Fashion, moda e stile negli scatti di grandi fotografi

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Fashion: fotografie in mostra nella Corte Medievale di Palazzo Madama Nel cuore di Torino, Palazzo Madama è uno degli edifici monumentali più rappresentativi del Piemonte, con testimonianze architettoniche dall’età romana al Barocco di Filippo Juvarra.

Nella suggestiva cornice della sua Corte Medievale, Palazzo Madama ospita Fashion, una nuova grande mostra fotografica ideata e prodotta da National Geographic Italia.

Nella mostra, che resterà aperta sino a 2 maggio 2016 e che è stata curata da Marco Cattaneo, sono esposte 62 immagini di grande formato, realizzate da 36 maestri della fotografia (Jodi Cobb, Alexander Graham Bell, Chris Johns, Stephanie Sinclair, Robin Hammond, Ed Kashi, Cary Wolinski, Reza, William Albert Allard, Eliza Scidmore, Steve Raymer, David Alan Harvey, Joseph Rock, ecc.), che offrono un’affascinante prospettiva globale sul significato storico e culturale dell’abbigliamento e dell’ornamento e su ciò che ruota intorno al concetto di stile.

Secondo Cathy Newman “il modo in cui ci vestiamo, il nostro aspetto, dicono molte cose, sussurrano o strillano. Raccontano la condizione economica, sociale, politica. Suscitano commenti eruditi di sociologi e antropologi, per non parlare della stampa specializzata, che si pronuncia ogni stagione a ogni cambio di orlo. I vestiti provocano, irritano, seducono. Parlano di effimero ed eterno. Bisbigliano formule magiche…

Molti sostengono che la moda da sempre esprime al tempo stesso l’effimero e l’eterno, e definisce un’appartenenza sociale, economica, politica, religiosa.

Fashion a Palazzo Madama

In questa prospettiva, attraverso accostamenti sorprendenti e apparentemente stravaganti, il percorso della mostra illustra come le passerelle della moda di Milano e Parigi hanno molto più in comune di quanto si possa pensare con le praterie dell’Oregon, le foreste pluviali di Papua Nuova Guinea, i villaggi africani, i templi giavanesi.

Fashion arricchisce con un nuovo capitolo il filone delle mostre fotografiche che ormai da qualche anno vengono ospitate a Palazzo Madama e costituisce la seconda tappa, dopo Women of Vision del 2014, della partnership tra la Fondazione Torino Musei e National Geographic Italia. Una collaborazione che affianca l’immagine dei musei a un marchio internazionale che da 128 anni è testimone autorevole dei grandi cambiamenti del mondo.

Le fotografie di National Geographic in mostra a Palazzo Madama

La visita della mostra darà a ciascuno la possibilità di riflettere su una famosa affermazione di Diane Arbus: “Credo davvero che ci siano cose  che nessuno riesce a vedere prima che vengano fotografate”. D’altra parte, di fronte a uno stesso soggetto, ciascuno di noi vedrà (e fermerà nella fotografia) una differente immagine: come dimostra la nostra galleria realizzata davanti alle fotografie di Fashion.

Fotografando le fotografie di Fashion

 

 

Matisse e il suo tempo in mostra al Polo Reale di Torino

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Matisse e il suo tempo Un vecchio proverbio piemontese ci ricorda che  “Se il tempo è bello il giorno di Santa Bibiana, farà bello un mese e una settimana”.

Lo scorso 2 dicembre, festa di Santa Bibiana, c’era il sole: per cui inutile sperare in abbondanti nevicate per il periodo natalizio. Pioggia e neve arriveranno a vacanze di Natale concluse e gli sciatori potranno rifarsi con le settimane bianche o nelle vacanze di Pasqua. Anche lo smog continuerà a farla da padrone: senza essere intaccato dai tardivi provvedimenti delle varie amministrazioni comunali. Palliativi, senza alcuna strategia o serio progetto per combattere l’inquinamento atmosferico.

Per coloro che, causa la mancanza di neve in montagna, sono rimasti in città e per coloro che hanno scelto Torino per trascorrere le feste di fine anno, ci sono moltissime opportunità di dedicare il tempo alle arti e alla bellezza.

La pittura innanzitutto. Con due importanti e bellissime mostre in città dedicate a artisti francesi.

La Galleria d’arte moderna  ospita una mostra dedicata a Monet: inaugurata a inizio ottobre e aperta sino al 31 gennaio 2016 , è la mostra più visitata in Italia e, per evitare le inevitabili lunghe code (anche se, dopo quelle registrate per alcuni padiglioni di Expo 2015, le code sembrano stranamente avere assunto un connotato positivo…), è consigliabile la prenotazione ( www.mostramonet.it ).

Inaugurata lo scorso 12 dicembre e aperta sino al 15 maggio 2016, nelle sale di palazzo Chiablese è ospitata la mostra “Matisse e il suo tempo”.

le opere di Henri Matisse in mostra a Torino Il ricco catalogo della mostra di Matisse

Con una cinquantina di opere di Matisse e altrettante di artisti a lui coevi quali Picasso, Renoir, Bonnard, Modigliani, Miró, Derain, Braque, Marquet, Léger – tutte provenienti dal Centre Pompidou di Parigi- la mostra consente di guardare le opere di Matisse attraverso il contesto delle sue amicizie e degli scambi artistici con altri pittori. Così, per mezzo di confronti visivi con opere di artisti suoi contemporanei, sarà possibile cogliere non solo le sottili influenze reciproche o le fonti comuni di ispirazione, ma anche una sorta di “spirito del tempo”, che unisce Matisse e gli altri artisti.

Una mostra eccezionale, resa possibile dal grande lavoro svolto dalla curatrice Cécile Debray, responsabile delle collezioni Matisse, “l’ansioso, il follemente ansioso” Matisse, presso il Musée National d’art moderne Centre Pompidou.

Cècile Debray, conservatore del Centre Pompidou Paris

La mostra ospitata al Polo Reale si sviluppa in dieci sezioni ed è organizzata, oltre che dal citato Centre Pompidou, da 24 Ore Cultura e Arthemisia Group che, nei mesi scorsi, avevano portato a Torino una importante mostra su Tamara De Lempicka.

Due mostre che, da sole, possono riempire questi giorni di vacanza.

In attesa di un riscontro della veridicità del citato proverbio e di un altro che dice che “Natàl n’tl puvràs, Pasqua n’tl pautàs” (Natale con la polvere, Pasqua nel fango) ovvero Natale col bel tempo porterà Pasqua con la pioggia, godiamoci queste bellissime mostre.

Mostra di Matisse a palazzo Chiablese

Le informazioni su orari e prezzi della mostra sono disponibili sul sito

www.mostramatisse.it

La galleria delle immagini della mostra dedicata a Matisse è disponibile sulla pagina di OkFoto.it

Matisse e il suo tempo in mostra al Polo reale

Torino, Armando Testa e il mondo di Papalla

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Sintesi 59, la scultura dedicata a Armando Testa a Porta Susa

E’ passato circa un mese da quando è stata inaugurata l’opera che lo Studio Armando Testa e la famiglia Testa hanno donato alla città di Torino per onorare Armando Testa, forse il più grande pubblicitario italiano; si tratta di una scultura, installata davanti alla vecchia stazione di Porta Susa, che ricorda l’idea di Armando Testa per reclamizzare il “Punt e mes” (un punto di amaro e mezzo di dolce), il vermouth della Carpano. Una idea del 1959 (da cui il nome dell’opera, “Sintesi 59”) che utilizzava il dialetto piemontese per trasmettere una emozione pubblicitaria.

Geniale nelle sue intuizioni, Armando Testa ci ha lasciato ricordi molto forti del suo lavoro: il caffè Lavazza con Carmensita, i pannolini Lines con l’ippopotamo Pippo, l’olio Sasso, il digestivo Antonetto (“si può prendere anche in tram”) e moltissimi altri ancora. Impossibile elencarli tutti.

Punt e mes, opera dedicata a Armando Testa

La recente autorizzazione del comune di Torino concessa alla Sony per installare in piazza Vittorio un pallone bianco di notevoli dimensioni sta scatenando un sacco di polemiche: tanti i nomi assegnati alla struttura (dal panettone al muffin alle “palle” della politica, al bubbone, ecc).

