Alberto Ascari, la Scuderia Lancia e il Gp di Torino: 1955-2015

Lancia D50

Lancia D50, la vettura con cui Ascari vinse il GP di Torino nel 1955

Ci sono anni in cui le ricorrenze e gli anniversari sembrano concentrarsi maggiormente: questo è in parte dovuto alla nostra abitudine di dare particolare enfasi agli anni multipli di 5.

Gli avvenimenti accaduti proprio 60 anni fa e che hanno come riferimento Torino e il mondo delle corse automobilistiche, oltre a confermare quanto sopra, si legano in maniera molto forte con alcune coincidenze di date. Perché nel 2015 Torino è capitale europea dello sport; perché nel giugno 2015 Torino sarà sede di un importante evento: un salone dell’automobile a cielo aperto e una particolare rievocazione del Gran Premio del Valentino.

La storia d’amore, passione e orgoglio che lega Torino e l’automobile dura da più di un secolo: neppure le decisioni di Sergio Marchionne, con il Gruppo FCA sempre più basato fuori Italia, riescono a scalfirla.

Andiamo con il pensiero al 1955: nascono Steve Jobs e Bill Gates (è una coincidenza); nel marzo la Fiat di Valletta presenta al Salone internazionale dell’auto di Ginevra la 600; Citroen presenta la DS al Salone dell’auto di Parigi. Per capire come quell’anno sia così lontano per gli automobilisti, in termini di abitudini e esigenze, basterà ricordare che, grazie a un accordo tra le concessionarie telefoniche e l’Aci (Automobile Club d’Italia), soltanto nel 1955 nasce il servizio 116 per il soccorso stradale, numero unico valido su tutto il territorio nazionale. La novità non consiste tanto nel tipo di servizio (la Stipel (che diventerà SIP e poi Telecom) nel 1930 aveva già promosso il servizio di “pronto soccorso” telefonico per i guasti automobilistici nelle città di Torino e Milano) quanto nella sua estensione a tutt’Italia.

Siamo in un periodo in cui i Gran Premi di automobilismo (e di motociclismo) si corrono sui circuiti cittadini anche in Italia: certo, occorre fare un grande sforzo per immaginare quelle potenti e veloci auto da competizione sulle strade di quel tempo. Le misure di sicurezza sono costituite dalle balle di paglia lungo il percorso, nei punti ritenuti più a rischio: il pubblico è spesso a bordo pista e, purtroppo, sono molti gli incidenti che vedono molte vittime tra gli spettatori.

Lancia D24 vincitrice della Carrera panamericana nel 1953

Sono gli anni in cui Lancia entra nel mondo della Formula Uno, con la decisione di Gianni Lancia che, nell’estate 1953, aveva affidato a Vittorio Jano (a cui si deve la Lancia D24 vincitrice della Carrera panamericana nel novembre 1953) la progettazione di una vettura da competizione e aveva messo sotto contratto Alberto Ascari e Luigi Villoresi, grande amico di Ascari. Della squadra Lancia faceva parte anche Eugenio Castellotti, pupillo di Ascari. Villoresi e Ascari, pur proseguendo nei collaudi della D50, sottoscrissero un accordo in base al quale la Lancia consentiva loro di partecipare ai GP con vetture di altri costruttori fino al momento in cui la D50 fosse a punto per correre. Nel febbraio 1954 la monoposto Lancia guidata da Ascari compì i primi test sulla pista dell’aeroporto di Torino Caselle. Poiché l’intenzione di Lancia era di far debuttare la D50 nel Gran Premio di Francia, in calendario a 4 luglio, i collaudi proseguirono con numerose trasferte sulla Riviera ligure, sul circuito di Ospedaletti. I tempi non furono rispettati e la D50 debuttò nell’ottobre nel Gran Premio di Spagna a Barcellona, con una bellissima prestazione di Ascari, fermato da un banale guasto quando era al comando.

Si arriva al marzo 1955: sulle strade del Valentino attorno al Castello e lungo il Po si disputa il Gran Premio del Valentino, una gara extra-campionato di Formula 1: un percorso di 4.200 metri da percorrere 90 volte, per un totale di 378 km.

