A Giugiaro il premio Matita d’oro del Museo dell’auto di Torino

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Assegnato a Giorgetto Giugiaro il premio Matita d'oro

L’occasione per Giorgetto Giugiaro di raccontare qualche aneddoto della propria vita è stata la cerimonia per consegnargli il premio Matita d’oro, tenutasi ieri sera al Museo dell’Automobile di Torino con la piazza del Mauto piena di ospiti oltre ogni previsione.

La Matita d’oro è il nuovo importante riconoscimento che, ogni anno, sarà conferito dal Museo dell’automobile agli stilisti che più hanno segnato l’evoluzione delle quattro ruote. La prima edizione ha visto protagonista il car designer piemontese celebrato nella mostra retrospettiva “Giugiaro e il suo percorso”, prorogata fino al 12 marzo 2017, dedicata al più illustre tra i car designer italiani, la cui carriera è uno dei migliori esempi  dell’eccellenza italiana nel mondo: una storia di straordinaria creatività .

Innovazione e unicità, arte e concretezza guidano da oltre sessant’anni la mano di Giugiaro, primo progettista integrale dell’auto e  punto di riferimento a livello globale nel settore. Sette lauree ad honorem, sei “Compasso d’Oro”, tre “Auto dell’Anno” e due “Volante d’Oro”: sono solamente alcuni dei riconoscimenti ricevuti nel corso di una carriera che, nel 1999, ha portato 120 giornalisti di tutto il mondo a definirlo il più importante Car Designer del Novecento.

Giugiaro, Camerana e Chiambretti al Mauto per la consegna del premio Matita d'oro

Durante la serata è stato anche assegnato il Premio Speciale 2016 “Artista dell’Auto” ad Aldo Brovarone, decano degli stilisti italiani, a cui si devono – tra molti altri modelli –  due icone automobilistiche come la Dino Berlinetta Speciale (1965) e la Ferrari F40 (1987).

Nato a Garessio il 7 agosto del 1938, in una famiglia di artisti (il nonno e il padre Mario erano pittori che si occupavano di affrescare chiese e palazzi), a soli 14 anni Giorgetto Giugiaro si trasferisce a Torino per seguire corsi di belle arti e studi di progettazione tecnica. Diciassettenne entra nel Centro Stile Fiat come apprendista designer nell’Ufficio stile vetture speciali, chiamato da Dante Giacosa.

Nel dicembre 1959 Nuccio Bertone gli affida la responsabilità di gestire il Centro Stile della sua Carrozzeria. Giugiaro realizza prototipi e modelli di produzione, che entrano nella storia dell’automobile: tra i primi ricordiamo Aston Martin DB4 GT Jet e Maserati 5000 GT del 1961, Ferrari 250 GT del 1962, Chevrolet Corvair Testudo del 1963, Alfa Romeo Canguro del 1964; tra le vetture di serie Alfa Romeo 2000/2600 Sprint del 1960, la BMW 3200 CS del 1961, l’Iso Rivolta 300/340 GT del 1962, l’Alfa Romeo Giulia GT del 1963, la Fiat 850 spider del 1965, la Mazda Luce del 1965, il coupé Fiat Dino del 1967.

 

Ferrari GG50 di Giorgetto Giugiaro

Nel novembre 1965 Giugiaro passa a dirigere il Centro Stile e Progetti della Ghia e in meno di due anni disegna modelli leggendari come la Maserati Ghibli e la De Tomaso Mangusta, prototipi come la Fiat 850 Vanessa, la prima auto rivolta all’utenza femminile e la Rowan Elettrica, la prima auto elettrica concepita da un Carrozziere.

In queste prime tappe della sua carriera c’è già la misura della grandezza del car designer piemontese. Le sue capacità dovevano essere indiscutibili anche se, come racconta Giugiaro, lui si sente un “raccomandato”; infatti fu giovanissimo allievo del professor Golia, zio di quel Dante Giacosa che, notati i suoi disegni  tra i tanti di un’esposizione organizzata al termine dell’anno scolastico dalla scuola frequentata da Giugiaro,  lo fece assumere dalla Fiat.

La stessa capacità  sarà notata da Nuccio Bertone che decide di affidare la responsabilità del Centro Stile a un designer di soli 21 anni. Il quale, se proviamo per un momento a immaginare cosa poteva significare tutto ciò nel mondo di allora, nel 1959 lascia il “posto sicuro” presso la Fiat  per andare a lavorare in una piccola azienda di Grugliasco. Compiendo un passo altrettanto coraggioso sei anni dopo, quando lascerà Bertone per passare a Ghia.