Torino, la chiesa della Gran Madre vista da piazza Vittorio

Qualcuno ha pensato al pianeta Papalla? Ricordate? Fu un’ idea di Armando Testa, studiata a metà degli Anni Sessanta per pubblicizzare gli elettrodomestici Philco, che ebbe a dichiarare: “da tempo accarezzavo l’idea di creare un personaggio sferico che abitasse un certo pianeta: Papalla è sembrato il nome più adatto.  Gli abitanti di questo mondo dovevano rappresentare una vita ricca, opulenta e i papallesi rotondi ben si prestavano ad interpretazioni cartellonistiche e grafiche. Come si sa i grassi, oltre tutto, sono molto simpatici, notoriamente cordialoni, ma non si possono quasi mai adoperare nei prodotti alimentari perché la gente è preoccupata della linea. Nel caso dei televisori, frigoriferi e lavatrici, la linea conta poco, perciò ci si offriva un’isolata occasione di adoperare un personaggio tutto rotondo, un’autentica palla”.

Chissà se i pubblicitari della Sony, nel pensare alla bolla da installare in piazza Vittorio, si sono rifatti ai mitici abitanti di Papalla…

La bolla di Sony installata in piazza Vittorio a Torino

D’altronde, basta fare un breve giro nel centro di Torino per trovare in più punti l’atmosfera del pianeta Papalla.

Pubblicità Lavazza in piazza San Carlo

In piazza San Carlo un enorme cartellone pubblicitario di “una nota azienda torinese che produce caffè” (!!!) ha fatto indossare un casco spaziale alla testimonial del suo prodotto usato nello spazio, sotto i portici di via Cernaia altre “papalle” appese, addirittura qualche vecchio lampione sembra volerci ricordare Papalla.

I portici di piazza Vittorio e la bolla della Sony

Solo l’ironia e il paradosso del “poeta della pubblicità” possono servire di fronte a questa nuova caduta di stile degli amministratori comunali.

Di fronte alle polemiche di questi giorni e alle infantili giustificazioni dell’Amministrazione comunale che peggiorano –se possibile- la figuraccia di fronte a una tale decisione (“non conoscevamo le dimensioni della bolla”), torna in mente il fatto che,  soltanto pochi mesi fa, l’allora Sovrintendente ai Beni artistici ebbe a ridire sulla  presenza in piazza Castello di un vagone ferroviario in occasione della mostra dedicata a Primo Levi.

polemiche per la installazione del panettone bianco in piaza VittorioTorino, via Cernaia

Certo è che la nuova Amministrazione comunale che verrà eletta a primavera dovrà prendere seriamente in considerazione le modalità di utilizzo dei luoghi pubblici prima di autorizzare manifestazioni e installazioni varie. Anche perché per la “papalla” di Sony, il Comune di Torino magari ha incassato soltanto poche migliaia di euro: una goccia del budget pubblicitario di Sony. O no?

I lampioni di Torino

Ma il brutto non è solo in piazza Vittorio:  in questi giorni la piazza più nota di Torino ospita la tendopoli legata a Cioccolatò: con tanti saluti all’architettura delle facciate che affacciano sulla piazza, alle tavolozze dei colori e anche a Luci d’artista.

Luci d'artista e CioccolaTò in piazza San Carlo

Quasi una beffa ulteriore, la presenza di un furgone  fermo davanti al monumento del Caval ‘d bronz, con la pubblicità “San Carlo, il buon gusto italiano”.

Piazza San Carlo, il buon gusto italiano

Altre immagini di pubblicità che non rispettano l’importanza di piazza san Carlo sono visibili nel racconto della luce magica di Torino di Bruno Delbonnel

Pragelato, il degrado dei trampolini delle Olimpiadi 2006

Il campo da golf di Pragelato ha cancellato una bella passeggiata

C’è un paese di montagna, Pragelato, che ha la fortuna di potere contare su due stagioni turistiche. Quella invernale, con le sue piste molto belle e tecniche (oltre a una fantastica pista di fondo che entra nel Parco della Val Troncea); quella estiva, per chi ama l’aria buona dei 1500 metri con le fresche e ottime acque delle sue innumerevoli fontane, con la possibilità di percorrere passeggiate più o meno impegnative, in mezzo agli alpeggi e boschi di larici, con incantevoli panorami.

In una guida turistica del TCI del 1934 si legge: “le varie borgate che compongono il comune si succedono lungo la carrozzabile nell’elevato, ampio e ridente bacino di Pragelato … La posizione è pittoresca; Pragelato è celebre per la sua flora montana …”

Proprio dieci anni fa, in questo periodo, nel paese c’era gran fermento: si dovevano completare i lavori per gli impianti di gara che di lì a pochi mesi avrebbero ospitato le gare olimpiche di salto dal trampolino e sci di fondo.L'ingresso agli impianti dei trampolini, ormai inutillizzati da tempo

Le Olimpiadi invernali Torino 2006 portarono con sé sconvolgimenti del territorio e costruzioni di impianti che era sin troppo facile definire inutilizzabili. Ovviamente non mancarono le  dichiarazioni piene di ottimismo da parte degli organizzatori e amministratori pubblici e da parte di tutti coloro che avevano creduto alla favola che le Olimpiadi 2006 avrebbero portato continuo sviluppo e benessere a Pragelato.

 

La stazione di partenza dei trampolini di Pragelato: lo striscione spostato dal vento senza che nessuno lo rimetta a postoPragelato, particolare dei tre trampolini per la scuola di salto mai avviata

Intanto i residenti -proprietari di seconde, terze, quarte case – disdettavano i pur ricchi contratti di affitto con i turisti che le occupavano magari da anni, per affittarle, per un mese o poco più, a giornalisti, atleti, operatori, spettatori delle gare olimpiche ai prezzi stratosferici garantiti dagli organizzatori. Fiduciosi che – incassati i ricchi affitti “olimpici” – avrebbero potuto nuovamente affittare gli stessi alloggi a coloro che, solo pochi mesi prima, avevano salutato con un “Ho chi mi paga di più!”.

Nel frattempo la speculazione edilizia non aveva perso tempo, costruendo case  anche dove, sulle rive del Chisone, per anni era rimasta in funzione una segheria o dove i vecchi non avrebbero edificato neppure un pollaio.

Per tutti coloro che  non avevano interessi diretti nella costruzione dei trampolini per il salto (5 in tutto: due per le gare, tre per una fantomatica scuola di salto) era stato subito evidente che sventrare la montagna davanti al paese sarebbe stato uno scempio ambientale e l’ennesimo spreco di denaro pubblico (per i trampolini furono spesi circa 35 milioni di euro!).

Pragelato, la natura sta riprendendosi i suoi spazi rovinando le attrezzature dell'impianto dei trampolini Pragelato, la tribuna spettatori per il salto dal trampolino

Se non altro perché il salto dal trampolino è una specialità che in Italia non ha il seppur minimo seguito di spettatori (ma neppure di atleti: una visita al sito della Federazione italiana sport invernali dà il numero esatto degli atleti italiani : oggi non si arriva a dieci), perché i 1.500 metri sul livello del mare di Pragelato sono tali da non garantire un sufficiente innevamento in tutti gli inverni, perché i costi di manutenzione degli impianti  non sarebbero stati sostenibili se non –forse- con un utilizzo continuo dell’impianto e ricche contribuzioni da parte di sponsor. Credere addirittura all’idea di potere avviare una scuola di salto dal trampolino a Pragelato, infine,  era come credere alla favola dell’asino che vola.

Pragelato: la mancata manutenzione della tribuna dello stadio dei trampolini

Ma come spesso accade in Italia, bastano i ricchi interessi di pochi per cancellare i diritti di tanti.

Le ruspe fecero il loro lavoro, le colate di cemento furono impressionanti, furono anche utilizzati  gli elicotteri per trasportare alcuni componenti degli impianti e tutto fu pronto per il febbraio 2006. Nei giorni delle Olimpiadi 2006  Pragelato era piena, oltre che di atleti, tecnici, accompagnatori e giornalisti, di turisti, di tifosi, di re, principi e ambasciatori, sotto i riflettori delle TV di tutto il mondo: come mai era accaduto nella sua storia e come mai potrà nuovamente accadere. Per la località montana sarebbe stato sufficiente coltivare e sviluppare le relazioni nate in quel periodo per farne un centro turistico di primo piano.

Pragelato: l'impianto di risalita per gli atleti

Invece non si fece nulla in tal senso e oggi Pragelato, mentre la natura, come mostrano le fotografie, sta cercando di nascondere le brutture olimpiche, si accorge di essere sprofondato nell’anonimato più assoluto, perdendo anche quelle manifestazioni di una certa rilevanza (Iron bike, Racchette in valle) che hanno seguito l’ex sindaco, Valter Marin, a Sestriere.

