embriaghi, le invenzioni dell’oreficeria milanese del Cinquecento, le armature lombarde, le maioliche di Faenza rappresentano alcuni dei momenti della produzione artistica italiana in cui vennero creati oggetti di straordinaria qualità artistica e decorativa. Creazioni che, ispirandosi al rapporto con l’antico che connotava l’arte italiana, attinsero alle più avanzata invenzioni delle arti cosiddette maggiori e costituirono il tramite più rapido della diffusione nel mondo dei modelli dello stile italiano.

Fatto in Italia. Dal Medioevo al made in Italy in mostra alla reggia di Venaria

La mostra, curata da Alessandra Guerrini con un lavoro iniziato circa tre anni fa, racconta la storia del “Fatto in Italia” dalle sue lontane origini fino alla produzione attuale. Una storia nata nelle botteghe e nelle corporazioni medievali, dove il genio artistico si trasformava in produzione artigianale e che arriva sino a oggi.

Nella grande Sala delle Commedie, infatti, sono esposte le creazioni di alcuni giovani designer italiani che, in un immaginaria continuità di pensiero, come gli artisti del passato lavorano i medesimi materiali utilizzati secoli prima (ferro, vetro, terra) per realizzare le loro opere.

Made in Italy in mostra a La Venaria

Fatto in Italia. Dal Medioevo al Made in Italy consente di vedere oggetti straordinari destinati alla persona (tessuti, armature, armi) e alla casa (avori, cristalli, maioliche, coralli) . Ognuno degli oggetti in mostra è stato costruito per essere usato ed ha una storia da raccontare. Una storia che, per alcuni degli oggetti esposti, arriva da importantissimi Musei (Louvre, Victoria and Albert Museum, Capodimonte, ecc.) che hanno prestato alla Reggia di Venaria alcuni preziosi e delicatissimi pezzi per l’esposizione.

le maioliche di Faenza in mostra alla reggia di Venaria

Una interessantissima chiave di lettura della mostra Fatto in Italia. Dal Medioevo al Made in Italy è legata ai sistemi produttivi e commerciali e –se così possiamo esprimerci – di marketing.

Fatto in Italia, in mostra alla reggia di Venaria

Gli straordinari oggetti in mostra sono in qualche modo legati a un territorio per l’abbondanza di certe materie prime e dalla capacità di promozione: i coralli lavorati a Trapani, le miniere e le vie d’acqua della Lombardia, i porti di Venezia e Genova fattori determinanti per lo sviluppo della produzione di stoffe preziose, con il severo e rigido controllo della qualità che ne garantivano il marchio. Altre volte furono le corti a determinare il successo di una manifattura, considerato che promuovevano di fatto una azione di … marketing, acquistando i prodotti della manifattura magari per donarli.

La reggia di Venaria ospita la mostra Fatto in italia

Una mostra che, ancora una volta, mette in evidenza l’unicità, la qualità artistica e artigianale del prodotto “Fatto in Italia”.

Per informazioni su orari, biglietti e prenotazioni è possibile consulare il sito de La Venaria.

Paola Zini, presidente della Reggia di Venaria, con il sindaco Roberto Falcone

Altre immagini della presentazione della mostra e del Vermuth Cocchi “Riserva La Venaria” sono disponibili su OkFoto.it : continua a seguirci.

Mario Turetta, direttore della Reggia di Venaria, con Antonella Bentivoglio d'Afflitto

Braco Dimitrijević alla GAM

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Una insegna installata sulla facciata della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino ricorda che “all art has been contemporary”. Utile richiamo per il visitatore della mostra personale dedicata a Braco Dimitrijević, curata dall’ex direttore della GAM Danilo Eccher.