Alberto Ascari su Lancia D50 parte dalla pole position ma al via si fa sorprendere dalla Maserati di Luigi Musso, che esce di pista al 21° giro; Ascari passa al comando e vince il Gran Premio davanti all’argentino Mieres (su Maserati 250 F), a Villoresi e Castellotti (entrambi su Lancia D50).

Gran Premio Torino

E’ il 1955: si trattò del primo storico successo per la Scuderia Lancia in un Gran Premio di Formula 1 che coincise con il ritorno alla vittoria nella massima serie automobilistica di Ascari, due volte campione del mondo, il cui ultimo successo risaliva al Gran Premio di Svizzera del 1953.

Il mese dopo Ascari vince il Gran Premio di Napoli davanti a Musso e Villoresi con una vettura, la D50, in grado di lottare addirittura per il titolo Mondiale e lo dimostrò sul circuito di Monte Carlo. In qualifica Fangio (su Mercedes) ed Ascari fecero segnare lo stesso tempo, ma la pole andò al pilota argentino che per primo aveva fatto la miglior prestazione. In gara le Mercedes sin dalla partenza allungarono sulle altre monoposto con un elevato ritmo imposto dai piloti: ma Fangio si ritirò per un problema alla trasmissione, Moss si fermò ai box col motore in fumo. Forse fu proprio la rottura del motore di quest’ultimo a provocare il terribile incidente di Ascari finito con la sua monoposto nelle acque del porto. Fortunatamente Ascari riuscì ad uscire dall’abitacolo e a risalire in superficie: portato all’ospedale di Monaco, gli vennero riscontrate la rottura del setto nasale e molte contusioni.

Il destino di Ascari sembrava avergli voluto dare un preavviso.

Appena quattro giorni dopo l’incidente di Monte Carlo, Villoresi e Castellotti invitarono Ascari sulla pista di Monza, dove stavano mettendo a punto la Ferrari 750 Sport per il Gran Premio. La sessione di prove era terminata e Ascari chiese di fare qualche giro di prova. Nella stessa curva che lo aveva visto uscire di pista, l’anno precedente, nei test con la Lancia D50, la Ferrari sbandò, si capovolse, schiacciando il pilota che morì sul colpo. Era il 26 maggio 1955.

La morte del leggendario pilota rafforzò la decisione di sospendere l’attività sportiva della Lancia: le difficoltà economiche per i costi della Scuderia, il passaggio del testimone da Gianni Lancia alla famiglia Pesenti, portarono forzatamente alla decisione di cedere la D50.

Siamo nel giugno 1955: Gianni Lancia concede una vettura a Castellotti per correre il Gran Premio del Belgio a Spa: il pilota farà segnare il miglior tempo in prova ma dovrà ritirarsi per rottura del cambio nella gara vinta da Fangio su Mercedes.

Il 26 luglio 1955, nello storico stabilimento Lancia di Borgo san Paolo le vetture D50, alcuni componenti meccanici, ricambi e quanto collegato alla D50 vengono regalati alla Ferrari. Un altro evento datato 1955: la fine di un’epoca in cui Lancia ha costruito splendide vetture ma con gravissimi problemi di bilancio.

La Lancia D50 con il Cavallino Rampante

Da quel momento Lancia ripartì concentrando gli sforzi sulle nuove vetture da vendere, a cominciare dalla Flaminia, per tornare, alcuni decenni dopo, a dominare nel mondo dei rallye con le mitiche Fulvia HF.

Da allora sono passati 60 anni: Lancia è un marchio che secondo Marchionne non ha spazi di mercato. Al Parco del Valentino una casella di marmo su un pezzo di asfalto in pessime condizioni ricorda, a chi passa per caso di là, il punto da cui partì la Lancia di Ascari.

Chissà se, per le ricorrenze del 2015, quel punto sull’asfalto sarà segnalato come merita.

Il Tridente sulla Maserati monopostoUna annotazione: il primo Gran Premio di Torino si disputò nel luglio 1935 (anche in questo caso un anniversario multiplo di 5: altra coincidenza…) e fu vinto da Tazio Nuvolari che correva su una Alfa monoposto della Scuderia Ferrari.