Dieci anni dopo le Olimpiadi 2006 i trampolini di Pragelato restano inutilizzati, senza un futuro e rappresentano l’ennesimo monumento alla stupidità dell’uomo che è disposto a sacrificare un bosco proprio davanti al paese per costruire qualcosa che  –in dieci anni – è stato utilizzato  per neppure 30 giorni.

le erbacce sulla tribuna dello stadio del trampolino a Pragelato

Gli amministratori locali del periodo olimpico, non contenti di avere abbattuto un intero bosco per costruire i 5 inutili trampolini del salto con altrettante ferite nella montagna,  cancellarono anche una meravigliosa passeggiata per fare posto a un campo da golf.

Prima delle Olimpiadi 2006 era infatti possibile, partendo dal centro del paese e camminando in mezzo a prati verdi, con l’ombra dei larici alla sinistra e con il fiume Chisone alla destra, arrivare sino all’inizio della Val Troncea. Quella bellissima passeggiata è stata interrotta per fare posto ad alcune buche di un campo da golf, costruito subito dopo i Giochi invernali, che occupa le due sponde del fiume. Con la pretesa, per fare divertire pochi giocatori su qualche centinaio di metri di campo, di impedire a  tutti gli altri,  turisti e residenti, di percorrere circa 3 km di quella passeggiata, costringendo il turista a camminare (o pedalare o andare a cavallo) su una strada sterrata, polverosa e completamente al sole… Un campo da golf con sole 9 buche, che utilizza anche parte delle strutture costruite con i finanziamenti pubblici per le Olimpiadi 2006, realizzato a soli 10 km da quello del Sestriere che di buche ne ha invece 18.

Un altro pezzo di paesaggio del paese che è diventato uno spazio riservato ai pochi utilizzatori del campo, realizzato con l’abbattimento di alberi secolari  necessario per fare spazio alle buche del campo da golf con  un impatto ambientale negativo dovuto all’uso di pesticidi e diserbanti usati per conservare il “green” : tutto ciò proprio nelle vicinanze di un Parco naturale e sulle sponde del fiume che attraversa il campo stesso.

Un paese che risente della difficile situazione economica generale, con pochissimi mezzi, che ha perso molti turisti che ne apprezzavano le piste di sci (gli impianti di risalita sono fermi da una decina d’anni: mancano i soldi per farne di nuovi e il collegamento con le piste del Sestriere dalla frazione del Plan oggi ne sconsiglierebbe la realizzazione) e le notevoli passeggiate. Un paese collocato in un territorio che ha enormi potenzialità di sviluppo (basti pensare alla imponente costruzione del Forte militare di Fenestrelle, all’importante Museo del Costume spesso chiuso per mancanza di personale, ai Parchi naturali della zona, in difficoltà per i continui tagli di stanziamenti): dove però la necessità di fare sistema diventa fondamentale per lo sviluppo della Valle.

La realtà odierna è fatta di un calo di presenze turistiche ,  di tanti cartelli “vendesi” e “affittasi” con la speranza che la nuova amministrazione, guidata da circa un anno da Monica Berton, una signora gentile e molto determinata, che conosce fin troppo bene le difficoltà in cui si dibatte il paese, possa vincere una sfida al limite dell’impossibile. Per farcela avrà bisogno dell’aiuto non solo della sua squadra di governo, ma di tutta la popolazione: che spesso sembra remare contro un sano sviluppo turistico del paese, divisa com’è in mille fazioni (oltre che in tante frazioni).

Pragelato si era  illuso che le Olimpiadi 2006 portassero benessere per sempre: quel febbraio con le vie invase dai turisti aveva fatto credere che la festa non sarebbe mai finita.

Invece la realtà è molto dura: perché sono tante le località turistiche di montagna a circa 80 km da Torino che offrono piste da sci e belle passeggiate.  I turisti  amano andare dove si sentono accolti con sorrisi e  cordialità, magari con qualche bella manifestazione folkloristica, culturale e, perché no, con qualche buon piatto di cucina locale, come è stato fatto recentemente con  una manifestazione costruita attorno a prodotti tipici quale le patate e il miele di Pragelato.

 

Le casette dei mercatini di Natale a PragelatoNon possono essere attratti da un paese dove una dozzina di casette in legno, del tipo che si utilizza per i mercatini di Natale, da anni, per tutta l’estate, restano chiuse  in una delle piazze principali del paese: togliendo spazio ai parcheggi, nascondendo i campi da tennis del vicino centro sportivo ma consentendo di accendere le luminarie natalizie a san Lorenzo (cosa, in effetti, rarissima: forse unica nel panorama turistico!).

D’altra parte, nel 2012, a un turista che si lamentava delle poche iniziative in calendario per la stagione estiva, l’allora sindaco Arolfo rispondeva su La Stampa :«…  invito a rileggere la storia delle donne e degli uomini di Pragelato che hanno saputo vivere in un territorio ostile e difficile: con più umiltà si potrebbe comprendere che manifestazioni come Miss Mucca fanno parte della storia delle nostre montagne che non rappresentano il parco divertimenti per la soddisfazione dei “cittadini torinesi”».

Forse molti “cittadini torinesi”, seguendo l’invito del sindaco di allora, scelsero di andare a divertirsi in altri paesini di montagna. L’augurio per la nuova Amministrazione è che possa  cancellare queste sensazioni negative nel turista che credeva di trovare sulle montagne di Pragelato anche la possibilità di divertirsi.

Nel racconto fotografico mostriamo alcuni esempi del degrado degli impianti olimpici  e  della trasformazione di una delle più belle passeggiate del paese in un campo da golf.

Clicca sulle immagini per ingrandirle

 

Festa di san Giovanni a Torino

Corteo storico san Giovanni a TorinoL’ultima sfilata del corteo storico per la festa di san Giovanni a Torino ha messo in risalto come la città abbia ancora molta strada da percorrere per sfruttare tutte le occasioni che invogliano i turisti a visitare Torino.

Il corteo, di fatto, dà inizio ai festeggiamenti per il patrono della città e vede la partecipazione di molti gruppi storici dell’area metropolitana che indossano bellissimi costumi.

Attraversa il centro della città la sera del 23 giugno, partendo da piazza Carlo Felice per arrivare prima a Palazzo di Città e successivamente in piazza Castello per l’accensione del farò. Già lo scorso anno avevamo notato una certa disorganizzazione, augurandoci che venissero adottati quei correttivi necessari per l’edizione 2015, anno in cui Torino capitale europea dello sport ha ospitato, proprio sino al giorno di san Giovanni, l’ostensione della Sindone e aveva messo in calendario, nella settimana della festa patronale, un importante festival della musica classica.

Purtroppo si è persa una bella occasione per ben figurare di fronte ai molti turisti presenti in città in quel periodo.

festa di san Giovanni, Torino

Il corteo, partito abbastanza puntuale nel rispetto del programma, ha necessariamente dovuto evitare l’attraversamento di piazza San Carlo, dove era installato il palco per Torino classical music festival riprendendo però il normale percorso in via Roma dopo aver sfilato per un tratto di via Lagrange e via Maria Vittoria: si tratta della parte pedonale di via Roma da cui nessuno aveva pensato di rimuovere i cestini della spazzatura e le panchine di legno, magari accostandole al marciapiede per ospitare gli spettatori. Qui il corteo, a causa di un blocco nello sfilamento all’inizio di via Garibaldi, ha sostato per quasi un’ora scoraggiando anche i più volonterosi degli spettatori che dopo un po’ se ne sono andati. Nel frattempo, per ragioni che possiamo soltanto ipotizzare, il gruppo storico a cavallo, che normalmente chiude la sfilata, era stato fatto arrivare lungo via Pietro Micca direttamente in piazza Castello con tanta delusione da parte degli spettatori assiepati all’inizio del percorso e senza alcun coordinamento dei tempi. Infatti i cavalieri erano già in piazza Castello quando ancora il maggior numero dei gruppi storici era ancora fermo in attesa di poter sfilare.

Il corteo storico sfila in via Maria Vittoria

Quest’anno per evitare una eccessiva sovrapposizione con il concerto in piazza san Carlo, con inizio previsto alle 22:15, l’accensione del farò era stata anticipata alle 21:30.

Un insieme di circostanze che tolgono importanza alla rievocazione che dovrebbe avere maggiore visibilità e considerazione nel calendario delle manifestazioni per San Giovanni e che richiede maggiore cura nello svolgimento iniziale. I gruppi si danno appuntamento in piazza Carlo Felice che, per l’occasione, dovrebbe essere liberata dalle auto in sosta; sarebbe utile fare aprire il corteo dalla banda musicale della Polizia municipale che invece attende il corteo davanti al Municipio. Una maggior puntualità nell’avvio dello sfilamento, un passo più regolare nella sfilata evitando soste di decine di minuti darebbero nuovo slancio a una manifestazione che merita di raccogliere un maggior numero di spettatori.