Braco Dimitrijević alla inaugurazione della mostra alla GAM di Torino

Braco Dimitrijević è nato a Sarajevo nel 1948, figlio di Vojo Dimitrijević, pittore molto affermato e figura di spicco dell’arte jugoslava. Braco, dopo l’Accademia di Zagabria, dal 1971 al 1973 studia alla Saint Martin’s School of Art di Londra. Nello stesso periodo comincia anche la sua relazione con l’Italia, quando nel 1971 Lucio Amelio lo invita a Napoli per esporre in una mostra personale e nel 1974 è a Torino invitato da Gian Enzo Sperone, con il quale oggi continua a lavorare.

 

una opera di Braco Dimitrijević in mostra alla GAM

L’esposizione alla GAM di Torino, che sarà visitabile sino al 24 luglio 2016, ripercorre le fasi principali della carriera artistica di Braco Dimitrijević, iniziata nel 1969 con Accidental Sculpture, Painting by Krešimir Klika e Sculpture by Tihomir Simcic, tre opere apparentemente “accidentali” (un cartoncino di latte schiacciato e un mucchietto di gesso sparso sull’asfalto da due ignari automobilisti e un’impronta lasciata da un pensionato nell’aprire una porta) ma provocate dallo stesso Dimitrijević che chiese agli sconosciuti di firmare i lavori, trasformando un gesto involontario in opera d’arte,  affidando a persone comuni il ruolo di artista. Queste prime azioni artistiche gettarono le fondamenta del suo pensiero, che oggi si può identificare come un’anticipazione dell’arte relazionale. Per tutta la durata del suo percorso artistico Dimitrijević affronta il rapporto tra casualità e creatività, realizzando grandi installazioni, fotografie, video, dipinti, azioni performative e sculture che mettono in discussione e quasi dissacrano l’idea stessa di opera d’arte e il concetto di artista.

l'esposizione delle opere di Braco Dimitrijević

Secondo il Direttore della GAM Carolyn Christov-Bakargiev: “Da tempo il nostro museo opera per riscoprire e valorizzare artisti italiani e internazionali attraverso mostre personali che consentono un approfondimento e una maggiore conoscenza delle loro ricerche poste in dialogo con il museo e le sue collezioni e quindi anche con il territorio, la città, la sua storia culturale. La mostra di Braco Dimitrijevic curata dal mio predecessore Danilo Eccher fornisce uno sguardo critico sulla sua ricerca, che si inserisce attraverso gli anni nel dibattito culturale internazionale ed è tangenziale a una molteplicità di movimenti – dall’arte concettuale all’arte pubblica, a quella installativa – ricercando un dialogo diretto con lo spettatore e lasciando aperte questioni e interrogativi intorno non solo alla realtà artistica ma anche etica e storica”.

"There are no mistakes in history"

Aprono il percorso alla GAM i Casual Passers-by (Passanti incontrati casualmente) della fine degli Anni Sessanta e dei primi Anni Settanta: gigantografie e sculture di persone sconosciute che in origine l’artista colloca in sedi prestigiose come le facciate dei palazzi o il centro delle piazze, rovesciando l’uso degli strumenti di informazione pubblica come i cartelloni pubblicitari.

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Personaggi incontrati casualmente per strada, fotografati senza trucco, senza messa in scena, senza alcuna preparazione. L’uomo qualunque diviene così protagonista dell’opera, è lui stesso l’opera e chiunque può essere opera d’arte.

le fotografie diventano opere dell'artista Braco Dimitrijević

Dimitrijević ironizza sulla comunicazione di massa e sulla rapida circolazione delle immagini nella società, e allo stesso tempo celebra la persona comune, in uno spirito vicino alla contestazione di quegli anni. L’artista anticipa  l’attenzione verso soggetti partecipativi della nostra era digitale, capaci di reinventare una società plurale e corale.

