I cento anni della Lancia Lambda

I cento anni della Lancia Lambda

Il Museo dell’automobile di Torino, in occasione del centenario della messa in strada della Lancia Lambda, ha esposto alcuni esemplari della mitica vettura ed ha ospitato i partecipanti al raduno del centenario Lambda, arrivati nel piazzale davanti al Museo a bordo delle loro preziose vetture.

Scrivere del centenario della Lancia Lambda è un piacere se ci riferiamo al passato glorioso della Casa fondata da Vincenzo Lancia; è molto spiacevole se ricordiamo, invece, come Sergio Marchionne aveva liquidato lo storico marchio, sostenendo che non avrebbe potuto avere un futuro di successo.

Chissà, forse aveva avuto un qualche presentimento sul destino del gruppo Fiat (nel frattempo diventato FCA): non molto tempo dopo la sua morte, infatti, gli eredi della famiglia Agnelli avrebbero passato la mano e quello che era stato un grande gruppo automobilistico sarebbe finito nella pancia di Stellantis. 

Torniamo a oltre cento anni fa: per raccontare della Lancia Lambda utilizziamo la documentazione messa a disposizione da FCA Heritage, a cui va il grande merito di narrare -con parole e immagini- una storia ultra centenaria, fatta di grandi successi commerciali e sportivi.

Con le idee geniali di Vincenzo Lancia, realizzate e perfezionate dalla professionalità di Battista Falchetto, la Lancia Lambda diventerà una pietra miliare nella storia dell’automobile concretizzando quello che diventerà il pensiero comune: le Lancia sono vetture innovative, veloci e sicure, ma al contempo raffinate ed eleganti.

Oltre un secolo fa Vincenzo Lancia concentrò, in un’unica vettura, innovazioni e tecnologie molto raffinate. Il progettista Battista Falchetto tradusse in realtà ogni geniale idea concepita da Lancia, soluzioni che lo stesso fondatore della Casa volle collaudare personalmente: nacque così quel capolavoro di tecnologia ed eleganza, la Lancia Lambda, che diventerà pietra miliare nella storia dell’automobile.

Il progetto.


La presentazione ufficiale della Lancia Lambda avviene nell’ottobre del 1922 al Salone di Parigi, ma la storia del capolavoro di Vincenzo Lancia  inizia al termine della Grande Guerra. È il 7 dicembre 1918, quando viene depositata la richiesta per il brevetto di un’autovettura innovativa: il brevetto Lancia n° 171922 viene ufficialmente registrato il 28 marzo 1919.

Il disegno che lo accompagna raffigura una vettura bassa e affusolata, priva del convenzionale telaio a longheroni e traverse ed equipaggiata con un compatto motore anteriore, in cui l’asse di trasmissione verso le ruote posteriori è ospitato in un tunnel che attraversa longitudinalmente l’abitacolo. Le tradizionali panche disposte su due file vengono divise in coppie di sedili singoli leggermente sfalsati. La vettura così disegnata ha un aspetto sportivo e con il baricentro molto in basso sia per l’assenza del telaio sia per il pianale condiviso tra sedili e tunnel di trasmissione collocati alla stessa altezza.

Per la prima volta un’automobile è priva del telaio convenzionale ed è la stessa carrozzeria a svolgere il ruolo portante della vettura, richiamando non più la consueta struttura ereditata ancora delle carrozze trainate da cavalli ma quella di una nave. Pinin Farina racconterà che Vincenzo Lancia prese ispirazione dal robusto scafo delle navi con le quali spesso si recava negli Stati Uniti.

Oltre alla scocca portante c’è un’altra innovazione che Lancia introduce sulla nuova vettura: le sospensioni anteriori a ruote indipendenti. In questo caso la testimonianza ci giunge dallo stesso progettista Battista Falchetto, l’uomo di fiducia di Vincenzo Lancia, capace di riportare le geniali intuizioni dell’imprenditore prima su carta e poi in pratica. Le notevoli asperità delle strade di allora causarono la rottura di una balestra dell’asse anteriore della Lancia Kappa condotta dallo stesso Vincenzo Lancia, pilota esperto, mentre stava andando a far visita a sua madre in Valsesia. Memore di quell’incidente, Lancia chiese a Falchetto di progettare per la nuova vettura delle sospensioni anteriori in grado di assorbire le asperità del terreno meglio di quanto non faccesse un ponte rigido che, a ogni oscillazione verticale di una ruota, faceva corrispondere un movimento in senso opposto dell’altra. Falchetto, prontamente, gli sottopose quattordici soluzioni differenti per sviluppare le sospensioni a ruote indipendenti.

Per migliorare ulteriormente il comportamento dinamico della vettura occorreva rendere più corta possibile la parte meccanica anteriore, composta da motore, frizione e cambio. La scelta cadde su un compatto quattro cilindri a V stretto che permetteva di ottenere maggior potenza senza intaccare l’affidabilità. La prima versione del motore V4 da 2,1 litri di cilindrata erogava 49 CV a 3.250 giri/minuto.