Nell’ultima edizione del corteo si è notata l’assenza di alcuni dei gruppi che lo scorso anno avevano raccolto moltissimi applausi per la bellezza dei costumi indossati: gruppi che partecipano alla sfilata sostenendone i costi, da quelli di viaggio a quelli di allestimento dei costumi, dedicando tempo per mantenere in vita tradizioni e costumi che, diversamente, andrebbero perduti. Tutti elementi che non sembrano ricevere la giusta attenzione dagli enti preposti allo sviluppo del turismo di Torino e che sembrano invece concentrarsi, per i festeggiamenti di San Giovanni, soltanto sul costoso spettacolo dei fuochi artificiali che, certamente, non può caratterizzare in alcun modo il capoluogo piemontese, essendo uguale a tutti gli analoghi spettacoli in giro per l’Italia. Per di più i fuochi di San Giovanni smentiscono in modo clamoroso l’amministrazione comunale che solo pochi mesi fa si era impegnata in una campagna di sensibilizzazione contro i botti di fine anno (“Gli animali valgono più di un botto”): forse che i botti di giugno valgono più di un animale? Forse che non sono altrettanto dannosi e pericolosi?

Anche i cartelloni che hanno pubblicizzato i festeggiamenti di San Giovanni a Torino hanno messo in risalto lo spettacolo pirotecnico, in una settimana in cui Torino ha ospitato una serie di eventi di livello internazionale, in grado di attirare turisti da ogni parte.

Solo per ricordarne qualcuno:

Torino classical music festival

Concorso internazionale di attacchi di tradizione

Concorso di eleganza di auto storiche

Time table (A tavola nei secoli), una bellissima mostra inaugurata a Palazzo Madama proprio mentre  il corteo storico sfilava davanti al Palazzo

Campionati italiani di ciclismo su strada.

E’ più che mai necessario un vero gioco di squadra tra tutti coloro che hanno la responsabilità di sviluppare il turismo a Torino.

Gianduja, a bordo di una jeep storica, apre il corteo storico di san Giovanni

I festeggiamenti di san Giovanni a Torino sono molto di più di un rumoroso spettacolo pirotecnico.

 

Cavalli e carrozze da fiaba alla Reggia di Venaria per il concorso internazionale

la-venaria-116concorso attacchi di tradizione nei giardini della Reggia di  Venaria

A pochi giorni di distanza dall’evento organizzato da Parco Valentino Salone & Gran Premio, che ha visto i giardini della Reggia di Venaria ospitare centinaia di fuoriserie e di auto storiche, ecco che, per festeggiare l’inizio dell’estate, La Venaria apre i suoi spazi esterni per la seconda edizione del Concorso internazionale di attacchi di tradizione, un grande appuntamento per questo tipo di manifestazioni, che si svolgerà venerdì 19 e sabato 20 giugno. L’evento, organizzato dal Gruppo Italiano Attacchi in collaborazione con il Consorzio La Venaria Reale, vedrà la partecipazione di una quarantina di carrozze, con la presenza di molte signore e di molti giovani, a dimostrazione di come questa disciplina si stia diffondendo anche in Italia e sia apprezzata da un vasto pubblico, senza distinzione di genere o di età.

I giardini e la Reggia di Venaria ospitano il concorso attacchi di tradizione

In occasione del Concorso è stata organizzata una giornata di formazione per una ventina di giudici internazionali che, domenica mattina, valuteranno, al di fuori del Concorso, alcune carrozze e i loro equipaggi; tra i giudici è prevista la presenza di Colin Henderson, che fu il cocchiere capo della Regina d’Inghilterra.

Si tratterà di una manifestazione molto coinvolgente per il pubblico che avrà modo di ammirare splendidi cavalli di razze differenti, finimenti di particolare pregio, equipaggi in abiti eleganti e raffinati, nello scenario unico della Reggia e dei suoi giardini: una cornice perfetta per l’assegnazione del Trofeo Internazionale AIAT 2015 e per il 2° Trofeo “La Venaria Reale”.

Edgardo Goldoni in carrozza a La Venaria

La Giuria Internazionale sarà composta dai francesi Christian de Langlade e Reinhold Trapp e dallo spagnolo Raimundo Coral, che valuteranno ciascun attacco nella Prova di Presentazione che si svolgerà venerdì pomeriggio: il giudizio riguarderà la carrozza, i finimenti, i cavalli, gli abbigliamenti, l’insieme.

La Prova sarà commentata da esperti e appassionati speaker che descriveranno le caratteristiche delle carrozze, dei finimenti, dei cavalli, magari accompagnandoli con piacevoli aneddoti sul mondo degli attacchi di tradizione.

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Il sabato vedrà come parte principale del programma la Prova di Campagna che si svolgerà per intero nei meravigliosi giardini della Reggia: un percorso di una dozzina di chilometri, che include anche il superamento di 5 passaggi controllati, ovvero prove di destrezza, che il cocchiere affronterà sotto gli occhi dei giudici di gara.

Fiorenzo Erri nella prova di campagna

Le carrozze partiranno a distanza di 4 minuti l’una dall’altra: per cui è immaginabile che in alcuni momenti si possano vedere contemporaneamente più carrozze in mezzo ai roseti, vicine agli specchi d’acqua, alle aiuole fiorite e ai filari lungo il tragitto.

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Nel pomeriggio di sabato, nel Gran Parterre della Reggia, si svolgerà la  prova fra ostacoli mobili, che richiede molta abilità e precisione nella conduzione della carrozza.

 

Al termine delle Prove saranno consegnati i trofei e i premi a vincitori e partecipanti.

Continua a seguirci e guarda l’album con le più belle immagini del concorso.

 

Concorso eleganza Pininfarina per celebrare gli 85 anni della Casa

Lancia Florida di Corrado Lopresto vince il concorso eleganza Pininfarina Ci sono casi nei quali raccontare con le immagini ciò che si vede è quanto mai necessario: perché non basterebbero migliaia di parole per raccontare tutto.

Il Concorso di eleganza Pininfarina, organizzato nell’ambito del “Parco Valentino Salone & Gran Premio” per festeggiare l’85° anniversario del Carrozziere torinese, è certamente uno di questi casi.

Immaginate di trovarvi nel cortile di un castello che fa parte dei siti Unesco patrimoni dell’umanità e che ha origini che risalgono al 1200. Il castello deve la sua forma attuale alla duchessa Maria Cristina di Borbone (sposa di Vittorio Amedeo I di Savoia) e figlia di Enrico IV, primo re di Francia. Proprio alla Francia guarda lo stile dello splendido palazzo, che presenta quattro torri angolari che cingono l’edificio a forma di ferro di cavallo, con un’ampia corte a pavimento marmoreo dopo i lavori eseguiti nel 1660 su progetti degli architetti Carlo e Amedeo di Castellamonte.

Immaginate ora di vedere in questo scenario una cinquantina di automobili, tutte disegnate da Pininfarina: capirete perché sarebbe impossibile raccontare l’evento soltanto con le parole. A meno di volere elencare le automobili presenti e descriverne le caratteristiche tecniche: per la qualcosa esistono ottime fonti specializzate.

L’architettura del castello del Valentino ha dunque fatto da scenario a importanti pezzi della storia dell’automobile: carrozzerie incredibilmente belle (e per molti versi ancora attuali) che vestono motori con un suono per amanti dei motori.

Aldo Brovarone e la Dino Ferrari al Concorso Pininfarina al Castello del ValentinoA fare gli onori di casa Paolo Pininfarina, presidente dell’omonimo gruppo: molti gli ospiti presenti, tra cui Aldo Brovarone, certamente emozionato accanto alla “sua” Dino Ferrari.

Corrado Lopresto e la sua Lancia Florida a Pinifarina 85Non deve essere stato facile per i giudici assegnare i premi in questo Concorso!

Il “best in show” è andato alla Florida I del 1955 del collezionista Corrado Lo Presto. Sono stati assegnati altri due riconoscimenti: il Bovet award for the most elegant car (premio ispirato dalla famosa casa svizzera di orologeria, con cui Pininfarina ha rapporti di collaborazione) è stato attribuito alla Cisitalia 202 Coupé del 1947 di Gino Coen, mentre la Ferrari 212 Inter cabriolet del 1952 di Ann e Bob Lee ha vinto il premio Chairman’s Award, personalmente conferito da Paolo Pininfarina alla vettura che a suo giudizio “è più vicina al gusto della sua famiglia”

Cisitalia 202 coupè vince il trofeo Bovet al concorso eleganza Pinifarina

Piace sottolineare il successo di Parco Valentino, un Salone dell’auto forse snobbato inizialmente da qualcuno, a dimostrazione di come la passione per le belle automobili sia più forte della crisi  (scriviamo questi appunti dopo avere visto sfilare sotto la pioggia centinaia di automobili dei marchi più famosi – da Ferrari a Lamborghini a Mercedes a Jaguar, solo per citarne alcuni – in mezzo a una folla entusiasta non ostante la pioggia).