Dalla metà degli Anni Settanta Braco Dimitrijević sviluppa una serie di opere dal titolo Tryptychos Post Historicus che incorporano al loro interno altre opere ottenute in prestito da collezioni museali quali la Tate Gallery, il Louvre, il Musée d’Orsay, il Centre Pompidou e il Solomon R. Guggenheim Museum. Capolavori della storia dell’arte sono accostati a strumenti musicali, oggetti di utilizzo quotidiano ed elementi organici come frutta e verdura.

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Le informazioni su orari e prezzi dei biglietti di ingresso sono disponibili sul sito della GAM

Potrai trovare altre immagini della esposizione sulla nostra pagina Facebook

 

Matrimonio reale alla Palazzina di caccia di Stupinigi

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Royal wedding alla Palazzina di Stupinigi Biglietti esauriti per il “Royal wedding” organizzato alla Palazzina di caccia di Stupinigi in occasione della festa di san Valentino.

Confermata nel suo fondamentale ruolo di salvaguardia dei beni mauriziani dal Consiglio di Stato, la Fondazione Ordine Mauriziano ha recentemente presentato il ricco calendario delle attività 2016 della Palazzina di caccia di Stupinigi, all’insegna degli apparati decorativi orientali nel mese di febbraio, mentre il cibo caratterizzerà le proposte di marzo quando sarà inaugurata la mostra “Regine e Re di cuochi”.  In calendario ci saranno gli appuntamenti nel parco della Palazzina quando, tra aprile e maggio, il tema portante sarà costituito dal giardino e dalla vita della Corte en plein air. La moda e il divertissement rallegreranno il periodo estivo, mentre nell’ultima parte del 2016 i temi saranno il mistero (ottobre), la caccia (novembre) con l’opportunità per i visitatori di rivivere la partenza di una caccia reale in occasione della ricorrenza della festa di Sant’Uberto e, ovviamente, il Natale.

matrimonio alla palazzina di caccia di Stupinigi

Gli appuntamenti più spettacolari sono quelli caratterizzati da quadri viventi  che, come ieri domenica di san Valentino, hanno animato le magnifiche sale barocche della Palazzina.  Realizzate in collaborazione con i gruppi storici Nobiltà Sabauda e Le vie del tempo, le giornate aggiungono l’emozione di personaggi in costume alla visita del gioiello architettonico voluto da Vittorio Amedeo II nel 1729.

Nobiltà sabauda

Luogo di rappresentanza per antonomasia, nato per accogliere in pompa magna sovrani e corti europee, coinvolgendoli in grandiose battute di caccia, nelle sale della Palazzina di Caccia di Stupinigi è stato possibile rivivere le magiche atmosfere dei grandi matrimoni della Corte sabauda. “Life, istantanee di vita di Corte” ha visto personaggi in costume storico dare vita a danze e quadri viventi ispirati alle feste di nozze celebrate a Stupinigi e nelle altre residenze sabaude tra Settecento e Ottocento.

Tra gli eventi rievocati, le nozze tra Maria Teresa di Savoia e il principe di Francia Carlo X del 1773, cerimonia per la quale venne installato il grande lampadario del salone centrale della Palazzina. Particolare attenzione è stata riservata al racconto della moda dell’epoca, del banchetto nuziale e della tavola a Corte.

Interni della Palazzina di caccia a Stupinigi

Nell’Appartamento di Levante è stata riportata in vita -tra aneddoti e curiosità- l’epoca del soggiorno di Paolina Bonaparte e Camillo Borghese a Stupinigi (1808).

Royal wedding a Stupinigi

Raccontata la ricostruzione del matrimonio tra Vittorio Emanuele II e Maria Adelaide d’Asburgo Lorena del 12 aprile 1842, il primo in Italia che introdusse l’uso dell’abito di nozze bianco: in precedenza, soltanto la regina Vittoria di Inghilterra aveva indossato l’abito bianco per una cerimonia regale. Il corredo della sposa è ancora oggi leggendario: la futura regina possedeva un guardaroba composto di 2.248 elementi tra abiti e accessori.