 

 

Gp d’Italia Mx motocross a Maggiora 2013: velocità, fango e gloria – le foto

Maggiora-mx-Paulin-victory
Gautier Paulin vince gara-2 a Maggiora durante il Gp d'Italia“Velocità, fango e gloria” recitava lo striscione alla prima curva, parafrasando il tatuaggio di Tony Cairoli. Caldo, folla, entusiasmo potremmo aggiungere noi, per descrivere il fantastico week end del Gp d’Italia di motocross a Maggiora. Le moto con le ruote tassellate sono finalmente tornate a calcare i saliscendi del mitico tracciato “Mottaccio del Balmone” dopo anni di assenza, nei quali è sempre rimasto vivo e pulsante il ricordo delle memorabili sfide del tempo passato.
Adesso i motori si sono riaccesi, ed è stato un evento spettacolare, grazie anche all’impegno messo in campo per preparare al meglio l’evento. Qualche numero serve a rendere l’idea di quel che si è realizzato: 7 chilometri di transenne posate, 20 chilometri di cavi elettrici, 100 mezzi di servizio tra cui ruspe ed escavatori per la sistemazione della pista, 150 volontari e 400 addetti ai vari servizi, 200mila metri quadri di parcheggio per accogliere i 38.000 spettatori registrati.

 

David Philippaerts impegnato nel Gran Premio d'Italia a Maggiora
Piloti italiani protagonisti nel bene e nel “meno bene”. Il più atteso, nemmeno a dirlo, è stato Antonio Cairoli, capace di infiammare i tifosi, incurante del dolore ad una gamba, con un finale di gara-2 da brivido, nel quale ha provato in tutti i modi ad avere la meglio su Gautier Paulin: non ci è riuscito, ma chiedete al pubblico se si è divertito durante quei giri… David Philippaerts ha dato spettacolo, suo malgrado, con una caduta nella gara di qualificazione del sabato, che gli ha lasciato il volto traumatizzato ma non gli ha tolto la voglia di schierarsi al cancello la domenica mattina. Davide Guarneri ha voluto rendere omaggio alla Maggiora del secolo scorso con un look old style per sé e per la moto, ed ha chiuso entrambe le manche tra i primi dieci. In Mx2, grande prova per Alessandro Lupino, secondo classificato in gara-2. Tra le donne, fantastica prestazione di Chiara Fontanesi che ha piazzato l’ennesima doppietta della stagione, dimostrando una superiorità indiscutibile rispetto a tutto il resto del lotto delle partenti.
Cairoli impegnato a Maggiora, foto in salto con la Ktm Red Bull
L’edizione 2013 va ora in archivio, ma il pensiero di tutti è già per l’anno prossimo. Paolo Schneider e Stefano Avandero hanno vinto la loro scommessa, dando nuova vita al Maggiora Park e riportando i migliori crossisti del mondo a sporcare le loro moto sulla pista piemontese. Youthstream, la società che gestisce il circus del mondiale Mx, non potrà che essere soddisfatta per il risultato ottenuto. L’alleanza ha funzionato, e pensando che si trattava del primo esperimento ci si può attendere un futuro ancora più spettacolare, fino al 2016 quando a Maggiora tornerà di scena il Gp delle Nazioni.
Nel frattempo, la galleria fotografica dell’evento consente di rivivere le emozioni del week end di gara in ogni suo aspetto.

Le foto del Gp d’Italia vi aspettano sul nostro sito, www.okfoto.it, alla sezione “Motori”.

Gran Premio Nuvolari 2012, mille chilometri di emozioni d’altri tempi

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Un’affascinante tripudio di vetture d’epoca – se ne sono contate 255 alla partenza – ha rievocato, lo scorso week end, l’epopea di quelle massacranti corse di durata che, nella prima metà del secolo scorso, contribuirono a trasformare in mito e leggenda l’automobilismo sportivo di quel periodo e i suoi valorosi protagonisti.

I vincitori del Gp Nuvolari 2012, Vesco e Guerini su Fiat 508s Balilla Sport

Non si sono visti, al Gran Premio Nuvolari 2012, volti infangati, piloti sporchi di grasso e olio dalla testa ai piedi o nubi di polvere sollevate dalle ruote sulle strade sterrate, immagini impresse nella nostra mente da qualche vecchia fotografia in bianco e nero. Lungo gli oltre mille chilometri del percorso, però, si sono potute ammirare le stesse protagoniste a quattro ruote di quelle corse, si sono ascoltati i motori talvolta silenziosi come fossero elettrici e altre volte rombanti e perché no un po’ borbottanti, si sono annusati gli odori di olio bruciato e miscele oltremodo arricchite.