Le immagini dell’evento sono suddivise in differenti album fotografici che potrete guardare cliccando sui link sottostanti:

Parco Valentino Salone

I differenti volti del Salone

Concorso eleganza Pininfarina

Parco Valentino Gran Premio

Buona visione!

Torino e una curiosa domenica a due ruote

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Fibra di carbharridge--202onio, materiali high tech, elettronica da una parte. Ferro, acciaio e un po’ di ruggine dall’altra. I migliori esponenti del ciclismo mondiale in una piazza, alcuni entusiasti appassionati dello sport del pedale in un’altra, a poche centinaia di metri. Una folla quasi inattesa in piazza Solferino, per salutare la partenza dell’ultima tappa del Giro d’Italia. Un manipolo di spettatori divertiti in piazza Castello, dove il raduno di bici d’epoca Harridge Run ha attirato l’attenzione anche dei turisti che erano in zona per la visita alla Sindone. E’ questa la sintesi della curiosa domenica a due ruote vissuta oggi a Torino, capitale europea dello sport.

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Cristina Chiabotto con la Coppa

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Contador con la bici elettrica

Erano migliaia, come detto, le persone accorse in centro per assistere alla partenza dell’ultima tappa del Giro 2015, per il secondo giorno in Piemonte dopo l’arrivo di ieri in quota a Sestriere. Nonostante il meteo incerto, la zona dello start è stata presa d’assalto dalla gente fin dal mattino, tanto che si  faceva fatica a muoversi tra appassionati e semplici curiosi, alcuni dei quali carichi all’inverosimile dopo aver fatto incetta di omaggi presso gli stand degli sponsor.

I pullman ed i mezzi della Carovana Rosa hanno colorato di entusiasmo piazza Solferino e le vie circostanti, mentre sul palco si succedevano i corridori per il rito della firma ed è stata esposta la Coppa destinata al vincitore, portata dalla madrina del Giro Cristina Chiabotto.

Curioso l’arrivo di Alberto Contador che, per rispondere a chi lo accusa di utilizzare una bicicletta non regolamentare, si presenta in piazza in sella a un mezzo a pedalata assistita. Poco dopo mezzogiorno la partenza della tappa, con il plotone dei corridori, guidato da Contador ed Aru, che si è snodato per i corsi cittadini prima di avviarsi verso Milano, dove vincerà Iljo Keisse.

Più o meno alla stessa ora, in piazza Castello prendeva avvio la seconda edizione della Harridge Run. L’invito era chiaro: bici d’epoca (o anche moderne, ma con quello stile) e ciclisti abbigliati a tema, per una pedalata non competitiva di 20 chilometri per le vie di Torino, prima di giungere in piazza Maria Teresa per un pic nic in compagnia.

Gli uomini con le maglie di lana pesante che riportano l  harridge--177a memoria all’epopea del ciclismo eroico di inizio secolo scorso, le signore con abiti eleganti e cappellini che raccontano un’epoca che non c’è più: si distinguevano così le poche decine di partecipanti accorsi, pochi rispetto a quanto avviene a Londra (dove è nata l’idea di questa manifestazione), ma comunque sufficienti per ricreare una bella atmosfera d’antan dinnanzi ad alcuni dei più bei palazzi storici del capoluogo piemontese e per rappresentare un divertente contrasto con i campioni di oggi che, avvolti nelle loro tute aderenti e dai colori sgargianti, sfrecciavano verso il futuro.

Vieni a visitare le gallerie fotografiche della Harridge Run e del  Giro d’Italia 2015.

 

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Anche Paolo Belli tra i corridori alla partenza

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Partecipanti alla Harridge Run

Retròvisioni. In mostra al Museo dell’Automobile le fotografie di Alberto Dilillo e alcuni pezzi della Collezione Lopresto

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Alfa Romeo oldtimer

Il Museo dell’Automobile di Torino ospita, sino al 17 maggio 2015, la mostra “ Retròvisioni. Fotografie di Alberto Dilillo”. Un racconto costruito con le immagini scattate nel cimitero di auto storiche di Kaudorf, in Svizzera, poco prima del suo definitivo smantellamento nel settembre 2009.

L’idea di scattare le fotografie per Alberto Dilillo era scaturita dal ricordo di una frase di Guido Ceronetti, tratta da Il silenzio del corpo.

Una Citroen abbandonata sul lato della strada. Confrontare con “une carogne”. Ecco a una svolta, spuntare la macchina morta, la carogna-automobile, e si può vedere la sua decomposizione, la ruggine, gli sfondamenti, i visceri esposti, manca però il suono, la strana musica degli insetti e, soprattutto, l’odore: si tratta di una decomposizione che ha qualcosa di metafisico, più immateriale che materiale, di un automa che ha vissuto, che ha sentito il “conatus” senza mai acquistare una caratteristica umana e che, disumanamente come ha vissuto, si decompone”.

Plymouth oldtimer

Come racconta lo stesso Dilillo, arrivato al cimitero delle auto, si trovò di fronte a uno scenario indescrivibile con le parole: il Tempo e la Natura avevano messo in scena un’opera monumentale nel silenzio del luogo dove le carcasse delle auto erano coperte di polvere e vegetazione.

Una fotografia del cimitero di automobili di Kaufdorf

Auto d’epoca divenute qui soltanto oggetti usati e rifiuti: ormai prive di quelle cure che, in altri casi, invece darebbero loro dignità di testimonianza storica.

Accanto alle fotografie di Alberto Dilillo, responsabile del Centro Stile Lancia, designer a cui si deve la concept Lancia Fulvia Coupè del 2003, la Ypsilon dello stesso anno e del 2011, la Fiat Bravo del 2007, sono esposti alcuni pezzi unici della meravigliosa collezione di Corrado Lopresto.

Lancia Fulvia coupè nella foto di Dilillo

Grazie all’allestimento curato dal Museo dell’Automobile di Torino, è così possibile ammirare le operazioni di restauro completo delle auto storiche, frutto del lavoro di maestri artigiani che –con la loro passione e eccellenza manuale- ci restituiscono pezzi unici che hanno scritto pagine di Storia dell’Automobile.

Alberto Dilillo con Corrado Lopresto alla inaugurazione di RetròvisioniInaugurazione della mostra Retròvisioni

Le vetture dell’architetto Lopresto, protagoniste ai concorsi di eleganza di tutto il mondo, sono caratterizzate da restauri molto accurati, eseguiti con la conservazione del maggior numero possibile di componenti originali.

Lopresto Collection

 

 

I visitatori della mostra potranno così ammirare, tra le altre, l’Alfa Romeo Giulietta sprint elaborata Bertone, del 1956, con particolari rifiniture e una incredibile Alfa Romeo Boneschi/Riva, del 1958, sulla quale dovranno iniziare i lunghi e impegnativi lavori di restauro per un esemplare unico al mondo.

Alfa Romeo Boneschi / Riva del 1958

La mostra è stata inaugurata dal presidente del Museo dell’Automobile Benedetto Camerana e dal direttore Rodolfo Gaffino Rossi.

Guarda le immagini della inaugurazione della mostra.

Guarda le fotografie dei pezzi esposti al Mauto della Collezione Corrado Lopresto

Mezza maratona, Tuttadritta, The color run 2015: Torino non sta mai ferma…

 

un bacio in rosaTorino ha ancora in mente la corsa in rosa che ha visto oltre 8.500 persone – in prevalenza donne-  festeggiare l’8 marzo aderendo alla manifestazione Just the woman I am (in questo album le immagini del pomeriggio)  e già deve prepararsi a un altro fine settimana di sport.

Domenica 29 marzo è in programma la Santander Mezza Maratona di Torino 2015 che ha in Allegra Agnelli una madrina di eccezione; una corsa per gli amanti del podismo e, così come è stato per la corsa in rosa, una iniziativa benefica: l’evento è una occasione per raccogliere fondi per la Fondazione piemontese per la ricerca sul cancro.

La mezza maratona si svilupperà lungo le vie del centro, il lungo Po, sfiorerà il parco del Valentino e sarà affiancata dalla corsa sulla distanza di 10 km. La corsa (competitiva e non) è inserita nel calendario Corri Piemonte 2015 e prenderà il via da piazza San Carlo, che sarà anche il punto di arrivo.