Balli a corte della nobiltà sabauda

Marta Fusi, direttrice della Palazzina di Stupinigi

Molto soddisfatta per la riuscita della manifestazione la direttrice di Stupinigi Marta Fusi: il piano integrato di valorizzazione e promozione dei beni dell’Ordine Mauriziano, ha permesso una vera e propria rinascita della Palazzina di Caccia di Stupinigi, con una costante crescita dei visitatori. Anche l’interazione con il pubblico online è in grande crescita facendone il terzo museo in Torino su Facebook con quasi 55.000 fan.

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Trovi il racconto per immagini dei festeggiamenti sulla pagina di OkFoto.it

 

 

Automotoretrò, importante appuntamento per i collezionisti di auto e moto d’epoca

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Lancia Aurelia PF200 esposta a AutomotoretròAutomotoretrò, il salone internazionale dedicato alle automobili e alle moto d’epoca, si svolgerà negli spazi espositivi del Lingotto dal 12 al 14 febbraio 2016.

Giunto ormai alla 34esima edizione, il Salone  presenta un programma particolarmente ricco e interessante per gli appassionati di motorismo e per i collezionisti di vetture d’epoca.

Fiore all’occhiello di Automotoretrò sarà l’esposizione  di una decina di vetture della Collezione Bertone che, per la prima volta, saranno visibili al grande pubblico dopo l’acquisizione della Collezione da parte dell’ASI.

La Collezione, composta da 79 gioielli del mondo dell’automobile, è stata acquistata all’asta dall’ASI lo scorso 28 settembre, con una offerta di circa 3,5 milioni di euro ed attualmente è in attesa di una collocazione stabile. Il prezioso patrimonio del museo Bertone comprende pezzi unici di grande importanza come le Lamborghini Miura, Espada e Countach, una Lancia Stratos stradale, una Alfa Romeo Giulia SS, una AR Giulia Sprint, una AR Montreal oltre a numerosi prototipi disegnati da Nuccio Bertone.

Purtroppo ancora recentemente, in una intervista TV, il presidente dell’ASI, Roberto Loi, ha espresso la sua forte preoccupazione per la mancata individuazione di una adeguata sede destinata ad accogliere l’importante collezione a Torino: la città rischia di perdere anche questa grossa opportunità? Sarebbe una enorme beffa per la città che  a lungo è stata capitale dell’automobile ed è  sede del Museo nazionale dell’automobile

Lancia Delta integrale esposta a Automotoretrò

Automotoretrò 2016 sarà l’occasione per  celebrare la storia della Carrozzeria  Vignale con la presentazione della nuovissima Ford Mondeo Vignale. Per ricordare i 70 anni della Carrozzeria, fondata nel 1946 da Alfredo Vignale,  lo spazio espositivo Ford sarà allestito con fotografie e materiale iconografico dedicato alla storia dell’importante Carrozzeria torinese.

Saranno celebrati i 50 anni della Lamborghini Miura, presentata al Salone internazionale di Ginevra nel marzo 1966.

Miura rappresenta un pezzo di storia dell’automobile. Nata dal progetto di Gian Paolo Dallara e Paolo Stanzani che avevano utilizzato lo schema a motore centrale di due mostri da competizione dell’epoca (la Ford GT40 e la Ferrari 250 LM) montando il motore, anziché in posizione longitudinale, in maniera trasversale tra l’abitacolo e l’assale posteriore, soluzione che permetteva di ridurne considerevolmente l’ingombro. In quel periodo, oltretutto, la maggior parte delle Gran Turismo sportive adottavano la configurazione con motore anteriore e trazione posteriore. Si racconta che Nuccio Bertone, presente al Salone di Torino 1965 dove era esposto il telaio con il motore, ne fu talmente affascinato al punto di dichiarare a Ferruccio Lamborghini: “Io sono quello che può fare la scarpa al tuo piede. Lamborghini, anche a fronte del notevole entusiasmo suscitato nella potenziale clientela, si lasciò convincere ed approvò il progetto nonostante il suo scetticismo: “Sarà una buona pubblicità”, confidò ai suoi tecnici, “ma non ne venderemo più di 50″.  La nuova auto, disegnata in soli quattro mesi da un giovane stilista, Marcello Gandini , da poco divenuto capo disegnatore di Bertone per sostituire Giorgetto Giugiaro che  era passato alla Ghia, fu un successo senza precedenti. La vettura lasciò senza fiato tutti facendo invecchiare di colpo tutte le supercar dell’epoca e dando l’inizio a una nuova era nel settore delle automobili sportive.