Guardando i loghi, leggendo marche e modelli sulle carrozzerie delle auto in gara sarà sembrato, a qualcuno, di aver viaggiato in una macchina del tempo: Buick, Amilcar, Riley, Hupmobile, Invicta, e poi Bentley, Alfa Romeo, Bugatti, Lancia, Porsche, Aston Martin, Ferrari. E da quella macchina del tempo, allora, non si vorrebbe dover scendere per poi ritrovarsi nella crisi dell’auto moderna, crisi di identità forse, prima ancora che economica: provate a trovare, in una vettura di oggi, il fascino di una Mercedes 300 sl – sì, proprio quella con le porte ad “Ali di gabbiano”  che, lo ricordiamo per i meno addentro, fu progettata 60 anni fa e ancor oggi viene riproposta in chiave moderna per la felicità di chi può possederla -, l’eleganza di una Maserati 150s o la sportività dell’Auto Union che fu di Nuvolari, allo stesso tempo erede e progenitrice di quella che oggi è l’Audi.

Mantova, con la sua medioevale piazza Sordello, ha accolto gli equipaggi prima della partenza. Guidati ciascuno dal proprio fedele navigatore (quello di antica memoria, cioè il passeggero seduto accanto con il road book in mano, e talvolta anche quello moderno, aggeggio digitale che un po’ stona montato su quadri strumenti di altre epoche), i piloti hanno condotto splendidi esemplari da museo lungo un viaggio di oltre 1000 chilometri, con 77 prove cronometrate e ben 4 autodromi di cui percorrere il tracciato, anche con prove in notturna, come ai vecchi tempi. E pazienza se, poche centinaia di metri dopo il via, c’era già chi si perdeva tra i birilli posti a delimitare il percorso intorno a palazzo Tè: d’altronde si sa, mezzo secolo fa i birilli non c’erano proprio.

Affascinante è stata la sfilata delle vetture in alcune delle piazze più belle d’Italia, tra cui Piazza del Campo di Siena e Piazza Grande ad Arezzo. Bologna ha reso omaggio alla gara facendo risuonare, al passaggio delle vetture in piazza di Porta Castiglione, l’omaggio in musica che Lucio Dalla dedicò al grande “Nivola”. Interessati dal passaggio della manifestazione anche molti comuni emiliani colpiti dal recente terremoto, sperando che osservare il passaggio della corsa abbia portato un momento di serenità alle popolazioni così duramente provate dal sisma (e anche qualche denaro, devoluto dai generosi ufficiali di gara del team Virgilio che hanno rinunciato al proprio compenso). Domenica, prima della conclusione, di nuovo in quel di Mantova, c’è stato anche l’irrinuciabile transito a Castel d’Ario, paese natale di Tazio Nuvolari.

Mercedes 300 SL

La classifica, dopo tre giorni di competizione, ha decretato il successo di Vesco e Guerini a bordo della splendida Fiat 508 S Balilla Sport datata 1934: per loro si tratta di un bis dopo la vittoria di due anni orsono. Piazza d’onore per Canè e Galliani, anch’essi su una vettura anteguerra, la Lancia Aprilia (1938); terzo gradino del podio appannaggio della coppia Sisti-Gregori alla guida di una Riley Sprite del ’36. Tra le scuderie italiane presenti il primo posto è andato alla “Classic Team Eberhard”, mentre la “Swiss Classic Racing Team” si è aggiudicata il trofeo riservato alle squadre straniere. Premiate anche Emanuela Cinelli ed Elena Scaramuzzi per la prima posizione tra gli equipaggi femminili (un altro bel successo, per loro, dopo il Franciacorta Historic). Impressionante il numero di concorrenti all’arrivo, ben 217: l’affidabilità di queste vetture e la cura con cui sono conservate sono fuori discussione!

Il Gran Premio Nuvolari 2012 va ora in archivio lasciando splendidi ricordi nei partecipanti, nel pubblico e negli organizzatori. Per loro e per chiunque altro voglia rivivere le emozioni del week end di motori, sul nostro sito www.okfoto.it proponiamo una ricca galleria fotografica .