Ci sarà appena il tempo di prendere fiato perchè il calendario torinese propone per il 12 aprile due altre manifestazioni: quella di Vivicittà e la Tuttadritta, una corsa di circa 10 km con un tracciato che, come dice il nome stesso, è molto particolare. Si partirà da piazza San Carlo per arrivare alla Palazzina di caccia di Stupinigi su un percorso senza alcuna curva. La gara è valida per il Campionato nazionale sulla distanza dei 10 km per la Polizia Municipale.

Spiace constatare la coincidenza della data per le due manifestazioni: un caso che, purtroppo, si verifica troppo spesso, disperdendo su più fronti energie e risorse. Lo avevamo già considerato in occasione delle gare di fine 2014, quando nella stessa mattinata si corsero la Royal half marathon e Un Po di corsa

Il mese successivo, il 16 maggio, tornerà The color run: un evento spettacolare, che  registra già 20.000 iscritti e che, dopo il grande successo dello scorso anno, si presenta con una novità: il tema Shine ovvero i partecipanti non saranno solo colorati ma anche luccicanti. Ai quattro classici “punti colore” ne sarà aggiunto un quinto e ultimo: il glitter. Qui i color runners saranno cosparsi da una pioggia di colori e luccicanti brillantini. Anche il Race Kit è stato completamente rinnovato. La t-shirt, la fascetta, gli happy tatoo e la borsa saranno ispirati proprio al nuovo mood Shine.

Un evento che si svolgerà in un contesto ricco di musica e allegria; 5 chilometri di vera e propria festa, nei bellissimi scenari del Parco del Valentino, in cui nessuno mira a realizzare la massima performance sportiva, il miglior tempo, ma a ottenere il più alto livello di divertimento. Se ripercorriamo nelle immagini dell’album la scorsa edizione, troviamo conferma della bellezza di questa corsa tutta colorata.

Pochi giorni dopo, il 24 maggio, il calendario propone un’altra mezza: la XVI Turin Half Marathon, gara internazionale IAAF  inserita nel calendario Aims.

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Tante dunque le manifestazioni podistiche in calendario in occasione di Torino capitale europea dello sport che troveranno il loro momento più significativo il 4 ottobre 2015, quando si disputerà la XXIX Turin Marathon.

 

 

Torino Jazz Festival 2015 : dal 28 maggio al 2 giugno

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aspettando il concerto di Torino Jazz Festival

Due novità per il Torino Jazz Festival 2015: l’appuntamento con la musica jazz è spostato da fine aprile a fine maggio e il centro della manifestazione si sposta nel salotto di Torino.

Infatti, dopo avere ospitato Festival Beethoven e Torino suona Mozart, piazza San Carlo, con le facciate dei suoi palazzi storici, sarà lo splendido scenario per i concerti di Torino Jazz Festival che si svolgerà dal 28 maggio al 2 giugno 2015.

“Formula che vince non si cambia”: per cui anche lo svolgimento della importante manifestazione musicale, giunta alla sua quarta edizione, prevede molti concerti per lo più gratuiti nelle piazze, nei teatri, nei locali e sul fiume Po,  con grandi musicisti internazionali, talenti emergenti e produzioni originali commissionate dal Festival.

Applausi per il concerto del Torino Jazz Festival

Torino Jazz Festival 2015 punta a incrementare il numero degli spettatori cercando di attrarre, con eventi mirati e iniziative dedicate, anche quelli provenienti da altri Paesi in occasione di Expo 2015.

Nel ricco programma di TJF 2015,  stilato dal direttore artistico Stefano Zenni, spiccano due appuntamenti speciali legati a due momenti particolarmente significativi per Torino: l’inaugurazione del rinnovato Museo Egizio, che riaprirà il 1 aprile 2015,  e l’Ostensione della Sindone, in programma dal 19 aprile al 24 giugno 2015.

Ecco allora che nelle sale del Museo Egizio si terrà il grandioso happening musicale del Sonic Genome di Anthony Braxton, in prima ed esclusiva europea con più di 60 musicisti italiani, europei ed americani.

L’altro appuntamento vedrà un incontro tra jazz e musica classica: si tratterà della prima assoluta della “Passione secondo Matteo” di James Newton, con soli, orchestra e coro del Teatro Regio e il trio jazz.

Torino Jazz Festival, si provano gli accordi

Nel TJF 2015 non mancheranno le grandi star internazionali come l’Original Blues Brothers Band, Hugh Masekela, Ron Carter, David Murray con la Lydian Sound Orchestra, Randy Brecker; prevista la partecipazione dei grandi protagonisti del jazz italiano come Danilo Rea e Fabrizio Bosso, , il canto di Nicky Nicolai e il sax di Stefano Di Battista che, con la Torino Jazz Orchestra, reinterpretano la canzone italiana; sarà possibile ascoltare le magie vocali di John De Leo e musicisti come Steve Lehman e Nils Wogram.

Molta attesa per lo spettacolo di piazza con musica, circo, teatro e danza dei giapponesi Shibusa Shirazu.

Tutto il Fringe ruoterà intorno a piazza Vittorio e ai Murazzi con le Night Towers, l’assolo sul fiume Po, le performance nei club.

Torino Jazz festival, show time

Confermati gli appuntamenti con il cinema, i libri, i concerti al Jazz Club Torino con i due grandi trombettisti Terell Stafford e Valery Ponomarev e una rassegna di trascinante jazz manouche (stile musicale melodico cadenzato in cui trovano la massima espressione gli strumenti a corda quali chitarre, bassi, violini, tipico delle band tzigane).

Torino jazz festival, dietro le quinte

 

Altro collegamento con Expo 2015, e novità per Tjf 2015, sarà l’area dedicata allo street food e alla tradizione enogastronomica delle Langhe, del Roero e del Monferrato, dal 2014 Patrimonio dell’Unesco.

 

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musica e balli al TJF

I laghi di origine glaciale del Piemonte: set fotografico a cielo aperto

Panorama lago Sirio

In Piemonte, nella zona in cui le province di Torino, Biella e Vercelli si avvicinano tra loro, si trovano alcuni laghi di origine glaciale. Sono di modesta dimensione rispetto agli specchi d’acqua più importanti della regione, ma meritano certamente una visita per i diversi motivi di interesse che possono offrire: panorami piacevoli e rilassanti, una vivace popolazione faunistica, soprattutto per quanto riguarda le specie volatili, ed installazioni turistiche che possono soddisfare le esigenze di ciascuno grazie all’offerta differenziata.

Ombre nella foresta

Imbarco traghetti ViveroneViverone è il più grande tra i laghi della zona, ed è quello più sviluppato turisticamente. La sede dei canottieri lago Sirio

Diversi stabilimenti balneari, con ristoranti e bar annessi, accolgono i turisti che, specie nella stagione estiva, sono numerosi. E’ possibile anche la navigazione a vela ed a motore.

 

 

Cigno reale

Molto diversa la vocazione del lago di Candia, circondata dall’omonimo parco naturale: qui è la natura ad essere protagonista, dato che al visitatore sono proposte numerose attività di conoscenza e studio della vita biologica della zona. Si può attraversare il lago in canoa o a bordo di battelli elettrici, silenziosi per non disturbare gli animali che abitano queste acque.

Infine, il lago Sirio, nei paraggi di Ivrea: più piccolo degli altri due, è meno conosciuto ma si rivela una perla agli occhi di chi si ferma a visitarlo. Germani realiTranquillissimo, protetto dalle prime montagne della Val d’Aosta che lo circondano nella parte settentrionale, ha un paio di stabilimenti balneari ed un circolo di canottieri molto raffinato, oltre a diversi punti attrezzati per pic nic e momenti di riposo.

I laghi morenici piemontesi sono una meta da non perdere anche per gli appassionati di fotografia: gli scorci scenografici e i vari spunti offerti dalla natura permettono di realizzare splendide immagini, come quelle che corredano questo post!

Lago Candia panorama

 

Buon anno agli amici del Rifugio Ramondetti Cassardo

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Ciao amici del Rifugio di Trofarello!

Quando due umani, circa tre mesi fa, vennero per adottarmi vi avevo salutato assicurandovi che vi avrei fatto sapere come si sta fuori del Rifugio Ramondetti Cassardo.

Era stato un addio molto veloce: erano arrivati, una donna e un uomo, avevano parcheggiato la loro auto vicino ai nostri recinti e si erano messi a parlare con Paolo;  dopo pochi minuti mi avevano messo un collare e un guinzaglio e mi avevano fatto salire nel vano posteriore della loro auto, chiudendo subito  il portellone.