Fiat, un marchio con molti estimatori

Non mancheranno altre celebrazioni: dai 50 anni della Alfa Romeo Duetto, ai 70 anni della Vespa, agli 80 anni della Topolino: anticipazione di Ling80, evento che vedrà, nel prossimo giugno, il raduno delle Topolino prodotte nell’ex stabilimento del Lingotto.

Sarà presente lo stand ufficiale Abarth Classiche, la mitica casa automobilistica italiana nata nel 1949 come scuderia sportiva, diventata poi un’icona grazie alle sue vetture uniche per dimensione, forma, velocità ed attitudine.

Jaguar XK

Non mancherà Autobianchi, saranno presenti il registro storico Land Rover e Jaguar, celebre casa automobilistica britannica specializzata nel settore delle vetture di lusso e sportive.

Per gli appassionati delle auto ad alte prestazioni, saranno presenti le case automobilistiche Lotus, famosa per le sue realizzazioni sportive ed estreme, la giapponese Mitsubishi, la Ssangyong e la Suzuki, più volte vincitrice del Pikes Peak International Hill Climb.

Moto d'epoca in esposizione a Automotoretrò

Alla 34esima edizione di Automotoretrò è previsto un forte incremento degli spazi dedicati al motociclismo.

Negli stand dedicati alle due ruote sarà possibile ammirare alcuni mezzi delle più famose case motociclistiche come Ducati, Aprilia, MV Agusta, Moto Guzzi, Gilera, BMW, Triumph (presente a Automotoretrò con il Registro Storico), Royal Enfield e Norton o modelli introvabili come la mitica “Quattro”, una delle primissime motociclette a quattro tempi costruita da Sergio Colombo alla fine degli Anni ’30, raffigurata sulla locandina del Salone assieme alla PF200, un vistoso roadster-spider realizzato da Pininfarina nel 1952. Largo spazio anche al tema della “regolarità”: saranno presenti numerose motociclette da cross ed enduro della famosa casa motociclistica tedesca Maico.

Lancia Delta, World rally champion

Anche Automotoracing, negli spazi all’esterno dell’Oval, presenta una interessante novità costituita da una gara ad eliminazione del Master Città di Torino, la competizione rallystica organizzata da Rally Team Eventi, in grado di radunare i migliori driver di Rally del nord Italia. La grande kermesse vedrà sfidarsi vetture a quattro ruote motrici come le WRC (World Rally Car), macchine che sono la massima espressione di una vettura da rally nel campionato del mondo.

Si inizierà sabato mattina con le verifiche tecniche e sportive mentre nel pomeriggio ci saranno le prove di qualificazione. La gara si svolgerà domenica con le batterie e le finali che si concluderanno con la cerimonia di premiazione.

In previsione del forte afflusso di pubblico, gli organizzatori consigliano di acquistare i biglietti online, così da evitare le prevedibili code all’ingresso.

Per tutte le informazioni su orari e costo del biglietto è possibile consultare il sito della manifestazione.

La galleria della 34a edizione è disponibile qui

Se hai perso le edizioni precedenti, visita le gallerie delle più recenti  edizioni

Automotoretrò 2015

Automotoretrò 2014

Automotoretrò 2013

Automotoretrò 2012