La storia di Giugiaro, a inizio 1968, prosegue con un altro passo molto impegnativo: quando fonda (con il suo amico Aldo Mantovani, un “ingegnere creativo” come lo definisce Giugiaro) la Italdesign, una società concepita per offrire ai costruttori mondiali i servizi di creatività, di engineering e di avviamento alla produzione.

Giugiaro al Museo dell'Automobile per ricevere il premio Matita d'oro

Con questo marchio disegna centinaia di modelli, alcuni entrati in produzione per un totale decine di milioni di auto circolanti. Portano la sua firma le vetture Volkswagen degli Anni ’70 (Golf, Scirocco e Passat). Per il Gruppo Fiat ha creato vetture di successo come le Lancia Delta, Thema e Prisma e le Fiat Panda, Uno, Croma, Punto. Ci sono le Maserati coupé e spider, la Grande Punto, la Fiat Sedici e l’ Alfa Romeo Brera presentata al Salone di Ginevra nel 2002.

Dal 2010 Italdesign Giugiaro entrerà a far parte di Volkswagen Group che, nel tempo, ne assumerà  il controllo totale. Un progetto che dà la misura delle grandi capacità di Giugiaro che, in occasione di una intervista, ebbe a dire: “Decidere di costituire una società di servizi per l’automotive rivolta a tutte le Case italiane ed estere senza seguire il percorso intrapreso nei decenni precedenti dai Carrozzieri torinesi, piemontesi e milanesi, fu un azzardo né più né meno di quello affrontato dai giovani di oggi all’atto di avviare una start-up orientata all’innovazione. In compenso credemmo nelle potenzialità di un Distretto storico, ben strutturato, conosciuto e stimato su scala mondiale. La fama conquistata dai nostri Carrozzieri e dalle decine di atelier che costituivano l’indotto dell’auto poteva in qualche misura certificare il nostro lavoro a condizione che fossimo in grado di competere per qualità, creatività e professionalità. Ma la materia che trattavamo era evidente, conosciuta e apprezzabile da una committenza che operava sotto casa o che era comunque raggiungibile. Le giovani aziende e i giovani nelle aziende oggi operano in un contesto economico e imprenditoriale ben più difficile e diffidente verso il pionierismo. Malgrado i conflitti politici e sindacali di fine Anni Sessanta, allora cavalcavamo l’onda della ricostruzione post bellica sorretti da entusiasmo e voglia di emergere.”

Giorgetto Giugiaro e il figlio Fabrizio al Mauto di Torino

Un Giugiaro che non ti aspetti quello che riceve la Matita d’oro: che racconta di come ami stare con le persone più semplici, anche se nella sua vita ha conosciuto e incontrato persone famose e eccezionali; che ama scorrazzare in moto sulle montagne attorno a Garessio, dove vive; che si dice sorpreso per gli importanti riconoscimenti avuti e che accetta di scherzare su un suo progetto, la Fiat Duna, “la macchina più brutta di tutti i tempi” come gli fa notare Piero Chiambretti nel corso dell’intervista nella piazza del Mauto.

Un Giugiaro che non riesce a nascondere l’orgoglio professionale provato quando, nel 1970, fu chiamato dalla Volkswagen per un progetto che, proprio grazie al successo della sua Golf, avrebbe di fatto consentito al Gruppo tedesco di conquistare le prime posizioni nel mondo dell’automobile.

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Sembra invece non voler rispondere alla domanda di come sarà l’auto del futuro: quasi a lasciare intendere che il futuro è fatto di piccoli passi continui. Ma la sua analisi fa riflettere: l’uomo non cambierà, continuerà a dovere salire e scendere dall’auto, a guardare fuori, a controllare ciò che accade sulla strada. I progettisti saranno sempre più aiutati dalla tecnologia, le norme sulla sicurezza saranno sempre più vincolanti, ecc.

Mentre parlava, ripensavo a una delle ultime realizzazioni di Giugiaro: la Gea. Bellissima e confortevole oltre ogni immaginazione. Un “futuro”, quello della Gea, datato 2015: per i successivi sviluppi il futuro dell’auto avrà sempre bisogno di grandi car designer.

Giugiaro--94Guarda l’album della premiazione nelle immagini di OkFoto