Che stava succedendo? Dove mi avrebbero portato questi due umani? Saliti in auto, ci eravamo subito messi in viaggio: oltre un’ora, ogni tanto guardavo fuori dal vetro, vedevo solo tante case e tante altre automobili. Fino a che siamo arrivati a quella che ho capito sarebbe diventata la mia nuova abitazione.

Mi hanno tolto il guinzaglio, lasciandomi libera di girare, ma io non sapevo che fare e nemmeno come comportarmi: per cui mi sono sdraiata sul terreno, come ero sempre stata abituata a fare, un po’ distante da loro, in attesa di ordini.

Mi dicevano delle parole, mi venivano vicino, parlavano tra loro sicuramente riferendosi a me: dapprima non capivo cosa stessero dicendo, ma me ne sono resa conto in poco tempo. Perché dopo avermi strofinato il pelo con una cosa liquida prima, con una polvere bianca poi, è arrivato un grosso catino d’acqua. Ma non quella fresca che mi avevano fatto trovare nella  ciotola, bensì tiepida: me l’hanno versata più volte su tutto il corpo (anche sulla testa!!!).

Mi hanno strofinato, poi versato altra acqua tiepida e infine mi hanno asciugato con panni puliti e morbidi.

Accidenti: mi avevano fatto la doccia! Cancellando in un solo momento tutti quegli odori che con cura avevo raccolto nel tempo per non farmi avvicinare da nessuno.

Come si può abbandonare un cane?

Ho capito con sicurezza che le cose per me stavano decisamente cambiando in meglio quando – messo il naso nell’ingresso della casa degli umani – questi non mi hanno malamente rispedito fuori: anzi, continuavano a incoraggiarmi ad entrare: “vieni, brava, bravissima!”. Proprio strani questi due, pensavo dentro di me: avevo ancora le zampe umide e stavo segnando tutti pavimenti; eppure, invece di sgridarmi, si complimentavano con me!

senza-titolo-2-4Per anni altri mi avevano insegnato a starmene fuori casa, a tenermi addosso il freddo, l’umido, lo sporco e qualche volta la fame. Ora che avevo imparato a non chiedere nulla, ad aspettare che le cose accadessero, ecco che – dopo i giorni trascorsi al Rifugio in attesa di un nuovo padrone –  ero finita in un posto dove sono contenti se sto in casa con gli umani, se li seguo in ogni stanza.

Mi hanno anche preparato due morbidi cuscini tutti miei: uno è proprio sotto il tavolo di cucina, così posso seguire la mia nuova padrona mentre prepara i loro piatti; l’altro è in uno spazio dal quale posso comodamente osservare i loro spostamenti in casa.

Tutte le sere, senza che io chieda nulla, addirittura prima che loro si siedano a tavola per la cena, mi preparano una ciotola piena di cibo, accanto a un’altra ciotola per l’acqua fresca.

Rifugio Ramondetti Cassardo di Trofarello

Poiché sono arrivata a casa loro magra (e questo deve averli impressionati anche se non ne avevano certo colpa) ho approfittato della loro disponibilità per mettere in atto un piano di assistenza! Siccome nella mia precedente esperienza di vita accadeva anche che qualche giorno rimanessi senza pasto, ho insegnato ai due umani che, quando mangio, devono starmi vicini, insomma devono… assistermi: sapeste come l’hanno imparato in fretta…

Devo dire che sono due brave persone. Quello che ancora non capisco è perché lui, più volte al giorno, voglia uscire per fare una passeggiata e mi porti con sé: questo succede anche al mattino presto, quando c’è ancora la brina o la nebbia o magari la pioggia. Accade anche la sera tardi. Io ne approfitto per fare i miei bisogni: ma mi domando se non potrebbe scegliere orari più comodi…

Valli a capire questi umani…

Ci sono delle volte in cui lui mi fa salire in auto, si viaggia un po’, dopo di che mi fa scendere e allora facciamo una passeggiata molto lunga: accanto al nostro sentiero vedo scorrere un grosso fiume.senza-titolo-4-3

In queste occasioni ci capita spesso di incontrare altri umani con un nostro simile al guinzaglio; ecco, questo è un oggetto che ci impedisce di allontanarci dai nostri conduttori ma, soprattutto, ci impedisce di farci qualche bella scazzottata, come qualche volta penso varrebbe la pena di fare. Comunque, siamo agli inizi: ma penso proprio che riuscirò a convincere il mio amico a due zampe a portarmi in giro senza guinzaglio; io sto bene con lui, con loro: figuriamoci se mi viene voglia di allontanarmi.

Devo solo avere tanta pazienza: gli umani non imparano in fretta come noi, anche se sono convinti del contrario…

Certe volte, tornando dalla lunga passeggiata, mi fanno trovare un premio. A dimostrazione del fatto che sono strani: dovrei essere io a portare loro un qualcosa per ringraziarli e invece accade l’esatto contrario. Si tratta di un oggetto a forma di osso, fatto con pelle di bufalo, che mastico a lungo, ne faccio dei pezzetti e quando è ben masticato me lo ingoio. E’ buono e mi piace: me lo avevano fatto trovare appena arrivata nella nuova abitazione. Ma io mi ero spaventata: mi ricordava troppo un bastone e me ne ero allontanata terrorizzata. Adesso non ho più quella paura.

senza-titolo-71E’ troppo presto per dare un giudizio sulla mia nuova vita?

No, cari amici. Sto molto bene e anche se è passato poco tempo da quando sono uscita dal Rifugio, ho capito che ci sono umani con i quali vale la pena di vivere.

Certo, bisogna capirli: perché hanno dei comportamenti nei miei confronti che non credevo esistessero.

Ad esempio, se rientri dalla passeggiata quando piove, devi aspettare che ti passino l’asciugamano sotto la pancia e sulle zampe per toglierti il bagnato.

Devi stare tanto tempo a prenderti carezze in tutti i modi possibili: sulla testa, in mezzo agli occhi dove non ti è facile grattarti da sola, sotto il muso, sui fianchi. Qualche volta devi lasciare che ti prendano il muso tra le due mani, per accarezzarti come fanno tra loro umani. Altre volte devi stare ferma per qualche minuto: quando con una spazzola o un particolare pettine ti massaggiano tutto il mantello e senti che ti tolgono il pelo secco che ti darebbe prurito.

Ci sono altre cose degli umani che non ho ancora capito. Ad esempio spesso si siedono davanti a una specie di scatola, dapprima nera, dalla quale d’improvviso escono suoni, voci di umani, rumori ma non odori. Da quella scatola ho anche sentito uscire degli abbai: ma quando ho fatto il gesto per andare a vedere di cosa si trattasse, mi hanno ordinato di fermarmi. Altre volte vedo che questi umani mettono un oggetto accanto al loro orecchio e incominciano a parlare da soli… mah!

Spesso parlano di me: “è bravissima, non chiede nulla, mi segue come un’ombra! E’ persino commovente! ” Ve l’ho detto che questi due umani sono strani: mi danno da mangiare, da bere, da dormire, mi accarezzano in continuazione, mi portano a passeggio, non mi chiedono di fare nessun lavoro e dicono che quella “brava” sono io.

Finiranno per convincermi!

Perciò, cari amici, se qualcuno verrà al Rifugio della cara signora Cassardo Ramondetti, fatevi scegliere. Non fate come me: che quando ho visto arrivare i miei due umani, me ne stavo impaurita lontano da loro.

Dimenticavo di dirvi un’altra cosa importante. In questa casa non ci sono abbai in continuazione come mi accadeva di sentire nella permanenza al Rifugio.

Qui, alla sera, quando ho controllato che i due umani siano andati a letto, me ne vado sul mio materassino e dormo senza che Femmina di pastore tedesconessun cane mi disturbi.

Solo ogni tanto, durante il giorno, suona il campanello di casa: è qualcuno che arriva o lascia la posta. Allora abbaio e faccio sentire che, adesso, in questa casa ci sono anch’io.

Auguri di buon anno,
sperando che per ciascuno di voi il nuovo anno faccia arrivare un umano che sappia volervi bene e a cui voler bene.

 

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Torino corre: Babbo Natale in Forma, Royal Half Marathon e Un Po di corsa.

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Babbo-Natale-in-Forma

Domenica 14 dicembre 2014 la Fondazione Forma organizza una raccolta fondi destinati alle cure dei piccoli pazienti dell’Ospedale Regina Margherita di Torino, con l’iniziativa “Babbo Natale in Forma”.

La manifestazione –giunta alla quinta edizione- vedrà, come sempre, la partecipazione di moltissimi centauri vestiti da Babbo Natale che sfileranno per le vie di Torino per raggiungere l’Ospedale Regina Margherita e portare il sorriso ai piccoli ospiti della struttura.