La messa in strada


Il primo prototipo di Lancia Lambda viene personalmente collaudato da Vincenzo Lancia il 1° settembre 1921 in compagnia del fido collaudatore Luigi Gismondi. Il percorso prescelto per la prova su strada è quello che da Torino si snoda lungo la salita che porta al colle del Moncenisio.
Alcune innovazioni non nascono dalla mente di Vincenzo Lancia: è lo stesso Battista Falchetto a proporne alcune, come l’impiego di freni anche sulle ruote anteriori. Lancia, inizialmente diffidente, si convince della bontà della soluzione proprio nel corso dei collaudi che con assiduità svolge personalmente. All’esperienza di pilota, Lancia unisce sia la capacità imprenditoriale di scegliere eccellenti collaboratori sia l’intelligenza di essere capace di cambiare idea.


La versione definitiva della Lancia Lambda si delinea nel corso del 1922 e riassume tutte le idee migliori messe a frutto e sperimentate nel corso dei collaudi. Seguendo l’originalità della scocca portante, anche il baule viene integrato nella struttura e non applicato all’esterno come avveniva all’epoca. Così l’infrastruttura del baule, insieme al parafiamma che divide il motore dall’abitacolo e alla paratia di supporto dei sedili, diventano elementi strutturali trasversali che si comportano come le centine dello scafo di una nave, migliorando ulteriormente la rigidità torsionale della vettura.

La Lancia Lambda (I serie) nasce con una carrozzeria “torpedo”, lasciando, proprio per la sua architettura già completa di carrozzeria, meno spazio alla fantasia dei carrozzieri rispetto a un telaio convenzionale. È la stessa Lancia, infatti, a creare una speciale versione berlina, dotata di un’originale capote in pegamoide con intelaiatura in legno che viene battezzata “Ballon”. Oltre ai molteplici aspetti tecnici di qualità assoluta, l’eleganza della forma bassa e filante rispetto alle dirette concorrenti dell’epoca diventa subito un elemento di distinzione, che ben si adatta all’euforia degli Anni Venti. La Lancia Lambda, come era nei pensieri di Vincenzo Lancia, piace molto anche all’estero dove viene preferita anche da personaggi famosi e star del cinema. Una su tutte: la “Divina” attrice Greta Garbo, che si fa ritrarre al volante della sua raffinata Lancia Lambda Torpedo.

Nel corso degli anni vengono prodotte nove diverse serie di Lancia Lambda: crescono cilindrata e potenza del motore, che raggiunge i 69 CV per una velocità massima di 120 km/h. Anche il cambio, a partire dalla quarta serie, passa dalle tre marce iniziali ad avere quattro rapporti. Col passo allungato della sesta serie arriva la terza fila di sedili per creare le versioni a sei posti. In totale, dalla fine del 1922 al 1931, vengono prodotte circa 13.000 Lancia Lambda.

Lancia Lambda e la Mille Miglia


Pur non nascendo come vettura sportiva la Lancia Lambda, leggera, potente e con telaio e ciclistica eccellenti, dimostra le sue ottime doti dinamiche anche nelle competizioni più dure. Conta anche numerose partecipazioni alla 1000 Miglia, sin dalla prima edizione del 1927.

È Ermenegildo Strazza l’autentico “Re delle Lambda”: Concessionario Lancia di Como nonché amico dello stesso Vincenzo, Strazza mette a punto la vettura  per partecipare alla prima edizione della 1000 Miglia nel 1927. In quell’occasione, in coppia con Attilio Varallo, a bordo di una Lancia Lambda torpedo, raggiunge il quarto posto assoluto vincendo la Classe 3 litri davanti a Pugno/Bergia, quinti assoluti e secondi di Classe, anche loro a bordo di una Lambda. Nel 1928, col placet dello stesso Vincenzo Lancia, vengono preparate alcune Lambda potenziate e alleggerite, tra queste alcune torpedo a passo corto con carrozzeria spider realizzata dall’atelier torinese Casaro, sulle quali vengono montate delle speciali testate denominate “Pirrotta” in grado di consentire potenze intorno agli 80 CV.  Al termine della gara a Brescia sono ancora Strazza – Varallo a vincere la Classe 3 litri; il duo conquista anche il terzo gradino del podio nella classifica assoluta. Sfortunata, in quell’edizione, la gara del collaudatore Luigi Gismondi: per buona parte del percorso è secondo assoluto (dietro al vincitore Campari su Alfa Romeo 6C 1500 SS)  fino al ritiro nei pressi di Rovigo, quando era in procinto di sferrare l’attacco al grande pilota lombardo. Nell’edizione del 1929 ancora Strazza – Varallo replicano il risultato del 1927: primi di Classe e quarti assoluti.

Le fotografie delle Lancia Lambda esposte al Museo dell’automobile di Torino sono disponibili a questo link.

Le fotografie delle Lancia Lambda partecipanti al raduno per il centenario sono invece disponibili a questo link.

La Lancia Lambda alla prima edizione della Mille Miglia

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