La parata delle moto partirà dal Mirafiori Motor Village: chiunque vorrà partecipare potrà presentarsi dalle ore 9 di domenica 14 dicembre in piazza Cattaneo e unirsi al festoso e rosso corteo, con partenza prevista alle ore 10.30.

E’ possibile acquistare il kit di “Babbo Natale” presso i punti convenzionati tra cui il Mirafiori Store, all’interno del Mirafiori Motor Village: il ricavato della vendita servirà a raccogliere fondi per potenziare il centro ustioni dell’Ospedale Infantile, unico centro specializzato del Piemonte e della Valle d’Aosta.

L’elenco di tutti i punti dove è possibile acquistare, con soli 5 euro, il kit completo di Babbo Natale si trova sul sito della Fondazione Forma.

Babbo-Natale-in-forma Stratorino, Torino corre

Quest’anno la giornata dei “Babbo Natale in Forma” sarà arricchita da una nuova iniziativa: la camminata di Babbo Natale che, alle 10.30, prenderà il via dal Palavela per arrivare nel piazzale antistante il Regina Margherita. Il pettorale per la camminata costa soltanto 3 euro e l’intero incasso sarà devoluto alla Fondazione Forma.

 

Tutti possono contribuire alla importante raccolta fondi: non importa come si arriverà davanti all’Ospedale: chi a piedi, chi in bici, chi in moto, in Vespa, con la 500, soli o in compagnia; l’importante sarà essere presenti sul piazzale, vestiti da Babbo Natale, per donare un momento colorato ai bambini ricoverati al Regina Margherita.

E’ una esperienza che vale la pena di vivere.

Sul piazzale, oltre alla presenza delle moto e dell’arrivo dei partecipanti alla camminata di Babbo Natale, ci saranno spettacoli e divertimenti per tutti, grandi e piccini, con la presenza degli Alpini della Sezione ANA di Torino impegnati nel distribuire vin brulè, cioccolata calda e panettone.

 

Nella stessa mattinata Torino sarà attraversata da altre due manifestazioni riservate ai podisti che vorranno affrontare distanze più impegnative: la Royal Half Marathon e Un Po di corsa.

 

Il 14 dicembre 2014 ci sono diversi motivi per scegliere di correre la Royal Half Marathon con partenza alle 10.

Una corsa con tre distanze disponibili per un solo traguardo: la solidarietà. Dopo aver “corso” nelle scorse edizioni al fianco di Telethon e della Marco Berry Onlus Magic for Children, quest’anno la Royal Half Marathon sostiene l’Admo, Associazione Donatori Midollo Osseo. L’evento, organizzato per il quinto anno dall’Asd Il Giro d’Italia Run, si fa in tre per accontentare qualsiasi tipo di podista:21.097 Km (competitiva e non competitiva), 6 Km ADMO Run (non competitiva aperta a tutti), 6 Km Monge Pet Race, la gara in compagnia dei nostri amici a quattro zampe.

Il percorso è il più bello tra le corse cittadine, interamente chiuso al traffico, con partenza e arrivo nella fantastica piazza Vittorio, uno dei “salotti” più affascinanti di Torino, per un lungo tratto è immerso nel verde del parco fluviale del Po. La grande novità, che renderà il percorso più rapido rispetto alle precedenti edizioni della corsa, sarà sul territorio di San Mauro. Grazie all’impegno del sindaco Ugo Dallolio si potrà infatti transitare, all’interno del territorio comunale, in una zona verde situata immediatamente dopo l’attraversamento dell’ultracentenario ponte di San Mauro intitolato a Vittorio Emanuele III: un passaggio interamente in pianura che va a sostituire il vecchio tratto che includeva una breve salita nella parte storica della città.

Un tifoso della Juve alla Stratorino

Contemporaneamente si correrà “Un Po di corsa”, con due percorsi: uno per  la 10 km e uno per la distanza della mezza maratona: con partenza e arrivo al Palavela, con il percorso che si snoda lungo il Po e all’interno del parco del Valentino.

 

A distanza di un mese dallo svolgimento di  Turin Marathon e  Stratorino, a pochi giorni dalla presentazione del ricco programma di eventi per Torino capitale europea dello sport 2015,  domenica 14 dicembre 2014 sarà una giornata di festa  particolare: tutti di corsa per fare del bene a se stessi ma soprattutto per raccogliere fondi per chi ha bisogno di aiuto.

Non mancare.

Okfoto sarà presente per raccontare gli eventi con le proprie  immagini: continuate a seguirci per ritrovarvi nei nostri scatti. 

 

Stratorino  I concorrenti della Stratorino in via Lagrange

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Visita il nostro sito Okfoto.it per conoscerci meglio.

Potrai richiederci ulteriori informazioni e preventivi per matrimoni, cerimonie, eventi e servizi fotografici di tuo interesse, scrivendo a :

info@okfoto.it

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La Turin Marathon in via Roma

Women of vision: tributo a 11 grandi fotografe del National Geographic

Una donna osserva le fotografie della mostra Women of vision

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“La fotografia diventa racconto” è lo slogan che guida noi di OkFoto nella nostra attività quotidiana di fotografi. E anche noi, come tantissimi fotografi in tutto il mondo, abbiamo tra i nostri punti di riferimento e di ispirazione le immagini che i fotoreporter del National Geographic regalano da oltre cento a milioni di lettori e di spettatori in ogni angolo del pianeta.

Marco Cattaneo, direttore di National Geographic Italia

Marco Cattaneo, direttore di National Geographic Italia

Sono professionisti dell’immagine che non esitano ad impegnarsi ogni giorno in avventure sempre più estreme per “portare a casa lo scatto” che andrà ad impreziosire la copertina o l’inserto centrale di un numero della rivista. Spesso operano in condizioni difficili e non sono rare le volte in cui è a rischio la loro stessa vita, quando si trovano a documentare episodi di guerra o di violenza o visitano luoghi pericolosi e mal frequentati. Quando l’autore delle fotografie è una donna, l’ammirazione per il suo lavoro non può che crescere ancora, pensando alle difficoltà aggiuntive che più di una volta possono trovarsi ad affrontare.

“Women of vision” è una mostra che vuol rendere il dovuto omaggio a queste fotografe. E’ stata allestita presso Palazzo Madama a Torino ed è la prima iniziativa frutto della partnership tra la Fondazione Torino Musei e il National Geographic Italia. Dopo la permanenza a Torino, la volontà è quella di rendere la mostra itinerante per portarla in futuro in altre zone d’Italia.

Kathryn Keane, VP di National Geographic

Kathryn Keane, VP di National Geographic

Corrado Corradi, direttore generale dell'Espresso

Corrado Corradi, direttore generale dell’Espresso

“Women of vision” a nostro giudizio va vista, perché le fotografie esposte hanno la rara caratteristica di mettere in relazione la sensibilità dell’occhio e dell’animo femminile con la documentazione di eventi tanto “sensibili” che solo le donne hanno avuto la possibilità di testimoniare con i propri obiettivi (l’esempio che colpisce di più è senza dubbio quello delle spose bambine, ma non è certo l’unico). Tra le 99 fotografie esposte vi sono quelle di alcune “veterane” del National Geographic, Lynn Johnson, Jodi Cobb, Maggie Steber, ma anche le opere delle “nuove leve”. Si possono ammirare anche gli scatti di Lynsey Addario, giovane reporter che ha già patito la terribile esperienza del rapimento in ben due occasioni e, ciò nonostante, continua ostinatamente a girare le zone più a rischio del mondo per raccontare storie di dolore e di guerra. Sono esposte le immagini realizzate da Erika Larsen che con orgoglio afferma che “essere donna è di estrema importanza per il mio lavoro. Ne sono fiera”: una frase che racchiude tutta la determinazione delle fotografe del National Geographic, e che funziona benissimo come richiamo per attrarre i visitatori alla mostra.

Conferenza stampa per la mostra Women of visionLe fotografe della mostra women in vision

La mostra “Women of vision” è stata presentata oggi a Palazzo Madama, alla presenza di Kathryn Keane, Vice President della National Geographic Exhibition, di Marco Cattaneo, direttore responsabile della rivista National Geografic Italia, e dell’Assessore alle Pari Opportunità del Comune di Torino Ilda Curti, che ha ricordato l’importanza di portare le generazioni più giovani a visitare la mostra per prendere coscienza di realtà spesso ignorate. L’esposizione rimarrà aperta fino all’11 gennaio 2015 (orari: martedì – sabato 10-18, domenica 10-19, chiuso il lunedì).

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